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🔴 L'ufficio di Ahmadinejad risponde alle notizie "false" del NYT 🔺Comunicato: Il 20 maggio, il New York Times ha pubblicato un rapporto completamente falso su Dott. Ahmadinejad. Il giornale ha cercato di sfruttare le sensibilità politiche derivanti dalle minacce militari per destabilizzare l'opinione pubblica e, data la vasta popolarità del Dott. Ahmadinejad tra il pubblico, condurre una guerra psicologica contro la stragrande maggioranza del nobile popolo iraniano. 🔺La mancanza di credibilità del giornale e l'assurdità dello scenario presentato sono state ragioni sufficienti per ignorarlo. Questo giornale, noto per pubblicare notizie false e invenzioni, ha ora, 55 giorni dopo, ripetuto la stessa narrativa vergognosa, cercando di abbellire ciò che definisce una calunnia maliziosa al fine di seminare discordia. 🔺Il giornale è disposto a pubblicare articoli e reportage fabbricati provenienti da individui poco raccomandabili in cambio di denaro. Per dare credibilità alla sua pretesa infondata, il giornale avrebbe affermato che il Dott. Ahmadinejad è agli arresti domiciliari. 🔺Sebbene continuiamo a credere che le accuse, di stampo hollywoodiano, del New York Times non meritino una risposta, alla luce delle delicate circostanze del paese e per prevenire i tentativi dei nemici di creare discordia, respingiamo categoricamente tutte le false affermazioni del giornale, così come le azioni degli individui malintenzionati che si celano dietro questa campagna. 🔺Desideriamo assicurare al amato e onorevole popolo dell'Iran, grande e orgoglioso, che il loro figlio devoto e amato rimane, come sempre, saldo, attivo nelle sue attività quotidiane e al servizio di ognuno di loro. Ufficio del Dott. Ahmadinejad 14 luglio 2026 IranScreenshot https://t.me/IlVeritiero
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Neoliberismo urbano. "Pietre senza popolo" di Angela Fais - Osservatorio Libri I processi di trasformazione urbana delle città, guidati dal paradigma neoliberista, carichi di aspetti controversi, se non del tutto distopici, sono l'oggetto di indagine e di riflessione di Angela Fais che dedica a questo tema un saggio, edito da L'Antidiplomatico, dal titolo 'Pietre senza popolo'. In particolare, partendo dal caso studio di Palermo, viene messo sotto la lente il processo di "turistificazione" urbana guidato dai fondi di investimento internazionali e dalle multinazionali del mercato immobiliare, uno degli aspetti più preoccupanti che investe le grandi città, sottraendole alla loro destinazione primaria di centri abitativi e di sviluppo orientati sulle esigenze esistenziali dei residenti. Di questo e di altre dinamiche dei cambiamenti urbani dell'epoca neoliberale (gentrificazione, pedonalizzazione dei centri storici, ideologia ZTL, 'città di 15 minuti') parliamo in questa puntata di Osservatorio Libri. https://www.youtube.com/live/1aZBxYzuTd8?si=9s5CkSfqpXA8wDAS
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Il riarmo giapponese e le sue contraddizioni irrisolte https://www.cese-m.eu/2026/07/il-riarmo-giapponese-e-la-contraddizione-irrisolta-armi-senza-popolo-sicurezza-senza-pace/
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Un vero errore metodologico ed epistemologico è far parlare di clima i meteorologi. La vera conoscenza del clima storico della Terra, cioè la paleoclimatologia, quella che studia i cicli lunghi (che del resto hanno maggiore significato sul piano statistico), viene da un'applicazione della geologia. Sono i geologi, più dei meteorologi, a dare contezza dei grandi cambiamenti del clima degli ecosistemi terrestri. Lo fanno soprattutto con i segni geologici lasciati nei carotaggi, non con le misurazioni dirette delle temperature. Questa divergenza di metodo è una delle cause della differente visione (anche a voler tacere della malafede provata degli scienziati, vedasi il caso Climategate, Phil Jones, Michael Mann e vari altri), che spiega perché l'allarmismo climatico contemporaneo, spinto soprattutto attraverso rilevamenti micro come coma la meterologia recente, contrasta con la paleoclimatologia. I climatologi della preistoria fra l'altro hanno un altro elemento in mano per contrastare la presunta causa antropica del riscaldamento. La principale driving force presunta, la CO2, nelle osservazioni geologiche mostra di correlarsi con gli aumenti della temperatura, ma in modo non causale. Anzi, solitamente è l'aumento della CO2 a seguire l'innalzamento ciclico delle temperature, per cui non può esserne la causa. Ci sono sono poi delle ragioni chimico-fisiche per cui ritengo errata l'attribuzione di un effetto serra "prioritario" alla CO2, ma per ora sorvolo. Sempre i paleoclimatologi sono riusciti a correlare gli andamenti ciclici delle temperature (stimate) e dei cambiamenti strutturali degli ecosistemi terrestri con i cicli di attività del Sole. Ne segue che la comprensione delle dinamiche fisiche influenti sul clima sia strutturalmente diversa, in una senso quasi kuhniano dei paradigmi scientifici. Due discipline che guardano fenomeni differenti e usano diverse definizioni operative della stessa grandezza (la temperatura). I meteorologi che misurano le temperature contano su un'evidenza irrisoria di appena un secolo e mezzo circa. Le temperature terrestri cominciarono ad essere misurate solo intorno al 1850, e solo in Europa, e in modo relativamente standardizzato solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Una base di evidenza poco solida e soprattutto dotata di scarsa rilevanza statistica. La paleoclimatologia studia cicli temporali più lunghi dello stesso periodo di tempo in cui noi abbiamo cominciato a registrare le temperature atmosferiche, e su una base di evidenza che spazia su milioni di anni. Vi è una forte asimmetria di valore logico e significato statistico fra i due approcci. Ciò evidenzierebbe in ogni caso un conflitto fra paradigmi. La natura politica della rappresentazione di un solo dei due schemi di approccio, senza rendere noto al pubblico il conflitto scientifico in corso è un esempio di gatekeeping giornalistico e istituzionale, in cui la voce di interi settori scientifici viene silenziata, lasciando la semplice critica all'allarmismo climatico ai semplici "negazionisti" privi di autorevolezza accademica. Per la verità in questo ambito, a differenza delle precedenti questioni medico-sanitarie e farmacologiche, la resistenza accademica all'allarmismo climatico è davvero più ampia, e rappresentativa di un settore non trascurabile della comunità scientifica, totalmente non rappresentata dalla comunicazione pubblica. https://telegram.me/IlVeritiero
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Un vero errore metodologico ed epistemologico è far parlare di clima i meteorologi. La vera conoscenza del clima storico della Terra, cioè la paleoclimatologia, quella che studia i cicli lunghi (che del resto hanno maggiore significato sul piano statistico), viene da un'applicazione della geologia. Sono i geologi, più dei meteorologi, a dare contezza dei grandi cambiamenti del clima degli ecosistemi terrestri. Lo fanno soprattutto con i segni geologici lasciati nei carotaggi, non con le misurazioni dirette delle temperature. Questa divergenza di metodo è una delle cause della differente visione (anche a voler tacere della malafede provata degli scienziati, vedasi il caso Climategate, Phil Jones, Michael Mann e vari altri), che spiega perché l'allarmismo climatico contemporaneo, spinto soprattutto attraverso rilevamenti micro come coma la meterologia recente, contrasta con la paleoclimatologia. I climatologi della preistoria fra l'altro hanno un altro elemento in mano per contrastare la presunta causa antropica del riscaldamento. La principale driving force presunta, la CO2, nelle osservazioni geologiche mostra di correlarsi con gli aumenti della temperatura, ma in modo non causale. Anzi, solitamente è l'aumento della CO2 a seguire l'innalzamento ciclico delle temperature, per cui non può esserne la causa. Ci sono sono poi delle ragioni chimico fisiche per cui ritengo errata l'attribuzione di un effetto serra "prioritario" alla CO2 ma per ora sorvolo. Sempre i paleoclimatologi sono riusciti a correlare gli andamenti ciclici delle temperature (stimate) e dei cambiamenti strutturali degli ecosistemi terrestri con i cicli di attività del Sole. Ne segue che la comprensione delle dinamiche fisiche influenti sul clima sia strutturalmente diversa, in una senso quasi kuhniano dei paradigmi scientifici. I meteorologi che misurano le temperature contano su un'evidenza irrisoria di appena un secolo e mezzo circa. Le temperature terrestri cominciarono ad essere misurate solo intorno al 1850, e solo in Europa, e in modo relativamente standardizzato solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Una base di evidenza poco solida e soprattutto dotata di scarsa rilevanza statistica. La paleoclimatologia studia cicli temporali più lunghi dello stesso periodo di tempo in cui noi abbiamo cominciato a registrare le temperature atmosferiche, e su una base di evidenza che spazia su milioni di anni. Vi è una forte asimmetria di valore logico e significato statistico fra i due approcci. Ciò evidenzierebbe in ogni caso un conflitto fra paradigmi. La natura politica della rappresentazione di un solo dei due schemi di approccio, senza rendere noto al pubblico il conflitto scientifico in corso è un esempio di gatekeeping giornalistico e istituzionale, in cui la voce di interi settori scientifici viene silenziata, lasciando la semplice critica all'allarmismo climatico ai semplici "negazionisti" privi di autorevolezza accademica. Per la verità in questo ambito, a differenza delle precedenti questioni medico-sanitarie e farmacologiche, la resistenza accademica all'allarmismo climatico è davvero più ampia, e rappresentativa di un settore non trascurabile della comunità scientifica, totalmente non rappresentata dalla comunicazione pubblica. https://telegram.me/IlVeritiero
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Neoliberismo urbano. "Pietre senza popolo" di Angela Fais - Osservatorio Libri I processi di trasformazione urbana delle città, guidati dal paradigma neoliberista, carichi di aspetti controversi, se non del tutto distopici, sono l'oggetto di indagine e di riflessione di Angela Fais che dedica a questo tema un saggio, edito da L'Antidiplomatico, dal titolo 'Pietre senza popolo'. In particolare, partendo dal caso studio di Palermo, viene messo sotto la lente il processo di "turistificazione" urbana guidato dai fondi di investimento internazionali e dalle multinazionali del mercato immobiliare, uno degli aspetti più preoccupanti che investe le grandi città, sottraendole alla loro destinazione primaria di centri abitativi e di sviluppo orientati sulle esigenze esistenziali dei residenti. Di questo e di altre dinamiche dei cambiamenti urbani dell'epoca neoliberale (gentrificazione, pedonalizzazione dei centri storici, ideologia ZTL, 'città di 15 minuti') parliamo in questa puntata di Osservatorio Libri. In diretta domani ore 14.30 https://www.youtube.com/live/1aZBxYzuTd8?si=9s5CkSfqpXA8wDAS
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Energia: Europa ferma in un grande controsenso strategico | Intervista Esclusiva a Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli Italia https://share.google/vYrlslD6WUjHOh0g8
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È morto il senatore Lindsey Graham, l’uomo che aveva portato il concetto di «guerrafondaio» a una dimensione tragica, grottes
È morto il senatore Lindsey Graham, l’uomo che aveva portato il concetto di «guerrafondaio» a una dimensione tragica, grottesca e apparentemente insuperabile. Lo hanno già commemorato il Babbuino arancione della Barbarie, il Genocida dello staterello mediorientale e naturalmente Zelensky, che lo aveva opportunamente incontrato a Kiev appena il giorno prima. Ci uniamo anche noi al cordoglio: riposi in pece. Pino Cabras
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Prosegue la serie delle Letture reghiniane per la rubrica Kosmic Explorer di Dana Lloyd Thomas: La tragedia dei Templari Arturo Reghini (Firenze 1878 – Budrio 1946), filosofo, matematico e scrittore, è stato tra i più insigni rappresentanti del tradizionalismo romano-pitagorico del Novecento. Viene ricordato come fondatore delle riviste “Atanòr” e “Ignis”, animatore della rivista di studi esoterici “Ur”, e autore di opere sulla matematica pitagorica. Le sue monografie spaziano da studi su Cornelio Agrippa e il conte di Cagliostro, ai simboli della tradizione latomistica. Tra i numerosi articoli si ricorda “La tragedia del Tempio”, un saggio pubblicato per la prima volta nella rivista “Salamandra” nel 1914 per ripercorrere quel momento dirimente della storia medievale. La soppressione dell’Ordine dei Templari è una vicenda molto presente in Dante Alighieri. https://youtu.be/k5ZP4-mlbI0?si=d7LwYFIyC7NTYuD1
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https://giuliochinappi.com/2026/07/09/la-lezione-nordcoreana-per-liran-quando-la-deterrenza-nucleare-diventa-lultima-garanzia-di-sovranita/?fbclid=IwdGRjcATAhXNjbGNrBMCFcWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHiF0HbfhIGpPWqoZgAdc-juOAqqtxf6uZT8cxQh6-t3XKqH1_XkuPX3otg9T_aem_wUIcfkpZyjTDhYmxC0VCHA
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https://www.cese-m.eu/2026/07/la-rottura-con-leuropa-non-finira-con-trump-aydinlik-intervista-alessandro-fanetti-cese-m/
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E per oggi è tutto
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La Città e il Cosmo - Apuleio e L'asino d'oro di Andrea Marcigliano Apuleio, retore latino del II secolo d.C., dedicò tutti i suoi studi e viaggi alla ricerca di un sapere che abbracciava il neoplatonismo, la magia, i misteri (quelli eluesini, di Esculapio e isiaci, a cui fu iniziato). Ci ha lasciato, oltre alle sue opere retoriche e filosofiche, Le metamorfosi, o L'Asino d'oro, unico romanzo in lingua latina che ci sia pervenuto integralmente. Un testo piacevole, una favola, ma al tempo stesso favola iniziatica che adombra significati profondi come la caduta di un'anima nell'ignoranza e la riconquista o reintegrazione dello stato originario attraverso il ricordo, la conoscenza e l'iniziazione. Il testo, fra l'altro, ha reso nota la vicenda simbolico-mitica di Amore e Psiche, narrato nel corso del romanzo da uno dei personaggi. https://youtu.be/bw4BVm2AoKQ?si=KZcmkOpiNj1cXK6u
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Secondo il presidente ceco Pavel, l'Ucraina avrebbe due mesi di tempo per mettere fine alla guerra, perché dopo la Russia potrebbe lanciare la mobilitazione generale. Questa affermazione è stata riportata sul canale Military Summary (russo, ma abbastanza imparziale). Ora occorre fare alcune contestualizzazioni: Pavel non è filorusso. Fu uno dei primi militari ex Patto di Varsavia a diventare Presidente del Comitato Militare della NATO. Quando ha vinto le elezioni nel 2023 lo ha fatto con un programma di sostegno all'Ucraina, e con una retorica anti-russa (e anticinese). Possibile, anzi probabile che il tutto rientri in una campagna di pubbliche relazioni o una psy-op. Ma la cosa che lascia delle perplessità è che in questa dichiarazione inviterebbe l'Ucraina a trovare un compromesso. Non la tipica pys-op o info-op occidentale volta a celebrare le difficoltà o la crisi dei russi e la (pretesa) quasi certa vittoria ucraina. Il primo punto da osservare è che, se si tratta di una comunicazione fatta a fini manipolativi, va in una direzione abbastanza contraria alla campagna di comunicazione finora tenuta dai Paesi occidentali che è sostanzialmente rivolta al fronte interno, per aumentare la fiducia e il sostegno a proseguire l'impegno a sostenere l'Ucraina. Vi sono due elementi di verosimiglianza nelle sue affermazioni: 1) la guerra sta obiettivamente attraversando una fase di stallo in cui se è vero che l'Ucraina continua a logorarsi, non ha raggiunto nessun punto di collasso ancora, mentre la Russia, al ritmo attuale, sta comunque incassando danni alla flotta ombra e alle infrastrutture petrolifere che, per quanto limitate, possono risolversi in una danno cumulativo. Senza una mobilitazione generale o parziale difficile che si possano vedere grandi cambiamenti nel breve termine. Se la Russia però impegnasse un milione di soldati in più, anche nel giro di sei mesi o un anno, potrebbe aprire nuovi fronti e far davvero collassare la difesa ucraina, per semplice rapporto numerico. Sarebbe il modo più sicuro per trasformare il successo tattico in un successo strategico, almeno parziale. Tant'è che tutti ci chiediamo perché la Russia non lo abbia ancora fatto. La guerra potrebbe finire così in termini più brevi anche se poi rimarrebbe un "conflitto freddo" con la NATO (ma qualcuno si illude che dopo i rapporti si normalizzerebbero altrimenti? Tanto vale allora vincere e vincere bene). Sarebbe un'opzione del tutto ragionevole fare la mobilitazione, cosa che l'Ucraina fece da subito, senza tante mene di "operazioni militari speciali". Le recenti dichiarazioni di Peskov sul passaggio da OMS o "guerra su larga scala" potrebbero corroborare questa ipotesi? 2) La tempistica dei due mesi sembra sovrapporsi con quella delle elezioni parlamentari in Russia, previste fra settembre/ottobre. Sarebbe un passaggio importante per misurare il polso del consenso di Putin. Ottenere una maggioranza invece favorevole potrebbe aumentare la facilità di far approvare in parlamento una simile decisione (non so se basti un decreto presidenziale non conoscendo bene l'architettura istituzionale russa). D'altra parte è molto improbabile che possano dichiarare la mobilitazione prima del voto, con il rischio tutto sommato possibile di perdere consensi (va detto altresì che una fetta sempre maggiore di russi vuole un maggiore impegno per vincere la guerra, per cui la mobilitazione potrebbe al contrario diventare un catalizzatore di fervore patriottico e quindi di consenso elettorale). Ci sono elementi di sensatezza sia nel contenuto della dichiarazione di Pavel, sia nella tempistica. Forse informazioni di intelligence hanno suggerito queste indicazioni? Se fosse così Pavel è l'unica voce "occidentale" a rivelarlo. https://t.me/IlVeritiero
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La Nato usa gli occhi di Palantir per scrutare la Russia https://share.google/6indZ0ELmTPkxtaSb
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Emirati, la "resilienza" era un bonifico https://www.difesaonline.it/2026/07/09/emirati-la-resilienza-era-un-bonifico/
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Dall'altra, però, è anche un segnale: proprio in virtù delle qualità militar-industriali turche, e dell'alta capacità di difesa della Turchia, oltre alle sue poliedriche cooperazioni non solo regionali, i "convitati di pietra" sono avvertiti. Se hanno i bollori, che pensino a farseli passare: con la Turchia non si gioca. Filippo Bovo https://t.me/IlVeritiero
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https://t.me/IlVeritieroLa scelta del Presidente Erdogan di donare un revolver agli altri statisti giunti per il vertice NATO ad Ankara ha suscitato qualche perplessità, diciamo proprio qualche ironia. L'arma, realizzata dalla turca MKE, è una Gumusay 357 Magnum, ed è indubbiamente un "bel ferro", a tamburo e canna lunga, che ricorda molto da vicino un analogo modello un tempo prodotto da una nostra storica ditta come la Vincenzo Bernardelli di Gardone Val Trompia (che, dopo aver chiuso i battenti nel 1997, fu comprata e rilanciata proprio da un'importante società turca come Sarsilmaz, principale privato nel settore, a differenza di MKE, che invece è statale e con cui tuttavia collabora nel campo delle armi leggere). Del resto, vintage l'una, vintage l'altra: questa Gumusay è stata riprodotta per l'occasione, trattandosi di un modello storico, ma fuori listino da un bel pezzo: MKE, parlando di pistole, si concentra oggi sulle semiautomatiche. E pure il nostro vecchio revolver V. Bernardelli, discendente di un antico protagonista come il Bodeo-Glisenti, volendo ne avrebbe di storie da raccontare... Molti statisti europei, per quanto la NATO sia un'alleanza militare, non erano pronti a cotanta novità: forse avrebbero preferito altro, di più "politicamente corretto", perché come ben si sa lor signori son ragazzi per bene e giammai si permetterebbero di far del male a qualcuno, e men che meno ci penserebbero (serbi, afghani, libici, ecc, possono infatti testimoniarlo). Per certe faccende, mandano sempre avanti qualcun altro: ragazzi per bene, c'è poco da fare. A questo vertice, però, abbiamo visto anche pressioni inaudite su Ankara da parte degli USA, assommatesi a quelle che dall'esterno (ma neanche troppo) giungono da tempo da Israele. Quest'ultima, che al vertice era il mozartiano "convitato di pietra", punta sempre più allo scontro diretto con la Turchia, ormai additata alla stregua di nuova minaccia, di nuovo Iran. Il gioco americano, in un simile frangente, non sfugge agli occhi di Ankara (che con Riyad, Il Cairo ed Islamabad porta avanti un'intesa in via di consolidamento come l'accordo STEP, guarda caso visto da Tel Aviv sempre più come un nuovo fattore di minaccia ai suoi interessi egemonici regionali, al pari dell'Asse della Resistenza). La Turchia mira a promuovere il suo comparto militare (essenziale agli occhi dei partner NATO, tramite cooperazioni e joint-ventures in grado d'ammortizzare costi industriali e di R&D), e in tutti questi anni ha già messo a segno più di un progresso, come ad esempio nel campo della dronistica, con gli ambiti Baykar; ma permangono ancora vincoli su altre tecnologie e condivisioni, sin qui sostenuti dagli USA su spinta israeliana (celebre, a tal proposito, il caso dei caccia di V generazione F-35). Lo sblocco di alcuni dossier militari ed industriali rappresenta senz'altro un importante traguardo per la Turchia, il cui comparto degli armamenti ha oggi esportazioni per circa 10 miliardi di dollari. Nessuno può rinunciarvi. Nel frattempo, in virtù dell'alleanza STEP, Ankara guarda con interesse anche al potenziale industrial-militare del Pakistan, anche perché l'industria dell'uno può perfettamente integrarsi con quella dell'altro in vari ambiti. I caccia JF-17 che il Pakistan reca con sé, poi, sono proprio una ghiottoneria che fa venire l'acquolina in bocca a tanti, per non parlare della balistica, e così via. S'aprono praterie infinite con lo STEP, tali da coinvolgere anche Arabia Saudita ed Egitto, e dietro ci sono tanta Cina e tanta SCO: tempo al tempo, i fatti parleranno da soli. Giusto per dire: non mi sorprendo che Israele sia scontenta, ancor più dei risultati del vertice di Ankara. Il regalo ai vari statisti giunti al vertice, il Gumusay 357, non è stato perciò casuale. Da una parte è un modo per promuovere le qualità dell'industria militare turca, con tutto che un revolver in sé non sia certo una tecnologia d'ultimo grado (tutt'altro), anche se montato e rifinito con cura per un pubblico, come in questo caso, piuttosto "distinto".
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I vecchi record vengono dimenticati o ridimensionati. I nuovi valori misurati in stazioni selezionate vengono celebrati come "mai visti prima a livello nazionale". Ad esperti come Latif è consentito rilasciare dichiarazioni contraddittorie senza che nessuno chieda spiegazioni. Che si tratti della Germania o di Vienna, l'espressione "ha fatto caldo come mai prima d'ora" è ormai diventata un cliché standard dell'estate e si ripresenta puntualmente a ogni ondata di calore. Il fatto che i contesti storici o le precedenti dichiarazioni degli esperti vengano messi a tacere sembra essere un dettaglio secondario. Chi si interessa davvero all'andamento delle temperature non dovrebbe limitarsi a leggere i titoli dei giornali, ma dovrebbe esaminare le serie storiche di misurazione stesse – includendo tutte le correzioni, i cambi di stazione e le omogeneizzazioni. Inoltre, ecco un post di Media Guerilla Berlin https://t.me/Gegen_Staat_und_Kapital/27437 : "Pulizia del database" presso il DWD Sapevate che il Servizio Meteorologico Tedesco (DWD), finanziato dallo Stato, negli anni 2019 / 2020 ha cancellato dal proprio sistema e "corretto" retroattivamente verso il basso diversi record storici di temperatura (ufficialmente misurati) per la Germania? Questo è ciò che scrive l'intelligenza artificiale di Google. Io non lo sapevo. All'epoca il DWD era sottoposto alla vigilanza tecnica del BMDV (CSU). Nell'esempio in questione, il 23 luglio 1911 a Jena vennero misurati 39,9 °C (screenshot: BILD 1975, SZ 1994) e un tempo lo si poteva persino leggere sul sito stesso del DWD. Un articolo di Correctiv https://web.archive.org/web/20200000000000*/https:/correctiv.org/faktencheck/hintergrund/2019/12/06/narrativ-der-desinformation-klimawandel-frueher-sagte-man-einfach-sommer/ (presumibilmente del dicembre 2019 – ma registrato per la prima volta su Wayback Machine solo alla fine di febbraio 2020) scrive poi che, secondo il DWD, quei 39,9 °C erano in realtà soltanto 37,2 °C. Eppure, anche dopo ripetute richieste, l'IA non è in grado di indicarmi fonti o comunicati stampa presso il "tanto trasparente" DWD che trattino nello specifico la questione della cancellazione. Interessante, no? https://tkp.at/unterstuetzen/ . [...] Fonte: https://tkp.at/2026/06/29/die-luege-von-den-hitzerekorden/
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