Il Veritiero
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Repost from RangeloniNews
Questa sera, dopo che a Donetsk è tornata la luce e con essa la connessione ad internet venuta a mancare da ieri sera per via di un bombardamento ucraino sull’infrastruttura energetica locale (cosette che avvenivano anche prima che la Russia iniziasse a fare altrettanto su quella ucraina, ma evidentemente è considerato crimine solo se a colpire sono i russi), ho aperto Facebook, dove mi sono ritrovato taggato in un post incentrato su un articolo del Telegraph dedicato al sottoscritto.
La nota testata britannica mi accusa di “ripulire” i crimini di guerra di Putin, e lo fa prendendosela con uno dei miei modesti documentari sulle tragedie del Donbass, realizzati con l’aiuto di colleghi locali, dove ho raccolto testimonianze di parenti di vittime e persone sopravvissute a diverse tragedie. Su dieci documentari (per ora usciti solo in lingua russa) di una mini-serie chiamata appunto “Testimoni”, nove sono stati completamente ignorati. Nessuna parola sugli attacchi dell’aviazione ucraina sui civili o sulle testimonianze legate ai bombardamenti dei mercati di Donetsk.
Se la sono presa per il documentario sul teatro di Mariupol, realizzato con le testimonianze di persone che si trovavano proprio all’interno dell’edificio nel momento in cui è stato distrutto. Qualcuno è rimasto ferito, qualcuno ha perso parenti. Queste persone mi hanno raccontato gli antefatti, fino ai dettagli di quel fatidico giorno. Sono persone con nome e cognome, che ci hanno messo la faccia, ripercorrendo la loro esperienza, condividendo i ricordi e le loro emozioni. Ma queste loro parole stonano con ciò che hanno da subito riportato i megafoni della propaganda schierata al fianco di Zelensky, forte dei resoconti realizzati da “fonti indipendenti” (ma convintamente russofobe) che mai hanno messo piede in quell’edificio. Queste persone, evidentemente, non hanno il diritto di parlare e raccontare la loro esperienza. E così io divento il colpevole e il cattivo.
Nell’articolo vengono inserite mie note biografiche ed interpretazioni del mio lavoro in Donbass e fuori da questa regione al fine di descrivere quanto io sia quello sbagliato per osare raccontare gli eventi del giorno d’oggi da un altro punto di vista, quello da condannare a prescindere. Tutto ciò che non è in linea con la loro filosofia diventa propaganda inaccettabile.
Gli autori osservano infine che la mia “fedeltà incrollabile” nei confronti della Russia “riflette anche sentimenti più ampi all'interno di certi settori della società italiana”. Vero Nick, ma non tanto per via di un mero “forte sentimento antiamericano” (senza dimenticare chi è ostile anche alla perfida Albione) come sostengono loro, bensì perché in Italia, grazie a Dio, c’è molta gente che vorrebbe solamente vivere in un Paese veramente libero e sovrano, svincolato dai diktat di terzi imposti con l’arroganza e l’ipocrisia.
https://t.me/vn_rangeloni
| 2 | C'è una certa cronologia a ricordarcelo; e soprattutto a suggerire l'idea che le mafie al sud facciano in molti casi un lavoro non poi tanto dissimile dai provocatori visti nelle storiche manifestazioni viste non soltanto nel nord e nel centro studenteschi ed industriali. E' una forma d'infiltrazione che non fa rumore di piazza e non causa scontri coi manganelli, ma ottiene comunque lo stesso obiettivo di delegittimare una motivata protesta. Tuttavia, al momento non si nulla del genere; e del resto, come pure nel caso dei provocatori in azione nelle manifestazioni al nord, sono giusto i più ingenui o disinformati a non rendersi conto che ad oggi chi protesta non lo fa certo perché violento o mosso dalle mafie, ma semplicemente perché non ne può e si vergogna per il modo in cui è governato il proprio paese. Del resto, chi ha la pancia piena non può capire chi ce l'ha vuota, e a quel punto è del tutto ovvio che si lasci fregare dalle provocazioni e dalle delegittimazioni che gli vengono calate dall'alto: funziona così da decenni, da sempre.
Nel concludere, è bene ricordare questa regola aurea: le persone che lavorano, se uno non ha mai lavorato, lo vedono a distanza di un chilometro. Non è facile per nessun provocatore, comunque si conci, entrare nella mischia, oltretutto in un posto dove non lo conosce nessuno. Ma un "non forestiero" con buone intenzioni sì, può entrare o comunque avvicinarsi: non a caso, nelle ultime ore, in Calabria e Puglia si sono viste interessanti novità, con studenti delle superiori e delle università andati a manifestare insieme agli agricoltori e ai trasportatori lungo le statali, come a Trebisacce e Corigliano-Rossano. L'asse tra studenti e lavoratori funziona bene, indica che i primi non sono tutti teppisti come invece insinuato da chi diffonde i provocatori nei loro cortei e, soprattutto, potrebbero ritrovarsi affiancati coi lavoratori anche in altre proteste a venire: dopotutto, la tensione in questo periodo è in aumento e già si sa che ve ne saranno altre. Queste novità che vediamo giungere dal sud non troveranno senz'altro il gradimento di tutti e, nel caso di un loro allargamento anche altrove, rischieranno plausibilmente vari tentativi d'infiltrazione e deviazione del dissenso. Siamo di fronte ad un nuovo autunno caldo.
Filippo Bovo
https://t.me/IlVeritiero | 526 |
| 3 | C'è una certa cronologia a ricordarcelo; e soprattutto a suggerire l'idea che le mafie al sud facciano in molti casi un lavoro non poi tanto dissimile dai provocatori visti nelle storiche manifestazioni viste non soltanto nel nord e nel centro studenteschi ed industriali. E' una forma d'infiltrazione che non fa rumore di piazza e non causa scontri coi manganelli, ma ottiene comunque lo stesso obiettivo di delegittimare una motivata protesta. Tuttavia, al momento non si nulla del genere; e del resto, come pure nel caso dei provocatori in azione nelle manifestazioni al nord, sono giusto i più ingenui o disinformati a non rendersi conto che ad oggi chi protesta non lo fa certo perché violento o mosso dalle mafie, ma semplicemente perché non ne può e si vergogna per il modo in cui è governato il proprio paese. Del resto, chi ha la pancia piena non può capire chi ce l'ha vuota, e a quel punto è del tutto ovvio che si lasci fregare dalle provocazioni e dalle delegittimazioni che gli vengono calate dall'alto: funziona così da decenni, da sempre.
Nel concludere, è bene ricordare questa regola aurea: le persone che lavorano, se uno non ha mai lavorato, lo vedono a distanza di un chilometro. Non è facile per nessun provocatore, comunque si conci, entrare nella mischia, oltretutto in un posto dove non lo conosce nessuno. Ma un "non forestiero" con buone intenzioni sì, può entrare o comunque avvicinarsi: non a caso, nelle ultime ore, in Calabria e Puglia si sono viste interessanti novità, con studenti delle superiori e delle università andati a manifestare insieme agli agricoltori e ai trasportatori lungo le statali, come a Trebisacce e Corigliano-Rossano. L'asse tra studenti e lavoratori funziona bene, indica che i primi non sono tutti teppisti come invece insinuato da chi diffonde i provocatori nei loro cortei e, soprattutto, potrebbero ritrovarsi affiancati coi lavoratori anche in altre proteste a venire: dopotutto, la tensione in questo periodo è in aumento e già si sa che ve ne saranno altre. Queste novità che vediamo giungere dal sud non troveranno senz'altro il gradimento di tutti e, nel caso di un loro allargamento anche altrove, rischieranno plausibilmente vari tentativi d'infiltrazione e deviazione del dissenso. Siamo di fronte ad un nuovo autunno caldo.
Filippo Bovo
https://t.me/IlVeritiero | 1 |
| 4 | A grandi linee, si potrebbe cogliere una sostanziale differenza nelle proteste al sud e al nord, con la prevalenza di un ordine controllato nelle prime e di un disordine provocato nelle seconde. In generale, pur non essendovi regole "scientifiche", non si tratta di una novità, e a darne spiegazione sono fattori come la struttura organizzativa, il tipo di controllo esercitato sul territorio e le finalità strategiche dei due gruppi. Dopotutto, in passato vi sono state anche proteste di lavoratori in piazza con scontri legati ad infiltrati, mentre grandi cortei studenteschi si sono svolti in modo del tutto pacifico.
Tuttavia, nel caso odierno vediamo che al sud le proteste puntano su presidi statici e blocchi infrastrutturali da parte di trasportatori, pescatori ed agricoltori, concentrati soprattutto su statali e snodi autostradali, raffinerie e piazzali dei varchi portuali, coi loro mezzi da lavoro come camion, trattori e pescherecci. Al nord, invece, le proteste si svolgono in altro modo, soprattutto nelle strade e nelle piazze delle città, con folti e fluidi cortei in movimento dove non è affatto così difficile, per gruppi esterni di violenti, inserirsi al fine di delegittimare la protesta con violenze, furti ed atti vandalici. Non è altrettanto facile, invece, penetrare una piazza di lavoratori come al sud, dove i presidi di camionisti ed agricoltori sono prima di tutto comunità ristrette e territoriali: gli operatori si conoscono spesso tra loro, per nome, azienda, cooperativa o flotta d'appartenenza, e giammai lascerebbero entrare, e prima ancora avvicinare, qualche sconosciuto che giunga a piedi o senza un mezzo di settore in uno snodo della statale Jonica o ad un varco portuale di Palermo. Per la piazza studentesca ed universitaria, i cui eventi sono per natura aperti ed "inclusivi", fronteggiare il rischio che vandali occasionali, frange dell'antagonismo o professionisti dello scontro s'infiltrino per fare della massa giovanile uno "scudo umano" di cui avvalersi per delegittimare la protesta con saccheggi e scontri con le forze di polizia, è dunque molto più difficile.
Qua entrano in gioco altri elementi ancora, legati al rapporto tra la funzione della violenza e il reale obiettivo di una protesta. Il potere contrattuale degli agricoltori, trasportatori e pescatori risiede nella loro capacità di paralizzare l'economia reale tra blocchi alle merci, scaffali vuoti e pompe a secco; il loro obiettivo non è certo di dar luogo alla violenza fisica e al vandalismo urbano che, dando luogo allo scontro con le forze dell'ordine, farebbero subito scattare dei reati penali gravi, con la precettazione da parte delle prefetture e il sequestro dei mezzi d'opera, dal valore in molti casi di centinaia di migliaia di euro. Naturalmente, la perdita di consenso ed adesione in almeno una parte d'opinione pubblica sarebbero a quel punto inevitabili. Nel caso del movimento studentesco, invece, le ragioni della protesta sono ampie e diverse, estendendosi dalle risorse ai servizi, dalle politiche scolastiche ed universitarie all'ostilità verso le odierne guerre in Medio Oriente; che pertanto diventi il ritrovo di gruppi ed anime con sensibilità e priorità politiche differenti appare dunque del tutto fisiologico e, nel quadro democratico, soprattutto auspicabile. E' un meccanismo che, nonostante il servizio d'ordine, farà sempre fatica a prevenire l'infiltrazione o l'azione parallela di altri, intenzionati allo scontro e al disordine proprio per causare la delegittimazione della protesta e la sfiducia dell'opinione pubblica.
Certo, qualcuno potrà obiettare che nel caso delle proteste al sud, se non possono infiltrarsi "sfondatori" in passamontagna o a volto coperto, possono sempre penetrare interessi d'altra natura, legati alla speculazione o alle pressioni della criminalità organizzata. | 505 |
| 5 | Persino il Fondo Monetario Internazionale è arrivato ad "avvisare" gli Stati Uniti che hanno un debito pubblico insostenibile; una montagna di carta, che per anni i grandi gestori del risparmio e le banche centrali hanno ritenuto un bene rifugio, rischia ora di prendere fuoco.
Il messaggio del Fondo è stato chiaro: cari statunitensi non illudetevi di tenere in piedi il vostro debito - che peraltro avete venduto a mezzo mondo - solo con la crescita economica.
Dovete quindi, sostiene ancora il Fondo, adottare soluzioni radicali: aumentare le tasse, tagliare la spesa, smettere di fare nuovo debito.
In pratica il Fondo monetario chiede agli Stati Uniti quel regime di austerità brutale che gli stessi Stati Uniti, attraverso il Washington consensus, hanno imposto per anni in America Latina e in altre zone del pianeta.
Certo, conclude il Fondo, sarà dura "politicamente" ma l'alternativa è l'insolvenza.
Allora non lo dico solo io che il capitalismo finanziario dollarizzato ha un grosso problema. Lo confessa persino uno dei pilastri di quel capitalismo.
Alessandro Volpi
https://t.me/IlVeritiero | 3 273 |
| 6 | Oggi in Ucraina due dati rilevanti: durante gli attacchi missilistici su Kiev, Zelensky ha lamentato - e mi pare sia la seconda volta in due giorni - di non aver ricevuto preallarme dagli alleati (USA). Inoltre sembra sia ufficiale che Starlink abbia ridotto il volume di informazioni disponibili all'AFU, andrà capito meglio in che misura e su che settori (probabile relativamente a obiettivi russi).
Per ora non commento il significato di tutto ciò: è ancora presto per capire quanto durerà e cosa c'è sotto. Sarebbe persino possibile che fra Stati Uniti e Russia sia stato fatto un qualche tipo di accordo segreto di cui quello dichiarato da Trump sarebbe solo la la facciata. Ma se dobbiamo usare il condizionale tutto ciò ha puro valore d'inventario. La cosa la ragioneremo meglio più avanti, tanto più che ne dovremo dare conto anche in Osservatorio sui Mondi.
Tutto ciò conferma che "la NATO", o meglio il gruppo di alleati europei e i Paesi della UE che fanno da sponda a Zelensky, quasi in disarmonia o non felice coordinamento con l'Amministrazione americana, non sono loro filtrare le informazioni di intelligence elettronica e di segnale necessari a Kiev. Gli europei mettono il grano e il ferro, ma non possono dare nessun sostegno tecnico, soprattutto negli aspetti di comando e controllo.
Questo dice molto di come l'Europa possa contrastare da sola la Russia senza gli Stati Uniti. Tutti i cosiddetti Paesi NATO contano come il due di coppe quando briscola è denari. Nessuno di questi Paesi, da solo, ha accesso a informazioni rilevanti, mentre l'infrastruttura è unicamente in mano agli USA. Questo peraltro si dovrebbe sapere già, ma i fatti lo confermano in modo robusto.
Si deve tenere a mente che quando i politici europei parlano di autonomia strategica europea stanno raccontando palle, consapevolmente o meno: la NATO è stata costruita per non consentire autonomia strategica agli alleati degli Stati Uniti.
https://t.me/IlVeritiero | 1 223 |
| 7 | La Russia sta raggiungendo gli obiettivi strategici dell’Operazione Militare Speciale? — Strategic Culture
https://strategic-culture.su/news/2026/10/14/la-russia-sta-raggiungendo-gli-obiettivi-strategici-delloperazione-militare-speciale/ | 1 199 |
| 8 | https://www.cese-m.eu/2026/10/gli-stati-uniti-si-assicurano-il-diesel-russo-mentre-leuropa-continua-a-pagare-il-prezzo-delle-sanzioni/ | 1 211 |
| 9 | I BOT RUSSI E LA FABBRICA DEI PREGIUDIZI
Ci casca (o ci vuole cascare) anche Carlo Calenda. Secondo la notizia, dopo gli attacchi ucraini ai data center di Yandex sarebbero crollati i post pro-Trump e pro-AfD. Morale calendiana: «Metà di quello che leggiamo online sono bot. Messi lì da chi vuole distruggere l’Europa».
Peccato che i dati riguardino soprattutto i crawler, i programmi che indicizzano le pagine web. Se un motore di ricerca russo perde i server, cala il suo traffico automatico. Ovvio. Della propaganda crollata, invece, nessuna prova. E il famoso “metà sono bot” viene dai rapporti sul traffico internet: macchine che leggono pagine, non macchine che orientano il voto.
Ma la storia era troppo bella per controllarla con l'arsenale della ragione. Da dieci anni ogni voto sgradito ha lo stesso colpevole. Brexit? Mosca. Il referendum catalano? Mosca. La sconfitta di Renzi al referendum del 2016? Mosca. Ancora oggi con queste boiate. Come se non ci fossero stati la deindustrializzazione inglese e decenni di rivendicazioni catalane. Come se non ci fosse stato un premier che aveva trasformato una riforma costituzionale in un plebiscito su se stesso. Le spiegazioni sociali e politiche richiedono fatica e un po’ di autocritica. Il troll russo no: è il babau più comodo e abusato.
Quando si è provato a misurarli, questi eserciti digitali si sono rivelati briciole. Volumi irrisori dentro l’oceano della comunicazione dominante, fatta di grandi giornali, televisioni e piattaforme americane. E molte delle accuse più rumorose sono state poi ridimensionate o smentite, in silenzio, con una frazione dell’eco che avevano avuto.
Sulle interferenze occidentali, documentate e su ben altra scala, la memoria si fa corta. Il politologo Dov Levin ne ha contate 81 da parte degli Stati Uniti nelle elezioni altrui tra il 1946 e il 2000, compresa la nostra del 1948. Mai sentito nessuno invocare una mobilitazione.
Il meccanismo è sempre quello: si parte da un fatto vero, si lancia il sasso nascondendo la mano di un collegamento mai dimostrato, infine si sbandiera con faccia da prognosi riservata una conclusione che fa comodo. Il dissenso viene additato come un prodotto d’importazione. E Calenda, già che c’è, chiama alla mobilitazione.
Contro chi? Contro i crawler? O contro chi osasse pensarla diversamente dal Partito Unico della Guerra?
Perché la strada è quella. Se le opinioni sgradite sono attribuite a dei bot, il dissenso da quel momento è illegittimo. E un dissenso illegittimo si può zittire con la coscienza a posto. Intanto con una legge elettorale ad hoc per impedire partiti nuovi.
Eppure la regola è semplice: quando una notizia conferma alla perfezione ciò che pensavi già, è il momento di verificarla. Non di farne propaganda. La vera fabbrica non è a San Pietroburgo. È quella dei pregiudizi. A occhio, una frazione corposa e crescente delle grandi spese per il riarmo si sta già orientando a produrre non tanto droni quanto questo tipo di notizie infondate.
Che poi servono a nascondere la gravità dell'unica parte vera della notizia: che i pupari di Zelensky bombardano i data-center russi, esponendoci tranquillamente a rappresaglie sulle infrastrutture e su una scala catastrofica. Tanto mica paga Calenda.
Pino Cabras
https://t.me/IlVeritiero | 1 243 |
| 10 | Nella fluidità del conflitto yemenita, 'Dawn of Yemen' sconta problemi di sostenibilità
https://lenuoveviedelmondo.com/blog-detail/post/636164/nella-fluidita-del-conflitto-yemenita-dawn-of-yemen-sconta-problemi-di-sostenibilita?fbclid=IwdGRjcAU7EShjbGNrBTsRDmV4dG4DYWVtAjExAHBkb2YFc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEepBpUiAkrpHsJ41RmGCNx_oSa8yYJ47V5kgEOo9Q-Oc4ieLOMh1ZlTsyAz0s_aem_mL0BeaEWT3DUVDcfS5mzTg | 1 033 |
| 11 | Il famoso "disimpegno" di Trump ...
Generale statunitense Alexus Grynkewich, Comandante Supremo Alleato in Europa:
"Sappiamo come combatteremo se dovesse scoppiare una guerra. E sappiamo che vinceremo.
Insieme, garantiremo una situazione in cui qualsiasi avversario che prenda in considerazione l'idea di attaccare la nostra Alleanza giunga all'unica conclusione che conta: oggi non è il giorno giusto.
Monitoreremo la situazione per individuare eventuali preparativi di attacco; ciò ci darà il tempo di valutare lo scenario e di dispiegare rapidamente le nostre forze.
Al contempo, puntiamo a dissuadere l'avversario. Tuttavia, questi ridispiegamenti ci consentono anche di prepararci a respingere qualsiasi potenziale attacco, inclusi quelli volti a occupare e mantenere il controllo di territori all'interno dell'area di responsabilità della NATO.
Se venissimo attaccati, saremmo pronti a combattere fin da subito, ma non ci sentiamo al sicuro.
Continueremo a prepararci e a svolgere esercitazioni ogni giorno: saremo ancora più pronti domani, e ancor più il giorno successivo".
Da Stefano Vernole
https://t.me/IlVeritiero | 1 074 |
| 12 | 🇺🇸🇺🇦🇷🇺 — Secondo Axios, la “tregua energetica” annunciata da Trump riguardava in realtà solo un accordo per la cessazione reciproca degli attacchi alle raffinerie di petrolio.
L’Ucraina ha una sola raffineria di petrolio, che non è operativa da molto tempo. Fosse vero sarebbe poco più che una truffa ai danni dell'Ucraina, obiettivamente, che ad ogni modo non la rispetterà - salvo il caso che gli USA non sospendano di dare informazioni SIGINT agli ucraini.
I termini dell'accordo non sono stati ufficializzati tuttavia sembra che i russi abbiano continuato a colpire le strutture per la produzione e fornitura di energia elettrica, come è già successo ieri dopo gli annunci ottimistici di Trump e la conferma a denti stretti di Zelensky.
P.S. Una precisazione perché leggo diversi propagandisti pro-Ucraina scrivere che l'intelligence satellitare non sia necessaria alla guida dei droni. Errore.
La copertura satellitare USA - cui nelli specifico contribuisce anche Starlink ma non solo - serve a "guidare" gli sciami di droni all'interno dei corridoi temporanei che si formano nella rete radar del paese da colpire, in questo caso la Russia che ha una copertura radar robusta. I satelliti individuano quali satelliti sono attivi e dove - soprattutto quelli mobili - e dove sono orientati, e possono quindi tracciare una rotta affidabile attraverso le maglie probabilistiche della rete. In questo modo sono riusciti a colpire obiettivi anche in profondità in Russia, come a Samara. Certo i danni sui grandi impianti industriali che possono fare i droni, con la loro piccola carica e scarsa energia cinetica, non sono paragonabili a quelli dei missili, però in molti casi riescono a filtrare.
Nessun paese NATO/UE è in grado di replicare oggi le capacità SIGINT degli Stati Uniti.
Il supporto di intelligence USA è fondamentale per gli attacchi ucraini ed è la prova che Trump li sostiene.
https://t.me/IlVeritiero | 1 326 |
| 13 | 🇨🇴🇻🇪🇺🇸 Gustavo Petro svela il tradimento che ha portato alla cattura di Maduro in Venezuela e mette in luce il volto degli agenti cubani massacrati lì.
Durante il XXX International Seminar "Parties and a New Society" tenuto in Messico, l'ex presidente colombiano Gustavo Petro ha scatenato una forte controversia dando la sua versione della cattura di Nicolás Maduro che è avvenuta il 3 gennaio da forze degli Stati Uniti.
Nel suo discorso, Petro ha affermato che solo il personale militare cubano nella cerchia di sicurezza di Maduro è rimasto a difenderlo e ha combattuto fino a quando non si sono esaurite le munizioni, criticando in modo implicito le forze venezuelane per non aver difeso il presidente o il petrolio del paese e lasciando i militari cubani completamente abbandonato.
Petro ha dichiarato che un contingente di 32 militari cubani è stato massacrato durante l'incursione delle forze speciali statunitensi a Caracas. Ha sostenuto che hanno combattuto da soli fino alla fine, mentre le forze locali non hanno reagito affatto.
Secondo il resoconto del leader di sinistra colombiano, i corpi del personale militare deceduto erano tornati a Cuba solo grazie a un singolo sopravvissuto cubano (identificato come Yohandri Varona Torres), che aveva raccolto e nascosto i corpi in un magazzino per impedire che fossero catturati dagli Stati Uniti, escludendo la possibilità che i soldati venezuelani avessero aiutato in questa operazione di salvataggio.
Petro ha anche affermato che "quando Donald Trump si vanta nei forum internazionali di aver preso il petrolio del Venezuela come bottino, sta dicendo la verità."
"Chávez non è diventato in Venezuela la figura storica che è, regalando il petrolio," ha concluso Petro.
https://t.me/IlVeritiero | 1 067 |
| 14 | https://youtu.be/pOehh8Rq40w?si=WKXLIotQLFZQuWg9 | 1 277 |
| 15 | Un'era glaciale non comincia d'inverno. Comincia d'estate. Il ghiaccio ha coperto l'Europa decine di volte e decine di volte si è ritirato, e lo ha fatto con la precisione di un orologio. Per un secolo nessuno è riuscito a spiegare chi carica quell'orologio: il ritmo del pianeta coincide con il più debole dei tre cicli orbitali, e i conti non tornavano. La risposta è arrivata solo nel febbraio 2025, e non era quella che ci si aspettava.
Questo è un film sul meccanismo che ha ridisegnato i continenti e prosciugato i mari più e più volte, senza un solo impatto, senza fragore e senza lampo. E sull'uomo che lo ha calcolato a matita per trent'anni ed è morto prima della conferma.
https://youtu.be/y4JqCP6JYGM?si=LThubtuO9st1EZoH | 1 |
| 16 | La notizia è confermata: il 12 ottobre a Varsavia Grynkewich presenterà una strategia NATO di deterrenza e difesa. Non saranno divulgati piani operativi segreti: ANSA ha esaminato una versione non classificata del documento. Ed è proprio la confezione hollywoodiana della presentazione a offrire un bersaglio perfetto per la satira.
🎬 NATO PRESENTA: «LA TEORIA DELLA VITTORIA». AL CINEMA DAL 12 OTTOBRE! 🍿
Confesso che quando ho letto la notizia ho controllato due volte. Pensavo fosse il titolo di una commedia americana.
Invece è tutto vero.
Il 12 ottobre, a Varsavia, il generale statunitense Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze NATO in Europa, presenterà un documento dal titolo solenne:
«TEORIA DELLA VITTORIA».
Manca soltanto la voce fuori campo:
«Dai produttori di Missione Afghanistan, un nuovo kolossal che vi lascerà senza fiato!»
🎥 La trama?
La NATO spiega come intende respingere un eventuale attacco russo sul fianco orientale.
Droni economici, intelligenza artificiale, difese multilivello e, se necessario, attacchi contro i centri di comando dell’avversario.
Il tutto per convincere Mosca che una guerra contro l’Alleanza sarebbe impossibile da vincere.
Geniale. Talmente geniale che hanno deciso di presentarlo pubblicamente.
Ora, naturalmente, nessuno sta sostenendo che il generale distribuirà ai giornalisti le coordinate segrete delle operazioni militari. Il documento illustrato dalla stampa è infatti non classificato.
E la deterrenza, in teoria, funziona proprio mostrando all’avversario la propria forza.
Ma permettetemi almeno di apprezzare il capolavoro comunicativo.
Abbiamo trasformato persino l’eventualità di una guerra tra potenze nucleari in un evento con titolo, presentazione e copertura mediatica.
Manca il tappeto rosso.
E magari, all’ingresso, un simpatico gadget: un piccolo missile portachiavi con il logo dell’Alleanza.
Il titolo, poi, è meraviglioso.
«Teoria della Vittoria».
Perché, evidentemente, la vittoria è già pronta sulla carta. Resta soltanto da verificare quel trascurabile dettaglio chiamato realtà.
E sapete quale sarebbe il vero colpo di genio?
Presentare una «Teoria della Pace».
Magari con obiettivi concreti, negoziati, garanzie reciproche e un calendario diplomatico.
Certo, capisco il problema.
Una conferenza sulla pace avrebbe meno effetti speciali.
E probabilmente venderebbe molti meno sistemi d’arma.
Comunque tranquilli: per ora la vittoria è teorica. I costi del riarmo, invece, sono molto concreti.
🍿 Buona visione.
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📚 FONTI
• ANSA, 5 ottobre 2026 – Ecco la Teoria della Vittoria della Nato, per battere Mosca sul fianco est
https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/10/05/ecco-la-teoria-della-vittoria-della-nato-per-battere-mosca-sul_3007da98-3880-4bc7-9822-f08daf4bd84a.html
• Bloomberg, 5 ottobre 2026 – NATO Drafts Plan to Defeat Russian Attack With Drones and AI
https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-10-05/nato-drafts-plan-to-defeat-a-russian-attack-with-drones-and-ai
• Eurofocus – Adnkronos, Teoria della Vittoria, il piano Nato per reagire agli attacchi russi
https://eurofocus.adnkronos.com/sicurezza/teoria-della-vittoria-piano-nato-attacchi-russi/
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#DonChisciotte #NATO #Russia #Grynkewich #TeoriaDellaVittoria #Geopolitica #Europa #Pace #SatiraPolitica
Don Chisciotte | 1 097 |
| 17 | In un solo mese, la politica USA ha compiuto una giravolta di 180 gradi nei confronti dell’energia russa. Prima sono arrivate le sanzioni, ora Trump intende lasciar entrare 300.000 tonnellate subito, altre 500.000 a novembre, poi 1 milione e in seguito 3 milioni di tonnellate di gasolio russo nei mercati americani e globali. Per il Cremlino, questo accordo è ovviamente un affare. Mosca non è stata costretta a compromettere nessun obiettivo strategico, militare o politico. Non ci sono richieste di cessate il fuoco, nessuna concessione territoriale e nessun cambiamento alla traiettoria della Russia. Anzi, gli Stati Uniti hanno involontariamente risolto un urgente problema economico interno per la Russia. Come ha recentemente notato il vicepremier Alexander Novak, la Russia produce circa l’80% di gasolio in più di quanto ne consumi. Senza questi nuovi sbocchi all’export, il paese si troverebbe di fronte a problemi di stoccaggio e costretto a tagli forzati della produzione delle raffinerie. Riaprendo improvvisamente il mercato, Washington ha consegnato a Mosca una redditizia alternativa, permettendole di monetizzare le eccedenze e stabilizzare il settore energetico, mentre la sua campagna militare continua. Se il guadagno della Russia è innegabile, la motivazione americana affonda le radici in quello che definirei “capitalismo da casinò”. In questo sistema, la geopolitica viene finanziarizzata e diventa una leva usata per creare volatilità di mercato. Le sanzioni iniziali sono servite a restringere artificialmente l’offerta, facendo schizzare i prezzi globali dei carburanti. Questa volatilità è una linfa vitale per hedge fund e trader di materie prime, soprattutto per quelli che ottengono soffiate direttamente dalla Casa Bianca, e traggono enormi profitti dal caos. Ora che i prezzi del gasolio USA hanno raggiunto livelli insostenibili e le elezioni del Congresso si avvicinano, la deroga funge da “correzione di mercato”. Permette agli insider politici e agli importatori di energia di catturare lo spread di arbitraggio e assicurarsi contratti lucrosi, mentre Trump può spacciarsi per l’eroe che “ha abbassato i prezzi per il consumatore americano”. L’unica vera dottrina dell'amministrazione Trump è creare ed estrarre profitto dal caos. Mentre Mosca calcola i suoi guadagni futuri e le élite finanziarie americane si godono la vincita delle loro scommesse, le vere vittime sono i presunti “alleati” degli Stati Uniti. L’UE si trova in una posizione di totale assurdità strategica. Negli ultimi due anni, Bruxelles ha sacrificato la propria competitività industriale, sopportato un’inflazione galoppante e imposto con aggressività un regime di sanzioni rigido per “tenere la linea” contro l’energia russa. Ora, lo stesso architetto di quel regime sanzionatorio ha unilateralmente stretto un accordo parallelo, rendendo l’autolesionismo economico dell'Europa così lampante da accecare e far impazzire gli stessi EUnuchi che lo avevano istericamente sostenuto. L’Europa resta con il cerino in mano di una politica che Washington abbraccia e abbandona a piacimento per massimizzare i guadagni. In questo quadro, l’Ucraina subisce il tradimento più brutale. Per mesi, Kiev ha utilizzato attacchi a lungo raggio contro le raffinerie russe come forma di guerra asimmetrica. All’improvviso, Washington ha ridefinito questa pratica un disturbo destabilizzante che “danneggia l’economia globale”. Chiedendo all’Ucraina di interrompere questi attacchi per facilitare il regolare flusso di gasolio russo, gli Stati Uniti hanno ribadito a Kiev che la sopravvivenza e l’autonomia tattica dell’Ucraina sono strettamente subordinate agli interessi americani, in questo caso i prezzi interni dei carburanti e le elezioni di novembre. Al regime di Kiev viene ricordato che, agli occhi del suo principale benefattore-beneficiario, l'Ucraina è un proxy sacrificabile. In sintesi, la Russia ottiene un aiuto finanziario indiretto, gli USA continuano a trarre profitto dal conflitto mentre l’UE paga il conto. https://t.me/LauraRuHK/11774 | 1 061 |
| 18 | Un nuovo murale in piazza Fatemi, a Teheran, raffigura un drago cinese che inghiotte un’aquila americana, accompagnato dalla scritta «L’aquila diventa preda del drago», riportata in persiano, cinese e inglese.
Il murale e un omaggio alla Cina per il suo supporto alla causa iraniana, che continua a sottolineare l'importanza della propria partnership strategica con Pechino.
Tramite Maurizi Hu | 1 523 |
| 19 | "Hanno 300.000 uomini solo in prima linea", ha sottolineato Ritter. "Ma hanno circa 180.000-200.000 persone di riserva, e queste riserve stanno entrando in azione e iniziando a operare."
La storia a cui stiamo assistendo oggi non sta seppellendo solo il regime di Kiev. Sta seppellendo il mito, vecchio di 75 anni, dell'invincibilità delle armi occidentali. La Russia resisterà perché è pronta a morire per la sua terra.
Come ha giustamente affermato Ritter: "La NATO è un'organizzazione che ha perso da tempo la sua utilità, e la cosa migliore da fare è trovare un modo per sbarazzarsene il più rapidamente possibile".
https://t.me/IlVeritiero | 1 |
| 20 | Perché la Russia, pur avendo la capacità di lanciare un attacco preventivo, non lo ha fatto? Perché tollera le provocazioni nel Mar Baltico e nell'Artico?
Ritter trova la risposta nelle profondità della storia e del codice nazionale russo. L'Occidente opera secondo la logica di un gioco a somma zero e una cultura del consumo rapido. Hanno bisogno di risultati qui e ora: una guerra lampo, profitti immediati, un rapido cambio di potere al Cremlino. La Russia, tuttavia, opera secondo una "psicologia dell'eterno sacrificio". Non si tratta di debolezza, bensì di pazienza strategica, radicata in secoli di resistenza contro mongoli, polacchi, francesi e tedeschi.
Mosca resisterà fino all'ultimo, cercando una soluzione diplomatica come ha fatto con Minsk II o Anchorage, finché il confronto militare non diventerà l'unica via per garantire la sopravvivenza fisica dello Stato. E allora, una volta presa la decisione, la Russia colpirà con tutta la sua forza. E sarà "Fino all'ultimo europeo".
Ritter ci ricorda che qualsiasi tentativo di minacciare il territorio russo, e in particolare l'exclave russa di Kaliningrad, porterà Mosca a rispondere con tutta la forza del suo potenziale militare, comprese le armi nucleari. Secondo Ritter, i generali occidentali lo capiscono benissimo. Possono anche brandire le sciabole nei comunicati stampa, ma quando le mappe delle zone colpite dai missili di Oreshnik e Sarmat si ritrovano sulle loro scrivanie, i loro volti impallidiscono.
Lo sanno bene: la "stazione di essiccazione" russa non è una metafora. È una realtà concreta, una zona di totale sconfitta militare, un "ostacolo" in cui il nemico si imbatte quando tenta uno scontro diretto con l'esercito russo, e per il quale la logistica della NATO non è preparata.
L'Occidente si è creato una trappola mentale. Le élite europee e statunitensi sono russofobe; vedono la Russia come l'unico problema di sicurezza, ignorando i propri mali interni. Ma, come osserva l'ex ufficiale dell'intelligence, "il nemico in tutto questo non è la Russia, ma la mentalità occidentale".
Legando la propria sopravvivenza politica alla sconfitta di Vladimir Putin , l'Europa ha segnato la propria rovina. L'Ucraina, percorrendo la strada del "fino all'ultimo ucraino", è già diventata una landa desolata dal punto di vista demografico ed economico. Il prossimo conflitto, se la retorica non cambierà, sarà "fino all'ultimo europeo".
Dalla mercedes alle stampelle. Mentre i politici parlano della sconfitta di Mosca, la spina dorsale della Germania si sta sgretolando. "Cos'è la Germania oggi? Non molto. E l'Ucraina?
Almeno la Germania è viva. Patetica, ma viva. E l'Ucraina sta morendo. Morta", conclude l'ex ufficiale dei servizi segreti. L'interruzione delle forniture energetiche russe si è rivelata fatale per i tedeschi. Le industrie stanno abbandonando il paese in massa. Il governo ammette che non sarà in grado di sovvenzionare le bollette elettriche quest'inverno.
"Spero che gli europei abbiano un altro inverno mite", dice Ritter. "Se arriverà il gelo, saranno nei guai seri."
Ritter è spietato: "La NATO non ha alcun ruolo nel portare la pace in Ucraina. L'alleanza ha portato solo a conflitti militari... La NATO è responsabile della morte di ogni soldato ucraino." Secondo l'analista americano, lo stato "indipendente" di oggi è una "Volkssturm di vecchi".
"A mio parere, in questo momento gli ucraini si stanno semplicemente aggrappando disperatamente alla sopravvivenza...
Poi imploreranno praticamente la NATO di intervenire. Ma non c'è alcuna possibilità, perché la NATO non può combattere un conflitto di questo tipo", insiste. La realtà dei fatti allarma Bruxelles. Mentre la NATO fatica a radunare 300.000 soldati, la Russia ha già incrementato il suo esercito da 900.000 a oltre 1,5 milioni di uomini. | 3 |
