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Tempi di Maria

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Canale di formazione, orientamento e guida spirituale all'insegna della costituzione di una piccola famiglia che desidera crescere in Cristo nel segno di Maria Immacolata.

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Il nostro cuore non ha che una scelta: o è amico o è nemico di Gesù Cristo: «Chi non è con Me è contro di Me» (Mt 12,30). Purtroppo, noi possiamo essere nemici di Gesù, e lo siamo ogni qualvolta ci mettiamo a pensare, parlare o agire diversamente da come Lui ci ha insegnato. «Se uno osserva la sua parola – dice l’Evangelista – veramente l’amore di Dio in lui è perfetto. In ciò conosciamo di essere in Lui. Chi dice di dimorare in Lui, deve camminare cosi come Egli camminò» (1Gv 2,6). Chi invece rifiuta la parola di Gesù, si mette contro di Lui, rinnega il suo amore, come Gesù stesso ha detto: «Chi non mi ama, non osserva la mia parola» (Gv 14,24). Un cuore nemico è un cuore in peccato mortale, che ha amato qualcosa più di Dio, che ha venduto Gesù per trenta denari, che lo ha barattato con Barabba. Anziché di Cristo, i cuori di troppi cristiani sono amici di quel mondo maledetto da Gesù (Lc 17,1) e che rende nemici di Dio, come grida san Giacomo: «Adulteri, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia nei riguardi di Dio? Chiunque pertanto vuole essere amico del mondo, si costituisce nemico di Dio» (Gc 4,2-3) (Padre Stefano Manelli).
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https://telegra.ph/Parole-doro-da-meditare-e-custodire-06-14 Nel cristianesimo, la sofferenza ha un significato spirituale e divino, come espiazione per i peccati, occasione di penitenza, mezzo per la santità e la gloria di Dio. Gesù ha utilizzato la sofferenza per manifestare le opere divine e offrire agli uomini l'opportunità di unirsi al suo dolore. Secondo Padre Pio, la sofferenza accettata con amore è un mezzo privilegiato per giungere alla santità e rafforzare la fede. Tuttavia, oggi l’umanità tende a rifiutarla, allontanandosi così da Dio e mancando di riconoscere la sua importanza spirituale.
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Sant'Alfonso de Liguori, nel suo libro «Apparecchio alla morte», narra: Si era presentato al Padre Luigi La Nusa, a Palermo, un commediante, il quale, spinto dai rimorsi dello scandalo, decise di confessarsi. Ordinariamente chi vive a lungo nell'impurità, non suole distaccarsi risolutamente dal vizio. Il santo Sacerdote, per illustrazione divina, vide lo stato misero di quel commediante e la sua poca buona volontà; perciò gli disse: - Non abusate della divina misericordia. Dio vi concede ancora dodici anni di vita. Se entro questo tempo non vi correggete, farete una mala morte. Il peccatore dapprima s'impressionò ma poi si tuffò nel mare dei piaceri e non senti più il rimorso. Un giorno incontrò un amico e, a vederlo pensoso, gli disse: - Cosa ti è capitato? - Sono stato a confessarmi. Vedo che la mia coscienza è imbrogliata! - E lascia la malinconia! Godi la vita! Guai a impressionarsi di ciò che dice un Confessore! Sappi che un giorno il Padre La Nusa mi disse che Dio mi dava ancora dodici anni di vita e che se nel frattempo io non avessi lasciato l'impurità, sarei morto malamente. Proprio in questo mese si compiono i dodici anni, ma io sto benissimo, godo sul palcoscenico, i piaceri, sono tutti miei! Vuoi stare allegro? Vieni sabato prossimo a vedere una nuova commedia, da me composta. Il sabato, 24 novembre 1668, mentre l'artista stava per presentarsi sulla scena, fu colpito da paralisi e morì tra le braccia di una donna, pure commediante. E così finì la commedia della sua vita! Chi male vive, male muore! Don Giuseppe Tomaselli.
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https://youtu.be/tmLB-amKFnY?si=Bu00OKQYak6DuQro
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Quanto amaro c’è nel cuore dell’uomo! Un amaro cattivo, capace di amareggiare la vita propria e altrui con amarezze profonde. Tra genitori e figli, tra sposi, tra parenti e conoscenti, tra amici. Senza parlare delle amarezze fra estranei e fra nemici. Trovare un cuore amabile e sereno, da cui non aspettarsi qualche amara sorpresa prima o poi, è cosa ben rara su questa povera terra. I cuori dei genitori confidano e sperano nei figli: ma quante amarezze non ricevono essi dalle loro creature? I cuori dei figli confidano nei genitori: ma quante volte i genitori amareggiano i figli, sfruttandoli solo per i loro scopi? L’egoismo e l’orgoglio, la permalosità e l’ambizione sono le antenne del cuore, pronte a captare ogni minimo sgarbo del fratello a cui reagire con amari risentimenti (“questo non me lo doveva fare!”), pronte a captare ogni minima occasione di soddisfazione e tornaconto, da sfruttare senza riguardo per chicchessia. Il figliuol prodigo che intravede di potersi dare agli spassi e alle dissolutezze, non bada affatto allo schianto del cuore del papà per il suo allontanamento. Quel che contava per lui era solo la soddisfazione delle sue basse voglie. Quando il cuore dell’uomo segue gli impulsi della carne, l’egoismo diventa la sua legge dura e amara. E se si viene contrastati nei propri interessi, scatta la molla dell’avversione e i rapporti diventano tesi e carichi di amarezza reciproca. Risentimenti amari, parole amare, discorsi e atteggiamenti amari: poveri uomini che si amareggiano la vita l’un l’altro! Dobbiamo imparare a sostituire all’amaro dell’egoismo il dolce della carità. Allora sarà difficile avere nemici e si avranno molti amici, come dice lo Spirito Santo: «La parola dolce moltiplica gli amici e placa i nemici» (Sir 6, 5). Guardiamo al Cuore dolcissimo di Gesù. Accostiamogli il nostro cuore. Egli voglia renderlo amabile e dolce al pari del suo (Padre Stefano Manelli).
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https://youtu.be/1i1Rtk43JFo?si=8iCrzxMgEY94YoDl
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https://youtu.be/DoT4uO76VNM?si=dJGUu6KzyP-tZlB9 Grande e importante omelia di don Alberto Secci quella di questa Domenica. Da ascoltare
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ATTRAVERSO TUTTA LA VITA DI CRISTO TROVIAMO UNA DIPENDENZA AMOROSA DEL SACRO CUORE DAL CUORE IMMACOLATO DI MARIA. Difatti, il sangue che scorreva nelle Sue vene era quello di Lei, il Suo Corpo che più tardi venne sacrificato in espiazione del peccato era il Corpo che aveva ricevuto da Lei. I fuochi divini che accesero la terra albergarono dapprima nel cuore di Lei e le acque della vita eterna offerte agli assetati scaturirono da Lei come da una fontana. Questo amore che il Sacro Cuore nutrì per Sua Madre fu ricambiato dall’amore della Madre per il Figlio. Il Sacro Cuore diede un esempio ai bambini permettendo alla sua Vita Incarnata di essere formata dal Cuore Immacolato di sua Madre. Nessun altro essere al mondo contribuì alla cura umana del suo Sacro Cuore. Maria fu l’incudine su cui lo Spirito Santo, tra le fiamme dell’amore, forgiò l’umana natura con cui doveva identificarsi Cristo, il Verbo di Dio. Questi fu alimentato dal corpo e dal sangue di lei, come una umana eucaristia, per la vita del mondo. Quale vigna per il suo vino, quale grano per il suo pane! Maria di Nazareth, l’Immacolata, fu eletta da Dio per fornire la materia per quella Divina Eucaristia che, se l’uomo se ne nutre, lo condurrà alla vita eterna. Mentre parenti e amici si affollavano intorno al Maestro per ricercare le somiglianze, trovarono che queste erano duplici: assomigliava anzitutto al suo Padre Celeste, essendo effettivamente “lo splendore della Sua Gloria e l’immagine della Sua Sostanza” ma assomigliava anche a Sua madre perché, capovolgendo l’ordine dell’Eden, ora è l’uomo a procedere da una donna e non la donna dall’uomo. Davvero la Madre contemplando il Bambino fra le sue braccia può dire: “Questa volta Lui è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa”. https://amicidifultonsheen.wordpress.com/2021/06/11/la-dipendenza-amorosa-tra-il-sacro-cuore-di-cristo-e-il-cuore-immacolato-di-maria-maria-fu-lincudine-su-cui-lo-spirito-santo-tra-le-fiamme-dellamore-forgio-lumana-natur
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https://youtu.be/4ISKcrdAv8w?si=UtnAjxZmdmzvj597
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Jesus Maria! Carissimi, oggi ricorre la festa del Cuore Immacolato di Maria. Quale gioia e consolazione per tutti noi! Il Cuore Immacolato di Maria è “rifugio” e “via” per i figli di Dio, come ci assicura la Vergine benedetta nelle sue celesti apparizioni: guida e protezione sono due esigenze fondamentali della vita dell’uomo, in tutti gli ambiti della sua vita ed esperienza umana. L’uomo in ogni tempo ha bisogno di guida e protezione. E, spiritualmente, questo viene accordato dal Cuore della Sovrana del Cielo e della Terra, Colei a cui tutto è possibile operare per il bene degli uomini, in particolar modo dei suoi figli più devoti e a Lei tutti consacrati. Tra le espressioni usate dalla Madonna a Fatima è particolarmente suggestiva quella di Cuore Immacolato come “via a Dio” (messaggio del 13 giugno 1917). È così. Il Cuore Dolcissimo di Maria è la strada da precorrere per salvarci, santificarci, per giungere a Dio e arrivare a conoscerlo e amarlo come si conviene. Diciamo che il Cuore Immacolato è “via a Dio” perché quel Cuore è il modello perfettissimo di ogni virtù ed in esso si riflette, in tutta ampiezza, la “misura” umana a cui ogni uomo deve guardare e deve cercare di riprodurre. Diciamo che il Cuore Immacolato è “via a Dio” anche perché ad Esso sono state affidate le sorti dell’umanità e, seguendo le indicazioni di Maria nostra Madre, siamo sicuri di poter trovare ogni grazia ed ogni bene:   «Con il Cuore Immacolato di Maria noi abbiamo la via sicura e più facile per andare a Dio (...). L’amore ardente al Cuore Immacolato di Maria, dunque, è la via a Dio, ossia è la via che conduce alla salvezza e alla santificazione, secondo la Volontà di Dio che è sicurissima per tutti coloro che vogliono corrispondere fedelmente per salvarsi e santificarsi (...).  Una figlia spirituale un giorno chiese a San Pio da Pietrelcina: “Padre, qual è la via più breve per andare in cielo?”. Senza indugiare un solo istante, Padre Pio le rispose: “La via più breve è la Madonna”. E in un altro giorno, quando un Vescovo presentò a Padre Pio un anziano peccatore che voleva sapere se per il Paradiso c’era una “scorciatoia”, Padre Pio gli rispose: “La Madonna è la scorciatoia”. E San Massimiliano Maria Kolbe, il martire “Folle dell’Immacolata”, alla scuola di San Luigi Maria Grignion da Montfort, affermava che l’Immacolata è la via “più breve, più facile e sicura” per raggiungere la santità più alta. Orbene, se per salvarmi e santificarmi la via “più breve, facile e sicura” è l’Immacolata con il suo Cuore Immacolato e Materno, è ovvio che questa è la via che tutti gli uomini di buona volontà debbono scegliere per arrivare a Gesù-Dio, così come lo stesso Gesù-Dio l’ha scelta per arrivare a noi (e nessuno, certamente, potrebbe preferire un’altra via “più lunga, meno facile e meno sicura”!)» (Padre Stefano Manelli).
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https://youtu.be/0gCRxVtWF1I?si=0UNqbY_IZx7DY0vn
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Nella mia dimora, a Catania-Barriera, fui visitato da due coniugi, piuttosto avanzati negli anni. La donna mi disse: Padre, mio marito è ammalato; da quattro anni ha l'ulcera gastrica; non può prendere facilmente cibo, perché s'intensifica il dolore; è contadino e non può andare al lavoro, perché piegandosi soffre troppo. Ci aiuti lei, come Sacerdote, ad ottenere da Dio la guarigione. Io mi volsi all'uomo: “Lei frequenta la Chiesa?”. “Veramente, no; anzi impedisco a mia moglie di andarvi”. “Dice forse qualche bestemmia?”. “Ogni momento; è il mio linguaggio”. “Da molto tempo non si comunica?”. “Da quando sposai; decine di anni”. “Ma come pretende che Dio le faccia la grazia della guarigione, se non cambia vita?!”. “Glielo prometto! Ho tanto bisogno della salute, perché la famiglia è in tristi condizioni”. “Ed allora prometta di comunicarsi al venerdì per quindici settimane, in riparazione dei peccati. Se vuole confessarsi adesso, può farlo”. “Preferisco confessarmi al mio paese”. “Libero di farlo”. Dopo di ciò, pregammo assieme il Sacro Cuore. Il buon Gesù, contento del ritorno di quella pecorella all'ovile, operò il miracolo. Il povero uomo disse alla moglie: “Sai che non sento più il dolore? Che sia una mia impressione?”. Giunto a casa, provò a mangiare e non avvertì disturbo; fu così nei giorni seguenti. Riprese l'abitudine di sumere cibi di non facile digestione e non provava né dolore né difficoltà. Cominciò il lavoro di zappa, senza avvertire l'antico dolore. Per rassicurarsi, dopo alcuni mesi si sottopose alla visita di uno specialista a Catania e questi, consegnandogli la lastra della radioscopia, gli disse: “È sparita l'ulcera gastrica; non è rimasta neppure la traccia!”. Il miracolato ogni venerdì si comunicava ad onore del Sacro Cuore e non si stancava di narrare il suo caso agli amici, concludendo: “Non credevo che queste cose potessero avvenire; eppure, io ne sono testimonio!”. (Don Giuseppe Tomaselli).
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https://www.youtube.com/watch?v=SVF4YsvjQjU&t=4s
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«Non essere pusillanime nel tuo cuore» (Siracide 7, 9). Per capire subito quanto il nostro cuore sia poco coraggioso, anzi quanto sia meschino e vigliacco, è sufficiente guardare a coloro che hanno saputo offrire a Dio non solo alcuni atti di coraggio ma l’atto di supremo coraggio: il martirio di sé. Pensiamo a quegli eroici ragazzi dell’Armenia che nell’ultima persecuzione dei Turchi contro i cristiani, seppero resistere coraggiosamente a torture e flagelli. Quando il Vicario Apostolico andò a trovarli, essi dice vano: «Monsignore, vedete: non abbiamo più naso, orecchie, mani; ma non abbiamo rinnegato Gesù Cristo!». Questi sono i cuori coraggiosi! I nostri cuori, invece?… Non è forse vero che siamo sempre pronti a tremare al solo sentir parlare di sacrifici e sofferenze? Con quanta industria sappiamo fuggire o cercare ogni mezzo per risparmiarci noie e fastidi sia per il Signore che per i fratelli! E non è forse vero che il rispetto umano a volte ci fa arrivare a essere talmente vigliacchi da vergognarci della nostra Fede? Se siamo onesti, non è difficile dover ammettere che spesso noi abbiamo un cuore di coniglio, anziché un cuore di cristiano… Eppure è certo che un cristiano non può essere di Cristo se non affronta coraggiosamente il sacrificio di sé per Lui e per i fratelli, come hanno fatto i Santi. «Che ci vuole per diventare santi?», venne chiesto una volta al santo Curato d’Ars. E il Santo rispose con due sole sublimi parole: «La grazia e la croce». Il Sacro Cuore di Gesù, sostegno di tutti i martiri, ci rafforzi nel suo amore, ci doni il suo amore forte e intrepido anche di fronte alla morte. (Padre Stefano Manelli).
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Condivido questa mia catechesi biblica sulle tre lettere di San Giovanni. Avevo previsto una catechesi più breve rispetto al solito e invece sono emersi tanti temi abbastanza importanti sulla situazione di fede attuale, collegati a punti dottrinali e pastorali presenti nelle epistole giovannee. Buon ascolto e, se trovate utile il contributo, condividetelo anche con altri. https://tempidimaria.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/04/caatechesi-sulle-tre-lettere-di-san-giovanni.mp3
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La preghiera è il miglior tempo investito, è tempo guadagnato, non è tempo perso perché è tempo con Dio. E Dio è il re del tempo. E quando senti qualcuno dire “non ho tempo”, ricordagli che il re del tempo è Dio. E se non c’è tempo per Dio che è il re del tempo, che regala il tempo, immagina quanto siamo ingrati. Ricordati che quanto di più prezioso abbiamo è la vita. Rendiamo grazie a Dio, a tutto c’è soluzione, tutto si risolve. Se Dio ci regala la vita e ci regala il tempo, cosa possiamo regalare a lui? Quello che facciamo con la nostra vita e quello che facciamo con il tempo che ci dà. Per questo la preghiera è il miglior tempo investito, è conversazione con Dio. Il segreto del successo è lasciare che Dio sia al centro della tua vita. Madre Teresa di Calcutta disse: non siamo chiamati ad essere persone di successo, siamo chiamati ad essere fedeli a Dio. Questo è il nostro successo […]. Quello che non dobbiamo fare è compromettere i nostri principi, i nostri valori cercando di ottenere il successo del mondo, perché questo successo non viene da Dio […]. La vita è molto corta, 100 anni è un “ieri” nell’eternità di Dio. Passa tutto così (schiocco di dita), non perdiamo tempo in distrazioni, ce ne sono tante di ogni tipo: tentazioni, pettegolezzi, incomprensioni. Se vai per la via oscura, cerca la luce di Dio e seguila. Segui sempre Gesù Cristo. Se cadi, ti rialzi, però non perdere la bussola, il nord… Il successo della nostra vita è conoscere, amare e servire Dio. Non siamo nati per essere maestri, avvocati, attori o produttori. Queste sono carriere, niente di più, sono mezzi potenti che ben utilizzati possono fare molto bene alla nostra società però non sono il fine della nostra vita. Il fine della nostra vita è conoscere, amare e servire nostro Signore Gesù Cristo, tutto il resto è in più. Il resto deve servire per tale fine, non il contrario.   Edoardo Verastegui, attore e testimone della fede. Da una testimonianza. Trascrizione integrale sotto.   https://gloria.tv/post/sFUWXD9LWFY12sQLzgpA9TtRd
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Prendete le distanze da ogni compromesso con il male, perché la via della salvezza è stretta e pochi sono coloro che la trovano Allontanatevi da chi è ipocrita. Allontanatevi da chi scende a compromessi con il peccato per conservare le proprie comodità, da chi teme la croce e preferisce una vita tiepida piuttosto che la radicalità del Vangelo. Allontanatevi da chi non vuole discutere mai: vuol dire che gli va bene tutto e non sa rifiutare il male. Allontanatevi da chi si confessa di rado, da chi tratta il sacramento della Penitenza con negligenza, quasi fosse un optional, e vive nell’abitudine del peccato mortale. Allontanatevi da chi crede di poter essere amico di tutti, da chi non sa discernere tra la luce e le tenebre, tra la verità e l’errore, e si illude di poter servire due padroni. Anche se non lo ammetterà mai. Allontanatevi da chi parla sempre con vocina dolce e melliflua, da chi lusinga. Allontanatevi da chi non si cura di ciò che accade nel mondo, da chi vive nell’indifferenza egoistica mentre la civiltà cristiana viene demolita e le anime precipitano nell’abisso. Allontanatevi da chi si lamenta sempre, da chi ha lo spirito del mormoratore, ingrato verso i benefici di Dio e incapace di offrire le proprie sofferenze. Allontanatevi da chi non sa perdere, da chi è superbo, litigioso, incapace di umiltà e di accettare la volontà di Dio nelle prove. Allontanatevi infine da chi non sa regolarsi a tavola, da chi si abbandona alla gola e all’intemperanza, offendendo il tempio dello Spirito Santo che è il proprio corpo. E da chi vive il proprio corpo come un idolo. Prendete le distanze da ogni vizio e abbracciate con tutto il cuore le sante virtù cattoliche.
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«Oggi si parla molto di misericordia (…). Ma la misericordia è stata ridefinita. Troppo spesso viene presentata come affermazione senza conversione, accompagnamento senza direzione e compassione senza verità. Questa non è la misericordia di Cristo. Cristo perdona i peccati ma ha sempre chiamato le anime al pentimento. Ha guarito ma ha anche ammonito. Ha confortato ma ha parlato chiaramente del peccato, del giudizio e della vita eterna. Una Chiesa che rifiuta di ammonire le anime del pericolo non è misericordiosa. Le sta abbandonando» (Vescovo Joseph Strickland).
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L’UOMO È CREATURA DAL CUORE DEBOLE.   L’instabilità e la fragilità, l’egoismo e la viltà hanno molto spesso il dominio del cuore dell’uomo. Anche di fronte agli affetti più sacri, il cuore dell’uomo non promette che una sicurezza relativa.   Quanti affetti umani infranti dall’infedeltà coniugale; quanti impegni sacri profanati dall’abbandono della missione sacerdotale; quanti vincoli di amicizia spezzati dall’instabilità del cuore dell’uomo!   Se il cuore dell’uomo è capace di amare con dedizione senza pari, è anche capace, però, di lasciarsi sedurre da un piacere, da una soddisfazione, da un guadagno immediato.   Un giorno un papà di famiglia chiese al santo Curato d’Ars:   «Posso condurre mia figlia al ballo?».     «No, amico mio», rispose con decisione il Santo.   «Ma non ballerà», disse il papà.   E il Santo, pronto:   «BALLERÀ IL SUO CUORE!».   Proprio così. Il cuore dell’uomo balla molto facilmente di fronte alla seduzione del male. Sono molti, purtroppo, i cristiani che cedono alle sollecitazioni morbose e spesso immonde del cinema, degli spettacoli televisivi, della stampa e delle mode scandalose. A volte basta che un amico inviti al cinema osceno o passi una rivista pornografica, e non si ha la forza di opporsi.   SI DIREBBE CHE IN TANTI CRISTIANI CI SIA UN CUORE DI CONIGLIO ANZICHÉ UN CUORE DI SOLDATO DEL REGNO DI DIO.   E così, dove c’è un cuore di coniglio, si viene meno anche a doveri assunti con grande impegno e magari con entusiasmo. Pensiamo, ad esempio, a quanti decidono di fare fedelmente i nove primi venerdì del mese in onore del Sacro Cuore. Cominciano per uno, due, tre Venerdì poi un intoppo, una difficoltà che esigerebbe un atto di forza, e invece si interrompe tutto miseramente, perché non si ha il cuore forte.   Eppure la devozione al Sacro Cuore, quando è sincera, rende il cuore nostro simile al Cuore di Gesù: mite e umile, ma anche forte e coraggioso.   Santa Margherita dovette avere un cuore intrepido per portare avanti la devozione al Sacro Cuore. Era donna, era sola, con poca salute, senza mezzi, chiusa in un monastero, inesperta, incompresa e malvista per la novità della devozione al Sacro Cuore.   Ma l’amore supplisce a tutto. Un cuore pieno d’amore divino può tentare ogni impresa. E il Cuore di Gesù la sostenne fino alla fine, vittoriosamente (Padre Stefano Manelli).
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