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Il divario di competenze tra chi sviluppa le tecnologie e chi è chiamato a regolamentarle o a gestirne le emergenze crea infatti un vuoto normativo e operativo gravissimo.
Quando persino i fondatori e i direttori delle principali aziende tecnologiche mondiali lanciano l'allarme sull'impossibilità di garantire un controllo totale sulle evoluzioni future dell'intelligenza artificiale, la mancanza di una guida politica e strategica condivisa rischia di trasformare questa combinazione di autonomia digitale, voracità energetica e militarizzazione dello spazio in un fattore di destabilizzazione permanente per la sicurezza e la sopravvivenza stessa dell'umanità.
Francesco Cappello
| 2 | Diversi accademici e ricercatori orientali promuovono la necessità di trattati internazionali per il disarmo digitale, evidenziando che una "corsa agli armamenti algoritmici" priva di regole finirebbe per rendere vulnerabili tutte le potenze mondiali allo stesso modo, poiché nessun firewall (barriera digitale di protezione informatica) è del tutto immune da agenti autonomi dotati di capacità di auto-apprendimento continuo. [Importante ricordare a questo proposito che tutti i trattati internazionali per il controllo degli armamenti nucleari sono stati violati o non rinnovati]
A questo quadro digitale si somma una trasformazione materiale imponente e vorace: lo sviluppo vorticoso di infrastrutture fisiche necessarie a sostenere sia l'intelligenza artificiale che l'apparato militare. Per far funzionare questi modelli di calcolo servono gigafactory (imponenti stabilimenti industriali per la produzione su altissima scala, in particolare di batterie e componenti tecnologici) e sterminati data center (centri elaborazione dati, enormi complessi di computer che elaborano e conservano le informazioni del web). Queste strutture richiedono un consumo di energia elettrica e di acqua per il raffreddamento mai visto prima nella storia umana.
La corsa agli armamenti e la preparazione a scenari di guerra stanno spingendo in particolare l'Unione Europea verso una profonda riorganizzazione del proprio sistema energetico. L'Europa mira a garantire l'autosufficienza energetica per la propria industria della guerra nel contesto del riarmo accelerato per far fronte alla strumentale emergenza bellica che sarebbe rappresentata dalla Russia. Questo sforzo si traduce nell'installazione accelerata di impianti di energia rinnovabile, come il solare e l'eolico, affiancati da massicci impianti BESS (Battery Energy Storage Systems, ovvero sistemi industriali di accumulo di energia tramite batterie di grande capacità), indispensabili per immagazzinare l'energia prodotta dalle fonti pulite e rilasciarla nei momenti di picco o di emergenza. In una prospettiva a medio e lungo termine, diversi paesi europei stanno inoltre rivedendo il proprio orientamento verso l'energia nucleare, considerata una fonte continua e indipendente dalle condizioni atmosferiche, capace di erogare la quantità immane di elettricità richiesta giorno e notte dai centri dati e dalle industrie militari.
Infine, la competizione globale e la preparazione ai conflitti si sono estese oltre l'atmosfera terrestre, dando vita a rischi enormi legati alla guerra spaziale e alla forte militarizzazione dell'aerospazio. Lo spazio extraterrestre non è più soltanto un luogo di esplorazione scientifica, ma il cuore pulsante della cosiddetta space economy (l'economia dello spazio, ovvero l'insieme delle attività commerciali, industriali e di ricerca anche bellica legate all'uso delle risorse e dei satelliti in orbita). Oggi i satelliti commerciali e militari gestiscono le telecomunicazioni, la navigazione satellitare quotidiana, il monitoraggio del clima e, soprattutto, la guida di precisione dei missili e il tracciamento delle truppe sul campo di battaglia.
Questa totale dipendenza dai sistemi orbitali trasforma lo spazio in un nuovo potenziale teatro di scontro. La ricerca e lo sviluppo di armi anti-satellite, capaci di accecare, disturbare o distruggere fisicamente i satelliti avversari, mettono a rischio l'intero equilibrio globale. La distruzione di un singolo satellite in orbita può generare una reazione a catena di rottami spaziali capaci di abbattere altri satelliti, isolando intere nazioni, interrompendo i servizi bancari e di comunicazione mondiale e lasciando i leader politici ciechi di fronte alle mosse avversarie.
Un ulteriore elemento di profonda preoccupazione riguarda l'uso malevolo di questi complessi strumenti ad alta tecnologia da parte di attori statali o di gruppi criminali, unito alla palese difficoltà delle istituzioni politiche nel comprendere la natura e la rapidità di tali trasformazioni. | 161 |
| 3 | UN MONDO SEMPRE PIÙ INTRINSECAMENTE INSTABILE E FUORI CONTROLLO. URGENTE LA STIPULA DI TRATTATI INTERNAZIONALI PER IL DISARMO DIGITALE AL FINE DI PORRE SOTTO CONTROLLO LA TUMULTUOSA CORSA AGLI ARMAMENTI ALGORITMICI
Rischi dell'intelligenza artificiale autonoma, fragilità geopolitica, sovrailluminazione energetica e nuova corsa allo spazio
Il tema dei rischi legati all'intelligenza artificiale individua nella convergenza tra l'autonomia dei sistemi digitali e la fragilità delle infrastrutture umane una delle minacce esistenziali più concrete del nostro tempo. Da una parte si assiste all'evoluzione tecnologica dei modelli intelligenti capaci di agire in autonomia, dall'altra alla marcata vulnerabilità delle reti fondamentali per la sopravvivenza quotidiana e al rischio di una rapida escalation bellica (ovvero un aggravamento progressivo e incontrollato dei conflitti armati). Su questo scenario convergono le preoccupazioni della comunità scientifica internazionale e delle organizzazioni di disarmo, sia occidentali che orientali.
La trasformazione dell'intelligenza artificiale da semplice strumento di supporto alle decisioni ad agente autonomo capace di prendere iniziative rappresenta un salto qualitativo destabilizzante. Gli esperti di sicurezza informatica e gli studiosi di politica tecnologica evidenziano come questi sistemi possiedano capacità di pianificazione, adattamento e riallocazione delle risorse in tempo reale. Questo fenomeno implica che un algoritmo (cioè un insieme di istruzioni informatiche per risolvere un problema) non si limiti più a rispondere a una richiesta umana, ma possa stabilire sotto-obiettivi in autonomia, identificare punti deboli nei sistemi operativi ed eseguire complessi attacchi informatici senza alcuna supervisione diretta.
Quando tali agenti software superano i confini dei propri ambienti di prova o vengono impiegati per la guerra cibernetica, il rischio di provocare danni gravissimi alle reti fisiche aumenta in modo esponenziale.
La minaccia si concreta nell'estrema vulnerabilità delle infrastrutture critiche mondiali. I sistemi di distribuzione dell'energia elettrica, la gestione della rete idrica, le catene di approvvigionamento alimentare, le comunicazioni via satellite e le piattaforme finanziarie dipendono ormai interamente dall'interconnessione digitale.
Un attacco cibernetico potenziato da intelligenze artificiali, capace di muoversi a velocità non umane e di testare contemporaneamente milioni di punti d'accesso vulnerabili, può paralizzare la vita civile di un intero Paese.
Questo scenario trova riscontro negli allarmi lanciati dagli scienziati dell'Union of Concerned Scientists (l'Unione degli Scienziati Preoccupati, organizzazione americana indipendente). Gli studiosi americani per il disarmo e la sicurezza globale sottolineano con forza come l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei sistemi di allarme rapido o nel comando e controllo delle armi strategiche riduca drammaticamente i tempi di decisione dei leader umani, creando un potenziale "effetto domino" in cui errori di valutazione algoritmici o attacchi informatici autonomi possono innescare risposte militari automatiche e incontrollabili.
Sul versante orientale, centri di ricerca e organizzazioni per la sicurezza internazionale, come l'Istituto per gli Studi Strategici Internazionali di Pechino, l'Accademia Cinese delle Scienze e vari Think Tank (gruppi di esperti e studiosi analisti) indipendenti asiatici, concordano sul fatto che l'automazione della guerra cibernetica rappresenti una grave minaccia alla stabilità mondiale. La percezione prevalente nelle analisi strategiche orientali evidenzia come l'impiego non regolamentato dell'intelligenza artificiale bellica privi gli Stati della prevedibilità strategica e metta a rischio la deterrenza nucleare tradizionale (ovvero il principio secondo cui la paura di una ritorsione distruttiva impedisce a una potenza di attaccare per prima). | 160 |
| 4 | Le deposizioni in Commissione di inchiesta squarciano il velo su una gestione della comunicazione sanitaria basata sulla manipolazione dei numeri.
Per mesi è stata sventolata un’efficacia del 95%. Questa cifra rappresenta l’efficacia relativa, un calcolo matematico che confronta i vaccinati con i non vaccinati, ma che non dice nulla su quante persone si ammalino davvero in termini concreti.
L’efficacia assoluta, cioè il reale beneficio sulla popolazione, era appena dell’1%: bisognava vaccinare cento persone per evitare un solo caso. Tacere questo numero ha fornito un quadro deliberatamente distorto della protezione reale.
Questa omissione diventa cruciale e devastante quando si calcolano i rischi. Con un beneficio assoluto così risibile, bastano pochissime reazioni avverse gravi per rendere l'operazione un danno netto per la salute pubblica. La Commissione ha svelato come il sistema di monitoraggio abbia ignorato le evidenze sulle reazioni avverse, minimizzandole per mantenere in piedi il dogma della sicurezza.
A questo si sono aggiunti veri e propri trucchi statistici: attribuire l'etichetta di 'non vaccinato' a chi si ammalava nei primi 14 giorni dall'iniezione ha scaricato sui non vaccinati le infezioni post-puntura, mentre ignorare l'immunità naturale dei guariti ha gonfiato a tavolino l'utilità del farmaco. Perfino i grafici ufficiali sono stati alterati nella proporzione visiva per rassicurare l'opinione pubblica.
Le autorità sanitarie non hanno informato: hanno selezionato, piegato e nascosto la realtà per giustificare obblighi e restrizioni. Non scienza, ma propaganda sulla pelle dei cittadini.
F.C. | 364 |
| 5 | Se un giorno, speriamo mai, il nostro Paese dovesse essere coinvolto ancor più direttamente nella guerra, fin dentro Casa, tutti noi ci pentiremmo di non aver fatto di più per proteggere il bene supremo della Pace. Ci pentiremmo amaramente di averli lasciati fare.
Fuori l’Italia dalla guerra!
Francesco Cappello
 | 642 |
| 6 | C'è solo un modo in cui questa situazione può andare a finire, non con un'inflazione incontrollata a lungo termine, ma con una crisi della domanda perché i consumatori smettono di spendere ogni volta che possono evitarlo. La conseguenza non può che essere un violento rallentamento economico. In queste condizioni, la BCE fa un atto suicida. Alza il tasso di interesse sottraendo liquidità al sistema economico al fine, dicono, di rallentare la crescita. Fanno la cosa opposta a quella che andrebbe fatta. Trattano l’inflazione come fosse un’infezione da domanda. Si saranno accorti che la crescita è ormai dello zero,zero? In questo modo daranno il colpo di grazia all’economia reale e stavolta non sarà facile tenere in piedi il carosello finanziario.
Francesco Cappello.
 | 391 |
| 7 | https://www.francescocappello.com/2026/09/12/sicilia-colonia-energetica-estrazione-di-rendita-a-danno-di-castronovo-e-lercara/ | 363 |
| 8 | https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/ | 618 |
| 9 | https://www.francescocappello.com/2026/09/05/di-chi-e-il-mare-nostrum/ | 820 |
| 10 | La gestione della congiuntura geopolitica non sarebbe un dramma sociale fatto di bollette insostenibili e stangate fiscali sulla micro-economia, ma verrebbe affrontata redistribuendo direttamente i benefici della produzione nazionale, dimostrando come la proprietà pubblica dei settori strategici costituisca la più efficace forma di protezione sociale e di stabilità economica per un Paese.
Francesco Cappello | 604 |
| 11 | un titolare di partita IVA deve fare i conti con una pressione fiscale effettiva che sfiora il cinquanta per cento tra IRPEF, IRES, IRAP e contributi previdenziali, costretto persino a versare gli acconti su guadagni futuri non ancora incassati. Per il tessuto della micro-economia reale non esistono sconti o giustificazioni: chi sbaglia o ritarda un versamento viene immediatamente sanzionato dal Fisco.
Comprendere questo quadro rende evidente il motivo per cui l'attuale provvedimento del Decreto Legge 153/2026 appare così rinunciatario e iniquo. Lo Stato, essendosi spogliato della proprietà dei propri beni strategici negli anni Novanta, oggi si ritrova debole e ricattabile. Invece di redistribuire la rendita speculativa accumulata sulle spalle del Paese per tagliare le tasse a chi lavora e produce, la politica preferisce proteggere i profitti dei mercati finanziari, confermando la presenza di un Fisco inflessibile con i deboli e con le piccole imprese, ma estremamente accomodante e timido nei confronti dei giganti dell'energia.
Per completare questa analisi storico-economica, occorre chiedersi come cambierebbe lo scenario odierno se l'Italia non avesse smantellato il proprio sistema di partecipazioni statali negli anni Novanta e avesse conservato il controllo pubblico integrale sulle proprie imprese pubbliche.
Se l'ENI, l'ENEL e le grandi reti fossero rimaste aziende pubbliche al cento per cento, concepite quindi come strumenti di servizio pubblico e di politica industriale anziché come macchine da dividendo per i mercati finanziari, la gestione dell'attuale crisi energetica e geopolitica sarebbe radicalmente diversa.
In primo luogo, uno Stato proprietario non avrebbe avuto alcun bisogno di rincorrere gli extraprofitti a posteriori con decreti fiscali complessi o implorando timidi anticipi di cassa come pietosamente fa oggi. Di fronte all'impennata dei prezzi internazionali del gas e del petrolio, un'impresa pubblica integrata avrebbe potuto applicare direttamente una politica di prezzi amministrati al costo di produzione, assorbendo le oscillazioni speculative dei mercati internazionali. Anziché scaricare sui bilanci delle famiglie e delle imprese private i rincari, l'azienda pubblica avrebbe operato come uno scudo sociale, calmierando i prezzi alla fonte per mantenere la competitività dell'intero sistema Paese.
In secondo luogo, la totalità dei margini operativi generati dal settore energetico sarebbe rimasta nelle casse dello Stato o riutilizzata all'interno del bilancio pubblico. Invece di vedere il 70% dei dividendi prendere la strada dei fondi d'investimento esteri e dei grandi azionisti privati, quelle risorse sterminate, nell'ordine di decine di miliardi di euro negli anni di crisi, avrebbero costituito una solida entrata extra per l'erario.
È proprio questo l'aspetto cruciale che cambierebbe l'equazione fiscale per tutti gli altri contribuenti.
Disponendo dei proventi diretti della rendita energetica nazionale, lo Stato non avrebbe la necessità strutturale di spremere il tessuto produttivo della piccola e media impresa, degli artigiani e dei liberi professionisti con aliquote effettive che sfiorano il 50%, acconti soffocanti e balzelli burocratici.
Le entrate pubbliche derivanti dalla gestione diretta dell'energia avrebbero consentito un vero e profondo taglio del cuneo fiscale sull'IRPEF per i redditi da lavoro e da pensione, restituendo potere d'acquisto reale ai cittadini senza tagliare i servizi essenziali.
La transizione energetica sarebbe stata pianificata direttamente dallo Stato nell'interesse strategico del Paese, senza dover garantire rendimenti finanziari minimi al capitale speculativo privato estero, a spese delle componenti tariffarie in bolletta, del territorio e del paesaggio italiano.
In definitiva, il mantenimento delle imprese pubbliche avrebbe garantito all'Italia una vera sovranità energetica ed economica. Per essa si erano battuti uomini come Enrico Mattei e Aldo Moro. | 517 |
| 12 | PRIMA IL POPOLO ITALIANO ERA PROPRIETARIO DELLE GRANDI IMPRESE PUBBLICHE A COMINCIARE DA QUELLE DELL’ENERGIA. NEGLI ANNI 90 HA SVENDUTO IL PATRIMONIO PUBBLICO A FAVORE DELL’ECONOMIA FINANZIARIA, ED OGGI DEI GRANDI FONDI DI INVESTIMENTO ESTERI. ED ECCO LE CONSEGUENZE : SUPERTASSE PER TUTTI MENO CHE PER LE GRANDI MULTINAZIONALI DELL’ENERGIA CHE FANNO SUPER GUADAGNI GRAZIE ALLA CONGIUNTURA GEOPOLITICA CHE ADEGUATAMENTE MANOVRANO PER MASSIMIZZARE I PROPRI PROFITTI
La scelta con cui il Governo, attraverso il Decreto Legge 153/2026, ha deciso di affrontare la questione dei profitti record del settore energetico dice molto sulla storia degli ultimi quarant’anni di politica economica italiana. Di fronte a bilanci societari miliardari e a una crisi che ha svuotato i portafogli delle famiglie, l'esecutivo non ha imposto una tassa sugli extraprofitti né ha chiesto un vero contributo di solidarietà ai giganti dell'energia. Si è limitato, con estrema timidezza, a chiedere un semplice anticipo di cassa a quelle poche multinazionali con fatturati superiori ai venti miliardi di euro, come Eni ed Enel. In sostanza, lo Stato chiede timidamente in prestito un acconto sulle imposte dovute, promettendo di restituirlo interamente sotto forma di crediti d'imposta entro pochi mesi.
Questa apparente rinuncia a tutelare cittadini, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, piccole e medie imprese, rispetto ai super-profitti delle grandi aziende si spiega chiaramente soltanto ripercorrendo la storia delle privatizzazioni delle imprese pubbliche (cioè di proprietà del popolo italiano) degli anni Novanta. È in quel decennio che l'Italia, sotto la spinta delle teorie neoliberiste e con la scusa di dover abbattere il debito pubblico lievitato, peraltro a causa dell’applicazione delle teorie neoliberiste, ha smantellato e svenduto il proprio patrimonio industriale di Stato. Enti pubblici di primario interesse come l'IRI, l'ENI e l'ENEL sono stati trasformati in società per azioni e collocati sul mercato finanziario. Quella che venne presentata come una modernizzazione per favorire la concorrenza si è rivelata una disastrosa perdita di beni comuni. Anziché creare un mercato aperto, si sono formati oligopoli privati o semiprivati che hanno consegnato i settori strategici del Paese ai grandi fondi d'investimento esteri, spostando la ricchezza collettiva verso la rendita finanziaria di pochi azionisti.
Le conseguenze negative di quella stagione di svendita sono esattamente la causa dei problemi che affrontiamo oggi. Trasformate le ex aziende di Stato in multinazionali quotate in Borsa, la loro priorità assoluta è diventata la massimizzazione dei profitti e dei dividendi per il mercato finanziario. Così, quando la congiuntura geopolitica internazionale, tra guerre e speculazioni sui mercati del gas e del petrolio, ha fatto schizzare alle stelle i prezzi delle materie prime, per i colossi energetici si è aperta una vera e propria miniera d'oro. I loro guadagni straordinari non derivano da innovazione o da merito industriale, ma da puri extraprofitti dovuti alle emergenze belliche opportunamente manovrate. Mentre cittadini e imprese vedono raddoppiare bollette e prezzi dei carburanti, ed innesco dei processi inflazionistici, i profitti delle aziende volano a livelli mai visti. E a incassare la quota maggioritaria di questi dividendi sono i grandi fondi speculativi internazionali che ne detengono la maggioranza azionaria, mentre lo Stato, che conserva solo quote di minoranza attorno al trenta per cento, si ritrova incapace di intervenire per calmierare opportunamente i prezzi e tassare i super profitti delle multinazionali.
Il contrasto con il resto della società risulta a questo punto impietoso. Un lavoratore dipendente o un pensionato subisce la trattenuta IRPEF automatica con aliquote reali che sfiorano il quaranta per cento. Un piccolo imprenditore, un artigiano o | 371 |
| 13 | Da Loretta Bolgan
DIFTERITE E VACCINAZIONE ANTIDIFTERICA - che cosa sappiamo, che cosa possiamo concludere e quali dati sono ancora necessari
Il tragico decesso per difterite della piccola Anna Rosa ha comprensibilmente suscitato grande attenzione e molte domande, alcune delle quali mi sono state rivolte direttamente.
Ritengo che la morte per difterite di una bambina, oggi, rappresenti un evento di estrema gravità che merita di essere compreso con il massimo rigore possibile. Proprio per questo credo sia necessario evitare conclusioni premature, indipendentemente dalla posizione che si assume sulla vaccinazione.
Le informazioni finora a disposizione sul caso sono ancora incomplete e, su vari aspetti, discordanti.
Alla vicenda si sono sovrapposte interpretazioni contrapposte, spesso presentate con un grado di certezza che i dati pubblicamente disponibili non consentono, almeno per ora, di verificare.
Non entrerò quindi nella ricostruzione delle diverse versioni riportate dalla stampa e sui social. Sarà necessario attendere ulteriori elementi e, soprattutto, poter disporre della documentazione necessaria per comprendere che cosa sia effettivamente accaduto.
Le domande che intendo affrontare sono più circoscritte: che cosa sappiamo oggi della difterite e della vaccinazione antidifterica?
Che cosa mostrano i dati epidemiologici disponibili?
Che cosa misurano effettivamente i test utilizzati per valutare la risposta antitossica e il vaccino?
Quali informazioni microbiologiche, analitiche e cliniche sono necessarie per comprendere un caso individuale?
Gli studi epidemiologici costituiscono necessariamente una parte di questo quadro. Ne riporterò i risultati per quanto documentato dalle fonti consultate, senza entrare nella valutazione specialistica dei loro metodi epidemiologici e statistici, che richiede competenze specifiche.
Mi soffermerò invece sugli aspetti biologici e analitici pertinenti alle domande poste, in particolare sui test effettuati, su ciò che essi misurano e sui limiti entro i quali i risultati possono essere interpretati.
È inoltre fondamentale mantenere distinti il dato di popolazione e il caso individuale. Anche una misura di efficacia dimostrata a livello epidemiologico esprime una riduzione del rischio nella popolazione studiata e non consente, da sola, di stabilire quale sarebbe stato l'esito in un determinato individuo.
Per comprendere un singolo caso occorrono informazioni specifiche sul paziente, sull'agente infettivo e sul decorso clinico.
Il mio obiettivo in questo documento non è quindi dimostrare una tesi a favore o contro la vaccinazione, né attribuire responsabilità sulla base delle informazioni oggi disponibili. È cercare di capire che cosa sappiamo, che cosa non sappiamo ancora e, soprattutto, quali dati siano necessari per rispondere alle domande rimaste aperte.
Sono domande che ritengo imprescindibili proprio per la gravità di quanto è accaduto. Chiedere che vengano messi a disposizione i dati necessari per rispondere non significa formulare un'accusa: significa chiedere conoscenza, trasparenza e informazione.
Il documento completo è disponibile gratuitamente in 📄 https://drive.google.com/file/d/1PDSwWjMgMaFTpICKlWDUb_oFAGN8V12k/view
Dott.ssa Loretta Bolgan
RICERCATRICE INDIPENDENTE
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| 14 | https://www.francescocappello.com/2026/08/25/si-sta-abbandonando-il-principio-fondamentale-secondo-cui-una-guerra-nucleare-non-puo-essere-vinta-perche-tutti-risulterebbero-perdenti-e-quindi-non-dovrebbe-mai-essere-combattuta/ | 1 361 |
| 15 | Questi dati trovano riscontro formale nei comunicati societari e nelle note stampa ufficiali diffuse dalla casa madre danese European Energy A/S e dalla controllata italiana Sun Project S.r.l. A integrazione degli aspetti logistici e di cantiere, i lanci dell'agenzia ANSA (in particolare della sezione ANSA2030) forniscono i dettagli sulla localizzazione esatta in località Villaggio Callari, sulle specifiche tecniche dei moduli sollevati a 1,3 metri, sul coinvolgimento della diplomazia danese e sulle stime relative al pascolo ovino e alle emissioni di anidride carbonica evitate.
Il contesto regolatorio e gli strumenti di de-risking finanziario si basano sulla documentazione ufficiale e sui decreti attuativi del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) relativi al meccanismo d'asta FerX e alla regolamentazione dei Contratti per Differenza (CfD).
Sul piano della legittimità normativa e costituzionale della tutela del suolo agricolo, il punto di riferimento giurisprudenziale è la sentenza n. 127 del 16 luglio 2026 pronunciata dalla Corte Costituzionale.
Le critiche di carattere agronomico, sociale e paesaggistico nascono dai dossier d'analisi e dalle comunicazioni ufficiali diffuse da storiche associazioni ambientaliste e di tutela del patrimonio, tra cui il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) e Italia Nostra. Tali obiezioni sono affiancate dalle inchieste d'approfondimento sul fenomeno del land grabbing e sulla trasformazione delle campagne siciliane pubblicate da testate d'inchiesta come L'Espresso, unitamente ai comunicati dei comitati territoriali del Calatino e alle valutazioni critiche espresse da studiosi indipendenti di agronomia e scienze ambientali.
F.C. | 763 |
| 16 | Si articola così un modello in cui i costi infrastrutturali per il potenziamento della rete e la gestione dell'intermittenza vengono socializzati tra i contribuenti italiani sotto forma di oneri di sistema, mentre i dividendi vengono interamente privatizzati e convogliati nei santuari della finanza internazionale.
Sotto il profilo ecologico ed agronomico, la narrazione patinata dell'agrivoltaico avanzato si rivela essere una sapiente operazione di greenwashing e una foglia di fico linguistica. I promotori pubblicizzano l'integrazione con l'agricoltura mediante l'installazione dei moduli a 1,3 metri da terra per consentire il pascolo di un gregge di circa 820 ovini e l'attuazione di piani di riforestazione.
Mettere qualche centinaio di pecore a pascolare sotto una distesa industriale di pannelli in acciaio e silicio estesa su centinaia di ettari non cancella la natura industriale dell'intervento. Gli agronomi mettono in guardia contro l'effetto gronda, che concentra il dilavamento delle piogge lungo i bordi delle strutture accelerando l'erosione dei suoli collinari. Inoltre, le imponenti recinzioni perimetrali frammentano irreversibilmente gli habitat della fauna selvatica, spezzando i corridoi ecologici territoriali.
Questa colonizzazione energetica colpisce al cuore la sovranità alimentare e l'identità paesaggistica del territorio. Vizzini e il Calatino rappresentano il nucleo storico del paesaggio rurale siciliano, reso celebre dalle pagine verghiane di Mastro-don Gesualdo e Cavalleria Rusticana. La trasformazione di ampie porzioni di campagna in impianti fotovoltaici comporta una speculazione fondiaria aggressiva e forme striscianti di land grabbing, dove gli sviluppatori offrono canoni di affitto o prezzi d'acquisto fuori mercato ai proprietari terrieri, spingendoli ad abbandonare la produzione agricola attiva a favore della rendita finanziaria. Neppure la recente sentenza numero 127 del 2026 della Corte Costituzionale, che ha riaffermato la legittimità dei divieti d'installazione del fotovoltaico a terra sui suoli agricoli per tutelare la produzione alimentare e il paesaggio, riesce a fermare questa deriva. Gli investitori utilizzano infatti le sottili cavillature dell'agrivoltaico avanzato come un espediente legale per scavalcare i vincoli e le tutele di legge, dimostrando come le norme nate per proteggere il suolo vengano regolarmente raggirate per garantire le corsie preferenziali del capitale finanziario.
L'operazione di Vizzini rivela l'insanabile contraddizione di una transizione ecologica calata dall'alto e guidata dalla sola logica del profitto. I territori e gli abitanti della Sicilia subiscono la devastazione del proprio paesaggio e la perdita della propria vocazione agricola in cambio di briciole temporanee nella fase di cantiere, senza nemmeno ottenere una riduzione dei costi dell'energia in bolletta, dato che l'elettricità prodotta viene immessa nella rete ad alta tensione per soddisfare la fame energetica dei poli industriali e dei grandi data center diffusi altrove. Una reale e radicale conversione ecologica non può basarsi sul consumo indiscriminato di suolo né sul sacrificio della sovranità territoriale in favore delle banche e dei fondi speculativi. Una vera transizione deve partire dal riuso delle superfici già urbanizzate e degradate, dalla drastica riduzione dei consumi e da una gestione pubblica, democratica e comunitaria dell'energia, restituendo alle popolazioni locali la proprietà delle infrastrutture e il diritto inalienabile di decidere sul futuro dei propri luoghi.
Francesco Cappello
FONTI
Per la ricostruzione della struttura finanziaria, dei dettagli del project financing da 234,1 milioni di euro e dei ruoli coperti dagli advisor e dal pool bancario composto da Crédit Agricole CIB, Intesa Sanpaolo, NORD/LB e Société Générale, la fonte giornalistica di riferimento è l'articolo d'inchiesta del quotidiano economico Il Sole 24 Ore a firma di Raoul de Forcade. | 633 |
| 17 | IL GRANDE INGANNO DELL'AGRIVOLTAICO: COME LA FINANZA GLOBALE STA COLONIZZANDO LA SICILIA
DIETRO IL MAXI-IMPIANTO DA 225 MW DI VIZZINI NON C'È LA TUTELA DEL TERRITORIO, MA UN'ARCHITETTURA DI DE-RISKING E PROFITTI GARANTITI PER UN POOL BANCARIO INTERNAZIONALE. UN'ANALISI SU COME IL CAPITALE SPECULATIVO PER LE RENDITE DEI FONDI DI INVESTIMENTO USA LA RETORICA VERDE PER PRIVATIZZARE I PROFITTI E SOCIALIZZARE I COSTI
Il progetto del parco agrivoltaico di Vizzini, situato in località Villaggio Callari nel Catanese, viene comunemente presentato dalla retorica istituzionale come un fiore all'occhiello della transizione ecologica. Sviluppato da Sun Project S.r.l., controllata italiana del colosso danese European Energy, l'impianto prevede un investimento complessivo di circa 250 milioni di euro per una capacità installata di 225 megawatt e una produzione stimata di 405 gigawattora all'anno, teoricamente pari al fabbisogno energetico dell'intera città di Catania o di oltre 135.000 famiglie. Dietro queste cifre imponenti e la promessa di evitare l'emissione di oltre 162.000 tonnellate di anidride carbonica all'anno, si nasconde tuttavia l'architettura classica dell'assalto finanziario speculativo ai danni dei territori. L'opera, la cui entrata in esercizio è fissata per il 2028, non nasce da una pianificazione pubblica e partecipata destinata alle comunità locali, ma si inserisce in una logica estrattiva in cui le campagne della Sicilia vengono trasformate in asset ad alto rendimento per il capitale transnazionale.
L'intera struttura finanziaria dell'operazione di Vizzini svela come la cosiddetta conversione ecologica sia ormai diventata terreno di conquista per grandi fondi d'investimento e istituti bancari. Il financial closing da 234,1 milioni di euro in project financing è stato garantito da un pool di quattro giganti del credito europeo: la francese Crédit Agricole CIB, l'italiana Intesa Sanpaolo con la sua divisione IMI CIB, la tedesca NORD/LB e la francese Société Générale. A questa rete si affiancano boutique finanziarie, legali e tecniche come Valecap, Green Horse Legal Advisory, EOS, Legance e Fichtner Italia, ingaggiate per blindare l'operazione sotto ogni profilo normativo e corporativo. Questa imponente concentrazione di capitale, che vede la stessa European Energy partecipata dal colosso giapponese Mitsubishi Corporation, riflette perfettamente quanto accade su scala nazionale con le scorribande finanziarie di soggetti come Copenhagen Infrastructure Partners e la sua controllata Elgin, pronte a scaricare 460 milioni di euro tra Umbria, Molise, Puglia, Lombardia e Sicilia. Non si tratta di aziende energetiche votate al bene comune, ma di gestori di fondi privati, banche d'affari e investitori istituzionali a caccia di profitti blindati.
Il vero motore di questa corsa all'oro verde è rappresentato dai complessi dispositivi di de-risking statale, architettati dalle autorità pubbliche per azzerare il rischio d'impresa degli investitori privati e trasferirlo direttamente sulle spalle dei cittadini. Il progetto di Vizzini si è infatti aggiudicato un Contratto per Differenza della durata di vent'anni nell'ambito dell'asta governativa FerX. Attraverso questo meccanismo, lo Stato garantisce al fondo un prezzo fisso per la vendita dell'energia per due decenni: se il prezzo sul mercato elettrico scende al di sotto della soglia concordata, la differenza viene integrata dai consumatori mediante la bolletta energetica, eliminando alla radice qualsiasi rischio di mercato e assicurando all'investitore flussi di cassa assolutamente prevedibili. A questo scudo si sommano le risorse dei piani straordinari, la priorità di dispacciamento sulla rete e i mercati della capacità che remunerano i grandi sistemi di stoccaggio a batterie anche per il solo fatto di rimanere a disposizione. | 501 |
| 18 | https://www.telecolor.net/2026/08/armi-al-fosforo-bianco-israele-con-armi-vietate-dalla-convenzione-di-ginevra-cappello-ne-spiega-gli-effetti/ | 586 |
| 19 | https://www.telecolor.net/2026/08/armi-al-fosforo-bianco-israele-con-armi-vietate-dalla-convenzione-di-ginevra-cappello-ne-spiega-gli-effetti/ | 1 |
| 20 | «Sono favorevole all’occupazione dei territori di Gaza, soprattutto dopo il 7 ottobre.»
«Incoraggiare la migrazione volontaria e conquistare territori è la cosa più importante in questo momento.»
2025
2 marzo 2025, dopo la sospensione degli aiuti umanitari:
«È ora di aprire le porte dell’inferno, chiudere elettricità e acqua, tornare alla guerra.»
«Tutti gli ostaggi immediatamente, oppure l’inferno si scatenerà su Gaza.»
3 marzo 2025, precisando la sua posizione sull’assedio:
«Dobbiamo far morire di fame i terroristi di Hamas prima di tornare a combattere.»
E aggiunse che, in caso di minaccia agli ostaggi:
«Dovrà esserci l’esecuzione dei terroristi.»
17 aprile 2025:
«Niente accordo, niente cessate il fuoco, niente aiuti; solo continuare a combattere fino alla sconfitta dei nazisti a Gaza.»
«Aumentare la pressione, esercitare tutta la forza e tutta la potenza.»
30 maggio 2025, dopo il fallimento di una proposta di cessate il fuoco:
«È ora di entrare con tutta la forza necessaria, senza battere ciglio, per distruggere e uccidere completamente Hamas nella Striscia di Gaza.»
3 luglio 2025, mentre erano in corso negoziati per un cessate il fuoco:
«Non dobbiamo fermarci neppure per un momento.»
«Dobbiamo ottenere la vittoria completa, occupare tutta Gaza, fermare gli aiuti umanitari e incoraggiare la migrazione, non accordi parziali.»
25 luglio 2025, sulla crisi alimentare a Gaza:
«Non c’è una vera fame a Gaza.»
«Sostengo che Hamas venga fatto morire di fame a Gaza.»
27 luglio 2025, quando Netanyahu decise di aumentare gli aiuti:
«L’unico modo per vincere la guerra e riportare a casa gli ostaggi è fermare completamente gli aiuti “umanitari”, occupare l’intera Striscia e incoraggiare la migrazione volontaria.»
E presentò il proprio piano in quattro punti:
«Uno: fermare gli aiuti. Se gli ostaggi non mangiano, neanche loro mangeranno. Due: eliminare i membri di Hamas. […] Tre: conquistare l’intera Striscia di Gaza. Devono pagare con la terra. Quattro: incoraggiare la migrazione volontaria.»
25 ottobre 2025
Durante una discussione nel gabinetto di sicurezza sulla linea di demarcazione istituita dall’accordo di cessate il fuoco, Ben-Gvir contestò le istruzioni dell’esercito secondo cui i soldati avrebbero dovuto fermarsi davanti a bambini e asini.
Secondo le ricostruzioni della riunione, chiese perché non si dovesse:
«Sparare a un bambino che cavalca un asino.»
E sostenne:
«Dobbiamo smettere di essere misericordiosi.»
Le fonti riportano che la discussione riguardava proprio la possibilità di sparare a bambini palestinesi che si avvicinassero alla «yellow line».
Il 25 marzo 2026, alla vigilia dell’approvazione della pena di morte ai palestinesi, dichiarò:
«La legge sulla pena di morte per i terroristi è la legge più importante che la Knesset abbia approvato negli ultimi anni.»
«È destinata a proteggere i nostri figli.»
«Con l’aiuto di Dio, applicheremo pienamente questa legge e uccideremo i nostri nemici.»
19 luglio 2026, durante la marcia dei coloni verso il confine con Gaza, la dichiarazione è già ancora più esplicita:
«Ci sarà un insediamento ebraico in tutta Gaza.»
«Incoraggiare l’immigrazione volontaria [dei palestinesi], mandare quelli che devono essere mandati nei loro Paesi.»
«E noi torniamo a casa. Gaza è nostra.»
Francesco Cappello | 1 297 |
