Francesco Cappello - Seminare domande
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Se un titolo di Stato americano paga il 4,5% di interesse, ma il dollaro (la valuta in cui è espresso) perde il 15% del suo valore, l'investitore internazionale sta di fatto perdendo denaro (il rendimento reale è negativo). Questo spinge i grandi fondi globali a sbarazzarsi in massa dei titoli americani.
La combinazione peggiore per un'economia è avere i tassi d'interesse dei bond che salgono mentre il valore della moneta (dollaro) scende . Questo annulla completamente la funzione del dollaro come "bene rifugio" sicuro con tutte le conseguenze del caso.
Si aggiunga che la banca centrale cinese ha acquistato altre 320.000 once d'oro nell'ultimo mese, segnando il 19° mese consecutivo di acquisti senza sosta.
A livello globale, nelle riserve delle banche centrali, l'oro ha ufficialmente sorpassato i titoli di Stato americani. Questo non accade perché l'oro sia diventato improvvisamente più utile, ma perché i titoli di Stato e la moneta americana sono considerati sempre meno affidabili come riserva di valore a lungo termine.
L'unico modo per costringere gli investitori a comprare bond governativi (abbassando i tassi sul debito pubblico) sarebbe quello di provocare una dura recessione. Solo distruggendo il valore delle azioni la borsa crollerà, spingendo le persone a rifugiarsi nei bond come porto sicuro…
Francesco Cappello
| 2 | La trappola energetica
Le riserve strategiche di greggio degli USA sono scese al livello pericoloso di 1,57 miliardi di barili. Se gli USA dovessero smettere di esportare per ricostruire le proprie scorte, l'offerta mondiale di petrolio crollerebbe facendo schizzare i prezzi del carburante e alimentando l'inflazione globale…
Francesco Cappello | 291 |
| 3 | Le agevolazioni consistono in enormi sconti sulle tasse (come crediti d'imposta e riduzioni fiscali), esenzioni dai dazi doganali e, soprattutto, in una drastica semplificazione burocratica, con autorizzazioni ultra-rapide che spesso consentono ai grandi capitali di superare agilmente i normali e rigorosi controlli amministrativi e urbanistici a cui sono sottoposti i comuni mortali. | 151 |
| 4 | Qui non siamo di fronte a un singolo mega-albergo, ma a un'acquisizione sistematica e a tappeto di antiche masserie, uliveti e mandorleti da parte di fondi di investimento britannici, francesi e holding private collegate a miliardari stranieri. Questo fenomeno di gentrificazione radicale delle campagne sta espellendo i produttori locali a favore della finanza transnazionale. Le terre cambiano proprietà, le strade vicinali vengono sbarrate da cancelli automatici e i sentieri storici che portavano al mare vengono recintati. Si crea così un'economia di enclave, una bolla d'oro dove la popolazione siciliana viene declassata a manovalanza di servizio, camerieri, giardinieri, custodi, perdendo ogni controllo sulla pianificazione e sul futuro della propria terra.
Se in Puglia lo strumento di penetrazione sono state le ZES, in Sicilia i grandi investitori stranieri trovano un alleato ancora più potente: lo Statuto di Autonomia Speciale della Regione Siciliana. La competenza esclusiva della Regione in materia di territorio, ambiente e beni culturali, che storicamente avrebbe dovuto difendere l'identità dell'isola, è stata progressivamente ribaltata e trasformata in uno scudo normativo per aggirare le leggi di tutela nazionali.
Attraverso lo strumento dei "Piani di Miglioramento Agricolo" o l'approvazione di varianti urbanistiche d'urgenza da parte degli uffici palermitani, la burocrazia regionale può scavalcare i Piani Regolatori dei singoli Comuni. Questo significa che se una comunità locale o un consiglio comunale si oppongono a un insediamento turistico invasivo, il grande investitore può bypassare la resistenza locale ottenendo decreti diretti dall'alto. È la fine della sovranità territoriale: le decisioni sulla forma da dare alle coste siciliane non appartengono più a chi quelle coste le abita e le vive, ma vengono decise in stanze blindate dove i lobbisti di grandi società private straniere spesso controllate da fondi offshore dettano le linee guida dello sviluppo regionale.
Il filo che unisce Sazan, Valona, Ostuni e le coste della Sicilia è drammaticamente lo stesso. La retorica dello "sviluppo turistico", della transizione energetica (di cui tornerò a parlare in un post successivo) e della relativa "creazione di posti di lavoro" è la maschera moderna sotto cui si nasconde un processo di sottomissione geopolitica ed economica. Attori finanziari immensamente potenti, spesso legati a doppio filo con i complessi industriali e politici delle potenze occidentali, stanno acquistando materialmente i punti d'accesso al mare e i nodi strategici del Mediterraneo.
In Sicilia, la penetrazione avviene in modo più felpato, travestita da restauro filologico di antiche tonnare o da resort eco-compatibili che promettono di non tagliare nemmeno un albero. Ma il risultato finale non cambia: la terra cambia padrone. E quando un popolo perde la proprietà materiale dei propri luoghi simbolici e delle proprie risorse naturali, perde la capacità di decidere del proprio destino. L'allarme è lanciato, le recinzioni avanzano: se non apriamo gli occhi adesso, l'unica cosa che resterà ai siciliani sarà il diritto di guardare da dietro un filo spinato il mare che un tempo era di tutti.
Francesco Cappello
Nota
Le Zone Economiche Speciali (ZES), attive in Puglia, Sardegna, Sicilia e altrove, sono aree in cui il governo decide di alleggerire o sospendere le normali regole fiscali e burocratiche per renderle fortemente attrattive. Destinate principalmente a imprese, multinazionali e grandi gruppi di investitori, sia nazionali che esteri, disposti a insediare attività o realizzare infrastrutture in territori ritenuti strategici o da rilanciare, queste zone offrono corsie preferenziali straordinarie. | 147 |
| 5 | La Sicilia, per la sua posizione geografica e militare al centro del Mediterraneo, non poteva rimanere immune alla geometria predatoria del grande capitale transnazionale. Se in Albania l’attacco si concentra sull’alleanza tra potere politico e dinastie finanziarie statunitensi, e in Puglia si muove all'ombra delle ZES (vedi nota) con fondi israelo-olandesi, in Sicilia il fenomeno assume una forma assai pervasiva. L'isola sta sperimentando una colonizzazione silenziosa che non risparmia nulla: dalle antiche tonnare borboniche alle riserve naturali protette, fino alle isole minori, importanti porzioni di territorio vengono sottratte al demanio pubblico e alla memoria collettiva per essere recintate e convertite in riserve esclusive ad uso e consumo dell’un per cento della popolazione globale.
Il meccanismo estrattivo che abbiamo visto in Albania, in Sardegna ed in Puglia si riproduce in terra siciliana con sconvolgente esattezza, sfruttando la debolezza economica locale e la complicità di una burocrazia regionale che sventola il miraggio del turismo d'élite come l’unica via di salvezza possibile.
Il caso più clamoroso si trova nell'estremo vertice sud-orientale della Sicilia: a Portopalo di Capo Passero. Qui, un imponente progetto di speculazione immobiliare ha messo nel mirino un intero complesso monumentale e naturalistico di valore inestimabile: l’antica Tonnara di Capo Passero e il castello seicentesco, uniti all'isola antistante che sorge nel cuore di una zona di protezione speciale marina.
L'operazione, guidata da gruppi immobiliari con ramificazioni internazionali e veicoli societari ad hoc, tra cui spiccano gli interessi della società Mantagua, prevede la trasformazione della storica tonnara in un resort a cinque stelle di lusso, con suite ricavate negli antichi magazzini dei pescatori e la privatizzazione di fatto degli accessi al mare.
Lo schema autorizzativo ricalca perfettamente il "modello albanese": delibere regionali concesse in deroga ai normali vincoli paesaggistici, conferenze dei servizi blindate e una totale esclusione della cittadinanza dai processi decisionali. Nonostante le durissime battaglie legali ingaggiate da Legambiente e dai comitati civici locali, che hanno denunciato l'illegittimità delle concessioni e il rischio di distruzione di un ecosistema costiero fragilissimo, i grandi investitori continuano a spingere per il completamento del cantiere, forti di coperture politiche che vedono nella privatizzazione del patrimonio storico l'unico destino per il Mezzogiorno.
Spostandosi sulla costa agrigentina, il conflitto tra conservazione ambientale e finanza immobiliare si fa ancora più aspro. A Torre Salsa, una delle riserve naturali più selvagge d'Europa, gestita dal WWF per proteggere la nidificazione delle tartarughe marine, il cemento d'alto bordo è riuscito a penetrare fin dentro i confini dell'area di rispetto. È qui che il colosso del turismo di lusso nordeuropeo Adler ha edificato un mega-resort ecologico d'élite.
Sebbene la struttura venga presentata al pubblico internazionale con la narrazione della sostenibilità, del "green" e dell'integrazione nel paesaggio, l'impatto materiale delle cubature, delle piscine artificiali e delle vie di accesso private ha alterato per sempre l'equilibrio idrogeologico e visivo di una costa che era rimasta relativamente incontaminata. Lo scandalo risiede nel fatto che, mentre a un cittadino locale o a un piccolo agricoltore viene vietato persino il rifacimento di un muretto a secco in nome dei vincoli ambientali, ai grandi gruppi internazionali viene concesso di sbancare colline a ridosso del mare, dimostrando che la tutela della natura cede il passo quando il capitale sul tavolo è abbastanza pesante.
Tornando a Est, nel siracusano, la pressione si fa diffusa e assume i tratti di un vero e proprio Land Grab rurale nella campagna di Noto, a ridosso della riserva di Vendicari. | 129 |
| 6 | https://www.youtube.com/live/W0rQPdIHcz0?is=OYJNV6JOgNUDSQzu | 334 |
| 7 | https://youtu.be/8MWmjJ1uSNI?is=Z-PJDh0T1zapBLWL | 1 |
| 8 | https://www.youtube.com/live/W0rQPdIHcz0?is=koYvxpyztSkOzQuz | 1 |
| 9 | https://www.youtube.com/live/W0rQPdIHcz0?is=sV2nSq48TO3mt6PD | 1 |
| 10 | https://www.youtube.com/live/W0rQPdIHcz0?is=sV2nSq48TO3mt6PD | 1 |
| 11 | Siamo di fronte a un paradosso intollerabile: la transizione ecologica è stata trasformata nello strumento legale con cui i cittadini vengono costretti a finanziare, tramite la propria bolletta, l'espropriazione e la devastazione dei loro stessi territori a beneficio della speculazione finanziaria occidentale.
Francesco Cappello | 232 |
| 12 | 👆 La retorica pelosa nei titoli del sole 24 ore. Quando i media mainstream titolano "Via libera di Bruxelles a 23 miliardi di aiuti per l'Italia", l'opinione pubblica è indotta a pensare che l'Unione Europea stia "regalando" o "inviando" un enorme assegno al nostro Paese
Vediamo un po’ più da vicino, come si realizza e a vantaggio di chi la grande truffa dei 23 miliardi
con cui ci fanno pagare il saccheggio dei nostri territori.
Il sole 24 ore annuncia il via libera di Bruxelles a ben 23 miliardi di euro di aiuti per l’Italia nel settore delle rinnovabili e allora l'istinto ci porta a pensare a un generoso assegno in arrivo dall'Europa per finanziare un futuro più pulito e radioso. Ma questa è solo la narrazione ufficiale, la patina dorata progettata per ottenere il consenso dell'opinione pubblica che viene così intortata. Basta, infatti, grattare la superficie per scoprire che ci troviamo di fronte a un colossale imbroglio linguistico ed economico.
L'Unione Europea non sborserà un solo centesimo di tasca propria. Quel tanto sbandierato "via libera" non è un finanziamento, ma una semplice autorizzazione burocratica: Bruxelles ha soltanto dato il permesso al governo italiano di spendere soldi propri, aggirando i normali divieti europei sugli aiuti di Stato.
La domanda sorge allora spontanea: se i miliardi non arrivano dall'Europa, da dove uscirà l'enorme somma necessaria a realizzare i 37,15 gigawatt di nuova potenza previsti dal piano? La risposta è nascosta tra le pieghe delle nostre spese quotidiane, prelevata direttamente dalle bollette elettriche di ogni singola famiglia e impresa italiana. Il meccanismo viene infatti finanziato attraverso la componente fissa degli oneri di sistema (le FER vengono finanziate anche via PNRR di cui parlerò in altro post), una vera e propria tassa occulta e forzata. Non siamo quindi di fronte a un debito contratto verso l'Unione Europea, come nel caso del PNRR, bensì a un debito strutturale interno e intergenerazionale. È un prelievo continuo e coatto che graverà sui consumatori per i prossimi vent'anni, costringendoci a pagare di tasca nostra ogni volta che accendiamo la luce o avviamo un elettrodomestico.
Il vero capolavoro di questa macchina finanziaria si svela guardando chi intascherà materialmente questo immenso flusso di denaro pubblico. I miliardi sottratti ai cittadini non andranno a beneficio di comunità energetiche locali o di progetti pubblici territoriali, ma finiranno direttamente nelle casse di colossi multinazionali dell'energia e di fondi d'investimento speculativi transnazionali.
Lo Stato, attraverso il sistema dei contratti per differenza della durata di vent'anni, garantisce infatti a questi attori privati un prezzo fisso d'esercizio per l'energia prodotta. Se il prezzo di mercato dovesse crollare, lo Stato interviene pagando la differenza con i soldi delle nostre bollette. Si tratta del paracadute finanziario perfetto: il rischio d'impresa viene interamente scaricato sulla collettività, mentre il profitto privato viene blindato per due decenni. In questo modo, la terra fisica, i campi agricoli produttivi e i paesaggi storici perdono la loro identità reale e vengono convertiti in "sottostanti" ideali per generare rendite finanziarie liquide e protette, scambiabili istantaneamente sui mercati globali.
Per assicurarsi che nessuno possa disturbare questo ingranaggio, la governance energetica ha predisposto rigide gabbie giuridiche sovranazionali. Le regole introdotte con il regolamento europeo Net Zero Industry Act e l'obbligo di partecipare ad aste competitive al ribasso non servono a tutelare i consumatori, ma a tagliare fuori i piccoli produttori locali a vantaggio dei grandi agglomerati di capitale. Un impianto che ottiene la conformità a queste norme acquisisce infatti una patente di priorità strategica che scavalca i piani urbanistici di Comuni e Regioni, disinnescando preventivamente i pareri delle Soprintendenze e la volontà delle popolazioni locali, esattamente come sta drammaticamente accadendo in Sardegna. | 220 |
| 13 | Немає тексту... | 177 |
| 14 | In Sardegna come in Albania, come altrove, la mostruosa megamacchina finanziaria occidentale dematerializza la realtà fisica per trasformarla in rendita liquida per estrarne, spremerne, tutto il possibile valore finanziario. Lo fa essendosi preoccupata di blindarsi giuridicamente contro la sovranità dei popoli
Allarme Sardegna: la megamacchina finanziaria che cancella le sovranità e trasforma la terra in rendita liquida

Quello che sta accadendo in Sardegna con lo sblocco unilaterale da parte del Governo Meloni dei tre impianti a terra a Uta, Serramanna e in Ogliastra, e che rischia di ripetersi a breve con il saccheggio eolico offshore nelle acque di Carloforte, non è semplicemente un abuso di potere romano contro il parere delle istituzioni regionali (che già di per sé si configura come un atto di imperio dittatoriale). È qualcosa di molto più profondo, sistemico e inquietante: è l'applicazione sul campo di una macchina finanziaria transnazionale concepita per azzerare la sovranità dei popoli e cannibalizzare l’economia reale e i territori a cui i governi centrali risultano asserviti (vedi anche il caso dell’Albania).
La Sardegna è oggi il laboratorio avanzato di un modello predatore globale. Non siamo di fronte a una transizione ecologica guidata da nobili intenti ideali, ma a un mastodontico processo di espropriazione e finanziarizzazione della terra fisica, ridotta a mero strumento di profitto per i giganti della speculazione internazionale (per chi fosse interessato, ne parlo più diffusamente nel mio articolo:
https://www.francescocappello.com/2026/06/07/la-macchina-finanziaria-che-azzera-le-sovranita-e-trasforma-la-terra-fisica-in-rendita-finanziaria-liquida-e-blindata/ ).
Il meccanismo dell'inganno: dall'emergenza alla dematerializzazione del territorio
Per comprendere la portata dell'allarme, occorre unire i fili che collegano le decisioni di Palazzo Chigi ai board dei grandi fondi d'investimento. Il primo grimaldello è la dottrina dell'emergenza: si evoca una perenne crisi (climatica, energetica, geopolitica) per sospendere le garanzie democratiche e centralizzare il comando. Ma l'obiettivo finale va ben oltre l'installazione di campi eolici e fotovoltaici.
L'obiettivo reale è la trasformazione della terra fisica, dei beni comuni e dei paesaggi storici e naturalistici in rendita finanziaria liquida. Attraverso la retorica della transizione green, il territorio sardo viene sottratto alla sua funzione naturale, agricola e culturale, e viene di fatto "smaterializzato". I campi di Guspini o Solarussa, i crinali dell'Ogliastra e i mari di Carloforte non sono più spazi di vita e di produzione reale: nella mente della tecnocrazia finanziaria vengono convertiti in "sottostanti" di complessi prodotti finanziari, titoli cartolarizzati, green bond e flussi di incentivi statali anche a debito, come nel caso dei fondi del PNRR, garantiti dalle bollette dei cittadini. La terra reale si dissolve per diventare un asset liquido e scambiabile istantaneamente sui mercati globali, scollegato da qualsiasi utilità sociale.
La rendita blindata che azzera le sovranità
Il dramma profondo di questo meccanismo risiede nella sua natura "blindata". Quando un territorio viene finanziarizzato e i suoi asset passano nelle mani di fondi transnazionali protetti da normative sovranazionali, trattati internazionali sul commercio e decreti statali di urgenza strategica, la democrazia locale viene di fatto azzerata.
La megamacchina finanziaria si colloca deliberatamente in uno spazio giuridico superiore e impermeabile alla volontà dei cittadini. | 158 |
| 15 | Questo spiega l'arroganza con cui il Governo centrale scavalca a piè pari lo Statuto Speciale della Sardegna, le Soprintendenze e i pareri negativi delle comunità locali riducendo le istituzioni sarde a simulacri svuotati di reale potere decisionale mentre i cittadini che protestano sui territori e sulle piazze virtuali vengono trattati come elementi di disturbo e la loro lotta viene trattata come un problema di ordine pubblico e di fatto criminalizzata (le leggi sulla sicurezza per decreto concepite in questi ultimi anni sembrano fatte apposta per arginare la protesta popolare). Le aree contese vengono recintate e presidiate da forza militare privata e/o pubblica.
La rendita speculativa privata diventa intoccabile, difesa da una corazza legale blindata che saltando a piè pari tutta la normativa di salvaguardia esistente a protezione del territorio e dei suoi patrimoni, mette al riparo i profitti di grandi società private e delle multinazionali controllate dai grandi fondi di investimento da qualunque normativa, cambio di colore politico o rivendicazione popolare.
I 54 GW di richieste di connessione a Terna non rispondono al bisogno elettrico dei sardi (la Sardegna produce già quasi il doppio di quanto consuma) ma alla necessità bulimica di questa macchina finanziaria di creare nuovi mercati artificiali, drenando ricchezza reale dalle periferie del mondo per concentrarla nelle mani di pochissimi attori globali.
Una battaglia di civiltà: la Sardegna e il destino dei suoi territori
I sardi si trovano oggi in trincea a difendersi da un’operazione di furto “legalizzato” della loro terra. Non difendono solo la bellezza incommensurabile della propria isola ma lo stesso accesso alla propria terra, il principio stesso di sovranità.
La straordinaria risposta popolare della proposta di legge ‘Pratobello 24’, con le sue oltre 200.000 firme, è sentita come l'antidoto politico e identitario a questa dittatura liquida della finanza. Reclamando il potere primario sul governo del territorio, l'urbanistica e i beni comuni, il popolo sardo sta tentando di riaffermare il primato della realtà fisica e del diritto democratico sulla speculazione estrattiva.

Questo allarme non riguarda solo la Sardegna. La macchina finanziaria che da molto tempo ormai si sta provando a piegare definitivamente l'Isola, superando d'autorità le sue prerogative autonome e costituzionali, applica il suo modello ovunque senza freni. Ogni pianura agricola, ogni litorale, ogni borgo d'Italia potrà essere espropriato, recintato e trasformato a beneficio del grande capitale privato.
È tempo di svegliarsi e smascherare l'imbroglio: quella in corso non è una transizione verso il futuro, ma la ritirata definitiva dello Stato di diritto di fronte all'avanzata di una finanza predatrice, un’enorme zecca bubbonica, piantata sempre più a fondo, nella carne viva dei territori.
Difendere la Sardegna oggi significa difendere la libertà di tutti.
Francesco Cappello  | 152 |
| 16 | Il Mercosur ci viene venduto come un grande affare. Ma per chi?
Le multinazionali europee della chimica e della farmaceutica, controllate dai grandi fondi di investimento, producono pesticidi, ogm eccetera, in Europa, dove sono vietati e li esportano in Sud America, dove le grandi imprese dell’agrobusiness controllate anche loro dai grandi fondi di investimento, li usano per produrre carne e cibo, che rientrerà in Europa grazie al Mercosur. Nel frattempo, altre multinazionali, le farmaceutiche guadagnano dall’aumento delle malattie; controllate anch’esse dai grandi fondi di investimento, a cui peraltro sempre più cittadini europei affidano i loro risparmi per averne dei rendimenti… e si rivolgono ancora a loro per acquistare polizze sanitarie nella speranza di garantirsi cure sicure, polizze pensionistiche ed altro.
L’Unione europea, vittima di cattive scelte geopolitiche, cede al Mercosur spinta dalle sue solite lobby, un trattato di libero scambio, per poter esportare le sue auto dopo aver chiuso altri mercati per scelte fallimentari di guerra. A pagare i suoi cittadini, le foreste i popoli indigeni che le abitano ecc. ecc.
https://youtu.be/-Hmu1JZ-6B8?is=UmMBpJgpzbSwhquc | 566 |
| 17 | Questo spiega l'arroganza con cui il Governo centrale scavalca a piè pari lo Statuto Speciale della Sardegna, le Soprintendenze e i pareri negativi delle comunità locali riducendo le istituzioni sarde a simulacri svuotati di reale potere decisionale mentre i cittadini che protestano sui territori e sulle piazze virtuali vengono trattati come elementi di disturbo e la loro lotta viene trattata come un problema di ordine pubblico e di fatto criminalizzata (le leggi sulla sicurezza per decreto concepite in questi ultimi anni sembrano fatte apposta per arginare la protesta popolare). Le aree contese vengono recintate e presidiate da forza militare privata e/o pubblica.
La rendita speculativa privata diventa intoccabile, difesa da una corazza legale blindata che saltando a piè pari tutta la normativa di salvaguardia esistente a protezione del territorio e dei suoi patrimoni, mette al riparo i profitti di grandi società private e delle multinazionali controllate dai grandi fondi di investimento da qualunque normativa, cambio di colore politico o rivendicazione popolare.
I 54 GW di richieste di connessione a Terna non rispondono al bisogno elettrico dei sardi (la Sardegna produce già quasi il doppio di quanto consuma) ma alla necessità bulimica di questa macchina finanziaria di creare nuovi mercati artificiali, drenando ricchezza reale dalle periferie del mondo per concentrarla nelle mani di pochissimi attori globali.
Una battaglia di civiltà: la Sardegna e il destino dei suoi territori
I sardi si trovano oggi in trincea a difendersi da un’operazione di furto “legalizzato” della loro terra. Non difendono solo la bellezza incommensurabile della propria isola ma lo stesso accesso alla propria terra, il principio stesso di sovranità.
La straordinaria risposta popolare della proposta di legge ‘Pratobello 24’, con le sue oltre 200.000 firme, è sentito come l'antidoto politico e identitario a questa dittatura liquida della finanza. Reclamando il potere primario sul governo del territorio, l'urbanistica e i beni comuni, il popolo sardo sta tentando di riaffermare il primato della realtà fisica e del diritto democratico sulla speculazione estrattiva.
Questo allarme non riguarda solo la Sardegna. La macchina finanziaria che da molto tempo ormai si sta provando a piegare definitivamente l'Isola, superando d'autorità le sue prerogative autonome e costituzionali, applica il suo modello ovunque senza freni. Ogni pianura agricola, ogni litorale, ogni borgo d'Italia potrà essere espropriato, recintato e trasformato a beneficio del grande capitale privato.
È tempo di svegliarsi e smascherare l'imbroglio: quella in corso non è una transizione verso il futuro, ma la ritirata definitiva dello Stato di diritto di fronte all'avanzata di una finanza predatrice, un’enorme zecca bubbonica, piantata sempre più a fondo, nella carne viva dei territori.
Difendere la Sardegna oggi significa difendere la libertà di tutti.
Francesco Cappello | 532 |
| 18 | In Sardegna come in Albania, come altrove, la mostruosa megamacchina finanziaria occidentale dematerializza la realtà fisica per trasformarla in rendita liquida, per estrarne, spremerne tutto il possibile valore finanziario. Lo fa essendosi preoccupata di blindarsi giuridicamente contro la sovranità dei popoli
Allarme Sardegna: la megamacchina finanziaria che cancella le sovranità e trasforma la terra in rendita liquida
Quello che sta accadendo in Sardegna con lo sblocco unilaterale da parte del Governo Meloni dei tre impianti a terra a Uta, Serramanna e in Ogliastra, e che rischia di ripetersi a breve con il saccheggio eolico offshore nelle acque di Carloforte, non è semplicemente un abuso di potere romano contro il parere delle istituzioni regionali (che già di per sé si configura come un atto di imperio dittatoriale). È qualcosa di molto più profondo, sistemico e inquietante: è l'applicazione sul campo di una macchina finanziaria transnazionale concepita per azzerare la sovranità dei popoli e cannibalizzare l’economia reale e i territori a cui i governi centrali risultano asserviti (vedi anche il caso dell’Albania).
La Sardegna è oggi il laboratorio avanzato di un modello predatore globale. Non siamo di fronte a una transizione ecologica guidata da nobili intenti ideali, ma a un mastodontico processo di espropriazione e finanziarizzazione della terra fisica, ridotta a mero strumento di profitto per i giganti della speculazione internazionale (per chi fosse interessato, ne parlo più diffusamente nel mio articolo:
https://www.francescocappello.com/2026/06/07/la-macchina-finanziaria-che-azzera-le-sovranita-e-trasforma-la-terra-fisica-in-rendita-finanziaria-liquida-e-blindata/ ).
Il meccanismo dell'inganno: dall'emergenza alla dematerializzazione del territorio
Per comprendere la portata dell'allarme, occorre unire i fili che collegano le decisioni di Palazzo Chigi ai board dei grandi fondi d'investimento. Il primo grimaldello è la dottrina dell'emergenza: si evoca una perenne crisi (climatica, energetica, geopolitica) per sospendere le garanzie democratiche e centralizzare il comando. Ma l'obiettivo finale va ben oltre l'installazione di campi eolici e fotovoltaici.
L'obiettivo reale è la trasformazione della terra fisica, dei beni comuni e dei paesaggi storici e naturalistici in rendita finanziaria liquida. Attraverso la retorica della transizione green, il territorio sardo viene sottratto alla sua funzione naturale, agricola e culturale, e viene di fatto "smaterializzato". I campi di Guspini o Solarussa, i crinali dell'Ogliastra e i mari di Carloforte non sono più spazi di vita e di produzione reale: nella mente della tecnocrazia finanziaria vengono convertiti in "sottostanti" di complessi prodotti finanziari, titoli cartolarizzati, green bond e flussi di incentivi statali anche a debito, come nel caso dei fondi del PNRR, garantiti dalle bollette dei cittadini. La terra reale si dissolve per diventare un asset liquido e scambiabile istantaneamente sui mercati globali, scollegato da qualsiasi utilità sociale.
La rendita blindata che azzera le sovranità
Il dramma profondo di questo meccanismo risiede nella sua natura "blindata". Quando un territorio viene finanziarizzato e i suoi asset passano nelle mani di fondi transnazionali protetti da normative sovranazionali, trattati internazionali sul commercio e decreti statali di urgenza strategica, la democrazia locale viene di fatto azzerata.
La megamacchina finanziaria si colloca deliberatamente in uno spazio giuridico superiore e impermeabile alla volontà dei cittadini. | 457 |
| 19 | https://www.francescocappello.com/2026/06/07/la-macchina-finanziaria-che-azzera-le-sovranita-e-trasforma-la-terra-fisica-in-rendita-finanziaria-liquida-e-blindata/ | 669 |
| 20 | Per il NYT non c’è nessuno scenario di fine guerra.
La prospettiva di negoziati si indebolisce. La strategia europea si riduce a continuare a sostenere Kiev senza una chiara comprensione del finale.
Nella notte tra il 1° e il 2 giugno 2026, la Russia ha lanciato uno degli attacchi più massicci dall’inizio del conflitto: oltre 650 droni e decine di missili tra balistici e da crociera diretti contro Kiev. Emerge una precisa dottrina operativa: la saturazione dei sistemi di difesa occidentali, volta a logorare difese, infrastrutture e la politica europea che è il maggior ostacolo per i negoziati.
Nel frattempo, la Russia, continua ad avvertirci che conosce i centri di produzione militari italiani ed europei di droni , missili eccetera con i quali ogni giorno si colpisce il territorio russo utilizzando la mano Ucraina grazie all’organizzazione militare della Nato, e dichiara che il fronte militare potrebbe prendere di mira obiettivi al di fuori dei confini europei…
L’Ungheria era l’unico paese con veto formale all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea ma dopo l’uscita di scena di Orbán il blocco si è allentato.
Ricordiamo che se l’Ucraina entrasse nell’Unione Europea, varrebbe l’articolo 42, paragrafo sette del trattato dell’unione che obbliga i paesi membri ad accorrere in aiuto militare dell’Ucraina. In pratica un articolo cinque della Nato che esce dalla porta ed entra dalla finestra… ossia un’Ucraina di fatto nella NATO…
Nel frattempo, Finlandia, Polonia, paesi baltici e Germania chiedono di potersi dotare di un arsenale nucleare e dei relativi vettori.
Italia, Francia, Inghilterra hanno già armi nucleari sul proprio territorio
Fuori l’Europa e l’Italia dalla guerra!
Francesco Cappello | 261 |
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