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Qual è il vero "Grande Elettore" che ha deciso le sorti delle elezioni in Israele?
Un'immagine scioccante generata dall'Intelligenza Artificiale e diffusa a soli due giorni dal voto: una bomba nucleare che esplode su Tel Aviv.
È questa la mossa strategica giocata da Benjamin Netanyahu per sollevare lo spettro della "minaccia iraniana" e consolidare il proprio potere. Ma quanto c'è di vero nella narrazione sul nucleare in Medio Oriente?
In questo lucido approfondimento Manlio Dinucci smonta la propaganda elettorale invitandoci a usare "l'intelligenza naturale basata sui fatti".
L'analisi ci porta indietro nel tempo, svelando l'ambiguità nucleare e il segreto di Dimona. Già dagli anni '50, infatti, Israele ha costruito in gran segreto un enorme bunker sotterraneo nel deserto del Negev per la produzione di armi atomiche. Emerge così un profondo paradosso geopolitico: mentre l'Iran, avendo firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, è sottoposto a rigide ispezioni dell'ONU, Israele, che non vi ha mai aderito, custodisce un vasto arsenale sfuggendo da decenni a qualsiasi controllo internazionale.
A rendere il racconto ancora più pregnante è l'incredibile storia vera di Mordechai Vanunu, una vicenda che sembra uscita da un film di spionaggio. Nel 1986, questo coraggioso tecnico israeliano rivelò al mondo i segreti nucleari del suo Paese fornendo prove fotografiche al Sunday Times. Una scelta pagata a carissimo prezzo, culminata con un'imboscata a Roma orchestrata dal Mossad e una condanna a 18 anni di isolamento disumano nelle carceri israeliane.
Il documentario arriva poi fino ai giorni nostri per esplorare le complesse reti di alleanze globali e il coinvolgimento diretto del nostro Paese. Vengono messi in luce retroscena fondamentali sugli armamenti moderni impiegati nell'area, dai sottomarini d'attacco tedeschi classe Dolphin, modificati per lanciare missili a testata nucleare, fino alla stretta collaborazione in corso tra l'azienda israeliana produttrice di questi missili e l'italiana Leonardo.
Se vuoi comprendere le reali dinamiche di potere e le tensioni sommerse che infiammano il Medio Oriente, ben oltre la superficialità dei media tradizionali, questa è una visione obbligata. È un'analisi documentata, capace di unire l'attualità più stringente alla grande storia.
https://youtu.be/OLk1z_pqQmk?is=dLCHKFTSwIA_whK5
| 2 | LA BOLLA DEI DATA CENTER Anatomia di un business miliardario tra debito e speculazione
Dietro la corsa planetaria all’intelligenza artificiale c’è molto più che una rivoluzione tecnologica.
Ci sono migliaia di miliardi di dollari di investimenti, enormi quantità di debito, terreni, energia, infrastrutture, società veicolo, banche, fondi d’investimento e grandi operatori tecnologici.
Ma come nasce, concretamente, un Data Center?
Chi individua il terreno? Chi ottiene le autorizzazioni? Chi porta l’elettricità? Chi costruisce l’infrastruttura? Chi mette i capitali? Chi finanzia il progetto attraverso il debito? E chi può guadagnare dalla sua compravendita o dal suo rifinanziamento ancora prima che i server siano accesi?
L’articolo ricostruisce la macchina economica e finanziaria che trasforma un terreno, una connessione alla rete elettrica e un progetto industriale in un asset da miliardi di euro.
Una macchina nella quale interagiscono società immobiliari, operatori tecnologici, SPV, banche, fondi di private credit, grandi gestori patrimoniali e investitori istituzionali. Ognuno con il proprio ruolo, i propri interessi e il proprio modo di assumere, trasferire o scaricare il rischio.
E mentre la domanda di potenza di calcolo cresce vertiginosamente, cresce anche il ricorso al debito.
Qui emerge la contraddizione: un Data Center può richiedere miliardi di investimenti, mentre la tecnologia che ospita può diventare obsoleta molto prima che il debito contratto per finanziarlo sia stato ripagato.
La domanda, allora, è inevitabile: quanto di questa crescita poggia su ricavi reali e quanto sulle aspettative di ricavi futuri?
E se quelle aspettative dovessero ridimensionarsi, chi rimarrebbe con il cerino in mano?
Nel nuovo articolo provo a ricostruire come funziona questa macchina, chi la finanzia, chi può guadagnarci chi perderci e dove si concentrano i rischi.
LA BOLLA DEI DATA CENTER
Anatomia di un business miliardario tra debito e speculazione
https://www.francescocappello.com/2026/10/28/la-bolla-dei-data-center-anatomia-di-un-business-miliardario-tra-debito-e-speculazione/ | 127 |
| 3 | https://www.francescocappello.com/2026/10/27/il-risveglio-del-sud-globale-la-vittoria-di-lula-in-brasile-ridisegna-gli-equilibri-mondiali-e-parla-alleuropa/ | 365 |
| 4 | Il 25 ottobre 2026 è avvenuto in Serbia qualcosa di politicamente eccezionale: il movimento studentesco nato dalle proteste contro la corruzione e l’inefficienza delle istituzioni ha trasformato la propria mobilitazione sociale in una vittoria elettorale, conquistando la maggioranza assoluta del Parlamento mandando all’opposizione Vučić
La Student List – Students Are Winning («Lista Studentesca – Gli studenti vincono») ha ottenuto circa il 53% dei voti e 140 seggi sui 250 dell’Assemblea Nazionale, secondo i risultati preliminari della Commissione elettorale serba. La lista guidata politicamente da Aleksandar Vučić si è fermata intorno al 39% e 104 seggi.
Vučić ha riconosciuto la sconfitta la sera del voto. La sua coalizione, che aveva dominato la politica serba per oltre un decennio, passa dunque all’opposizione.
Ma l’aspetto forse più sorprendente della vicenda è chi ha vinto.
Non una formazione politica tradizionale, non un partito di opposizione già strutturato, ma una lista nata dal movimento studentesco che per quasi due anni aveva occupato università, organizzato manifestazioni di massa e chiesto responsabilità per la tragedia della stazione ferroviaria di Novi Sad, dove il crollo di una pensilina aveva provocato 16 morti nel novembre 2024.
È quindi una vittoria storica e senza precedenti nella recente esperienza politica serba: un movimento studentesco, nato fuori dai partiti tradizionali e privo persino di un leader politico unico, è riuscito a diventare la principale forza parlamentare del Paese. La lista non è infatti un normale partito: i candidati sono stati selezionati attraverso le assemblee studentesche e comprendono accademici, medici, artisti, attivisti e altre figure provenienti dalla società civile.
Il significato del voto non va però interpretato semplicemente come una scelta «per l’Europa» contro la Russia.
Il motore principale della protesta è stato interno: richiesta di trasparenza, lotta alla corruzione, responsabilità delle istituzioni e riforma del sistema politico.
Sul piano internazionale, la posizione del movimento è articolata. La Lista Studentesca sostiene la neutralità militare della Serbia, intende mantenere i rapporti con la Russia e si oppone all’introduzione di sanzioni contro Mosca.
Non esclude il percorso europeo.
Secondo esponenti del movimento, una eventuale adesione all’UE dovrebbe essere sottoposta alla decisione dei cittadini attraverso un referendum, dopo il completamento delle necessarie riforme. Per questo la vittoria degli studenti non può essere semplicemente letta come una vittoria geopolitica di Bruxelles su Mosca.
È piuttosto la vittoria di un movimento nato da una protesta civile interna che è riuscito, in modo sorprendente, a compiere il salto dalle piazze alle istituzioni e a conquistare la maggioranza parlamentare.
Il movimento studentesco non si è limitato a contestare il potere: lo ha sconfitto nelle urne.
Francesco Cappello | 433 |
| 5 | Qui l’intervento
https://www.telecolor.net/2026/10/data-center-energia-e-bollette-che-aumentano-il-commento-di-cappello/
e qui l’articolo di riferimento
https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/ | 275 |
| 6 | https://www.francescocappello.com/2026/10/24/data-center-guerra-multidominio-e-hyperwar-ecco-come-lunione-europea-ha-deciso-di-preservare-la-pace/
DATA CENTER, GUERRA MULTIDOMINIO E HYPERWAR. ECCO COME L’UNIONE EUROPEA HA DECISO DI PRESERVARE LA PACE
Ottobre 24, 2026 0 Di FRANCESCO CAPPELLO
Il trucco del “doppio uso” che militarizza le infrastrutture civili, azzera le autonomie locali ed espone i nostri territori annullando la distinzione tra fronte e retrovia. É la violenza organizzata, nella forma della guerra moderna su scala industriale, che esige la conversione strategica delle infrastrutture digitali civili, con in testa i data center e l’intelligenza artificiale arruolati nella Hyperwar | 597 |
| 7 | Qui l’intervista per la quale ringrazio BorderNightsOfficial e l’amico Fabio Frabetti
https://youtu.be/5XdkmS3o05Q?is=twETBPDiD5HmP7Fs
A seguire uno degli articoli di riferimento:
https://www.francescocappello.com/2026/10/20/data-center-e-affari-spaziali/ | 301 |
| 8 | Gli Stati Uniti pongono sempre il proprio interesse nazionale al di sopra di ogni blocco ideologico, accendendo e sospendendo le sanzioni alla Russia a seconda del bisogni del momento.
Negli ultimi quindici anni l'Europa e l'Italia hanno chiuso o riconvertito diverse raffinerie ritenute poco redditizie. Quando con il conflitto in Ucraina è stato bloccato il carburante russo, l'offerta globale è crollata facendo schizzare i prezzi alle stelle. Di fronte ai rincari interni del carburante alla vigilia delle elezioni di metà mandato, gli Stati Uniti hanno concesso una deroga temporanea per consentire l'acquisto di gasolio russo sul mercato globale, dimostrando estremo pragmatismo energetico.
L'Unione Europea si è messa in una condizione di dipendenza geopolitica ed economica dal più costoso gas naturale liquefatto (GNL) americano, a seguito del ridimensionamento del gas russo da gasdotto e del sabotaggio del Nord Stream.
La quota di gas economico da gasdotto importato dalla Russia in Unione Europea è, infatti, crollata dal 40% al 6%, mentre gli Stati Uniti sono diventati il primo fornitore di GNL coprendo la maggioranza dell'import europeo.
Il sabotaggio del Nord Stream nel 2022 è stato un atto mirato a recidere definitivamente i legami energetici tra Germania e Russia.
Oggi, alcune trattative ipotizzano la riapertura dei gasdotti a patto di coinvolgere investitori statunitensi, consentendo loro di fare da intermediari nella vendita del gas. Pagando un pedaggio agli Stati Uniti riavremmo il Gas russo…
L'Italia ha subito un grave danno economico rinunciando a diventare il principale hub di distribuzione del gas nell'Europa meridionale a causa della subordinazione alle strategie di Washington e Bruxelles.
Basti ricordare il progetto Southstream, sviluppato da Eni e Gazprom, l'Italia avrebbe distribuito il gas russo nell'Europa del Sud attraverso il Mar Nero, generando ingenti entrate e posti di lavoro. Il progetto venne bloccato nel 2014 su pressione dell'amministrazione Obama con il benestare del governo italiano dell'epoca.
E pensare che Giorgia Meloni, nel 2014, chiedeva la revoca immediata delle sanzioni alla Russia per tutelare gli interessi italiani, sollecitando il governo di allora ad adottare la stessa priorità per l'interesse nazionale dimostrato oggi dagli USA…
https://youtu.be/HLZp3ARyKXY?is=B4TVKjSIJrBD-Yzf | 356 |
| 9 | Il discorso tocca poi il delicatissimo tema delle morti improvvise, un fenomeno che, secondo l'esposizione, è stato ignorato colpevolmente fin dai primi giorni. I campanelli d'allarme c'erano già durante i test originari per l'approvazione del farmaco. Una ri-analisi degli studi sperimentali condotti da Pfizer ha evidenziato come, durante il trial clinico, ci siano state 10 morti inaspettate nel gruppo dei volontari che avevano ricevuto il vaccino, contro le sole 5 morti nel gruppo di controllo (chi aveva ricevuto un placebo).
I segnali di rischio cardiaco c'erano, ma si è preferito voltare lo sguardo. Oggi, le autopsie condotte sui morti improvvisi stanno confermando la presenza della proteina Spike e i relativi danni nel cuore e nel cervello. Tuttavia, ricercatori e medici faticano enormemente a pubblicare questi dati, scontrandosi contro una vera e propria censura accademica perché queste scoperte distruggerebbero la narrazione ufficiale.
Sull'origine del virus SARS-CoV-2, Frajese contesta la teoria dell'evoluzione naturale dal pipistrello al pangolino, menzionando una "strana coincidenza". Cita le dichiarazioni scritte dal virologo Giorgio Palù, il quale ha fatto notare come all'interno della primissima sequenza genetica del virus isolata a Wuhan ci sia un piccolissimo frammento di codice genetico (una sequenza di 19 lettere) identico a un brevetto registrato anni prima proprio dall'azienda farmaceutica Moderna. La possibilità matematica che questa precisa sequenza si trovi all'interno del virus per puro caso in natura è calcolata in una su 3 triliardi.
La conclusione di Frajese è amara e riguarda la responsabilità e l'ipocrisia della classe medica e politica. Definendo una "scelta vergognosa" l'aver spinto alla vaccinazione i bambini (che dal virus non rischiavano nulla) con il ricatto di "proteggere il nonno", il medico fa notare l'assurdità logica dell'argomentazione: se il vaccino avesse funzionato davvero, il nonno tri-vaccinato sarebbe già stato protetto di per sé. Perché, quindi, esporre i bambini a un prodotto sperimentale e potenzialmente rischioso?
La risposta al perché oggi tanti medici, istituzioni e giornalisti si rifiutino ancora di guardare questi dati clinici è tanto semplice quanto tragica: ammettere che il vaccino è pericoloso significherebbe dover affrontare la colpa di averlo raccomandato o imposto a milioni di pazienti, di averlo iniettato ai propri figli e, infine, di averlo assunto loro stessi. Ignorare la realtà è l'unico modo che hanno per difendersi dalle proprie responsabilità.
F.C. | 460 |
| 10 | https://youtu.be/xy6CQ7W_49Q?is=E1CJ92c5rvqcLDe4
Il primo grande nodo affrontato dal dottor Frajese è l'illusione che il vaccino fermasse il contagio, il pilastro su cui si è fondato il Green Pass.
Ci è stato imposto il vaccino con la promessa e la legge di "prevenire l'infezione" e tutelare la comunità. Questo era totalmente falso fin dall'inizio. F. cita a supporto un documento recentissimo dell'EMA, l'Agenzia Europea per i Medicinali, che mette nero su bianco come i vaccini anti-Covid non siano mai stati autorizzati per prevenire la trasmissione del virus da una persona all'altra. Lo Stato, quindi, ha basato leggi gravissime su un presupposto medico inesistente. A rincarare la dose, cita uno studio sul campo condotto dalla Cleveland Clinic, il quale ha mostrato un dato paradossale: più dosi di vaccino le persone facevano, più aumentava la probabilità di infettarsi. I dati indicavano che chi aveva ricevuto tre o più dosi aveva un rischio del 353% maggiore di ammalarsi di Covid rispetto a chi non si era mai vaccinato.
Il secondo aspetto analizzato è la cosiddetta truffa del "95% di efficacia". All’inizio della campagna vaccinale, l'industria farmaceutica e i media ci hanno bombardato con questo numero, sostenendo che il vaccino proteggesse quasi totalmente dalla malattia. Frajese spiega che questo dato è stato presentato in modo deliberatamente fuorviante per convincere le masse. Quel 95% rappresenta quella che in statistica medica si chiama "efficacia relativa", non l'efficacia assoluta per il singolo individuo. In parole molto semplici: se in un gruppo di 100 non vaccinati si ammalano in due, e in un gruppo di 100 vaccinati si ammala una sola persona, il vaccino ha tecnicamente dimezzato i casi (da 2 a 1). Giocando su questo rapporto si crea il famoso 95%. Ma nella realtà, in termini assoluti, il vaccino ha salvato solo una persona su cento. La reale utilità, l'efficacia assoluta per il cittadino, era solo dello 0,84%. Se il governo avesse detto agli italiani "vaccinatevi, avete meno dell'1% di probabilità di non prendere il Covid rispetto a chi non lo fa", non si sarebbe presentato nessuno.
Un'altra grande rassicurazione smontata dal medico riguarda la permanenza del siero nel corpo (la spike tossica, prodotta dalle cellule umane in seguito all’introduzione dell’mRNA vaccinale). Le autorità sanitarie rassicuravano dicendo che il liquido iniettato rimaneva confinato nel muscolo del braccio e veniva degradato e smaltito nel giro di pochi giorni. I dati ufficiali, invece, dimostrano l'esatto opposto. Fin dai primissimi test pre-clinici condotti da Pfizer e Moderna sui topi, era noto che le "nanoparticelle lipidiche" contenenti l'mRNA vaccinale viaggiassero rapidamente in tutto l'organismo. I grafici mostrano come queste sostanze finiscano e si accumulino in organi vitali come il fegato (che agisce da filtro del corpo), la milza, i polmoni, il cuore, il cervello e persino negli organi riproduttivi: ovaie e testicoli. Ed è proprio questa circolazione incontrollata in tutto il corpo a causare gli effetti collaterali avversi che oggi vediamo manifestarsi in diverse parti dell'organismo (effetti autoimmuni, perché la spike vaccinale ha omologia molecolare con decine di proteine umane appartenenti ai vari distretti).
A questo problema si aggiunge la durata allarmante dell'mRNA nel corpo umano. Ci avevano promesso che questo materiale genetico si sarebbe dissolto in pochissimo tempo, ma studi recenti e indipendenti condotti sugli esseri umani delineano un quadro inquietante. Un primo studio ha dimostrato la presenza di mRNA intatto nel sangue circolante a 15 giorni dall'iniezione. Ma il dato definito da Frajese come una "pessima notizia" arriva da Israele: una ricerca ha trovato tracce evidenti del vaccino mRNA nel sangue, nel tessuto della placenta e nel liquido seminale maschile (lo sperma) in circa metà delle persone esaminate, addirittura fino a 200 giorni, quindi oltre sei mesi, dalla vaccinazione. | 394 |
| 11 | https://youtu.be/xy6CQ7W_49Q?is=E1CJ92c5rvqcLDe4 | 1 |
| 12 | https://youtu.be/xy6CQ7W_49Q?is=l | 1 |
| 13 | https://youtu.be/xy6CQ7W_49Q?is=bzititJOkilp8cOI | 1 |
| 14 | Il discorso tocca poi il delicatissimo tema delle morti improvvise, un fenomeno che, secondo l'esposizione, è stato ignorato colpevolmente fin dai primi giorni. I campanelli d'allarme c'erano già durante i test originari per l'approvazione del farmaco. Una ri-analisi degli studi sperimentali condotti da Pfizer ha evidenziato come, durante il trial clinico, ci siano state 10 morti inaspettate nel gruppo dei volontari che avevano ricevuto il vaccino, contro le sole 5 morti nel gruppo di controllo (chi aveva ricevuto un placebo).
I segnali di rischio cardiaco c'erano, ma si è preferito voltare lo sguardo. Oggi, le autopsie condotte sui morti improvvisi stanno confermando la presenza della proteina Spike e i relativi danni nel cuore e nel cervello. Tuttavia, ricercatori e medici faticano enormemente a pubblicare questi dati, scontrandosi contro una vera e propria censura accademica perché queste scoperte distruggerebbero la narrazione ufficiale.
Sull'origine del virus SARS-CoV-2, Frajese contesta la teoria dell'evoluzione naturale dal pipistrello al pangolino, menzionando una "strana coincidenza". Cita le dichiarazioni scritte dal virologo Giorgio Palù, il quale ha fatto notare come all'interno della primissima sequenza genetica del virus isolata a Wuhan ci sia un piccolissimo frammento di codice genetico (una sequenza di 19 lettere) identico a un brevetto registrato anni prima proprio dall'azienda farmaceutica Moderna. La possibilità matematica che questa precisa sequenza si trovi all'interno del virus per puro caso in natura è calcolata in una su 3 triliardi.
La conclusione di Frajese è amara e riguarda la responsabilità e l'ipocrisia della classe medica e politica. Definendo una "scelta vergognosa" l'aver spinto alla vaccinazione i bambini (che dal virus non rischiavano nulla) con il ricatto di "proteggere il nonno", il medico fa notare l'assurdità logica dell'argomentazione: se il vaccino avesse funzionato davvero, il nonno tri-vaccinato sarebbe già stato protetto di per sé. Perché, quindi, esporre i bambini a un prodotto sperimentale e potenzialmente rischioso?
La risposta al perché oggi tanti medici, istituzioni e giornalisti si rifiutino ancora di guardare questi dati clinici è tanto semplice quanto tragica: ammettere che il vaccino è pericoloso significherebbe dover affrontare la colpa di averlo raccomandato o imposto a milioni di pazienti, di averlo iniettato ai propri figli e, infine, di averlo assunto loro stessi. Ignorare la realtà è l'unico modo che hanno per difendersi dalle proprie responsabilità.
F.C. | 1 |
| 15 | https://youtu.be/xy6CQ7W_49Q?is=bzititJOkilp8cOI
Il primo grande nodo affrontato dal dottor Frajese è l'illusione che il vaccino fermasse il contagio, il pilastro su cui si è fondato il Green Pass.
Ci è stato imposto il vaccino con la promessa e la legge di "prevenire l'infezione" e tutelare la comunità. Questo era totalmente falso fin dall'inizio. F. cita a supporto un documento recentissimo dell'EMA, l'Agenzia Europea per i Medicinali, che mette nero su bianco come i vaccini anti-Covid non siano mai stati autorizzati per prevenire la trasmissione del virus da una persona all'altra. Lo Stato, quindi, ha basato leggi gravissime su un presupposto medico inesistente. A rincarare la dose, cita uno studio sul campo condotto dalla Cleveland Clinic, il quale ha mostrato un dato paradossale: più dosi di vaccino le persone facevano, più aumentava la probabilità di infettarsi. I dati indicavano che chi aveva ricevuto tre o più dosi aveva un rischio del 353% maggiore di ammalarsi di Covid rispetto a chi non si era mai vaccinato.
Il secondo aspetto analizzato è la cosiddetta truffa del "95% di efficacia". All’inizio della campagna vaccinale, l'industria farmaceutica e i media ci hanno bombardato con questo numero, sostenendo che il vaccino proteggesse quasi totalmente dalla malattia. Frajese spiega che questo dato è stato presentato in modo deliberatamente fuorviante per convincere le masse. Quel 95% rappresenta quella che in statistica medica si chiama "efficacia relativa", non l'efficacia assoluta per il singolo individuo. In parole molto semplici: se in un gruppo di 100 non vaccinati si ammalano in due, e in un gruppo di 100 vaccinati si ammala una sola persona, il vaccino ha tecnicamente dimezzato i casi (da 2 a 1). Giocando su questo rapporto si crea il famoso 95%. Ma nella realtà, in termini assoluti, il vaccino ha salvato solo una persona su cento. La reale utilità, l'efficacia assoluta per il cittadino, era solo dello 0,84%. Se il governo avesse detto agli italiani "vaccinatevi, avete meno dell'1% di probabilità di non prendere il Covid rispetto a chi non lo fa", non si sarebbe presentato nessuno.
Un'altra grande rassicurazione smontata dal medico riguarda la permanenza del siero nel corpo (la spike tossica, prodotta dalle cellule umane in seguito all’introduzione dell’mRNA vaccinale). Le autorità sanitarie rassicuravano dicendo che il liquido iniettato rimaneva confinato nel muscolo del braccio e veniva degradato e smaltito nel giro di pochi giorni. I dati ufficiali, invece, dimostrano l'esatto opposto. Fin dai primissimi test pre-clinici condotti da Pfizer e Moderna sui topi, era noto che le "nanoparticelle lipidiche" contenenti l'mRNA vaccinale viaggiassero rapidamente in tutto l'organismo. I grafici mostrano come queste sostanze finiscano e si accumulino in organi vitali come il fegato (che agisce da filtro del corpo), la milza, i polmoni, il cuore, il cervello e persino negli organi riproduttivi: ovaie e testicoli. Ed è proprio questa circolazione incontrollata in tutto il corpo a causare gli effetti collaterali avversi che oggi vediamo manifestarsi in diverse parti dell'organismo (effetti autoimmuni, perché la spike vaccinale ha omologia molecolare con decine di proteine umane appartenenti ai vari distretti).
A questo problema si aggiunge la durata allarmante dell'mRNA nel corpo umano. Ci avevano promesso che questo materiale genetico si sarebbe dissolto in pochissimo tempo, ma studi recenti e indipendenti condotti sugli esseri umani delineano un quadro inquietante. Un primo studio ha dimostrato la presenza di mRNA intatto nel sangue circolante a 15 giorni dall'iniezione. Ma il dato definito da Frajese come una "pessima notizia" arriva da Israele: una ricerca ha trovato tracce evidenti del vaccino mRNA nel sangue, nel tessuto della placenta e nel liquido seminale maschile (lo sperma) in circa metà delle persone esaminate, addirittura fino a 200 giorni, quindi oltre sei mesi, dalla vaccinazione. | 1 |
| 16 | I campanelli d'allarme c'erano già durante i test originari per l'approvazione del farmaco. Una ri-analisi degli studi sperimentali condotti da Pfizer ha evidenziato come, durante il trial clinico, ci siano state 10 morti inaspettate nel gruppo dei volontari che avevano ricevuto il vaccino, contro le sole 5 morti nel gruppo di controllo (chi aveva ricevuto un placebo).
I segnali di rischio cardiaco c'erano, ma si è preferito voltare lo sguardo. Oggi, le autopsie condotte sui morti improvvisi stanno confermando la presenza della proteina Spike e i relativi danni nel cuore e nel cervello. Tuttavia, ricercatori e medici faticano enormemente a pubblicare questi dati, scontrandosi contro una vera e propria censura accademica perché queste scoperte distruggerebbero la narrazione ufficiale.
Sull'origine del virus SARS-CoV-2, Frajese contesta la teoria dell'evoluzione naturale dal pipistrello al pangolino, menzionando una "strana coincidenza". Cita le dichiarazioni scritte dal virologo Giorgio Palù, il quale ha fatto notare come all'interno della primissima sequenza genetica del virus isolata a Wuhan ci sia un piccolissimo frammento di codice genetico (una sequenza di 19 lettere) identico a un brevetto registrato anni prima proprio dall'azienda farmaceutica Moderna. La possibilità matematica che questa precisa sequenza si trovi all'interno del virus per puro caso in natura è calcolata in una su 3 triliardi.
La conclusione di Frajese è amara e riguarda la responsabilità e l'ipocrisia della classe medica e politica. Definendo una "scelta vergognosa" l'aver spinto alla vaccinazione i bambini (che dal virus non rischiavano nulla) con il ricatto di "proteggere il nonno", il medico fa notare l'assurdità logica dell'argomentazione: se il vaccino avesse funzionato davvero, il nonno tri-vaccinato sarebbe già stato protetto di per sé. Perché, quindi, esporre i bambini a un prodotto sperimentale e potenzialmente rischioso?
La risposta al perché oggi tanti medici, istituzioni e giornalisti si rifiutino ancora di guardare questi dati clinici è tanto semplice quanto tragica: ammettere che il vaccino è pericoloso significherebbe dover affrontare la colpa di averlo raccomandato o imposto a milioni di pazienti, di averlo iniettato ai propri figli e, infine, di averlo assunto loro stessi. Ignorare la realtà è l'unico modo che hanno per difendersi dalle proprie responsabilità.
F.C.
https://youtu.be/xy6CQ7W_49Q?is=bzititJOkilp8cOI | 1 |
| 17 | Il primo grande nodo affrontato dal dottor Frajese è l'illusione che il vaccino fermasse il contagio, il pilastro su cui si è fondato il Green Pass.
Ci è stato imposto il vaccino con la promessa e la legge di "prevenire l'infezione" e tutelare la comunità. Questo era totalmente falso fin dall'inizio. F. cita a supporto un documento recentissimo dell'EMA, l'Agenzia Europea per i Medicinali, che mette nero su bianco come i vaccini anti-Covid non siano mai stati autorizzati per prevenire la trasmissione del virus da una persona all'altra. Lo Stato, quindi, ha basato leggi gravissime su un presupposto medico inesistente. A rincarare la dose, cita uno studio sul campo condotto dalla Cleveland Clinic, il quale ha mostrato un dato paradossale: più dosi di vaccino le persone facevano, più aumentava la probabilità di infettarsi. I dati indicavano che chi aveva ricevuto tre o più dosi aveva un rischio del 353% maggiore di ammalarsi di Covid rispetto a chi non si era mai vaccinato.
Il secondo aspetto analizzato è la cosiddetta truffa del "95% di efficacia". All’inizio della campagna vaccinale, l'industria farmaceutica e i media ci hanno bombardato con questo numero, sostenendo che il vaccino proteggesse quasi totalmente dalla malattia. Frajese spiega che questo dato è stato presentato in modo deliberatamente fuorviante per convincere le masse. Quel 95% rappresenta quella che in statistica medica si chiama "efficacia relativa", non l'efficacia assoluta per il singolo individuo. In parole molto semplici: se in un gruppo di 100 non vaccinati si ammalano in due, e in un gruppo di 100 vaccinati si ammala una sola persona, il vaccino ha tecnicamente dimezzato i casi (da 2 a 1). Giocando su questo rapporto si crea il famoso 95%. Ma nella realtà, in termini assoluti, il vaccino ha salvato solo una persona su cento. La reale utilità, l'efficacia assoluta per il cittadino, era solo dello 0,84%. Se il governo avesse detto agli italiani "vaccinatevi, avete meno dell'1% di probabilità di non prendere il Covid rispetto a chi non lo fa", non si sarebbe presentato nessuno.
Un'altra grande rassicurazione smontata dal medico riguarda la permanenza del siero nel corpo (la spike tossica, prodotta dalle cellule umane in seguito all’introduzione dell’mRNA vaccinale). Le autorità sanitarie rassicuravano dicendo che il liquido iniettato rimaneva confinato nel muscolo del braccio e veniva degradato e smaltito nel giro di pochi giorni. I dati ufficiali, invece, dimostrano l'esatto opposto. Fin dai primissimi test pre-clinici condotti da Pfizer e Moderna sui topi, era noto che le "nanoparticelle lipidiche" contenenti l'mRNA vaccinale viaggiassero rapidamente in tutto l'organismo. I grafici mostrano come queste sostanze finiscano e si accumulino in organi vitali come il fegato (che agisce da filtro del corpo), la milza, i polmoni, il cuore, il cervello e persino negli organi riproduttivi: ovaie e testicoli. Ed è proprio questa circolazione incontrollata in tutto il corpo a causare gli effetti collaterali avversi che oggi vediamo manifestarsi in diverse parti dell'organismo (effetti autoimmuni, perché la spike vaccinale ha omologia molecolare con decine di proteine umane appartenenti ai vari distretti).
A questo problema si aggiunge la durata allarmante dell'mRNA nel corpo umano. Ci avevano promesso che questo materiale genetico si sarebbe dissolto in pochissimo tempo, ma studi recenti e indipendenti condotti sugli esseri umani delineano un quadro inquietante. Un primo studio ha dimostrato la presenza di mRNA intatto nel sangue circolante a 15 giorni dall'iniezione. Ma il dato definito da Frajese come una "pessima notizia" arriva da Israele: una ricerca ha trovato tracce evidenti del vaccino mRNA nel sangue, nel tessuto della placenta e nel liquido seminale maschile (lo sperma) in circa metà delle persone esaminate, addirittura fino a 200 giorni, quindi oltre sei mesi, dalla vaccinazione.
Il discorso tocca poi il delicatissimo tema delle morti improvvise, un fenomeno che, secondo l'esposizione, è stato ignorato colpevolmente fin dai primi giorni. | 6 |
| 18 | GAZA. VORREBBERO RIMUOVERE LE MACERIE PER FAR SPARIRE LA SISTEMATICA MOSTRUOSITÀ DEI LORO CRIMINI,RIMUOVENDONE PERSINO LA MEMORIA
A Gaza, da agosto, sotto gli occhi di una comunità internazionale inerte, si sta consumando un crimine che va oltre la distruzione materiale: la cancellazione sistematica della memoria e della verità.
Ogni giorno, con una metodicità gelida e industriale, un corteo ininterrotto di mezzi pesanti attraversa i confini delle zone militarizzate. Centinaia di camion carichi di macerie si allontanano, portando via con sé non soltanto il cemento sbriciolato di case e ospedali, ma le fondamenta stesse della giustizia futura.
La complessa "stratigrafia dei bombardamenti" che viene oggi asportata con i camion è il risultato dell'azione congiunta di un intero arsenale costituito dall'effetto combinato di bombe penetranti, fuoco d'artiglieria incessante, incendi chimici e demolizioni terrestri. Un arsenale gentilmente offerto da molti paesi complici. In primis gli Stati Uniti.
La tragicità di questa immensa operazione di rimozione risiede proprio in ciò che viene sottratto al suolo. Sotto quei detriti, infatti, è sepolta l'intera stratigrafia del dolore e del bombardamento. Portando via le macerie verso destinazioni ignote, si fa sparire per sempre la scena del crimine, impedendo a qualsiasi commissione internazionale o perito forense di raccogliere i frammenti metallici, calcolare i vettori di impatto e identificare per certo la provenienza e la natura degli ordigni impiegati. Si sta distruggendo, di fatto e impunemente, sotto gli occhi del mondo, l'archivio fisico di un massacro sistematico, un genocidio compiuto con modalità industriale.
L'aspetto più disumano e straziante riguarda chi sotto quelle macerie ci è rimasto. Insieme alle pietre e alle travi contorte, questi carichi portano via le ultime tracce dei dispersi. I resti umani, e i campioni di DNA, che sarebbero stati indispensabili per restituire un nome alle vittime e concedere alle famiglie un luogo in cui piangerle, vengono mescolati ai calcinacci e dispersi altrove.
È un oltraggio che nega persino il diritto al lutto, condannando migliaia di persone a un'oblio forzato e senza fine.
La conseguenza più grave, quella che segna forse un punto di caduta definitivo per il diritto internazionale, è l'assoluta omertà con cui il mondo assiste a questo scempio. Nessuna istituzione globale, nessun tribunale e nessuna diplomazia sembra avere la forza, o la reale volontà politica, di intervenire per fermare i convogli. L'impunità si è fatta sistema, permettendo che le prove di presunti crimini di guerra vengano spazzate via alla luce del sole, in un mostruoso silenzio complice che seppellisce non solo i corpi, ma la dignità stessa della giustizia umana.
Francesco Cappello
Fonti
Euro-Med Monitor: ONG autrice dell'indagine sul trasferimento giornaliero di 100 camion di macerie per occultare le prove forensi.
ONU e agenzie collegate (UNICEF, OCHA, UNRWA): Documentano la distruzione urbana sistematica e l'emergenza dei dispersi sepolti sotto i detriti.
New York Times e Washington Post: Confermano tramite analisi satellitari e balistiche l'impiego massiccio di bombe statunitensi da 2.000 libbre. | 1 153 |
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| 20 | https://www.francescocappello.com/2026/10/16/data-center-e-sovranita-digitale/ | 513 |
