Savino Balzano
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Un paio di notazioni di mero buongusto, se permettete.
La prima: se volete esprimere solidarietà a qualcuno che sta affrontando un brutto momento, evitate di premettere: «pur non condividendo le sue idee». Ma cosa c'entra, scusatemi tanto? Si è umanamente solidali solo con quelli che la pensano come noi? Che razza di ragionamento è? Avete paura che il vostro orticello si scandalizzi? Miserabile atteggiamento.
Poi ci sono gli egotici (siamo al limite della rilevanza psichiatrica): quelli che, in queste circostanze, pubblicano la propria foto accanto alla persona che soffre. Ecco, in questo caso l'invito è ad avere un minimo — dico, un minimo — di dignità.
Nemmeno in momenti tragici come questo si riesce a nutrire un sincero sentimento di rispetto e affetto verso il prossimo.
Prego con tutto il mio spirito per Alessandro Di Battista.
Un uomo coraggioso e onesto, che lotta per le sue idee.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2093338637374992479
Lo ammetto: non sono uno che si è consumato sui libri, ma il mio l'ho fatto, fino al dottorato di ricerca. Non so se, per gli altissimi standard di Bonaccini, si possa sostenere che io sia sufficientemente istruito.
Una cosa, però, è certa: non voterei #Bonaccini e il suo partito nemmeno se fossero l'ultima alternativa prima della fine del mondo. Quelli del Jobs Act. Quelli che fingono di essere di sinistra per sfruttare un cartello elettorale ormai sbiadito e che poi, appena possono, distruggono tutto ciò che possono.
Sostengono la tecnocrazia europea, i tagli alla sanità (e poi frignano), la cementificazione (e poi frignano), il pareggio di bilancio in Costituzione, il riarmo e le politiche belliciste, gli inciuci per andare al governo quando perdono le elezioni, la Buona Scuola, che manda i ragazzi in fabbrica prima del tempo. I governi che hanno letteralmente massacrato il Paese da Monti in poi, fino a Draghi.
Non voterei mai chi ha tradito le masse, per poi puntare il dito contro di loro con disgusto, dando alla gente dell'ignorante solo perché fa ciò che chiunque dovrebbe fare: schifarli.
A me Bonaccini e i suoi amici, politicamente s'intende, fanno letteralmente ribrezzo.
Sul Roma una riflessione che parte dal mio libro, #RomanzoQuirinale. Li ringrazio sinceramente per la considerazione.
Da più parti continuano ad alzarsi voci contro l’atteggiamento del Presidente della Repubblica #Mattarella, ed è bene che in una democrazia accada.
In una democrazia si discute e si vota. Da qualche altra parte, invece, si sfrutta la guerra per evitarlo e la si protrae il più possibile, strumentalmente.
A proposito, guarda un po’ cosa mi viene in mente: strano che #Zelensky cominci proprio adesso a parlare di un piano di pace, ora che dalle sue parti il potere si sgretola a causa della corruzione dilagante e qualcuno chiede nuove elezioni. È diventato putiniano anche lui.
Ma tu guarda, a volte, le coincidenze!
P.S. Su Amazon il libro tornerà disponibile per la spedizione immediata molto presto. Il numero degli ordini ci ha leggermente spiazzati. Grazie ancora a tutti!
https://x.com/SavinoBalzano/status/2091158870240456998
Marco #Travaglio fa benissimo, nell’editoriale di oggi del Fatto, a insistere sulla dimensione (tragi)comica della propaganda del regime ucraino.
I nuovi nemici pubblici n. 1 di Kiev sono Masha e Orso: pare che la #Russia ci punti tutto. E pensare che agli ordini di questi guitti stanno cadendo centinaia di migliaia di giovani: davvero, sale uno sdegno insopportabile.
Lo stesso sdegno che si prova nell’apprendere dei civili ucraini colpiti da Mosca.
Certo, e qui la farsa tutta italiana assume connotati ancora più grotteschi: pare che i civili non siano tutti uguali. Leggo commenti, articoli e ascolto servizi dei TG colmi di sgomento per i civili ucraini, ma poche lacrime ci tocca asciugare per quelli russi. E, in effetti, la strategia ucraina si basa moltissimo sull’invio di droni in territorio russo, anche contro obiettivi civili. Soprattutto direi.
Lo stesso vale per i territori occupati: abbiamo notato poca disperazione per gli studenti massacrati da #Zelensky nel dormitorio di Starobil's'k.
Ci sarebbero poi anche i civili dei Paesi europei. Sono fiaccati da anni di autosanzioni e non solo. L’attacco di Kiev al gasdotto Nord Stream ha poi di fatto posto fine alla possibilità di approvvigionamenti energetici più convenienti, affamando molte famiglie.
La comicità del nostro racconto esplode poi in occasione della scoperta di tutto il marciume del governo di Kiev, che si spartisce i soldi dei fessi europei a suon di mazzette.
I nostri cornuti contenti esultano: almeno dalle loro parti certe cose vengono a galla!
E godono, da bravi cuckold.
Il fatto che la grave corruzione dell'#Ucraina venga a galla non la cancella: la prima cosa da fare sarebbe interrompere il flusso di denaro, in modo da rendere più complicati i furti. Ma manco a parlarne. Eppure quelle risorse sono sottratte alle esigenze di moltissimi in Europa che se la passano sempre peggio.
Qualche sciocco, utile idiota, fa il calcolo di quanti euro a testa avremmo mandato a Zelensky: a parte il fatto che, dato ciò che emerge, anche uno solo sarebbe di troppo, il costo complessivo è enormemente superiore per le nostre famiglie. Basti pensare al prezzo dell’energia e, a cascata, di tutto il resto. Ma, si sa, per rimanere in tema, c’è chi ama farlo col culo degli altri.
L’altro capitoletto fantastico riguarda le dichiarazioni di tal #Fedorov. Probabilmente il nuovo comico che stanno formando per sostituire uno ormai piuttosto malconcio. Chiede elezioni, l’eroe: «#Putin non può decidere quando voteremo». E qui tutti ad applaudire all’autentico democratico. Commossi.
Bella questa: in Ucraina non votano, mettono fuori legge i partiti di opposizione, chiudono i giornali, mettono in galera gli oppositori, accolgono neonazisti nel cuore del governo e nelle forze armate, celebrano la memoria di quelli fortunatamente schiattati nei decenni passati, ma ha stato Putin.
E noi? La von der Leyen issa la bandiera ucraina cercando di contenere l’entusiasmo. Ma quello è un altro caso psichiatrico.
Il mio Romanzo Quirinale è nuovamente in ristampa.
Ma Mattarella non era l'uomo più amato d'Italia?! Strano.
Posso solo dire grazie a tutti quelli che lo stanno sostenendo, che gli stanno dando fiato e gambe per andare così lontano. Grazie a tutti voi.
Grazie a Marco Travaglio per averlo accolto, al mio Editore Paper First e al Fatto.
Un grazie a Mario Giordano, la cui Prefazione mi ha dato coraggio mentre mi mettevo nei guai, come piace a noi.
Solo grazie.
L’articolo 11 della Costituzione sancisce la partecipazione dell’Italia alla cooperazione internazionale, ponendo la pace come obiettivo primario, in condizioni di parità con gli altri Stati.
Vi pare che questa sia la nostra condizione attuale? E vi pare che il comportamento del garante di quella Costituzione, Mattarella al Quirinale, sia utile allo scopo? Ad esempio, quando promette fedeltà eterna al governo fantoccio di Zelensky?
Ne ho parlato con Francesco Borgonovo in un’intervista che trovate sul canale YouTube de La Verità.
Li ringrazio sinceramente per lo spazio che hanno dedicato a me e al mio Romanzo Quirinale.
https://x.com/i/status/2089677310655922314
Lo sapete che il mio libro e quello di #Draghi sono usciti lo stesso giorno? Il 16 giugno scorso. Incredibile coincidenza.
Da un lato lui, portato in processione come la Madonna di Ripalta di Cerignola, osannato come il Messia, come Re Mida, nonostante il suo percorso sia costellato da enormi punti interrogativi e gigantesche panzane. Dall’altro, io.
Io, con un libro feroce su tutto ciò che lui ha sostenuto per una vita e su tutto ciò che Draghi in effetti rappresenta: la peggiore tecnocrazia, il più rigido vincolo esterno, l'inventore del pilota automatico, il più potente diserbante contro la democrazia.
Non a caso Draghi è da sempre considerato papabile per il #Quirinale: la sua agenda è identica a quella di #Mattarella. Un’agenda che continua a esserci propinata a ogni pasto, nonostante si sia dimostrata totalmente fallimentare.
L’agenda di Bruxelles, dei neocon e dei dem statunitensi, dei neoliberali: tutto ciò che porta iniquità e guerra.
Stamattina il mio libro lo ha superato. Di parecchio, anche. Non mi illudo: sono classifiche volatili (ora sono già 2° e 3°). Ma vuol dire tanto, tantissimo.
Vuol dire che il potere può, ma fino a un certo punto. Che, se la gente ne ha piene le scatole, ha tutti i mezzi per poterlo dimostrare. Eccome se ce li ha.
Certi uomini se la cantano e se la suonano come vogliono, grazie alla complicità di un sistema mediatico servile, che li candida anche a prendere il posto del Signore. Ma ai nostri occhi la realtà non cambia. Perché la viviamo ogni giorno.
È tutto molto, molto chiaro.
E il #RomanzoQuirinale continua, grazie a chi lo sta sostenendo.
Ma davvero qualche matto pensa sul serio che il #Quirinale non si possa criticare? Che di #Mattarella si debba parlare col capo chino e i piedi uniti?
Qualcuno si è così abituato al clima di opprimente servilismo attorno al Colle da aver dimenticato cosa siano libertà e democrazia.
Oggi, su La Verità, trovate una mia intervista firmata dal bravissimo Sergio Giraldo. Dico la mia: non ci serve che il Presidente sia di destra o di sinistra (certo, meglio che non venga dal PD). Ci serve uno che faccia tutto l'opposto di quello che hanno fatto, perlomeno, gli ultimi due.
E il #RomanzoQuirinale continua...
Mattarella è garante della Costituzione! Che nessuno osi dire il contrario! Sì, proprio lui, Mattarella!
Ma la Costituzione l’avete mai letta?!?
Recita, all’articolo 5, che «Al Re solo appartiene il potere esecutivo»; all’articolo 6, che «Il Re nomina tutte le cariche dello Stato»; all’articolo 65, che «Il Re nomina e revoca i suoi Ministri».
Allora?! Adesso tutti muti?!
Lo Statuto Albertino del 1848: forse è questa, per il Quirinale, la Costituzione più bella del mondo.
Ne parlo nel mio Romanzo Quirinale. Continuate a sostenere il libro e a parlarne: è importante! Grazie!
Il video completo dell’intervista è sui canali di Ottolina TV, che ringrazio per lo spazio.
https://x.com/i/status/2088541495045362154
Chi sono i veri complottisti, i complottari: quelli che vedono il fascismo ovunque o quelli che scrivono di ciò che moltissimi percepiscono e vivono quotidianamente? Quelli che denunciano presunti e pericolosi estremisti di destra e di sinistra nei giorni dispari e pure in quelli pari, o quelli che raccontano ciò che abbiamo sotto gli occhi, nonostante possa essere un pugno nello stomaco?
Te lo dice il pubblico, la gente comune, le persone.
Guardate cosa succede quando pretendi di scrivere un libro col ditino puntato, dall’alto verso il basso, tacciando di rossobrunismo ogni iniziativa politica che si discosti dalla solita agenda benedetta da ben precisi ambienti.
Vuoi gestire con rigore i flussi migratori? Vuoi recuperare sovranità economica, fiscale e monetaria da chi ti impone scelte tecnocratiche e antidemocratiche? Vuoi fare spesa pubblica per aiutare chi resta indietro? Vuoi sottrarti alla logica del folle riarmo imposto da Washington e Bruxelles? Sei un fascista, un pericoloso socialista, un populista, un demagogo, un qualunquista.
Devi restare nel binario del pilota automatico, whatever it takes, e allora sei un autentico democratico. Devi stare nello spazietto, nella gabbia, dentro il cappio di chi decide al posto tuo. Di chi, guarda caso, è tanto apprezzato dal #Quirinale: la quintessenza del commissariamento, della vampirizzazione della politica.
E quindi succede che un semisconosciuto, che con il suo libro vuole dare voce a quello che tantissimi pensano davvero, ma forse temono di dire, dia una pista al direttore di Repubblica. Lo stesso direttore recentemente impegnato a dare una mano a Lavitola nella realizzazione di un certo sondaggio...
Per quanto un gruppo editoriale possa essere grande e potente, non è nulla quando sono i lettori a sentenziare contro di esso. È complicato, lo so. Ma con un gigante come Golia è bastato un sassolino.
Grazie di cuore a chi sta sostenendo #RomanzoQuirinale, il mio libro. Vi voglio bene.
Oggi, sul Fatto Quotidiano, una mia riflessione.
Cosa intendono per “campo progressista”? E cosa per “progresso”?
Sostegno ai più deboli? Sanità pubblica? Diritti dei lavoratori? Redistribuzione? Stato sociale?
Se è così, #Renzi è totalmente incompatibile con quel campo, e lo ha dimostrato negli anni in cui era al governo.
Mandatelo a casa, fate una cosa buona per il Paese. Se non lo fate, siete come lui.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2087581874650583206?s=20
Sapete che cosa significa questo? Che la gente ha ancora una testa pensante, una propria autonomia, capacità di scelta.
Questi sono libri usciti più o meno nello stesso periodo: il mio, quello del marito della Panella, quello di Carletto il tatuato e così via. #RomanzoQuirinale, dai grossi media padronali, non è stato praticamente mai menzionato. Fa eccezione il sostegno del mio Editore, ovviamente, del Fatto Quotidiano. Gli altri? Praticamente hanno provato a propinarli anche in abbinamento all’orata al supermercato.
Si scherza, ci mancherebbe, ma fino a un certo punto: ricordo una trasmissione televisiva serale di qualche settimana fa, due tizi che provano a sostituire la Gruber, che facevano a gara per chi pronunciasse più volte il titolo del libro dell’ex direttore de La Stampa: facevano davvero a gara schioccando la lingua. A fine puntata ho pensato preoccupato: faccia attenzione, alzandosi dalla sedia potrebbe scivolare sulla bava del Telesone e di quella studiata. Non sia mai.
Eppure, il risultato è questo e devo dire che è una gran bella soddisfazione. Sono contento, mi basta così, al netto di quello che sarà l'esito finale: stiamo facendo tutto da soli, basandoci su una comunità di persone che ci stimano, che ci apprezzano, che ci criticano costruttivamente.
Un libro che faceva paura a tutti, un libro, Romanzo #Quirinale, il cui titolo va pronunciato timidamente, a mezza bocca, con voce sottile e tremolante: perché dice una verità che nessuno ha il coraggio di sostenere. Siamo una colonia, siamo commissariati, il proconsole risiede al Quirinale.
Un giorno, forse, tra qualche anno, racconterò tutti gli ostacoli che ho dovuto saltare perché venisse alla luce: tanti, tantissimi. Io e la mia famiglia. E non, sia chiaro, perché vi sia stato l’intervento di chissà cosa, se non del solito terribile, soffocante e servile conformismo. Ma ci siamo riusciti: e adopero il plurale perché penso a voi, a ognuno di voi, a tutti voi che state leggendo il libro e lo state commentando, a quelli che mi stanno scrivendo e a chi mi sta incoraggiando.
Poi voglio ringraziare la costellazione di piccole realtà editoriali controcorrente, del dissenso, senza padroni, che hanno voluto discutere con me il testo. E non è finita qui.
Oggi sono così orgoglioso! Grazie davvero.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2087131691252851077?s=20
Questa ve la siete persa? #Mattarella: «La gestione dei migranti rispetti la dignità delle persone». Questa sì che non l'aveva mai pensata nessuno: era così semplice! Perché non ci abbiamo pensato prima? Che sciocchi che siamo.
Il Presidente della Repubblica, in un memorabile discorso prima della pausa estiva (tutti i giornali stanno parlando del suo arrivo in Trentino per le vacanze: ditemi voi se è normale, non si fa nemmeno più per il Papa), ci rammenta la necessità di rispettare la dignità dei migranti. E tutti ad applaudire.
Il punto, però, è proprio questo: come si rispetta la dignità del migrante?
La prima cosa che mi verrebbe in mente, da uomo molto meno acuto e autorevole del Capo dello Stato, è che migrare dovrebbe essere una scelta.
Io, da meridionale, terminate le scuole superiori, ho dovuto lasciare la mia terra. Un viaggio che mi ha portato molta fortuna, ma che non fu di certo una scelta: fui costretto ad andarmene da un posto che non era in grado di garantirmi un futuro. Fu doloroso.
È dignitoso? Direi di no.
Lo stesso vale per chi migra dal Sud del mondo: dovremmo aiutare queste persone a rimanere nella loro casa, migliorandola, solidaristicamente, rendendola adeguata a un futuro prospero per i genitori e per i loro figli.
Poi ce ne sarebbe un'altra di osservazione che, con quirinalizia deferenza, oso avanzare: il migrante dovrebbe trovare ospitalità e dignità. Integrazione vera (sempre che rispetti le nostre regole e la nostra cultura): un lavoro, una casa, prospettive di crescita, soddisfazioni.
È quello che riserviamo a queste persone?
Direi di no.
Perché?
Per varie ragioni, provo a tirarne fuori qualcuna in ordine sparso, senza pretendere di essere esaustivo.
La prima è ancora molto semplice: per integrare servono tanti, tanti, tanti soldi. E questi soldi non ci sono, anche perché l'Unione Europea non ci consente di spenderne se non per sostenere insensate politiche green o per la cosiddetta difesa: un favore alla lobby delle armi, principalmente statunitense, e a settori industriali avvizziti e da riconvertire, soprattutto tedeschi.
La seconda è ancora più semplice: da soli, i Paesi di approdo non ce la possono fare.
I Paesi maggiormente esposti vengono lasciati da soli dal resto dei membri dell'Unione Europea, che non nutrono – al di là delle stucchevoli retoriche da cerimonia – alcuna solidarietà gli uni nei confronti degli altri.
Se proponi una redistribuzione, quelli si voltano dall'altra parte.
Poi c'è una terza ragione: i migranti servono per abbassare drasticamente il costo del lavoro.
In due modi.
Il primo, intuitivo: schiavizzandoli.
Il secondo: creando una concorrenza al ribasso al lavoro prodotto nel Paese di arrivo. Se vuoi continuare a lavorare, devi pretendere meno, altrimenti vieni rimpiazzato dallo schiavo.
Non è, come si dice, un meccanismo fuori controllo. Anzi.
La svalutazione interna è una strategia ineludibile in un sistema a cambio fisso come l'euro. Non puoi, peraltro, fare investimenti. Devi poi concorrere abbattendo Stato sociale e pressione fiscale per accaparrarti i capitali, in un sistema di deregolamentata libera circolazione.
Lo ha ammesso lo stesso #Draghi in audizione al Parlamento: abbiamo compresso domanda interna e salari per essere competitivi nel mercato delle esportazioni.
La nostra ricetta, più iniqua, alternativa ai dazi di #Trump, brutto e cattivo.
E dunque, caro Presidente, a chi si rivolge quando chiede dignità per i migranti?
A chi vuole regolamentarne rigidamente il flusso o a chi ha alimentato la tratta degli schiavi per decenni, mostrando al mondo un ipocrita sorriso, un finto volto umano che nascondeva i più malevoli intendimenti?
È bene capirlo, visto che lei, dal #Quirinale, è tra i più convinti sostenitori di quell'agenda unionale, eurounitaria, che ha sottratto anche la minima dignità a chi, costretto a partire, approda in un inferno senza speranze.
Che facciamo?
Lo cambiamo il finale (...)
CONTINUA SU X
https://x.com/SavinoBalzano/status/2086727939043799377?s=20
Leggete il titolo di questo pezzo del Domani. Sull'#Ucraina, si dice, nel PD non c'è partita: la #Schlein non può fare marcia indietro, l'aiuto militare a Kiev non può essere messo in discussione, perché c'è di mezzo #Mattarella. Insomma, ammesso (e non concesso!) che la #Schlein volesse cambiare strategia sull'Ucraina, avvicinandosi alle posizioni di #Conte e del M5S, ciò non sarebbe possibile, dal momento che si creerebbe uno strappo col #Quirinale. Detto ancora in altri termini: la minoranza del PD, i cosiddetti riformisti (non si è capito quali riforme propongano e in che modo le stesse siano nell'interesse del Paese), vincono comunque perché il tavolo è truccato: chi dà le carte, il croupier, è amico loro. Fine del discorso.
Che senso ha la tanto vantata dialettica interna? Dov'è la democrazia (oltre che nella scelta ipocrita di metterla nel nome del partito)? Come può un sistema politico funzionare in questo modo, se non stracciando la Costituzione? Non è dato saperlo.
Uscito un articolo del genere, la Segretaria dovrebbe ribellarsi, rilasciare una dichiarazione del tipo: «Si smentiscono tutte le false rivelazioni della stampa, secondo cui le nostre legittime scelte politiche sarebbero condizionate dalla Presidenza della Repubblica, che non ha alcuna prerogativa da esercitare in tal senso, essendo il suo un mero ruolo di garanzia». Voi avete sentito nulla? Manco io.
Il Presidente della Repubblica che ruolo gioca? È un politico in campo nell'agone? Diciamocelo, ma dotato di quale legittimazione democratica? Chi gli conferisce questo mandato? Quale articolo della Carta gli impone tale condotta?
E il sistema mediatico, in questo caso il Domani, come commenta una notizia di questo tipo? Con sdegno, con scandalo, inorridendo? Assolutamente no: tutto normale.
È tutto parte del #RomanzoQuirinale (ringrazio di cuore i lettori che continuano ad acquistare il libro, che oggi sta andando benissimo negli store online, nonostante il voluto silenzio della stampa e dei grandi media): l'ennesimo capitolo che si aggiunge a tutti gli altri.
La nostra è una politica commissariata: dalla dimensione sovranazionale, dai vincoli esterni, dal pilota automatico, dalla tecnocrazia. Di questo meccanismo, del tutto contrastante col dettato costituzionale, il Capo dello Stato è assoluto garante.
Tutto ciò ci rende una colonia bella e buona (anzi, brutta e cattiva). E il proconsole ha un nome e un cognome.
A che titolo Mattarella interviene su ogni materia che gli passi a tiro? A che titolo impone ai governi l’agenda dell’Unione Europea, dalla politica economica neoliberale alle folli scelte sulla difesa?
E perché è una figura così importante, vitale direi, per il Partito Democratico? Perché i capibastone della Schlein sono così spaventati dall’idea che il Capo dello Stato possa essere di destra?
Sono le domande alle quali ho provato a rispondere nell’intervista rilasciata a Francesco Borgonovo e a Galt Media, che ringrazio sinceramente.
Abbiamo parlato anche del mio nuovo libro, Romanzo Quirinale, Paper First.
Trovate tutto qui: https://www.youtube.com/watch?v=JeFNWu22b5M&t=10s
https://x.com/i/status/2085717195661656289
Io c'ho un macigno nella scarpa di cui devo necessariamente liberarmi. Lo devo fare perché ho amato #Guccini profondamente: la sua musica, le sue parole, mi hanno accompagnato e toccato negli anni della formazione.
Ascolto certi suoi testi e mi vengono gli occhi lucidi, pensando a quando lo facevo a Perugia, negli anni dell'università, in quelle giornate così dense di speranze e aspettative, così piene di coraggio e voglia di combattere. L'ho amato, davvero, quasi quanto ho amato Faber. Come lui, nessuno.
Però c'è qualcosa che sento davvero il bisogno di dire: primo, perché vedo che nessuno lo sta facendo, mentre sono certo che in tanti lo abbiano pensato negli ultimi anni della sua vita; secondo, perché questo mare di ipocrisia lui non ce l'avrebbe mai perdonato.
La verità è che Guccini si era bello che rincoglionito, e da un bel pezzo, direi. Al punto da lasciarsi coinvolgere dalla dialettica della sinistrucola più becera, quella del più viscido politicamente corretto, da quella languida e lacrimosa gentaglia che affolla certe ZTL e si atteggia a compagna. Questa cosa ce la dobbiamo dire: si era lasciato abbindolare dalla mano morta dei provoloni dell'antifascismo da salotto.
Ma dai! Quella scenetta in cui cantava Bella Ciao, da partigiano, contro questo centrodestra: quanta tristezza.
La verità è che certi giornalisti, gentarella totalmente asservita al sistema e alla narrazione dominante, alla propaganda (appunto) più meschina, andavano a circuire intellettualmente un vecchio che era ormai l'ombra dell'uomo che fu. Quell'uomo li avrebbe messi alla porta a calci nel culo: mai avrebbe dato cittadinanza a persone tanto comode, tanto inserite, per nulla scomode.
L'hanno trattato come l'anziano zio a cui bisognava sfilare l'eredità. E ci sono riusciti: approfittando della fragilità di quel tramonto, hanno messo a profitto il suo gigantesco prestigio, utilizzandolo subdolamente come un manganello contro la parte politica avversa.
Guccini, quello vero, vi avrebbe visti per quello che in realtà siete: gente che gira adesso con le tette al vento. Lui ci girava già cinquant'anni fa.
Lui, quello delle lotte e delle osterie, da Fazio? Quello de L'avvelenata? Dai, torniamo seri.
Ciao, e grazie: te lo dico con l'anima che piange. Te lo dovevo.
Da qualche giorno sono anche su Substack.
L’ho aperto perché, a volte, sento il bisogno di sviluppare un ragionamento senza i limiti imposti dai social o dai tempi della radio: articoli più lunghi, più approfonditi, con lo spazio necessario per argomentare.
Se vi va, potete seguirmi qui: http://substack.com/@savinobalzano
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Se vi interessano gli argomenti che affronto in radio o nei miei libri, credo possiate trovare interessanti anche questi contenuti.
Grazie a tutti per il sostegno.
https://x.com/i/status/2084937625165611206
Con il suo atteggiamento l'Italia mette in pericolo lo spirito solidaristico europeo. Questo è senza dubbio uno dei commenti più comici che io abbia letto in queste ore a seguito dell'invasione di #Ceuta da parte del #Marocco, che ha riservato ai propri cittadini un trattamento meno dignitoso di quello che si riserverebbe a un gregge di pecore.
Al netto del merito della reazione italiana (e non solo italiana) e della sospensione di Schengen, mi domando davvero di quale solidarietà si stia parlando.
Di preciso, quando l'Unione europea sarebbe stata animata dalla solidarietà? Esattamente, cosa mi sono perso? In quali circostanze il collante tra i Paesi membri sarebbe stata la volontà di tendersi una mano, aiutarsi a vicenda, procedere tutti insieme per il benessere comune?
È stata la solidarietà a spingerci a massacrare la Grecia con la troika? Lo stesso sentimento, nel 2011, a riservare qualcosa di molto simile al nostro Paese, grazie alla complicità di tanti traditori ai massimi livelli istituzionali?
Era la solidarietà a ispirare Oettinger nell'affermare che i mercati avrebbero insegnato agli italiani come votare? Ve lo ricordate Rutte, da leader olandese, rassicurare i propri operai sul fatto che l'Italia non sarebbe stata aiutata in piena crisi pandemica?
Quando si parla di Paesi frugali, ancora, ci si riferisce a un gruppo di samaritani dediti al volontariato? Non mi pare.
Quando, sull'immigrazione, l'UE si sarebbe dimostrata solidale? Ogni volta che ha bocciato qualsiasi ipotesi di distribuzione dei migranti? Anche nelle fasi più acute del fenomeno sulle nostre coste siamo rimasti soli. Pur di non accogliere un migrante, sono state previste perfino penali economiche alternative.
L'Unione europea è da sempre il campo di battaglia di una feroce guerra economica: libera circolazione dei capitali, impossibilità di svalutare la moneta, svalutazione interna del lavoro e taglio allo Stato sociale.
Ma di quale solidarietà state farneticando? Di qualche prestito, finanziato con i soldi nostri (siamo da sempre contributori netti), per finanziare ciò che ci dicono da Bruxelles? Dai, attendo il primo babbeo che venga a rammentarmi il PNRR. Una truffa bella e buona.
Solo di recente, in piena crisi energetica, abbiamo chiesto uno scostamento di bilancio per aiutare i nostri cittadini: ci hanno consentito di spendere due spicci per i cappotti termici. Sarebbe questa la solidarietà europea?
Vadano al diavolo, altroché.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2084189195287822417?s=20
Le accuse di #Grillo a Giuseppe #Conte, ammesso che siano genuine e spontanee, non possono che risultare risibili, alla luce di quello che il fondatore è riuscito a combinare in occasione della nascita del Governo #Draghi: a lui si deve il definitivo tracollo della legislatura che nasceva dalla spinta propulsiva del cambiamento e che è rovinosamente precipitata nel governo più tecnico di tutti.
In filigrana, tuttavia, si intravede una questione che è reale: il nostro bipolarismo è malato e genera mostri. È una vite spanata, che gira senza produrre alternative, che gira senza stringere.
Io penso sia ormai evidente che le coalizioni, a destra come a sinistra, siano semplicemente innaturali: abomini senza senso, se per senso intendiamo l'autentica volontà di governare nell'interesse dei cittadini, alla ricerca di soluzioni che, pur partendo da prospettive differenti, possano migliorarne l'esistenza.
Al di là del dibattito pubblico, che spesso serve a tenere in piedi teatrini televisivi e radiofonici (e lo scrivo con cognizione di causa, essendo parte dello show), ha ragione chi teorizza il superamento della contrapposizione tra destra e sinistra e ne propone una diversa: sopra contro sotto, popolo contro élite, molti contro pochi. Non perché certi valori siano superati, tutt'altro, ma proprio perché chi finge di affrontare l'avversario su quei temi, spesso ci va a braccetto a cena.
L'alleanza di centrodestra non ha alcun senso: come si fa a immaginare che possano stare insieme Lega e Forza Italia? Rappresentano due agende del tutto incompatibili: i primi quella dell'euroscetticismo, del no alle armi a Kiev, della critica feroce al Patto di stabilità, persino di quella al Quirinale (si pensi a Borghi sul discorso di #Mattarella sulla sovranità europea); i secondi, l'opposto, letteralmente. È inevitabile che uno dei due ci rimetta drammaticamente: mi pare sia anche chiaro chi stia pagando il prezzo più alto in questo momento. Direi anche basta.
Le differenze tra Forza Italia e Fratelli d'Italia, peraltro, si assottigliano sempre di più, ed era prevedibile che accadesse. Ricorderete gli incontri della #Meloni con Draghi prima di approdare a Palazzo Chigi. La raccomandazione del banchiere fu chiarissima: non isolarsi in Europa. Che, tradotto, vuol dire non provare a sollevare la schiena e rimanere perfettamente a novanta gradi. Mi pare che la premier, festeggiando per anni lo spread basso e la promozione delle agenzie di rating, abbia seguito pedissequamente quel consiglio.
E non è un caso che le stesse interlocuzioni col migliore di tutti (a far disastri) oggi le tenga il capo del finto partito di opposizione: Elly #Schlein. Anche il campo largo è un abominio: quella tra PD e M5S è un'alleanza totalmente priva di prospettiva e di orizzonti. Ci sono temi campali, steccati alti che non possono essere ignorati: quali sono le priorità? Guerra o pace? Granai o arsenali? La coperta è corta e certi dossier rappresentano la base di un programma di governo.
Cottarelli e Fornero vogliono obbligare i partiti a dichiarare in anticipo le coperture economiche delle misure che propongono, cioè il loro costo economico. E quello sociale? Prima di vararla, forse la Fornero (che ancora oggi viene ascoltata in estasi in alcune smemorate trasmissioni televisive) avrebbe dovuto anticipare l'enorme costo sociale delle sue riforme: quella sulle pensioni, ma anche quella sul mercato del lavoro, con la riscrittura dell'articolo 18. Ecco, quali sono per i partiti, nelle singole coalizioni, le priorità: individuare i costi economici, piegandoci a Bruxelles, o quelli sociali, onorando la Costituzione?
Mi preme solo ricordare che esiste anche l'ipotesi di andare da soli, o quasi, pur pagandone un costo. Mi pare lo abbiano già dimostrato partiti della Prima Repubblica, capaci di incidere anche dall'esterno della coalizione di governo. E mi pare lo stiano dimostrando, oggi, Vannacci e lo spettro di Alessandro Di Battista.
