Savino Balzano
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Ringrazio Alessio Mannino e Ibex Edizioni per questa intensa intervista sul mio Romanzo Quirinale.
https://www.youtube.com/watch?v=-1pzv8hrfpg&t=187s
Se volete sapere davvero cosa succede a #Gaza, avete due possibilità.
1 - Ascoltare ciò che racconta il Cardinale #Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, e leggere i rapporti dell'Onu.
2 - Affidarvi a Klaus Davi e David #Parenzo.
Scegliete voi.
Io ieri, pacatamente e compostamente, ho detto la mia ai microfoni di #Cruciani, alla Zanzara.
https://www.youtube.com/watch?v=d7cteEAaZOI&t=12s
Della serie, citare senza citare.
Ringrazio comunque Il Giornale di Tommaso Cerno. Sempre squisiti.
Ma siamo comunque in ristampa: Romanzo Quirinale, Paper First.
Ringrazio Visione Tv per questa bella intervista!
https://youtu.be/zpvSa94R2NE?is=bPGnp3HGos7sqd2M
Ma vi sembra normale che #EllySchlein e #GiorgiaMeloni vengano a raccontarci che l'#establishment ce l'abbia con loro? Dico, scherziamo?
Il Partito Democratico è l'establishment, letteralmente: non a caso è il partito del Presidente della Repubblica, per definizione. Trovatemi un solo intervento di #Mattarella in contrasto con il programma del PD. Uno solo. Elly #Schlein, che recentemente ha incontrato Prodi e Draghi per chiedere loro consiglio, viene a raccontarci che i poteri forti ce l'hanno con lei. Fa ridere.
E lo stesso #Draghi, prima di andare a Palazzo Chigi, lo incontrò anche Giorgia #Meloni. Lei, che doveva mettere in discussione l'Unione europea e la finanza internazionale, ha passato quattro anni a vantarsi dei conti in ordine, dello spread basso e delle valutazioni delle agenzie di rating. Lei, che da picconatrice è diventata la scolaretta di von der Leyen, ora ci viene a raccontare che i poteri forti non la possono vedere? Fa ridere.
Sono due facce della stessa medaglia.
Sono davvero felice: "Romanzo Quirinale" è già in ristampa.
L'informazione, salvo poche eccezioni, ha del tutto ignorato la sua uscita. Ma ce lo aspettavamo: troppo impegnata a puntellare la narrazione del "nonno della Repubblica".
Le persone, però, sanno benissimo come stanno davvero le cose e sentono l'urgenza di discuterne.
Posso solo dire grazie a tutti coloro che mi stanno aiutando in questa folle corsa in salita.
https://www.youtube.com/watch?v=g5d_SHI2p2U
Ieri, al telefono con il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, abbiamo parlato di Matteo #Renzi.
Ha ragione #Travaglio quando dice che gran parte del mondo televisivo stia cercando di trovargli una collocazione parlamentare nella prossima legislatura. È innegabile che vi sia una sovraesposizione rispetto al peso politico del personaggio, che oggi può contare su consensi quantitativamente risibili. Letteralmente ridicoli rispetto all'attenzione che i media continuano a riservargli. Perché?
E come mai il PD continui a volerlo trascinare dentro resta un mistero. Renzi ha letteralmente demolito la maschera della sinistra riformista e pseudoprogressista, mostrandone il vero volto: quello della destra neoliberale. Parlano il Jobs Act e la Buona Scuola, per fare solo due esempi. Doveva essere l'uomo della rottamazione dei vecchi per fare spazio ai giovani, ma ha finito per silurare il partito e poi scappare via. La stessa #Schlein lasciò il PD in polemica con il blairismo di Renzi. Oggi, invece, sembra volerlo a tutti i costi. Perché?
Personalmente, e non credo di sbagliare, penso che Renzi rappresenti una polpetta avvelenata. Prima di tutto perché è assolutamente inaffidabile (e lo ha capito persino Calenda); in secondo luogo perché, assai comprensibilmente, finirebbe per accrescere l'astensione proprio in quell'elettorato di centrosinistra che non lo può vedere. E non mi pare una grande mossa, visto che dall'altra parte, a destra, c'è chi pesca voti proprio tra gli astenuti per aumentare i propri consensi.
#BattitoriLiberi, Radio Cusano.
Ringrazio Marx21 per questa recensione al mio Romanzo Quirinale.
https://www.marx21.it/cultura/romanzo-quirinale-come-il-colle-ha-abbandonato-la-costituzione-per-washington-bruxelles-e-il-partito-della-guerra-savino-balzano/
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Romanzo Quirinale
🔴 DIRETTA STASERA ALLE 21:00
In Italia il Presidente della Repubblica viene sempre raccontato come garante dell'ordinamento costituzionale, arbitro imparziale dell'agone politico, simbolo dell'unità nazionale. I fatti degli ultimi decenni, però, dimostrano che la realtà è ben diversa dalla favola che viene raccontata: benché privo di una responsabilità formale, il potere politico del Quirinale nel nostro assetto istituzionale è semplicemente esorbitante.
Ne parliamo questa sera in compagnia di Savino Balzano, autore del saggio "Romanzo Quirinale" appena approdato in libreria. In diretta a partire dalle 21:00.
Fermi tutti! Michela Ponzani, a Otto e Mezzo, ha avuto un'idea straordinaria!
Per riaccendere i cuori della sinistra, dice, serve un'iniziativa prorompente: proporre una donna per il Quirinale.
Ma io dico: perché essere sempre così poco ambiziosi? Perché non una lesbica? Una drag queen? Dai, che funziona!
Della serie: puddume. Sinistrucola, non ce la farete mai.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2069671629114724445?s=20
Ieri su Il Fatto Quotidiano è apparsa questa lettera, a firma di Mattia Mario Boccia. Vorrei ringraziarlo pubblicamente.
Non solo per aver letto e commentato Romanzo Quirinale (Paper First), ma soprattutto per aver colto, a mio avviso, un punto centrale: non è un libro aprioristicamente avverso al #Quirinale, anzi. Ci sono stati Presidenti e presidenti, per essere chiari.
Il punto è comprendersi, parlarsi chiaro, mettere a terra le regole del gioco: quale ruolo deve svolgere il Presidente della Repubblica? Quello di padre della patria? Di garante della Costituzione? Deve essere una figura unificatrice, di garanzia, di pacificazione? Se sì, allora abbiamo un problema: davvero qualcuno crede alla favoletta di #Napolitano e #Mattarella come bonari nonni della Repubblica?
Con loro (e, in parte, già prima, sebbene non con altrettanta sfacciataggine), il Capo dello Stato è divenuto un vero e proprio attore politico, al servizio di un preciso programma. Quello di Bruxelles, che è poi quello dei democratici e dei neocon statunitensi. Un programma che vede nella cieca impostazione eurounitaria l'unica stella polare: a prescindere dal fatto che da essa derivino l'austerità, il riarmo, la contrapposizione militare con una parte del mondo, il servilismo del Paese verso la finanza internazionale e la tecnocrazia. A prescindere, insomma, dalla stessa Costituzione che il Colle avrebbe dovuto garantire.
E dunque, quali sono le regole del gioco? Prevedono che il Presidente della Repubblica persegua un programma politico senza averlo sottoposto al vaglio democratico? Senza essersi confrontato con il popolo? Con quale legittimazione — e persino con quale legittimità — agisce quando impone una specifica agenda all'Italia?
Il potere politico non può essere sottratto alla luce e al confronto con i cittadini: è semplicemente inaccettabile, per definizione antidemocratico e dunque incostituzionale. Ma una cosa deve essere chiara: se quella luce non c'è, è perché qualcuno l'ha spenta.
A spegnerla, a voltare la faccia dall'altra parte, è l'infinito manipolo di ipocriti servi che popola il mondo della presunta informazione, dei media e del dibattito pubblico. Senza la loro squallida complicità, tutto crollerebbe. Ed ecco perché Mattia ha ragione quando parla di coraggio. Perché denunciare queste miserie costa molto: l'isolamento, l'ostracismo, il dileggio, le cause temerarie.
Ma c'è chi non si piega. E con questo bisogna fare i conti.
Mi è toccato confrontarmi contemporaneamente con due altissime vette del pensiero: Adinolfi e Parenzo.
#Adinolfi, in preda alla disperazione più nera e alla folle ricerca di un po' di fama, è andato al #Pride sventolando un fazzoletto indegno. Sventolando, cioè, lo stesso simbolo che oggi campeggia sulle divise e sui carri armati che sparano sui civili a #Gaza e in #Cisgiordania.
Si è iscritto a pieno titolo al circoletto dei frignoni di professione: quelli che vanno a rompere i coglioni agli eventi altrui per poi piangere davanti alle telecamere, denunciando l'ingiusta censura subita.
Ovviamente #Parenzo ce lo descrive come il nuovo Martin Luther King.
Solo a me fanno un po' pena?
A questo punto direi che non ci sono più dubbi. Se lui la pensa cosi, è un libro imperdibile.
Solo un uomo, in Italia, gode dello stesso servilismo riservato a #Mattarella: Mario #Draghi. I trombettieri del #Quirinale si preparano alla sua ascesa al Colle (sempre che Mattarella non ambisca al terzo mandato) e si portano avanti con il lavoro di lingua.
Ne ho parlato con Giulio Cavalli, ospite del suo bel programma Urto, in onda su Radio Cusano.
https://x.com/i/status/2068361284869865783
Involontariamente, ieri, sul Venerdì di Repubblica, Massimo Giannini ha firmato una recensione al mio nuovo libro, Romanzo Quirinale, Paper First.
Una sua lettrice, una delle moltissime immagino, gli domanda della vicenda della grazia a Nicole Minetti. Nutre dubbi sull'opportunità della scelta del Colle. Ma guarda te che impudente!
Le risponde il severissimo Giannini e leggete, se riuscite, l'incipit delle sue auguste parole: «Nel sacro rispetto dell'istituzione più sacra del Paese (e che dio o chi per lui ci conservi sempre Mattarella)». Si noti: Dio scritto in minuscolo, a differenza di Mattarella. Per Giannini il secondo è più sacro del primo. La sua laicità cede al cospetto del Capo dello Stato.
Francamente ho provato un imbarazzo che non vi saprei descrivere. Magari a torto, ho percepito dalla lettura un servilismo totalmente disarmato, una penna che non potrebbe mai inciampare e cadere. Lascio a voi immaginare il perché.
Non si dovrebbe mai entrare nel merito delle parole di chi scrive così, perché non è semplicemente credibile. Ad ogni modo, eccoci.
Non volendo, ci mancherebbe altro, Giannini sconfessa lo stesso Colle. Lo solleva da ogni responsabilità. Eppure, sul sito internet del Quirinale si afferma che ogni responsabilità è proprio del Presidente della Repubblica e che, rispetto alla grazia, la controfirma del ministro della Giustizia ha valore meramente notarile.
La sua lettrice, assai più coraggiosa di lui, poneva interrogativi irrinunciabili: «Mi viene da pensare che ci sia qualcosa che non sappiamo». Brava: il punto è proprio questo. Ma Giannini la mette a posto: «Non faccio dietrologie».
Il lavoro di Giannini, però, sarebbe proprio questo: fare dietrologie, indagare su ciò che può condizionare il potere, una delle più importanti istituzioni della Repubblica, la più importante di tutte. Questo fa il giornalista. Temo che Giannini abbia mal interpretato il principio secondo cui il giornalismo dovrebbe essere il cane da guardia del potere. C'è stato un malinteso bello grosso.
Sul sito del Quirinale, ad esempio, si legge che il Capo dello Stato non concede la grazia se il candidato ha diritto a misure alternative alla carcerazione. Questo perché viene meno il senso stesso della grazia, che mira a ridurre l'eccessiva afflittività della pena. Ora, perché Mattarella si smentisce? Perché lo fa per una persona come la Minetti? Perché Mattarella, che è persona intelligente, compie una scelta tanto palesemente imbarazzante? Che cosa ha spinto il Capo dello Stato a fare qualcosa di così spericolato e pericoloso per la sua immagine? Che cosa lo ha condizionato a tal punto?
Giannini intende sospettare della lucidità di Mattarella? Non voglia il cielo!
Questi interrogativi, Giannini, per un giornalista sono semplicemente categorici: non possono essere ignorati. Perché fanno calare ombre inquietanti sull'operato di Sergio Mattarella. Una democrazia seria si interrogherebbe giorno e notte sul punto. Tu invece scappi, dopo un inchino riverente. E la difesa finale del Fatto Quotidiano mi suona dunque di un'ipocrisia insopportabile. Fanno un altro tipo di lavoro, loro.
Per questo dico che Giannini, involontariamente, mi sponsorizza il libro: è la prova vivente di come il Presidente della Repubblica rappresenti un potere ormai fuori controllo, fuori dal controllo democratico, una sorta di pontificato che si regge solo grazie alla complicità sdraiata di un certo tipo di "informazione".
Cara Federica (così si chiama la sua lettrice), le tue domande sono più che lecite e decisamente acute. Mi spiace per la risposta poco seria e per nulla edificante che ti è stata riservata. Ti rivolgo una sola critica: hai sbagliato proprio indirizzo. A meno che — e qui mi inchinerei io, ma alla tua furbizia — il tuo scopo non fosse proprio quello di farci assistere a questo spettacolo osceno.
Quando Papa Francesco diceva che la Nato aveva abbaiato a lungo alle porte di Mosca, veniva preso a pesci in faccia. Lo stesso accadeva quando poneva interrogativi su Gaza. Quando Leone ha parlato di una pace disarmata e disarmante, si è detto quasi con sufficienza: «Cosa volete che dica il Papa?».
Quando a parlare è #Mattarella, tutti in ginocchio, tutti in adorazione, tutti pervasi da una sorta di estasi mistica. E se c'è un giornale che prova a mettere sotto la lente d'ingrandimento certe contraddizioni, come Il Fatto Quotidiano, il resto del sistema mediatico fa il tifo perché chiuda i battenti.
Lo capite che c'è qualcosa di enorme in ballo? Interrogarsi sulla figura del capo dello Stato, significa interrogarsi su chi comanda davvero; sullo stato pietoso in cui versa ciò che continuiamo a definire informazione; sulla fase agonica che attraversa la nostra democrazia decadente.
Ringrazio gli amici di Radio Radio, per l'opportunità.
"Romanzo Quirinale", Paper First, è in libreria: dateci una mano!
https://x.com/SavinoBalzano/status/2067669533343523234?s=20
Lo stesso giorno, il 16 giugno, uscivano due libri: il mio, Romanzo Quirinale, e il suo, quello del migliore degli italiani, di colui il quale trasforma in oro tutto ciò che tocca: #MarioDraghi.
Una coincidenza tutt’altro che irrilevante: #Draghi gode della stessa narrazione che ruota attorno all’inquilino del #Quirinale, Sua Santità #Mattarella. Qualsiasi cosa dica, anche quando contraddice tutto ciò che ha sostenuto fino a quel momento, anche quando prende cantonate sesquipedali, viene presentato a reti unificate, dalla nostra informazione servilmente fantozziana, come l’uomo più brillante e intelligente del mondo. Lo chiamano Super Mario, ci raccontano che ce lo invidiano ovunque, lo candidano a ogni possibile ruolo, parlano persino di “effetto Draghi” per motivare i successi olimpici dei nostri atleti.
Che la narrazione sia esattamente la stessa del Quirinale non è un caso: Draghi è da sempre candidato a quel ruolo, con il Capo dello Stato condivide la narrazione ciecamente europeista e, difatti, i due appaiono in straordinaria sintonia.
I due libri sono usciti lo stesso identico giorno, ovviamente supportati in maniera totalmente diversa, eppure in diverse sezioni si consuma un testa a testa. È un bellissimo segnale: conferma che il Paese è ancora vivo, che il senso critico delle persone è ancora vibrante. A volte siamo un po’ pigri, un po’ confusi e offuscati, anestetizzati dalla cascata di propaganda che ci piove addosso. Ma siamo ancora vivi, e questo è un pensiero confortante.
"Romanzo Quirinale. Come il Colle ha abbandonato la Costituzione per Washington, Bruxelles e il partito della guerra" - Paper First
Si scrive che il Presidente della Repubblica sia l’unica istituzione davvero funzionante, l’uomo più amato d’Italia, il custode supremo della Costituzione. Ma è davvero così? È vero che Sergio Mattarella sia tanto stimato e ammirato dal popolo italiano?
Savino Balzano smonta una per una le bugie di questo racconto. Concentrandosi sulle dichiarazioni e soprattutto sui silenzi degli ultimi due Capi dello Stato, mostra cosa si nasconde dietro il racconto ricamato dal sistema: una condotta opaca e ambigua, che lascia intravedere spettri preoccupanti. Un testo politico spietato, diretto, semplice e onesto. Paragonando l’operato di Mattarella e Napolitano a quello di altri – a partire da Sandro Pertini – emerge una verità scomoda: certe scelte hanno reso il Quirinale pericoloso per la tenuta democratica del Paese. - Il Fatto Quotidiano, 16 giugno 2026
Oggi Il Fatto Quotidiano dedica una pagina al mio nuovo libro: “Romanzo Quirinale”.
Scelgono un estratto sul governo gialloverde: ciò che #Mattarella fece per impedire la nascita di quell’esecutivo e, soprattutto, il veto su #PaoloSavona.
Per la prima volta nella storia della Repubblica, il #Quirinale poneva il veto su un candidato ministro non per ragioni di opportunità legate alla persona, ma per le idee di quest’ultima. Savona era un bravo cristiano, ma pensava cose che non andavano bene.
Il Fatto ha scelto un ottimo esempio perché dimostra che la tesi a fondamento del libro è corretta. Il Capo dello Stato si allontana dalla Costituzione nel metodo, esercitando poteri abnormi. Ma anche nel merito, perseguendo un programma politico preciso, scritto a Bruxelles.
Discutere di questo libro significa discutere di chi comanda davvero in Italia e dello stato, pietoso, in cui versa da tempo la nostra democrazia.
Non un elogio del potere. Non una biografia istituzionale ma un'indagine critica sul ruolo assunto dal Quirinale negli ultimi decenni e sulle conseguenze delle sue scelte per il sistema democratico italiano. 'Romanzo Quirinale' di Savino Balzano, in libreria. - Paper First
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