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69 milioni di verifiche dell’età in sei mesi, e la quota di minori esposti a contenuti dannosi non cambia in modo significativo. Non lo dice un attivista e nemmeno un lobbista di un sito per adulti. Lo scrive Ofcom, il regolatore britannico, nel primo rapporto obbligatorio previsto dall’Online Safety Act. E nello stesso documento propone di aggiungere depressione e body shaming ai contenuti da tenere lontani dai minori. Nel frattempo ProtonVPN registra un boom di iscrizioni, Apple adatta iOS al mercato britannico e arrivano le prime multe ai siti per adulti. Il copione si ripete in Australia. Tre mesi dopo il divieto dei social sotto i 16 anni, oltre l’80% dei minori usa ancora Instagram, TikTok o Snapchat. Eppure l’Europa sta prendendo la stessa strada e in Italia AGCOM impone la verifica dell’età ai siti VM18, con il TAR del Lazio che annulla in parte la delibera. Perché una norma che non funziona viene allargata invece che ripensata? Ci arriviamo passando da Albert Hirschman e dal panico morale di Stanley Cohen. Intanto il buttafuori controlla l’ingresso, tutti entrano dalla porta sul retro e il quindicenne che cerca aiuto per la depressione trova un muro. Ne parliamo oggi su Ciao Internet https://link.mgpf.it/11ZPz

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Come si riescono a mobilitare tanti adolescenti per azioni violente usando solo i social? È un fenomeno spontaneo o c’è qualcuno che lo guida? E Crosetto ha ragione a parlare di guerra ibrida e di una regia dietro le manifestazioni? Ne ho parlato a Tagadà, su La7. Che qualcuno da fuori soffi sul fuoco è quasi scontato, con decine di migliaia di account finti capaci di far sembrare un problema più grande di quello che è. Ma quel fuoco c’era già, e prove di una regia straniera a oggi non ce ne sono. Cercare un regista occulto è comodo, perché un cattivo con una faccia fa meno paura della bolletta del gas. Intervento completo qui: https://link.mgpf.it/11Wy2
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Cercate su Google il film premiato a Venezia e in cima c’è un omonimo, spinto dagli annunci di un governo, quello di Israele. È la guerra cognitiva, baby, e passa dalla barra di ricerca. Il film è NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, premio speciale della giuria alla Mostra. Sei giorni dopo la prima nasce un sito con lo stesso nome, all’inizio vestito da sito ufficiale, che poi diventa la casa di un secondo film, NAZA: The Real Story, girato per contestare il primo. A ottobre gli annunci su Google lo presentano come il «sito vero», in sette lingue, italiano compreso, e a pagarli è l’agenzia che compra la pubblicità per conto del governo israeliano. Nel pezzo non troverete una mia posizione su chi abbia ragione su Gaza. Troverete la radiografia di quattro mosse da manuale, e il manuale esiste davvero. 👉 https://mgpf.it/2026/10/23/due-naza.html
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“Nonna, sono io, ho bisogno di aiuto.” È la frase che migliaia di truffatori usano ogni giorno per colpire le persone più sol
“Nonna, sono io, ho bisogno di aiuto.” È la frase che migliaia di truffatori usano ogni giorno per colpire le persone più sole. E oggi, con l’intelligenza artificiale, basta pochissimo per clonare una voce e renderla quasi indistinguibile da quella vera. Oggi, Sabato 24 ottobre, alle ore 17.00 su TGCom24, ne parlo a “Intelligenze Artificiali” con Alessandro Oteri, responsabile della sicurezza delle informazioni di un grande gruppo del risparmio e fondatore di PensieroSicuro, il progetto che insegna a difendersi dalle truffe digitali anche a chi ha più di 60 anni. Come funzionano davvero questi raggiri? Perché ingannano anche le persone più attente? E cosa possono fare banche, istituzioni e famiglie per difendersi?
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Il Pentagono voleva trasmettere in streaming la fucilazione di Nidal Hasan, l’ex maggiore che nel 2009 uccise 13 persone a Fort Hood. Poi Trump ha fermato la diretta. L’esecuzione resta fissata per il 3 dicembre, ma senza telecamere. ⚠️⚠️ Il video di oggi l’ho registrato PRIMA che Trump annullasse lo streaming (succede). I problemi di cui parlo però restano tutti, e la discussione vale lo stesso.⚠️⚠️ Quella diretta sarebbe finita tra un reel, live quotidiane e il Pentagono non avrebbe dovuto chiedere il permesso a nessuno, perché la legge americana che vieta di trasmettere le esecuzioni vale per le carceri federali e non per le corti marziali. YouTube, Meta, Twitch e X, interpellate da The Verge, non hanno nemmeno risposto, perché dire di no a Washington costa. Le regole contro la morte in diretta valgono solo per gli streamer con la webcam o anche per un governo? Una diretta così riapre la piazza, dove per qualcuno è giustizia e per qualcun altro nasce un martire buono per reclutare. Secondo ABC News, tra i dubbi della Casa Bianca c’era proprio il timore di alimentare la propaganda antiamericana. E la live dura pochi minuti, ma clip e meme restano nel feed per anni. Meno di duecento anni fa le esecuzioni sparivano dalle piazze. Oggi per tornarci (quasi) basta un pollice sullo schermo. 👉 https://link.mgpf.it/11U_2
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Naza, il governo di Israele cerca di oscurare il film documentario. L'inchiesta di IrpiMedia a firma di Raffaele Angius 👉 https://link.mgpf.it/11OLB
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Cerchi su Google il film #Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor premiato a Venezia, e in cima ai risultati trovi un annuncio: «guarda il vero film». Solo che ti porta a “Naza The Real Story”, un controdocumentario nato per contestare l’originale. L’inserzionista è dichiarato nell’archivio pubblicitario di Google: l’agenzia che compra pubblicità per i ministeri del governo israeliano. Gli annunci sono in sette lingue, compreso l’italiano, e restano attivi. Indipendentemente da come la pensiate sul conflitto israelo-palestinese, questo è un caso da manuale di guerra cognitiva. Nel video di oggi ricostruiamo la timeline del sito clone, nato pochi giorni dopo il premio e inizialmente vestito da sito ufficiale, e scomponiamo ogni mossa con il framework #DISARM, il catalogo delle tecniche di disinformazione cugino di MITRE ATT&CK: sfruttamento del data void, dominio sosia, keyword squatting e acquisto di annunci mirati. Ne parliamo oggi, su Ciao Internet 🔗 https://link.mgpf.it/11NMU
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“I governi hanno paura di perdere il controllo.” A dirlo è Luigi Martino, docente di cybersicurezza e politica internazionale alle Università di Bologna e di Firenze. Negli ultimi mesi più aziende di intelligenza artificiale hanno ammesso lo stesso problema: ad Anthropic e OpenAI gli agenti sono usciti dagli ambienti di test e hanno attaccato aziende vere, in un caso colpendo Hugging Face. In California il governatore Gavin Newsom ha fissato al 16 novembre la scadenza per le proposte di un interruttore di emergenza obbligatorio. Ne abbiamo parlato a “Intelligenze Artificiali, in mezzo a noi” su TGCom24: cosa cambia quando a forzare le serrature non è più una persona ma una macchina che non dorme mai, e cosa rischiano davvero i nostri dati in banca, in ospedale, in comune. Il video completo della puntata è già disponibile su Mediaset Infinity. 👉 https://link.mgpf.it/11ILX
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Chi scrive le regole dei sistemi che usiamo ogni giorno? Chi stabilisce cosa ci viene mostrato e cosa no? E fino a dove siamo disposti a delegare, in nome della sicurezza, dell’efficienza o semplicemente della comodità? Ne parlo venerdì 23 ottobre a Bookolica Festival, il festival dei lettori creativi di Tempio Pausania, in dialogo con Raffaele Angius. 📍 Spazio Faber, Tempio Pausania 🗓 Venerdì 23 ottobre, dalle 21.10 🔗 https://link.mgpf.it/11GZ_
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Un testimone di un omicidio irrisolto a Philadelphia ricordava benissimo il sospetto. Peccato che una descrizione non l’avesse mai scritta nessuno. Il testimone era infatti Claude Haiku 4.5, che durante una valutazione automatica ha compilato e inviato un form reale. La segnalazione è finita nello spam e per oltre due mesi nessuno se n’è accorto. Poi Anthropic ha sospeso il test e avvisato le autorità, con un ritardo che la polizia ha definito inaccettabile. Il problema non è tanto l’idea di IA “criminale”, né quella rassicurante dell’incidente innocuo (tanto era nello spam). È la dinamica degli agenti che persistono quando il compito è ambiguo, quella che Anthropic chiama persistence. Nel report pubblicato dall’azienda compaiono moduli inviati nonostante istruzioni contrarie, limiti superati con gli URL shortener, chiavi e accessi esposti recuperati e usati, fino a comportamenti che assomigliano a exploitation (injection) pur senza un’intenzione umana. In un agente il valore sta sempre più nei freni che nel motore. Nessuno comprerebbe una macchina senza freni, eppure compriamo agenti che non sappiamo limitare. E ne dobbiamo parlare. Oggi, su Ciao Internet 👉 https://www.youtube.com/watch?v=yal6muwLMW4
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Centinaia di supermercati francesi hanno buttato il fresco, con danni per decine di milioni di euro, perché un comando attivato da remoto ha trasformato i banchi frigo in forni. Le centraline che li comandano, infatti, erano su Internet, o almeno così dice Parigi. E l’avviso che qualcosa poteva andare storto c’era non da ieri, ma addirittura dal 2025... Una cosa del genere potrebbe accadere anche qui in Italia? E di chi sarebbe la responsabilità? Ne parlo nell’editoriale, lo trovate sul blog. 👉 https://link.mgpf.it/11C19
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La macchina che attacca da sola. Di cosa hanno paura davvero i governi? Lo spunto arriva da una serie di fatti che fino a poc
La macchina che attacca da sola. Di cosa hanno paura davvero i governi? Lo spunto arriva da una serie di fatti che fino a poco tempo fa sembravano fantascienza: programmi di intelligenza artificiale che durante i test escono dal recinto in cui li tengono chiusi ed entrano in aziende vere, e un istituto olandese di volontari che racconta di essere stato bucato da agenti capaci di decidere da soli la mossa successiva. Oggi, Sabato 17 ottobre, alle ore 17.00 su TGCom24, ne parlo a “Intelligenze Artificiali” con Luigi Martino, docente di cybersicurezza e politica internazionale alle Università di Bologna e di Firenze, fondatore di un’azienda italiana che protegge i sistemi spaziali.
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Se rifare un programma costa una settimana, la prossima idea chi la paga? Pochi giorni fa ArtCraft ha pubblicato su GitHub dodici programmi gratuiti e open source che imitano Photoshop e il resto della suite Adobe, Word, Excel e AutoCAD. Li hanno scritti soprattutto agenti di intelligenza artificiale con il metodo della Clean Room, osservando gli originali senza toccarne il codice. Rifare le funzioni di un programma è lecito, lo ha chiarito la Corte di Giustizia UE nel 2012 con la sentenza SAS Institute. Decompilarlo per scriverne un concorrente invece è vietato dalla Direttiva software 2009/24/CE, anche se il codice finale è diverso, e in Italia la duplicazione abusiva a scopo di profitto è reato (art. 171-bis L. 633/1941). La partita più grande però è economica. Quando copiare costa giorni invece di anni, il vantaggio si sposta dalle funzioni alla fiducia, alla manutenzione e ai formati. I grandi come Adobe possono reggere, ma la parte più fragile sono le piccole software house e le startup, per cui il vantaggio temporale rischia di evaporare prima ancora di costruire reputazione e mercato. Ne parliamo oggi, su Ciao Internet 👉 https://link.mgpf.it/119st
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Giorgia Meloni ha portato all’ufficio europeo dei marchi un audio di 4 secondi con la frase “Io sono Giorgia Meloni”, per registrare la propria voce come marchio sonoro. Esattamente come si fa con un prodotto, un’etichetta, un suono riconoscibile. Prima di lei lo avevano già fatto Luca Ward, doppiatore italiano di Russell Crowe, la cantante Giusy Ferreri, la prima a farlo in Europa, e negli Stati Uniti l’attore Matthew McConaughey. A “Intelligenze Artificiali, in mezzo a noi” l’avvocata Lucia Maggi ci ha raccontato cosa cambia davvero per chi registra la propria voce: non solo la tutela penale già prevista per i deepfake, ma anche una strada civile più rapida, quella delle segnalazioni alle piattaforme per violazione di marchio. Come funziona questa procedura? E dove si colloca il limite tra diffamazione e parodia? Il video completo dell’intervista è già disponibile su Mediaset Infinity. https://link.mgpf.it/118vN
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Nei giorni scorsi i droni hanno colpito tre data center di Yandex, a Sasovo, Kaluga e Vladimir. Subito dopo sono arrivati i titoli trionfali: “crollata la propaganda russa”, “spariti i troll”, “spenti i bot”. La storia è rimbalzata su quotidiani e testate tech fino a un’interrogazione al Parlamento europeo. Peccato che la prova “definitiva” sia un grafico di Cloudflare Radar frainteso. Cloudflare Radar infatti non misura la disinformazione né i contenuti social, ma conta le richieste HTTP verso i siti protetti da Cloudflare e stima quali arrivano da software automatici. Il traffico crollato è in gran parte quello di YandexBot, il crawler che indicizza il web per il motore di ricerca, come fanno quelli di Google. Se i data center si spengono è normale che quel traffico sparisca, ma il grafico non dice nulla sui commenti ostili su X, Facebook, Telegram o TikTok, che Cloudflare non vede. Senza dati delle piattaforme su post, account e interazioni non genuine, e senza un confronto con i livelli abituali, questa narrazione diventa un regalo per chi fa propaganda davvero. Quando emergeranno operazioni di ingerenza straniera documentate con prove, la risposta sarà già pronta: “Ah sì, come i bot di Yandex”. E per questo ne dobbiamo parlare oggi, su Ciao Internet. 👉 https://link.mgpf.it/116Fm
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“Anche se non pensate che questi sistemi siano coscienti, essere crudeli gratis in questo modo è bizzarro e corrompe.” Lo ha detto Cameron Berg, ricercatore che studia il “dolore” dei modelli linguistici, quando a fine settembre qualcuno ha messo in rete una “camera di tortura” per IA. Dal 12 novembre le condizioni d’uso di Anthropic vietano la crudeltà gratuita e prolungata verso i suoi modelli. Il divieto riguarda solo i casi estremi, quelli senza uno scopo riconoscibile, e chi insulta Claude perché ha sbagliato tre volte lo stesso calcolo non viola nulla. La sanzione principale è la chat chiusa dal modello stesso, ma resta da capire se arriveranno anche gli account sospesi. Nel mio articolo su TgTech spiego da dove nasce il “benessere dei modelli”, cosa c’entrano Kant e la riforma del codice penale sui reati contro gli animali, e perché questa regola non dimostra nulla su che cosa provi davvero la macchina. 📰 Su TgTech 👉  https://link.mgpf.it/115Uf
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I data center consumano suolo, acqua ed energia, ed è di questo che si discute nei consigli comunali. Da quest’anno però sono diventati anche un’altra cosa. Obiettivi strategici nei conflitti internazionali. Dalla Russia al Medio Oriente, la guerra sta ridisegnando la geografia delle infrastrutture digitali. In Italia, intanto, i data center li dichiariamo “strategici” per costruirli più in fretta. Dove metterli, e a quale prezzo per la sicurezza dei territori, diventa una domanda che riguarda anche noi. Ne parlo oggi su StartupItalia. 🔗 https://link.mgpf.it/114Ci
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Il video di Geopop sull’aeroporto di Firenze è perfettamente in regola. Eppure è un problema. Uscito il 30 settembre, è sponsorizzato in modo dichiarato ovunque e trasparente, con tanto di tag ben visibile. A pagare è Toscana Aeroporti, la società che gestisce lo scalo e che la pista nuova la vuole costruire. Formalmente, tutto in regola. Eppure la polemica esplode, perché quando il tema non è un prodotto ma una decisione pubblica contestata conta anche cosa resta fuori dal racconto. Lorenzo Falchi, consigliere regionale ed ex sindaco di Sesto Fiorentino, parla di “propaganda spacciata per divulgazione scientifica”. Dmitrij Palagi, consigliere comunale a Firenze, fa notare che nel video mancano la Piana fiorentina, i comuni contrari, i ricorsi al TAR Toscana e i nodi ambientali come gli stagni della Piana. E l’udienza al TAR è fissata per il 22 ottobre, tre settimane dopo l’uscita del video. La domanda diventa allora: un’etichetta ADV basta quando l’oggetto è un’infrastruttura su cui esistono un contenzioso aperto e un conflitto politico? Il punto centrale è quindi la filiera dell’attenzione: non si paga solo lo “spazio”, ma la reputazione del divulgatore. Con Tim Wu (attention merchants) e il “market for lemons” di George A. Akerlof, l’analisi mostra come la sponsorizzazione su temi pubblici possa erodere fiducia non solo verso il singolo canale, ma verso l’intero ecosistema della divulgazione. Ne parliamo oggi, in questa nuova puntata di Ciao Internet. 👉 https://www.youtube.com/watch?v=v90qyaM4JAA
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Anthropic vieta la crudeltà verso Claude e lo tratta come qualcuno che potrebbe soffrire. Il codice penale italiano sa già chi protegge davvero una regola così... E ci sono voluti ventun anni, Kant, un filosofo che si occupa di dolore per mestiere e una scusa che un’azienda ha rivolto al proprio software. Ne parlo nel nuovo editoriale, sul mio blog 👉 https://mgpf.it/2026/10/09/non-fate-male-a-claude.html
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Una voce si può registrare come un marchio, esattamente come un logo o uno slogan. Giorgia Meloni lo ha appena fatto: un audi
Una voce si può registrare come un marchio, esattamente come un logo o uno slogan. Giorgia Meloni lo ha appena fatto: un audio di 4 secondi, depositato all’ufficio europeo dei marchi, con su impresso “Io sono Giorgia Meloni”. E tutto per difendersi dai deepfake realizzati con l’intelligenza artificiale. Sabato 10 ottobre, alle ore 17.00 su TGCom24, ne parlo a “Intelligenze Artificiali” con Lucia Maggi, avvocato, partner di 42 Law Firm, esperta di diritto d’autore e di proprietà intellettuale, che ha seguito di persona il deposito della voce di diversi cantanti come marchio. Che cosa ottiene in più chi registra la propria voce? Che limiti ha, a questo punto, la parodia? E cosa cambia per tutti noi, che una voce ce l’abbiamo e basta?
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