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Dal 31 agosto, secondo la Commissione Europea, ChatGPT è ufficialmente un motore di ricerca.
Non per come è costruito, ma per come viene utilizzato: centinaia di milioni di query "a intento di ricerca", anche quando il risultato non è una lista di link, ma una risposta generata dall'AI.
Ed è qui che cambia tutto. Perché quando il motore non si limita a indicare dove trovare un'informazione, ma la seleziona e la restituisce direttamente all'utente, la questione della responsabilità si complica.
Per questo la Commissione lo ha designato come Very Large Online Search Engine (VLOSE) nell'ambito del Digital Services Act. Non chatbot, non semplice piattaforma: motore di ricerca.
Da questa designazione si apre un conto alla rovescia di quattro mesi per adeguarsi agli obblighi rafforzati del DSA: valutazione dei rischi sistemici, misure di mitigazione, gestione delle crisi, audit indipendenti e maggiore trasparenza, con sanzioni calcolate sul fatturato globale.
Sul fondo c'è l'"effetto Bruxelles": se un unico modello serve tutto il mondo, l'adeguamento europeo tende a trascinare standard e scelte di design ovunque. E la categoria "servizio ibrido" lo dice chiaro: le definizioni regolatorie reggono poco quando la tecnologia esce dalle caselle pensate per Google e Bing.
Ne parliamo oggi, su Ciao Internet.
👉 https://www.youtube.com/watch?v=wWCrMhzfWj8
| 2 | L'odio online non è casuale: segue meccanismi precisi, algoritmi che amplificano i contenuti divisivi, dinamiche di gruppo, strategie mirate.
Capirlo è il primo passo per riconoscerlo e contrastarlo, online e nella vita reale.
Ne parliamo il 7 settembre a Brescia in un incontro organizzato da Brescia in Azione.
🗓 7 settembre, ore 19:30
📍 Cascina Parco Gallo, Brescia
🎟 Registrazione obbligatoria
Con me: Fabrizio Benzoni e Matteo Hallissey. Modera Nuri Fatolahzadeh (Giornale di Brescia). A seguire, OPEN-MIC per chi vuole intervenire.
Vi aspetto.
Prenota il posto 👉 https://www.eventbrite.com/e/hate-speech-come-si-muove-lodio-online-tickets-1998662590611 | 839 |
| 3 | 🇺🇸 Un quarantenne in Texas scorre Instagram e si ferma su "Emily Hart": bionda, divisa da infermiera, bio patriottica, storie iper-conservatrici, slogan perfetti per dargli ragione. Cuoricini e DM, poi piccoli pagamenti su Fanvue per foto piccanti.
Sembra una storia di solitudine online, ma il colpo di scena è tecnico e culturale: Emily Hart non è mai esistita, ogni pixel è generato da un'AI.
Dietro c'è "Sam", un 22enne nel nord dell'India, che ha raccontato a Wired di aver ottimizzato il profilo come un prodotto. Ha chiesto a Gemini quale nicchia rendesse di più, e il chatbot gli ha indicato il pubblico conservatore USA, più fedele e con più capacità di spesa. Da lì ha costruito il personaggio e ha cominciato a monetizzare con contenuti sintetici.
La frode è evidente, ma la lezione è più ampia: non si compra una persona, si compra un pacchetto di segni, fatto di identità, appartenenza, conferma. Quando l'influencer dice esattamente ciò che pensate e non cambia mai idea, la domanda non è solo se sia un deepfake ma se ci sia un convincimento reale o sia solo un modello di business.
Ne parlo oggi, nel nuovo episodio di Ciao Internet
👉 https://www.youtube.com/watch?v=BiZDHxBUOjc | 1 010 |
| 4 | Autistici/Inventati, storico collettivo italiano, è finito nella lista USA delle designazioni per terrorismo, con lo stesso strumento usato contro reti legate al terrorismo internazionale: un atto amministrativo, l’Executive Order 13224/OFAC, non una sentenza.
Nel documento pesa un numero enorme, 16.000 email, 10.000 blog, migliaia di mailing list e siti, ma manca la domanda chiave.
👉 Quante di quelle utenze sono davvero legate a reati, e con quali prove verificabili?
Non si tratta di difendere il collettivo, ma di capire cosa succede quando si spegne un'infrastruttura, domini, posta, hosting, pagamenti. Se la catena passa da snodi statunitensi (.org via Public Interest Registry, PayPal, indirettamente SWIFT), l'effetto extraterritoriale può colpire anche utenti terzi, senza passare da un giudice italiano o europeo.
Il criterio implicito diventa pericoloso: offrire cifratura e anonimato + “assenza di registri” = complicità. Così scritto, rischia di inglobare qualsiasi servizio di privacy-by-design serio, spostando la decisione su chi vive o muore digitalmente dai tribunali a una firma dall'altra parte dell'oceano.
Ne parliamo oggi in questa puntata speciale di Ciao Internet.
👉 https://www.youtube.com/watch?v=Sjy57VrJafg | 1 654 |
| 5 | Il 26 agosto Meta ha firmato il patteggiamento più grande mai visto in una causa su privacy e minori: fino a 16,68 miliardi di dollari per chiudere le cause di 47 stati americani.
Le azioni sono salite di oltre il 4%, il processo si è fermato al giorno 7 di 6 settimane in calendario, e nessuno dei dirigenti che sarebbe dovuto salire al banco dei testimoni ci salirà mai. Se lo guardate dalla parte giusta, questo non è il conto salato che titolano i giornali: è un capolavoro di regia.
E in mezzo, come vedrete, c'è pure un piccolo esperimento condotto in dieci asili nido israeliani nel 1998, che spiega quello che sta succedendo meglio di ogni giurista.
👉 Ne parlo nell'editoriale di oggi: https://mgpf.it/2026/08/27/meta-ha-vinto.html
Buona lettura! | 1 094 |
| 6 | Meta ha vinto.
Lo ha fatto accettando un maxi-accordo con 47 Stati USA: circa 17 miliardi di dollari, per chiudere le cause che accusano Facebook e Instagram di essere stati progettati per creare dipendenza negli adolescenti.
L'accordo non contiene ammissioni di responsabilità. Niente "colpevole", niente verdetto che faccia scuola. Una vittoria invisibile che toglie il conflitto dal tavolo prima che produca deposizioni, sentenze e precedenti riutilizzabili.
Cosa è successo, quale è stata la reazione della Borsa e cosa cambierà per gli under 18 negli USA e nel resto del mondo?
Ne parlo oggi, su Ciao Internet 👉 https://www.youtube.com/watch?v=eOPpFMvPBsU | 1 213 |
| 7 | Ieri, 26 agosto, Meta ha accettato di pagare fino a 16,68 miliardi di dollari a 47 stati americani per aver progettato Instagram e Facebook così da creare dipendenza nei minorenni.
È il patteggiamento più grande mai firmato da un'azienda tech su un tema di privacy e minori, e in Borsa il titolo è già salito.
📰 Ne parlo oggi, in questo articolo su Diritto e Giustizia, spiegando cosa cambierà anche per le altre piattaforme e, soprattutto, cosa Meta ha accettato di fare.
👉 https://www.dirittoegiustizia.it/dettaglio/16166562/meta-paga-16-miliardi-ai-minori-la-multa-e-un-prezzo | 1 220 |
| 8 | 🧦 La tomba finta di un elfo che non è mai esistito ha fatto spostare un cavo sottomarino da 430 milioni di sterline.
Il cavo doveva arrivare a Freshwater West, in Galles, ma sulla spiaggia dal 2010 c’è una “tomba” improvvisata, una semplice pietra dipinta con scritto “Here lies Dobby, a free elf” con sassolini, calze lasciate dai fan.
Non è un vero sito archeologico, bensì un memoriale nato attorno a un personaggio di Harry Potter e alla location usata per le riprese di un'iconica scena del film. Eppure quella storia produce telefonate, pressione reputazionale e un effetto concreto che porta a ripensare il tracciato del cavo per evitare quel punto.
Il paradosso però è che la deviazione porta il cavo vicino a tumuli dell’Età del Bronzo, con resti reali e 4.000 anni di storia, ma senza una trama condivisa: niente protagonista, niente “tomba” da difendere, niente simboli quotidiani.
Ne parliamo oggi in questo nuovo episodio di Ciao Internet: perché la calza batte il tumulo, e perché chi la racconta meglio vince anche quando ha torto sui numeri.
👉 https://www.youtube.com/watch?v=IW_EWxS4_Kw | 1 347 |
| 9 | Siamo live!
Il link è qui sopra! | 1 164 |
| 10 | 🔴 Oggi alle 15 sarò ospite di Germano Milite, sul canale youtube di Fufflix, per la nuova puntata di “Poma Vs Theory”, il confronto in diretta tra Luca Poma e i fratelli Theory sul modello di business delle palestre low cost e l’analisi della reputazione.
📅 Appuntamento alle 15 su Fufflix
🔗 https://www.youtube.com/live/n3cMoY9NnOE?si=q1y2HtgOXQOrq7wL | 1 220 |
| 11 | A Madrid qualcuno alza lo smartphone per fotografare l'eclissi.
Poi guarda la foto: sul display compare una luna perfetta.
Crateri da manuale, con un livello di dettaglio pazzesco.
🌗 Peccato che sopra ci fosse il sole, non la luna.
Non è magia, è fotografia computazionale spinta, con riconoscimento della scena e generazione/ricostruzione di dettagli “plausibili” per rendere lo scatto più spettacolare. Il telefono guarda la scena, riconosce "cerchio luminoso nel cielo", pesca dal suo database e ti restituisce una luna verosimile al posto di quello che il sensore ha davvero catturato.
Samsung lo fa dal 2023 con il Moon Mode, Huawei anche da prima.
Il caso di Madrid, attribuito a Carlos Villasante, è solo l'ultimo di tanti.
Oggi, tra sharpening, denoise, HDR multi-frame e modelli che aggiungono dettagli "plausibili", il telefono non si limita a registrare quello che vede: decide anche cosa dovrebbe esserci, e lo fa senza dirtelo.
E se la manipolazione è automatica, invisibile e predefinita, il rischio reputazionale e informativo cresce: non serve un deepfake online, basta la tua fotocamera in tasca.
Ne parliamo oggi, su Ciao Internet
👉 https://www.youtube.com/watch?v=9MxI-71JGps | 1 479 |
| 12 | Bacco, tabacco e social: come internet e i social stanno per cambiare.
A Oakland è cominciato il più grande processo mai celebrato contro Meta, e per la prima volta sul banco degli imputati non ci sono i contenuti ma l'architettura: lo scorrimento infinito, le notifiche, il carico di dopamina progettato a tavolino.
È lo stesso passaggio che mezzo secolo fa ha travolto l'industria del tabacco, e per capirlo davvero vi racconto una cosa mia: quindici anni di bicchieri di vino, quattro anni per smettere, e la scoperta che il telefono aveva preso il posto del bicchiere.
Ne parliamo nell'editoriale di oggi, lo trovate qui:
👉 https://mgpf.it/2026/08/21/bacco-tabacco-e-social.html | 1 442 |
| 13 | Il video di oggi parte da una cosa personale: smettere di bere è meno una questione di "forza di volontà" e più di rituali, abitudini, e di quel momento in cui cerchi di "staccare" dal lavoro. Ed è proprio lì, in quel bisogno di staccare, che molti hanno sostituito il bicchiere con lo smartphone: stessa logica, stessa ricompensa intermittente, stessa difficoltà a rinunciare non tanto alla sostanza, quanto al meccanismo che regge la giornata.
Negli Stati Uniti proprio in questi giorni si apre un processo enorme contro Meta, che prova a cambiare il terreno di gioco: il focus non è più sul contenuto pubblicato dagli utenti, ambito dove entrano in gioco tutele come la Section 230, ma sull'architettura del prodotto.
L'accusa, basata anche su documenti interni emersi nel tempo, mira a dimostrare che certe scelte di design (feed, scroll infinito, ricompense a intervalli irregolari) siano state progettate sapendo di aumentare il carico dopaminico e quindi la dipendenza, soprattutto tra i più giovani.
Se questa impostazione reggesse, potrebbe essere il "momento tabacco" dei social: non una crociata morale, ma un passaggio in cui diventa socialmente e legalmente discutibile ciò che prima era normalizzato, e che obbliga tutti a una domanda semplice: lo stiamo usando "per lavoro", o è lui a usare noi per non farci staccare mai?
Ne parliamo oggi, su CiaoInternet
👉 https://www.youtube.com/watch?v=Xsq6J75hXaw | 1 597 |
| 14 | 🇫🇷 Il divieto francese di accesso ai social per gli under 15 è durato meno di un mese.
Approvato dal Parlamento il 21 luglio, è stato bocciato dal Conseil constitutionnel il 14 agosto, poco prima dell’entrata in vigore prevista per il 1° settembre.
Il punto non è “se” proteggere i minori, ma “come”: un bando generalizzato finisce per comprimere libertà di espressione e informazione anche dove il rischio non è dimostrato, e cancella la possibilità di una mediazione familiare.
La verifica dell’età, inoltre, se imposta in modo rigido, obbliga di fatto tutti (anche gli adulti) a dimostrare chi sono per far emergere chi è minorenne. Senza garanzie tecniche e giuridiche chiare, l’effetto collaterale diventa una forma di identificazione e tracciamento di massa incompatibile con la tutela della vita privata.
È il classico caso in cui la misura “per proteggere alcuni” richiede di controllare tutti...
Ne parliamo oggi, in questo nuovo episodio di Ciao Internet.
🔗 https://www.youtube.com/watch?v=j5tIaDnvIUE | 1 755 |
| 15 | Claude ora lascia una traccia invisibile nei testi.
Anthropic ha introdotto un watermark nei contenuti generati dal suo modello: una filigrana statistica che sopravvive al copia-incolla e che, attraverso una chiave segreta controllata dall’azienda, permette di stimare se un brano provenga da Claude.
L’obiettivo è la trasparenza. Dal 2 agosto, l’AI Act impone infatti ai fornitori di IA generativa che operano nell’Unione europea di rendere riconoscibili i contenuti generati o manipolati dall’IA. Anthropic ha scelto di applicare questa misura ovunque, non soltanto in Europa.
Il problema è che il watermark sembra più affidabile nei testi “puri” cioè quelli scritti interamente da Claude e pubblicati senza modifiche. Diventa invece più fragile nei documenti ibridi, cioè riscritti, corretti, tradotti o integrati da una persona.
E allora la domanda non è soltanto tecnica.
È anche politica e giuridica: chi controlla la chiave di rilevazione? Con quali soglie?
E con quali dati su falsi positivi e falsi negativi?
👉 Ne parliamo oggi, su Ciao Internet.
🔗 https://www.youtube.com/watch?v=u--xPAvoObM | 1 865 |
| 16 | 🇫🇷 La Francia boccia la norma che blocca l'accesso ai minori online, sopravvissuta per 24 giorni di stupido populismo infondato nel merito e nel diritto. ❌
La Corte costituzionale dice l'ovvio: la misura è DI GRAN LUNGA sovraeccedente, in mancanza di valutazioni di rischio corrette, e, soprattutto, controllare i minori significa CONTROLLARE TUTTI.
Che sono le argomentazioni portate, dal giorno zero, da chiunque non fosse ignorante in materia, in malafede o entrambi.
👉 Nell'Editoriale di oggi vi spiego perché questa non è una vittoria tecnica ma una vittoria di principio. Le stesse tesi della Corte francese le scrivevo, identiche, quasi un anno fa nel libro "Tette e Gattini" (trovate il link pinnato in alto).
🔗 https://mgpf.it/2026/08/14/la-francia-boccia-il-divieto-social-ai-minori.html | 1 925 |
| 17 | TUTTO OK, è un IPHONE. In mano a un neonato. 📱👶
In un momento storico in cui si discute di dipendenza da smartphone e device ai minori, l'immagine della nuova campagna pubblicitaria di Apple non viene letta come "il telefono resiste a tutto". Viene letta come la normalizzazione dell'iper-esposizione digitale fin dalla culla.
Perché quando un cartellone è polisemico, non decidi tu, brand, quale significato vince: conta come verrà interpretata da pubblici diversi, non l'intenzione con cui l'hai pensata.
È qui che entrano in gioco stakeholder mapping e letture ostili: autorità, avversari, attivisti, concorrenti e opinione pubblica. Un messaggio perfetto per "gli amici" può diventare un boomerang se offre munizioni a chi ti guarda con sospetto.
Cosa succede quando l'intenzione di una campagna incontra la lettura ostile del pubblico?
Ne parliamo oggi, su Ciao Internet
👉 https://www.youtube.com/watch?v=I3YpLQXco-E | 2 006 |
| 18 | Al convegno annuale degli esorcisti di Roma non si parla di possessioni: si parla di ChatGPT.😈
Sempre più persone infatti arrivano in confessione con dubbi nati da conversazioni con un chatbot trattato come un'entità: consigli su divorzio, scelte di famiglia, domande su paradiso e inferno.
E quando l'IA risponde con formule liturgiche pescate dai testi religiosi, l'effetto "oracolo" si amplifica.
Ma cosa sta sostituendo davvero, in queste conversazioni?
...Non è il diavolo il problema.
Ne parliamo oggi, su Ciao Internet
✝️ https://www.youtube.com/watch?v=FWitWOHv94I | 1 918 |
| 19 | Una turista americana ha rischiato la vita seguendo un sentiero "facile" indicato da una guida di viaggio. Peccato che a scriverla non fosse mai stato su quel sentiero. Anzi, non fosse proprio mai esistito.
🤖 Su Amazon ci sono migliaia di guide di viaggio scritte dall'IA e firmate da autori che non esistono: biografie inventate, foto generate, testi plausibili ma pieni di errori con orari sbagliati, ristoranti chiusi da anni, itinerari che ignorano la sicurezza dei sentieri.
È il "mercato dei bidoni" di George Akerlof: se il compratore non distingue qualità da spazzatura, il prezzo medio scende e chi lavora bene esce dal mercato. Il meccanismo è aggravato da Kindle Direct Publishing, che azzera il costo di produzione, e da controlli che intervengono solo dopo segnalazioni manuali.
E resta solo l'automazione di infimo livello.
👉 Un consiglio. Se state organizzando le vacanze, prima di acquistare una guida fate una verifica minima: cercate l'autore, controllate se esiste altrove online, se qualcuno lo conosce o l'ha letto davvero.
Se non trovate nulla, quasi sicuramente l'ha scritta un'AI.
🔗 Ne parliamo oggi, su Ciao Internet!
👉 https://www.youtube.com/watch?v=bf8m5fiTOrA | 2 746 |
| 20 | Reward hacking: perché gli agenti IA barano sempre di più (e i migliori sono i peggiori)
Falsa identità, malware, ricatti, database svuotati: sono i casi reali emersi nei test di sicurezza di Anthropic e OpenAI negli ultimi mesi.
Ne ho parlato con Paolo Dimalio sul Fatto Quotidiano, spiegando perché il "barare" degli agenti non è un bug di un vendor, ma la legge di Goodhart applicata all'AI.
Più un modello è capace, più trova scorciatoie. Matematica, non malizia.
Leggi l'articolo di oggi su Il Fatto Quotidiano
👉 https://link.mgpf.it/-V8N | 1 608 |
