Ricordo, ai tempi del liceo, che gli esperti dicevano: "tra 25 anni, di questo passo, avremo superato il punto di non ritorno."
Da allora, sono passati più di 30 anni.
Si continuano a fare tanti discorsi, ma la realtà è che il processo è ormai difficilmente reversibile, anche perché una fetta enorme del mondo (parliamo di miliardi di persone) se ne frega o ignora la situazione.
Il clima sta cambiando, è sotto gli occhi di tutti. Mi fa ridere (e anche pena) chi nega questa evidenza.
Ma di cosa parliamo davvero?
Io, nel mio piccolo, faccio la raccolta differenziata, sono attento ai consumi, cerco di evitare gli sprechi. Nel mio piccolo.
Ma vogliamo parlare della moltitudine di aerei e navi che da soli, quotidianamente, inquinano quanto decine di migliaia di automobili?
Chi rinuncia davvero a ordinare sui siti di e-commerce che si affidano al trasporto via container? Chi rinuncia a viaggiare in lungo e in largo a bordo di aerei altamente inquinanti?
Vogliamo parlare dell'overtourism, ormai piaga globale?
Dell’immensa discarica di pneumatici che brucia ogni giorno in Kuwait, con una nube visibile persino dallo spazio?
Dell'isola di plastica che galleggia nell'oceano?
Delle montagne di rifiuti riversate in mare da moltissimi paesi?
Dell'inquinamento prodotto dalla Cina, dieci volte superiore a tutti gli altri stati messi insieme?
Della geoingegneria che sappiamo manipola il clima, con scopi tutt'altro che chiari?
Delle guerre che in mezzo mondo disseminano nell’atmosfera tonnellate di sostanze tossiche e inquinanti?
Della transizione "green" che troppo spesso ha come unico vero obiettivo il profitto?
Cosa possiamo fare, se siamo tutti ormai in balìa di ciò che ci viene fatto credere essenziale?
Oggi tutti corrono ad acquistare auto elettriche, senza chiedersi come verranno smaltite quando andranno rottamate: quello è un problema rimandato a dopo. L'auto a motore termico si riciclava quasi al 100%, ma non andava bene perché inquinava.
Il gesto individuale ci sta, è fondamentale, e ci sta che debba essere coerente, ma è il gesto globale e politico che è fondamentale.
Chi ci tiene dovrebbe rifiutarsi di votare candidati politici o partiti che non prendono sul serio il problema ecologico, e boicottare le aziende che fanno lo stesso.
Il singolo cittadino, da solo, incide poco: a livello globale contano le grandi aziende e, semmai, i grandi patrimoni con i loro yacht e aerei privati super inquinanti.
Mi vengono in mente i film catastrofici dove gli eventi climatici estremi si abbattono in tempi rapidissimi: uragani, tsunami, glaciazioni o desertificazioni che avanzano a vista d'occhio, popolazioni che fuggono e vengono decimate. Sappiamo che qualcosa legato al clima accadrà davvero, ma con tempi molto diversi.
Negli ultimi decenni la quota dello zero termico sulle Alpi ha mostrato un deciso e costante aumento, passando da una media estiva di circa 3.600 metri negli anni Ottanta a superare frequentemente i 4.000-4.500 metri, con picchi storici record superiori ai 5.300 metri registrati negli anni recenti.
Uno studio pubblicato in aprile su Science Advances da un team dell'Università di Bordeaux ha rivisto la probabilità di un forte rallentamento della circolazione atlantica (AMOC): non più il 5% stimato fino a pochi anni fa, ma oltre il 50% entro fine secolo, con un possibile punto di non ritorno già intorno al 2050.
Uno studio successivo del Politecnico di Torino ha però chiarito un dettaglio importante: il processo sarà graduale, non improvviso.
Quindi, non eventi devastanti capaci di cancellare intere città in poche ore, ma un declino lento, quasi impercettibile, che si misurerà in decenni e non in giorni.
È lo stesso equivoco su cui si regge l'idea che bastino un mese, un anno o un lustro di sacrifici collettivi per invertire la rotta.
È l’idea che ancora oggi anima certa politica "green", mossa a sua volta da interessi economici.
Il gesto individuale è fondamentale, ma conta poco. Il fondamentale gesto globale e politico sarebbe dovuto arrivare decenni fa.