“Respingere le idiozie populiste della “moneta sovrana” come panacea di ogni male. In regime di libera circolazione dei capitali non sussiste “sovranità”, tantomeno democratica.” (p. 112)
Pussa via! Nel cestino la sovranità democratica, illusione borghese!
Ma come, non avevamo appena detto che eravamo così abili da controllare politicamente i movimenti di capitale? Possiamo regolamentare i flussi di capitale, ma non detenere il controllo su una moneta nazionale? In Cina dunque sono dei boccaloni?
La chiave di lettura complessiva credo, però, emerga gettando uno sguardo alla post-appendice (la chiama “Appunti per un manifesto”). Questa sezione è disorganica e di primo acchito uno non capirebbe perché sia stata messa là. Essa contiene una serie di imperativi, di desiderata politici, tipo:
“Unificare con le rivendicazioni di tutti i movimenti di emancipazione civile, sociale, ambientale, internazionali e intersezionali: anti-razzisti, transfemministi, “lgbtqiapk+”, per i rifugiati e gli immigrati, per i diritti digitali, per una stampa libera e indipendente, per l’abolizione della censura, per la libertà di pensiero, di riunione, di associazione, di protesta, per la giustizia climatica. Mettere in comune coi bisogni dei diversamente abili, dei malati, delle persone con disagio psichico, dei bambini e degli anziani, di tutti coloro che l’oltrefascismo definisce improduttivi.” (pp. 109-110)
“Arrestare non i migranti ma i capitali.” (p. 112)
“Abolire i brevetti e i diritti proprietari sui frutti del progresso scientifico. Promuovere la scienza collettiva e aperta, sostenere il governo anarchico delle risorse pubbliche per la ricerca.” (p. 113)
Questa sezione rappresenta sostanzialmente la ripresa forfettaria dei ritornelli “de sinistra”, dalla New Left degli anni ’70 ad oggi. Sbobba usurata che da oltre mezzo secolo è stata affermata, proclamata, ribadita, urlata e pretesa, in forme e modi sempre più stanchi e implausibili, senza mai far balenare neanche uno spiraglio su COME sarebbe da realizzare (per tacere di una chiara analisi della loro piena desiderabilità).
Ma proprio questa sezione consente di capire l’intera operazione che sottende al libello.
Scientificamente è materiale riciclato. Come testo divulgativo è confuso. Ma come operazione di autopromozione, nella speranza di essere notato per una candidatura alle politiche del 2027, è notevole.
Questo spiega anche la recente agitazione di E.B., che si sta sbracciando quotidianamente per accreditarsi come “mangiatore di rossobruni”.
Questo libello è, dopo tutto, un grande, tenero vagito, alla ricerca di attenzioni. E dopo tutto ha ragione, se in parlamento c’è un Calenda, cos’ha fatto di male per non esserci lui?
Il nostro interesse per il personaggio reale è comunque irrilevante. L’unica cosa che merita una riflessione è l’operazione messa in campo da pubblicazioni come questa (e dalle campagne autopromozionali che le accompagnano).
Si tratta di tentare un’operazione simmetrica per la sinistra a quella avviata da Vannacci a destra.
Si tratta di far balenare per qualche mese davanti al disilluso elettore di sinistra, per la milionesima volta, qualche parolina d’ordine con un profumo di radicalità. Serve a far percepire a quell’area che esistono ancora “grandi ideali rivoluzionari” e soggetti che “non le mandano a dire”. Come al solito tra il Sol dell’Avvenir ribadito e il mesto presente si spalanca, oggi come ieri, un abisso che nessuno sa come colmare, né prova a colmare. La regola aurea nelle fasi preelettorali, da trent’anni a questa parte, è “raccogliere a strascico l’elettorato simpatizzante intorno a promesse messianiche e radicali, ma rigorosamente innocue, perché prive di riferimento alla realtà operativa.”
Si tratta, insomma, dell’ennesimo tentativo di vendere ai turisti della politica la stessa Fontana di Trevi. Ed è una truffa, che in qualche misura, continua a riuscire.