dell’intero sistema agli occhi dei cittadini.
In Italia, ad esempio, gli accordi regionali e aziendali hanno previsto specifiche remunerazioni per ogni dose di vaccino Covid somministrata dai medici di medicina generale, accompagnate dall’impegno alla promozione attiva della vaccinazione verso gli assistiti. Non è l’esistenza di un compenso in sé a costituire un abuso, quanto il fatto che tali meccanismi economici siano stati inseriti dentro un contesto di ricatto legale e sociale – sospensioni dal lavoro, esclusione dai luoghi pubblici, negazione di esenzioni anche in presenza di controindicazioni – che ha trasformato questi incentivi in leve di pressione su una popolazione privata di un’informazione onesta, anche quando non ancora completa, su cui poter basare una effettiva libertà di scelta.
Sul piano europeo, il cosiddetto “Pfizergate”, relativo agli scambi di messaggi tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il CEO di Pfizer per la negoziazione di contratti miliardari di vaccini, è divenuto simbolo di questa opacità: il Tribunale dell’Unione Europea ha censurato la Commissione per non aver garantito un accesso trasparente a quella corrispondenza, mettendo in luce l’insufficienza delle spiegazioni fornite sull’irreperibilità degli SMS e sulla loro eventuale cancellazione. Il fatto che decisioni di enorme impatto economico e sanitario siano state negoziate tramite canali personali non documentati, fuori da ogni effettivo controllo democratico, rafforza la percezione di una “governance” globalista e privatistica che tende a espropriare i popoli e i parlamenti delle scelte fondamentali in materia di salute e bilancio pubblico.
Agorà combatte questo disegno in ogni ambito: nella sanità, nella scuola, nel lavoro, nella gestione delle crisi economiche e belliche. La stagione pandemica non è stata un incidente isolato, ma una tappa paradigmatica di un metodo di governo fondato su “emergenze” vere o spesso presunte, gestite in modo opaco, sul ricatto istituzionale, sulla trasformazione di diritti fondamentali (alla salute, al lavoro, alla mobilità) in favori concessi in cambio dell’obbedienza a protocolli decisi da élite politicofinanziarie transnazionali. In questo senso la nostra critica alle politiche vaccinali non è affatto un rifiuto della medicina in quanto tale, o un atteggiamento antiscientifico, ma una denuncia della colonizzazione privatistica della medicina e della sanità, che intendiamo contrastare rivendicando una sanità realmente pubblica, trasparente, radicata nei territori e libera da condizionamenti industriali.
• Quest’esperienza storica deve rimanere ben presente a tutti noi come monito a non ripercorrere più simili strade. Ma deve anche metterci in guardia rispetto a meccanismi coattivi analoghi, che potrebbero essere messi in campo a fronte di minacce di natura diversa, non più di indole sanitaria, ma terroristica, bellica, ecc.
Quest’esperienza storica, e la frattura sociale che ne è seguita, non deve però impedirci di unire gli sforzi per rovesciare quei nuclei di potere, opachi e manipolatori, che sono stati ieri responsabili dell’infame gestione pandemica e che oggi ci preparano orizzonti di guerra.
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Segue la Dichiarazione del fondatore di Agorà, professor Angelo d’Orsi.
«In piena emergenza pandemica, di fronte alla morte di persone a me care, ho sostenuto con convinzione l’uso esteso dei vaccini disponibili, pur consapevole dei rischi di effetti collaterali, che però ritenevo inferiori a quelli del virus. Oggi, alla luce di quanto sappiamo sui limiti di quei prodotti, sulle omissioni informative e sulle forme di ricatto giuridico e sociale esercitate attraverso strumenti come il Green Pass, riconosco che quella posizione peccava di eccesso di fiducia in una scienza tutt’altro che onesta, anche se ritenevo, alla luce di dialoghi intensi con giuristi e filosofi, che in situazioni di effettivo pericolo collettivo, le libertà personali possano essere temperate dalle necessità della salute pubblica.