NOTE SUL TEMA “SICUREZZA”
• In questi giorni estivi il tema “sicurezza”, e il suo nesso con l’immigrazione, è stato al centro della discussione pubblica. Possiamo immaginare facilmente le ragioni di questa concentrazione, che al tempo stesso favorisce la polarizzazione su vecchie linee oppositive (Dx-Sx), distrae dai problemi strutturali e aiuta l’imporsi dei Gate-Keeper di Futuro Nazionale.
Ma non basta capire le ragioni strumentali, bisogna anche guardare in faccia lo stato reale delle cose e confrontarsi con la percezione pubblica.
• ALCUNI DATI. Secondo l’Istat e sulla base dei dati del Ministero dell’Interno il quadro della criminalità in Italia si è evoluta in questo senso.
Il numero totale dei delitti in rapporto alla popolazione si attesta su una dimensione eguale a quella degli anni ’90 (40 delitti per 1000 abitanti). La natura dei delitti però è cambiata.
Sono in diminuzione abbastanza costante dagli anni ‘90 omicidi, furti e rapine (anche se queste ultime in aumento negli ultimi 5 anni). Stabili gli scippi.
Sono invece in aumento frodi e truffe informatiche, episodi di criminalità minorile (baby gang), aggressioni in generale e, in misura minore, le violenze sessuali.
La popolazione di origine straniera è sovrarappresentata nella popolazione carceraria (per una popolazione straniera residente del 9,4%, la popolazione carceraria di origine straniera è del 31,5%).
La distribuzione dei crimini è radicalmente diversa tra i grandi centri urbani e i piccoli centri: nei grandi centri urbani la percentuale di eventi criminosi in rapporto alla popolazione è più del triplo rispetto a centri sotto i 10.000 abitanti.
• Questi dati non sono sufficienti per definire un quadro dettagliato ma sono sufficienti a stabilire che, per quanto la situazione della sicurezza in Italia sia lontana da una situazione d’emergenza, tuttavia la diffusa percezione di allarme sociale non è un mero costrutto artificiale. Potremmo dire che le forme di criminalità spicciola e arbitraria, non organizzata (aggressioni gratuite, vandalismi, ecc.), sono in aumento, a fronte di una diminuzione dei grandi delitti (l’omicidio, la rapina in banca).
• Questa tipologia di reati, paradossalmente, sfuggono più facilmente alle sanzioni di legge proprio per la loro natura: per i reati che non prevedono pene superiori ai 5 anni di reclusione non esiste l’obbligo di arresto, e in presenza di carceri già ampiamente sovraffollate (occupazione media al 135%), l’esito più frequente è il rilascio immediato del reo.
• Il nesso tra criminalità e immigrazione è chiaro anche se ne va precisata la natura. Non si tratta di una maggiore “propensione a delinquere degli stranieri” in generale. Si tratta di una maggiore propensione a delinquere tipica di soggetti giovani, sradicati e disagiati, tutte caratteristiche che si concentrano nella popolazione migrante italiana.
• Che fare?
Esiste un livello di intervento fondamentale, che riguarda la forma produttiva del paese: oggi l’Italia attrae intenzionalmente persone poco formate, che forniscano manovalanza di base a buon prezzo, e che si vogliono sacrificabili e ricattabili. Se si vuole affrontare il problema di petto, bisogna modificare il modello produttivo – il che avrebbe incidentalmente ricadute benefiche innanzitutto sui giovani italiani.
Ma se si vuole rimanere sul ristretto piano degli interventi in termini di sicurezza, esistono risposte che si dovrebbero dare – per quanto non risolutive.
Queste risposte riguardano sia il piano di ciò che si deve fare sia il piano di ciò che non si deve fare.
• CIÒ CHE SI DEVE FARE, vista la natura dei crimini e il tipo di percezione di insicurezza, è:
1) Mettere le forze dell’ordine nelle condizioni di intervenire con efficacia e sicurezza, per sé e per i soggetti oggetto degli interventi restrittivi. La sciatteria (volendo essere benevoli) vista in recenti interventi mette in luce un problema di formazione e di protocolli di intervento.