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Andrea Zhok

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Antropologia / Filosofia / Politica

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📈 Аналітичний огляд Telegram-каналу Andrea Zhok

Канал Andrea Zhok (@andreazhok) у мовному сегменті Італійська є активним учасником. На даний момент спільнота об'єднує 11 798 підписників, посідаючи 4 393 місце в категорії Політика та 2 118 місце у регіоні Італія.

📊 Показники аудиторії та динаміка

З моменту свого створення невідомо, проект продемонстрував стрімке зростання, зібравши аудиторію у 11 798 підписників.

За останніми даними від 24 жовтня, 2026, канал демонструє стабільну активність. Хоча за останні 30 днів спостерігається зміна кількості учасників на 76, а за останні 24 години на 0, загальне охоплення залишається високим.

  • Статус верифікації: Не верифікований
  • Рівень залученості (ER): Середній показник залученості аудиторії становить 58.37%. Протягом перших 24 годин після публікації контент зазвичай збирає 29.25% реакцій від загальної кількості підписників.
  • Охоплення публікацій: В середньому кожен допис отримує 6 885 переглядів. Протягом першої доби публікація в середньому набирає 3 450 переглядів.
  • Реакції та взаємодія: Аудиторія активно підтримує контент: середня кількість реакцій на один пост – 0.
  • Тематичні інтереси: Контент зосереджений навколо ключових тем, таких як potere, iran, occidente, diritto, popolazione.

📝 Опис та контентна політика

Автор описує ресурс як майданчик для висловлення суб'єктивної думки:
“Antropologia / Filosofia / Politica”

Завдяки високій частоті оновлень (останні дані отримано 25 жовтня, 2026), канал підтримує актуальність та високий рівень охоплення публікацій. Аналітика показує, що аудиторія активно взаємодіє з контентом, що робить його важливою точкою впливу в категорії Політика.

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Архів дописів
ASSEMBLEA REGIONALE VENETO Domenica 25 Ottobre ore 15.00 Padova - Casa del Popolo Via Pontevigodarzere 49 Assemblea pubblica
ASSEMBLEA REGIONALE VENETO Domenica 25 Ottobre ore 15.00 Padova - Casa del Popolo Via Pontevigodarzere 49 Assemblea pubblica con Angelo d'Orsi e Andrea Zhok

Promemoria per gli interessati, domani a Padova.

ASSEMBLEA REGIONALE FRIULI VENEZIA GIULIA Sabato 24 Ottobre ore 15.00 Udine - Hotel Cristallo Piazzale G. D'Annunzio 43 Assem
ASSEMBLEA REGIONALE FRIULI VENEZIA GIULIA Sabato 24 Ottobre ore 15.00 Udine - Hotel Cristallo Piazzale G. D'Annunzio 43 Assemblea pubblica con Angelo d'Orsi e Andrea Zhok

Promemoria per gli interessati, oggi a Udine.

Al netto del disappunto per saccheggi e vandalismi vari, credo che l'unico esito davvero catastrofico delle proteste in corso sarebbe che cessassero. Possiamo tutti concordare che altre soluzioni sarebbero idealmente auspicabili. Sarebbe meglio un ordinato sciopero generale di tutto il mondo del lavoro, unanime, a tempo indeterminato, finché il governo non cestini tutti i piani bellicisti, finché non riconverta la spesa destinata alle armi a costruire case popolari e rimettere in sesto la sanità, finché non riprenda a commerciare civilmente con tutto il mondo (Russia, Cina e Iran inclusi). Sarebbe bello, ma nella vita come nella storia si sceglie tra le opzioni disponibili, non tra quelle che vorremmo fossero disponibili. Tutti i danni vandalici accaduti in Europa nell'ultima settimana sono una frazione ridicola del livello di distruzione che ha luogo in 5 minuti, presi a caso, nella guerra russo-ucraina, da anni, ogni giorno (o di quella subita a Gaza o Teheran per mano dei nostri alleati, con il nostro supporto, tra un talk-show e l'altro). Dunque, una volta chiarito che non siamo in uno scenario ideale, smettiamo di mugugnare. Il rammarico per un'auto in fiamme ci ricorda - provvidenzialmente - con un minuscolo memento, cosa significa distruzione vera. Se serve a svegliare qualcuno, bene così. Ci sono evidenti tentativi - molti documentati - di utilizzare infiltrati per superare una soglia di scontro tale da giustificare la repressione. Dobbiamo essere consapevoli che il gioco della rappresentazione mediatica lavora tutto in quella direzione. Gli stessi che ci vogliono eroicamente pronti a esporre i petti alle baionette russe - per i valori della von der Leyen - ci stanno chiedendo di mandare le teste di cuoio per salvare qualche vetrina da un mazzo di adolescenti sbandati (e di colleghi infiltrati). La semplice verità, che ci riguarda tutti, è che non stiamo scegliendo tra un futuro sereno e prospero e il disturbo creato da teppisti incivili. La scelta attuale, l'ultima che ci hanno lasciato, è tra venir stritolati nell'impotenza dell'ennesima crisi "fatale", e fargli capire, con tutti i mezzi a disposizione, che la misura di sopportazione è colma.

ASSEMBLEA REGIONALE FRIULI VENEZIA GIULIA Sabato 24 Ottobre ore 15.00 Udine - Hotel Cristallo Piazzale G. D'Annunzio 43 Assem
ASSEMBLEA REGIONALE FRIULI VENEZIA GIULIA Sabato 24 Ottobre ore 15.00 Udine - Hotel Cristallo Piazzale G. D'Annunzio 43 Assemblea pubblica con Angelo d'Orsi e Andrea Zhok

Segnalo per gli interessati, sabato prossimo a Udine, la prima assemblea regionale di Agorà. Ore 15.00 Hotel Cristallo.

E questo meccanismo può funzionare e funziona a lungo. Fino a quando non funziona più. E non funziona più il giorno in cui troppe persone stanno perdendo troppo per potersi permettere di rimanere in stato di torpore. Qui non bisogna pensare al “perdere troppo” come a cose tipo la “morte per inedia”. In una società moderna la gente entra in condizioni di deprivazione insopportabile molto prima di “morire di fame”. Oggi, per dire, non potersi permettere di utilizzare la macchina o l’accesso a internet per la maggioranza della popolazione significa essere tagliati fuori dal mondo, dal lavoro, dalla socialità, dalla vita. E il fatto che automobili e telefonini fossero un tempo beni di lusso non significa nulla: ora questo è il nuovo livello di “partecipazione alla vita comune”, ciò che distingue vita e non vita. Plebi coltivate come bestie da soma cui somministrare occasionalmente panem et circenses, lavoretti di merda e imbonimento televisivo, il giorno in cui questo gioco si inceppa non sono e non saranno sensibili alle ragioni del decoro pubblico, del rispetto per la proprietà, dell’ossequio ai monumenti, ecc. A bruciare automobili, edifici storici e negozi sono soggetti deprivati culturalmente e moralmente. Ma i colpevoli reali, quelli che dovrebbero essere chiamati a pagare, sono quei ceti apicali che quella deprivazione hanno coltivato e voluto, pensando gli fosse utile. Oggi la pentola a pressione sta per saltare. Anche se questa ondata dovesse rientrare, questo è solo l’inizio, perché i ceti dirigenti europei non sono nella posizione, né materiale né culturale, per correggere la rotta. Dunque allacciate le cinture, perché andremo a sbattere.

ALLACCIATE LE CINTURE Le immagini delle fiamme che avvolgono il municipio di Limoges in Francia, con il crollo del campanile, stanno facendo il giro del mondo. Il giudizio rispetto a episodi come questo non può che essere di condanna, così come non si possono che condannare gli atti di saccheggio che hanno accompagnato le proteste in molte zone della Francia. Tuttavia, se ci limitassimo a questo livello di considerazioni faremmo soltanto una classica operazione di conservatorismo piccolo-borghese, che ha le sue ragioni ma che è anche drammaticamente miope. Mettersi a fare la predica sulle auto bruciate e le vetrine infrante, senza andare oltre, è solo l’indice di chi non ha ancora capito la serietà delle circostanze in cui ci troviamo. Ciò cui assistiamo in Francia, ma in forme diverse oramai in molti paesi europei (Spagna, Portogallo, Albania, Belgio, e da ieri anche in Italia) è tutto meno che un evento irrazionale. Esistono infatti eventi storici che sono irrazionali soltanto per lo sguardo locale, ma possiedono una razionalità evidente quando li si guarda abbastanza dall’alto. Razionale non significa indolore, e non significa privo di ingiustizie. Bisogna esercitare lo sguardo a tenere fermi insieme due livelli di analisi: quello in cui si possono giudicare specifici atti e specifici soggetti come barbari, incivili, vandalici, e quello in cui si può (e si deve) capire che la storia è sempre un fiume in cui navigano detriti e cadaveri, ma che non si arresta con le prediche. Ciò che sta avvenendo ha una razionalità collettiva ferrea, anche se chi vi partecipa ne ha spesso una comprensione limitata, o persino nulla. L’esperienza che le popolazioni europee fanno delle proprie classi dirigenti oramai da molti anni è quella di un organismo tecnocratico anonimo, un muro di gomma semovente, che procede con un “pilota automatico” del tutto indifferente ai bisogni della popolazione. La scommessa di questi ceti tecnocratici legati alla finanza è stata di riuscire ad addormentare le coscienze con l’odierno oppio dei popoli dei media (entertainment & infotainment), e di domare i refrattari con interventi restrittivi (una manganellata qua, una chiusura dei conti là, una leggina elettorale su, un annullamento di elezioni giù, ecc.). L’assunto generale, tacito e indiscusso, delle dirigenze europee è che con la plebe non si ragiona ma, semplicemente, si alternano carota e bastone. Tutto ciò che viene detto pubblicamente è sempre una menzogna strumentale, senza eccezioni salvo i casi incidentali in cui una verità possa essere a sua volta strumentalizzata. Il discorso pubblico è divenuto una infinita recita che si cura sempre meno di preservare una parvenza di credibilità. Così, nessuno sano di mente pensa davvero che la Russia stia per invaderci, ma ciò non impedisce a schiere di quaquaraquà istituzionali di ripetere con la faccia seria queste puttanate ogni giorno. E naturalmente tutto il mondo sa che in questo gioco di fiabe pompate dai giornali a gettone il solo punto rilevante, il cardine stabile al variare delle contingenze, è l’intento di gestire arbitrariamente le risorse pubbliche, da veicolare per interessi privati. In sostanza, da tempo, le classi dirigenti si sono abituate a trattare la popolazione come una bestia idiota, rispetto a cui ogni motivazione razionale è esclusa e che va trattata da un lato con blandizie selettive e privilegi mirati, e dall’altro con la riduzione all’impotenza.

Ricordo, per gli interessati, la due giorni (16-17 Ottobre) organizzata da Forum Mediterraneo a Napoli.
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Ricordo, per gli interessati, la due giorni (16-17 Ottobre) organizzata da Forum Mediterraneo a Napoli.

Segnalo, nel contesto della due giorni (16-17 Ottobre) organizzata da Forum Mediterraneo a Napoli:
Segnalo, nel contesto della due giorni (16-17 Ottobre) organizzata da Forum Mediterraneo a Napoli:

La settimana entrante è previsto il secondo passaggio parlamentare per la legge truffa che incrementa esponenzialmente il num
La settimana entrante è previsto il secondo passaggio parlamentare per la legge truffa che incrementa esponenzialmente il numero delle firme necessarie per accedere alle liste elettorali. Come successo reiteratamente negli utlimi 20 anni, ogni restrizione della democrazia è stata vissuta dall’opinione pubblica con un mugugno, ma pensando che in fondo – di per sé – ciascun singolo provvedimento non era niente di epocale. Con quest’ultimo provvedimento si perverrà a sigillare il parlamento rispetto ad ogni possibilità di ricambio della classe politica (da tempo ridotta ai minimi termini). Questa domenica a Milano alle ore 15.00 in piazza della Scala ci sarà una manifestazione pubblica di contestazione della legge elettorale, ma più in generale di contestazione al processo di assassinio della democrazia in corso, che ha come suo naturale sbocco la militarizzazione della società e l’orizzonte bellico. Invito chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia a partecipare alla manifestazione.

L'Europa è un’area di trasformazione industriale con scarse risorse energetiche e minerarie proprie. Senza un approvvigionamento esterno è condannata a diventare terzo mondo. Ma questa strada suicida è esattamente quella presa. Perché? Due interpretazioni possibili. La prima è l’integrale asservimento agli USA. Una compagine di venduti avrebbe accondisceso alle provocazioni sul fronte russo sfociate nella guerra, all’incendio americano del Medio Oriente, all’appropriazione brigantesca delle risorse petrolifere del Venezuela, sacrificando il vecchio continente. I media a gettone avrebbero indorato la pillola canticchiando il solito tormentone sulla “difesa dei diritti umani” per giustificare qualunque barbarie. La seconda è che la guerra sul fronte russo sia stata non tollerata, ma proprio pianificata, con la prospettiva di dare una spallata alla Russia, destabilizzarne il regime, ricondurla al periodo Eltsin, a stazione di rifornimento e terra di conquista per imprenditori senza scrupoli. Un rapido collasso economico, via sanzioni, avrebbe trasformato i ricchi giacimenti russi in disponibilità perenni e incondizionate. Ma quale che sia l’interpretazione giusta, entrambi gli scenari portano allo stesso esito. Quanto più grave la situazione, quanto più pesante l’indebitamento, quanto più stretto il vicolo cieco in cui ci si è cacciati, tanto più i dirigenti europei un ritorno sui propri passi appare impossibile. Come il giocatore d’azzardo che oramai si è giocato la macchina, la casa e un rene, uscire dal gioco sancirebbe semplicemente la rovina e dunque non gli resta che giocarsi anche l’altro rene e con ciò la vita in un’ultima scommessa del tutto per tutto. E la scommessa è la guerra, e il suo azzardo è che essa resti guerra di logoramento, un po’ ibrida, un po’ per procura, comunque convenzionale. In una guerra convenzionale a basso voltaggio e lunga durata l’UE+UK sperano di contare su maggiori risorse di uomini e denari. Così, quel quadro che sembra folle, controintuitivo e perciò ancora implausibile a molti, il quadro di una guerra diretta con la Russia, sembra essere oramai l’unica direzione cui le oligarchie UE possono condurci.

L'emendamento governativo approvato l'altroieri al Senato - se non verrà smentito in seguito - mette la parola fine a qualunque possibilità di forze esterne al Parlamento di entrarvi. Esso definisce il numero di firme necessarie per accedere alla scheda elettorale portandole dalle 1.500-2.000 per collegio plurinominale di oggi a 6.000-7.000 firme. Come ricorda Pino Cabras, per accedere alle elezioni, in rapporto alla popolazione, l'Italia chiede circa 85 firme ogni diecimila abitanti, la Russia 14, la Spagna 8, la Germania 3, il Regno Unito 1. Per raccogliere un tale numero esorbitante di firme richieste bisogna, in sostanza: a) possedere già una struttura nazionale organica con sedi territoriali ovunque; b) poter pagare dei certificatori su tutti i territori (c'è un ovvio limite a quanto si può chiedere come "volontariato" a un avvocato o un notaio amico - e se non sei già un insider difficilmente puoi ricorrere a consiglieri comunali, regionali o parlamentari per certificare.) In sostanza, solo un partito modello Forza Italia, che nacque aprendo 300 sedi territoriali in un paio di mesi grazie alla profondità del portafoglio del fondatore, avrebbe oggi qualche possibilità di entrare in Parlamento dall'esterno. Altrimenti da qui all'eternità chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. In sostanza, per chi non l’avesse capito, hanno deciso che dobbiamo andare in guerra e hanno deciso che nessuno deve disturbare il manovratore in questo percorso. E tu chiamala se vuoi, democrazia.

Segnalo per gli interessati questa discussione con Nello Preterossi, moderata da Davide Sabatino (inizio a 2' 15''). https://www.youtube.com/watch?v=cLF0bs58TcE

Qui la risposta è, credo, elementare. I “sovranismi neoliberali” si prestano (che lo facciano intenzionalmente o meno è irrilevante) ad essere perfetti “gate-keeper”: raccolgono il dissenso e il disagio reale della gente e lo convertono in agende del tutto innocue sul piano dei rapporti reali di forza. Non toccano una virgola delle distribuzioni di potere, delle diseguaglianze economiche, dei rapporti di subordinazione alle èlite internazionali. Fanno, ogni tanto, la faccia feroce ad uso delle telecamere su qualche ladro di galline, qualche islamista decerebrato, qualche caso di cronaca. Questo posizionamento è graditissimo a chi le leve del potere le detiene davvero, che perciò concede abbondante spazio mediatico (e spesso fondi cospicui) ai “sovranisti neoliberali”. La storia italiana della Lega di Salvini, di FdI della Meloni, e oggi di Vannacci è esattamente questa. Sono tutte forze il cui ruolo fondamentale nella politica italiana è stata ed è quella di instradare le richieste di autodeterminazione e sovranità popolare in direzioni che non disturbassero il manovratore. I “sovranismi sociali” invece, non prestandosi a questo utilizzo, non possono diventare il “piano B” delle èlite finanziarie (il “piano A” sono partiti liberali classici, dalla CDU al PD). Perciò ottengono un trattamento mediatico (e finanziario) molto diverso, a partire dalla pura e semplice assenza di una copertura mediatica e di fondi per edificare alcunché. Mi piace concludere con una piccola riflessione di lungo periodo. Chi pensi che questo meccanismo sia una invenzione recente dovrebbe fare attenzione ad alcuni grandi, esemplari modelli storici. La storia del movimento fascista è notoriamente caratterizzata da una partenza di impianto socialisteggiante, popolare e redistributivo (Manifesto dei Fasci di Combattimento del 1919) per trascolorare in un impianto economico simpatetico con i latifondisti e Confindustria. Questa “conversione sulla via di Damasco”, che consentì ad un partitello di 300 persone di prendere il potere nell’arco di 3 anni, ha in mezzo un patto fondamentale che garantiva gli interessi degli agrari e della grande industria. La storia del movimento nazionalsocialista è parimenti caratterizzato dalla svolta che porta all’appoggio del grande capitale tedesco in cambio della liquidazione dell’ala “sociale” di Ernst Röhm e dei fratelli Strasser (“Notte dei lunghi coltelli”, 1934). Che poi quei “gate-keeper” si siano dimostrati inaffidabili, e in parte controproducenti, per la stessa mano che inizialmente li aveva nutriti non è necessariamente una lezione consolatoria.

“SOVRANISMI NEOLIBERALI” E “SOVRANISMI SOCIALI” Esiste una tradizione di contenimento dello scontento popolare attraverso manovre di “gate-keeping”. Quando un paese a sovranità limitata, come l’Italia, perde colpi, la gente rumoreggia. A questo punto saltano fuori, come è naturale che sia, movimenti politici che rivendicano dignità ed autodeterminazione, come mezzi per uscire dall’impasse. Questi movimenti “sovranisti” possono avere profili molto diversi, che corrispondono in buona sostanza a due forme di rivendicazione di sovranità, afferenti rispettivamente allo stato neoliberale e allo stato sociale. Il “sovranista neoliberale” ha di solito tratti euroscettici, ostili ad alcuni degli effetti della globalizzazione come le migrazioni e il multiculturalismo, con roboanti rivendicazioni conservatrici e tradizionaliste (alla religione nazionale, ai costumi degli avi). È tuttavia curiosamente evasivo sulle questioni economiche, dove si limita a ribadire un modello liberale idealizzato (i piccoli proprietari) e tace integralmente su come (o se) affrontare il Moloch delle asimmetrie di potere reddituale: si affida alle virtù della concorrenza (ma naturalmente una concorrenza “buona”, “leale”). Anche sul piano dei rapporti con il potentato transatlantico (USA+Israele) il “sovranista” neoliberale è di solito taciturno. Si rivendica uno “stato forte” nello specifico senso neoliberale: forte militarmente, forte nel settore della sicurezza, forte nelle gestualità di orgoglio nazionale, ma assenteista e latitante sul piano sociale. Il “sovranista sociale” ha anch’esso posizioni euroscettiche, che però si estendono ai rapporti internazionali, alla Nato, agli USA. È critico verso l’intero pacchetto delle “libertà di movimento” (capitali, merci, forza lavoro), ma predilige una lettura sociale dei processi migratori (l’“esercito industriale di riserva”) rispetto a quella etnica. Non utilizza la leva simbolica del conservatorismo e del tradizionalismo, ma preferisce formulazioni che accentuano il comunitarismo. Sulle questioni economiche è fortemente favorevole all’esistenza di un forte stato sociale con rilevante attività redistributiva, e di un ruolo dello stato nell’industria. Rifugge i toni nazionalisti. Questi due ritratti corrispondono, a grandi linee ai due partiti tedeschi di cui si parla molto in questi giorni, AfD e BSW rispettivamente. Ciò che è interessante notare è il divario di consensi tra AfD e BSW, ma più in generale tra i “sovranismi neoliberali” e i “sovranismi sociali” in Europa. In Germania il rapporto è quasi di 10 a 1. Questo fa pensare. Com’è possibile che posizioni affini, ma differenziate soprattutto sulle diseguaglianze sociali e sull’attacco agli interessi del grande capitale abbiano un seguito così diverso? Noto di passaggio che questa dicotomia politica tra “sovranismi neoliberali” e “sovranismi sociali” è presente in tutti i paesi europei, ma praticamente – con rare eccezioni – solo i primi sono arrivati all’attenzione del grande pubblico e a qualche successo elttorale. Come mai? Ecco, credo che la ragione sia tanto sgradevole da sentire, quanto facile da capire. In molti si affaticano a ricercarne le ragioni in questo o quell’errore di comunicazione, questa o quella incongruenza, queso o quel passo falso. Ma se guardiamo, per dire, le rispettive storie di AfD e BSW vediamo che ci sono stati errori di comunicazione, incongruenze e passi falsi da entrambe le parti. Tuttavia i primi ne hanno patito le conseguenze molto meni dei secondi. Di nuovo, come mai?

https://www.youtube.com/watch?v=LSeUIamsqfA Segnalo per gli interessati, stasera alle 19.00.

Le reazioni isteriche di sconforto – ma anche quelle ingenue di soddisfazione – per il trionfo dell’AFD in Sassonia meritano un paio di riflessioni. 1) Chi parla come il solito disco rotto di “minaccia fascista dell’Ultradestra tedesca” dovrebbe aggiornare il software. Categorie come “fascismo” sono inutili per capire la realtà odierna e lo sono da decenni. Parlare di minaccia fascista per un partito che ha affrontato questa campagna elettorale con un manifesto in cui campeggiano le parole Frieden (Pace), Freiheit (Libertà), Demokratie (Democrazia) dovrebbe richiedere qualche riflessione aggiuntiva per non essere ciò che invece sono: cortine fumogene. 2) La AFD da quando nasce nel 2013 ha attraversato molte difficoltà, alcune debacle, fratture interne e mutamenti significativi di linea su punti importanti (es.: posizione su Israele, sull’UE, sul rapporto con gli USA, ecc.) La sua recente ascesa deve essere letta alla luce del tracollo devastante di quello che è stato il partito-stato tedesco cioè i cristiano-democratici (CDU-CSU). Rispetto ad una politica esplicitamente autodistruttiva e guerrafondaia come quella di Merz, l’AFD appare come un’istanza conservatrice nel senso classico di “prudente buon senso”, altro che radicalismo estremista. L’AFD è identificata in prima istanza come il partito che vuole riallacciare i rapporti con la Russia e smettere di alimentare il conflitto con l’Ucraina. 3) Il secondo tema su cui l’AFD si caratterizza e sfonda (non solo nella Germania Est: i sondaggi la danno oggi primo o secondo partito a livello nazionale) è la posizione di allarme rispetto alla questione migratoria. Si tratta di una tendenza generale in tutta Europa, da Farage in UK al Rassemblement National in Francia a VOX in Spagna. Il tema è complicatissimo nei dettagli ma semplice nella sua cornice generale: i mutamenti rapidissimi, vasti e sostanzialmente incontrollati della composizione etnica e culturale europea dovevano suscitare conflitti e reazioni di ripulsa, e lo hanno fatto. Questo per mille motivi, dagli attriti tra costumi incompatibili alla competizione lavorativa. Solo gente deformata dall’ideologia poteva pensare che ciò non accadesse. Sta accadendo da anni. Sta crescendo. E l’imbecillità di chi continua a spiegare che “è solo un problema di percezione” (o addirittura che è mero “razzismo da sradicare”) non fa che peggiorare la situazione e consegnare la popolazione ad interpretazioni grezze, ma chiare. 4) Qual è il vero problema dell’AFD? È l’autoritarismo e il rifiuto della volontà popolare? Sono le adunate con le fiaccole? È il culto della guerra? No, tranquilli, tutte queste cose sono già ampiamente sdoganate in Germania dai partiti di governo. Il problema di movimenti come AFD (e suoi omologhi europei) è che la loro critica al sistema che ci sta portando tutti al tracollo economico e alla guerra è moderaticcia, timida e parziale. Criticano l’UE, ma insomma, senza esagerare (dopo tutto gli fa gioco per tenere a catena corta l’Europa meridionale). Criticano il liberalismo sociale, ma abbracciano quello economico. Vogliono il mercantilismo dei tempi d’oro, di quando bullizzavano la Grecia, ma lo vogliono senza le conseguenze nei movimenti di merci e forza-lavoro. Come tutti questi movimenti in Europa, vogliono che qualcuno gli pulisca i cessi in cambio di pane e cipolla, ma poi vogliono che sparisca dalla vista, che disturba. Il problema di tutti questi movimenti non è che sono troppo radicali, è che non lo sono abbastanza. Sono essenzialmente paraculi, destinati ad essere gate-keeper, cioè a convogliare verso obiettivi deboli e comodi la ragionevole, istintiva, rivolta delle masse, senza cambiare una virgola del sistema (sociale, culturale, economico).