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Istruzioni per maghi erranti.

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"Noto che quando sono vicino al mio Sé interiore e intuitivo, quando sono forse in uno stato di coscienza lievemente alterata, allora tutto ciò che faccio sembra possedere un’intima qualità curativa. In questo caso, la mia semplice presenza è liberante e utile per l’altro, Il nostro rapporto trascende se stesso e diventa parte integrante di qualcosa di più grande. Sono presenti una crescita, un’energia e un potere di guarigione profondi.” (Carl Rogers) Quando ho iniziato la mia attività nella cosiddetta 'relazione d'aiuto' ero mosso più che altro da una certa grandiosità: spesso mi trovavo a dire o fare cose molto al di sopra di quel che erano le mie reali capacità di aiutare. Sapevo molto, vedevo molto, lavoravo molto con l'energia e credevo che questo bastasse. Ma il più delle volte non bastava. Fare silenzio e incontrare la 'persona' senza i miei filtri è stato un esercizio che mi ha richiesto almeno 15 anni per essere efficace. Col tempo poi ho scoperto che questo 'silenzio', questa assenza di valutazioni e giudizio erano il terreno su cui potevano fiorire i frutti dello spirito, i cambiamenti spontanei e improvvisi, le intuizioni e che questo non era limitato alle sessioni di counseling ma poteva essere esteso a tutta la vita. Ad un certo punto mi è sembrato che il lavoro della relazione d'aiuto efficace sia più un togliere che un mettere dentro concetti, teorie, diagnosi, mappe. Tante teorie, tante mappe e tanta complessità spesso sono solo un gioco dell'ego per rafforzare l'importanza personale, mentre il silenzio può facilmente diventare il mezzo per far fluire l'energia reale della guarigione. Quando incontriamo qualcosa o qualcuno nella nostra vita possiamo incontrarlo attraverso i nostri schemi mentali, i nostri filtri cognitivi e le nostre conoscenze pregresse e cercare di incasellarlo dentro questi schemetti nel tentativo di 'aggiustarlo'. Oppure possiamo stare in quello spazio di ascolto profondo, totalmente neutrale e aspettare che il campo faccia il suo lavoro. Tra l'una e l'altra posizione della coscienza si frappone l'ego, soprattutto quello terapeutico: quel che credo di sapere, quello che ho studiato, e tutto quel che esibisco come immagine. Un campo di coscienza e la sua efficacia nel portare equilibrio, crescono nella misura in cui mi levo di mezzo e rinuncio a tutte le pompose definizioni che ho di me. Come afferma uno degli 8 versi del Zhineng Qigong: Xīn Chéng Mào Gōng ll cuore (la mente) chiaro, e l'aspetto umile. Soprattutto l'aspetto umile. Questo crea secondo me lo spazio per la guarigione e il processo di cambiamento.

Continuo a ricevere messaggi da persone che non 'riescono' a rilasciare, a prescindere dal manuale e dal fatto che lì sia spiegato tutto per filo e per segno. Per loro ho una risposta direttamente da Lester Levenson: "A quel tempo impiegai molto tempo a trovare la sensazione di lasciar andare per la prima volta. Il Metodo del Rilascio è adatto a tutti. Basta praticarlo e ci riuscirete. Anche io a quel tempo impiegai molto tempo a trovare la sensazione di rilascio, perché analizzavo troppo. E il fatto è che pensate troppo. Meno si analizza, più ci si rilassa, più si usa, più velocemente si impara. Il mio suggerimento è di non esplorare, di usare direttamente il processo. Se non si sente nulla la prima volta, si ripete. Sarà più veloce. Usare la mente per esplorare in realtà porterà a molte deviazioni, soprattutto se cercate di integrare più metodi. Perché la mente può riprodurre solo esperienze passate e vi farà solo perdere tempo: essa cerca per non farvi trovare. Più ci si rilassa, più si usa, più velocemente si impara. Il mio suggerimento è di non esplorare, di usare direttamente il processo. Se non si sente nulla la prima volta, si ripete. Sarà più veloce. Usare la mente per esplorare in realtà porterà a molte deviazioni. Perché la mente può riprodurre solo esperienze passate. Bisogna lasciar andare abbastanza il desiderio di controllo e approvazione. Non limitatevi a guardare e ad essere consapevoli, seguite e praticate. Pensare e analizzare renderà sempre più difficile il lasciar andare. Perché la mente riproduce solo esperienze passate. "Non posso" significa che non lo faccio. "Non posso farlo", è solo questo pensiero che ti impedisce di farlo e questo pensiero può essere rilasciato. Chi pensa di non poterlo fare, in realtà non vuole farlo davvero. Se ti sbrighi a farlo, succederà. Desiderare e provare sono inutili, devi agire! Non limitarti a provare, fallo e basta! (Lester Levenson)

Il tuo potere non può crescere oltre i limiti della tua ombra Da quel che posso vedere giornalmente il problema di chi non riesce a fare un passo avanti verso un maggior potere, e un più alto livello di coscienza non sta nel sistema spirituale usato, negli esercizi sbagliati o nella mancanza di titoli e diplomi. Il problema è la mancanza di maturità spirituale e la mancata integrazione della propria ombra. Lo stesso problema lo riscontro in chi cerca di avere più 'successo' col proprio lavoro, più amore nella propria vita, più salute e più prosperità. Il problema risulta essere sempre la mancata integrazione degli aspetti della propria ombra. "Nell'esoterismo occidentale, c'è un concetto chiamato “Guardiano della soglia” che è una cosa o entità che impedisce alle persone di accedere ai misteri più profondi finché non sono pronti. Bardon afferma che l'akasha è il Guardiano della Soglia. Altri autori affermano che l'ombra è il guardiano della soglia. Bardon e gli altri autori, hanno tutti ragione. La frase “Guardiano della Soglia” ha le sue origini nella letteratura e non nella magia o nell'esoterismo, ed è stata coniata dal novellista Edward Bulwer-Lytton. E' solo successivamente che gli esoteristi hanno preso questa frase e l'hanno resa parte del linguaggio tecnico del loro settore. Ci sono davvero molte cose che impediscono a persone immature di accedere ai misteri più profondi della magia prima che siano pronte, e se useremo il termine “Guardiano della Soglia” per riferirci a queste, allora dobbiamo ricordarci che questa definizione può riferirsi ad una di queste cose o a tutte queste cose assieme. L'Akasha può impedire a persone immature di accedere ai più profondi segreti della magia. Questa è cosa nota, almeno fra i Bardoniani e questo fenomeno è spesso discusso nella letteratura Bardoniana. Anche l'ombra può impedire a persone immature di accedere ai misteri più profondi della magia. La sorgente definitiva del potere magico si può trovare nella scintilla divina dentro di noi. Questa scintilla divina esiste nel livello più profondo di sé stessi, quindi per avere accesso al suo potere si deve fare un viaggio al proprio interno. Tuttavia, quando viaggi al tuo interno incontrerai sicuramente la tua ombra, perché anch'essa è dentro di te. A meno che tu non abbia la saggezza, la compassione, la maturità, per trattare con la tua ombra, non riuscirai mai a superarla e a raggiungere i più profondi strati di te stesso, dove la tua scintilla divina e il suo potere dimorano." (Virgil, the Gift to be Simple)

Abbondanza e prosperità: crash course. Impara prima a dare. Il dare ti da l'energia per ricevere. Ciò che dai ti torna moltiplicato. Rinuncia all'attaccamento alle cose e alla paura di perdere. Poi impara a chiedere, perché se non chiedi non potrai mai ottenere. Per chiedere devi però sapere qual'è la tua vera natura e ciò che ti può rendere felice, e per questo c'è bisogno di uno specifico lavoro. Considera sempre Dio come il tuo datore di lavoro, e come colui cui paghi le tasse. Non importa da dove arrivino i guadagni o in che forma, non importa a chi o cosa paghi il tuo denaro. E' sempre 'lui' con cui ti relazioni, in ogni essere, in ogni evento. Impara a fare forme pensiero potenti: pensiero + energia + emozione e ripetizione. Per questo ci sono tecniche specifiche ma puoi farlo anche a modo tuo. Ricorda: è meglio aprirsi al flusso dell'energia universale che accumulare tanta energia. Ciò che trattieni marcisce, ciò che dai e fai circolare vive e prospera. Vera prosperità non è avere tanto, ma avere sempre tutto ciò che è necessario per il proprio benessere. È essere in un flusso costante. Saper godere di ogni momento è più importante che fissarsi sul risultato ottenuto. Ricordati di provare ad essere felice in ogni momento del tuo cammino. Se non sai generare gioia nella tua vita, l'abbondanza di mezzi e risorse non te la darà. Cura la spendite acuta: una volta nei corsi di legge d'attrazione si diceva in maniera strumentale che chi spende senza preoccupazioni e senza riserve, vive nella fede e attira l'abbondanza. Questa non è fede, ma "spendite" acuta. E' una tendenza distruttiva. And Stay Present! 🧙‍♂️

Se fai sempre la stessa cosa ottieni sempre lo stesso risultato. E chi è che ti spinge a fare sempre la stessa cosa? L'ego, la sfocatura, l'inconscio. Dietro ogni pensiero o azione abituali ci sono migliaia di correnti inconsce, che sono lì nutrite da anni di attenzione, energia. Che succede se smetti di fare ciò che hai sempre fatto? Che succede se resisti ad un impulso? A un bisogno? Ad uno dei soliti tuoi desideri? Succede che si crea un attrito. E quell'attrito può essere rilasciato. Quell'attrito benedetto, segnale dei lavori in corso è la firma della sfocatura, il modo in cui puoi finalmente vederla in azione. Puoi vedere e rilasciare qualcosa di molto profondo solo quando smetti di fare quello che hai sempre fatto, e quando la parte sofferente che cerca sollievo attraverso l'azione abituale inizia a sbattere i piedi. E se rilasci ti sentirai meglio, sempre meglio: scoprirai allora che potevi ottenere quel 'sollievo' dal lasciar andare piuttosto che dall'agire in maniera abituale. Capisci che il silenzio mentale non è il frutto di anni di meditazione, o altre estenuanti ritualità, è il frutto di una decisione, la decisione di lasciar andare i 'motivatori' del tuo pensare ossessivo: il bisogno di approvazione, di controllo e di sicurezza. L'inizio della liberazione è tutto qui: in quel momento in cui capisci che non sei più schiavo della tua sfocatura. Succede poi che, a forza di rilasciare arrivi a uno stato in cui alla fine sei in pace con o senza quel qualcosa che disperatamente cercavi. E spesso, non dico sempre, ma spesso, quel qualcosa ti cadrà letteralmente in grembo. Lo diceva Lester Levenson, lo diceva anche Vadim Zeland. Ma rimane lettera vuota se non lo sperimenti almeno una volta nella vita. Keep releasing. Stay Present!

Memento Mostrati vincente a tutti i costi e il tuo terrore di essere un perdente sarà visibile a chiunque. Mostrati illuminato a tutti i costi e si percepirà la tua ombra che sguscia da ogni tuo namastè. Più cerchi di vendere un'immagine vincente, illuminata, perfettamente umile di te stesso, più questa prima o poi mostrerà delle crepe, le crepe dell'importanza personale. Più ostenti gentilezza amorevole e sorrisi beati più si percepirà la tua aggressività. Le crepe saranno ben visibili a chi ha fatto un voto a sé stesso e lo saranno anche per te, se farai lo stesso voto: non nascondere più la tua ombra, i tuoi difetti, le tue imperfezioni, i tuoi errori. Ma accettali, onorali, guariscili, integrali. In definitiva il lavoro è tutto qui. E non parlarne apertamente. Che gli altri lo sappiano oppure no ha davvero poco importanza. Quindi smettila di cercare segretamente l'attenzione e l'approvazione degli altri, facendo abilmente finta di non farlo. La vera grandezza, il vero potere del mago errante sono invisibili e silenziosi. Operano senza che nessuno se ne accorga, e non c'è alcun bisogno che gli altri lo sappiano, che gli altri lo riconoscano. Il vero potere invisibile e silenzioso agisce quando l'IO si fa da parte. Quando 'sia fatta la tua volontà' e non la mia. Quando rinunci allo status, all'immagine, alla bella figura, e al guadagno. Quando rinunci alla tua missione dell'anima (che non esiste), perché la missione semmai viene da Dio, e non da una parte della tua mente che ti vuol convincere che sei qui con una missione. Quando rinunci a scrivere post altisonanti e a metterti in posa da guru su foto studiate per veicolare un'immagine di te che sprizza paura e bisogno di riconoscimento. Quando rinunci al successo e alla notorietà. Cerca di ricordartelo, come io, ora sto cercando di ricordarlo a me stesso! 🧙‍♂️

L'ARTE DEL LASCIAR ANDARE (ver 4.0) Finalmente dopo un pò di mesi di lavoro eccovi il nuovo manuale di rilascio, rivisto, corretto, e ampliato con numerosi estratti delle lezioni di Lester Levenson per veicolare quello che era il suo vero scopo e messaggio. Tutto col semplice scopo di invitarvi a farlo. Il manuale è ancora in revisione quindi è facile che nei prossimi mesi io aggiunga o corregga delle cose, ma intanto eccovi una versione abbastanza definitiva. Se poi avete voglia di farmi una donazione per il lavoro scrivetemi in privato o nei commenti. Grazie.

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“Diventare maghi È molto semplice: Dichiaratevi maghi, comportatevi come maghi, praticate magia tutti i giorni. Siate onesti circa i vostri progressi, i successi e i fallimenti. ...e se necessario, fingete finché non ci riuscirete.” (Grant Morrison) Il motivo per cui non riusciamo a far accadere cose nella realtà sta in una mistura sapiente di questi atteggiamenti: -Non ci crediamo davvero. -Non passiamo mai all’azione. -Crediamo di non saperne mai abbastanza e ci ficchiamo in qualche percorso esoterico, setta spirituale, gruppo, o ai piedi di qualche maestro o guru per essere sicuri di avere il ‘sapere’, perdendo così di vista l’espressione unica e individuale del nostro potere. -Rimpiazziamo l’esperienza con le descrizioni (di altri) ell’esperienza e di questo ci accontentiamo. -Diventiamo dannatamente seri, musoni, pesanti teorici ma in realtà ci divertiamo poco, giochiamo poco e appesantiamo la nostra energia nel tentativo di ‘crescere spiritualmente’. -Siamo decisamente troppo attaccati al risultato con la conseguenza di creare una tonnellata di forze equilibratrici in eccesso. Che ne sarebbe di tutta questa serietà, di tutto questo studio, di tutta questa pomposa importanza personale se semplicemente facessimo uno switch e decidessimo ora di essere veri e propri maghi, agendo di conseguenza senza dover studiare un altro libro o fare un altro corso? 😊 Stay Present.

Fatevi un favore quindi se volete acquisire più potere sulla vita e sul mondo: studiate questo piuttosto che ripetere a vanvera i millemila concetti spirituali vuoti che stanno solo aumentando le zone d’ombra, vera responsabile di molti disastri della vita individuale e collettiva. Studiate l'integrazione degli opposti, gli archetipi, i funzionamenti dell'inconscio, i meandri del maschile e del femminile, dell'anima e dell'animus, i sogni, invece di continuare a cercare di aderire a regole spirituali asettiche e generalizzate. Allora forse avrete una visione più sistemica della realtà, e la vostra vita farà davvero un balzo avanti, contribuendo alla vostra seconda vista che può restituirvi la struttura della realtà. Stay Present, e buongiorno!

Penso onestamente che oltre alla spiritualità dovremmo cominciare a studiarci di più la psicologia del profondo se vogliamo avere un po’ di potere sulla vita. Alcuni meccanismi, archetipi e dinamiche psichiche sono meglio inquadrate e descritte in certe analisi simboliche che superano l'edulcorata schematizzazione new age, e il riduzionismo della spiritualità da fast food tipica di questi anni. Nel mio lavoro di counseling ad esempio è stato davvero illuminante riconoscere in me certi aspetti dell'Anima intesa in senso Junghiano per esempio, e vederli poi riflessi nelle persone con le quali lavoravo. Col risultato che alla fine se ne liberavano. E' stato vitale conoscere IN ME l'archetipo del Puer dopo che avevo divorato il libro della Von Franz sull'argomento per poi vederlo integralmente interpretato da tanti spiritualisti ignari della sua esistenza. Per poter poi aiutare molte persone a liberarsene con un percorso mirato. Oppure, ad un certo punto della mia vita (per ben due volte in realtà) ho dovuto conoscere il ruolo dell’anima negativa, quel femminile seduttivo, manipolatorio, evanescente e distruttivo e vederlo proiettato su persone di cui mi innamoravo. Questo alla fine mi ha portato a riconoscere l’inconsistenza del ‘seguire il cuore’ di newagiana memoria secondo il quale seguire il cuore andava sempre bene, perchè il CUORE SA. E’ una grandissima stupidaggine. Se segui il cuore ma non fai un lavoro su te stesso seguirai quasi sempre proiezioni che derivano da traumi infantili non risolti. E ti schianterai, come mi sono schiantato io finchè non ho capito di cosa si trattava (di una proiezione, appunto). Oppure ho dovuto rivalutare quegli aspetti dell’energia maschile che vengono deprezzati nella spiritualità tutta sorrisi, gentilezze e facce da Tolle, leggendo un bellissimo libro di Robert Bly sul maschile nel quale quella rudezza, quell'assertività venivano messe fra le caratteristiche sane, da tutelare. Quella spiritualità incentrata sulla gentilezza amorevole, sul perdonare, sul mostrarsi sempre a prescindere comprensivi, gentili e accoglienti e altre menate del genere che ha come conseguenza un fatto fatale. E cioè che l’energia maschile che è fatta anche di forza, determinazione e integrazione della rabbia, venga ributtata nell’inconscio con il risultato di farti incastrare con persone e situazioni che ti sovrastano, ti zittiscono, ti fanno incazzare ma alle quali tu reagisci col sorrisone di quelli che ‘tanto io sono in pace, io ti perdono ehehehe’. E intanto l’inconscio ribolle e la tua vita si degrada per non integrare quegli aspetti lì, quelli che secondo quella spiritualità edulcorata sarebbero ‘sbagliati’. E ad un certo punto mi è stato chiaro che tutti i dettami della spiritualità sono pericolosi quando sono a senso unico. Tutti i devo sono pericolosi. Devo perdonare i miei genitori, devo essere per forza in uno stato di pace costante, devo vedere nei miei nemici parti psichiche mie e rifiutarmi di reagire, non devo essere mai arrabbiato, cattivo, stranito, depresso.. A un certo punto mi è stato chiaro, nel lavorare con le persone e su me stesso che non esiste niente che sia sbagliato a priori e che mettere un’etichetta di sbagliato su qualcosa che non viene integrata significa produrre immediatamente una zona d’ombra nell’inconscio che immediatamente verrà proiettata sul reale. E non si tratta come affermano i buontemponi della spiritualità del ‘TUO PENSIERO’ che crea la realtà. Non si tratta solo di pensieri ed emozioni sbagliati, da correggere. Quelli semmai sono la conseguenza di qualcosa di più profondo qualcosa che viene prima e che ha molto più potere: si tratta di una struttura psichica che ha una forma, un andamento e degli effetti che sono ben noti. Ma non sono noti alla spiritualità delle polarizzazioni, del giusto\sbagliato, del 'distruggi l'ego' (come se si potesse....). Sono piuttosto noti invece nella psicologia del profondo e nei suoi mille derivati.

CREDENZE E CONVINZIONI Un sistema di lavoro spirituale o esoterico dovrebbe essere testabile, replicabile e verificabile. Ma il più delle volte finisce per diventare solo una lista di idee e concetti nei quali si crede ciecamente senza prendersi il tempo e la disciplina di verificarli. Perciò occorre osservarsi quando si parla di anima, spirito, chakra, aure, ed entità varie, per verificare se stiamo parlando di ciò che conosciamo oppure se parliamo per sentito dire, per adesione cieca. Uno dei risultati dell'auto-osservazione costante dovrebbe essere quello di far cadere vecchie superstizioni, fedi cieche e credenze non supportate dall'esperienza reale. Perciò laddove l'esperienza della vita tenda continuamente e ostinatamente ad essere sostituita da descrizioni 'spiritual' cui non segue un dato di realtà, è sicuro che lì sotto c'è una qualche forma di cieca credenza che è parte integrante della sfocatura. E per quanto autorevoli e di alto livello siano tali descrizioni, per quanto non duali, per quanto illuminate sono e saranno sempre e solo descrizioni mentali che allontanano dall'esperienza del reale e dalla sperimentazione di 'altri' modi di vedere: "All’inizio succede la stessa cosa a tutti. Osservare la nostra vita è un esercizio che ci scuote, perché ci spaventa arrivare fino in fondo ed è facile abbandonarlo da un giorno all’altro. Ma se insistiamo, dopo un po’ di tempo di scrutinio, cominciamo a scoprire che quelle che ci sono sempre sembrate forme ovvie e corrette di pensare in realtà sono solo credenze impiantate dall’esterno. Le idee alle quali diveniamo dipendenti costituiscono la materia più densa della nostra contaminazione mentale e sono soprattutto quelle spirituali. In generale, tutte loro partono da un difetto di sintassi. Se cambia la forma del parlare, queste smettono di avere senso e sono sostituite da idee nuove. Ecco perché ci sono così tanti sistemi di credenza nel mondo. Mi spiegò che il punto di partenza delle nostre convinzioni di so lito è qualcosa che ci hanno detto in tono imperativo o persuasivo quando eravamo bambini, prima che avessimo un registro di esperienze per comparare, oppure sono effetto della massiccia e subliminale propaganda alla quale l’uomo di oggi si vede sottoposto. Frequentemente provengono da un improvviso e profondo scoppio emotivo come quello che subiscono coloro che si lasciano trascinare dall’isteria religiosa. Questa modalità di credenza è puramente associativa. - Posto che nel nucleo di ognuna delle nostre azioni, abitudini o reazioni si nasconde una credenza, il compito iniziale nel cammino della conoscenza è quello di fare un inventario di tutte quelle cose sulle quali abbiamo depositato la nostra fede. - In ogni caso - disse - devi cercare la fonte delle tue credenze ed analizzare ognuna di esse con profondità. Determina quando e perché sono sorte, cosa c’era prima e come ti sentivi, e quanto è cambiata la tua fede col passare degli anni. L’intenzione non è giustificare qualcosa, ma piuttosto, semplicemente, lasciare le cose in modo chiaro. Questo esercizio si chiama “agguato al credente”. Predisse che il risultato della pratica mi avrebbe portato a liberarmi delle mie convinzioni di seconda mano ed enfatizzò che nel mondo degli stregoni vale solamente la sperimentazione diretta. Gli chiesi che mi spiegasse come l’atto passivo dell’essere testimoni può cambiare le cose. Mi rispose che l’attenzione non è mai passiva, per quanto tenue sia, perché è formata della stessa materia che conforma l’universo. Il solo atto di esercitarla implica un trasferimento di energia. - È come la velocità che quando viene applicata ad un oggetto gli aggiunge massa. Allo stesso modo, il focalizzare l’attenzione aggiunge realtà alle cose, e questa realtà ha un limite, dopo il quale il mondo che conosciamo si disintegra." Armando Torres, incontri col Nagual. And stay present!

“Quando si va a cercare un guru, si va in cerca di quello che potremmo fare da soli: vuoi che un altro faccia per te quello che dovresti fare tu, perché pensi di non riuscire a farlo da solo. Ma il guru non ha ricevuto questo dono dal cielo, lo ha fatto lui, lo ha creato. Ha lavorato per riuscirci, riescici anche tu.” Alejandro Jodorowsky

E sì potremmo essere a servizio anche in quel lavoro che tanto odiamo e del quale, magari ci vergogniamo. Perché se lo spirito ci mette in una certa situazione c’è sempre un motivo. Stay present! 🧙‍♂️🧙‍♂️

"Come mai non ho successo nella mia attività olistica, o nel mio intento di mettermi a servizio? Come mai non riesco a lasciare un lavoro che odio e mettermi a fare il lavoro che impiega i miei talenti?", mi dice spesso qualcuno con cui lavoro. Lasciate che ve lo dica con brutale sincerità: la storia dei talenti, del mettersi al servizio e del realizzare il lavoro dei propri sogni che impieghi i nostri talenti è un po' una favola messa in giro da certi buontemponi che poi ci volevano vendere i ‘corsi’ per arrivare a questo idilliaco stato in cui avremmo lavorato secondo quello che il nostro spirito voleva per noi. Il tutto spesso condito con nenie quali ‘l’universo cospira per farti realizzare ciò in cui credi’ e blah blah blah. Dopo tanti , troppi anni passati in questo mondo di promesse evanescenti e ipotesi miracolistiche vi posso dire che non è vero se non in una minima, piccolissima parte. E’ una favola che solletica l’ego molto di più di quanto di quanto faccia lo spirito e vi garantisco che lo spirito non solletica mai il vostro ego. E’ vero che potremmo avere predisposizioni e talenti per qualcosa, ma è anche vero che, specie nel discorso di voler aiutare gli altri, molto spesso questa via viene scelta arbitrariamente da chi, in realtà, dovrebbe prima fare un lunghissimo lavoro su di sé, e o non ha voglia, o proprio non lo lo ammette a sé stesso. Per meglio dire proiettiamo sull’aiutare gli altri quella necessità mai incontrata del tutto di dover prima aiutare noi stessi. E’ anche vero poi che spesso sopravvalutiamo il nostro talento nel saper fare qualcosa, crediamo di essere molto bravi (come counselor, come insegnanti e istruttori, come scrittori e via dicendo) ma magari non lo siamo e questa illusione ci spinge a continuare a provare a ‘farcela’ nel mondo ‘olistico’ piuttosto che rivolgere lo sguardo all’interno e vedere che, forse, questo delirio di grandezza, questo bisogno di farcela e questo senso di non essere riconosciuti hanno radici molto diverse da una chiamata dello spirito. Sincerità, dedizione, e sforzo dovrebbero portarci alla fine a comprendere che solo se abbiamo davvero ed efficacemente risolto qualcosa dentro di noi, allora forse possiamo aiutare gli altri a fare lo stesso. La questione del mettersi al servizio poi, dietro una patina di esibito interesse per gli altri e le loro vite, i loro problemi, nasconde in realtà l’unico vero scopo di mettersi in mostra, di esaltare il proprio ego spirituale e terapeutico, e in generale di validare la propria immagine. Purtroppo il mondo spiritual-olistico oggi è intriso di narcisismo, quel narcisismo che non avendo trovato vie e sbocchi nella vita reale, e non essendo stato riconosciuto e lavorato, trova una via di fuga in questo settore ove chiunque può dire di essere qualunque cosa, con post imbellettati, immagini ritoccate con l’IA e proclami spirituali sempre più pomposi. La soluzione è innanzitutto iniziare a uccidere l’ideale di come e cosa dovrebbero essere il nostro lavoro e la nostra vita, incontrare la vita così com’è e iniziare ad ascoltare cosa lo spirito ci chiede DAVVERO di fare: è molto difficile che lo spirito ti dica “HEY hai un talento come terapeuta olistico, fatti due corsi, apri uno studio e farai i milioni”. E’ molto più probabile invece che lo spirito continui a metterti di fronte problemi che ti mostrano aspetti di te su cui devi lavorare, e che finché non integri queste lezioni non sarai in grado di aiutare nessuno. Inoltre, se proprio volessimo essere a servizio potremmo farlo dovunque, una volta apprese certe lezioni, poiché il campo energetico di chi ha integrato anche solo parte della sua ombra diventa essenzialmente terapeutico: e quindi non avremo bisogno né di uno studio olistico, né di chissà quali diplomi ufficiali. Potremmo essere d’aiuto in qualunque situazione, nel fare la spesa, alle poste, nel relazionarci coi vicini di casa, col commesso del negozio, con lo sportellista della banca. Potremmo essere a servizio tutto il tempo senza che questo diventi necessariamente un lavoro.

Vivere la seconda vista. Il fatto difficile da veicolare è che la seconda vista non è propriamente un modo di 'vedere' quanto un modo di percepire che ha a che fare con le vibrazioni primarie di ciò che esiste. Gli esercizi che facciamo, dalla presenza, al campo, ai vari tipi di agguato ai propri pensieri ed emozioni non sono fini a sé stessi ma cercano di portare la persona a percepire direttamente la vibrazione, prima delle interpretazioni della sfocatura. E allora, un giorno risulterà chiaro come molti esseri che dichiarano le proprie buone intenzioni e magari si dimostrano affidabili, ad uno sguardo della seconda vista saranno visti per ciò che sono davvero. Di molti cosiddetti illuminati vedremo finalmente le relative ombre. Di molti insegnanti, istruttori e cosiddetti risvegliati vedremo finalmente ciò che nascondono oltre a ciò che mostrano, il vero senso delle parole che scrivono o dicono. E tutto questo avverrà nella misura esatta in cui riusciremo con grande onestà e vedere le nostre stesse ombre che danzano con le loro. Dietro gli eventi vedremo il loro senso ultimo, e questo ci aiuterà col tempo, gradualmente a congedare la necessità di giudicare in bene o in male qualsiasi cosa. Ma se c'è un dono enorme che la seconda vista fa è quello di percepire la grande mano che sostiene e conduce la nostra esistenza e alla quale molto spesso ci rifiutiamo di affidarci, poiché si sa, l'ego vuole sempre avere ragione. Stay Practicing & Present! Ps. il prima possibile faremo un bel webinar su come avvicinarci a questo stato e sulle pratiche migliori per poterlo attivare.

Sono stato molto felice di sentire ieri un maestro di Zhineng Qigong spiegare l'arte del rilasciare pensieri ed emozioni nello stesso modo in cui la descriveva Lester Levenson. Presto inizierò un laboratorio sull'arte del lasciar andare, che tanto mi ha dato negli anni passati e tanto ancora ha da dare. Nel frattempo se non lo avete ancora fatto leggetevi il manuale di rilascio nella sezione files di questo gruppo. Stay Present! Lester Levenson: la chiave della felicità costante [..] e la chiave è questa: quando capite cos'è la vera felicità allora siete capaci di generarla a comando. Poi inizierete a farlo sempre di più fin quando non diverrà stabile dentro di voi. Ma rimane il fatto che dovete capire cos'è davvero la felicità. Quando lo sapete andate a cercarla là dove si trova piuttosto che dove non si trova. E' il fatto di continuare a cercarla dove non c’è che vi fa cadere di continuo. Quindi cos'è la felicità? Molta gente lo chiama piacere ma in realtà questo non è altro che fuga dal dolore. Quello che molta gente chiama felicità è il fuggire dal dolore attraverso il socializzare, il divertimento, la distrazione, ma ciò che fanno è, in realtà, scappare. Non possono sopportare di stare da soli con se stessi e i loro pensieri. Devono scappare a vedere un film, in una discoteca, a trovare qualcuno, comunque devono sempre essere in azione, deve sempre succedere qualcosa, devono sempre essere eccitati in qualche modo, così da non doversi confrontare col vuoto e con i loro pensieri. Quando la loro mente è distratta dal vuoto e dai pensieri, dalla solitudine e dal dolore, si sentono sollevati e la chiamano felicità e piacere. Tutto il cosiddetto 'divertimento' è alla fine soltanto questo. [..] Ma cosa è veramente la felicità di cui vi parlo? La gioia di cui vi parlo non è del tipo fuga-dalla-miseria, ma quel tipo di felicità che è il risultato del tuo essere il tuo vero Sé. Più sei il tuo vero Sé, più diventi gioioso. E' quel tipo di felicità che non dipende dalle cose del mondo, né da persone o situazioni, è una felicità che si compie attraverso una mente calma, attraverso la pratica del lasciar andare pensieri, emozioni, bisogni e desideri. Più la mente è calma più sentiamo il Sé, più sentiamo il Sé più siamo autenticamente felici. Ma è qualcosa che dovete vedere da voi. Più la mente è calma più sarete felici. Più la mente è calma, più esistiamo nel presente, più abitiamo nel nostro vero Sé e più ci sentiamo pieni di gioia. Fate esperimenti, lasciate andare i pensieri, le emozioni, i bisogni e i desideri su base giornaliera, momento per momento. Non permettetevi neanche per un istante di perdere la presa sui vostri pensieri e continuate a riportare la vostra mente nel presente, lasciando andare qualunque altro contenuto. A un certo punto lo vedrete: quello che chiamavate gioia, felicità, che di solito accadeva dopo la realizzazione di un desiderio o bisogno, era in realtà il calmarsi della vostra mente. Quando avevate ottenuto ciò che volevate la vostra mente diventava improvvisamente calma, aveva smesso di cercare, e sorgeva la gioia. Allora, quando capite che la gioia sorge necessariamente da una mente serena perché non andare direttamente alla fonte della vera felicità e occuparsi di avere una mente calma? [..] Questo non significa che non vi divertite più e non significa che dovete diventare dei frustrati (che sarebbe comunque un'altra cosa da rilasciare, alla fine). Se lo scegliete potrete godervi i vostri divertimenti e distrazioni molto più di prima perché sarete liberi dal desiderio-fame-bisogno di queste cose. [..] Desiderate la pace sopra ogni altra cosa, desiderate ardentemente di essere imperturbabili. A quel punto, ogni volta che vi allontanerete dalla pace rilasciate tutto ciò che non è pace e, se siete costanti, se siete inflessibili, se desiderate la libertà più di quanto volete approvazione, controllo e sicurezza, lo vedrete. Vedrete l'intimo tessuto di estrema felicità, gioia e gratitudine di cui siete fatti, il vostro vero Sé. Buongiorno.

Spesso l'unico risultato di un percorso spirituale diventa l'autoconvincersi di essere a un certo livello o stato di coscienza. E spesso l'unico rimedio è la psicoterapia. Ma prima c'è qualcos'altro che consiglio da almeno 18 anni, ed è leggere uno dei libri più importante della storia della spiritualità: "A occhi aperti di Mariana Caplan". Nel frattempo potete anche leggervi questo suo vecchio articolo sui fidanzati zen, quell'antipatica categoria di persone che pretende di valutare i sentimenti e l'esperienza dell'intimità attraverso le lenti offuscate della non dualità o di qualche altra storia orientaleggiante. «Jake, se dobbiamo stare insieme, ho bisogno di sentire che tu sei davvero qui con me, e non sempre così distaccato», ruppi il ghiaccio. «Ma chi è questo “tu” che vuole stare con “me”?» «Io sono “io” e tu sei “tu”!» «Non c’è differenza, quindi non possiamo mai essere davvero divisi o insieme. Tutto è uguale.» «Sei pieno di merda.» «Ma chi pensi che sia il “me” pieno di merda?» «Penso che sei TE!» «Chi si sta arrabbiando?» «Io mi sto arrabbiando.» «Guarda nei miei occhi, cosa vedi?» «Te.» «Guarda più profondamente. Ora cosa vedi?» «Vedo un uomo solo che pensa di essere illuminato.» Stay Present! https://www.innernet.it/il-fidanzato-zen/

« (…) Chi tuttavia volesse sminuire i meriti della scienza occidentale, segherebbe il ramo su cui poggia lo spirito europeo. La scienza è uno strumento senza dubbio imperfetto, ma di valore inestimabile e superiore; provoca danni solo quando pretende di essere fine a sé stessa. La scienza deve servire, e sbaglia quando vuole usurpare un trono. Anzi ciascuna scienza deve servire le altre discipline a essa coordinate in quanto ognuna abbisogna, proprio per la sua insufficienza, dell’appoggio di tutte le altre. La scienza è lo strumento dello spirito occidentale, e con essa si possono aprire più porte che non le sole mani. Essa appartiene al nostro modo di intendere, e ottenebra la nostra conoscenza solo quando attribuisce valore assoluto al tipo di comprensione suo proprio. L’Oriente ci apre invece una via diversa di comprensione, più ampia, più profonda ed elevata: la comprensione attraverso la vita» «Eravamo abituati a che l’inconscio ci facesse entrare in questo processo [di individuazione] in modo molto graduale, con ogni sogno che ci rivelava qualcosa di più sul processo, ma l’Oriente ha lavorato su queste tecniche di meditazione per molti secoli e ha quindi raccolto molti più simboli di quanti noi ne possiamo digerire. L’Oriente, per di più, è troppo superiore rispetto alla nostra realtà quotidiana e mira al nirvana invece che alla nostra vita reale, tridimensionale.” (Barbara Hannah in “C.G.Jung: Vita e Opere”) In seguito al suo viaggio fatto in India, Jung scrisse: « (…) Evitai invece attentamente d’incontrare i cosiddetti “santoni”, e ciò perchè dovevo elaborare la mia verità, e non accettare da altri ciò che non avrei potuto raggiungere con le mie forze. Mi sarebbe parso un furto se avessi appreso dai santoni la loro verità per farla mia. La loro saggezza appartiene a loro, e a me appartiene soltanto ciò che procede da me stesso. Come europeo non posso prendere nulla in prestito dall’Oriente, ma devo plasmare la mia vita da me stesso, secondo quanto mi suggerisce il mio intimo o mi apporta la mia natura.» (Jung, in “Ricordi, Sogni, Riflessioni“)

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