Francesco Cappello - Seminare domande
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Come siamo arrivati al colonialismo finanziario energetico e alla mutazione della terra da bene comune ad asset finanziario liquido
Luglio 4, 2026 di FRANCESCO CAPPELLO
Il colonialismo finanziario energetico ha trasformato la terra da bene comune e risorsa agroalimentare ad asset finanziario liquido, negoziabile a Wall Street tramite lo schermo giuridico delle società veicolo (S.r.l. di scopo). Questa smaterializzazione del territorio non è figlia del caso, ma il risultato di una precisa e stratificata architettura legislativa che, nell’arco di un ventennio, ha progressivamente smantellato i poteri regolatori degli enti locali, piegato il diritto di proprietà privata all’interesse dei grandi fondi speculativi e istituzionalizzato il trasferimento di ricchezza pubblica verso paradisi fiscali o consigli di amministrazione transnazionali…
https://www.francescocappello.com/2026/07/04/come-siamo-arrivati-al-colonialismo-finanziario-energetico-e-alla-mutazione-della-terra-da-bene-comune-ad-asset-finanziario-liquido/
Nel frattempo, i grandi attori della finanza intercettano questa liquidità garantita prima ancora che si sia tradotta in un solo mezzo operativo o in una sola innovazione tecnologica concreta.
Dall’emergenza pandemica a quella bellica
Un caso di scuola emblematico di questa migrazione opportunistica dei capitali da un'emergenza all'altra, riguarda la parabola societaria di Genenta Science. Nata nel contesto dell'emergenza pandemica e della ricerca biotecnologica avanzata, Genenta si era quotata al Nasdaq di New York come l'unica società italiana del settore, focalizzata sullo sviluppo di terapie geniche contro tumori aggressivi come il glioblastoma. Finanziata originariamente anche da Cassa Depositi e Prestiti Cdp Venture Capital, che investe risorse provenienti dal risparmio dei cittadini italiani, la startup si promuoveva come un'eccellenza della ricerca scientifica civile.
Tuttavia, il mutamento dei venti geopolitici e l'apertura dei rubinetti della spesa militare hanno innescato una magica, quanto radicale, metamorfosi.
Il vertice societario guidato da Pierluigi Paracchi ha promosso una vera e propria "trasformazione strategica" per modificare l'oggetto sociale dell'azienda, mutandone il nome in Saentra Forge e convertendola in una holding dell'aerospazio e della produzione di armi. Il primo passo concreto di questa conversione è stato l'acquisto della brianzola Atc (Armi tattiche custom), un'azienda specializzata in fucili di precisione e carabine sportive destinate anche alle forze militari speciali.
Questa operazione svela i meccanismi della finanziarizzazione. Non si tratta di un'evoluzione industriale organica, ma della decisione di abbandonare un settore complesso e a lungo termine come la ricerca medica per intercettare i fondi pubblici, immediati e garantiti, del nuovo ciclo del riarmo inserito nel perimetro del "golden power" istituzionale.
Per blindare questa transizione e superare l'opposizione interna dei soci storici e degli scienziati (che si vedono esclusi dal nuovo corso), guidati dal professor Luigi Naldini, esperto di terapie geniche che aveva investito per curare i tumori e non per produrre armamenti, il management ha fatto ricorso a complessi espedienti di governance finanziaria, come il meccanismo del voto maggiorato per moltiplicare i propri diritti di voto in assemblea.
A dimostrazione di come la finanza speculativa necessiti di sponde istituzionali per legittimare l'intercettazione dei fondi della difesa, l'operazione è stata accompagnata dalla costituzione della fondazione Praexidia. Questo organismo, nato con l'obiettivo formale di rafforzare la consapevolezza sulle industrie strategiche, vede nel proprio comitato nomine figure di primissimo piano del mondo politico e industriale italiano, tra cui, niente di meno che Gianni Letta, l'ex amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi e due ex capi di Stato maggiore dell'Aeronautica.
Proprio come le pale eoliche installate dove non c'è vento, l'importante per questa tipologia di capitalismo di convergenza non è il valore d'uso del prodotto finale (che si tratti di una terapia oncologica o di un fucile di precisione) ma la capacità di riposizionare rapidamente gli asset societari laddove le lobby che orientano le politiche statali hanno dirottato e concentrato la spesa pubblica emergenziale. Quando i riflettori della crisi geopolitica inevitabilmente si sposteranno, gli Stati si ritroveranno con un debito pubblico appesantito e strutture industriali artificialmente gonfiate, mentre i capitali speculativi avranno già incassato i propri dividendi e saranno migrati verso la prossima redditizia emergenza.
Francesco Cappello
Il riarmo a debito (pubblico). Dalla terapia oncologica ai fucili di precisione, il passo è breve. L’emergenza bellica alimenta la speculazione finanziaria. Noi ci indebitiamo, loro si arricchiscono
Nel mondo dell'alta finanza esiste una regola non scritta: non c’è acceleratore di profitti più potente di un'emergenza. Se la transizione energetica genera il fenomeno delle pale eoliche installate in fretta e furia in valli prive di vento, al solo scopo di incassare incentivi statali e dividendi ancor prima di verificare la reale utilità dell'impianto, l'attuale clima di emergenza bellica produce una dinamica speculativa del tutto simile, su scala globale e con enormi risorse pubbliche.
È il fenomeno della finanziarizzazione del settore della difesa, un processo in cui l'obiettivo primario non è la tanto declamata sicurezza strategica dei territori, ma l'intercettazione sistematica di fiumi di denaro pubblico per generare inflazione finanziaria e dividendi a beneficio degli investitori.
Negli ultimi anni i mercati azionari hanno assistito a un’autentica proliferazione di strumenti finanziari complessi, come gli ETF tematici dedicati all'aerospazio e alla difesa. Capitali privati colossali si sono riversati sui titoli delle principali aziende del settore, spingendo le quotazioni a livelli record. Questa crescita non è legata al fatto che le industrie abbiano improvvisamente moltiplicato la loro capacità reale di consegnare sistemi d'arma complessi dall’oggi al domani, ma riflette unicamente la promessa formale dei governi occidentali di spendere centinaia di miliardi di euro nel prossimo decennio.
Nella logica della finanza speculativa, la certezza di una spesa pubblica futura è già di per sé un asset da monetizzare immediatamente attraverso la borsa.
Ed è precisamente in questo snodo che la recente dichiarazione della European Defence Agency scardina la narrazione ufficiale sull'efficienza di questi investimenti. L’EDA ha ammesso che “tale accelerazione è sempre più limitata dalla capacità delle forze armate di assorbire e destinare i fondi, a causa delle tempistiche industriali, della prontezza amministrativa e delle risorse umane, nonché delle previsioni legate alla sostenibilità a lungo termine”.
Questa dichiarazione non rappresenta un semplice appunto burocratico, bensì la certificazione ufficiale dell’esistenza di una bolla speculativa alimentata dallo Stato. L'Agenzia stessa riconosce che l’economia reale, fatta di catene di approvvigionamento sature, tempi fisici di produzione e carenza di personale qualificato sia amministrativo che militare, non è in grado di muoversi alla velocità del denaro che le viene gettato addosso. Quando una massa gigantesca di capitale pubblico si scontra con una capacità produttiva rigida e strutturalmente limitata, l'effetto matematico immediato è l'inflazione dei prezzi delle forniture e il surriscaldamento del valore dei titoli azionari. In termini pratici, i contribuenti pagano molto di più per ottenere la stessa quantità di asset militari, mentre i margini di profitto dell'industria bellica e dei fondi d'investimento si espandono a dismisura.
È un modello di riarmo strutturato sul debito pubblico e su fondi straordinari che sottraggono risorse strutturali ad altri comparti dello Stato. Si configura in questo modo una colossale estrazione di valore a danno della collettività.
Per finanziare la rincorsa ai parametri richiesti dalle alleanze internazionali, si ricorre a prestiti dedicati e a flessibilità sui patti di stabilità che sottraggono inevitabilmente risorse strutturali ad altri comparti dello Stato.
Si configura in questo modo una colossale estrazione di valore a danno della collettività. Il cittadino si trova a pagare due volte: la prima attraverso il debito pubblico che graverà sui bilanci futuri per finanziare queste commesse, e la seconda subendo la compressione della spesa sociale necessaria a rientrare da quegli stessi prestiti.
In quel filmato, ancora disponibile sulla rete, Arestovyč affermava con assoluta lucidità che l'obiettivo primario dell'Ucraina era l'ingresso nella NATO e che tale traguardo geopolitico sarebbe stato impossibile da conseguire senza scatenare preventivamente una grande guerra su larga scala contro la Federazione Russa prima del 2022. Secondo la sua esplicita e cinica pianificazione strategica, l'Ucraina doveva scientemente provocare l'attacco russo per poter interpretare il ruolo di vittima aggredita agli occhi del mondo, dimostrare alla NATO la propria totale capacità di combattere e sconfiggere militarmente i russi, ottenendo così il sostegno collettivo e l'integrazione strutturale nell'Alleanza Atlantica. Divenuto successivamente il principale consigliere strategico e la voce ufficiale del governo di Kiev durante le prime fasi dell'operazione russa, Arestovyč si è trovato storicamente nella posizione di commentare quotidianamente l'attuazione pratica dello scenario distruttivo da lui stesso auspicato e descritto nei dettagli tre anni prima. Paré conclude la propria disamina facendo notare il radicale voltafaccia recente dello stesso Arestovyč, il quale, di fronte al fallimento evidente dei piani iniziali e alla tardiva constatazione che la NATO non accetterà mai l'Ucraina tra i propri membri, sostiene adesso pubblicamente la necessità assoluta di abbandonare le illusioni occidentali e di ricucire urgentemente i rapporti diplomatici e strategici con la Federazione Russa.
a cura di Francesco Cappello
Fino a quel momento, l'Ucraina aveva assoluto e disperato bisogno del carbone di tipo antracite di alta qualità, estratto esclusivamente nelle miniere sotto il controllo separatista, per alimentare le proprie centrali elettriche nazionali. Il presidente Petro Porošenko e l'emissario Viktor Medvedčuk avevano perciò siglato un accordo segreto e clandestino per continuare ad acquistare regolarmente tale risorsa strategica. Quando i movimenti ultra-nazionalisti hanno scoperto il traffico e imposto il blocco ferroviario definitivo, l'Ucraina ha tentato invano di importare carbone da paesi remoti come il Sudafrica o gli Stati Uniti, scoprendo l'insostenibilità economica e logistica dell'operazione. Per aggirare l'ostacolo e permettere alla politica di salvare la faccia di fronte all'opinione pubblica, è stato orchestrato un assurdo sistema di triangolazione commerciale per cui le repubbliche del Donbas vendevano formalmente il carbone all'Ossezia del Sud, la quale lo rivendeva alla Federazione Russa, che a sua volta lo esportava in Ucraina a un prezzo raddoppiato. Paré associa esplicitamente questa messinscena economica alle attuali sanzioni occidentali sul petrolio russo, che i governi europei dichiarano di non acquistare direttamente per pulirsi la coscienza di fronte ai cittadini, salvo poi importarlo raffinato a costi esorbitanti tramite la mediazione economica di paesi terzi come l'India, gettando al vento il buon senso pur di mantenere in piedi una narrazione puramente artificiale.
Esaminando la fase immediatamente precedente all'intervento militare russo del 24 febbraio 2022, Paré smonta documentalmente la tesi secondo cui l'aumento delle violazioni del cessate il fuoco registrato a metà febbraio fosse imputabile a bombardamenti preparatori da parte russa. Sebbene i rilevamenti acustici diurni condotti dagli osservatori umani non permettessero di stabilire con certezza l'origine dei colpi, l'analisi rigorosa incrociata dei dati raccolti ventiquattr'ore su ventiquattro dalle telecamere di sorveglianza notturna dell'OSCE, posizionate lungo la linea di contatto, ha fornito una prova scientifica e inconfutabile. Tracciando i proiettili traccianti luminosi notturni e conoscendo l'esatta mappatura delle trincee delle opposte fazioni, è emerso chiaramente che erano state prevalentemente le forze regolari ucraine a bombardare pesantemente le postazioni separatiste, in particolare nell'area di Popasna, configurando una massiccia provocazione militare prima dell'avvio dell'operazione russa.
Questo quadro è supportato dal controverso episodio del 17 febbraio 2022 relativo al presunto bombardamento di un asilo infantile a Stanycja Luhans'ka da parte delle milizie del Donbas, fortemente amplificato dai media occidentali. Il rapporto ufficiale dell'OSCE indicava che la traiettoria balistica dell'impatto rendeva geometricamente impossibile la provenienza del colpo dai territori separatisti e, per la prima volta in cinque anni di missione, le autorità militari di Kiev hanno tassativamente proibito alla pattuglia di osservatori internazionali di avvicinarsi a meno di cinquanta metri dall'edificio pubblico danneggiato per raccogliere schegge o prove fisiche sul campo. Paré qualifica l'evento come un'operazione sotto falsa bandiera strutturata per dipingere i russi come barbari alla vigilia della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, offrendo a Zelens'kyj il pretesto emotivo per richiedere armamenti avanzati all'Occidente e ventilare pubblicamente la possibilità di sviluppare armi nucleari ucraine.
La conferma definitiva del carattere programmatico del conflitto risiede in una straordinaria intervista d'archivio rilasciata nel febbraio del 2019 da Oleksij Arestovyč, molto prima che Zelens'kyj venisse eletto.
Lo stato profondo americano e i governi della NATO, pur essendo pienamente consapevoli che l'espansione dell'alleanza militare in Ucraina rappresentava una linea rossa assoluta e invalicabile per la sicurezza nazionale russa, hanno continuato intenzionalmente a spingere in tale direzione per un quarto di secolo, provocando deliberatamente lo scoppio del conflitto in corso.
Nel 2019, la clamorosa elezione alla presidenza di Volodymyr Zelens'kyj con il settantatré per cento dei consensi popolari era avvenuta sulla base di una piattaforma elettorale interamente improntata alla ricerca della pace, all'attuazione immediata degli Accordi di Minsk e alla riconciliazione diplomatica con la popolazione del Donbas e con la Federazione Russa.
Lo stesso Paré nutriva in quel periodo un forte ottimismo sul campo, specialmente dopo che il nuovo presidente aveva sciolto il Parlamento ottenendo una maggioranza assoluta che, sommata ai voti del blocco di opposizione parlamentare filorusso, gli avrebbe ampiamente consentito di raggiungere la quota dei due terzi dei seggi necessaria per emendare la Costituzione e legalizzare l'autonomia regionale.
Il punto di svolta negativo si è verificato nel dicembre dello stesso anno a Parigi, in occasione del primo incontro formale del Formato Normandia insieme a Vladimir Putin, Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Immediatamente dopo la conclusione del vertice, Zelens'kyj ha repentinamente ribaltato la propria linea politica, dichiarando pubblicamente che l'Ucraina non avrebbe applicato gli impegni di Minsk a meno di non invertire la sequenza temporale delle misure stabilite nel trattato. Il presidente ucraino pretendeva il controllo totale del confine di Stato con la Russia prima di concedere l'autonomia e l'amnistia legale al Donbas, una condizione palesemente inaccettabile per le repubbliche separatiste, le quali avrebbero perso l'unica garanzia di sicurezza fisica contro i piani di arresto e persecuzione penale di massa già preannunciati dalle severe leggi punitive per la reintegrazione territoriale approvate dal Parlamento di Kiev.
Un capitolo particolarmente drammatico della testimonianza dell'osservatore riguarda le ritorsioni di natura economica e sociale messe in atto da Kiev contro i propri stessi cittadini residenti nelle aree contese. Da un giorno all'altro, oltre un milione di pensionati anziani residenti nei territori fuori dal controllo governativo si è visto privare dell'erogazione della pensione statale a causa del blocco totale e unilaterale del sistema bancario ordinato da Kiev. Il governo ucraino ha respinto una proposta formale della Croce Rossa Internazionale, che si era offerta di fungere da intermediario finanziario neutrale per distribuire i fondi direttamente sul posto in conformità con gli Accordi di Minsk. Al contrario, Kiev ha imposto ai pensionati l'obbligo di registrarsi come falsi sfollati nelle aree controllate dal governo per poter riscuotere i propri soldi, avviando successivamente un asfissiante e discriminatorio meccanismo di ispezioni domiciliari volto a sospendere arbitrariamente i pagamenti per molti mesi o anni. Oltre la metà degli anziani del Donbas ha finito per perdere definitivamente il sussidio ucraino, sopravvivendo a stento solo grazie a una donazione minima di sussistenza di duemila rubli mensili stanziata d'urgenza dalla Russia per evitare la fame.
Molte vittime civili ferite dai bombardamenti delle artiglierie ucraine a Luhans'k rifiutavano persino di farsi intervistare o fotografare dagli osservatori dell'OSCE per documentare i crimini subiti, terrorizzate dal rischio concreto che i propri nominativi finissero nei database di Kiev, subendo l'immediata e definitiva revoca delle pensioni in quanto etichettati come traditori dello Stato.
La medesima assurdità logica ha contrassegnato l'embargo commerciale totale imposto dalle fazioni nazionaliste ucraine a partire dal marzo del 2017.
Egli descrive l'intervista ravvicinata resa da un giornalista locale che era stato sequestrato e torturato brutalmente per tre giorni da una di queste formazioni militanti, subendo profonde umiliazioni prima di essere costretto, sotto la minaccia di false accuse di terrorismo basate sul posizionamento forzato delle sue impronte digitali su un'arma, a firmare documenti e a scrivere testi sotto dettatura.
Gli osservatori dell'OSCE ricevevano quasi quotidianamente suppliche da parte di familiari disperati i cui parenti erano svaniti nel nulla, prelevati per strada o sequestrati nelle proprie case da individui armati e mascherati con passamontagna. Nonostante il team di osservatori sul campo avesse redatto un rigoroso, approfondito e professionale rapporto di dieci pagine per documentare dettagliatamente decine di casi di sparizioni forzate e violenze, i vertici centrali della missione dell'OSCE hanno scelto di insabbiare e mettere definitivamente da parte il dossier senza intraprendere alcuna azione diplomatica o legale. Inoltre, in occasione della visita di un influente ambasciatore degli Stati Uniti alla base dell'OSCE, quest'ultimo ha manifestato un palese e immediato disinteresse, interrompendo bruscamente gli osservatori non appena i racconti dettagliati sulle violazioni dei diritti umani hanno cominciato a incriminare la condotta del governo di Kiev.
La dirigenza della NATO e i diplomatici occidentali di alto livello consideravano ideologicamente i leader separatisti del Donbas alla stregua di una semplice banda di delinquenti privi di credibilità da ignorare e disprezzare apertamente, compromettendo alla radice l'attitudine di neutralità assoluta richiesta dal mandato ufficiale dell'OSCE. La gerarchia della missione imponeva pesanti ostacoli burocratici per impedire agli osservatori sul campo di allacciare contatti ufficiali o canali di dialogo con i rappresentanti dei ministeri o dei tribunali delle autorità de facto separatiste.
Attraverso lo studio approfondito dei processi giudiziari e i colloqui diretti con ex esponenti politici locali a Mariupol' e Donec'k, Paré ha scoperto che la polizia locale nel 2014 era rimasta prevalentemente neutrale o favorevole alle istanze autonomiste della popolazione, arrivando a ribellarsi apertamente quando Kiev tentava di imporre capi di polizia esterni provenienti da altre regioni. Nel settembre del 2015, dati ufficiali provenienti da fonti governative ucraine ammettevano che circa ottomila membri della polizia e dell'esercito presenti nel Donbas dal 2014 si erano ufficialmente uniti alle milizie separatiste. Nella cittadina di Sivers'k, ad esempio, l'amministrazione locale confermò agli osservatori che la stazione di polizia locale aveva perso ben due terzi del suo personale originario, rifugiatosi con la Repubblica Popolare di Donec'k durante i ripiegamenti tattici, un dato strutturale che smentisce categoricamente la tesi di una pura aggressione esterna russa priva di radici e di un profondo sostegno popolare locale.
Sul piano geopolitico globale, Paré fa riferimento ai testi strategici ufficiali statunitensi per dimostrare la premeditazione della crisi geopolitica. Già nel 1997, Zbigniew Brzezinski teorizzava nel suo saggio "La grande scacchiera" che la separazione permanente e radicale dell'Ucraina dalla Russia doveva costituire un obiettivo strategico fondamentale degli Stati Uniti d'America per indebolire geopoliticamente Mosca e bloccarne sul nascere qualsiasi futura ambizione imperiale. Di contro, scienziati politici di rilievo come Samuel Huntington nel 1996 e lo stesso William Burns, ex ambasciatore americano a Mosca, nel celebre memorandum diplomatico riservato del 2008, avevano esplicitamente avvertito l'Occidente che il tentativo di integrare forzatamente l'Ucraina all'interno delle strutture della NATO avrebbe provocato inevitabilmente lo scoppio di una drammatica guerra civile interna, seguita da un intervento militare russo di autodifesa e dalla successiva spartizione territoriale del paese.
Benoît Paré è un ufficiale di riserva francese ed ex consigliere del Ministero della Difesa francese che ha operato come osservatore internazionale per conto dell'OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) nella regione del Donbas dal luglio del 2015 fino al 2022.
Sulla base di questa prolungata esperienza diretta sul campo, Paré ha scritto un libro di memorie intitolato "Quello che ho visto in Ucraina come osservatore", avente come sottotitolo "Lontano dalla narrazione mediatica", nel quale si propone di smontare analiticamente la versione prevalente diffusa dai principali mezzi di comunicazione occidentali riguardo alle origini e alla reale evoluzione del conflitto ucraino.
Prima del suo dispiegamento ravvicinato nei territori orientali, l'autore seguiva la comune narrazione dei media tradizionali occidentali, secondo cui il presidente ucraino Viktor Janukovyč era un leader filorusso e profondamente corrotto che aveva ordinato alla polizia di sparare arbitrariamente sui manifestanti pacifici di Piazza Maidan. Tuttavia, una volta giunto sul posto e integrato nella missione internazionale, Paré ha iniziato a esaminare fonti informative non filtrate, tra cui dettagliate rassegne stampa interne e uno studio accademico approfondito del professore ucraino Ivan Katchanovski dell'Università di Ottawa.
Questa meticolosa ricerca scientifica dimostrava che la stragrande maggioranza dei manifestanti e degli agenti di polizia colpiti il 18 e 19 febbraio 2014 era stata bersagliata da cecchini appostati all'interno di edifici occupati e controllati dagli stessi gruppi di opposizione ultra-nazionalista, in particolare dai movimenti svoboda e settore destro. Nel tentativo di sollevare la questione e condividere tali dati d'archivio con uno dei più influenti giornalisti mainstream francesi, Paré si è sentito rispondere, dopo una breve esitazione, che un'indagine in merito non sarebbe mai stata avviata dai grandi media poiché far emergere quella verità avrebbe cambiato troppe cose all'interno dell'apparato politico e informativo internazionale.
L'ex osservatore evidenzia con fermezza come la guerra non sia iniziata inaspettatamente nel febbraio del 2022 con l'intervento russo, bensì nel febbraio del 2014 a Maidan, dove è stato versato il primo sangue all'interno di una chiara sequenza logica di eventi correlati. Il rovesciamento forzato di Janukovyč, percepito come un vero e proprio colpo di stato illegittimo da una parte cospicua della popolazione dell'Est e del Sud dell'Ucraina, ha scatenato accese proteste popolari in città importanti quali Odessa, Charkiv, Dnipro, Donec'k e Mariupol'. La reazione immediata delle nuove autorità provvisorie di Kiev si è concretata nell'avvio di un'operazione militare antiterrorismo che ha dato ufficialmente il via alla sanguinosa guerra civile nel Donbas.
I successivi Accordi di Minsk avrebbero dovuto pacificare stabilmente la regione garantendo uno status di autonomia legale ai territori separatisti all'interno dello Stato ucraino, ma il Parlamento di Kiev non ha mai proceduto a votare le modifiche costituzionali concordate, svuotando l'intesa di qualsiasi reale applicazione e dimostrando una totale mancanza di volontà politica.
Con l'insediamento del presidente Joe Biden alla Casa Bianca nel gennaio del 2021, la situazione ha subìto una netta radicalizzazione, portando l'amministrazione statunitense e il governo di Volodymyr Zelens'kyj a pianificare ed eseguire una serie coordinata di misure strategiche volte deliberatamente a provocare la Federazione Russa per spingerla al conflitto aperto.
Durante il suo servizio operativo nell'unità dedicata alla dimensione umana a Luhans'k, Paré è venuto a contatto diretto con sistematiche violazioni dei diritti civili perpetrate dalle forze governative ucraine e dai battaglioni di volontari nazionalisti.
registriamo oggi un’intervista con Casa del Sole TV, che ringrazio, sui temi della colonizzazione energetica, l’estrattivismo green e la finanziarizzazione
del territorio
a seguire uno degli articoli che a sua volta all’interno rimanda ad altri correlati sullo stesso tema per chi fosse interessato ad approfondimenti
https://www.francescocappello.com/2026/06/13/il-sole-della-sicilia-brilla-a-wall-street/
Ecco a cosa ci hanno ridotto. Secondo loro, l’unica alternativa che abbiamo è costruire strumenti di guerra e di morte da usare contro i russi che ci hanno peraltro avvertito che non potranno più tollerare questi luoghi di produzione di droni fuori dai confini dell’Ucraina che verranno usati contro la Russia. Ci hanno esplicitamente detto che prima o poi li prenderanno di mira per distruggerli ovunque essi si trovino in Europa.
Vengono date in dotazione agli ucraini e guidati sui loro obiettivi grazie le infrastrutture della Nato.
Ricordiamo poi che queste armi vengono prodotte a debito utilizzando fondi pubblici europei. Risorse pubbliche che vengono sottratte allo Stato sociale e in varie altre forme a tutti noi.
Vogliono convincerci che si tratti di investimenti con un moltiplicatore positivo, ma la verità è esattamente opposta (vedi riquadro evidenziato). Ci guadagneranno pochissimi produttori e investitori a discapito di tutti noi.
Francesco Cappello
Maurizio Federico, responsabile del Centro Nazionale per la Salute Globale dell’ISS, di recente davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, presieduta dal senatore Marco Lisei ha parlato di studi sugli effetti avversi ignorati e di ricercatori puniti: un gruppo di colleghe dell’ISS aveva pubblicato nel 2023 una revisione della letteratura scientifica sulle miocarditi e pericarditi associate ai vaccini mRNA. Per questo lavoro, le ricercatrici subirono un’ispezione, un’ammonizione e un’indagine interna all’ISS.
Federico ha riferito che si trattava di dati già ampiamente presenti nella letteratura scientifica internazionale, ma che il lavoro fu osteggiato perché, secondo alcuni, «dava un messaggio sbagliato».
In audizione Federico ha ricordato che miocarditi e pericarditi sono state confermate anche da Moderna, che l’RNA vaccinale è stato rilevato oltre 30 giorni dall’iniezione, e che tre proposte di studio nazionale sugli effetti avversi sono finite nel cestino.
Federico ha dichiarato di aver proposto al ministero un programma nazionale di ricerca sugli effetti avversi almeno tre volte, senza mai ricevere risposta: «tre volte è tutta roba che è finita nel cestino. Non ho avuto neanche la dignità di un “le faremo sapere”».
Federico ha definito la mancata istituzione di una sorveglianza attiva sui vaccini fin dal primo giorno «un vulnus gravissimo», con «responsabilità politiche pesanti».
Sul versante oncologico, ha chiarito che nessuno studio implica una certezza di danni tumorali per i vaccinati, ma che almeno quattro o cinque lavori internazionali mostrano che la proteina Spike può inibire la risposta immunitaria antitumorale. La preoccupazione, ha detto, non è la certezza del danno, ma l’assenza di risposta istituzionale.
Ha sottolineato che chi ha sviluppato effetti avversi si è trovato solo, «abbandonato perché andando in giro per ospedali e per medici nessuno sapeva o voleva dirgli niente», a differenza dei malati rari che hanno registri, percorsi dedicati ed esenzioni.
Il senatore di FdI Lucio Malan ha annunciato l’intenzione di approfondire la vicenda delle sanzioni ai ricercatori dell’ISS, chiedendo di chiarire se il provvedimento disciplinare fosse stato «un ammonimento affinché certi studi non intralciassero la campagna vaccinale in corso».
Personalmente, a suo tempo, me ne ero occupato con questo articolo:
https://www.francescocappello.com/2025/02/13/listituto-superiore-di-sanita-ammette-lestrema-pericolosita-dei-vaccini-covid-ne-descrive-alcuni-danni-e-insiste-proponendoci-vaccini-rivisti-e-corretti/
PROMEMORIA
Manlio Dinucci e Berenice Galli sono gli unici collaboratori esterni che hanno ininterrottamente contribuito al progetto Byoblu di Claudio Messora per 6 anni, ossia prima che aprisse il canale televisivo.
Il 25 Aprile 2020 abbiamo organizzato il Convegno internazionale “Liberiamoci dal virus della guerra” online (in quanto eravamo sequestrati in casa per la “pandemia”), che è stato trasmesso su Davvero TV (la allora sigla di Byoblu su Youtube). Allo stesso canale abbiamo contribuito con una serie di altri video.
Quando nel 2021 Byoblu ha aperto il canale TV 262, dopo che Youtube aveva chiuso Davvero TV, abbiamo contribuito allo sviluppo del Canale con
· la rassegna stampa internazionale settimanale Grandangolo;
· la campagna per la liberazione di Julian Assange, comprendente vari servizi di Berenice Galli da Londra;
· esclusive interviste di Berenice e altri a importanti personalità internazionali come Vandana Shiva;
· due concerti internazionali a Milano e Venezia con la pianista russa Valentina Lisitsa, una delle massime pianiste a livello mondiale;
· un concerto internazionale alla Badia di Don Carlo Maurizi con un Coro di giovani Palestinesi e un centinaio di orchestrali e coristi professionali italiani;
· alcuni convegni promossi da Don Carlo Maurizi alla Badia a Settimo;
· la missione “Diplomazia dei Popoli” del nostro gruppo di lavoro a San Pietroburgo, trasmessa su Byoblu con una serie di video montati dalla stessa Berenice.
Manlio e Berenice sono gli unici collaboratori che hanno contribuito al progetto Byoblu di Claudio Messora per 6 anni su base volontaria, senza ricevere per il loro lavoro - a differenza di altri collaboratori - alcun compenso né rimborso. Il montaggio esterno di Grandangolo è stato pagato per metà da noi e per metà da Byoblu per circa quattro anni, mentre nell’ultimo anno è stata Byoblu a montare il video in base a una dettagliata sceneggiatura fornita settimanalmente. Le spese che abbiamo affrontato per la nostra collaborazione a Byoblu sono stimabili in almeno 50.000 euro, più quote sociali per 5.000 euro sottoscritte da un membro del nostro gruppo di lavoro, cui si aggiungono i diritti d’autore non pagati per i due libri di Manlio Dinucci pubblicati da Byoblu, ammontanti a circa 10.000 euro.
Ultimo fatto: nonostante sia stato più volte invitato a farlo, in sei anni l’editore Messora non ha mai contattato Manlio Dinucci che intendeva esporgli alcune idee per migliorare le trasmissioni di Byoblu, né ha mai contattato altri membri del nostro gruppo di lavoro per esprimere loro qualche giudizio o o ringraziamento.
Tenuti sostanzialmente all’oscuro dei problemi interni che hanno contribuito alla chiusura del Canale sul digitale terrestre, quando ciò è avvenuto abbiamo pubblicamente espresso la nostra posizione nell’introduzione a Grandangolo del 9 maggio:
https://www.youtube.com/watch?v=ejfk-wnEwJQ&t=31s
Abbiano quindi continuato a pubblicare Grandangolo sul sito di Byoblu finché questo è stato chiuso per riapparire come Byoblu (3:0), mentre la redazione ha continuato a pubblicare con la denominazione di Messia Pluralisti Europei. Nessuno ci ha informati di quanto stava accadendo e del perché Media Pluralisti Europei appaia su YouTube in due versioni che contengono le interviste e gli interventi di Messora come se tutto fosse come prima:
https://www.youtube.com/channel/UC7dwbwBbQf_23LjM95w3ubA/videos
https://www.youtube.com/@MediaPluralisti
In questa caotica situazione, non comprensibile ai soci e a quanti come noi hanno sostenuto Byoblu quale TV dei Cittadini, siamo stati costretti a interrompere Grandangolo. La nostra posizione è stata espressa in una Lettera aperta di Don Carlo Maurizi a Messora, che a quanto ci risulta non è stata pubblicata né da Byoblu (3.0) , né da Media Pluralisti Europei.
Lettera Aperta di Don Carlo Maurizi a Claudio Messora
perunmondosenzaguerre.eu
Repost from Comitato NO GUERRA NO NATO
Posizione di Pangea e APS Per un Mondo senza Guerre sulla situazione di Byoblu
Manlio Dinucci e Berenice Galli sono gli unici collaboratori esterni che hanno ininterrottamente contribuito al progetto Byoblu di Claudio Messora per 6 anni, ossia prima che aprisse il canale televisivo.
Il 25 Aprile 2020 abbiamo organizzato il Convegno internazionale “Liberiamoci dal virus della guerra” online (in quanto eravamo sequestrati in casa per la “pandemia”), che è stato trasmesso su Davvero TV (la allora sigla di Byoblu su Youtube). Allo stesso canale abbiamo contribuito con una serie di altri video.
Quando nel 2021 Byoblu ha aperto il canale TV 262, dopo che Youtube aveva chiuso Davvero TV, abbiamo contribuito allo sviluppo del Canale con
• la rassegna stampa internazionale settimanale Grandangolo;
• la campagna per la liberazione di Julian Assange, comprendente vari servizi di Berenice Galli da Londra;
• esclusive interviste di Berenice e altri a importanti personalità internazionali come Vandana Shiva;
• due concerti internazionali a Milano e Venezia con la pianista russa Valentina Lisitsa, una delle massime pianiste a livello mondiale;
• un concerto internazionale alla Badia di Don Carlo Maurizi con un Coro di giovani Palestinesi e un centinaio di orchestrali e coristi professionali italiani;
• alcuni convegni promossi da Don Carlo Maurizi alla Badia a Settimo;
• la missione “Diplomazia dei Popoli” del nostro gruppo di lavoro a San Pietroburgo, trasmessa su Byoblu con una serie di video montati dalla stessa Berenice.
Manlio e Berenice sono gli unici collaboratori che hanno contribuito al progetto Byoblu di Claudio Messora per 6 anni su base volontaria, senza ricevere per il loro lavoro - a differenza di altri collaboratori - alcun compenso né rimborso. Il montaggio esterno di Grandangolo è stato pagato per metà da noi e per metà da Byoblu per circa quattro anni, mentre nell’ultimo anno è stata Byoblu a montare il video in base a una dettagliata sceneggiatura fornita settimanalmente. Le spese che abbiamo affrontato per la nostra collaborazione a Byoblu sono stimabili in almeno 50.000 euro, più quote sociali per 5.000 euro sottoscritte da un membro del nostro gruppo di lavoro, cui si aggiungono i diritti d’autore non pagati per i due libri di Manlio Dinucci pubblicati da Byoblu, ammontanti a circa 10.000 euro.
Ultimo fatto: nonostante sia stato più volte invitato a farlo, in sei anni l’editore Messora non ha mai contattato Manlio Dinucci che intendeva esporgli alcune idee per migliorare le trasmissioni di Byoblu, né ha mai contattato altri membri del nostro gruppo di lavoro per esprimere loro qualche giudizio o o ringraziamento.
Tenuti sostanzialmente all’oscuro dei problemi interni che hanno contribuito alla chiusura del Canale sul digitale terrestre, quando ciò è avvenuto abbiamo pubblicamente espresso la nostra posizione nell’introduzione a Grandangolo del 9 maggio:
https://www.youtube.com/watch?v=ejfk-wnEwJQ&t=31s
Abbiano quindi continuato a pubblicare Grandangolo sul sito di Byoblu finché questo è stato chiuso per riapparire come Byoblu (3:0), mentre la redazione ha continuato a pubblicare con la denominazione di Media Pluralisti Europei. Nessuno ci ha informati di quanto stava accadendo e del perché Media Pluralisti Europei appaia su YouTube in due versioni che contengono le interviste e gli interventi di Messora come se tutto fosse come prima:
https://www.youtube.com/channel/UC7dwbwBbQf_23LjM95w3ubA/videos
https://www.youtube.com/@MediaPluralisti
In questa caotica situazione, non comprensibile ai soci e a quanti come noi hanno sostenuto Byoblu quale TV dei Cittadini, siamo stati costretti a interrompere Grandangolo. La nostra posizione è stata espressa in una Lettera aperta di Don Carlo Maurizi a Messora, che a quanto ci risulta non è stata pubblicata né da Byoblu (3.0), né da Media Pluralisti Europei.
Manlio Dinucci e Berenice Galli, per Pangea e APS Per un Mondo senza Guerre, 23/06/2026
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