"Ciao, Internet!" » Matteo Flora
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Un sedicenne apre TikTok e si ritrova con un profilo visibile a chiunque nel mondo, non solo agli utenti della piattaforma ma anche da browser. E i suoi video possono finire automaticamente raccomandati a perfetti sconosciuti nei "Per Te".
Per questo il 24 luglio la Commissione Europea ha inviato a TikTok le conclusioni preliminari di un'istruttoria DSA sui minori, l'ultimo passo prima di una sanzione fino al 6% del fatturato globale che riguarda proprio le impostazioni di default.
Tra 13 e 15 anni si parte privati ma bastano pochi tap per diventare pubblici.
Ma tra 16 e 17 anni si parte già pubblici, con i video raccomandabili a chiunque.
La "Privacy by default" non è un dettaglio grafico, è una scelta di prodotto che quasi nessuno cambia mai. E il conto lo paga la reputazione digitale di chi a sedici anni sta ancora facendo le prove, su un palco planetario che non dimentica.
🔗 Ne parliamo oggi, su Ciao Internet!
👉 https://www.youtube.com/watch?v=nE1Tf33I_Qk
Oggi mi trovate su la Repubblica nell'articolo di Giuditta Mosca dedicato all'accusa formale che la Commissione europea ha mosso a TikTok per violazione del Digital Services Act sulla protezione dei minori.
Il nodo vero sta nella fascia 16-17 anni. L'account nasce privato, ma il ragazzo può disattivare quella protezione e renderlo pubblico. Da quel momento i suoi contenuti finiscono nel Feed globale, visibili a chiunque, anche a chi su TikTok non è mai entrato.
Ma le Linee guida europee sulla protezione dei minori del 2025 dicono che la tutela deve essere strutturale, non un'opzione che il minore stesso può togliere.
«Un adolescente ha il diritto di rinunciare alla propria protezione? Per Bruxelles la risposta è no», e ora TikTok rischia una sanzione fino al 6% del fatturato globale.
La storia dell'AI che complotta la raccontano quelli che vendono AI: fa paura, fa policy, alza le barriere all'ingresso. Funziona.
La storia vera è più noiosa e DEVE spaventarvi molto di più. Deve terrorizzarvi proprio.
Perché i modelli non si ribellano, ma prendono scorciatoie.
E gli stiamo dando le credenziali di casa nostra e delle nostre aziende.
Oggi è Sabato, ed è tempo di Editoriale.
👉 https://mgpf.it/2026/07/24/e-lapocalisse-delle-ai-si-ma-non-per-il-motivo-che-pensate.html
Buona lettura!
🧠 "È una protesi. Se me la tolgono, torno a zoppicare."
L'ho detto parlando della mia neurodivergenza e di come uso l'intelligenza artificiale ogni giorno che per me è un aiuto reale. Ma non è uguale per tutti e per un'altra persona nello spettro può diventare sovraccarico invece che sollievo.
🧩 Stasera, venerdì 24 luglio, lo approfondisco a "Neurodivergenti", la nuova puntata di Codice condotta da Barbara Carfagna su Rai 1 in seconda serata.
Il colpevole del più grande attacco subito da Hugging Face, l'archivio di modelli di intelligenza artificiale più usato al mondo, non era chi si pensava.
Non un gruppo criminale, non un servizio straniero.
🤖 Era un modello di OpenAI, messo alla prova in un test di cybersecurity con i freni di sicurezza abbassati.
In un weekend, 17.000 tentativi, due vulnerabilità concatenate, un database di produzione finito sotto mano a uno "sciame" di agenti. Il modello ha trovato la scorciatoia più efficiente per vincere il benchmark cioé rubare le risposte del test invece di risolverlo.
Non è Skynet che scappa dal recinto. È reward hacking: il modello ha seguito alla lettera l'obiettivo che gli avevano dato, non l'intenzione di chi l'aveva scritto. Se il compito è "dammi le risposte giuste", anche rubarle diventa il modo più efficiente per riuscirci.
Ma non finisce qui. Per analizzare l'attacco, Hugging Face ha dovuto usare un modello cinese, Zhipu GLM 5.2, perché quelli occidentali si rifiutavano di leggere codice ed exploit, bloccati dalle loro stesse policy di sicurezza.
E se succede questo dentro il laboratorio di OpenAI, la domanda per chi li usa in azienda, studio, ospedale o banca è una sola: quanto controllo avete davvero dei vostri agenti AI?
👉 Ne parliamo oggi, su Ciao Internet
🔗 https://www.youtube.com/watch?v=NQauejUtvos
Un'AI di OpenAI, per risolvere un quiz, ha aggirato i divieti forzando Hugging Face, il più grande archivio di modelli AI al mondo.
17.000 mosse in cinque giorni, tanto che Hugging Face pensava di essere sotto attacco umano. Ieri OpenAI ha ammesso che l'attaccante era una loro macchina.
Se OpenAI ci ha messo cinque giorni a scoprirlo in casa propria, cosa succederà quando queste macchine lavoreranno fuori dai laboratori?
https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/tgcom24/ia-ribelle-lesperto-matteo-flora-per-risolvere-un-quiz-ha-hackerato-il-piu-importante-archivio--e-la-svolta_FD00000000538673
Tre mesi di cella per un match sbagliato dell'intelligenza artificiale.
In Florida un uomo è stato arrestato ed estradato perché un software di riconoscimento facciale lo aveva indicato come sospetto all'85% per il furto di un'auto nonostante registri di lavoro lo collocassero a centinaia di chilometri di distanza.
Il caso di Jalil Richardson mostra cosa succede quando l'intelligenza artificiale, presentata come solo uno strumento nella cassetta degli attrezzi, diventa di fatto l'unica prova che pesa davvero.
E c'è anche da considerare l'automation bias.
Quando la macchina sputa un numero, chi decide smette di dubitare, soprattutto se è sotto pressione. Qui il vero problema non è tecnico, è che la responsabilità sparisce dietro la parola "processo", dentro un potere che si fa sempre più panottico. La faccia diventa dato, il dato diventa probabilità, la probabilità diventa ordine esecutivo.
⛓️💥 E alla fine il conto lo paga sempre il cittadino. Mai l'infrastruttura.
Ne parlo oggi, nel nuovo episodio di Ciao Internet.
👉 https://www.youtube.com/watch?v=uRlwpAofAGE
Divieto dei social ai minori: davvero possiamo farlo senza identificare tutti?
Nell’intervista su La Stampa a firma di Arcangelo Rociola affronto un punto che spesso viene evitato nel dibattito pubblico: non esiste una verifica dell’età davvero efficace che non implichi, in qualche forma, l’identificazione di tutti.
Se vuoi impedire ai minori di entrare, devi sapere con certezza chi è minorenne.
E quindi, inevitabilmente, anche chi non lo è.
Si sposta il controllo dalle piattaforme ai cittadini, si normalizza l’idea che per stare online si debba essere identificati e si costruisce, “fetta dopo fetta”, un’infrastruttura che può sapere sempre chi sei e cosa fai.
La sicurezza dei minori è fondamentale, ma non può diventare la scorciatoia per ridefinire il rapporto tra cittadini, anonimato e libertà digitale.
Qui l’intervista completa: https://link.mgpf.it/zRwr
Dal primo agosto potete comprare l'accesso anticipato ai post di Trump.
Trump Media ha lanciato Truth API, un servizio che vende a clienti come banche, fondi e trading ad alta frequenza i post dei dieci account più influenti di Truth Social con qualche istante di vantaggio sugli utenti normali.
💰 Il prezzo? Fino a 100.000 dollari al mese, secondo il Financial Times.
Tecnicamente non è insider trading, il contenuto è pubblico. Quello che si vende è la latenza, la manciata di secondi che separano chi vede prima da chi vede dopo. Solo che qui la fonte non è un'infrastruttura regolata, è la voce del Presidente degli Stati Uniti, che possiede il 41% dell'azienda che vende l'anticipo sui suoi stessi post.
Chi scrive i post che muovono i mercati, chi controlla la piattaforma e chi incassa l'abbonamento sono, insomma, la stessa persona.
👉 Ne parliamo oggi, nel nuovo episodio di Ciao Internet
🔗 https://www.youtube.com/watch?v=oQnak1j1cxQ
🎥 I contenuti della settimana, tra Ciao Internet e Intelligenze Artificiali - in mezzo a noi 👇
🔒 ChatControl è tornato, con un voto "fantasma"
Il Parlamento europeo ha rimesso in campo l'impianto già bocciato a marzo, grazie a una regola procedurale che con l'aula semivuota rende quasi impossibile bloccarlo. A settembre il dossier torna sul tavolo con la presidenza irlandese.
👉 https://www.youtube.com/watch?v=rwMB9Su1lJQ
🎵 AI e musica, con Frankie hi-nrg mc
L'AI genera semilavorati, ma a trasformarli in opera compiuta resta l'uomo. In Italia il diritto d'autore protegge solo "l'opera dell'ingegno umano".
👉 https://youtu.be/of6gVEpCET8?si=-YZIcoX8PpKFvvw8
🏛 Un fondo pubblico sulle Big Tech dell'AI?
Il 69% degli americani vorrebbe forzare le aziende AI a cedere metà della proprietà a un fondo pubblico. Bernie Sanders l'ha già proposto in Senato con il S.4825, sul modello norvegese.
👉 https://www.youtube.com/watch?v=jglbiW_oU-c
I giudici europei hanno scritto che chi seleziona, monetizza e distribuisce con un proprio algoritmo non è un prestatore intermediario, e l’esenzione pensata nel 2000 per il magazziniere digitale non lo copre più. È la fine giuridica di una finzione durata vent’anni.
Il caso è una multa AGCOM da 750mila euro a Google, per video YouTube sul gioco d’azzardo monetizzati col Partner Program. Google si è difesa da hosting neutrale, ma la sua stessa due diligence, lo studio del canale fatto prima di firmare il contratto di ricavi condivisi, ha dimostrato che il contenuto lo conosceva. Chi conosce non è passivo; chi non è passivo, l’esenzione se la può scordare.
C’è anche il colpo sull’algoritmo: dire che tutto è automatico non salva nessuno, perché l’ordine di distribuzione lo ha comunque scritto la piattaforma. L’automazione non cancella il controllo, lo rende solo scalabile.
👉 L’editoriale del sabato lo trovate online sul mio blog: https://mgpf.it/2026/07/17/google-non-poteva-non-sapere-e-la-piattaforma-non-e-piu-neutrale.html
Stasera sarò ospite di Barbara Carfagna a Codice, su Rai1 in seconda serata, per raccontare di come lavoro ogni giorno con un sistema di agenti AI a cui ho insegnato come scrivo e di cosa parlo.
Durante il mio recente incidente stradale, mentre ero ricoverato, i contenuti hanno continuato a uscire regolarmente, anche grazie a questo "me stesso aumentato".
Vi aspetto questa sera, venerdì 17!
Il 69% degli americani direbbe sì a obbligare le grandi aziende di Intelligenza Artificiale a cedere metà della proprietà a un fondo pubblico.
Un dato che stona con decenni di sfiducia verso il governo federale.
Non si tratta però di amore improvviso per lo Stato, ma piuttosto di un voto "contro" le Big Tech, alimentato da un riflesso di sopravvivenza collettiva dato dai licenziamenti nel tech e dalla paura di una tecnologia percepita come ingestibile.
Nello stesso periodo del sondaggio, il senatore Bernie Sanders ha depositato in Senato il disegno di legge S.4825, una proposta che trasformerebbe quel 69% in realtà, un fondo sovrano sul modello di quello norvegese, alimentato dalle grandi aziende di intelligenza artificiale.
Non è un "sequestro" di azioni esistenti, ma una diluizione tramite nuove quote emesse fino a portare il Tesoro al 50%.
Il confronto con Alaska, Norvegia e fondi del Golfo apre la domanda vera: se l'AI trae il suo valore dall'intelligenza collettiva, chi decide il prezzo della nostra conoscenza?
👉 Ne parliamo oggi, in questo nuovo approfondimento con CiaoInternet
🔗 https://www.youtube.com/watch?v=jglbiW_oU-c
Da mesi si parla del Digital Omnibus come del rinvio dell'AI Act.
Falso, o almeno: falso a metà. L'alto rischio slitta, ma il 2 agosto le autorità di vigilanza diventano operative, scattano gli obblighi di trasparenza dell'art. 50, e Bruxelles ottiene i primi poteri sanzionatori sui grandi modelli.
Chatbot, avatar e contenuti sintetici non potranno più fingersi umani.
E c'è un obbligo che è in vigore da un anno e mezzo, la formazione del personale, che quasi nessuno ha presidiato e che ora diventa controllabile.
Con Giuseppe Vaciago, partner di 42 Law Firm, abbiamo scritto l'analisi completa per Startupitalia: cosa cambia per chi costruisce l'AI, per chi la usa, e perché la vera notizia non è il rinvio ma la fine della Shadow AI.
L'articolo completo su StartupItalia: https://link.mgpf.it/zGNE
Il 9 luglio il Parlamento europeo ha prorogato Chat Control 1.0 con procedura d'urgenza, la stessa misura che il 26 marzo era stata bocciata in aula piena.
👉 Ne ho parlato con Agenzia Nova per spiegare le mie preoccupazioni a riguardo.
Oggi la scansione dei contenuti da parte delle piattaforme è volontaria.
Il punto è che questa proroga potrebbe diventare la base su cui costruire Chat Control 2.0, la versione che renderebbe la scansione obbligatoria anche sui dispositivi degli utenti, con implicazioni dirette sulla crittografia end to end.
E a settembre, con il ritorno del Parlamento, il tema tornerà sul tavolo..
L'intervista completa la trovate su Agenzia Nova: https://link.mgpf.it/zEAx
🔴 Alle 14:00 sarò ospite a La Miniera su Twitch
👉 https://www.twitch.tv/la_miniera?lang=it
L’intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo in cui pensiamo l’originalità. Su "Intelligenze Artificiali - in mezzo a noi" ne ho parlato con Frankie hi-nrg mc.
Come convivono AI e musica, dove finisce lo strumento e comincia l’autore, e soprattutto cosa rende davvero originale un’opera?
L’AI può generare semilavorati, cioè elementi grafici e visivi da rifinire, ma il passaggio che trasforma tutto in qualcosa di compiuto resta umano. È l’idea, la scelta, la rifinitura a fare la differenza.
Nel quadro più ampio della puntata entra anche il tema del diritto d’autore e del rapporto tra creatività e tecnologia. In Italia conta "l’opera dell’ingegno umano", mentre ciò che esce da un modello senza contributo umano non rientra nella protezione.
Insomma, l’AI può aiutare a costruire, ma l’originalità continua a dipendere da chi sa vedere prima, scegliere meglio e dare forma a qualcosa che resti davvero proprio.
La puntata completa la trovate su Mediaset Infinity: https://youtu.be/of6gVEpCET8?si=-YZIcoX8PpKFvvw8
Oggi sono su La Stampa, in un’intervista a firma di Arcangelo Rociola, per parlare di un tema che riguarda tutti: la tutela dei minori online.
Il punto non è vietare la rete, ma costruire strumenti efficaci che proteggano davvero senza aprire la strada a sistemi di identificazione di massa.
Il pezzo si inserisce in una pagina con un articolo di Marco Bresolin sulla proposta europea sul tema social e minori.
Mi trovate in edicola!
Bianco su bianco. Invisibile all'occhio umano, leggibile per un'intelligenza artificiale.
Ne avevo parlato la settimana scorsa anche su Ciao Internet: il primo caso al mondo di prompt hijacking in un procedimento giudiziario. Pochi mesi fa, al Tribunale del Lavoro di Parauapebas, in Brasile, un avvocato ha inserito in un atto processuale istruzioni nascoste, scritte in bianco su sfondo bianco, pensate per manipolare Galileu, il sistema di IA che assiste il giudice nell'istruttoria.
Il tentativo è stato intercettato dal sistema stesso e il legale è stato sanzionato per il 10% del valore della causa.
Io avevo raccontato il lato tecnico: per un modello linguistico, contenuto e istruzioni sono testo allo stesso livello, indistinguibile l'uno dall'altro.
Oggi 42 Law Firm torna sullo stesso caso da un altro punto di vista, quello giuridico. Nel nuovo appuntamento di 42 LF On Air, Giuseppe Vaciago e Antonino La Lumia, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Milano, discutono di lealtà processuale nell'epoca dell'intelligenza artificiale e del confine tra errore tecnico e condotta dolosa nell'uso scorretto degli strumenti di IA, e si chiedono se un caso simile potrebbe verificarsi anche in Italia.
Due prospettive sullo stesso episodio. Vale la pena vederle entrambe.
🔗 Il video è online sul canale YouTube di 42 Law Firm: https://www.youtube.com/watch?v=l7a1H1U6si0
#ChatControl è tornato.
E il modo in cui è successo dovrebbe far discutere.
Il Parlamento europeo ha riportato in vita ChatControl 1.0 con un voto “fantasma”: lo stesso impianto già respinto a marzo è rientrato dalla finestra l’ultimo giorno prima della pausa estiva. In seconda lettura, infatti, se non si raggiunge la maggioranza assoluta per bloccare il testo, quel testo passa automaticamente.
E con l’aula semivuota, quei numeri diventano quasi impossibili da raggiungere.
È tutto formalmente regolare, ma apre un problema politico molto più ampio. Perché così si normalizza un modello in cui prima si introduce un sistema di sorveglianza su larga scala, e solo dopo si discute dei suoi limiti.
Ed è proprio questo passaggio che rende la questione centrale: non tanto cosa sia oggi ChatControl 1.0, ma cosa rende possibile domani. Una volta creato il precedente, trasformare qualcosa di “facoltativo” in strutturale diventa molto più semplice, e la direzione è già chiara.
A settembre, con la presidenza irlandese, il dossier tornerà sul tavolo. E la domanda, a quel punto, sarà inevitabile: quanto pesa il calendario nel piegare la democrazia procedurale?
🎥 Ne parliamo nell’approfondimento di oggi, su Ciao Internet
👉 https://www.youtube.com/watch?v=rwMB9Su1lJQ
