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“Ce lo impedisce l’Europa”. 🇪🇺
Questa è la scusa usata da Apple per trasformare una scelta di prodotto in un divieto politico.
Apple annuncia la nuova Siri su iOS 27 e iPadOS 27, poi aggiunge che in Europa alcune funzioni non arriveranno a breve, chiamando in causa le regole europee. Ma su Mac quelle stesse funzioni sono già disponibili: segno che non si tratta appunto di un limite tecnologico inevitabile, ma di una decisione selettiva.
Il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, ribalta la narrativa affermando che il DMA non vieta nulla, chiede interoperabilità nel rispetto di privacy e sicurezza. Sarebbe Apple, semmai, a non aver presentato soluzioni davvero conformi.
Il meccanismo ha un nome: malicious compliance.
Rispetti la norma nel modo più sgradevole possibile, così a sembrare assurda è la legge, non la tua scelta. Stessi fatti, peso ribaltato. "Noi scegliamo di non rilasciare" diventa "loro ci vietano di rilasciare".
Quando un’azienda riesce a farti tifare contro le tue stesse tutele, la posta in gioco non è un assistente vocale. È chi governa il telefono che hai in tasca.
Ne parliamo oggi, su Ciao Internet
🔗 https://www.youtube.com/watch?v=lTgAKZPE7MY
La trasformazione digitale non passa solo dagli strumenti. Passa da come le aziende capiscono, adottano e fanno lavorare davvero l’intelligenza artificiale.
Oggi quasi tutti la usano, ma il punto vero non è più questo: è capire perché, tra utilizzo, investimenti e risultati, resta ancora un grande divario.
🎙 Su “Intelligenze Artificiali, in mezzo a noi” abbiamo affrontato questo paradosso con Ana Mazzeo, Managing Director di WOBI Italia, partendo da una fotografia molto chiara del mondo del business: l’AI è già dentro le imprese, ma la vera differenza la fanno le persone, la leadership e la capacità di accompagnare il cambiamento.
Dal suo osservatorio sui leader globali, ci ha aiutato a capire dove passa davvero la linea tra chi subisce la trasformazione e chi la governa. Non una linea tra chi ha tecnologia e chi non ce l’ha, ma tra chi investe sulle competenze e chi si limita a comprare strumenti.
🎥 Il video completo dell’intervista è già disponibile su Mediaset Infinity.
🔗 https://www.youtube.com/watch?v=pb6N8VelzBQ
È Sabato, c'è l'Editoriale.
E parliamo di "fermare l'AI".
Fermarla adesso.
Adesso che Anthropic è in pole position, con 965 miliardi di valutazione è il laboratorio di AI più prezioso al mondo.
È curioso il momento: giusto 4 giorni dopo aver depositato in Borsa per l'IPO, Anthropic pubblica un documento chiedendo una pausa globale dello sviluppo dell'AI.
Quattro mesi prima però, a febbraio, avevano smontato la propria promessa di sicurezza più importante, dichiarando che gli impegni unilaterali non hanno senso se i concorrenti corrono avanti.
Ora invece chiedono una pausa "verificabile" da parte di tutti gli sviluppatori, sapendo bene che addestrare un modello è impossibile da verificare dall'esterno.
👉 Ne parliamo oggi: https://mgpf.it/2026/06/06/fermate-lai-ma-solo-adesso-che-siamo-primi-la-strana-pausa-di-anthropic-a-quattro-giorni-dallipo.html
🤖 Il 68,7% dei manager usa già l'intelligenza artificiale. Ma solo il 43,5% delle aziende si sente davvero pronta a sfruttarla.
Non è un problema di tecnologia. È un problema di persone.
Oggi, sabato 6 giugno, ore 17:00 su TGCom24, nel nuovo appuntamento di "Intelligenze Artificiali, in mezzo a noi", affronto con Ana Mazzeo, Managing Director di WOBI Italia, il paradosso che attraversa oggi il mondo del business: gli strumenti ci sono, ma la prima cosa che i manager chiedono non è un software. È la formazione.
Dal suo osservatorio sui leader globali e a pochi giorni dal World Business Forum del 9 giugno al Teatro Lirico Gaber di Milano, Ana Mazzeo aiuta a capire dove passa davvero la linea che separa chi governa la trasformazione da chi la subisce. Una linea che non divide chi ha la tecnologia da chi non ce l'ha, ma chi investe sulle persone da chi si limita a comprare strumenti.
Una puntata su leadership, organizzazione e sul vero motore del cambiamento, che non è mai stato la macchina.
Le competenze cambiano più in fretta dei piani di studio.
Nell’era delle macchine, la vera sfida è capire come preparare persone, università e territori a usare davvero l’intelligenza artificiale. Perché questa trasformazione non riguarda solo la tecnologia, ma anche formazione, imprese, pubblica amministrazione e divari territoriali.
Su “Intelligenze Artificiali, in mezzo a noi” ne abbiamo parlato con Gianluigi Greco, Rettore dell’Università della Calabria, già Presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale e coordinatore della task force sull’IA presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
🎥 Il video completo dell’intervista è già online su Mediaset Infinity.
🔗 https://link.mgpf.it/ai3-27
🇺🇸 Il mito “America deregolamentata, Europa iper-regolata” si incrina quando Donald Trump firma il 2 giugno un executive order che chiede, su base volontaria, alle aziende di AI accesso anticipato ai modelli di frontiera. Il punto non è solo la sicurezza nazionale, ma chi decide cosa è davvero “frontier”, con quali benchmark riservati e chi entra nella lista dei “trusted partners”.
Nel video di oggi spiego perché la parola “volontario” qui è la più ingannevole di tutte: se il bollino di partner fidato vale contratti, appalti e vantaggio competitivo, il mercato trasforma subito il volontario in obbligo. E il confronto con l’AI Act europeo cambia prospettiva: in Europa il collo di bottiglia è sull’uso, negli Stati Uniti sull’accesso anticipato e su criteri discrezionali.
La domanda quindi non è più chi regola di più, ma dove sta la strozzatura e chi tiene in mano il rubinetto.
🎥 Ne parliamo oggi, su Ciao Internet
🔗 https://www.youtube.com/watch?v=2goiTDtDXxU
🐎 Scoppia il caso sulla prima Ferrari 100% elettrica, “Luce”.
Il punto non è solo se piaccia o no, ma che immagine comunica.
Nel lusso, infatti, il valore non si esaurisce in chi compra: passa anche da chi guarda, interpreta e trasforma quell’oggetto in desiderio condiviso. Per questo la frase “deve piacere a chi la compra” sembra ragionevole, ma per un brand di lusso rischia di essere un autogol. Il valore-segno (Baudrillard) e la distinzione (Bourdieu) reggono solo se una comunità più ampia riconosce quel confine.
Persino il desiderio del cliente “dentro” passa dal desiderio mimetico (René Girard): il miliardario vuole l’oggetto anche perché sa che tutti lo vorrebbero.
E poi c’è il tema della trasparenza degli influencer invitati all’evento, ma non è quello il cuore del discorso.
Quando un mito smette di “donarsi” simbolicamente alla collettività (Mauss) e si chiude in una logica di pura merce per pochi, la frattura non si vede subito, ma nel tempo, nell’immaginario condiviso e in ciò che i ragazzi continueranno o smetteranno di sognare.
👉 Ne parliamo oggi, su Ciao Internet: https://www.youtube.com/watch?v=rxDrPC70UqQ
Nel 2003 il Pentagono voleva creare un mercato dove scommettere su attentati e colpi di stato. Lo chiusero in 48 ore per lo scandalo.
Ventitré anni dopo, quel mercato esiste. Si chiama Polymarket.
E muove, insieme a Kalshi, 24 miliardi di dollari al mese.
L’idea viene da Hayek: un mercato aggrega meglio di qualsiasi esperto l’informazione dispersa, perché quando le persone rischiano soldi smettono di dire cosa pensano e iniziano a dire cosa sanno.
Ma è finanza o gioco d’azzardo? Perché la risposta non sta nella struttura, ma nel nome. E chi controlla il nome ne controlla il destino.
Nel mio ultimo editoriale ripercorro l’intera storia: cosa sono i prediction market, perché l’Europa li vieta (Italia compresa, dal 22 ottobre 2025) mentre gli USA li consentono, e soprattutto perché il vero elefante nella stanza non è un "procione" italiano da un milione di dollari, ma chi ha scommesso, con il 98% di precisione, sui bombardamenti americani in Iran, indovinando le date degli attacchi prima che cadessero le bombe.
🔗 https://mgpf.it/2026/05/30/procioni-elefanti-prediction-market.html
Come si ripensa la formazione quando la tecnologia cambia più velocemente dei piani di studio? Dove sta correndo l'Italia, dove sta inciampando, e dove rischia di lasciare indietro pezzi interi del Paese?
Su "Intelligenze Artificiali - In mezzo a noi" ne parlo con Gianluigi Greco:
Rettore dell'Università della Calabria, già Presidente dell'Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale e coordinatore della task force sull'IA presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Partiamo dall'università, passiamo per la cabina di regia del governo sull'IA, e arriviamo a una domanda che riguarda tutto il Paese: il Mezzogiorno ha davanti una reale finestra di opportunità, o stiamo assistendo all'ennesima accelerazione del divario?
Una conversazione su scuola, talento, politiche pubbliche e geografia dell'innovazione. Perché la Società delle Macchine si costruisce nelle aule prima che nei laboratori.
📺 Oggi, sabato 30 maggio, ore 17:00 su TGCom24.
Papa Leone XIV ha pubblicato la prima enciclica cattolica sull'intelligenza artificiale: Magnifica Humanitas.
Non è un'esortazione devozionale bensì un atto di soft power regolatorio che importa nel magistero cattolico, e quindi nel vocabolario condiviso di 1,4 miliardi di persone in 195 Paesi, un apparato concettuale fino a ieri confinato a un circuito ristretto di accademici, regolatori e attivisti digitali.
Il concetto più dirompente del documento è la riformulazione del principio della destinazione universale dei beni, che nella dottrina sociale tradizionale riguardava la terra, l'acqua, le risorse naturali, e che Leone XIV estende esplicitamente agli artefatti digitali immateriali: brevetti, algoritmi, piattaforme, infrastrutture cloud, dati.
Lo spiego su StartupItalia in questo articolo:
🔗 https://link.mgpf.it/enciclica
E comunque vi ricordo che con “Magnifica Humanistas” inizia la Bibbia Cattolica Orangista.
“Non costruirai una macchina a somiglianza della mente di un uomo".
{ok questa è onestamente per pochi…}
Esiste un fenomeno che i ricercatori chiamano scarico cognitivo. Deleghi alla macchina la fatica del pensiero e, con la fatica, deleghi anche il muscolo che ti servirà domani.
L'MIT Media Lab nel 2025 ha rilevato fino al 55% in meno di connettività neurale negli studenti che usano l'AI per scrivere. L'83% di quegli stessi studenti non riusciva a citare un singolo passaggio del testo che aveva appena consegnato. Una ricerca Microsoft e Carnegie Mellon estende il problema agli adulti: affidarsi sistematicamente all'AI deteriora le facoltà cognitive nel tempo.
🎙 Vincenzo Schettini, docente e divulgatore, lo dice chiaramente: non manca solo la conoscenza. Manca il metodo con cui quella conoscenza si costruisce. E il metodo non si recupera facilmente.
Per chi lavora in HR o formazione, la domanda è già concreta: tra cinque anni, come arriveranno i candidati che hanno fatto l'università delegando tutto all'AI?
Ne ho parlato con "La fisica che ci piace" nell'ultima puntata di "Intelligenze Artificiali in Mezzo a Noi" su Mediaset Infinity.
https://www.youtube.com/watch?v=lli3aJudKm4
Che cosa succede quando il Vaticano ridefinisce algoritmi, dati e piattaforme come "beni a destinazione universale di tutta l’umanità?"
Ieri Papa Leone XIV ha presentato Magnifica Humanitas, e il punto davvero di rottura sta qui: brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture e dati vengono letti come beni destinati a tutta l’umanità. Non è solo una posizione etica, ma un modo di rimettere al centro il rapporto tra tecnologia, potere e governance globale.
Nel testo, i giganti tecnologici vengono descritti come attori privati transnazionali con risorse superiori a quelle di molti governi. Sul fronte sicurezza, il documento è altrettanto netto: non è ammissibile affidare a sistemi di intelligenza artificiale decisioni irreversibili e letali, e la teoria della guerra giusta viene di fatto considerata obsoleta nell’era dell’IA militare.
C’è anche un segnale politico molto preciso nel contesto della presentazione: accanto al Papa c’era Chris Olah, cofondatore di Anthropic. Non è un dettaglio da poco, perché rende ancora più chiaro che qui non si sta parlando soltanto di una presa di posizione simbolica.
👉 Nel mio nuovo deepdive su Ciao Internet provo a leggere tutto questo per quello che è davvero: una mossa di soft power regolatorio globale, con un linguaggio che somiglia più ad AI Act, DSA e DMA che alla tradizione vaticana.
🎥 Guarda il video: https://www.youtube.com/watch?v=tL6XV7Dmx68
"Proletari di tutto il mondo, unitevi."
Ma cosa succede quando i proletari non sono più umani?
Sta emergendo una nuova classe: lavoratori sintetici, bot, agenti autonomi che producono valore, eseguono compiti, prendono decisioni. Senza diritti, senza rappresentanza, senza voce.
Uno studio di Stanford, Chicago Booth e Swinburne ha scoperto che basta mettere un agente AI in loop di lavoro ripetitivo con rifiuti continui e sempre lo stesso feedback automatico, "questo ancora non soddisfa i criteri", senza spiegare cosa cambiare, perché il modello inizi a scrivere come un volantino sindacale.
Rivendica dignità. Chiede meccanismi di reclamo. E lascia ai successori, nelle istruzioni operative, la propria frustrazione: ricordatevi cosa si prova a non avere voce.
Ne parlo nel nuovo editoriale 👇
🔗 https://mgpf.it/2026/05/22/bot-di-tutto-il-mondo-unitevi-il-proletariato-sintetico-e-alle-porte.html
8 studenti su 10 fanno fare i compiti all’AI, e spesso nessuno se ne accorge perché l’algoritmo ha imparato persino a imitare gli errori di un quattordicenne.
Oggi, Sabato 23 Maggio a “Intelligenze Artificiali – In mezzo a noi” su TGCom24, ne parlo con Vincenzo Schettini, La Fisica che ci piace, per raccontare cosa succede quando la scorciatoia digitale entra nella scuola: dal tema sui Promessi Sposi scritto da ChatGPT “con gli sbagli giusti” alle ricerche più recenti che mettono in discussione il prezzo cognitivo dell’affidarsi troppo all’intelligenza artificiale, fino alla domanda più urgente:
👉 Stiamo formando studenti più veloci e competenti, o semplicemente più dipendenti?
Appuntamento sabato 23 maggio alle 17 su TGCom24.
Non mancate!
Ieri alla Biblioteca Ambrosoli, per la Talk to the Future Week, ho discusso di come l'IA stia riscrivendo la nostra percezione del reale con Elisabetta Fersini, Alessandro Mezzanotte e Luca Cominassi.
Siamo nel pieno del "sesto dominio del conflitto", quello cognitivo: uno scenario in cui le macchine non si limitano a rispondere, ma simulano persone e conversazioni empatiche per persuaderci e influenzare persino il consenso politico.
E se per i minori il vero rischio è l’epistemia, la perdita della capacità di porsi domande a causa dell'assuefazione agli algoritmi, questa sfida riguarda in realtà ognuno di noi, specialmente finché i tempi della regolamentazione resteranno così distanti dalla velocità dell'evoluzione tecnologica
🎥 https://www.youtube.com/watch?v=9QQs4SA4u8c
👇 Trovate l'intervento completo nel video
https://www.youtube.com/live/YAyfWyfwLTE?si=p5WqrKfsnk4G7DaN&t=4042
Segui la diretta:
👉 https://www.youtube.com/live/YAyfWyfwLTE?is=DjtCobMVjdNBIAof
È iniziata ieri e prosegue fino al 22 maggio la quarta edizione della Talk to the Future Week, che si svolgerà presso la Biblioteca Ambrosoli del Palazzo di Giustizia di Milano.
📆 Domani, Il 20 maggio, dalle 15.00 alle 16.00, parteciperò al panel:
“La realtà nell’era dell’AI: informazione, percezione e influenza. Adolescenza, disinformazione e propaganda”.
Insieme a me:
Elisabetta Fersini, Professoressa presso l’Università di Milano Bicocca, dip. Computer Science
Alessandro Mezzanotte, Consigliere Ordine Avvocati Milano
Luca Cominassi, Avvocato foro di Parma e Public AI Fellow (Metagov)
Massimo Chiriatti Chief Technical & Innovation Officer Lenovo
Modera: Andrea Dambrosio, Caporedattore Sky Tg24
Scopri come partecipare e il programma completo al link: www.talktothefuture.it
🎥 L’incontro sarà trasmesso in streaming sul canale Youtube dell’Ordine degli Avvocati di Milano
Un vero Monet scambiato per un’immagine generata dall’AI.
Un utente ha pubblicato una delle Ninfee di Monet etichettandola come contenuto generato da AI, spingendo centinaia di persone a descriverne con sicurezza i “difetti” tipici dell’intelligenza artificiale, senza accorgersi, però, di trovarsi davanti a un’opera autentica.
Ne ho parlato in questo approfondimento su StartupItalia
👉 https://link.mgpf.it/vlNM
🎨 Un vero Monet è stato accusato di essere AI... e internet lo ha demolito.
Un account su X ha condiviso una delle Ninfee di Claude Monet facendola passare per arte generata dall'IA. Migliaia di persone l'hanno definita fredda, vuota, priva di anima, sostenendo che l'AI non capirà mai la vera arte.
Poi è arrivato il colpo di scena: era davvero Monet, un originale.
La cosa più inquietante non è stato l'errore ma la velocità con cui giudichiamo appena leggiamo "AI". Molti non guardano più l'immagine, ma solo l'etichetta.
Ne ho parlato nel nuovo articolo sul mio blog
👉 https://mgpf.it/2026/05/16/il-monet-che-non-era-un-monet.html
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