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Il 7 ottobre 2023, Hamas ha lanciato dalla Striscia di Gaza il più sanguinoso attacco contro Israele dalla sua fondazione, chiamando quell'operazione Tempesta di Al-Aqsa. Novantaquattro anni prima, nel 1929, un'altra strage era stata scatenata con lo stesso identico pretesto: la minaccia alla Moschea di Al-Aqsa. Dietro entrambe, la stessa architettura dell'odio.
Questo libro racconta chi l'ha costruita.
Hajj Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, è una delle figure più influenti e più dimenticate del Novecento. Incontrò Hitler nel novembre del 1941 e ne ottenne la promessa di estendere la Soluzione Finale al Medio Oriente. Supervisionò il reclutamento delle divisioni SS musulmane nei Balcani. Trasmise propaganda antisemita in arabo da Radio Zeesen, raggiungendo milioni di ascoltatori dal Marocco all'Iraq. Scrisse lettere ai governi di Ungheria, Romania e Bulgaria per impedire agli ebrei di fuggire verso la Palestina, chiedendo che fossero invece inviati in Polonia.
Non fu mai processato.
Attraverso documenti d'archivio, verbali diplomatici e le testimonianze rese sotto giuramento a Norimberga, questo saggio ricostruisce l'intera parabola di al-Husseini: dalla Gerusalemme del Mandato britannico alla Berlino di Hitler, dall'Egitto di Nasser alla Beirut dove morì nel 1974, libero e impunito. E dimostra come il sistema ideologico che costruì — la fusione tra antisemitismo europeo e teologia islamica, l'odio verso gli ebrei trasformato in obbligo religioso — non sia morto con lui, ma abbia attraversato le generazioni fino ad Arafat, fino a Hamas, fino al 7 ottobre.
Una storia che non è ancora finita.
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Repost from Progetto Dreyfus
Secondo un'inchiesta del Financial Times, la Russia sta aiutando l'Iran a sviluppare una tecnologia per missili da crociera supersonici in grado di minacciare le portaerei statunitensi e altre unità navali in Medio Oriente. Il programma sarebbe stato avviato nel 2023 e avrebbe coinvolto alcuni dei principali specialisti russi del settore.
Il rapporto riferisce che l'Iran ha già realizzato e testato un sistema di propulsione a statoreattore (ramjet), progettato per consentire ai missili da crociera di viaggiare a velocità diverse volte superiori a quella del suono. Tuttavia, al momento non vi sono prove che l'Iran abbia effettivamente schierato un missile dotato di tale tecnologia. Il Financial Times ha definito questa collaborazione come uno dei più significativi trasferimenti noti di tecnologia militare strategica da Mosca a Teheran.
ILTV
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La scala di questa operazione è sbalorditiva: i servizi segreti israeliani hanno condotto un'incursione unica a Gaza.
L'ampiezza dell'operazione delle forze speciali israeliane condotta questa mattina nella parte occidentale di Gaza City è notevole. Soldati di un'unità delle forze speciali militari, supportati dal servizio di sicurezza Shin Bet, sono entrati in un territorio controllato da Hamas vicino all'Ospedale Americano nell'area di Al-Katiba.
L'obiettivo principale dell'operazione era catturare vivo il capo del Servizio di Sicurezza Generale di Hamas, responsabile del controspionaggio e della sicurezza interna dell'organizzazione.
L'operazione si è svolta in mezzo a uno scambio limitato di fuoco. Dopo aver detenuto l'alto funzionario di Hamas, le forze israeliane hanno iniziato il loro ritiro sotto una massiccia copertura dell'aviazione. Si dice che gli aerei abbiano condotto circa dieci attacchi di precisione contro posizioni nemiche, proteggendo la squadra a terra e fornendo un corridoio sicuro per l'evacuazione.
Secondo le informazioni disponibili, non ci sono state vittime israeliane.
L'operazione ha dimostrato un alto livello di coordinazione tra unità terrestri, servizi segreti e aviazione. Catturare una figura chiave nel sistema di intelligence di Hamas in profondità all'interno di un territorio controllato dall'organizzazione, in pieno giorno, è un evento eccezionalmente raro nella storia moderna dei servizi segreti.
Fonte: The Jerusalem Post
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Siamo lieti di riferire che il capo della sicurezza generale di Hamas è sopravvissuto alla carestia.
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E visto che in rete si parla della conferenza di Durban, vi ricordiamo le due conferenze che hanno condannato gli ebrei europei allo sterminio
Le conferenze che hanno condannato gli ebrei
Nel gennaio 1942 e nell’aprile 1943 si svolsero due conferenze che, pur in contesti opposti, furono cruciali nel determinare la sorte degli ebrei europei: la Conferenza di Wannsee e la Conferenza di Bermuda. La prima stabilì l’organizzazione amministrativa dello sterminio; la seconda sancì l’assenza di un intervento internazionale che potesse ostacolare le mire naziste. Questi due eventi circoscrivono uno dei passaggi più critici della storia della Seconda Guerra Mondiale.
La Conferenza di Wannsee, convocata il 20 gennaio 1942 nella periferia di Berlino, riunì i rappresentanti delle SS e dei principali ministeri del Reich. Non si trattò del punto di inizio dello sterminio, dal momento che era già stato avviato nei territori orientali occupati sin dall’estate del 1941. Ne rappresentò, però, la formalizzazione burocratica. Questo protocollo, uno dei documenti più rilevanti dell’intera storia della Shoah, mostra come l’apparato statale tedesco si coordinò per rendere esecutiva la “soluzione finale della questione ebraica”: deportazioni sistematiche verso i centri di uccisione, ripartizione delle competenze, definizione delle categorie da includere ed escludere, tempi, metodi, responsabilità.
Nel frattempo, le notizie sui massacri raggiunsero Londra e Washington con crescente frequenza. Fra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, vennero prodotti rapporti dettagliati sul funzionamento dei ghetti e delle deportazioni. Si conoscevano le stime relative agli omicidi di massa nelle camere a gas; circolavano testimonianze dei sopravvissuti e documenti dei governi in esilio. Di fronte a queste informazioni, gli Alleati decisero di convocare una conferenza congiunta per discutere la questione. La sede scelta fu l’arcipelago delle Bermuda. L’incontro si aprì il 19 aprile 1943, proprio nei giorni in cui nel ghetto di Varsavia scoppiava la rivolta.
La Conferenza di Bermuda, tuttavia, non si propose di affrontare lo sterminio in corso. Fin dalla sua preparazione, l’incontro fu definito da una serie di vincoli che ne limitarono drasticamente il raggio d’azione: non si discusse della “soluzione finale”, non si considerarono aumenti delle quote migratorie statunitensi, non si esaminò la possibilità di aprire la Palestina a migliaia di disperati, non si presero in considerazione scambi, corridoi, piani di evacuazione o misure di pressione diplomatica.
Gli interventi dei delegati mostrano una chiara volontà di evitare un coinvolgimento nel salvataggio degli ebrei: ogni scenario che implicava la protezione di un grande numero di essi, venne respinto come irrealistico, destabilizzante o impraticabile. Anche le proposte relative all’evacuazione parziale dei bambini o dei profughi già raccolti in Paesi neutrali, vennero accantonate.
I risultati raggiunti dalla conferenza furono irrisori, si stabilì solo il trasferimento di qualche centinaio di rifugiati, già presenti in Spagna, verso territori controllati dagli Alleati. Quelli dell’Europa occupata furono abbandonati a sé stessi. Mentre le camere a gas di Birkenau funzionavano a pieno regime, la diplomazia internazionale produsse una dichiarazione priva di utilità.
La portata storica della Conferenza di Bermuda consiste precisamente in questo: nel momento in cui era già nota la dimensione genocidaria della politica nazista, le due principali potenze alleate, Stati Uniti e Gran Bretagna, rimasero a guardare. Si decise, in piena coscienza, di non prendere misure o provvedimenti per salvare delle vite umane. E laddove Wannsee legittimò l’industria del genocidio, Bermuda definì l’assenza di un apparato di salvataggio.
L’accostamento fra le due conferenze serve a comprendere un dato fondamentale della storia della Shoah: le grandi democrazie occidentali sapevano dello sterminio in atto ma reputarono che un intervento drastico fosse politicamente irrilevante.
https://youtu.be/DDYkJ8Wn9WA?si=0LxEotcgRb4Suvh8
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Repost from Lion Udler
#Israele 🇮🇱 #Grecia 🇬🇷
Il Ministro della Salute greco, Adonis Georgiadis:
L'alleanza con Israele garantisce la libertà dello Stato greco, e la libertà dello Stato greco contro la minaccia turca, o qualsiasi altra minaccia, è una questione molto importante. Serviamo gli interessi del popolo greco, non del popolo palestinese. Siamo qui per il popolo greco. E il popolo greco considera l'alleanza con Israele una cosa molto importante.
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YOUSSEF NADA, MINISTRO NELL’OMBRA
Al posto di un ministero degli esteri, alla fine degli anni ‘70 la Fratellanza Musulmana poteva contare su Youssef Nada.
Nada era nato ad Alessandria d'Egitto nel 1931, in una famiglia benestante ed entrò nella Fratellanza ancora adolescente. A ventitré anni finì in carcere, uno delle migliaia di membri imprigionati da Nasser dopo il 1954, quando l’Egitto represse il movimento. Rilasciato dopo due anni, lasciò l'Egitto per non tornarci mai più.
Si trasferì in Libia, dove visse fino al 1969, quando il colpo di stato guidato da Gheddafi lo costrinse a fuggire per la seconda volta. Trovò rifugio in Austria e lì, quasi dal nulla, mise in piedi un'attività di prodotti caseari, primo tassello di un impero finanziario esteso tra Medio Oriente ed Europa.
Fu con quel capitale, e con la propria rete di contatti, che negli anni Settanta si stabilì a Campione d'Italia. Nello stesso periodo, la Guida generale del movimento, Umar al-Tilmisani, gli affidò la responsabilità delle relazioni esterne della Fratellanza: da allora Nada viaggiò per il mondo con un passaporto italiano, incontrando capi di stato e leader islamici come se rappresentasse un paese vero, e la sua villa divenne il centro operativo da cui gestiva il tutto.
Negli anni Ottanta fondò la Al Taqwa Bank, con l’aiuto di Ali Ghaleb Himmat. Si trattava di un istituto che le autorità occidentali avrebbero poi indicato come una delle principali casse di compensazione finanziaria del movimento in Occidente.
Il 7 novembre 2001 la polizia svizzera perquisì la sua villa. Nei giorni successivi il suo nome comparve nella lista nera del Consiglio di sicurezza dell'ONU, riservata a coloro che erano stati sospettati di avere legami con al-Qaeda. Nada contestò le accuse in ogni sede legale a disposizione e nel 2009, senza trovare prove a sostegno delle accuse, le autorità svizzere e italiane chiusero le rispettive indagini e chiesero la cancellazione del suo nome dalla lista. Morì nel dicembre 2024, a 93 anni.
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“The Project”: la rete che nessuno vedeva
Dieci anni prima che l'Italia avesse una propria organizzazione islamica, la Fratellanza Musulmana aveva già sul territorio un uomo, una villa e una banca.
Comincia oggi una nuova serie di F4F sulla rete che è stata costruita in Italia in quarant'anni; una rete fatta di uomini, soldi e organizzazioni. Si tratta della Fratellanza Musulmana, il movimento islamico che dal 1928 lavora per portare la Sharia al centro della vita pubblica, prima nel mondo arabo e poi, sempre di più, in Occidente.
Novembre 2001. La polizia svizzera perquisisce una villa a Campione d'Italia, l'enclave italiana raggiungibile solo passando dalla Svizzera. Rinviene i documenti di «The Project», nientemeno che un piano per l'islamizzazione dell'Occidente, scritto vent'anni prima.
Fin degli anni Settanta, in quella villa abitava Youssef Nada, uno dei finanziatori e dei dirigenti più importanti del movimento. Lì riceveva ospiti che, di norma, si incontrano solo nelle sale di un ministero degli esteri: ambasciatori, capi religiosi arrivati da mezzo mondo islamico e, almeno una volta, un emissario della Casa Bianca, mandato lì a trattare per gli ostaggi americani a Teheran. Negli anni Ottanta, in quella stessa villa, avrebbe poi fondato la Al Taqwa Bank, con sedi nelle Bahamas, in Svizzera e nel Liechtenstein.
Nada non aveva un mandato ufficiale e non era stato eletto da nessuno, tuttavia rappresentava il volto politico e diplomatico della Fratellanza Musulmana.
Quella rete in Italia non si è fermata negli anni Ottanta. Nei prossimi appuntamenti la seguiremo fino a oggi, dentro organizzazioni, moschee e conti correnti ancora attivi nel Paese.
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IL PODCAST🎙 _Già che ci siamo_
*UN ACCOSTAMENTO IMPOSSIBILE*
_Che cos’era davvero l’apartheid? E quando abbiamo cominciato a usare quella parola per descrivere Israele?_
In questa puntata Alex Zarfati e Ruben Della Rocca partono dalla nascita della segregazione istituzionalizzata e arrivano a Durban, 2001.
Proprio in Sudafrica, durante la Conferenza e il Forum delle ONG che l’accompagnava, l’analogia tra Israele e il regime sudafricano dell’apartheid acquistò una nuova forza internazionale. Da allora “apartheid” è diventata una delle parole centrali dell’accusa contro Israele.
Il confronto apre una alla conoscenza di cosa sia Israele oggi e come, contrariamente a ciò che si racconta, la consistente componente araba in Israele partecipi attivamente alla vita del paese con pieni diritti.
Una conversazione su apartheid vero e apartheid attribuito, accuse costruite decenni prima, società Israeliana e antisemitismo.
*IL PODCAST SU YOUTUBE:* https://youtu.be/CKLxke4VgCs?si=Azx8omiQqVq0lZnL
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Nel gennaio 1990, ad Ancona, un gruppo di attivisti islamici italiani e stranieri diede vita all'UCOII, l'Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia. Nacque dalla fusione delle componenti siriana e palestinese dell'USMI, l'Unione degli Studenti Musulmani in Italia, attiva dal 1971, insieme a gruppi femminili come Islam Donne e a singoli attivisti italiani convertiti, tra cui Hamza Roberto Piccardo. Alla presidenza andò Nour Dachan, medico siriano trapiantato nelle Marche. Alla segreteria, Ali Abu Shwaima, leader della componente palestinese.
Dal 31 agosto la nuova serie di Free4Future.
Sei settimane per raccontare la storia della Fratellanza Musulmana in Italia.
Nomi, date, flussi di denaro, supporter e fiancheggiatori.
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Sul @ilfoglio_it @giuliomeotti
racconta una verità. La carestia a Gaza era una menzogna.
Chi ci segue lo sa da tempo, perché abbiamo dedicato vari video sull'argomento. Come questo che abbiamo pubblicato un anno fa.
E' da vedere, perché smonta la bugia della carestia a Gaza a partire dal rapporto ufficiale dell'IPC.
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Repost from Israele Senza Filtri 🇮🇹🔺🇮🇱
⭕️Rimpiangeremo la sinistra woke. Lo rinnegano solo per ordine dell'islamismo
Attenzione: Giuseppe Conte ha detto basta al woke. La sinistra sembra pronta a rinunciare ufficialmente a quel dizionario che in nome dell’inclusività ha finito per ridurre la libertà di espressione. Quello che però non vi raccontano è il motivo di questa decisione. Non perché abbiano improvvisamente riconosciuto le contraddizioni di una cultura che pretende di imporre un’unica lettura della realtà, ma perché a dettare nuove priorità sarebbe ormai un’altra forza culturale: l’islamismo
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Amnesty, dopo aver deciso chi è degno di vivere (i terroristi di Hamas) e chi no (gli ostaggi e gli assassinati dal regime iraniano) ha deciso di mettere il becco anche nell'accademia.
1. Chi critica un accademico nero e disabile lo fa, per definizione, da una posizione di razzismo strutturale. Il plagio, la frode, le menzogne non sono oggetto di discussione.
2. Esiste un "targeting discriminatorio" che va regolato per legge. La "Arday law" non regola la diffamazione (già regolata), non regola la privacy sanitaria (già regolata). Regola chi può contestare/confutare cosa. Dipende dall'appartenenza o meno a una "categoria protetta"
3. Chiede una protezione strutturale per l'identità, sottraendo l'accademia al controllo pubblico, negando l'esame critico in virtù dell'"inclusione".
4. Chi rientra nella categoria protetta ottiene tutela anche di fronte a un'accusa verificabile; chi non vi rientra resta senza tutela anche di fronte a un fatto verificabile. Amnesty non difende più i diritti umani: arbitra chi merita di averli.
https://www.amnesty.org.uk/get-involved/join-the-movement/join-a-group-or-network/disabled-peoples-hr-network/disabled-peoples-human-rights-network-blog/our-collective-statement-on-the-death-of-professor-jason-arday/
