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"Voglio fare un appello a tutti quegli artisti che, negli anni, si sono mobilitati per le cause più disperate, tra cui quella palestinese: scendete in piazza, protestate, fate sentire la vostra voce.
Lo chiedo ai fumettisti "popolari", ai cantanti dei diritti, agli artisti inclusivi e a tutta quella combriccola di benpensanti che sembra interessarsi di politica internazionale solo quando è funzionale alla monetizzazione e alla costruzione della propria immagine di "brava persona". Una cantante, una vostra collega, è stata condannata dal tribunale penale di Qom a 74 frustate per aver semplicemente cantato una canzone. È accaduto nella Repubblica Islamica dell'Iran, il regime degli ayatollah che in molti di voi hanno difeso o giustificato in nome del cosiddetto «asse della resistenza palestinese». A quanto pare, l'accusa di «reati morali e offesa alla pubblica decenza» non rientra nel vostro catalogo delle cause da difendere. Così come non vi scandalizza la concezione che quel regime ha della donna: un corpo da controllare, reprimere e punire. Non sento i soliti cori di femministe, attiviste, cantanti, intellettuali e professoroni universitari, sempre pronti a stracciarsi le vesti davanti all'ennesima ingiustizia selezionata con cura. Per l'ennesima barbarie compiuta dal regime iraniano, invece, il silenzio è assordante. Evidentemente, questo silenzio è una scelta."
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Juhad sulle ceneri del Califfato
Il Califfato è caduto nel 2017 con la perdita di Raqqa e Mosul. Abu Bakr al-Baghdadi si è ucciso nel 2019, braccato dagli americani in Siria, mentre l'intelligence europea imparava a smantellare le cellule jihadiste prima che colpissero.
Sembrava finita.
Sulle ceneri del Califfato in Asia centrale, però, nasceva lo Stato Islamico nel Khorasan (ISIS-K), con una solida catena di comando e radici tra Afghanistan, Pakistan e Iran. E puntava già all'Europa.
La caduta del Califfato non ha eliminato la minaccia, ma ha accelerato una trasformazione strategica. L'ISIS ha abbandonato le complesse cellule coordinate in Europa, troppo esposte ai servizi di sicurezza, per puntare sull'individuo ispirato a distanza: radicalizzato online, armato alla meno peggio, capace di colpire di sorpresa.
Così, il 16 ottobre 2020 il diciottenne ceceno Abdoullakh Anzorov ha decapitato l'insegnante Samuel Paty in Francia. Il 2 novembre successivo a Vienna il ventenne Kujtim Fejzulai, già noto per terrorismo e reduce da un programma di deradicalizzazione, ha ucciso 4 persone nel centro storico in nove minuti.
Anzorov si era radicalizzato su Twitter in poche settimane per una campagna online contro Paty. Nessun addestramento o finanziamento: solo uno smartphone e l'odio. Fejzulai aveva trovato nel gesto individuale l'unica forma di jihad ancora possibile.
Poi è arrivato il 7 ottobre 2023. Hamas ha inviato 3000 fedayin oltre la recinzione di Gaza. Hanno massacrato 1200 persone nei kibbutz e al festival Nova, nella più grande strage di ebrei dalla Shoah. È stato il detonatore di una nuova ondata di radicalizzazione in Europa che i servizi di sicurezza stanno ancora misurando.
Questa settimana vedremo che la guerra non è finita, è solo cambiata.
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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Comunicato stampa
Beth Hillel, comunità ebraica progressiva di Roma/FIEP Federazione Italiana per l'Ebraismo Progressivo
Con profonda preoccupazione apprendiamo che ieri una persona iscritta alla nostra Comunità è stata aggredita nella metropolitana di Roma per il solo fatto di indossare la kippah dopo aver partecipato al Pride.
Condanniamo con la massima fermezza questo episodio, che colpisce non solo la vittima ma tutti coloro che credono in una società aperta, pluralista e rispettosa delle differenze. Nessuno dovrebbe temere di manifestare la propria identità religiosa, culturale o personale negli spazi pubblici.
Agghiacciante anche e soprattutto l’indifferenza delle persone che hanno assistito al fatto senza intervenire
L'aggressione avvenuta a Roma rappresenta un segnale inquietante del clima di intolleranza che continua a manifestarsi in forme diverse ma accomunate dallo stesso odio verso chi è percepito come "altro". L'antisemitismo, come ogni forma di discriminazione, non può essere minimizzato né considerato un fenomeno del passato.
Beth Hillel esprime la propria solidarietà e vicinanza alla persona aggredita
Ci auguriamo che le autorità competenti facciano piena luce sull'accaduto e che la società civile continui a reagire con determinazione a ogni manifestazione di odio e violenza.
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È online il terzo episodio di "7 ottobre. Fine del silenzio".
Il terzo modus operandi documentato dalla Civil Commission riguarda gli spari deliberati alla testa, al viso e alla zona genitale. La conclusione è stata formulata dalla stessa commissione in modo diretto: la concentrazione di queste ferite «appare riflettere uno sforzo di cancellare la personalità delle donne». Non era un errore di mira ma un obiettivo pianificato in anticipo.
"Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
Ascoltalo qui 👉 https://youtu.be/JD80cT_lWjI
"7 ottobre. Fine del silenzio" è il nuovo podcast di Free4future ed è fatto di quelle prove, di quelle voci e vi dirà cosa è accaduto quel giorno.
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È online il terzo episodio di "7 ottobre. Fine del silenzio".
Il terzo modus operandi documentato dalla Civil Commission riguarda gli spari deliberati alla testa, al viso e alla zona genitale. La conclusione è stata formulata dalla stessa commissione in modo diretto: la concentrazione di queste ferite «appare riflettere uno sforzo di cancellare la personalità delle donne». Non era un errore di mira ma un obiettivo pianificato in anticipo.
"Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
Ascoltalo qui 👉 https://youtu.be/JD80cT_lWjI
"7 ottobre. Fine del silenzio" è il nuovo podcast di Free4future ed è fatto di quelle prove, di quelle voci e vi dirà cosa è accaduto quel giorno.
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È online il terzo episodio di "7 ottobre. Fine del silenzio".
Il terzo modus operandi documentato dalla Civil Commission riguarda gli spari deliberati alla testa, al viso e alla zona genitale. La conclusione è stata formulata dalla stessa commissione in modo diretto: la concentrazione di queste ferite «appare riflettere uno sforzo di cancellare la personalità delle donne». Non era un errore di mira ma un obiettivo pianificato in anticipo.
"Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
"7 ottobre. Fine del silenzio" è il nuovo podcast di Free4future ed è fatto di quelle prove, di quelle voci e vi dirà cosa è accaduto quel giorno.
Ascoltalo qui 👉
https://open.spotify.com/episode/5TTYPlK11sCLsjim4hp9l5?si=H6Oi8JhPTlaMG-FIq-n4iw
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È online il quarto episodio del nuovo podcast di Free4future "Attacco all'Europa".
Nel 2017, con la caduta di Mosul, si chiude la stagione degli attentati in Europa. Quali sono stati gli ultimi? Scoprilo qui 👉
https://open.spotify.com/episode/1x66juHWnxXckfLZYkWEVC?si=LYfU2_IUSrWnPUIee8Rw
puoi ascoltare il podcast anche su YouTube qui 👉 https://youtu.be/7Ps1PdYiOD8
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È online il quarto episodio del nuovo podcast di Free4future "Attacco all'Europa".
Nel 2017, con la caduta di Mosul, si chiude la stagione degli attentati in Europa. Quali sono stati gli ultimi? Scoprilo qui 👉 https://open.spotify.com/episode/1x66juHWnxXckfLZYkWEVC?si=LYfU2_IUSrWnPUIee8RwuA
puoi ascoltare il podcast anche su YouTube qui 👉 https://youtu.be/7Ps1PdYiOD8
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Berlino, Manchester, Barcellona: l'estate del terrore
Tra la fine del 2016 e l'estate 2017, tre attentati hanno chiuso la stagione più sanguinosa del terrorismo jihadista in Europa. Berlino, Manchester e Barcellona, tre città, tre modalità di attacco diverse ma il medesimo terrore. Quello che li ha accomunati è stata la direzione: verso il lupo solitario e, nel caso spagnolo, verso l'improvvisazione.
1. Berlino, 19 dicembre 2016: il lupo solitario
Anis Amri non era un soldato addestrato in Siria. Era un criminale tunisino con una storia di violenza lunga un decennio, arrivato in Europa come migrante irregolare e radicalizzatosi nelle moschee salafite tedesche. I servizi di intelligence lo conoscevano bene: usava nove identità diverse e aveva dichiarato pubblicamente di voler compiere un attentato...
Per leggere il resto dell'approfondimento, clicca qui 👉 https://free4future.info/?p=4031
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È online il secondo episodio di "7 ottobre. Fine del silenzio".
Bruciature, mutilazioni, decapitazioni: quello che hanno fatto i terroristi di Hamas contro i civili, quello che i soccorritori hanno trovato quando sono arrivati sui luoghi del massacro, quello che tre patologi forensi indipendenti hanno confermato esaminando le immagini archiviate dalla Commissione.
"Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
"7 ottobre. Fine del silenzio" è il nuovo podcast di Free4future ed è fatto di quelle prove, di quelle voci e vi dirà cosa è accaduto quel giorno.
Ascoltalo qui 👉 https://youtu.be/tSJagBBYsjI
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È online il secondo episodio di "7 ottobre. Fine del silenzio".
Bruciature, mutilazioni, decapitazioni: quello che hanno fatto i terroristi di Hamas contro i civili, quello che i soccorritori hanno trovato quando sono arrivati sui luoghi del massacro, quello che tre patologi forensi indipendenti hanno confermato esaminando le immagini archiviate dalla Commissione.
"Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
"7 ottobre. Fine del silenzio" è il nuovo podcast di Free4future ed è fatto di quelle prove, di quelle voci e vi dirà cosa è accaduto quel giorno.
Nel primo episodio, lo stupro sistematico al Nova Festival attraverso le voci di chi era nascosto e ascoltava, e di chi ha trovato i corpi.
Ascoltalo qui 👉
https://open.spotify.com/episode/7tpAQdyCwefi169fXgh66i?si=D9MTuVXpQUGt_U28PITHmA
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Manchester Arena: la bomba contro le ragazze
Salman Abedi era nato il 31 dicembre 1994 a Manchester, figlio di rifugiati libici arrivati in Gran Bretagna nel 1993. Il padre Ramadan era stato membro del Gruppo Islamico Combattente Libico, l'organizzazione armata che combatteva contro Gheddafi. La famiglia trovò asilo a Manchester.
Nel 2011, quando la guerra civile libica abbatté il regime di Gheddafi, il padre Ramadan tornò in Libia con i figli per partecipare alla lotta. Salman aveva sedici anni. Secondo la Manchester Arena Inquiry, quell’esperienza ebbe un peso significativo sulla sua radicalizzazione. Il rapporto finale attribuì alla famiglia una «responsabilità significativa» nel processo che lo portò al terrorismo, individuandola nelle «opinioni estremiste» dei genitori e nella loro partecipazione al conflitto libico.
Il giorno del concerto, Salman era lì da quasi un'ora. Nei giorni precedenti aveva effettuato tre sopralluoghi dell'Arena e quella sera si era nascosto in un angolo poco visibile alla sorveglianza e aveva aspettato che la folla in uscita riempisse lo spazio intorno a lui.
Secondo le indagini, almeno un partecipante al concerto lo notò e lo segnalò al personale di sicurezza, tuttavia la segnalazione rimase senza seguito.
Alle 22:31 Salman si è fatto esplodere. La bomba che portava nello zaino, che si era fatto da solo con esplosivo artigianale e un carico di bulloni e chiodi, per massimizzare la devastazione, detonò nel mezzo della folla.
22 persone morirono e ci furono oltre mille feriti.
La vittima più giovane fu Saffie-Rose Roussos, di soli otto anni.
La scelta del bersaglio non fu per nulla casuale: quel concerto di musica pop, che riuniva tante ragazze e bambine, era un’onta per l'ISIS, perché rappresentava il tipo di vita occidentale da colpire. La stessa logica che ha spinto i terroristi di Hamas a colpire il festival Nova il 7 ottobre 2023 dove, infatti, la violenza contro le donne è stata mirata e sistematica.
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La Camera dei Deputati in UK, dopo appena un paio di decenni, prende atto che migliaia di minori britannici sono stati stuprati dalle gang pakistane nell'indifferenza e nella complicità di istituzioni, polizia, magistratura e servizi pubblici. Stay tuned, vi faremo sapere nei dettagli le conclusioni del rapporto.
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2.1 Alle origini dell’antisemitismo teologico islamico
La storiografia tradizionale tende a relegare la figura del Gran
Muftì di Gerusalemme al ruolo di collaboratore marginale del
Terzo Reich, un opportunista in cerca dell'appoggio tedesco per
i propri obiettivi nazionalisti in Palestina. Questa interpretazione,
tuttavia, sottostima il ruolo che al-Husseini svolse, non
solo come uno dei leader nazionalisti arabi più carismatici e influenti
del XX secolo.
Attraverso una sistematica “traduzione culturale” dell'ideologia
nazista, al-Husseini trasformò l'antisemitismo razziale europeo
in un dispositivo politico-religioso radicato nella teologia
islamica. Si trattò di una fusione che saldò i temi nazionalsocialisti
con la tradizione coranica, creando un nuovo paradigma di
mobilitazione di massa contro un nemico comune: gli ebrei.
Se non l'avete ancora letto, è da leggere. O anche da regalare. Siamo certi che tutti voi conoscete qualcuno che farebbe bene a conoscere cosa c'è dietro all'Islam politico...👇👇👇
https://www.amazon.it/dp/B0H1R7ZTT3
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2017, terrore a Barcellona
La notte tra il 16 e il 17 agosto 2017, una casa nella cittadina di Alcanar, sulla costa della provincia di Tarragona, esplose. Le autorità catalane inizialmente pensarono a una fuga di gas o a un laboratorio clandestino di droga. Due uomini erano morti nell'esplosione mentre un terzo, gravemente ferito, fu trasportato all'ospedale di Tortosa. Nessuno sospettava, in quel momento, che si trattasse di una fabbrica di bombe, con cui una cellula dell’ISIS stava preparando uno degli attentati più devastanti della storia della Spagna e, probabilmente, d’Europa.
Nella casa di Alcanar erano stoccati circa 120 kg di TATP, triacetone triperoxide, lo stesso esplosivo usato al Bataclan e a Bruxelles, insieme a 120 bombole di gas butano e propano, 500 litri di acetone e 340 litri di acqua ossigenata. Il piano originale, come hanno ricostruito Fernando Reinares e Carola García-Calvo, sulla base dei documenti giudiziari e delle interviste agli investigatori spagnoli, prevedeva di noleggiare due furgoni e caricarli con l’intero esplosivo, per farli esplodere nel centro di Barcellona, in un luogo non ben precisato tra la Sagrada Família, il Camp Nou, e Las Ramblas.
L'esplosione accidentale della fabbrica di bombe scongiurò la catastrofe solo che, a quel punto, i nove terroristi avevano un obiettivo ma non avevano più i mezzi per portarlo a termine.
O meglio, non avevano più l’esplosivo ma avevano ancora i furgoni.
Il 17 agosto 2017, alle 16:50, Younes Abouyaaqoub è salito sul furgone Fiat Talento noleggiato e ha guidato dall'ingresso del Plaça de Catalunya verso il cuore di Las Ramblas, il viale alberato che attraversa il centro di Barcellona. Era un giovedì pomeriggio di agosto e la zona era affollata. Abouyaaqoub si è scagliato a tutta velocità zigzagando tra la folla per quasi cinquecento metri, cercando di colpire il maggior numero possibile di persone. Il suo gesto ha causato tredici vittime e oltre cento feriti. Poi ha abbandonato il furgone, ha ucciso a coltellate il proprietario di un'automobile per rubargliela e ha forzato un posto di blocco della polizia catalana, facendo perdere le proprie tracce.
Nove ore dopo, gli altri membri della cellula sono saliti su un'automobile a Cambrils, una località balneare a 130 km da Barcellona, e hanno investito i passanti sul lungomare. Dopo essersi schiantati contro un mezzo delle forze dell'ordine, i cinque sono riusciti comunque a scendere dall'auto e hanno continuato a infierire contro i passanti con coltelli e un’ascia. Prima che la polizia uccidesse i cinque attentatori, una donna ha perso la vita e molti altri sono rimasti feriti.
Younes Abouyaaqoub fu rintracciato e ucciso quattro giorni dopo in una zona rurale vicino a Subirats, a sud di Barcellona, da due agenti che erano stati avvertiti da alcuni abitanti della zona.
Nella vita lavorava come operaio metalmeccanico e i suoi colleghi lo descrivevano come un ragazzo responsabile.
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Anis Amri, da criminale a lupo solitario
Anis Amri era nato nel 1992 nella provincia tunisina di Kairouan. Cresciuto in povertà estrema, lasciò la scuola a quindici anni e a sedici rubò un camion minacciando l'autista. Condannato a quattro anni, prima di scontare la pena finì in una rete di trafficanti che lo portò a Lampedusa. In Italia trascorse altri quattro anni in carcere per incendio doloso, aggressione e minacce.
Nell'estate del 2015 si spostò in Germania, sopravvivendo con lavori occasionali e spaccio. Entrò così nella rete salafita dell'imam Abu Walaa, tra i principali ideologi dell'ISIS. Un informatore riferì che Amri voleva compiere un attentato, ma i servizi di sicurezza lo misero sotto sorveglianza solo fino al novembre del 2016, concludendo che non costituiva una minaccia imminente.
La sera del 19 dicembre, Amri si avvicinò a un deposito di camion lungo il fiume Spree. Sparò alla testa all'autista, Lukasz Urban, e ne prese il posto. Urban cercò di fermare il terrorista prima di morire, riuscendo a rallentare il veicolo, ma in quei pochi secondi Amri ha comunque ucciso 12 persone.
Dopo l'attentato Amri è fuggito, abbandonando sul camion un documento. Il 23 dicembre, a Sesto San Giovanni, è stato fermato da due agenti per un controllo: ha estratto una pistola ed è stato ucciso nello scontro a fuoco.
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Il 7 ottobre 2023 Hamas ha commesso stupri di massa, violenze sessuali sistematiche e torture sui civili israeliani al festival Nova e nei kibbutz del sud di Israele. "Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
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Nel primo episodio, lo stupro sistematico al Nova Festival attraverso le voci di chi era nascosto e ascoltava, e di chi ha trovato i corpi.
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https://open.spotify.com/episode/5XLF6eGa2ZJtGVt7fARcpJ?si=SjC0jtEeSaWXqnDTJ5HsYA
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Il 7 ottobre 2023 Hamas ha commesso stupri di massa, violenze sessuali sistematiche e torture sui civili israeliani al festival Nova e nei kibbutz del sud di Israele. "Silenced No More", il report della Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children lo ha documentato su oltre 283 pagine, con oltre 430 testimonianze verificate e con più di diecimila file multimediali analizzati da giuristi, medici legali e psichiatri forensi internazionali.
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