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Come Don Chisciotte PIU' SALUTE di Valentina Bennati

Come Don Chisciotte PIU' SALUTE di Valentina Bennati

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Non c’è niente di più incontrollabile di una persona sana, consapevole e felice.

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📈 Analytical overview of Telegram channel Come Don Chisciotte PIU' SALUTE di Valentina Bennati

Channel Come Don Chisciotte PIU' SALUTE di Valentina Bennati (@cdcpiusalute) in the Italian language segment is an active participant. Currently, the community unites 12 045 subscribers, ranking 1 812 in the Healthy Lifestyle category and 2 087 in the Italy region.

📊 Audience metrics and dynamics

Since its creation on невідомо, the project has demonstrated rapid growth, gathering an audience of 12 045 subscribers.

According to the latest data from 06 September, 2026, the channel demonstrates stable activity. Although there has been a change in the number of participants by 69 over the last 30 days and by -1 over the last 24 hours, overall reach remains high.

  • Verification status: Not verified
  • Engagement rate (ER): The average audience engagement rate is 69.31%. Within the first 24 hours after publication, content typically collects 20.74% reactions from the total number of subscribers.
  • Post reach: On average, each post receives 8 346 views. Within the first day, a publication typically gains 2 498 views.
  • Reactions and interaction: The audience actively supports content: the average number of reactions per post is 58.
  • Thematic interests: Content is focused on key topics such as t.me/cdcpiusaluta, salute, rischio, farmaco, luce.

📝 Description and content policy

The author describes the resource as a platform for expressing subjective opinions:
Non c’è niente di più incontrollabile di una persona sana, consapevole e felice.

Thanks to the high frequency of updates (latest data received on 07 September, 2026), the channel maintains relevance and a high level of publication reach. Analytics show that the audience actively interacts with content, making it an important point of influence in the Healthy Lifestyle category.

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Posts Archive
❇️ Danni da vaccini Covid, dati in Commissione. E qualcuno esce Cosa succede quando, in Commissione Covid, vengono esposti dati, studi ed evidenze chiare in merito ai danni da vaccini Covid? Succede che qualcuno ascolta. E qualcun altro se ne va. Lo scorso 8 aprile, durante l’audizione del Dott. Dario Giacomini (medico radiologo e fondatore dell'associazione ContiamoCi!) e del Prof. Marco Cosentino (medico e professore ordinario di Farmacologia, vicepresidente dell’associazione), sono emerse criticità precise: eventi avversi noti ma sottovalutati, falle nella farmacovigilanza, opacità nei dati, dubbi pesanti sui protocolli adottati e sul rispetto del consenso informato. Non opinioni, ma questioni documentate che meritano risposte. Eppure, proprio mentre questi temi venivano messi nero su bianco, un membro della Commissione ha lasciato l’aula: il senatore M5S Dario Colucci, considerato vicino all’ex premier Giuseppe Conte, anch’egli componente della Commissione ma da tempo poco presente ai lavori. Un episodio che, per tempistica e contesto, difficilmente passa inosservato. Il video completo dell’audizione è disponibile QUI. Guardarlo significa farsi un’idea autonoma, al di là delle narrazioni. Colpisce, infine, il silenzio dei media nazionali: gli stessi che, durante l'emergenza sanitaria, martellavano senza sosta sulla necessità di vaccinarsi, oggi sembrano ignorare completamente un confronto così rilevante. E anche questo, forse, meriterebbe qualche domanda in più. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Il tempo che conta davvero Il weekend non serve a scappare dalla vita che fai. Serve a tornare a quella che conta davvero.
❇️ Il tempo che conta davvero Il weekend non serve a scappare dalla vita che fai. Serve a tornare a quella che conta davvero. Perché la vera ricchezza è il tempo che scegli di dare alle persone che ami. Senza fretta. Senza distrazioni. Senza rimandare. Non sono i risultati a riempirti, ma le relazioni che non trascuri. Non è quanto fai, ma con chi condividi il tuo tempo. Il resto è rumore. La libertà è non rimandare ciò che conta. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Avviso agli iscritti al canale Mi è stato segnalato che spesso, dopo i miei post, compaiono in fondo al canale contenuti pubblicitari. Desidero precisare che non ho mai autorizzato questo tipo di annunci, non ne ho alcun controllo e non ricavo alcun beneficio dalla loro presenza. Come giornalista e come naturopata, per correttezza deontologica, non posso né intendo fare pubblicità. È quindi importante per me chiarire che questi inserimenti non dipendono in alcun modo da me. Ripubblicherò periodicamente questo avviso affinché il concetto sia sempre chiaro a tutti gli iscritti. Valentina Bennati __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Il primo strumento di autoregolazione disponibile: il respiro Respirare è il gesto più automatico che abbiamo, e proprio per questo il più trascurato. Eppure, nel respiro si gioca una parte essenziale della nostra capacità di adattamento, di recupero e di gestione dello stress. Non è solo una funzione fisiologica: è un vero e proprio ponte tra corpo e mente, immediatamente accessibile e sempre disponibile. Un respiro corto, alto e irregolare accompagna spesso stati di allerta, ansia o affaticamento cronico. Al contrario, una respirazione lenta, profonda e consapevole favorisce equilibrio, chiarezza mentale e stabilità emotiva. È un linguaggio silenzioso che il corpo utilizza per dirci come sta, ma anche uno strumento concreto per intervenire. Dal punto di vista naturopatico, il respiro è nutrimento sottile: non porta solo ossigeno, ma regola energia, ritmo e presenza. Lavorare sul respiro significa sostenere il sistema nervoso, migliorare la qualità del sonno, facilitare i processi digestivi e rafforzare la capacità di risposta agli stimoli esterni. Nella pratica quotidiana bastano pochi minuti, ma costanti. Al mattino, prima di iniziare la giornata, dedicare 5 minuti a una respirazione lenta e nasale aiuta a impostare un tono più stabile. Durante la giornata, inserire brevi pause – anche solo tre cicli respiratori profondi ogni ora – permette di interrompere accumuli di tensione. La sera, allungare l’espirazione favorisce il rilascio e prepara al riposo. Indicativamente, un ritmo efficace può essere: inspirare contando fino a 4, espirare fino a 6 o 8, senza sforzo. L’espirazione più lunga è la chiave per attivare il rilassamento. Per operatori sanitari e non, il messaggio è semplice ma spesso sottovalutato: il respiro non è solo un parametro da osservare, ma una leva terapeutica di base. Rieducarlo significa restituire al corpo una competenza innata, capace di sostenere salute, lucidità e qualità della vita in modo concreto e quotidiano. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Nuovi OGM, cosa sta cambiando in Europa In Europa è in corso un passaggio decisivo sugli OGM. Le istituzioni UE stanno definendo una nuova normativa sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT, note in Italia anche come TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), che consentono modifiche più mirate al DNA delle piante rispetto agli OGM tradizionali. Il nodo è questo: molte di queste nuove piante potrebbero essere considerate equivalenti a quelle naturali. Per una larga parte di esse si prospetta quindi una semplificazione delle regole, con procedure più rapide e una riduzione degli obblighi di tracciabilità ed etichettatura. La riforma è in fase avanzata e il voto europeo è atteso a breve. Su questo si apre uno scontro netto. Da un lato, le istituzioni europee vedono nelle NGT uno strumento per rendere l’agricoltura più produttiva e resiliente. Dall’altro, associazioni, mondo biologico e parte della comunità scientifica sollevano dubbi su trasparenza, diritto di scelta e impatto sul sistema agricolo. In questo contesto si inserisce L’INTERVISTA a Daniela Conti, biologa ed esperta di genetica molecolare, che analizza cosa sono davvero i nuovi OGM, in cosa differiscono da quelli tradizionali e quali conseguenze possono avere su agricoltura, filiere e consumatori. Da ascoltare per capire a cosa stiamo andando incontro. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Tumore al colon, intervento da sveglio con ipnosi: nuova frontiera in chirurgia Un uomo di 76 anni affetto da tumore al colon, considerato ad alto rischio per l’anestesia generale a causa di gravi problemi respiratori, è stato operato con successo all’ospedale Molinette di Torino restando sveglio grazie all’ipnosi clinica. L’intervento, durato circa un’ora, è stato eseguito con tecnica “awake”, cioè con il paziente cosciente: anestesia locale e sedazione leggera hanno permesso di eliminare il dolore mantenendo la respirazione autonoma ed evitando i rischi della ventilazione artificiale. Durante l’operazione, l’uomo ha anche interagito con l’équipe, guidato mentalmente fuori dalla sala operatoria attraverso tecniche ipnotiche. Il recupero è stato definito “eccezionale”: niente terapia intensiva, ripresa rapida di movimento e alimentazione e rientro a casa dopo pochi giorni. L’ipnosi in chirurgia non è nuova (esiste da decenni ed è già stata usata, ad esempio, in neurochirurgia), anche la cosiddetta chirurgia “awake” (da svegli) esiste già; ma l’applicazione combinata su un tumore al colon è una novità assoluta che apre una strada nuova per interventi oncologici complessi su pazienti fragili. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Se la morte diventa la risposta, è una resa, non una conquista Mi ha molto colpito la storia di Noelia Castillo Ramos, la giovane spagnola morta per eutanasia lo scorso 26 marzo in un centro sociosanitario della provincia di Barcellona. È morta al termine di un percorso segnato dalla sofferenza. Dopo la separazione dei genitori, quando aveva 13 anni, e l’affidamento a una struttura, ha attraversato l’adolescenza senza figure affettive di riferimento. Ha subito due volte violenza sessuale, prima dall'ex compagno e poi, successivamente, da tre giovani in una discoteca. Questi traumi l’hanno trascinata in una depressione profonda, fino al gesto estremo di gettarsi da una finestra, restando paraplegica e intrappolata in un dolore cronico a causa di una grave e irreversibile lesione al midollo spinale. È una vicenda tragica che parla a tutti noi, più di quanto vogliamo ammettere. Quando qualcuno arriva a chiedere la morte, non è un gesto isolato: è il segno di una catena di fallimenti. Prima viene la ferita iniziale. Poi la solitudine, l’assenza di chi dovrebbe esserci. Poi nuove violenze, nuovi traumi, nuove cicatrici invisibili. Il dolore si accumula, senza che nessuno lo accolga davvero, fino a quando la vita sembra non offrire più alternative. E solo alla fine appare la richiesta di morire. Ridurre tutto a una “scelta libera” è comodo e superficiale perché la libertà esiste davvero solo quando esistono alternative. E chi è schiacciato dal dolore, da una disperazione profonda, spesso non sceglie tra vivere e morire: sceglie tra soffrire ancora o smettere di farlo. Qui sta la ferita più grande della nostra epoca: una società che si definisce civile, ma che troppo spesso non sa accompagnare chi è distrutto dal dolore; che riconosce il diritto a morire, ma fatica a garantire il diritto a essere sostenuti, curati, rimessi in piedi. La compassione non è abbreviare la vita di chi soffre, è restare anche quando è difficile. È non lasciare solo nessuno dentro il proprio inferno. Perché ogni volta che la morte diventa una soluzione, non stiamo facendo un passo avanti. Stiamo arretrando. La storia è piena di vite fragili sacrificate. Non è una novità, è un dato di fatto. Ma ogni volta che è successo, non è stato progresso: è stato un limite. La differenza la fa ciò che scegliamo di fare oggi: accettarlo o contrastarlo. Perché quando la morte diventa la risposta, non è una conquista, è una resa. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Processo a Nestlé in Francia: discariche abusive e ombre sulle acque minerali In Francia si è aperto un processo contro Nestlé Waters per la gestione di discariche abusive legate alla produzione di acqua minerale, in particolare nell’area di Vittel. Al centro del caso ci sono enormi quantità di rifiuti plastici (centinaia di migliaia di metri cubi) accumulati nel tempo e accusati di aver contaminato suoli e falde con microplastiche. Le discariche risalgono in parte agli anni ’60-’70, ma l’accusa sostiene che l’azienda non le abbia bonificate dopo aver acquisito i siti negli anni ’90. La procura chiede una multa fino a 750mila euro e la messa in sicurezza delle aree contaminate. Nestlé, invece, respinge le accuse: sostiene di non aver gestito direttamente le discariche e di non essere stata a conoscenza della loro esistenza fino al 2014, oltre a negare prove certe di contaminazione. Il procedimento si inserisce in uno scandalo più ampio che coinvolge il gruppo in Francia: negli ultimi anni, infatti, è emerso che alcune acque minerali vendute come “naturali” venivano in realtà trattate con metodi vietati per contrastare contaminazioni. Le due vicende (discariche e trattamenti illegali) delineano, quindi, un quadro critico: da un lato possibili danni ambientali legati allo smaltimento dei rifiuti, dall’altro pratiche industriali opache sulla qualità dell’acqua. Il processo in corso dovrà chiarire responsabilità, impatto reale sull’ambiente e eventuali omissioni nella gestione dei siti. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Leggere per ritrovarsi Un libro di carta non è un semplice oggetto. Tenerlo tra le mani, sfogliarlo, entrarci dentro è un’
❇️ Leggere per ritrovarsi Un libro di carta non è un semplice oggetto. Tenerlo tra le mani, sfogliarlo, entrarci dentro è un’esperienza che ci riporta a noi stessi. Una buona lettura rallenta il corpo, alleggerisce la mente e affina lo sguardo sul mondo e su ciò che siamo. In un tempo che ci vuole sempre connessi e produttivi, aprire un libro di carta è un gesto semplice e radicale: fermarsi, per ritrovare direzione. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Vivere per sé o vivere davvero Un’esistenza piena non si misura soltanto da ciò che accumuliamo o realizziamo per noi stessi, ma dalla qualità delle relazioni che costruiamo e dalla disponibilità a uscire dal nostro piccolo perimetro. Non è un discorso rimandato a un ipotetico “giudizio finale”: è qualcosa che accade qui e ora, nel modo in cui guardiamo gli altri, nel tempo che dedichiamo, nell’attenzione che scegliamo di dare o negare. Chiuderci in noi stessi o aprirci agli altri non è una scelta astratta, ma qualcosa che si gioca ogni giorno, nei dettagli più concreti della vita. Quando (per paura, per difesa, per abitudine) ci chiudiamo, il cuore si restringe. Non è retorica. Si perde davvero sensibilità, si smette di vedere davvero chi abbiamo davanti, si diventa impermeabili alla bellezza e al dolore. È una forma di impoverimento interiore che spesso passa inosservata, ma che rende tutto più spento, più sterile. Vivere solo per sé stessi non protegge: isola. Aprirsi agli altri, invece, arricchisce. E non è un gesto eroico riservato a pochi, è una pratica quotidiana, fatta di scelte piccole e concrete: ad esempio, ascoltare senza fretta, accorgersi di chi resta indietro, non voltarsi dall’altra parte. Ed è proprio lì che accade qualcosa: dando, si riceve. Non in modo magico o immediato, ma perché la relazione autentica restituisce senso, energia, profondità. Ogni gesto di attenzione, anche minimo, ha un effetto reale: illumina chi lo riceve, ma modifica anche chi lo compie. Non perché “si deve essere buoni”, ma perché è così che funziona la vita quando è piena: cresce nello scambio, non nel ripiegamento. La scelta, alla fine, è semplice e scomoda allo stesso tempo: chiudersi e vivere in una sicurezza che lentamente svuota, oppure rischiare l’apertura, con tutto ciò che comporta, e trovare una forma di pienezza più vera. Per chi crede, questo cammino ha il volto dell’amore insegnato da Gesù. Per chi non crede, resta comunque una verità umana difficile da smentire: una vita che non si apre agli altri, prima o poi, si spegne; una vita che si apre, invece, diventa più ampia di sé stessa. Ed è lì che, spesso, comincia qualcosa che assomiglia molto alla felicità. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Tagliare alberi e perdere la vivibilità della città: il caso Roma A Roma il tema degli abbattimenti arborei è ormai diventato un caso pubblico. Secondo quanto denunciato dall’associazione CURAA, nel solo Municipio I si susseguono interventi “senza preavviso né trasparenza”, spesso in aree vincolate e nel centro storico, con un impatto diretto sul patrimonio paesaggistico della città. Il punto di svolta è stato il ricorso al TAR presentato nei giorni scorsi per chiedere la sospensione dei tagli: un’azione nata proprio dalla difficoltà di ottenere dati chiari e verificabili sugli interventi. Nel frattempo, però, gli abbattimenti sono proseguiti, alimentando il conflitto tra cittadini e amministrazione. I numeri danno la misura del fenomeno: in pochi anni a Roma sarebbero scomparsi oltre 40 mila alberi, mentre nell’area dei Fori Imperiali è stato eliminato più del 70% dei pini storici. A questo si aggiungono i casi legati ai cantieri della Metro C, dove – secondo l’associazionecentinaia di alberi sarebbero stati abbattuti, sollevando dubbi sulla reale necessità degli interventi e sul rispetto delle normative ambientali. Il nodo, quindi, non è solo tecnico. Le istituzioni parlano di sicurezza e sviluppo urbano, ma le contestazioni riguardano il metodo: accesso limitato agli atti, perizie non sempre condivise, decisioni percepite come opache. In assenza di trasparenza, anche gli interventi eventualmente necessari rischiano di apparire arbitrari, incrinando la fiducia pubblica. Gli alberi non sono arredo urbano sostituibile, sono infrastrutture biologiche: regolano la temperatura, assorbono inquinanti, producono ossigeno, costruiscono memoria diventando punti di riferimento visivi, affettivi e culturali (le persone li associano a luoghi, momenti, abitudini). Tagliarli significa impoverire la città in modo silenzioso ma profondo, con effetti che non si recuperano piantando qualche giovane esemplare. Una città senza alberi non è solo più povera: è semplicemente meno vivibile. E, alla lunga, meno umana. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Rigenerare il corpo: scienza, frequenze e nuove possibilità terapeutiche E se la chiave per rigenerare il corpo fosse nell’informazione, più che nella materia? È da questa domanda che prende forma la visione di Carlo Ventura, medico, cardiologo, biologo molecolare, già professore ordinario all’Università di Bologna e tra i protagonisti di SpoletOlistica 2026, una tre giorni di confronto aperto tra professionisti sanitari, ricercatori e pubblico, in programma al Teatro Menotti di Spoleto dall’8 al 10 maggio. Ventura propone un cambio di paradigma netto: la medicina rigenerativa non più solo come intervento farmacologico o chirurgico, ma come dialogo vibratorio tra cellule. Una prospettiva sostenuta da oltre 150 pubblicazioni scientifiche, che mette al centro un’idea ancora poco esplorata ma sempre più discussa: le cellule non sono semplici ingranaggi biochimici, ma sistemi sensibili capaci di ricevere, elaborare e trasmettere informazioni. Le sue ricerche indicano che ogni molecola del corpo vibra e comunica attraverso segnali meccanici, elettrici ed elettromagnetici. Vere e proprie “melodie cellulari” che potrebbero racchiudere il codice della rigenerazione dei tessuti. Non si tratta di suggestioni, ma di una frontiera emergente della biologia: un linguaggio invisibile che, se compreso e modulato, potrebbe affiancare (e trasformare) le terapie tradizionali. A Spoleto, però, non sarà solo la voce di Carlo Ventura a stimolare il dibattito. SpoletOlistica 2026 offrirà tre giorni di incontri e conferenze a chi lavora nella salute, ma anche a chi vuole capire come stanno cambiando le idee di cura, benessere e prevenzione. È proprio dal dialogo tra discipline, esperienze e punti di vista diversi che possono nascere le intuizioni più solide e le svolte inattese. Perché è nel confronto – non nelle certezze isolate – che la medicina, e il modo in cui pensiamo alla cura, possono davvero evolvere. QUI alcune delle voci presenti. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Ascoltare il dolore per vivere meglio Gli animali si fermano quando stanno male. Noi, invece, abbiamo imparato a non fermarci mai. A continuare a funzionare, a sopprimere i segnali, a delegare l’ascolto a qualcun altro. Ma cosa succederebbe se iniziassimo a prestare davvero attenzione al nostro corpo e al nostro dolore? Se smettessimo di zittirlo e provassimo a comprenderne il linguaggio? Il dolore non è solo sofferenza. È un segnale. Ascoltalo. Capisciti. Agisci con consapevolezza. ⬇️ ⬇️ ⬇️ https://comedonchisciotte.org/il-dolore-non-ti-lascia-dove-sei/ di Valentina Bennati Il dolore non ci lascia dove siamo. Ci costringe a prendere posizione. Non ci permette di restare fermi, distratti, passivi. Possiamo anestetizzarlo, certo ... __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Il richiamo silenzioso: cogliere l'Assoluto Siamo schiacciati da sotto e da sopra. Siamo sottomessi a miliardi d’influenze, la malvagità che ci attraversa è la somma tra il nostro demone interno e le forze del male che ci sovrastano. Ma io credo che alla fine, a vincere, sarà il bene. Bisognerà che cresca la nostra capacità di cogliere l’Assoluto, al di là delle contingenze umane. Viviamo in un mondo refrattario alla spiritualità, e del resto la strada verso lo spirito è così impervia... Ma la mia esperienza di musicista mi insegna a non disperare: il pubblico non è omogeneo, non so mai se applaudono la gradevolezza delle mie canzoni o la spiritualità che me le ha ispirate. Ho la sensazione, però, che una parte del mio uditorio percepisca e condivida questa tensione, noto, a volte, un ascolto quasi religioso. Nell’89 cantai in Vaticano, davanti a Giovanni Paolo II, e per l’emozione sbagliai le parole d’un brano. Attribuirono l’infortunio alla presenza papale. In realtà, ad emozionarmi, fu la reazione del pubblico: migliaia di ragazzi, così coinvolti nelle mie stesse vibrazioni da mandarmi, emotivamente, nel pallone. E allora dico: c’è, nella gente, un bisogno di spiritualità del quale i più non sono ancora consapevoli. Aspettiamo che venga alla luce. (Franco Battiato) __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Capperi: molto più di un semplice condimento Da presenza discreta nei piatti della tradizione a protagonisti silenziosi della nutrizione: i capperi stanno guadagnando un’attenzione nuova, anche in ambito scientifico. Questi piccoli boccioli della Capparis spinosa, tipici del paesaggio mediterraneo, non sono solo un’esplosione di sapore, ma un concentrato di composti bioattivi. Una interessante review li descrive come una fonte particolarmente ricca di flavonoidi, a partire dalla quercetina, nota per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Accanto a questa, molecole come il kaempferolo e altri polifenoli contribuiscono a un’azione sinergica che può avere effetti positivi su infiammazione, metabolismo e salute cardiovascolare. Il valore dei capperi, infatti, non sta in un singolo principio attivo, ma nella complessità del loro profilo fitochimico. È proprio questa combinazione a renderli interessanti anche dal punto di vista nutraceutico, con possibili benefici sulla regolazione della glicemia e sullo stress ossidativo. Insomma, i capperi non sono un semplice tocco di sapore, ma un ingrediente con un valore nutrizionale concreto. Inserirli nella dieta quotidiana significa arricchirla di molecole protettive senza appesantirla. Consiglio per sfruttarne al meglio le proprietà: è preferibile scegliere capperi conservati sotto sale marino piuttosto che in salamoia. Basta un rapido risciacquo sotto acqua corrente per ridurre l’eccesso di sodio senza compromettere i composti benefici. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Meningite: emergenza reale o percezione distorta? Non è una malattia da sottovalutare. Ma nemmeno un’epidemia fuori controllo. In Europa si registrano ogni anno poche migliaia di casi su centinaia di milioni di persone, con un’incidenza molto bassa. E lo stesso Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie la definisce una patologia relativamente rara. Eppure, il racconto pubblico in questi ultimi giorni segue un’altra logica: quella dell’allarme. E quando singoli episodi diventano “emergenze”, il problema non è più solo sanitario, ma informativo. Dove finisce il dato e dove inizia la narrazione? E, soprattutto, cosa rischiamo quando la percezione supera la realtà? Come dico sempre, è fondamentale non limitarsi ai titoli o al racconto mediatico, ma approfondire con strumenti e fonti adeguate. Questa analisi del dottor Serravalle, pediatra di comprovata esperienza, rappresenta un punto di partenza solido per orientarsi tra dati e percezioni. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Primavera senza starnuti: utilità degli oli essenziali nelle allergie Non tutte le soluzioni contro le allergie respiratorie sono farmacologiche. Sempre più ricerche esplorano strategie complementari per controllare i sintomi. Ad esempio, uno studio clinico randomizzato ha valutato l’efficacia dell’inalazione di oli essenziali in pazienti con rinite allergica persistente, mostrando un miglioramento significativo dei sintomi e della qualità della vita rispetto al gruppo di controllo. I partecipanti hanno inalato per circa 5 minuti, due volte al giorno, una miscela di oli essenziali di legno di sandalo, incenso e ravensara diluita in olio di mandorle (0,2%). Il flaconcino veniva semplicemente posizionato vicino al viso, respirando normalmente. Risultato: benefici concreti su ostruzione nasale, rinocongiuntivite e affaticamento. Questi dati aprono nuove prospettive per una gestione integrata delle allergie, particolarmente utile nei periodi critici come la primavera, quando i sintomi tendono a intensificarsi. Da un punto di vista naturopatico, però, non basta agire sui sintomi: è fondamentale considerare l’organismo nella sua interezza. Le reazioni allergiche segnalano che il sistema immunitario non funziona al meglio e che la naturale capacità di guarigione del corpo ha bisogno di supporto. I pollini non sono “i nemici”: comprendere cosa è successo nell’organismo permette di favorire la tolleranza naturale. Per questo, i trattamenti non dovrebbero limitarsi a interventi sintomatici, anche se naturali, ma mirare a riequilibrare e armonizzare il terreno organico. N.B. Scegliere sempre oli essenziali puri al 100%. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Metodo Di Bella, nuove evidenze: possibile ruolo anche contro Alzheimer e Parkinson Al webinar del 7 marzo, dedicato al tema “Il GH autocrino e ipofisario, nodo critico nel circuito tumorale e obiettivo strategico nella terapia oncologica”, di cui avevo dato notizia nei giorni scorsi, sono stati presentati dati provenienti da studi clinici, sperimentali, osservazionali ed epidemiologici che rafforzano il quadro scientifico a sostegno del Metodo Di Bella (MDB). Le evidenze illustrate non solo confermano le proprietà antitumorali e antinfettive della multiterapia, ma aprono anche a possibili applicazioni in ambito neurologico. In particolare, è emerso come alcune componenti del MDB possano esercitare un’azione protettiva sul sistema nervoso, con potenziali ricadute nella prevenzione e nel trattamento di patologie neurodegenerative in crescente diffusione, quali Alzheimer, Parkinson e declino cognitivo senile. Su questi aspetti interviene il dottor Giuseppe Di Bella, che da anni prosegue il lavoro di raccolta e analisi dei dati clinici relativi alla terapia ideata dal padre, offrendo una sintesi articolata delle evidenze disponibili e delineando prospettive di ricerca e applicazione che meritano attenzione e approfondimento: ⬇️ ⬇️ ⬇️ https://comedonchisciotte.org/non-solo-tumori-come-il-metodo-di-bella-dice-addio-a-alzheimer-e-parkinson-proteggendo-il-sistema-nervoso/ di Giuseppe Di Bella Revisionando la letteratura sui componenti della multiterapia biologica MDB, sono emersi dati scientifici, studi clinici, sperimentali, osservazionali ed epidemiologici ... __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Mangiare sano non basta: come ridurre davvero i pesticidi a tavola Chi mangia tanta frutta e verdura rischia di ritrovarsi con livelli più elevati di pesticidi nell’organismo. È quanto emerge da uno studio pubblicato sull’International Journal of Hygiene and Environmental Health che ha analizzato oltre 1.800 persone, confermando un legame diretto tra dieta e contaminazione interna. Tra gli alimenti più spesso associati a residui elevati figurano fragole, spinaci e peperoni. Il problema, però, non è solo la singola sostanza, ma il cosiddetto “effetto cocktail” perché nella dieta quotidiana si assumono alla fine miscele di pesticidi, i cui effetti combinati sono ancora poco conosciuti. Un altro problema è che i sistemi di monitoraggio intercettano solo una parte dei composti realmente presenti, rendendo probabile una sottostima dell’esposizione. Sia chiaro: frutta e verdura restano essenziali per la salute, ridurle sarebbe un errore. Piuttosto, va gestito il rischio. Quindi, come fare? Lavare sotto acqua corrente è necessario ma non sufficiente. Un passaggio più efficace è l’ammollo in acqua e bicarbonato (un cucchiaino per litro) per circa 10 minuti, seguito da un risciacquo accurato. Strofinare o usare una spazzola aiuta a rimuovere i residui superficiali. Sbucciare può ridurre ulteriormente la presenza di pesticidi, ma comporta anche una perdita di fibre e nutrienti. Va, inoltre, chiarito un limite: alcuni pesticidi sono sistemici, cioè penetrano nei tessuti del vegetale, e non possono essere eliminati con i lavaggi domestici. E il biologico? Può aiutare a ridurre l’esposizione ai pesticidi, ma non è uno scudo totale. Anche i prodotti bio possono contenere tracce, per l’uso di sostanze consentite o per contaminazioni ambientali inevitabili. Per questo la strategia più efficace non è affidarsi a una sola scelta, ma combinare più accorgimenti: - lavare sempre con cura - trattare correttamente gli alimenti e variare il più possibile la dieta, evitando di consumare sempre gli stessi prodotti più esposti - quando possibile, scegliere biologico perché può contribuire a ridurre ulteriormente il carico complessivo. In sintesi, non esiste il “cibo perfetto” né il rischio zero, ma esiste una gestione consapevole: meno automatismi e più attenzione a come e cosa si porta in tavola. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute

❇️ Dalla tradizione contadina alla dispensa: perché la malva resta utile oggi Nella campagna toscana dove sono cresciuta, la malva era ovunque. Non la chiamavamo “pianta officinale”, era semplicemente quella che si raccoglieva al bisogno, quando c’era da calmare un’irritazione o preparare una tisana “che fa bene a tutto”. Ed è proprio questo il punto: la malva è una di quelle piante umili ma incredibilmente utili da avere in casa. Funziona e lo fa su più fronti. Il suo segreto sono le mucillagini, sostanze che creano una sorta di film protettivo naturale. Risultato: lenisce, idrata e protegge mucose e pelle, rendendola efficace per gola, intestino e piccole infiammazioni. In pratica calma gola e tosse quando le mucose sono irritate, aiuta l’intestino in modo delicato, lenisce pelle e gengive in caso di arrossamenti ed è adatta anche alle persone più sensibili, proprio per la sua azione dolce. C’è però un dettaglio fondamentale che spesso si ignora: le mucillagini sono molto delicate e si deteriorano facilmente con il calore eccessivo. Questo significa che il modo di prepararla fa la differenza: meglio infusione in acqua tiepida o anche a freddo (lasciando la malva in acqua per alcune ore) oppure, se si vuole usare acqua calda, non deve mai arrivare a bollire. È una differenza pratica ma decisiva perché, se trattata male, la malva perde gran parte della sua efficacia. La si può usare come infuso da bere (anche 3-4 tazze al giorno lontano dai pasti) o per impacchi locali. Ed è qui che torna l’idea semplice da cui tutto parte: non serve molto, basta averla a disposizione e usarla nel modo giusto. Perché la malva non è una scoperta moderna. È una di quelle certezze silenziose della tradizione contadina: sempre pronta, sempre utile, spesso sottovalutata. __ VB Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute