AMERIKANSKIJE GORKI 🌺🌺🌺
Qualche giorno fa, l'autorevolissima rivistsa Science ha dedicato un editoriale alla vicenda di Sam Neill, attore reso famoso da vari film di successo tra cui vari Jurassik Park (ricordate il paleontologo Alan Grant?), deceduto nello scorso luglio, pochi mesi dopo essere stato dichiarato guarito da un gravissimo linfoma resistenter alle terapie convenzionali. Neill era stato curato con una terapia CAR T sperimentale, che aveva indotto la completa remissione del linfoma.
Non è chiaro cosa sia andato male ma è molto probabile che la morte sia stata causata da una polmonite fulminante conseguente allo stato di immunodepressione indotto dalla terapia CAR T. E fin qua, te l'aspetti. Una terapia sperimentale può riservare "sorprese" del genere, e chi ritiene di sottoporvisi accetta il rischio non avendo alternative. A questo punto del ragionamento, tuttavia, l'editoriale di Science sorprendentemente argomenta che se da un lato
"È nota l'idea che spesso vi sia un compromesso tra la cura e le sue conseguenze"
dall'altro
"Sono invece meno noti gli interventi che agiscono efficacemente contro una grave condizione di salute (ottenendo una "cura") ma che, attraverso i medesimi processi biologici, danno origine a una condizione di salute diversa, sebbene potenzialmente altrettanto grave."
Vien da chiedersi che cosa sia "meno noto", in una situazione di per sé chiarissima: un trattamento sperimentale con effetti avversi talora tanto gravi da causare la morte. Eppure Science insiste, argomentando che
"L'assistenza sanitaria del futuro potrebbe vedere sempre più pazienti in questo territorio ambivalente, in cui possono essere descritti come esenti dalla malattia originaria ma che a causa del loro trattamento vivono in uno stato di fragilità cronica."
In altri termini, Science intende spostare l'attenzione dall'effetto avverso all'efficacia curativa, per sostenere che, ad esempio nel caso di Neill, comunque la malattia originaria era stata curata, e che la morte è sopraggiunta per le intrinseche "fragilità" del nuovo "stato di salute". E infatti, poche righe più sotto, viene proposta questa spiazzante affermazione:
"In un certo senso, è morto di tumore del sangue – a causa delle cure che questo richiedeva – anche se non è morto *con* la malattia."
Sam Neill quindi non sarebbe morto a causa del trattamento sperimentale, bensì del linfoma che ha richiesto per esser curato un trattamento sperimentale che con il linfoma ha avuto successo. Peccato per gli effetti avversi, che tuttavia secondo Science Sam Neill non ha patito a causa del trattamento sperimentale bensì a causa del linfoma che ha richiesto questo trattamento.
Curiosissimo ragionamento che porta la logica lungo le ripide e vertiginose traiettorie di vere e proprie montagne russe o, meglio, montagne americane, come le chiamano in Russia. E alla fine si capisce il senso:
"La capacità, in rapida espansione, di manipolare il sistema immunitario per via farmacologica, unita alla crescente automazione e all'impiego dell'intelligenza artificiale, promette di accelerare la scoperta di farmaci e la conduzione di sperimentazioni cliniche."
e di conseguenza
"Per quanto efficace possa rivelarsi contro la patologia primaria, una terapia che costringa i pazienti a ricorrere a cure continuative – e potenzialmente altrettanto onerose – non comporta solo costi economici elevati, ma solleva anche questioni etiche legate alla qualità della vita."
Insomma, l'innovazione farmaceutica che ci attende sarà orientata verso trattamenti intrinsecamente rischiosi, e questo rischio andrà accettato come prezzo inevitabile dell'innovazione medesima. Abituiamoci dunque a essere curati ma non guariti, se mai traslati da una condizione di malattia a un'altra. Che immaginiamo facilmente richiederà un ulteriore trattamento, a meno che la successiva sia talmente grave da esitare in decesso (come accaduto nel caso di Sam Neill). Altro che montagne, russe o americane che siano...
https://www.science.org/doi/10.1126/science.aek8358