en
Feedback
Marco Cosentino

Marco Cosentino

Open in Telegram

Che perder tempo a chi più sa, più spiace.

Show more

📈 Analytical overview of Telegram channel Marco Cosentino

Channel Marco Cosentino (@marcosent) in the Italian language segment is an active participant. Currently, the community unites 13 698 subscribers, ranking 6 328 in the Religion & Spirituality category and 1 850 in the Italy region.

📊 Audience metrics and dynamics

Since its creation on невідомо, the project has demonstrated rapid growth, gathering an audience of 13 698 subscribers.

According to the latest data from 08 September, 2026, the channel demonstrates stable activity. Although there has been a change in the number of participants by 29 over the last 30 days and by 0 over the last 24 hours, overall reach remains high.

  • Verification status: Not verified
  • Engagement rate (ER): The average audience engagement rate is 28.26%. Within the first 24 hours after publication, content typically collects 21.15% reactions from the total number of subscribers.
  • Post reach: On average, each post receives 3 871 views. Within the first day, a publication typically gains 2 897 views.
  • Reactions and interaction: The audience actively supports content: the average number of reactions per post is 51.
  • Thematic interests: Content is focused on key topics such as vaccino, università, medicina, famiglia, farmaco.

📝 Description and content policy

The author describes the resource as a platform for expressing subjective opinions:
Che perder tempo a chi più sa, più spiace.

Thanks to the high frequency of updates (latest data received on 09 September, 2026), the channel maintains relevance and a high level of publication reach. Analytics show that the audience actively interacts with content, making it an important point of influence in the Religion & Spirituality category.

13 698
Subscribers
No data24 hours
-37 days
+2930 days
Posts Archive
AMERIKANSKIJE GORKI 🌺🌺🌺 Qualche giorno fa, l'autorevolissima rivistsa Science ha dedicato un editoriale alla vicenda di Sam Neill, attore reso famoso da vari film di successo tra cui vari Jurassik Park (ricordate il paleontologo Alan Grant?), deceduto nello scorso luglio, pochi mesi dopo essere stato dichiarato guarito da un gravissimo linfoma resistenter alle terapie convenzionali. Neill era stato curato con una terapia CAR T sperimentale, che aveva indotto la completa remissione del linfoma. Non è chiaro cosa sia andato male ma è molto probabile che la morte sia stata causata da una polmonite fulminante conseguente allo stato di immunodepressione indotto dalla terapia CAR T. E fin qua, te l'aspetti. Una terapia sperimentale può riservare "sorprese" del genere, e chi ritiene di sottoporvisi accetta il rischio non avendo alternative. A questo punto del ragionamento, tuttavia, l'editoriale di Science sorprendentemente argomenta che se da un lato "È nota l'idea che spesso vi sia un compromesso tra la cura e le sue conseguenze" dall'altro "Sono invece meno noti gli interventi che agiscono efficacemente contro una grave condizione di salute (ottenendo una "cura") ma che, attraverso i medesimi processi biologici, danno origine a una condizione di salute diversa, sebbene potenzialmente altrettanto grave." Vien da chiedersi che cosa sia "meno noto", in una situazione di per sé chiarissima: un trattamento sperimentale con effetti avversi talora tanto gravi da causare la morte. Eppure Science insiste, argomentando che "L'assistenza sanitaria del futuro potrebbe vedere sempre più pazienti in questo territorio ambivalente, in cui possono essere descritti come esenti dalla malattia originaria ma che a causa del loro trattamento vivono in uno stato di fragilità cronica." In altri termini, Science intende spostare l'attenzione dall'effetto avverso all'efficacia curativa, per sostenere che, ad esempio nel caso di Neill, comunque la malattia originaria era stata curata, e che la morte è sopraggiunta per le intrinseche "fragilità" del nuovo "stato di salute". E infatti, poche righe più sotto, viene proposta questa spiazzante affermazione: "In un certo senso, è morto di tumore del sangue – a causa delle cure che questo richiedeva – anche se non è morto *con* la malattia." Sam Neill quindi non sarebbe morto a causa del trattamento sperimentale, bensì del linfoma che ha richiesto per esser curato un trattamento sperimentale che con il linfoma ha avuto successo. Peccato per gli effetti avversi, che tuttavia secondo Science Sam Neill non ha patito a causa del trattamento sperimentale bensì a causa del linfoma che ha richiesto questo trattamento. Curiosissimo ragionamento che porta la logica lungo le ripide e vertiginose traiettorie di vere e proprie montagne russe o, meglio, montagne americane, come le chiamano in Russia. E alla fine si capisce il senso: "La capacità, in rapida espansione, di manipolare il sistema immunitario per via farmacologica, unita alla crescente automazione e all'impiego dell'intelligenza artificiale, promette di accelerare la scoperta di farmaci e la conduzione di sperimentazioni cliniche." e di conseguenza "Per quanto efficace possa rivelarsi contro la patologia primaria, una terapia che costringa i pazienti a ricorrere a cure continuative – e potenzialmente altrettanto onerose – non comporta solo costi economici elevati, ma solleva anche questioni etiche legate alla qualità della vita." Insomma, l'innovazione farmaceutica che ci attende sarà orientata verso trattamenti intrinsecamente rischiosi, e questo rischio andrà accettato come prezzo inevitabile dell'innovazione medesima. Abituiamoci dunque a essere curati ma non guariti, se mai traslati da una condizione di malattia a un'altra. Che immaginiamo facilmente richiederà un ulteriore trattamento, a meno che la successiva sia talmente grave da esitare in decesso (come accaduto nel caso di Sam Neill). Altro che montagne, russe o americane che siano... https://www.science.org/doi/10.1126/science.aek8358

PARLANE CON IL PEDIATRA 🌺🌺🌺 Il post dell'altro giorno sul blog di Vinay Prasad (noto oncoematologo statunitense, già responsabile FDA dell'approvazione di farmaci biologici e vaccini, durato in carica come dura un gatto in autostrada per la sua inopportuna mania di chiedere prove scientifiche per approvare i medicinali) tratta un tema a me caro e spesso discusso, riassumibile con l'aforisma "i medici non sono scienziati". Nel post Prasad opportunamente richiama la scarsa o nulla formazione ricevuta sui vaccini dai pediatri (generalizzabile a tutti i medici) e di conseguenza espone i suoi fondati dubbi sulla possibilità che siano in grado di rispondere a domande puntuali che richiedono documentazione di prove. La questione non si limita in realtà a pediatri e vaccini, si estende bensì un po' a tutti i medicinali e a tutte le categorie di medici (con le dovute eccezioni individuali per meriti personali, non certo per categoria), principalmente per la mancanza di formazione specifica sulle metodologie della ricerca medica e scientifica e di valutazione critica delle prove. Raccomandare insomma di rivolgersi al proprio pediatra per risolvere dubbi sui vaccini è, secondo Prasad, un'indicazione quanto meno ... non supportata da prove. Il che non impedisce alla categoria di adottare lo slogan su entrambi i lati dell'oceano. https://www.sensible-med.com/p/the-best-person-to-discuss-vaccines

RUBARE L'OCCHIO 🌺🌺🌺 Conviene riflettere sul fatto che di questi tempi i media mainstream non puntano tanto a sviare l'attenzione del pubblico con notizie più o meno manipolate, quanto a sollecitarla continuamente ogni secondo con un numero enorme di stimoli differenti di varia natura, nei quali vero e falso e manipolato e distorto si mischiano inestricabilmente, e dove anzi spesso il punto non è nemmeno vero o falso bensì appello agli istinti più primordiali, tipo fame, sonno, sesso. Oggi il problema vero non è l'informazione sbagliata, bensì l'eccesso di informazione, scaricata a vagonate in una sorta di dittatura anarchica che nel più totale disordine non impone nulla se non di impadronirsi della nostra attenzione. Parafrasando, "prestami attenzione e fai ciò che vuoi". Mentre un tempo vagavamo nel deserto alla ricerca di una singola fonte cui abbeverarci, ovvero il problema era trovare uno straccio di informazione, oggi dobbiamo sfuggire a continui tsunami informativi che ci travolgono da ogni parte e contengono di tutto, enormi e del tutto ingestibili. E ogni giorno i temi cambiano e noi non possiamo farci nulla. Almeno cerchiamo di esserne consapevoli.

PRESCRIZIONI PRESCRITTIVE 🌺🌺🌺 E così in Inghilterra i farmacisti stanno riuscendo nel loro sogno bagnato di erodere la potestà prescrittiva storicamente esclusivamente medica. Qualche sintetica considerazione a riguardo: (i) la separazione tra prescrizione (ai medici) e dispensazione (ai farmacisti) è un cardine della farmaceutica ed evita l'ovvio conflitto di interessi tra il bene del malato cui si prescrive il farmaco e il vantaggio personale derivante dal fatto di venderglielo. Così, è sacrosanto che il medico non possa vendere farmaci, che il farmacista non li possa prescrivere e che i due non possano accordarsi; (ii) essere prescrittori implica tra l'altro diventare oggetto di interesse per l'industria farmaceutica, che si coccola in mille maniera le figure professionali che possono ordinare la vendita di prodotti medicinali. La letteratura è ricchissima di esempi riguardo ai medici. Ed è con ogni evidenza una ragione aggiuntiva da parte di categorie differenti per voler prescrivere almeno qualche farmaco; (iii) infine, ma ci sarebbe molto altro, meriterebbe una riflessione il senso della prescrizione obbligatoria per accedere al farmaco. Perché non libera vendita? Forse il comune cittadino non è maturo abbastanza per decidere autonomanente, acquisito il parere medico professionale e tutte le informazioni ritenute utili? Per un approfondimento, raccomando sempre "Nemesi medica" pubblicato nel 1976 dal filosofo e sociologo Ivan Illich, il quale contesta la prescrizione di medicinali e l'iper-medicalizzazione della società, definendo la stessa corporazione medica come una "minaccia per la salute". Nella sua critica radicale, l'atto stesso di prescrivere farmaci non risponde più a un reale bisogno biologico, ma è diventato lo strumento principale di un'industria orientata a creare consumatori dipendenti, espropriando l'individuo della propria capacità di gestire autonomamente il corpo e il dolore. Non dico che sia un'opinione da abbracciare acriticamente, ma senza dubbio va conosciuta e meditata per trovare dei punti di equilibrio nella quotidianità presente. https://www.farmacista33.it/aggiornamento-professionale/33589/farmacisti-prescrittori-da-settembre-cambia-il-modello-inglese-la-prescrizione-nei-servizi-in-farmacia.html

"Amo talmente tanto la Germania che preferisco ce ne siano due" (Giulio Andreotti, 1984) 🌺🌺🌺

Repost from Giubbe Rosse
SASSONIA-ANHALT. CHI HA VOTATO PER CHI In Sassonia-Anhalt i partiti istituzionali sono stati abbandonati dalla classe lavorat
SASSONIA-ANHALT. CHI HA VOTATO PER CHI In Sassonia-Anhalt i partiti istituzionali sono stati abbandonati dalla classe lavoratrice (quella che un tempo si chiamava la classe operaia). Un impressionante 61% dei lavoratori ha votato per AfD. Un dato che parla da solo. Comunque la si pensi su AfD, la classe politica tradizionale dovrebbe fare qualche riflessione su questi numeri e interrogarsi sul proprio fallimento. Chi afferma questo non ha necessariamente simpatie "di destra", "estremiste" o "populiste". Si limita piuttosto a prendere atto della realtà. Inveire contro il dissenso affibbiando etichette dispregiative e insistere nell'uso di parametri interpretativi del secolo scorso (di sinistra / di destra) non sembra aiutare granché a contenere l'emorragia di consensi. La società occidentale ha prodotto milioni di esclusi che, a poco a poco, oggi iniziano a presentare il conto. 🟥 SOSTIENI GIUBBE ROSSE Telegram | Portale | Substack | X | Facebook | Instagram | YouTube

CUPIO DISSOLVI 🌺🌺🌺 Il post di oggi sul blog The Oncology Shot, a cura dell'oncologo svizzero Timothée Olivier, confronta i risultati principali di due studi per molti versi simili, che hanno esaminato le preferenze di pazienti con cancro pancreatico metastatico in Olanda e in USA, scoprendo che le cure verrebbero rifiutate nel 72% dei casi in Olanda, rispetto al solo 33% degli USA. Di questo 72%, il 39% delle scelte si spiegherebbe con orientamenti personali o famigliari. Oltre tutto, ben il 68% di coloro che in Olanda rifiutano le cure avrebbe indicatori prognostici di successo terapeutico favorevoli. Come risultato, in Olanda chi rifiuta le cure finisce per avere una sopravvivenza mediana di 42 giorni rispetto ai 213 giorni di chi invece vi si sottopone (nello studio USA, la mediana era 3,7 mesi senza terapia vs 7-10 mesi per le diverse terapie). Ora, il cancro pancreatico metastatico è una condizione estrema e che è del tutto comprensibile che una persona possa rifiutare le cure per i motivi più differenti e che sia un atteggiamento quanto meno rispettoso sospendere il giudizio e rispettare le scelte individuali, specialmente quelle prese in condizioni del genere. Lo stesso autore del post conclude che "Questi dati mettono in discussione un presupposto implicito in oncologia: che una vita più lunga sia necessariamente migliore. Vivere più a lungo non è sempre sinonimo di vivere meglio, e il concetto di "meglio" può essere definito solo dal paziente." Parole condivisibili, e tuttavia non ho potuto fare a meno per parte mia di andare a verificare le statistiche su eutanasie e suicidi assistiti in USA vs Olanda, scoprendo che nel 2024 negli USA sono stati meno dell'1% dei decessi totali, mentre in Olanda nel medesimo periodo sono stati il 5,8%, che corrispondono a 9.958 persone uccise con eutanasia o suicidio assistito. Ora, se metto insieme questo dato con lo studio da cui il post è partito, che mostra come persone in condizioni pur gravissime ma con ottime prospettive di sopravvivenza quanto meno a breve-medio termine rifiutano le cure, non posso che concludere per l'ipotesi che, una volta che la morte come scelta in condizioni nelle quali vi è la prospettiva concreta di perdere autonomia e divenire un peso, la morte diviene un'opzione concreta anche in assenza di sofferenze attuali più o meno insopportabili. Questa considerazione semplicemente per indurre a una riflessione anche coloro che, quando si parla di eutanasia e suicidio assistito, corrono immediatamente al caso delle sofferenze estreme e della mancanza di opzioni di cura per giustificare le opzioni. A me pare invece che la morte "di stato" sia un piano inclinato e scivoloso, che una volta intrapreso è difficile dire fino a dove possa portare, ma dal quale è certamente estremamente difficile se non impossibile tornare indietro. https://www.theoncologyshot.com/p/a-cultural-gap-how-many-patients

Muoio 😅😂🤣🤣🤣
Muoio 😅😂🤣🤣🤣

LA RUSSIA NON E' IL NEMICO 🌺🌺🌺 "La cosa è tanto più impressionante in quanto a questa sostanziale unanimità delle elite politiche e culturali corrisponde un atteggiamento ben diverso, se non opposto, da parte dell'opinione pubblica. L'uomo della strada, a prescindere da ogni valutazione di ordine etico, si rende conto di non aver nulla da guadagnare dalla guerra. Se anche non si arrivasse ad un'escalation, la politica di riarmo sottrarrà risorse alla sanità, all'istruzione e all'assistenza, rendendo più costosi l'abbonamento dell'autobus, la retta per per l'asilo del figlio, la bolletta della luce e del gas. Avviene così il paradosso per cui l'elite politica e culturale, sia essa di destra o di sinistra , è favorevole alla guerra, mentre le persone comuni , siano esse di destra o di sinistra, chiedono solo di essere lasciate in pace e non ne vogliono sapere di un conflitto con un paese col quale l'Italia non aveva e non ha nessun contenzioso." Silvio Dalla Torre https://www.facebook.com/silvio.dallatorre.7/posts/pfbid02U2ZLXMLeB7Y8gnCPpPEgXmRGLrugCx4ZZjfnoyir3dwXGSCF8wYwS7ppqhEEyYxLl

IN DUBIO, PRO VITA 🌺🌺🌺 "L’inganno della morte cerebrale", pubblicato quest'anno, riflette in maniera profonda e documentata sulla definizione di morte e sulla torsione che essa ha subito nell'ultimo secolo, abbandonando la clasica definizione di cessazione definitiva delle tre fondamentali e inscindibili funzioni cerebrale, respiratoria e cardiaca per limitarsi a una tuttora controversa cessazione delle funzioni cerebrali. Si finisce in tal modo per identificare nel solo cervello "il principio d'integrazione del corpo, la sede della persona, il fondamento dell'identità". Una tale torsione inevitabilmente diventa fondamento di alcuni assunti che oggi diamo per scientificamente dimostrati quando invece non esiste alcuna evidenza certa a riguardo. Essi sono: "a. l'embrione non è persona perché privo di cervello sviluppato; b. il neonato gravemente malformato non è pienamente persona; c. il malato in stato vegetativo non è più persona; d. il morente che perde coscienza può essere privato di cure e di alimentazione" Da qui il fiorire di leggi e norme sull'aborto, l'utero artificiale, l'eutanasia e il suicidio assistito, con sullo sfondo l'inquietante questione dei trapianti d'organo. Un lubro che mi sento di consigliare, la cui lettura scorre veloce, ricchissima di spunti di riflessione, da leggere comunque la si pensi sull'argomento. https://www.manierodelmirto.it/linganno-dellla-morte-cerebrale/

E così rimaniamo prigionieri del trauma pandemico irrisolto e di una serie infinita di lutti non rielaborati, non tanto per colpa nostra quanto per esplicita volontà di una rete di soggetti che stanno in posizioni di controllo del funzionamento del sistema, e truccano le carte per impedire alla fonte un confronto aperto e trasparente di evidenze e analisi. Conviene per il momento esserne quanto meno consapevoli, preparandosi intanto per tempi migliori.

IL TRAUMA IRRISOLTO 🌺🌺🌺 L'esperienza della pandemia è unica per molti versi, a partire dal dato di fatto della sua ancora oggi mancata elaborazione. E' evidente che ancora non esiste, e chissà mai se esisterà in futuro, una narrazione almeno parzialmente condivisa che consenta di discuterne. Prova ne sia la totale mancanza ancora oggi di film o romanzi sugli anni pandemici, quando invece l'industria dello show business di regola divora qualsiasi argomento per risputarlo fuori in forma di prodotti commerciali. Ma non per la pandemia. L'unico altro evento che sta avendo sorte simile ancora oggi è l'11 settembre 2001 in USA con i quattro aerei dirottati e le tre torri crollate. Anche in quel caso, solo un paio di film di stretta osservanza mainstream, uno in particolare fatto apposta per consolidare nell'immaginario collettivo l'improbabile storia dei passeggeri del quarto aereo. Prosegue così ancora oggi una polarizzazione feroce, tra i sostenitori di visioni diametralmente opposte degli eventi, alimentata soprattutto dalla palese e a tratti ostentata attitudine del "sistema" di sopprimere ogni voce dissenziente. Questo atteggiamento è teatralmente evidente nella ricerca scientifica, dove dopo tutti questi anni, persiste una censura ormai grottesca ma non per questo meno feroce. Ieri la giornalista investigativa Maryanne Demasi documentava il rigetto senza precedenti di cui è vittima uno studio sui dati V-Safe che ha la colpa di documentare disturbi persistenti per mesi post-vaccinazione covid in una percentuale particolarmente elevata di soggetti. Lo studio sta venendo rifiutato senza nemmeno passare la valutazione dei revisori, e addirittura vedendosi negato il caricamento sulla piattaforma dedicata ai preprint Medrxiv, senza alcuna spiegazione. Se il rifiuto preventivo da parte di una rivista può far parte delle "regole del gioco", il rifiuto della piattaforma per preprint è invece indubbiamente indicatrice di un pregiudizio. Tanto più che studi analoghi sui medesimi dati MA con conclusioni favorevoli ai vaccini sono stati e continuano ad essere ampiamente accettati senza particolari difficoltà. https://blog.maryannedemasi.com/p/exclusive-is-mits-vaccine-safety Un'altra più sottile e subdola forma di censura è ben documentata d vari post sulla pagina di Stefano Re, che seguo sempre con interesse. Oggi ad esempio ci informa della pubblicazione in rivista di uno studio estremamente interessante che tratta del noto squilibrio di decessi nello studio registrativo del vaccino covid Pfizer/BioNTech, che prima di essere rapidamente liquidato fece in tempo a registrare 38 decessi di cui 15 morti improvvise, 5 tra i controlli e 10 tra i vaccinati, uno squilibrio quanto meno preoccupante, in pratica un decesso in più ogni 20.000 vaccinati. Bene, questo studio è finito su una rivista che lo scientismo facilmente potrà denigrare dal momento che è una delle poche che rifiuta esplicitamente la metrica citazionale del "publish or perish", il che non toglie nulla alla validità dello studio stesso (e posso facilmente immaginare la lunga lista di riviste indicizzate che avranno in precedenza rifiutato il lavoro). Ma qui il punto è che il post di Stefano Re documenta "per tabulas" come anche i motori di ricerca, nello spefifico Google, siano esplicitamente impostati per impedire che studi del genere vengano facilmente trovati. Provare per credere. https://www.facebook.com/stefano.re/posts/pfbid02njT9JesnbeUUT1L8Jsp9GXdKCvPyNh2ajxzuTnDaNCFirNyqR7vN4u3ibQ72jP2Bl A fine agosto, d'altra parte, Stefano Re aveva pubblicato il video di inchiesta di Massimo Mazzucco sul "caso Wakefield" Il video rappresenta a oggi una delle migliori se non la migliore indagine divulgativa sulla vicenda, e riporta informazioni corrette e verificabili. Malgrado questo, il social lo etichetta come "falso e bugiardo". Da piccoli avremmo ribattuto: "Chi lo dice sa di esserlo". https://www.facebook.com/reel/2569565523482744

IL PAESE DEI BALOCCHI 🌺🌺🌺 In questi giorni ben pochi media hanno ritenuto di passare la notizia dell'Italia fanalino di coda della spesa sanitaria. Non abbiamo in altri termini imparato nulla dalla pandemia, durante la quale - al netto della gestione irrazionalmente inappropriata dell'emergenza - si constatava l'evidenza di un servizio sanitario nazionale vittima di decenni di sottofinanziamento e in carenza cronica di personale e strutture. E questo ha pesato tremendamente sul bilancio della pandemia, rispetto agli altri paesi messi più o meno meglio di noi per posti letto, rianimazioni, medici e compagnia briscola. Che non sia una questione di governi di destra o sinistra è altrettanto sotto gli occhi di tutti, e che probabilmente la condizione sia il risultato di una serie di "vincoli esterni", dall'UE alla Nato agli USA, è banalmente ovvio visto che non può sfuggire a nessuno che mentre la sanità, come del resto la scuola, l'università, i servizi e lo stato sociale nel suo complesso sono pesantemente definanziati, gettiamo miliardi per alimentare la guerra in Ucraina, guerra oltre tutto rivolta contro la Russia, che pochi anni fa era nostro partner commerciale con benefici economici enormi e alla quale ci legano rapporti storici di amicizia, buttati ora in discarica da una manica di criminali guerrafondai. E dunque vorrei concludere dicendo che abbiamo quel che ci meritiamo, ma in realtà non credo che sia così: non ce la meritiamo per nulla questa situazione, anche se si fatica a capire cosa possiamo fare per cambiarla. https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/spesa-sanitaria-gimbe-italia-sempre-pi-lontana-dall-europa-la-pubblica-al-6-2-del-pil-contro-una-media-del-7-1-e-questo-gap-vale-36-miliardi/

L'ANTITOSSINA DI WIKIPEDIA (2) 🌺🌺🌺 Un collega e caro amico ha appena aggiornato la pagina in lingua italiana allineandola
+1
L'ANTITOSSINA DI WIKIPEDIA (2) 🌺🌺🌺 Un collega e caro amico ha appena aggiornato la pagina in lingua italiana allineandola a quella in lingua inglese. Qui la ragione che rendeva utile la correzione: https://t.me/MarCosent/5136

L'ANTITOSSINA DI WIKIPEDIA 🌺🌺🌺 Nella tragica vicenda della bimba palermitana morta per difterite, l'aspetto di maggiore cr
+1
L'ANTITOSSINA DI WIKIPEDIA 🌺🌺🌺 Nella tragica vicenda della bimba palermitana morta per difterite, l'aspetto di maggiore criticità riguarda la mancata somministrazione del siero antidfterico, ovvero dell'antidoto a base di immunoglobuline neutralizzanti, che con ottima probabilità le avrebbe salvato la vita. E' dunque alquanto curioso scoprire oggi che Wikipedia nella pagina in lingua italiana dedicata alla difterite incredibilmente non fa alcun cenno al siero come terapia, menzionando invece ampiamente il vaccino, che non c'entra nulla. Al contrario la medesima pagina ad esempio in lingua inglese divide opportunamente la prevenzione dalla terapia e in quest'ultima sezione tratta come primo presidio il siero, sottolineando come la sua somministrazione debba essere tempestiva. "Italians not always do it better"

Repost from Laura Ru
In una umiliante sconfitta per i sogni espansionistici dell'Unione Europea, gli islandesi hanno respinto la riapertura dei negoziati di adesione. Con un'affluenza dell'82,5 per cento, il 52,8 per cento ha votato "No" contro il 47,2 per cento di favorevoli. La campagna del "No" ha sostenuto con successo che l'adesione all'UE avrebbe messo a rischio il controllo islandese sulle proprie zone di pesca, da cui deriva quasi il 40 per cento delle esportazioni del paese Il governo ha provato ogni stratagemma, persino anticipando il referendum per far leva sulle minacce di Donald Trump di annettersi la Groenlandia. La commissaria europea per l'Allargamento Marta Kos ha promesso "soluzioni creative" per la pesca. Ma gli islandesi conoscono già queste promesse e sanno che non verrebbero mantenute. Cosa offriva Bruxelles? L'euro. La sicurezza. Entrambi si sono rivelati strumenti di subordinazione, che spogliano gli Stati membri della loro sovranità e li costringono in un'agenda bellica dettata dall'altra sponda dell'Atlantico. La "sicurezza" dell'UE oggi significa qualcosa di molto diverso dal garantire la pace. Gli Stati membri sono costretti a destinare fette sempre più grandi dei loro bilanci nazionali per le spese militari: 418 miliardi di euro nel 2025, destinati a salire a 454 miliardi nel 2026. Bruxelles la chiama difesa. Io la chiamo un fallimento totale della diplomazia europea e una mancanza di visione strategica. Aggiungete il costo del sostegno all'Ucraina in una crociata futile contro la Russia. L'UE sta ora incanalando miliardi nella produzione bellica ucraina, con un nuovo pacchetto di "prestiti" da 90 miliardi di euro, ed è di fatto diventata un co-belligerante nel conflitto. Questo referendum non riguardava l'economia. L'Islanda gode già dell'accesso al mercato unico. La questione era se cedere ciò che restava della propria sovranità a una commissione non eletta. Ha vinto il buon senso. L'Islanda ha dimostrato che una piccola nazione può ancora dire no al Golem europeo. Che la sovranità non è un concetto arcaico. Il popolo islandese, orgoglioso, indipendente e lucido, ha dato all'Europa una lezione su cosa significhi essere liberi. @LauraRuHK

NON VA(X) 🌺🌺🌺 L'altra settimana i media stamburavano l'impennata di Moderna in borsa, che le ha fruttato un +130-150% di valore azionario e una quarantina di miliardi (miliardi!) di dollari in più, grazie all'annuncio peraltro del tutto preliminare di dati favorevoli nella sperimentazione clinica del suo vaccino contro il melanoma, in collaborazione con Merck che ci mette un altro farmaco biotech. https://t.me/MarCosent/5121 Poche e nulle informazioni oggi invece sulla sospensione dello studio di un vaccino analogo stavolta contro il cancro del colon. https://www.reuters.com/business/healthcare-pharmaceuticals/biontech-terminate-mid-stage-trial-mrna-cancer-vaccine-2026-08-28/ E nulla, quelli di Moderna sono convinti che la scatoletta nanolipidica messa a punto per il covid possa funzionare con qualsiasi altro RNA. Che abbiano vinto alla lotteria pandemica è indubbio, ma la "taglia unica" evidentemente non funziona per tutto. E questo studio deve proprio essere andato male. Chissà se conosceremo mai i dati in dettaglio?

MARAMEO! 🌺🌺🌺 "Vildirðu plata mig?" [che me stavi a cojonà?]
MARAMEO! 🌺🌺🌺 "Vildirðu plata mig?" [che me stavi a cojonà?]

Infatti, i linfociti T citotossici CD4 mostravano un'estesa espansione clonale. Ciò significa che alcune cellule, dopo aver presumibilmente riconosciuto un bersaglio specifico, si moltiplicavano creando numerose copie di se stesse. Il clone dominante rappresentava, in media, un terzo di queste cellule, mentre in un centenario ne costituiva quasi il 54%. Questo quadro suggerisce ripetuti incontri con antigeni persistenti e la presenza di una memoria immunitaria che continua ad apprendere anche in età estremamente avanzata. Ancora più interessante è stata l'osservazione che i recettori appartenenti ad alcuni di questi cloni assomigliavano ai recettori presenti sui linfociti T di pazienti affetti da tumore al polmone, al seno o al fegato. I supercentenari dello studio non presentavano questi tumori. È quindi possibile – sebbene ciò non sia ancora stato dimostrato – che il loro sistema immunitario avesse riconosciuto ed eliminato le cellule portatrici di alterazioni maligne precoci prima che si sviluppasse un tumore clinicamente rilevabile. Con l'avanzare dell'età, mutazioni, disfunzioni mitocondriali e cellule senescenti si accumulano gradualmente. Le cellule senescenti non sono inerti. Secernono sostanze infiammatorie, danneggiano i tessuti circostanti e mantengono uno stato cronico di infiammazione di basso grado noto come "inflammaging". Se una popolazione specializzata di cellule CD4 citotossiche è in grado di rimuovere parte di questo carico biologico, potrebbe contribuire in modo sostanziale al mantenimento dell'omeostasi. L'invecchiamento, quindi, non è semplicemente una progressione lineare di deterioramento. È una continua lotta tra danno e riparazione, disorganizzazione e adattamento. Attraverso l'allostasi, l'organismo cerca di mantenere la stabilità in mezzo al cambiamento. Quando questo sforzo si prolunga o fallisce, il carico allostatico si accumula, diventa dannoso e, dopo un certo punto, si instaura la cacostasi. I supercentenari sembrano possedere la capacità di trasformare parte di questa sfida cronica in un'efficace risposta adattativa, evitando così una disregolazione distruttiva e letale per molti decenni. È tuttavia essenziale la cautela scientifica. Lo studio era di piccole dimensioni, ha esaminato cellule circolanti nel sangue e non dimostra che i linfociti T citotossici CD4 causino la longevità o prevengano il cancro. Potrebbero esserne una causa, una conseguenza o semplicemente una caratteristica concomitante di un invecchiamento sano. Queste cellule devono essere studiate anche all'interno dei tessuti umani e occorre identificare con precisione i bersagli che riconoscono. Il messaggio, tuttavia, rimane ottimistico. Il sistema immunitario non si limita a invecchiare; si evolve, seleziona e si adatta. La medicina della longevità potrebbe un giorno mirare non solo a rallentare il deterioramento, ma anche a rafforzare questa capacità intrinseca dell'organismo di riconoscere, ricordare e proteggere se stesso. I supercentenari non ci mostrano come sconfiggere il tempo. Ci mostrano come l'organismo umano possa continuare a impegnarsi in un dialogo creativo con esso.