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Davide Lombardi Official

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📈 Analytical overview of Telegram channel Davide Lombardi Official

Channel Davide Lombardi Official (@davidelombardiofficial) in the Italian language segment is an active participant. Currently, the community unites 11 257 subscribers, ranking 4 582 in the Politics category and 2 267 in the Italy region.

📊 Audience metrics and dynamics

Since its creation on невідомо, the project has demonstrated rapid growth, gathering an audience of 11 257 subscribers.

According to the latest data from 29 July, 2026, the channel demonstrates stable activity. Although there has been a change in the number of participants by 88 over the last 30 days and by 14 over the last 24 hours, overall reach remains high.

  • Verification status: Not verified
  • Engagement rate (ER): The average audience engagement rate is 36.67%. Within the first 24 hours after publication, content typically collects 22.46% reactions from the total number of subscribers.
  • Post reach: On average, each post receives 4 127 views. Within the first day, a publication typically gains 2 528 views.
  • Reactions and interaction: The audience actively supports content: the average number of reactions per post is 0.
  • Thematic interests: Content is focused on key topics such as dollaro, wolframio, stati, uniti, miliardo.

📝 Description and content policy

The author describes the resource as a platform for expressing subjective opinions:
davidelombardi.net

Thanks to the high frequency of updates (latest data received on 30 July, 2026), the channel maintains relevance and a high level of publication reach. Analytics show that the audience actively interacts with content, making it an important point of influence in the Politics category.

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propria subordinazione strategica in una virtù morale? Siamo sicuri che New York o Chicago verrebbero messe sul tavolo per difendere qualche capitale europea dopo anni di escalation perfettamente evitabile? Chi sostiene di conoscere con certezza la risposta non è un analista. È un venditore di polizze assicurative contro l’Apocalisse. La verità è molto più scomoda: non sappiamo fino a dove arriverà la Russia; non sappiamo come reagirebbero davvero gli Stati Uniti; non sappiamo quale incidente potrebbe far saltare l’intero equilibrio. Eppure continuiamo. Con la faccia seria. Con i comunicati solenni. Con le fotografie di gruppo. Con Ursula von der Leyen che parla di sicurezza mentre l’Europa diventa ogni giorno più insicura. Il sogno è logorare la Russia fino a piegarla. Il rischio è logorare l’Europa fino a renderla economicamente più povera, militarmente più esposta e politicamente più dipendente. Ma guai a dirlo. Altrimenti sei putiniano. Ormai il dibattito pubblico funziona così: chi chiede di aumentare il rischio nucleare è responsabile; chi chiede di fermarsi è estremista; chi vuole negoziare è traditore; chi vuole confiscare petrolio altrui è difensore del diritto. Una meraviglia. Zhok ha ragione sul punto decisivo: stiamo trattando una guerra sempre più diretta come se fosse una questione amministrativa. Una pratica da firmare. Un regolamento da approvare. Un carico da vendere. Una nave da bloccare. Poi, il giorno in cui la guerra smetterà di essere un dossier e diventerà un’esplosione, assisteremo al solito spettacolo. Le stesse persone che hanno acceso il cerino ci spiegheranno, con voce commossa, che il fuoco è arrivato all’improvviso. La torta è la guerra. E noi siamo quelli seduti a tavola mentre Bruxelles versa benzina e ci invita a brindare alla pace.» Don Chisciotte Fonti: Consiglio dell’Unione Europea, EUR-Lex, Reuters, documentazione ufficiale sulla dottrina nucleare russa.

«Tra le nuove sanzioni (21° pacchetto) c’è anche la possibilità, per le autorità nazionali, di vendere i carichi di petrolio
«Tra le nuove sanzioni (21° pacchetto) c’è anche la possibilità, per le autorità nazionali, di vendere i carichi di petrolio russo già sequestrati o confiscati. Detto senza il deodorante burocratico di Bruxelles: prima blocchiamo il carico; poi lo sequestriamo; poi ce lo vendiamo. E naturalmente lo chiamiamo “diritto europeo”. Se lo facesse qualcun altro, avremmo già convocato otto vertici NATO, dodici talk show e venti esperti di diritto internazionale per spiegare che siamo davanti alla pirateria. Se lo facciamo noi, invece, è “attuazione delle misure restrittive”. La civiltà giuridica occidentale, ormai, consiste soprattutto nel trovare un nome elegante alle cose che condanniamo negli altri. Zhok richiama la guerra da corsa dell’Inghilterra elisabettiana contro la Spagna. Il paragone non è identico sul piano tecnico: allora c’erano privati autorizzati dalla Corona, oggi ci sono Stati, regolamenti, funzionari e timbri. Insomma, la vecchia pirateria aveva almeno il coraggio di vestirsi da pirateria. Quella moderna preferisce il tailleur, la conferenza stampa e il comunicato in dodici lingue. Ma la sostanza politica resta uguale. E mentre facciamo tutto questo, continuiamo a raccontarci che non siamo in guerra. No, certo. Forniamo armi. Forniamo intelligence. Finanziamo lo Stato avversario della Russia. Colpiamo il suo sistema economico. Blocchiamo le sue navi. Sequestriamo i suoi beni. Vendiamo i suoi carichi. Ma non siamo in guerra. Siamo soltanto in una lunghissima, costosissima e pericolosissima “iniziativa per la pace”. La parola guerra, evidentemente, si può usare solo quando arrivano le macerie a casa nostra. Prima è “solidarietà”. Poi è “deterrenza”. Poi è “pressione”. Poi è “resilienza”. E infine, quando salta qualcosa, tutti davanti alle telecamere con la faccia di chi non poteva immaginarlo. La scommessa europea è questa: fare la guerra alla Russia senza subirne mai le conseguenze. Logorarla. Umiliarla. Sanzionarla. Derubarla. Armarne i nemici. Colpirne gli interessi. E sperare che Mosca continui a incassare con educazione, magari inviando una protesta formale su carta intestata. È una strategia raffinata. La stessa di quello che prende a calci un cane legato e si convince che il guinzaglio non si spezzerà mai. L’Europa sembra credere che la Russia sia contemporaneamente abbastanza pericolosa da giustificare centinaia di miliardi in riarmo e abbastanza innocua da poter essere provocata senza limiti. Un prodigio logico. Mosca sarebbe il nuovo impero del male, pronto a invadere Lisbona, ma anche un gigante di cartapesta incapace di colpire una nave, un porto, una rete energetica o un’infrastruttura europea. Le due cose non stanno insieme. Ma a Bruxelles la coerenza è considerata una forma di estremismo. Intanto la Russia ha intensificato gli attacchi contro il sistema portuale ucraino. Non è vero che quei porti fossero stati completamente risparmiati: erano già stati colpiti dal 2022. Ma l’escalation è evidente. E invece di leggere il segnale, i nostri strateghi da buffet lo interpretano come un invito a rilanciare. Più armi. Più sanzioni. Più sequestri. Più provocazioni. Il tutto con la serenità di chi è convinto che a morire, a perdere la casa e a pagare il conto sarà sempre qualcun altro. Ed eccoci al punto che nessuno vuole pronunciare senza abbassare la voce: la Russia è una potenza nucleare. Non significa che lancerà una testata domattina perché è stata sequestrata una petroliera. Significa però che una potenza nucleare spinta verso quella che percepisce come una minaccia esistenziale non ragiona secondo il manuale di buone maniere dell’Europarlamento. Più aumenta la pressione, più si riducono i margini della prudenza. Più Mosca si sente accerchiata, più cresce il rischio che qualcuno decida che non esistono più opzioni convenzionali sufficienti. E noi? Noi continuiamo a giocare con la convinzione infantile che gli Stati Uniti verranno sempre a salvarci. Davvero? Siamo certi che Washington rischierebbe una guerra nucleare sul proprio territorio per vendicare un’Europa che ha trasformato la pr

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Ricordate quando Trump ha raccolto 12 miliardi di dollari, dopo aver iniziato la guerra nel golfo,e poi non abbiamo mai più sentito parlare del Consiglio della Pace? Andate a vedere quanta pace c'è ora in CIsgiordania, Libano, Kuwait, Arabia e Yemen Che fine hanno fatto tutti quei soldi?

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