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CHI SIMPATIZZA PER LA FSSPX COME DEVE COMPORTARSI?: (di Daniele Trabucco https://www.facebook.com/photo?fbid=10244421393454058&set=a.4361000147335 ) Molti fedeli, mi è capitato di leggere nella giornata odierna, davanti al Decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede del 02 luglio 2026 sulla Fraternità San Pio X che ha proceduto alle ordinazioni episcopali senza mandato pontificio, hanno reagito come se la Chiesa avesse aggravato in modo speciale la posizione dei laici che frequentano le celebrazioni della Fraternità. Questa lettura è errata. Il decreto non dice che la semplice presenza a una Messa della Fraternità produca automaticamente la scomunica. Dice che chierici e fedeli laici non devono aderire allo scisma, perché è tale adesione a far incorrere nella scomunica "latae sententiae". La Nota esplicativa dello stesso Dicastero conferma il punto: per i laici sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità, secondo i criteri già fissati dalla Nota del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi dell'anno solare 1996. Dunque, non basta entrare in cappella, assistere occasionalmente a una celebrazione o desiderare una certa forma liturgica. Occorre una scelta libera, consapevole e manifestata di rottura con la comunione della Chiesa e con l’obbedienza dovuta al Romano Pontefice. Non è una novità del 2026. Valeva già nel 1988, quando Papa Giovanni Paolo II (1978-2025), nel Motu proprio "Ecclesia Dei" del 02 luglio 1988, affermò che l’adesione formale allo scisma comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa. Il criterio è rimasto lo stesso: non scomunica la presenza materiale, scomunica l’adesione formale. La stessa regola ovviamente vale anche fuori dal caso FSSPX. Un cattolico che assiste a un rito anglicano, ortodosso o di altra comunità cristiana non è scomunicato per il solo fatto di essere presente. La questione diventa penale quando egli aderisce formalmente a una dottrina contraria alla fede cattolica o a una posizione di rottura con il primato di Pietro. Il can. 1364, paragrafo 1, del vigente Codex iuris canonici del 1983 colpisce, infatti, l’apostata, l’eretico e lo scismatico, non il semplice presente a una celebrazione. Perciò i fedeli della Fraternità non sono posti in una condizione più sfavorevole rispetto agli altri. La legge della Chiesa è una sola: la comunione cattolica si perde quando si aderisce formalmente all’eresia o allo scisma, non quando si assiste materialmente e occasionalmente a un rito. Difendere la Tradizione significa, allora, difendere anche l’unità visibile della Chiesa e il primato del Romano Pontefice. Santa Caterina da Siena (1347-1380), Patrona d'Italia, nella "Lettera a Bernabò Visconti", afferma che il Vicario di Cristo, tenendo "le chiavi del sangue di Cristo crocifisso", anche se fosse "dimonio incarnato", resta colui davanti al quale non si deve "alzare el capo", bensì umiliarsi e chiedere misericordia. CLICCANDO QUI https://www.doctrinafidei.va/content/dam/dottrinadellafede/documenti/2026-07-02-Prassi-riconciliazione.pdf TROVATE I TESTI UFFICIALI CHE LO CONFERMANO....

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Prendendo spunto da alcuni recenti e dolorosi fatti di cronaca, in questa tavola rotonda, assieme a voi, rifletteremo sul fatto che solo nella Chiesa vi è salvezza, nonostante le miserie e i peccati dei suoi membri la facciano sembrare una nave prossima al naufragio. Lo faremo analizzando un testo https://www.youtube.com/watch?v=OBXBsD9mZjw di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI del 1970 e meditando il sogno delle Due Colonne di San Giovanni Bosco. Vi invitiamo anche a leggere una Premessa a Nota video 🙏🥹🙂
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E ora, che fare? (di Don Alfredo Maria Morselli https://www.dogmatv.it/ci-dispiace-ma-noi-dobbiamo-andare-avanti-nella-chiesa/ ) Di fronte alla Consacrazione di quattro Nuovi Vescovi della FSSPX, si possono fare riflessioni di vario genere: ci si può chiedere se è stato un atto veramente scismatico, se sia stato motivato da vere ragioni. Ci si può chiedere in che modo debba essere divisa la responsabilità se siamo giunti a questo esito… Credo, tuttavia, che la domanda più importante sia un’altra, ed è precisamente questa: “Che cosa posso fare – quindi che cosa devo fare -, che cosa devono fare ora tutti i buoni cristiani che hanno pregato, pianto, argomentato perché non accadesse quello che purtroppo è avvenuto?” Ci ha già risposto il Santo Padre, il 16 giugno scorso, a Castel Gandolfo: di fronte alla domanda di un giornalista, Leone XIV aveva detto che stava «considerando» la possibilità di lanciare un ultimo «appello» per scongiurare lo scisma della FSSPX, concludendo con la frase: “Se fanno quella scelta mi dispiace, ma noi dobbiamo andare avanti”.
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Il cristianesimo è la religione del Corpo e Sangue di Cristo. Redenzione e santificazione, grazia e gloria, non sono che diversi aspetti della sua efficacia. Tutta la storia della Chiesa è storia del Preziosissimo Sangue, perché è quella della predicazione del Vangelo e dell’amministrazione dei sacramenti. https://www.youtube.com/watch?v=hwp3rX30rDA
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*ATTENZIONE, COMUNICATO A TUTTI GLI AdM* - LA SENTENZA E' ARRIVATA E NON NE GIOIAMO AFFATTO MA.... siamo avvisati: 1) Decreto del DDF sullo scisma della FSSPX https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20260702_decreto-scomunica-fsspx_it.html 2) AVVISO A TUTTI I FEDELI CATTOLICI: Nota esplicativa https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20260702_nota-esplicativa-fsspx_it.html A tale riguardo, d’ora in poi: 1. I ministri sacri appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici (cfr. Ecclesia De, 5 c; Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del Vescovo Marcel Lefebvre, 24.08.1996, 5-6), risultando soggetti alla scomunica prevista dal diritto (can. 1364 § 1 CJC). 2. *Per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X alle condizioni stabilite nella Nota esplicativa dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996 (cfr. ibidem, 7), ancora vigente, che questo Dicastero fa propria.* 3. Si avverte, infine, il santo Popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi. TUTTO QUESTO FA SOFFRIRE.... ma non esiste una via di mezzo... e lo spieghiamo con una riflessione del professor Daniele Trabucco https://www.facebook.com/daniele.trabucco.1 che facciamo nostra: *L'INSEGNAMENTO DI AGOSTINO:* Chiudo questa giornata con un passo mirabile di Sant'Agostino che mette a tacere tutte le impalpabili difese del gravissimo atto scismatico consumato oggi in Svizzera, ad Econe. È tratto dall' "Epistula 208", "ad Feliciam", n. 6. Sono andato a rileggerlo con attenzione: "Ut quando forte incurrerint in pastores malos, doctrinam illius praedicantes et sua mala opera facientes, quae dicunt, faciant; quae autem faciunt, non faciant; nec propter filios iniquitatis, pascua deserant unitatis". Traduzione (mia e spero fedele al testo): *"Così, quando (sottointeso i fedeli) eventualmente si imbattono in cattivi pastori, i quali predicano la dottrina di Cristo e compiono opere cattive, facciano ciò che essi dicono, ma non facciano ciò che essi fanno, e non abbandonino, a causa dei figli dell’iniquità, i pascoli dell’unità".* Il messaggio è chiaro: Agostino dice che le pecore buone non pongono la speranza nei pastori, nemmeno in quelli buoni, ma in Cristo, dal cui sangue sono state redente. Perciò, anche davanti a pastori cattivi, non devono uscire dall’unità della Chiesa. Si potrebbe muovere un'obiezione: e quelli che non insegnano neppure Cristo, sposando l'errore? Ancora Agostino questa volta nel "Contra Cresconium grammaticum donatistam", libro III, 35, 39: "Fugio paleam, ne hoc sim; non aream, ne nihil sim". Traduzione (sempre mia): *"Fuggo la paglia, per non essere questo (ciò); non fuggo l’aia, per non essere nulla".* Pur allontanandosi dal peccato, egli non abbandona la Chiesa terrena (l'aia). Fuggire dalla Chiesa per fondarne una popolata solo da "eletti" o presunti tali significherebbe isolarsi, spezzare l'unità e, di fatto, annullarsi spiritualmente dalla comunione. Rappresentando la Chiesa terrena, l'aia raccoglie inevitabilmente un miscuglio di elementi: sia il grano buono (i giusti) che la paglia inutile (i peccatori), ma sarà compito del Signore ripulire la Chiesa da ogni zizzania con la quale Egli invita una convivenza intenta a fare il discernimento tra il bene il male, il giusto e ciò che giusto non è.. Questa è la vera fedeltà alla Tradizione e non le solite etichette moderne ed errate di tradizionalista, conservatore, progressista. Sancte Pie Decime, ora pro nobis. Amen.
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https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/07/02/0568/01078.html "Si avverte, infine, il santo P
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/07/02/0568/01078.html "Si avverte, infine, il santo Popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi. (...) Si esortano, infine, tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa (cfr. Lumen Gentium, 22; can. 751 CIC), e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X".
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https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/07/02/0568/01077.html "Si ammoniscono i chierici e i
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2026/07/02/0568/01077.html "Si ammoniscono i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae."
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“Il Sangue di Cristo è la chiave del Paradiso” insegna san Tommaso d’Aquino. https://www.youtube.com/watch?v=ajYO5NmfMgE
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«Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui». (1Cor.12,26) Oggi, 1° luglio 2026, non c'è nulla per cui gioire... la Chiesa soffre e tutte le Membra con Lei. Quando san Paolo dice che “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” o che "se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui", sta rivelando una verità molto concreta sulla Chiesa: non siamo un gruppo di individui che “si incontrano”, ma un solo Corpo in Cristo, dove la vita di ciascuno raggiunge gli altri. Il contesto della sofferenza o della gioia, coinvolge tutta la Chiesa, ossia tutto il Corpo del quale siamo Membra. Questa sofferenza delle “membra” non è solo un sentimento generico di compassione. È un vincolo reale di comunione, perché la Chiesa vive nella solidarietà: “In questa solidarietà… fondata sulla comunione dei santi… la carità fa sì che il bene di uno ridondi all’altro”. (CCC n.953) Questo significa che il dolore, le ferite e le prove di una persona, MEMBRO DELLA CHIESA, non restano “chiuse” in lei; diventano chiamata, responsabilità e cura per tutto il Corpo. Sant’Agostino lo aveva capito bene: un grande modo di capirlo è l’immagine naturale del corpo; quando una parte fa male, il resto se ne accorge, lo avverte e interviene; così, nella comunione ecclesiale, il Corpo “condivide” la sofferenza e la trasforma in sostegno. Questa lezione ci è data dal CROCEFISSO: in Lui e con Lui soffriamo, ma con Lui e in Lui gioiamo nella Sua Risurrezione. Giovanni Crisostomo lo esprime con forza: “Quando una spina è conficcata nel tallone, tutto il corpo la sente e si muove per guarirla”. Questa verità illumina due atteggiamenti inseparabili: - davanti alla sofferenza altrui, non voltarsi, perché “nessuno vive o muore per se stesso” nella comunione della Chiesa; - davanti al bene altrui, non invidiare, perché anche la gioia è comune: “se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui”. Il risultato è semplice e forte: nella Chiesa, ogni scelta morale e ogni atto di carità (anche piccolo) trova un’eco reale nel bene di tutti, perché la comunione non è un’idea, ma una vita. Ecco la buona notizia: se una persona sta soffrendo, non è sola; il Corpo di Cristo — che siamo anche noi in qualità di Membra mediante il Battesimo— è chiamato a sentirla, farsene carico e assisterla. I Padri della Chiesa interpretano questo versetto paolino come il fondamento dell'unità mistica e reale della Chiesa, intesa come Corpo di Cristo. Nelle loro omelie, questa frase viene spiegata attraverso tre concetti principali: - La Comunione nel Dolore e nella Gioia: Per autori come San Giovanni Crisostomo e Sant'Agostino, l'amore fraterno esclude l'individualismo. Se un solo cristiano soffre, l'intero corpo ne è colpito. Allo stesso modo, il successo o la santificazione di un fratello deve essere motivo di gioia per tutti. - L'Esclusione degli "Anticristi": Sant'Agostino, commentando la prima lettera di Giovanni, sottolinea che la concordanza e la compassione tra le membra non permettono divisioni o fazioni. Chi non prova empatia per le sofferenze del corpo si pone al di fuori della comunione ecclesiale. La Teologia Pratica (San Basilio Magno): I Padri spingono per una solidarietà concreta verso i più deboli e i poveri. Non si tratta di un'emozione passeggera, ma di un'azione reale per farsi carico dei pesi degli altri.
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COME COOPERATORIS-VERITATIS abbiamo il dovere di fermarci a riflettere e a Pregare... 👇👇👇 si legga la riflessione Paolina�
COME COOPERATORIS-VERITATIS abbiamo il dovere di fermarci a riflettere e a Pregare... 👇👇👇 si legga la riflessione Paolina👇👇👇
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Santi protomartiri della Santa Chiesa di Roma, che accusati dell'incendio della Città furono per ordine dell'imperatore Nerone crudelmente uccisi con supplizi diversi: alcuni, infatti, furono esposti ai cani coperti da pelli di animali e ne vennero dilaniati; altri furono crocifissi e altri ancora dati al rogo, perché, venuta meno la luce del giorno, servissero da lampade notturne. Tutti questi discepoli erano degli Apostoli e primizie dei martiri che la Chiesa di Roma presentò al Signore. https://www.youtube.com/watch?v=dNq24VlyOrE
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Il Papa risponde alla FSSPX https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260629-lettera-fraternita-sanpiox.html Al Reverendo Don Davide Pagliarani Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro. La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato. Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione. La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo. Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio. Dal Vaticano, 29 giugno 2026 Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo LEONE PP. XIV
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IN AUDIO E TESTO.... LEGGETE ED ASCOLTATE... e meditate... 🙏 https://robertodemattei.substack.com/p/le-consacrazioni-episcopali-di-santatanasio Nei sessant’anni trascorsi tra il Concilio di Nicea (325) e il Concilio di Costantinopoli (381) la Chiesa conobbe, con la crisi ariana, uno dei momenti più difficili della sua storia. Fu un’epoca di defezione della fede in cui spiccarono figure di strenui difensori dell’ortodossia come sant’Atanasio di Alessandria e sant’Ilario di Poitiers. Sant’Atanasio, in particolare, è divenuto il simbolo della lotta contro l’arianesimo, penetrato fino ai vertici delle gerarchie ecclesiastiche. Nella attuale discussione sulle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio, il nome di sant’Atanasio viene talvolta evocato come esempio di un vescovo che avrebbe consacrato nuovi vescovi al di fuori delle ordinarie norme disciplinari. Un esame rigoroso delle fonti storiche conduce tuttavia a conclusioni assai diverse. Per comprendere correttamente l’attività di Atanasio occorre anzitutto richiamare il quadro canonico del IV secolo. Nei primi secoli non esisteva la procedura giuridica di un mandato pontificio necessario per ogni consacrazione episcopale. Esisteva tuttavia una prassi consolidata, che il primo Concilio di Nicea codificò al canone 4. Questa prassi stabiliva che ogni nuovo vescovo dovesse essere consacrato da tutti i vescovi della provincia ecclesiastica o, qualora ciò non fosse possibile, almeno da tre vescovi, con la conferma finale del metropolita, che era il vescovo principale di una provincia ecclesiastica. Il metropolita possedeva una giurisdizione ordinaria sulla propria provincia. Il Papa esercitava invece un primato universale sulla Chiesa.
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Il testo dell'antica preghiera Oremus pro Pontifice nostro è anonimo è antico e trae origine dalla Sacra Scrittura. Gran parte di questo versetto è ripresa quasi alla lettera dal Salmo 41, 3 (Salmo 40 nella numerazione greca): "Il Signore lo custodisca e lo faccia vivere beato sulla terra, non lo abbandoni in balia dei suoi nemici". Il concetto di Dio come pastore e guida deriva direttamente dal Libro dei Numeri 27, 17: "Perché la comunità del Signore non sia come pecore senza pastore". L'espressione richiama anche il Vangelo di Giovanni sul primato di Pietro (Gv 21, 15-17): "Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle". La più celebre melodia che ascoltiamo è gregoriana ed è stata restaurata e curata dall'abate benedettino Dom Joseph Pothier. Molti altri compositori ne hanno scritto versioni polifoniche, tra cui il maestro Luigi Mapelli. Naturalmente, questa preghiera, viene tradizionalmente adattata inserendo il nome del Papa regnante. Orémus pro Pontífice nostro Leone, Dóminus consérvet eum, et vivíficet eum, et beátum fáciat eum in terra, et non tradat eum in ánimam inimicórum eius. ---- https://youtu.be/bAimymOID0w ---- Preghiamo per il nostro Papa Leone. Il Signore Lo conservi, Gli doni vita e salute, Lo renda felice sulla terra e Lo preservi da ogni male.
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O Dio, che hai santificato questo giorno col martirio degli apostoli Pietro e Paolo, concedi alla tua Chiesa di seguire in tutto l'insegnamento di questi due fondatori della nostra religione. https://www.youtube.com/watch?v=XaNt0DGjGbg
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SOLENNITA' dei Santi Pietro e Paolo (auguri ai Cenacoli AdM), ascoltiamo sant'Agostino per RICONFERMARE la nostra adesione al
SOLENNITA' dei Santi Pietro e Paolo (auguri ai Cenacoli AdM), ascoltiamo sant'Agostino per RICONFERMARE la nostra adesione alla Chiesa, a Pietro, agli Apostoli... "Gesù aveva affermato come risposta: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. A te darò le chiavi del regno dei cieli e le porte degli inferi non prevarranno...» (Mt.16). Preghiamo per il Papa e i Pastori, restiamo UNITI NELLA BARCA che Gesù ha affidato a Pietro, promettendo che nessuna tempesta avrà mai la vittoria su di Essa!!! "Quali vie il Signore apre alla Chiesa? UNA SOLA - spiega il Papa - Quella della fedeltà a Cristo, attraverso il Cuore di Maria, Sua e nostra Madre..." (Leone XIV in un Discorso in Africa, 2026)
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RACCOLTA INTEGRALE SOLENNITA' DEI SANTI PIETRO E PAOLO *CHE COSA E' LA CATTOLICITA'??* OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI - Basilica di San Pietro - Mercoledì, 29 giugno 2005 ( https://cooperatores-veritatis.org/2022/06/29/benedetto-xvi-magistero-completo-per-la-festa-dei-santi-pietro-e-paolo/ ) Cari fratelli e sorelle, La festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo è insieme una grata memoria dei grandi testimoni di Gesù Cristo e una solenne confessione in favore della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. È anzitutto una festa della cattolicità. Il segno della Pentecoste – la nuova comunità che parla in tutte le lingue e unisce tutti i popoli in un unico popolo, in una famiglia di Dio – è diventato realtà. La nostra assemblea liturgica, nella quale sono riuniti Vescovi provenienti da tutte le parti del mondo, persone di molteplici culture e nazioni, è un’immagine della famiglia della Chiesa distribuita su tutta la terra. Stranieri sono diventati amici; al di là di tutti i confini, ci riconosciamo fratelli. Con ciò è portata a compimento la missione di san Paolo, che sapeva di “essere liturgo di Gesù Cristo tra i pagani… oblazione gradita, santificata dallo Spirito Santo” (Rm 15,16). Lo scopo della missione è un’umanità divenuta essa stessa una glorificazione vivente di Dio, il culto vero che Dio s’aspetta: è questo il senso più profondo di cattolicità – una cattolicità che già ci è stata donata e verso la quale tuttavia dobbiamo sempre di nuovo incamminarci. Cattolicità non esprime solo una dimensione orizzontale, il raduno di molte persone nell’unità; esprime anche una dimensione verticale: solo rivolgendo lo sguardo a Dio, solo aprendoci a Lui noi possiamo diventare veramente una cosa sola. Come Paolo, così anche Pietro venne a Roma, nella città che era il luogo di convergenza di tutti i popoli e che proprio per questo poteva diventare prima di ogni altra espressione dell’universalità del Vangelo. Intraprendendo il viaggio da Gerusalemme a Roma, egli sicuramente si sapeva guidato dalle voci dei profeti, dalla fede e dalla preghiera d’Israele. Fa parte infatti anche dell’annuncio dell’Antica Alleanza la missione verso tutto il mondo: il popolo di Israele era destinato ad essere luce per le genti. Il grande salmo della Passione, il salmo 21, il cui primo versetto “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Gesù ha pronunciato sulla croce, terminava con la visione: “Torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a Lui tutte le famiglie dei popoli” (Sal 21,28). Quando Pietro e Paolo vennero a Roma il Signore, che aveva iniziato quel salmo sulla croce, era risuscitato; questa vittoria di Dio doveva ora essere annunciata a tutti i popoli, compiendo così la promessa con la quale il salmo si concludeva. Cattolicità significa universalità – molteplicità che diventa unità; unità che rimane tuttavia molteplicità. Dalla parola di Paolo sulla universalità della Chiesa abbiamo già visto che fa parte di questa unità la capacità dei popoli di superare se stessi, per guardare verso l’unico Dio. Il vero fondatore della teologia cattolica, sant’Ireneo di Lione, ha espresso questo legame tra cattolicità e unità in modo molto bello: “Questa dottrina e questa fede la Chiesa disseminata in tutto il mondo custodisce diligentemente formando quasi un’unica famiglia: la stessa fede con una sola anima e un solo cuore, la stessa predicazione, insegnamento, tradizione come avesse una sola bocca. Diverse sono le lingue secondo le regioni, ma unica e medesima è la forza della tradizione."
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Con Luisella Scrosati e Padre Vincenzo Nuara OP consigliamo assolutamente di ascoltare - chi fosse interessato - sulle vere problematiche legate alla situazione della FSSPX, di mons. Lefebvre... https://www.youtube.com/watch?v=1EmYFvpxfFo Ricordiamo che il problema NON E' la proclamazione di FEDE, nessuna dubita di tale ortodossia, il problema è la LEICITA' di ordinare Vescovi contro il diniego del Pontefice... Nel Catechismo Maggiore di San Pio X, per definirsi cattolici e veri cristiani, è necessario soddisfare tre condizioni fondamentali (Lezione Preliminare, Domanda 3): - Essere battezzati. - Credere e professare la dottrina cristiana. - Obbedire ai legittimi Pastori della Chiesa (il Papa e i Vescovi in comunione con lui). NON E' POSSIBILE SEPARARLI... qui sta il problema, nel terzo elemento che, insieme ai primi due, costituiscono INSIEME il fondamento per dirsi davvero Cattolici... Se, dunque, un Pastore legittimo dovesse ordinarmi dottrine CONTRARIE al Vangelo (alla dottrina, alla morale cattolica) è evidente che io non debba eseguire un bel nulla subendo, ovviamente, tutte le restrizioni o persecuzioni che potrebbero venirmi inflitte, ma in tal senso e in tal caso non ho alcun diritto di usare questo errore del Pastore legittimo, imponendo io stessa un altro errore che non è nella disobbedienza ma sarebbe se io mi costituissi clero o vescovi ordinati al di fuori della comunione ecclesiale, per compiacere ciò che ritengo essere un bene superiore... Insomma, non si guarisce un male con un altro male... Laddove un Pontefice ha commesso errori pastorali... deve essere sempre e solo un altro Pontefice a risolvere i problemi, a nessun altro Dio ha dato questo compito! Come insegnano i veri Santi: chi sta con il Pontefice, non sbaglia mai!!! ed è evidente che si faccia discernimento su quanto un Papa ci chiede dal quale dipende poi il fare o il non fare, ma sempre rispettando i legittimi Pastori... ogni altra strada non viene da Dio! Dice sant'Agostino (Libro Primo - https://www.augustinus.it/italiano/sul_battesimo/index2.htm ) per lo scisma: "... quanto alla ferita dello scisma, tutto ciò che non raccolgono con Cristo (nella Chiesa), lo disperdono. Non si esaltino per le cose che hanno. Perché gettano i loro sguardi orgogliosi sulle parti sane? Si degnino di guardare umilmente anche la loro ferita, e badino non solo a quello che c'è, ma anche a quello che non c'è. Senza la carità (per l'unità nella Chiesa) tutti gli altri doni non servono a niente (1Cor.13,2).
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🥹👉 Nella vita del Sacerdote e del Fedele Laico esiste un pericolo strisciante, una vera e propria trappola spirituale: l'attivismo parrocchiale. Marta e Maria (raccontato nel Vangelo di Luca 10,38-42) è da sempre letto come un monito contro l'attivismo frenetico... Gesù non condanna il servire in sé o l'ospitalità, ma riprende Marta per l'agitazione, l'ansia e la pretesa di dover gestire tutto mentre percepisce l'azione contemplativa di Maria come una sorta di perdita di tempo, inutile... "Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". .. Ma il Signore le rispose: "Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta". Al di là di un certo attivismo si nasconde anche l’attesa di una ricompensa, la pretesa di essere riconosciuta per quanto sta facendo e, quindi, apprezzata per il servizio svolto. Ed è qui che scatta la trappola che spesso rischia di condurci nella depressione, nelle frustrazioni, nelle insoddisfazioni... Cosa succede, allora, quando il "fare" supera l' "essere"? 🥹 NE PARLEREMO INSIEME QUI https://www.youtube.com/watch?v=c3qJeihHhbE per cercare di approfondire il tema e aiutarci reciprocamente a superare alcuni ostacoli....
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O Padre buono, che in San Massimo, vescovo e servitore del tuo popolo, hai dato alla Chiesa un'immagine viva del Cristo, buon pastore, per la sua preghiera concedi a noi, con l'aiuto dello Spirito Santo, di giungere ai pascoli della vita eterna. Amen https://www.youtube.com/watch?v=UdyKrBl1zqg
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