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https://x.com/SavinoBalzano/status/2069671629114724445?s=20 Ieri su Il Fatto Quotidiano è apparsa questa lettera, a firma di Mattia Mario Boccia. Vorrei ringraziarlo pubblicamente. Non solo per aver letto e commentato Romanzo Quirinale (Paper First), ma soprattutto per aver colto, a mio avviso, un punto centrale: non è un libro aprioristicamente avverso al #Quirinale, anzi. Ci sono stati Presidenti e presidenti, per essere chiari. Il punto è comprendersi, parlarsi chiaro, mettere a terra le regole del gioco: quale ruolo deve svolgere il Presidente della Repubblica? Quello di padre della patria? Di garante della Costituzione? Deve essere una figura unificatrice, di garanzia, di pacificazione? Se sì, allora abbiamo un problema: davvero qualcuno crede alla favoletta di #Napolitano e #Mattarella come bonari nonni della Repubblica? Con loro (e, in parte, già prima, sebbene non con altrettanta sfacciataggine), il Capo dello Stato è divenuto un vero e proprio attore politico, al servizio di un preciso programma. Quello di Bruxelles, che è poi quello dei democratici e dei neocon statunitensi. Un programma che vede nella cieca impostazione eurounitaria l'unica stella polare: a prescindere dal fatto che da essa derivino l'austerità, il riarmo, la contrapposizione militare con una parte del mondo, il servilismo del Paese verso la finanza internazionale e la tecnocrazia. A prescindere, insomma, dalla stessa Costituzione che il Colle avrebbe dovuto garantire. E dunque, quali sono le regole del gioco? Prevedono che il Presidente della Repubblica persegua un programma politico senza averlo sottoposto al vaglio democratico? Senza essersi confrontato con il popolo? Con quale legittimazione — e persino con quale legittimità — agisce quando impone una specifica agenda all'Italia? Il potere politico non può essere sottratto alla luce e al confronto con i cittadini: è semplicemente inaccettabile, per definizione antidemocratico e dunque incostituzionale. Ma una cosa deve essere chiara: se quella luce non c'è, è perché qualcuno l'ha spenta. A spegnerla, a voltare la faccia dall'altra parte, è l'infinito manipolo di ipocriti servi che popola il mondo della presunta informazione, dei media e del dibattito pubblico. Senza la loro squallida complicità, tutto crollerebbe. Ed ecco perché Mattia ha ragione quando parla di coraggio. Perché denunciare queste miserie costa molto: l'isolamento, l'ostracismo, il dileggio, le cause temerarie. Ma c'è chi non si piega. E con questo bisogna fare i conti.

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Mi è toccato confrontarmi contemporaneamente con due altissime vette del pensiero: Adinolfi e Parenzo. #Adinolfi, in preda al
Mi è toccato confrontarmi contemporaneamente con due altissime vette del pensiero: Adinolfi e Parenzo. #Adinolfi, in preda alla disperazione più nera e alla folle ricerca di un po' di fama, è andato al #Pride sventolando un fazzoletto indegno. Sventolando, cioè, lo stesso simbolo che oggi campeggia sulle divise e sui carri armati che sparano sui civili a #Gaza e in #Cisgiordania. Si è iscritto a pieno titolo al circoletto dei frignoni di professione: quelli che vanno a rompere i coglioni agli eventi altrui per poi piangere davanti alle telecamere, denunciando l'ingiusta censura subita. Ovviamente #Parenzo ce lo descrive come il nuovo Martin Luther King. Solo a me fanno un po' pena?
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A questo punto direi che non ci sono più dubbi. Se lui la pensa cosi, è un libro imperdibile.
A questo punto direi che non ci sono più dubbi. Se lui la pensa cosi, è un libro imperdibile.
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Solo un uomo, in Italia, gode dello stesso servilismo riservato a #Mattarella: Mario #Draghi. I trombettieri del #Quirinale s
Solo un uomo, in Italia, gode dello stesso servilismo riservato a #Mattarella: Mario #Draghi. I trombettieri del #Quirinale si preparano alla sua ascesa al Colle (sempre che Mattarella non ambisca al terzo mandato) e si portano avanti con il lavoro di lingua. Ne ho parlato con Giulio Cavalli, ospite del suo bel programma Urto, in onda su Radio Cusano.
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https://x.com/i/status/2068361284869865783 Involontariamente, ieri, sul Venerdì di Repubblica, Massimo Giannini ha firmato una recensione al mio nuovo libro, Romanzo Quirinale, Paper First. Una sua lettrice, una delle moltissime immagino, gli domanda della vicenda della grazia a Nicole Minetti. Nutre dubbi sull'opportunità della scelta del Colle. Ma guarda te che impudente! Le risponde il severissimo Giannini e leggete, se riuscite, l'incipit delle sue auguste parole: «Nel sacro rispetto dell'istituzione più sacra del Paese (e che dio o chi per lui ci conservi sempre Mattarella)». Si noti: Dio scritto in minuscolo, a differenza di Mattarella. Per Giannini il secondo è più sacro del primo. La sua laicità cede al cospetto del Capo dello Stato. Francamente ho provato un imbarazzo che non vi saprei descrivere. Magari a torto, ho percepito dalla lettura un servilismo totalmente disarmato, una penna che non potrebbe mai inciampare e cadere. Lascio a voi immaginare il perché. Non si dovrebbe mai entrare nel merito delle parole di chi scrive così, perché non è semplicemente credibile. Ad ogni modo, eccoci. Non volendo, ci mancherebbe altro, Giannini sconfessa lo stesso Colle. Lo solleva da ogni responsabilità. Eppure, sul sito internet del Quirinale si afferma che ogni responsabilità è proprio del Presidente della Repubblica e che, rispetto alla grazia, la controfirma del ministro della Giustizia ha valore meramente notarile. La sua lettrice, assai più coraggiosa di lui, poneva interrogativi irrinunciabili: «Mi viene da pensare che ci sia qualcosa che non sappiamo». Brava: il punto è proprio questo. Ma Giannini la mette a posto: «Non faccio dietrologie». Il lavoro di Giannini, però, sarebbe proprio questo: fare dietrologie, indagare su ciò che può condizionare il potere, una delle più importanti istituzioni della Repubblica, la più importante di tutte. Questo fa il giornalista. Temo che Giannini abbia mal interpretato il principio secondo cui il giornalismo dovrebbe essere il cane da guardia del potere. C'è stato un malinteso bello grosso. Sul sito del Quirinale, ad esempio, si legge che il Capo dello Stato non concede la grazia se il candidato ha diritto a misure alternative alla carcerazione. Questo perché viene meno il senso stesso della grazia, che mira a ridurre l'eccessiva afflittività della pena. Ora, perché Mattarella si smentisce? Perché lo fa per una persona come la Minetti? Perché Mattarella, che è persona intelligente, compie una scelta tanto palesemente imbarazzante? Che cosa ha spinto il Capo dello Stato a fare qualcosa di così spericolato e pericoloso per la sua immagine? Che cosa lo ha condizionato a tal punto? Giannini intende sospettare della lucidità di Mattarella? Non voglia il cielo! Questi interrogativi, Giannini, per un giornalista sono semplicemente categorici: non possono essere ignorati. Perché fanno calare ombre inquietanti sull'operato di Sergio Mattarella. Una democrazia seria si interrogherebbe giorno e notte sul punto. Tu invece scappi, dopo un inchino riverente. E la difesa finale del Fatto Quotidiano mi suona dunque di un'ipocrisia insopportabile. Fanno un altro tipo di lavoro, loro. Per questo dico che Giannini, involontariamente, mi sponsorizza il libro: è la prova vivente di come il Presidente della Repubblica rappresenti un potere ormai fuori controllo, fuori dal controllo democratico, una sorta di pontificato che si regge solo grazie alla complicità sdraiata di un certo tipo di "informazione". Cara Federica (così si chiama la sua lettrice), le tue domande sono più che lecite e decisamente acute. Mi spiace per la risposta poco seria e per nulla edificante che ti è stata riservata. Ti rivolgo una sola critica: hai sbagliato proprio indirizzo. A meno che — e qui mi inchinerei io, ma alla tua furbizia — il tuo scopo non fosse proprio quello di farci assistere a questo spettacolo osceno.
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Quando Papa Francesco diceva che la Nato aveva abbaiato a lungo alle porte di Mosca, veniva preso a pesci in faccia. Lo stess
Quando Papa Francesco diceva che la Nato aveva abbaiato a lungo alle porte di Mosca, veniva preso a pesci in faccia. Lo stesso accadeva quando poneva interrogativi su Gaza. Quando Leone ha parlato di una pace disarmata e disarmante, si è detto quasi con sufficienza: «Cosa volete che dica il Papa?». Quando a parlare è #Mattarella, tutti in ginocchio, tutti in adorazione, tutti pervasi da una sorta di estasi mistica. E se c'è un giornale che prova a mettere sotto la lente d'ingrandimento certe contraddizioni, come Il Fatto Quotidiano, il resto del sistema mediatico fa il tifo perché chiuda i battenti. Lo capite che c'è qualcosa di enorme in ballo? Interrogarsi sulla figura del capo dello Stato, significa interrogarsi su chi comanda davvero; sullo stato pietoso in cui versa ciò che continuiamo a definire informazione; sulla fase agonica che attraversa la nostra democrazia decadente. Ringrazio gli amici di Radio Radio, per l'opportunità. "Romanzo Quirinale", Paper First, è in libreria: dateci una mano!
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https://x.com/SavinoBalzano/status/2067669533343523234?s=20 Lo stesso giorno, il 16 giugno, uscivano due libri: il mio, Romanzo Quirinale, e il suo, quello del migliore degli italiani, di colui il quale trasforma in oro tutto ciò che tocca: #MarioDraghi. Una coincidenza tutt’altro che irrilevante: #Draghi gode della stessa narrazione che ruota attorno all’inquilino del #Quirinale, Sua Santità #Mattarella. Qualsiasi cosa dica, anche quando contraddice tutto ciò che ha sostenuto fino a quel momento, anche quando prende cantonate sesquipedali, viene presentato a reti unificate, dalla nostra informazione servilmente fantozziana, come l’uomo più brillante e intelligente del mondo. Lo chiamano Super Mario, ci raccontano che ce lo invidiano ovunque, lo candidano a ogni possibile ruolo, parlano persino di “effetto Draghi” per motivare i successi olimpici dei nostri atleti. Che la narrazione sia esattamente la stessa del Quirinale non è un caso: Draghi è da sempre candidato a quel ruolo, con il Capo dello Stato condivide la narrazione ciecamente europeista e, difatti, i due appaiono in straordinaria sintonia. I due libri sono usciti lo stesso identico giorno, ovviamente supportati in maniera totalmente diversa, eppure in diverse sezioni si consuma un testa a testa. È un bellissimo segnale: conferma che il Paese è ancora vivo, che il senso critico delle persone è ancora vibrante. A volte siamo un po’ pigri, un po’ confusi e offuscati, anestetizzati dalla cascata di propaganda che ci piove addosso. Ma siamo ancora vivi, e questo è un pensiero confortante.
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"Romanzo Quirinale. Come il Colle ha abbandonato la Costituzione per Washington, Bruxelles e il partito della guerra" - Paper
"Romanzo Quirinale. Come il Colle ha abbandonato la Costituzione per Washington, Bruxelles e il partito della guerra" - Paper First Si scrive che il Presidente della Repubblica sia l’unica istituzione davvero funzionante, l’uomo più amato d’Italia, il custode supremo della Costituzione. Ma è davvero così? È vero che Sergio Mattarella sia tanto stimato e ammirato dal popolo italiano? Savino Balzano smonta una per una le bugie di questo racconto. Concentrandosi sulle dichiarazioni e soprattutto sui silenzi degli ultimi due Capi dello Stato, mostra cosa si nasconde dietro il racconto ricamato dal sistema: una condotta opaca e ambigua, che lascia intravedere spettri preoccupanti. Un testo politico spietato, diretto, semplice e onesto. Paragonando l’operato di Mattarella e Napolitano a quello di altri – a partire da Sandro Pertini – emerge una verità scomoda: certe scelte hanno reso il Quirinale pericoloso per la tenuta democratica del Paese. - Il Fatto Quotidiano, 16 giugno 2026
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Oggi Il Fatto Quotidiano dedica una pagina al mio nuovo libro: “Romanzo Quirinale”. Scelgono un estratto sul governo giallove
Oggi Il Fatto Quotidiano dedica una pagina al mio nuovo libro: “Romanzo Quirinale”. Scelgono un estratto sul governo gialloverde: ciò che #Mattarella fece per impedire la nascita di quell’esecutivo e, soprattutto, il veto su #PaoloSavona. Per la prima volta nella storia della Repubblica, il #Quirinale poneva il veto su un candidato ministro non per ragioni di opportunità legate alla persona, ma per le idee di quest’ultima. Savona era un bravo cristiano, ma pensava cose che non andavano bene. Il Fatto ha scelto un ottimo esempio perché dimostra che la tesi a fondamento del libro è corretta. Il Capo dello Stato si allontana dalla Costituzione nel metodo, esercitando poteri abnormi. Ma anche nel merito, perseguendo un programma politico preciso, scritto a Bruxelles. Discutere di questo libro significa discutere di chi comanda davvero in Italia e dello stato, pietoso, in cui versa da tempo la nostra democrazia.
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Non un elogio del potere. Non una biografia istituzionale ma un'indagine critica sul ruolo assunto dal Quirinale negli ultimi
Non un elogio del potere. Non una biografia istituzionale ma un'indagine critica sul ruolo assunto dal Quirinale negli ultimi decenni e sulle conseguenze delle sue scelte per il sistema democratico italiano. 'Romanzo Quirinale' di Savino Balzano, in libreria. - Paper First
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Oggi, proprio oggi, arriva in libreria il mio nuovo libro, Romanzo Quirinale, edito da Paper First. E guardate la prima pagina del Tempo, proprio di oggi, con il pezzo di Storace. Si preoccupa di un possibile arrivo di Gentiloni, Bersani o Casini al Colle. Peggio ancora sarebbe un islamico, mi pare di capire dalle sue riflessioni. Non ho una particolare simpatia per i tre, ma dubito cambierebbe molto con La Russa o Crosetto. E nemmeno con Meloni, che ad oggi si è dimostrata la portaborse di von der Leyen. Purtroppo non coglie il punto e si limita alla solita logica da tifoso. Un po’ spaventato da Vannacci, peraltro. Il problema è istituzionale e Storace stranamente dimentica un aspetto che, a mio avviso, resta rilevante: l’elefante nella stanza, per tornare a Bersani. Dov’è finita la riforma del premierato che la sua Giorgia aveva promesso? In quale cassetto ha riposto l’intenzione di arginare lo strapotere del #Quirinale che — come giustamente osservava — non gode di alcuna legittimazione democratica da parte del popolo? Non c’è risposta: è solo l’ennesima promessa disattesa da #Meloni. Promesse della prima Meloni, quella che voleva mettere in ginocchio la finanza internazionale. Quella di oggi, forse un clone, si scandalizza quando le fanno notare che in ginocchio si è messa proprio lei, ai piedi di quella tecnocrazia che doveva mettere in riga. E adesso frignano perché un generale le alita sul collo. P.S. A Francé, mo però una recensione al libro scrivetela. https://x.com/SavinoBalzano/status/2066773828638744747?s=20
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https://x.com/SavinoBalzano/status/2066498174647152904?s=20 Ci siamo: domani saremo in libreria con “Romanzo Quirinale. Come il Colle ha abbandonato la Costituzione per Washington, Bruxelles e il partito della guerra”, Paper First. «Nessuno ti potrebbe consigliare di scrivere un libro come questo. Figurati se io posso consigliarti di pubblicarlo. Per la verità avevo anche consigliato a me stesso di non scrivere questa prefazione. Ma alla fine ho ceduto, ovviamente con la speranza che anch’essa, come tutto il resto del libro, non vedrà mai la luce. (...) Sei ancora in tempo, caro Savino, per buttare questo lavoro nel cestino ed evitare tanti guai a te. E qualcuno anche a me. Ma lo so che non lo farai perché i guai, a quelli come noi, piacciano assai. (...) E dunque so che questo libro lo pubblicherai perché è giusto farlo. Perché racconta ciò che pochi osano raccontare. Perché fa il contropelo al potere altissimo. Perché va a vedere in controluce ciò che tutti osannano. La presidenza della Repubblica trasformata in monarchia» — dalla Prefazione di Mario Giordano, che ringrazio con tutto il cuore. Per anni ci hanno raccontato la balla di un Presidente della Repubblica imparziale, composto, contenuto. Quante volte l’avete sentita, quella della fisarmonica? Il #Quirinale allargherebbe i suoi poteri, generosamente, per supplire alle mancanze di una politica incapace. La politica spesso si è dimostrata tale, è vero, ma il Colle ne ha approfittato, vampirizzandola fino alle più estreme conseguenze. Il Presidente della Repubblica è divenuto un attore politico che — senza alcuna legittimazione democratica — persegue un programma contrario alla Costituzione che invece dovrebbe garantire, ossequioso delle agende di Washington, Bruxelles e del partito della guerra. I suoi metodi sono contrari alla Carta: esercita poteri non previsti, nel silenzio complice della politica e di ciò che scioccamente definiamo informazione. Nel sistema mediatico tutto questo è noto, ma il servilismo regna sovrano e si scatena la gara a chi urla più forte, fantozzianamente, che è un bel Presidente! C’è la corsa a reggergli il moccolo, a leccargli gli stivali, a servirlo e riverirlo. Questo non è solo un libro sul Quirinale: è un libro su chi comanda davvero in Italia, nella nostra colonia, e dunque sulle disperate condizioni nelle quali versa la nostra democrazia. Nessuno ci aiuterà ad aprire questa discussione ed è per questo che vi chiediamo un aiuto: sostenete questo libro, parlatene.
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Perché tutto questo accanimento nei confronti del Fatto Quotidiano? Come mai i più accaniti sono proprio i “giornalisti” — virgolette necessarie — di altri organi di “informazione” — virgolette ancora più marcate? Le ragioni sono diverse e ne abbiamo parlato con @petergomezblog. A mio avviso, però, sono abbastanza semplici: il Fatto Quotidiano deve pagare, certamente, il fatto di aver osato criticare l’operato di colui che non deve essere nominato — se non per leccargli i piedi — ma non basta. Il Fatto ha assunto da subito una posizione chiarissima su Gaza e Israele, ad esempio, ed è il giornale che più severamente critica la narrazione unidirezionale sul conflitto tra Russia e Ucraina. Narrazione, lo ricordo, ciecamente sostenuta dal Quirinale. Il Fatto è l’unica testata giornalistica a registrare una crescita significativa: gli altri ristagnano o vanno a picco. Giustamente, direi. E cresce senza accedere al finanziamento pubblico. https://youtu.be/hWoPiWMVxGw Pensateci: quello che vediamo oggi è stato preceduto da una vera e propria persecuzione mediatica. A proposito del finanziamento pubblico, appunto, ma non dimentichiamo le inchieste comiche di certa gentarella che voleva dimostrare che Travaglio prendesse soldi da Putin. Questi sono i fatti: sperare che il Fatto chiuda i battenti è semplicemente vergognoso, soprattutto se a farlo è chi vaneggia di libertà di espressione.
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https://x.com/SavinoBalzano/status/2064994947460157444?s=20 Gli israeliani ci definiscono “il Paese delle ciabatte” e il nostro governo — quello guidato dalla patriota più patriota di tutte — per bocca del ministro degli Esteri, rinnova la propria amicizia con #Israele. Non solo: spalanchiamo le porte della nostra meravigliosa #Sardegna ai militari di un esercito che somiglia moltissimo ai peggiori reparti delle SS. Se poi proponi di consentire anche ai militari russi di venire a fare il bagnetto da noi, Parenzo viene colto da una sincope improvvisa. In definitiva, mentre alla gente di #Gaza è impedito di entrare in acqua — pena un colpo di fucile — affinché non possa pescare o anche solo pensare di lavarsi, i militari di Ben-Gvir vengono a fare il bagnetto nel mare più bello del mondo: in Italia. Questo perché è arrivata Giorgia, quella che avrebbe messo tutti in riga… Ieri, da Cruciani alla Zanzara.
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https://x.com/SavinoBalzano/status/2064698878323048838?s=20 Parlare del Presidente della Repubblica, criticarne politicamente l'operato, denunciarne l'allontanamento dalla Costituzione è diventato semplicemente impossibile. La sua immagine è blindata: giornali e televisioni rappresentano il fossato attorno alla sua fortezza. Una fortezza di assoluta incriticabilità. #RomanzoQuirinale, il mio libro in uscita per Paper First, nasce anche da qui: dalla convinzione che nessuna figura istituzionale debba essere sottratta al confronto e alla critica politica. Datemi una mano: parlare del #Quirinale significa parlare di chi comanda davvero in Italia e, soprattutto, dimostrare che esistono modi molto diversi di interpretare quel ruolo. Quello che vediamo oggi, francamente, non mi piace affatto. *** «Io mi sono battuto per la libertà, ho consumato quindici anni di giovinezza in galera: quindici anni di giovinezza bruciati così... ne senti sempre l’amaro in bocca. Tu la giovinezza te la stai godendo: protesti, ma la giovinezza te la stai godendo. E, se oggi tu hai il diritto di alzarti, di fare le tue obiezioni, di protestare dinanzi al Presidente della Repubblica, che ti ascolta con tanta fraternità, lo devi anche a questi uomini coi capelli bianchi, che si sono battuti per la tua libertà e per la libertà di tutti i giovani». SANDRO PERTINI, agli studenti di Urbino, 1980. Questo libro nasce per onorare quegli uomini e il loro immenso sacrificio.
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Ieri una disamina su quanto accade nel centrosinistra. Pina #Picierno, che originalità, fonda un movimento al centro: Spazio Pubblico. Erroneamente l'ho definito Spazio Pubico, un lapsus di cui mi scuso ancora. I federatori del centro, ovvero i federatori del nulla, insistono nel chiedere che si mettano tutti assieme: #Calenda, Picierno, Marattin, Boldrin. Chissà, magari arrivano al 3%. Non hanno capito che 0+0+0+0+0+0+0+0, alla fine, fa 0. Poi c'è Elly #Schlein, che continua nella sua strategia: resta immobile, ferma, non fa un fremito per paura di fare danni. Quando si muove, infatti, è un macello. E poi c'è lui, il mito assoluto: Renzi. #Conte lo ha messo alla porta e ha fatto benissimo. Sogno un Parlamento senza Matteo #Renzi, ma credo che anche questa volta resterò deluso. Troverà un altro taxi che lo riporti a Palazzo Madama. Vedrete che alla fine ce la farà: di babbei ce ne sono tantissimi in giro. Il giorno dopo le elezioni farà ciò che, a questo punto giustamente, ha sempre fatto: una bella pedata e arrivederci all'utile fesso di turno. https://youtu.be/5-RwPrAkSnI?si=UuxhFk9-mK-hb7n4
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https://x.com/SavinoBalzano/status/2063661951108907470?s=20 Il 16 giugno esce il mio nuovo libro, direi piuttosto attuale, con Paper First: Romanzo Quirinale - Come il Colle ha abbandonato la Costituzione per Washington, Bruxelles e il partito della guerra. Quello che sta succedendo in questi giorni dimostra inequivocabilmente la gravità della situazione: chiunque metta in discussione il #Quirinale, il capo dello Stato – cosa del tutto normale in qualsiasi democrazia compiuta – e il programma politico che impropriamente persegue, si ritrova tutti addosso. Politici, stampa (in gran parte carta igienica utilizzata), trasmissioni televisive e radiofoniche. È quanto sta accadendo al Fatto Quotidiano. La gente ha capito benissimo come stanno le cose e, probabilmente, l'affetto verso questa testata non farà che aumentare. Il Paese è una colonia a sovranità limitata e, a garanzia della sua subalternità, c'è lui: il Presidente della Repubblica. In pieno e totale contrasto con quanto prescritto dalla nostra Costituzione. Con buona pace dei clown che ripetono ossessivamente che sia la più bella del mondo, mentre danzano su di essa calpestandola. Ne ho parlato in anteprima con gli amici di Liberti Media, che ringrazio.
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Siamo stati rapiti dalle recenti novità sulle tristi vicende del pontefice massimo del #Quirinale e non abbiamo potuto indugiare un attimo sull'ultima patetica prodezza di #GiorgiaMeloni, l'underdog che doveva mettere in riga la finanza internazionale, i poteri forti e quindi l'Unione Europea. Le crisi internazionali ci stanno sedendo di culo a terra e ci stanno lasciando in braghe di tela. Non sono di certo imputabili al governo, sebbene il nostro esecutivo non abbia fatto nulla per provare a contenerne gli effetti. Non abbiamo fatto nulla per tentare di chiudere la voragine ucraina: abbiamo continuato, ad esempio, a mandare miliardi su miliardi a #Zelensky e ai suoi oligarchi perché si rifacessero i bagni (in oro massiccio). Non abbiamo fatto nulla, per quel che contasse, per frenare i macellai israeliani: anzi, insieme ai tedeschi, li abbiamo protetti in Europa. Dinanzi a queste crisi, Giorgia, da brava scolaretta, scrive la lettera alla Befana (Babbo Natale era impegnato) e chiede a #VonDerLeyen di poter fare, con il suo permesso, qualcosa che avremmo potuto fare senza chiedere nulla a nessuno. Servono risorse, denaro, per aiutare i cittadini che dovrebbe rappresentare: il caro energia e il costo del carburante sono letteralmente esplosi, con ricadute pazzesche in tutti i comparti. Circostanze, peraltro, aggravate dall'ideologia green europea: così ci raccontavano dalla maggioranza. Ebbene: von der Leyen, #Lagarde, #Dombrovskis e lo stesso #Fitto ci hanno sonoramente spernacchiato. Ci concedono uno zero virgola niente del Pil da spendere in tre anni (una quindicina di miliardi), da investire in altre sciocchissime politiche green. Ve la faccio semplice. #Meloni chiama von der Leyen: «Ciao Ursula, ti prego, ti imploro, sono in ginocchio: si avvicinano le elezioni, sono disperata, ci servono due spicci per 'sti pezzenti che non arrivano a fine mese. Dicono che non possono pagare le bollette». E quella: «Ti do una mancetta per le auto elettriche e per cambiare un paio di caldaie a gas con qualche pompa di calore». Giorgia: «E noi che ci facciamo con 'sta roba?». E la cotonata: «Cazzo mene, cazzi tuoi». Una roba del genere, direi, è più che verosimile. E la nostra Giorgia? Quella che doveva cambiare tutto? Che avrà deciso? Si sarà imbestialita, avrà mandato tutti a quel paese, avrà rivoltato il tavolo, avrà telefonato a #Giorgetti: «Giancarlo, vadano a cagare! Andiamo di scostamento per i cazzi nostri!». No, niente di tutto ciò: fa un video patetico nel quale parla di vittoria, della sua capacità di cambiare le cose quando nessuno ci avrebbe scommesso. Credo sia uno dei punti più bassi della legislatura: una scenetta vomitevole. E tutti i suoi trombettieri, gentarella che finge di fare informazione e della quale non si capisce mai bene dove guardi davvero, esultanti in prima pagina, parlano della Meloni come di una statista, mentre il peso delle contraddizioni la incurva sempre di più. Gli stessi giornalisti che pensano di dare lezioni al Fatto Quotidiano sugli imbarazzi di #Mattarella parlano della Meloni definendola pop, rock e altre miserevoli amenità. E allora adesso davvero basta: decidano i suoi compagni di viaggio che cosa fare. La misura è colma, ogni limite della decenza è stato superato. Stacchino la spina a questa pagliacciata, a questo insulso circo. E si diano anche una mossa. Possono pure decidere di non fare nulla, ma poi non frignino quando #Vannacci li masticherà tutti. https://x.com/SavinoBalzano/status/2063154849982591024?s=20
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Contro Il Fatto Quotidiano e Marco #Travaglio si è scatenata una gigantesca macchina del fango. La cosa incredibile è che a manovrarla sia tutto il resto della cosiddetta informazione: tutti i giornali, tutte le televisioni. Perché? Per una ragione semplicissima: Il Fatto Quotidiano mette in imbarazzo chi fa un altro mestiere. Chi viene pagato per fare propaganda in un Paese che somiglia sempre di più a una monarchia. Il Fatto, indagando sull'uomo più potente d'Italia, il Presidente #Mattarella, dimostra che un altro modello è possibile. Questo gli altri non lo possono accettare perché evidenzia tutto il loro misero servilismo. https://x.com/SavinoBalzano/status/2062821193191674138?s=20
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https://x.com/SavinoBalzano/status/2062457907862446533?s=20 Non vi pare vagamente sospetta, per usare un eufemismo, la reazione dei media alle recenti “rivelazioni” sul caso della grazia a #NicoleMinetti? Francamente, io sto provando un imbarazzo non indifferente: questi sono proprio sfacciati. Non entro nel merito delle tecnicalità della procedura: primo, perché a mio avviso rappresentano un pantano da cui è difficile uscire; secondo, perché – a volerci comunque indugiare – è stato chiarissimo Marco Travaglio oggi nel suo editoriale. Insomma, non ha alcun senso chiedere all’oste se il vino è buono: rimando al suo fondo. Resta la questione politica, e questa è grande come un grattacielo. E la responsabilità politica è tutta in capo al Presidente della Repubblica, come confermato dalla nota sentenza della Corte Costituzionale (200/2006): «Alla controfirma va attribuito carattere sostanziale quando l’atto sottoposto alla firma del Capo dello Stato sia di tipo go­vernativo e, dunque, espressione delle potestà che sono proprie dell’Esecutivo, mentre ad essa deve essere riconosciuto valore soltanto formale quando l’atto sia espressione di poteri propri del Presidente della Repubblica, quali – ad esempio – quelli di inviare messaggi alle Camere, di nomina di senatori a vita o dei giudici costituzionali. A tali atti deve essere equiparato quello di concessione della grazia, che solo al Capo dello Stato è rico­nosciuto dall’art. 87 della Costituzione». Sul sito del #Quirinale (non su quello del #FattoQuotidiano!), poi, si legge: «Ogni decisione sul merito è adottata dopo aver valutato: la peculiarità umanitaria che il caso presenta (ad esempio, per la risalenza nel tempo del delitto commesso, per la età e incen­suratezza del suo autore, per il contesto – “storico”, personale, familiare – in cui si è verificato…); il periodo di pena espiato e la fruizione eventuale di benefici penali o penitenziari; l’as­senza di elementi dai quali dedurre l’attuale pericolosità del condannato; gli esiti del processo rieducativo e, specie per le domande di grazia relative a pene accessorie, l’intervenuto reinserimento sociale del condannato; la condotta inframu­raria tenuta; le osservazioni delle vittime del reato o, in caso di loro morte, dei loro familiari; la incompatibilità delle con­dizioni di salute del condannato con lo stato detentivo e la inattitudine a fronteggiarne la precarietà con i benefici ordinari (penali e penitenziari)». Sempre sul sito del Capo dello Stato, non su quello di #Travaglio, ancora: «Nel corso del secondo mandato, sono state sottoposte all’atten­zione del Presidente Mattarella sia le pratiche che hanno dato luogo all’adozione dei 36 provvedimenti di clemenza [...] sia altre 1371 domande (o proposte) di grazia oppure di commuta­zione di pene. Di esse 1136 sono state rigettate e 235 archiviate o “poste agli atti”». E si aggiunge persino che «Delle domande rigettate, 358 hanno riguardato condannati la cui pena non era in corso di esecuzione perché era stata conces­sa la sospensione condizionale o perché l’esecuzione della pena detentiva era stata sospesa [...], ovvero condannati che sin dall’i­nizio dell’esecuzione della pena, o dopo un periodo di detenzione carceraria, erano stati ammessi a misure alternative al carcere [...]: in questi casi il Presidente della Repubblica ha ritenuto che le esi­genze poste a fondamento della domanda di clemenza risultassero già adeguatamente tutelate per effetto degli ordinari strumenti personali, sostanziali e processuali, e penitenziari». Ma lo capite che è il sito ufficiale del #PresidenteDellaRepubblica a certificare, nero su bianco, che la grazia a Nicole #Minetti non avrebbe dovuto essere concessa? Il potere di concedere la grazia, in sintesi, interamente sotto la responsabilità di #Mattarella, non può essere esercitato in contrasto con quello della magistratura: la grazia non serve a sbugiardare una sentenza di condanna e, conseguentemente, a cancellare la pena. Essa serve – in condizioni assolutamente (...) CONTINUA SU X
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