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💹 Cosa è successo nella macroeconomia questa settimana?
▫️Lunedì avevo scritto che la vera domanda non era se la Fed avrebbe alzato i tassi, ma se fosse un rialzo isolato o l’inizio di un nuovo ciclo.
La risposta di mercoledì è stata interessante: la Fed ha cambiato la propria funzione di reazione.
Il rialzo c’è stato: +25 bp al 3,75-4,00%, decisione unanime.
Ma la parte più importante è nelle proiezioni.
▫️La mediana dei tassi per fine 2026 è salita al 4,1%, con crescita ancora solida e inflazione vista sopra target più a lungo.
▫️Tradotto:
higher for longer sta diventando un regime, non più un episodio.
Eppure il mercato ha reagito bene.
Prima del meeting il 10Y aveva superato il 5%, poi è rientrato sotto quella soglia, mentre S&P e Nasdaq hanno rimbalzato.
Il motivo è semplice: la Fed ha alzato i tassi, ma il nuovo dot plot è risultato meno aggressivo di quanto il mercato già prezzasse.
Quindi ha rafforzato la credibilità contro l’inflazione senza confermare un ciclo di rialzi troppo duro.
🛢 Il problema è che i tassi non risolvono lo shock energetico
▫️La Fed può comprimere la domanda. Non può produrre petrolio, riaprire rotte commerciali o aumentare la capacità di raffinazione.
Il rischio quindi è aggiungere uno shock di domanda a uno shock di offerta già in corso. E i primi settori a soffrire sono quelli più sensibili ai tassi:
immobiliare, costruzioni, auto e investimenti.
▫️Il mercato del lavoro, invece, continua a reggere.
Questo aumenta il rischio che lo shock energetico finisca per trasformarsi lentamente in uno shock creditizio.
⚠️ Il credito privato resta il punto più sottovalutato
▫️Il problema non è ancora una crisi sistemica. È che il deterioramento viene spesso riconosciuto in ritardo.
Ristrutturazioni, scadenze prorogate e interessi pagati emettendo nuovo debito permettono di rimandare il default contabile. Ma economicamente la leva aumenta.
Il meccanismo è abbastanza chiaro:
tassi più alti → minore copertura degli interessi → ristrutturazioni → pressione sulle valutazioni → credito più restrittivo → rifinanziamenti più difficili.
▫️E il mercato azionario ha già iniziato a prezzarlo. Molti grandi asset manager alternativi sono in forte calo da inizio anno mentre l’S&P resta positivo. Una divergenza difficile da ignorare.
🤖 Nell’AI è iniziata una rotazione, non una liquidazione
▫️Mercoledì i semiconduttori hanno venduto forte. Nvidia, Micron, AMD e Broadcom tutte in calo. Nello stesso giorno, però, diversi grandi nomi del software sono saliti. Il mercato non sta abbandonando l’AI. Sta spostando il valore dentro la stessa filiera. Chi deve finanziare capex enorme e tornare continuamente sul mercato dei capitali viene penalizzato. Chi genera già cassa e può monetizzare l’AI con meno capitale diventa relativamente più interessante. Il messaggio è lo stesso visto con Oracle:
la domanda AI resta forte, ma ora il mercato guarda molto di più a costo del capitale, diluizione e velocità di monetizzazione.
📈 Intanto il denaro torna nei bond
▫️Da inizio anno ad agosto sono entrati circa $625 miliardi netti nei fondi ed ETF obbligazionari americani. Con rendimenti intorno al 5%, il reddito fisso torna finalmente competitivo con l’azionario. E infatti, ogni volta che il 10Y supera il 5%, iniziano ad arrivare compratori.
Non significa che i bond debbano per forza salire. Significa che ora offrono finalmente un rendimento abbastanza alto da attirare capitale.
📌 In sintesi
La Fed ha alzato i tassi, ma il mercato ha reagito bene perché la traiettoria futura è risultata meno aggressiva del previsto. Il quadro però resta delicato:
energia cara, tassi ancora alti, credito privato sotto pressione e AI che passa da trade indiscriminato a selezione molto più dura.
Finché il 10Y resta sotto il 5%, la tecnologia respira. Ma più a lungo dura questo regime, più il mercato distinguerà tra chi può finanziarsi facilmente e chi ha bisogno di capitale continuo per crescere.
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| 2 | ↗️ Bitcoin ha raggiunto gli $81k
▫️Con BTC salito fino a $81.000, per la prima volta dal 7 settembre, le liquidazioni complessive sul mercato crypto nell’ultima ora hanno sfiorato i $250 milioni. Quasi tutto il colpo è ricaduto sugli short.
▫️Nelle ultime 24 ore sono state liquidate forzatamente posizioni per quasi $500 milioni, di cui $428,9 milioni in short — circa l’89% di tutte le liquidazioni.
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| 3 | 👀 Hyperliquid ora offre anche il lending
▫️Adesso potete usare BTC, HYPE o stablecoin come collaterale per prendere in prestito $USDC o $USDT direttamente su HL.
▫️Al momento sono già stati depositati circa $1,46 miliardi nel lending. Su $HYPE e $BTC, però, per ora non c’è rendimento: solo su $USDC.
🫡 In pratica, ormai non servono quasi più altri servizi per operare nel mondo crypto.
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| 4 | 🫡 E non ci serve il vostro CLARITY Act
▫️La SEC ha dato il via libera alla negoziazione di azioni tokenizzate sulla blockchain. L’autorizzazione ha una durata di cinque anni ed è entrata in vigore immediatamente. Bel colpo di scena.
👀 Cosa è stato autorizzato:
• Le piattaforme per i titoli tokenizzati non rientrano più nella definizione di “exchange”. Non è necessario registrarsi: basta notificare la SEC.
• I liquidity provider e gli smart contract AMM non vengono considerati “dealer”.
▫️Le condizioni, però, sono piuttosto rigide:
• Il token deve essere garantito 1:1 da un’azione reale e conferire tutti i relativi diritti, inclusi voto e dividendi. I prodotti sintetici non sono ammessi.
• Gli AMM devono essere permissioned, quindi niente pool aperte.
• L’emittente delle azioni può vietare a una piattaforma di tokenizzare i propri titoli.
▫️Atkins ha definito la decisione un “ponte verso una regolamentazione sostenibile” e ha dichiarato esplicitamente di agire nell’ambito dei poteri della Commissione. Se il Congresso non ci è riuscito, facciamo da soli!
▫️C’è solo una sfumatura importante: ciò che un regolatore concede con una propria decisione, la prossima composizione dello stesso regolatore può revocarlo con un’altra decisione.
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| 5 | 👀 La Fed ieri ha alzato i tassi per combattere un’inflazione che i tassi stessi hanno ben poca capacità di fermare.
▫️Ed è proprio questo il problema.
Lo shock petrolifero non è nato da un costo del denaro troppo basso. La Fed non può produrre barili aggiuntivi, ripristinare il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz o aumentare la capacità di raffinazione. Alzare i tassi non renderà l’energia più economica. Aggiunge semplicemente uno shock della domanda a uno shock dell’offerta già esistente.
▫️E la storia, da questo punto di vista, non è particolarmente rassicurante. Nel classico lavoro di Bernanke, Gertler e Watson sugli shock petroliferi, una parte significativa dei danni economici successivi era legata proprio alla reazione della politica monetaria. Il petrolio faceva da trigger, mentre il tightening ne amplificava le conseguenze.
▫️Per questo oggi è pericoloso guardare soltanto alla headline inflation. È molto più importante capire se stanno salendo le aspettative d’inflazione, se i salari stanno accelerando e se l’aumento dei prezzi si sta trasferendo dall’energia ai core services e alle altre categorie.
▫️Se i second-round effects stanno realmente emergendo, il tightening ha senso. Ma se l’inflazione resta principalmente il risultato di uno shock energetico dal lato dell’offerta, la Fed rischia di curare la malattia sbagliata.
▫️Perché i tassi colpiranno proprio dove funzionano meglio: housing, CRE, construction, autos e business investment. Il petrolio non diventerà più economico. Diventeranno invece più costosi i finanziamenti, più deboli gli investimenti e più vicini i layoffs.
▫️Il vero test per Warsh non era la capacità di alzare i tassi. Alzare i tassi è facile. Il test era capire se la Fed fosse in grado di distinguere un’inflazione persistente da uno shock relativo dei prezzi, evitando di trasformare un energy shock in un credit shock.
🫡 Per ora, il rischio è che sia esattamente ciò che sta accadendo.
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| 6 | 👀 La Fed ha riscritto la propria reaction function. Il mercato non ha ricevuto un semplice insurance hike isolato, ma la conferma che una crescita economica solida non è più un motivo sufficiente per mantenere una policy accomodante.
▫️Il tasso è stato alzato di 25 bps al 3,75–4,00%, con una decisione unanime 12–0. Allo stesso tempo, il median dot per fine 2026 è salito dal 3,8% al 4,1%. Ancora più importante è la combinazione macro: crescita del PIL 2026 prevista al 2,3%, disoccupazione al 4,1% e PCE al 3,7%. In pratica, la Fed sta dicendo che l’economia è in grado di sostenere un regime di real rates più elevati, quindi verrà concesso meno spazio all’inflazione.
▫️Per il mercato questo cambia diverse cose:
🛑 Front-end. Il repricing principale avviene qui. Il 2Y intorno al 4,7% mostra che il mercato sta iniziando a prezzare un hiking cycle più lungo. Il vecchio scenario secondo cui «il prossimo grande movimento saranno i cuts» diventa molto più costoso da mantenere.
🛑 Long end. Il 10Y sopra il 5% è una storia ancora più delicata. Prima del meeting, il rendimento era già vicino ai massimi dal 2007. Se il tightening della Fed avviene contemporaneamente a un term premium elevato e a una forte fiscal supply, le condizioni finanziarie potrebbero irrigidirsi più rapidamente di quanto suggerisca il solo livello dei Fed Funds.
🛑 Equities. Qui il problema passa dalle valutazioni. La strong growth continua per ora a sostenere gli earnings, ma il discount rate torna a salire. Particolarmente vulnerabili sono i long-duration assets e le società i cui multiple dipendono da cash flow molto lontani nel tempo. Per il broad index, la domanda chiave è se la crescita degli earnings riuscirà a compensare un ulteriore aumento dei real yields.
🛑 USD. L’hawkish repricing sostiene il dollaro attraverso i rate differentials. Ma l’ulteriore upside dipenderà da quanto aggressivamente il mercato riprezzerà il terminal rate. Il primo hike era già quasi completamente prezzato: ora conta soprattutto la traiettoria.
🛑 Gold. È probabilmente il segnale cross-asset più interessante. Real yields elevati normalmente esercitano pressione sui non-yielding assets, ma se l’oro continua a reggere con il 10Y sopra il 5%, significa che il mercato non sta più tradando soltanto il monetary easing. In quel caso rimane incorporato nel prezzo anche un debasement / sovereign-risk premium.
😁 Il rumore politico attorno a Trump è secondario per il price action nel breve termine. La sua richiesta di tassi intorno all’1% è molto distante dall’attuale reaction function del FOMC. Per il risk premium conta soprattutto un altro elemento: la Fed sta dimostrando di essere pronta a irrigidire la policy anche in presenza di strong growth e pressioni politiche.
▫️Il dettaglio più importante è che il ritorno all’inflazione del 2% è ora previsto soltanto nel 2029. È un’ammissione del fatto che l’higher-for-longer potrebbe diventare un regime strutturale, non un episodio temporaneo. Il SEP mostra infatti il PCE al 3,7% → 2,3% → 2,1% → 2,0% nel periodo 2026–29.
▫️Il prossimo macro setup ruota quindi attorno alla rates volatility, più che all’hike di oggi in sé. Tengo d’occhio 2s10s, 10Y real yield, DXY e soprattutto se il Nasdaq riuscirà a reggere un ulteriore aumento del discount rate.
▫️Se il 10Y si consolida sopra il 5% senza un deterioramento significativo dei growth data, il mercato si ritrova davanti a una risk curve completamente diversa.
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| 7 | ❗️La Fed ha alzato i tassi di +25 pb, portandoli al 4%.
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| 8 | 👀 Il 5% sul Treasury USA a 10 anni (UST10Y) cambia la risk curve dell’intero mercato. A questi livelli, i Treasury iniziano a competere direttamente con le equities per il capitale, senza la necessità di assumersi l’equity risk.
▫️Il mercato sta prezzando contemporaneamente tre fattori:
• Inflation / energy shock. Il rialzo del petrolio sta riportando un inflation premium sulla parte lunga della curva. Per la Fed il problema è che una risposta troppo debole rischia facilmente di trasformarsi in una perdita di credibilità. Per questo, persino un hike potrebbe risultare non abbastanza hawkish per il mercato obbligazionario.
• Fiscal premium. L’enorme offerta di Treasury incontra una domanda strutturale più debole: non c’è più il compratore del QE, la domanda degli investitori istituzionali esteri è più debole e il deficit deve essere finanziato da capitale più sensibile al prezzo. Questo aumenta il term premium e rende meno affidabile la vecchia dinamica “Fed tightening → successivo rally dei long bond”.
• Competition for capital. Il capex legato all’AI viene finanziato anche tramite debito corporate proprio mentre il Tesoro americano emette quantità enormi di debito sovrano. Il capitale diventa quindi più costoso proprio mentre l’economia rimane abbastanza forte da non costringere la Fed a fare rapidamente marcia indietro.
▫️Lo scenario più problematico sarebbe un dovish hike. La Fed alza formalmente i tassi, ma i dots e Warsh comunicano al mercato una traiettoria più morbida. In questo caso il front end potrebbe calmarsi, mentre il long end continuerebbe il sell-off: curve steepening attraverso l’aumento del term premium. Una combinazione negativa per i duration assets.
▫️Per le equities, il 10Y al 5% è più importante della decisione stessa della Fed. Con il rendimento del decennale intorno al 5%, l’hurdle rate aumenta drasticamente: long-duration tech, growth con valutazioni elevate e società con balance sheet molto leveraged subiscono una compressione dei multipli. Se il 10Y si stabilizza sopra il 5% senza un evidente deterioramento dell’economia, l’equity market deve necessariamente mostrare una crescita degli utili significativamente superiore oppure accettare valuations più basse.
▫️Ed è qui che emerge il vero tail risk. Il 6% smette di essere una cifra astratta se il petrolio continua a salire, la Treasury supply rimane pesante e il marginal buyer richiede una remunerazione maggiore. Un movimento 5% → 6% rappresenterebbe un vero tightening delle condizioni finanziarie attraverso mutui, corporate credit e discount rates.
▫️Il segnale chiave dopo la Fed, quindi, non sarà semplicemente l’hike. Guarderò UST10Y dopo la conferenza stampa, 2s10s, term premium, breakevens e petrolio.
▫️Se la Fed diventa hawkish ma il 10Y non riesce comunque a scendere sotto il 5%, il mercato sta di fatto dicendo che il problema si è spostato dalla monetary policy al fiscal/inflation risk premium. Ed è proprio questo tipo di regime a diventare significativamente più pericoloso per i risk assets.
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| 9 | ❗️Il Senato NON HA RAGGIUNTO il numero di voti necessario per il CLARITY Act.
🫡 Il disegno di legge viene quindi congelato e, a quanto pare, il mercato si prepara a scendere.
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| 10 | 📉 BTC è sceso momentaneamente sotto $76K, segnando i minimi delle ultime 3 settimane.
▫️Il mercato ha iniziato a cedere dopo che i repubblicani hanno respinto la proposta, ma la votazione vera e propria inizierà tra le 19:15 e le 20:15, e serviranno 60 voti a favore.
▫️Se passa — inizierà la discussione sulla legge, che durerà circa 30 ore, durante le quali verranno esaminati gli emendamenti prima del voto finale.
▫️Se invece viene bocciata — il disegno di legge verrà congelato.
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| 11 | 💹 Cosa aspettiamo dalla macroeconomia questa settimana?
▫️Venerdì avevo chiuso dicendo che il mercato stava prezzando solo la prima metà dello shock petrolifero.
Questa settimana è arrivata la seconda. Non tramite una vera distruzione della domanda, ma con due problemi insieme:
offerta energetica ancora più fragile + primi segnali di debolezza sul trade AI.
▫️L’S&P ha chiuso a 7.657, -0,8%, mentre il 10Y USA è salito al 4,98%, a un passo dal 5%. Anche Bund e Gilt sono saliti forte, segno che non è un problema solo americano.
Il Brent ha chiuso a $104,5, +9% sulla settimana e oltre +70% da inizio anno, dopo aver superato i $110.
Il mercato continua quindi a leggere il petrolio come shock inflazionistico, non ancora recessivo.
📈 Il 10Y è praticamente al 5%
Il decennale USA non chiude sopra il 5% dal 2007. La soglia in sé non è magica, ma conta perché il 10Y influenza il costo del capitale e le valutazioni azionarie. La settimana scorsa il 29,5% degli operatori indicava proprio la fascia 5,00-5,25% come zona capace di provocare una correzione del 10% sull’S&P. Ora siamo a due punti base.
Se mercoledì la Fed dovesse alzare i tassi e lasciare aperta la porta a nuovi rialzi, il 10Y potrebbe finalmente rompere il 5%.
E con rendimenti così alti, il reddito fisso torna a competere seriamente con l’azionario.
🤖 Prime crepe sul trade AI
Questa settimana il mercato ha iniziato a prezzare anche un rischio nuovo. OpenAI ha rinviato l’IPO e ha aperto alla possibilità di rallentare lo sviluppo dei modelli di frontiera. Anthropic ha proposto ulteriori salvaguardie. La reazione è stata forte soprattutto sui titoli legati alla catena fisica dell’AI: memoria, semiconduttori, litografia e fornitori.
Ma il punto interessante è che molti di questi titoli scendono già da luglio.
▫️Quindi la notizia non ha rotto un trade sano: è arrivata su un trade che si stava già indebolendo.
La domanda ora è semplice:
il rallentamento riguarda solo il rilascio dei modelli o anche gli investimenti in infrastruttura?
Nel secondo caso il problema diventa molto più serio, soprattutto per chi ha finanziato capex enorme con debito. È sempre lo stesso loop:
più capex → più debito → più emissioni → tassi più alti → multipli più bassi.
🛢 Il petrolio è diventato un problema più ampio
Tre settimane fa il rischio era quasi tutto concentrato su Hormuz.
Ora non più. Le tensioni si sono allargate anche verso Bab el-Mandeb e, dopo un attacco, l’Arabia Saudita ha chiuso la East-West pipeline.
Quindi sono sotto pressione sia il passaggio principale sia una delle principali rotte alternative.
Le stime parlano di una possibile perdita fino al 4% dell’offerta globale se il flusso non riparte rapidamente. Il Brent, dopo essere sceso verso $104, è tornato subito vicino ai $108. Questo rende lo shock molto più persistente di quanto il mercato sperasse.
🏦 Tre banche centrali in tre giorni
Questa settimana avremo:
Fed mercoledì, BoE giovedì, BoJ venerdì. Il mercato prezza circa 85-90% di probabilità di un rialzo Fed da 25 bp. Ma il punto vero non è il rialzo. È capire se sarà isolato o l’inizio di un nuovo ciclo.
Ed è questa, secondo me, la variabile più importante della settimana.
📌 Quindi guarderei soprattutto:
10Y sopra o sotto il 5%, tono della Fed, sviluppo dello shock petrolifero e conferme o smentite sul rallentamento degli investimenti AI. Il mercato non sta più combattendo una sola narrativa.
Sta combattendo contemporaneamente energia cara, tassi lunghi alti e un trade AI che comincia a mostrare crepe.
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| 12 | 👀 Il contrarian call più interessante di questa settimana: la Fed non alzerà i tassi.
▫️Il mercato obbligazionario prezza una probabilità di rialzo di circa l’87%, ma ancora a luglio il centro del FOMC era orientato verso un hold. La domanda principale, quindi, non è se il CPI di agosto sia stato negativo. La vera domanda è: è stato abbastanza negativo da spingere il comitato a passare da una pausa a un nuovo ciclo di rialzi?
▫️La Fed molto raramente effettua un singolo rialzo isolato. Per questo, la scelta reale è più tra “lasciare i tassi invariati” e “iniziare un nuovo ciclo di rialzi”, piuttosto che semplicemente tra hold e +25 pb.
▫️E per ora i dati non sembrano rappresentare un trigger evidente per l’inizio di un nuovo ciclo. Il Core Services CPI è rimasto al 3,0% YoY, mentre il Core PCE di agosto è atteso intorno al 3,1% annualizzato, contro circa il 3,2% degli ultimi sei mesi. Sembra quindi più una disinflazione lenta che una vera riaccelerazione dell’inflazione.
▫️Inoltre, nelle ultime settimane le financial conditions si sono già irrigidite. In altre parole, il mercato sta già facendo parte del lavoro che dovrebbe altrimenti essere svolto da un ulteriore rialzo dei tassi. Ed è qui che la situazione diventa più interessante.
▫️Il mercato non sta prezzando soltanto un rialzo adesso, ma anche circa il 75% di probabilità di due o più rialzi nel 2026. Persino un +25 pb accompagnato dal segnale che si tratti di un “one-and-done” potrebbe quindi risultare dovish rispetto al pricing attuale.
▫️Infatti secondo me la probabilità del rialzo è sopravvalutata. Non vuol dire che penso che non ci sarà, ma che il mercato paga troppo premio per questo scenario.
▫️Non perché il problema dell’inflazione sia scomparso, ma perché dal FOMC di luglio a oggi non è successo abbastanza da giustificare il passaggio da una pausa a un vero e proprio hiking cycle.
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| 13 | 👀 CLARITY Act — essere o non essere
▫️È stato pubblicato il testo finale del CLARITY Act: i repubblicani lo definiscono la loro proposta «ultima e definitiva» ai democratici. Il voto è previsto per martedì.
▫️Il punto centrale riguarda l’etica, e Trump ha accettato praticamente l’intero pacchetto:
• Ai funzionari eletti, ai giudici e ai loro coniugi sarà vietato emettere o sponsorizzare asset digitali in cambio di compensi.
• Le partecipazioni significative in crypto dovranno essere vendute oppure trasferite in un blind trust.
• A vigilare non sarà soltanto il Dipartimento di Giustizia, ma anche i procuratori generali dei singoli Stati. Le multe potranno arrivare fino a 500.000 $.
🫡 Giusto per dare un po’ di contesto: nel 2025 le crypto hanno fruttato alla famiglia Trump 1,4 miliardi di dollari, di cui 635 milioni provenienti dalle royalty del memecoin $TRUMP. Ora Trump ha accettato un pacchetto che, di fatto, chiuderebbe la porta a schemi di questo tipo.
▫️La matematica è semplice: servono 60 voti, mentre i repubblicani hanno circa 53 seggi. Significa che serviranno almeno 7 democratici. Proprio per conquistarne il sostegno, nel documento sono stati inseriti 126 emendamenti.
▫️Se non riusciranno a raggiungere i 60 voti, con ogni probabilità la legge verrà rinviata a dopo le elezioni di midterm.
▫️E occhio al timing: martedì il voto, mercoledì la riunione del FOMC.
Nel giro di due giorni il mercato avrà finalmente una risposta a due delle domande che si porta dietro da tutta l’estate.
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| 14 | 🇺🇸 L’unica salvaguardia contro l’IA è avere un presidente altamente intelligente, e gli USA ce l’hanno: Trump 😁
😂😂😂
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| 15 | 👀 Chi ha stampato più soldi dal 2000?
— La Cina 🇨🇳
🫡 Chi pensa di rifugiarsi nello yuan per scappare dal dollaro perché «il debito pubblico USA è troppo alto» potrebbe rimanere parecchio sorpreso
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| 16 | 🫡 Un po’ di pensieri dal mio Discord su BTC questa settimana.
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| 17 | 💹 Cosa è successo nella macroeconomia questa settimana?
▫️Avevo aperto la settimana dicendo che il CPI non avrebbe deciso la direzione, ma la velocità.
E la velocità è aumentata.
Il Brent ha superato i $100, il 10Y USA è salito fino al 4,85%, massimo da tre anni, e il biennale ha iniziato a scambiare circa 66 bp sopra il limite superiore dei Fed Funds.
▫️La cosa più importante, però, è un’altra:
questa settimana il problema non era la domanda di Treasury. Era il petrolio. Lo shock energetico sta iniziando a filtrare nei dati. Il PPI è uscito a +0,4% m/m e +5,4% a/a, ma gran parte della pressione è arrivata dall’energia. Stessa storia nel CPI: headline a +0,4% m/m e +3,4% a/a, core a +0,3% m/m e +2,4% a/a.
Quindi per ora non stiamo vedendo una nuova spirale inflazionistica generalizzata. Stiamo vedendo uno shock energetico che inizia lentamente a passare a trasporti, viaggi, logistica e servizi. Ed è qui che entra la Fed. Prima del CPI il mercato prezzava circa il 70% di probabilità di rialzo, dopo il dato siamo saliti oltre l’80%. Ma Nasdaq e S&P sono comunque saliti.
Perché il dato ha fatto due cose contemporaneamente: ha aumentato la probabilità di un rialzo, ma ha anche ridotto il rischio di uno scenario molto peggiore, con un core allo 0,4-0,5% e una vera riaccelerazione dell’inflazione.
▫️Nel frattempo il Tesoro ha provato a calmare i rendimenti con nuovi buyback sul tratto 10-20 anni.
Non ha funzionato. Il 10Y è rimasto vicino al 4,85%, nonostante un’asta molto forte. Questo conferma che il problema non è la mancanza di compratori. Il mercato vuole semplicemente essere pagato di più per detenere duration.
▫️Il mix è:
petrolio + deficit + premio a termine.
▫️Ed è qui che il livello del 5% sul 10Y diventa importante. Secondo un sondaggio tra operatori, sotto il 5% quasi nessuno vede un rischio serio per l’S&P. Sopra quella soglia, invece, molti iniziano a considerare plausibile una correzione del 10%.
Con il rendimento al 4,85%, il margine ormai è ridotto.
▫️Anche Oracle ha dato un segnale interessante. I numeri sono stati molto forti: ricavi sopra le attese, EPS sopra le attese e backlog AI enorme.
Il titolo è salito after-hours…
…e poi ha restituito praticamente tutto. Quando i fondamentali sono buoni ma il titolo non sale, il problema non è più la domanda.
Sono valutazioni, tassi e costo del capitale.
▫️Ed è probabilmente questo il tema più importante adesso nel settore AI.
Più ordini significano più capex.
Più capex significa più debito.
Più debito significa più emissioni.
Più emissioni significano tassi lunghi più alti.
▫️E tassi più alti comprimono le valutazioni delle stesse aziende che stanno investendo.
📌 Quindi, per la prossima settimana, guarderei soprattutto tre cose: petrolio, 10Y vicino al 5% e capacità delle aziende AI di monetizzare la crescita senza finanziarla interamente a debito.
La Fed conta ancora. Ma in questo momento il mercato sta reagendo soprattutto a variabili che la Fed controlla poco:
energia, deficit e premio a termine.
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| 18 | 🫡 Ed in effetti…
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| 19 | 👀 Il mercato sta già prezzando un’85% di probabilità di un rialzo dei tassi (prima del dato sull’inflazione era al 70%).
↗️ Nel frattempo, azionario e BTC
🫡 Sembra più una manipolazione che un movimento organico, quindi attenzione.
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| 20 | ❗️USA Macro — CPI
▫️CPI
• m/m = +0,4% (attese +0,4% / precedente +0,1%)
• a/a = +3,4% (attese +3,4% / precedente +3,4%)
▫️Core CPI
• m/m = +0,3% (attese +0,2% / precedente +0,2%)
• a/a = +2,4% (attese +2,4% / precedente +2,5%)
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