ch
Feedback
Silvana De Mari Official Channel

Silvana De Mari Official Channel

前往频道在 Telegram

Medico chirurgo, psicoterapeuta e scrittrice.

显示更多

📈 Telegram 频道 Silvana De Mari Official Channel 的分析概览

频道 Silvana De Mari Official Channel (@silvanademari) 意大利语 语言赛道中的 是活跃参与者。目前社区聚集了 23 287 名订阅者,在 医学 类别中位列第 930,并在 意大利 地区排名第 1 101 位。

📊 受众指标与增长动态

自 невідомо 创建以来,项目保持高速增长,吸引了 23 287 名订阅者。

根据 05 十月, 2026 的最新数据,频道保持稳定运转。过去 30 天订阅人数变化为 -156,过去 24 小时变化为 -8,整体触达仍然可观。

  • 认证状态: 未认证
  • 互动率 (ER): 平均受众互动率为 17.52%。内容发布后 24 小时内通常能获得 6.71% 的反应,占订阅者总量。
  • 帖子覆盖: 每篇帖子平均可获得 4 079 次浏览,首日通常累积 1 563 次浏览。
  • 互动与反馈: 受众积极参与,单帖平均反应数为 79。
  • 主题关注点: 内容集中在 paura, gaza, hamas, giustizia, diritto 等核心主题上。

📝 描述与内容策略

作者将该频道定位为表达主观观点的平台:
“Medico chirurgo, psicoterapeuta e scrittrice.”

凭借高频更新(最新数据采集于 06 十月, 2026),频道始终保持新鲜度与高覆盖。分析显示受众积极互动,使其成为 医学 类别中的关键影响点。

23 287
订阅者
-824 小时
-357 天
-15630 天
帖子存档
Oggi gli alunni con cittadinanza non italiana sono oltre 930 mila, l’11,6 per cento: abbiamo lasciato decidere la demografia. Seconda proposta, e qui divido. È vero che il bambino con disabilità ha come primo scopo l’autosufficienza, mentre in una classe lo scopo è l’apprendimento. È vero che il compagno di banco è uno scolaro, non un assistente socio-sanitario: non lo ha scelto, non si è offerto volontario, non è il suo compito. È vero che possono essere bersaglio di disprezzo, e che esistono video in cui vengono maltrattati dal personale. E i numeri dicono che l’inclusione, da noi, è un’etichetta più che una pratica: 377 mila alunni con disabilità, il 4,8 per cento degli iscritti; 261 mila insegnanti di sostegno, di cui 57 mila senza specializzazione, che al Nord sono il 32 per cento; il 59,7 per cento degli alunni che cambia insegnante. Quindici ore e otto decimi a settimana, e ogni anno una faccia nuova. Non è inclusione: è un modo elegante di non fare niente. Servirebbero classi piccolissime e omogenee, con laboratori di cucina e pet therapy, e i soldi ci sarebbero se smettessimo di mantenere nullafacenti che non scappano da nessuna guerra. Il programma dell’AfD definisce l’inclusione «un esperimento fallito che va chiuso». Purtroppo è vero. E dire la verità è il primo passo per chiedere classi dedicate e finanziate e domandare risorse. Resta il punto, che vale in Germania e in Italia. Il bambino ha soltanto diritti: diritto a un’istruzione giusta per lui. Non deve fare il mediatore culturale, non deve fare l’assistente socio-sanitario. Non deve fare nulla. Deve fare il bambino. Deve imparare.

In Sassonia-Anhalt, il 6 settembre, l’AfD ha vinto le elezioni regionali con il 43,8 per cento e 39 seggi su 83: la maggioranza assoluta le è mancata per tre seggi. La CDU è crollata dal 37,1 al 17,2. L’affluenza è salita di 17,5 punti, al 77,8: non una vittoria regalata dall’astensione, ma gente che si è alzata e ha votato. Fra i capi d’accusa al partito dichiarato nazista, fascista, partito di serial killer, ci sono due proposte sulla scuola, una sui bambini stranieri che non conoscono bene la lingua e una sui bambini disabili. Conviene leggerle: la prima, come viene raccontata in Italia, è civilissima; la seconda, può permettere riforme che portino alla civiltà. Prima proposta: i bambini che non conoscono la lingua non vanno messi nelle classi ordinarie. È giusto e sacrosanto, e non è un’invenzione dell’estrema destra: è il modello svizzero. Mio figlio ha cominciato le elementari nella Svizzera francese senza sapere bene il francese, ed è stato iscritto alla prima un anno dopo, quando la lingua la sapeva. Giustissimo. Non ha rallentato gli altri e, soprattutto, non si è sentito inadeguato. Quel ritardo è una delle ragioni della sua brillantissima carriera scolastica. Nel Canton Vaud la classe d’accueil è prevista dall’articolo 61 del regolamento scolastico: un anno, eccezionalmente due, con progetto pedagogico individuale, bilancio finale, uno stage di prova e poi l’ingresso nella classe regolare. È costruita per portarlo dentro, non per tenerlo fuori. Per inciso: in Svizzera ci siamo andati perché mio marito dirigeva una società italiana che al cantone portò sedici posti di lavoro, e casa e sanità ce le pagava l’Italia. Il programma dell’AfD della Sassonia-Anhalt propone anche un’altra cosa: favorire il rientro del bambino nella sua terra di origine, perché a quella terra appartiene. Il multiculturalismo è un incubo, che può prosperare solo dove le culture di origine, tedesca, italiana, francese, siano annullate a favore di immigrati privati della loro terra e della loro identità. I bambini di origine tunisina in Tunisia vivono meglio, ed è giusto prepararli. . Chiede «Sonderklassen für Flüchtlingskinder», classi speciali per i figli dei profughi, con tre motivazioni scritte: far capire al bambino che la sua permanenza in Germania è temporanea, giusto, un profugo deve tornare a casa sua, alla terra a cui è legato; insegnargli i programmi del suo paese, per facilitargli il rientro, ottimo; e «tenere i nostri bambini liberi dai molteplici carichi che derivano dall’insegnamento comune con bambini provenienti da culture completamente estranee», anche questo giusto. E le Willkommensklassen per gli ucraini sono criticate proprio perché «funzionavano solo come passaggio verso le classi regolari». Ecco la differenza, e non è una sfumatura: la classe d’accueil è una porta, la Sonderklasse è un muro, un muro che è necessario costruire perché la presenza islamica nella scuole non è compatibile con i valori democratici, a cominciare dal diritto a criticare Maometto, e perché non ha senso che le persone di origine islamica vivano fuori dai paesi islamici. Il bambino ha diritto all’istruzione, non al ruolo di ambasciatore di un futuro multiculturale che per alcuni è un paradiso e per altri un incubo in cui le ragazzine senza velo verranno insultate, come già succede, chi mangia durante il Ramadan verrà picchiato, come già succede, e i professori che non amano Maometto decapitati, come già succede. Possiamo dire che noi europei siamo razzisti, brutti, sporchi e cattivi, e che quindi non siamo in grado di integrare nessuno, per esempio un brillante laureato in economia che schiaccia i cristiani infedeli come scarafaggi a Modena, per esempio gli studenti universitari islamici che al Bataclan hanno cavato gli occhi e tagliato i genitali ai ragazzi francesi cristiani prima di ammazzarli? In Italia la discussione la evitiamo da sedici anni. La circolare Gelmini del gennaio 2010 fissava un tetto: di norma non più del 30 per cento di alunni non italiani per classe. Poi vennero le deroghe, e il tetto non ha mai vissuto.

«I bambini rompono i coglioni. Tutti i bambini. Non è vero quel che dicono, che i figli sono maleducati per colpa dei genitori; prima o poi un bambino anche educatissimo piangerà, si lamenterà, disturberà, sconvolgerà il vagone del treno su cui viaggio, prenderà a calci il sedile su cui sono seduta in aereo», affermò Michela Murgia in un’intervista nel 2023. Non è una provocazione: è il prodotto di una mente deforme, figlia di un civiltà mentalmente deforme.

La deresponsabilizzazione dovrebbe valere simmetricamente: perché un padre non potrebbe dichiarare «non volevo questo bambino, e non amo più la mia ex, dunque non voglio mantenerli semplicemente perché non ne ho voglia»? La risposta è evidente: perché abbiamo deciso, correttamente, che generare un figlio comporta responsabilità verso quel figlio. E allora perché quella responsabilità dovrebbe essere potentissima dopo la nascita e diventare improvvisamente irrilevante prima di essa? Con il procedere della gravidanza la contraddizione diventa ancora più visibile. La vitalità fetale dipende dall’età gestazionale e dalle capacità della terapia intensiva neonatale. Le fonti collocano generalmente la sopravvivenza extrauterina nell’area delle 24-26 settimane. L’aborto tardivo uccide un bimbo che fuori dall’utero di sua madre sarebbe vitale, ma la madre lo vuole morto. Dove collochiamo il confine, e perché proprio lì? Perché le dighe morali hanno questo difetto: quando il principio su cui poggiano viene cancellato, diventa sempre più difficile spiegare dove debba essere costruita la diga successiva. Il cosiddetto “filosofo” Peter Singer ha realmente sostenuto che l’uccisione di un neonato non possieda necessariamente lo stesso valore morale dell’uccisione di una “persona”, difendendo in circostanze particolari – quali per esempio spina bifida, emofilia, sindrome di Down – la possibilità di provocarne attivamente la morte. La vita di persone con queste patologie, soprattutto se ben curata, con cure che cominciano anche prima della nascita (medicina e chirurgia prenatale), può essere ricca e magnifica. L’aborto eugenetico, vezzosamente chiamato “terapeutico”, cancella le terapie prenatali e sacrifica anche bambini sani con diagnosi errate. Il medico ex abortista Bernard N. Nathanson (1926-2011), nel suo libro “La mano di Dio”, spiega un concetto ovvio: i medici che praticano aborti sviluppano indifferenza o addirittura sadismo nei confronti del feto, diventando molto poco affidabili nel seguire gravidanze, e consigliano l’aborto per qualsiasi malformazione reale o immaginaria. Cristo ci ha parlato del bambino abortito: Matteo 25:40, nel discorso del giudizio finale: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Cristo muore smembrato ogni giorno nelle sale operatorie delle cliniche ginecologiche, quelle sale che dovrebbero vedere solo la nascita dei bambini. La tragedia dell’aborto non è soltanto la morte di un essere umano, ma l’abitudine collettiva a non vederlo. Prima scompare dalle parole, poi dalle immagini, poi dal ragionamento morale. Se una donna avesse metodicamente ucciso tre cuccioli invece dei propri figli, quasi tutte le persone che oggi ne raccolgono le difese starebbero chiedendo la sua condanna esemplare. Eppure, davanti a madri che uccidono i propri bambini già nati, si sono viste raccolte di solidarietà e narrazioni che trasformano la colpevole in vittima di un patriarcato astratto anziché riconoscere una tragedia da trattare con rigore clinico e giudiziario senza assoluzione ideologica. C’è un solo modo per descrivere l’esaltazione pubblica della soppressione del più debole, quando diventa vessillo identitario anziché lutto: è la negazione radicale di ogni gerarchia morale che distingua il bene dal male. Guardare con approvazione a chi firma leggi che ampliano oltre ogni limite ragionevole il diritto di sopprimere una vita capace di sopravvivere fuori dal corpo materno non è progresso: è l’ennesima riprova che, quando si toglie il fondamento, ogni confine diventa arbitrario, e l’ultimo a cadere è sempre il più fragile. Ogni donna che uccide il proprio bimbo nel proprio ventre invece di proteggerlo, uccide tutta l’umanità. L’aborto diminuisce ognuno di noi. È il più vigliacco degli omicidi. La collera del Signore degli Eserciti si è abbattuta su di noi e ci ha spaccato il cuore. La mancanza di bambini è una delle cause dell’aumento della depressione, del calo demografico dell’ingresso di orde migratorie aggressive e non integrabili.

Non perdetevi il Dizionario minimo di difesa dell’ovvio, in particolare alla voce aborto.   “Fare di ogni erba un fascio” significa cancellare le differenze e chiamare tutto con lo stesso nome. Il “non fare di ogni erba un fascio”, invece, raccomanda il contrario: fingere che una serie di passaggi non abbiano alcun legame fra loro. Dalla contraccezione intesa come rifiuto radicale della fertilità, alla pillola del giorno dopo, all’aborto, fino alla teorizzazione dell’”aborto post-natale”, il principio comune può diventare uno solo: il figlio ha diritto alla vita solo se è voluto, non in quanto creatura umana: la sua morte può essere atroce nell’indifferenza generale. L’aborto non è un destino inevitabile per ogni persona che usi contraccettivi; è però una deriva logica possibile quando la vita dipendente viene valutata soltanto in base al desiderio dell’adulto. Il caso di Lindsay Clancy è paradigmatico. Clancy è sotto processo in Massachusetts per aver assassinato i suoi bimbi, Cora, 5 anni, Dawson, 3, e Callan, 8 mesi, uccisi il 24 gennaio 2023: non contesta i fatti, ma si dichiara non colpevole per infermità mentale, sostenendo una psicosi post-partum. Se il parto causa psicosi che dura anni e che porta a uccidere i propri bambini, le donne siano dichiarate non in grado di intendere e di volere per motivi ormonali. L’accusa sostiene invece che abbia agito in modo intenzionale e razionale. Una raccolta fondi destinata ai suoi genitori ha superato gli 800.000 dollari: un gesto che giustifica l’uccisione dei bambini. I tre bambini non avevano diritto di vivere se la loro madre non li voleva: si tratta di aborto post natale, l’evoluzione ovvia del diritto di aborto. In Italia la legge 194 consente l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni nelle condizioni previste dalla legge e disciplina anche i casi successivi. L’intervento viene praticato nelle strutture del Servizio sanitario nazionale o convenzionate a spese di tutti. L’uccisione del bimbo è interamente a spese della comunità come gratis è levare un cancro. Il piccolo è equiparato ad un cancro. La socializzazione del costo dell’uccisione del bimbo non è meno scandalosa dell’uccisione. In Germania, nel caso ordinario regolato dalla procedura di consulenza, l’intervento è normalmente pagato dalla donna, mentre lo Stato interviene in determinate condizioni economiche: il costo indicato dalle fonti ufficiali tedesche è generalmente fra 380 e 900 euro. In Austria l’interruzione senza necessità medica è normalmente pagata privatamente, pur esistendo eccezioni per donne in difficoltà economica. La fesseria che se si mette l’aborto a pagamento le donne si faranno massacrare da mammane con ferri non sterili è idiota: la potremmo archiviare? Anche ammettendo che l’aborto debba rimanere legale, perché dovrebbe necessariamente essere pagato da tutti? Il rapporto sessuale tra un uomo e una donna è l’atto dal quale biologicamente può nascere un essere umano. La biologia resta lì, tetragona e scarsamente impressionata dalle nostre ideologie. Un adulto dovrebbe saperlo. Perciò la libertà sessuale non può essere trasformata magicamente in manleva dalle conseguenze delle proprie azioni. Naturalmente esistono stupro, coercizione, patologie gravissime, situazioni disperate che meritano una discussione specifica, ma trasformare i casi estremi nell’unico paradigma con cui discutere l’aborto significa evitare la questione centrale: che cosa significa responsabilità quando il concepimento segue un rapporto consenziente? Se due adulti scelgono liberamente un comportamento dal quale può nascere una terza vita, quella terza vita non diventa moralmente inesistente soltanto perché era indesiderata. Alla donna viene giustamente riconosciuta piena capacità morale, professionale, intellettuale e politica. Poi però, davanti alla gravidanza indesiderata, una parte della cultura contemporanea sembra improvvisamente descriverla come una creatura priva di qualsiasi responsabilità rispetto alle proprie scelte, vittima permanente e dolente.

*CORAGGIO* Il coraggio è la capacità di agire in maniera lucida o etica anche in presenza della paura. Il coraggio è contagio
*CORAGGIO* Il coraggio è la capacità di agire in maniera lucida o etica anche in presenza della paura. Il coraggio è contagioso. Anche quello della verità è un bel tipo di coraggio; nessuno è talmente insignificante da non poter essere il sassolino che blocca l'ingranaggio: a volte basta un uomo, una donna o uno Hobbit per fermare l'oscurità che avanza. Il coraggio è come una candela che ne accende mille altre: basta volerlo, e lui comincia a nascere come un semino, e poi sempre più forte. La ghianda diventa quercia. Anzi, foresta di querce. _(Estratto dal libro DIZIONARIO MINIMO DELLA DIFESA DELL'OVVIO, Silvana De Mari)_

Il parastato come assistenza ai miserabili e gli oppressi, come forma di bontà estrema, di generosità sublime, invade lo stato, spinge lo statalismo a livelli marxisti, dissangua i cittadini regalando a estranei non benevoli sussidi e case popolari, distrugge l’economia con tassazioni micidiali e soprattutto annienta .la base della civiltà occidentale contemporanea: la libertà di parola. Omofobia e islamofobia sono i due psicoreati con cui il parastato annienta l’occidente. La libertà di parola è annientata. Il parastato dovrà essere smantellato ong per ong, consulente per consulente. La prima cosa da fare è difendere con le unghie e con i denti la libertà di parola.

Dove il terreno migratorio si fa politicamente arido, si sposta sui diritti LGBT: nascono gli sportelli, gli osservatori sull’omotransfobia, i corsi obbligatori nelle aziende, i patentini linguistici, le certificazioni di inclusività, le società di consulenza che rilasciano tali certificazioni. Un’unica donna uccisa da un compagno bianco è un’emergenza culturale che necessita di modificare le linee educative, mentre immigrati accoltellano donne per strada in nome di Allah. Fiumi di soldi a figli di primo e secondo letto, figliastri, nipoti e nipotini del marxismo. Il parastato è marxista. Vi raccontano che sono battaglie diverse. Non lo sono, ognuna ha come scopo la distruzione della civiltà giudaico cristiana. .Vi raccontano che ogni emergenza nasce spontaneamente. Falso. Gli islamici non amano i gay e li schiacciano come scarafaggi? Chi se ne fraga. Il movimento LGBT continuerà ad amarli e a sventolare le bandiere degli assassini dei gay, Gaza e Iran, dopo aver cacciato le bandiere degli omofili israeliani, perché quello che il movimento LGBT vuole è la distruzione della civiltà giudaico cristiana, non i benessere gay. Chi immaginasse un apparato di questa taglia inerme, disarmato, tenero come un pulcino, non ha capito niente della biologia politica. Il parastato ha i suoi anticorpi, e sono efficacissimi. Il primo strato di difesa sono i grandi quotidiani, che di quel mondo sono la costola editoriale: ne certificano la legittimità morale, ne traducono in editoriali le circolari, ne trasformano in «preoccupazione della società civile» ogni bando pubblicato. Il secondo strato sono settori della magistratura, non tutta, sarebbe ingeneroso, e falso, ma quel tanto che basta perché una legge sgradita venga sospesa, una nomina non gradita rinviata, un decreto scomodo ritoccato in punta di firma. Il terzo strato è la rete di relazioni personali: consulenti che sono figli di magistrati, magistrati che sono cognati di direttori, direttori che sono coniugi di funzionarie europee, funzionarie europee che valutano i progetti dei consulenti da cui è cominciato il giro. Un piccolo mondo endogamico, che difende sé stesso con la naturalezza con cui una famiglia difende il pranzo di Natale. È in questa chiave, e non altrimenti, che si spiega la reazione cosmicamente sproporzionata suscitata negli ultimi anni dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Un uomo, piaccia o non piaccia, ed è lecito che non piaccia, che aveva vinto elezioni regolari, con margini chiari, davanti a scrutatori democratici. Nulla, in una democrazia matura, dovrebbe essere più normale di un’alternanza. Invece si è assistito a qualcosa di inedito: un’ostilità permanente e coordinata che nessun presidente aveva mai suscitato. Trump non stava sfidando un avversario politico. Stava sfidando un apparato. La vicenda di USAID è la biopsia: per decenni descritta come strumento di cooperazione internazionale, si è rivelata, aprendone il ventre, uno dei condotti maggiori attraverso cui il denaro del contribuente americano finiva a una costellazione di ONG riconducibili, guarda caso, alla stessa galassia ideologica del parastato globale. Toccarne i cordoni della borsa, mandarci un Elon Musk qualsiasi con un foglio Excel, era un gesto di lesa maestà. Non contro un partito: contro un ceto, contro il vero potere. La reazione è stata immediata e proporzionale al pericolo. Perché un presidente lo si può sconfiggere alle urne successive, screditare, impeachment-are, in ultima istanza addirittura sparargli, l’ipotesi non è astratta. Ma un apparato costruito in mezzo secolo, ramificato in centinaia di programmi, radicato in decine di migliaia di carriere, possiede una resilienza che nessun eletto potrà mai avere. Il parastato spiega quali emozioni possiamo provare, schiera fior di avvocati per dissanguare i reprobi, mentre gli occhi della signora Bordrini di riempiono di lacrime davanti a tanta malvagità. E qui arriva il disastro.

SHARE: «Parastato»: vocabolo goffo, che descrive con precisione clinica una cosa che nessun’altra parola dice altrettanto bene: quell’immensa sedimentazione di uffici, sportelli, fondazioni, ONG, consulenze, osservatori, tavoli permanenti, programmi triennali, servizi sociali, e piattaforme digitali che sta accanto allo Stato senza esserlo, vive dello Stato, fiumi di quattrini, fiumi belli grossi, praticamente infiniti, senza rispondergli, e prospera indipendentemente da chi vinca le elezioni. In tutto l’occidente la struttura è impressionantemente identica: la stessa costellazione di associazioni non-profit con profitti enormi, gli stessi corsi di formazione, gli stessi mediatori culturali, gli stessi esperti di inclusione, gli stessi bandi europei oppure ONU, vinti dai medesimi consorzi con nomi appena diversi, gli stessi consulenti che al mattino insegnano l’antidiscriminazione e al pomeriggio la valutano, gli stessi servizi sociali che sbranano famiglie normali. Sono tutti uguali perché tutti originano dalle due medesime fonti, la Open Society di Soros e il foro di Davos. Il parastato invade i programmi scolastici a colpi di inclusione a antibullismo, allunga le mani sulla politica estera, ha in mano l’etica, crea nuovi reati, per esempio dire che un maschio è un maschio, modifica i codici penali. Unico intralcio: Donald Trump. Unica eccezione fino ad ora, Trump potrebbe fare scuola, lo spostamento verso destra dell’elettorato è un segno dell’inizio della ribellione dei popoli al parastato. In greco para vuol dire vicino, parastato vicino allo stato, parassita vicino al grano. La macchina si autoalimenta. Il parastato non è solo avidità, ha una precisa volontà di distruggere. La sua ideologia è quella del perdente radicale, spiegata dal filosofo Hans Magnus Enzensberger: è colui che, avendo perso, non ha la statura interiore per accettare la sconfitta. Pur di non riconoscere di essere stato battuto, sceglie l’unica via che gli resta: distruggere il mondo, tagliare il ramo su cui è seduto. Il marxismo è oggi il perdente radicale. Nel 1991, con la morte dell’Unione Sovietica, la partita si è chiusa: settant’anni di esperimento, cento milioni di morti, un fallimento economico incontestabile. Un uomo normale ammette e cambia, un perdente radicale no. Non conquisterà più il mondo, d’accordo, ma almeno distruggerà il suo nemico storico: la civiltà giudaico-cristiana, non più con i carri armati, non ce li ha più, con la corrosione lenta. E qui interviene il piccolo miracolo contemporaneo: il parastato paga. Fiumi di denaro pubblico si riversano su ONG, mediatori culturali, sportelli, formatori, esperti di quello e di quell’altro, purché nel titolo compaia la parola magica: inclusione. Francia, Spagna, Belgio, purché si mangi. Che il denaro provenga dal contribuente cristiano, che finanzi la demolizione del suo stesso mondo, è dettaglio teologicamente delizioso: la vittima paga il boia, e in aggiunta gli rilascia il patentino di consulente. L’inclusione include tutti, tranne il popolo che la finanzia. Include perfino i suoi contrari, in un capolavoro di dialettica. L’Islam impicca i gay dalle gru di Teheran? Dettaglio provvisoriamente irrilevante: al momento è incluso nella stessa «inclusione» che difende i gay europei. La coerenza sarebbe un lusso borghese, la logica appartiene ad Aristotele e San Tommaso. Ora piace il pensiero debole, eufemismo per imbecillità. L’importante è che l’apparato mangi, e con lui il perdente radicale che finalmente vede bruciare, giorno dopo giorno, la casa che non è riuscito a distruggere. . Il parastato ha un metodo. Dove può espandersi attraverso l’immigrazione, si espande attraverso l’immigrazione: nascono gli sportelli linguistici, i corsi di alfabetizzazione, i tavoli territoriali, le cooperative che gestiscono, i consorzi che coordinano, gli enti terzi che valutano.

L’astio consuma i rapporti. L’avarizia svuota il cuore. Due vizi spesso considerati “normali”, ma che possono distruggere famiglie, amicizie e persino la nostra pace interiore. Con Silvana De Mari scopriamo come riconoscerli, combatterli e riscoprire la libertà di chi sa perdonare, donare e vivere con un cuore più grande. https://youtube.com/live/bEHH2Iyt71c

Silvana De Mari Official Channel - Telegram 频道 @silvanademari 的统计与分析