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Repost from Brughiere
BOLOGNA: LA PAROLA AD ALFREDO!
Diffondiamo:
Trascrizione della testimonianza. Bologna, 18 maggio 2026
In occasione della seconda udienza del processo a carico di sei compagnx, imputati per una serie di episodi inerenti la mobilitazione contro il 41 bis e l’ergastolo, tra i testimoni della difesa è stato ascoltato Alfredo Cospito, in video collegamento dal carcere di Bancali.
Per poter rendere meglio leggibili le preziose parole di Alfredo e poterle diffondere anche fuori da quell’aula, abbiamo ridotto al minimo tutti gli interventi dellx altrx interlocutorx.
Anarchicx
Continua qui: https://brughiere.noblogs.org/post/2026/06/04/bologna-la-parola-ad-alfredo/
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Repost from ExLatteria Occupata Genova
...un 270bis firmato con la penna nera...
Nella giornata di sabato 9 maggio alle 12:30, nel pieno dell'adunata degli alpini, una decina di carabinieri (due in divisa, il resto in borghese), sono entrati in casa di due compagni con un mandato di perquisizione indirizzato ai due, con un'accusa di imbrattamento per una scritta "alpino molesto stai attento" e il furto di uno striscione che diceva "passano gli alpini di Cantore" (per il quale non è nemmeno stata posta querela). Questi simpatici signori sono inizialmente entrati con il pretesto di cercare i materiali inerenti a questi fatti, ma vedendo la distro, gli opuscoli, poster e volantini antimilitaristi, sembrerebbe che si siano lasciati ingolosire. Dopo svariate chiamate al pm di turno hanno deciso di mettere a sequestro tutto il materiale stampato, tutti gli apparecchi informatici, smartphone, computer, hard disk, e pure la stampante. L'ennesima volta che viene presa di mira la stampa anarchica.
Infatti, avendo analizzato il materiale sequestrato, una perquisizione per imbrattamento si è "presto" (dopo 8 ore in questura diokan) trasformata in un'indagine per 270bis in concorso (associazione con finalità di terrorismo e sovversione dell'ordine democratico), 414 (istigazione a delinquere) - e pure per ricettazione per il ritrovamento di un cartello stradale - per le due persone iniziali, per due altre persone che si trovavano ospiti in casa e perfino per un'amica che con un pessimo tempismo stava passando a prendere un caffè. L'accusa di 270bis viene giustificata, oltre che dalla presenza di materiali informativi di matrice anarchica, anche dal ritrovamento di una tanica di benzina nel bagagliaio di una macchina che - incredibilmente - va a benzina, che a parole loro "conferma l'ipotesi di iniziative concrete e violente e non solo mere proclamazioni di intenti".
Questo si inserisce nel quadro generale di quello che stava succedendo a Genova quel fine settimana, ossia la 97° adunata degli alpini, per cui si stimava l'arrivo di circa 400mila alpini. Sono comparsi a macchia d'olio accampamenti militari, esposizioni di macchine da guerra e tricolori ovunque che ancora sventolano sulle strade. Per questa occasione la nostra cara sindaca Silvia Salis ha interrotto, ma solo temporaneamente, il decreto anti movida che da 3 anni non permette di bere e viverci i vicoli se non intorno al tavolo di un bar; non sapevamo che per viverci tranquillamente in compagnia le strade del centro dovessimo indossare una penna nera o, ancora meglio, cantare "faccetta nera", cosa successa varie volte in questo allegro fine settimana.
Tutto ciò si inquadra bene nella città di Genova, che sempre di più punta a diventare uno snodo cruciale dell'apparato bellico europeo, con l'espansione del porto e della rete ferroviaria, la presenza di stabilimenti di Fincantieri e della Leonardo s.p.a. col suo super computer, usato per la sorveglianza interna e dei confini, come negli scenari militari.
Ciò che è accaduto durante quella giornata non è un caso isolato, si dimostra coerente con le politiche repressive dello stato, che, decreto sicurezza dopo l'altro, mirano a sopprimere qualsiasi tipo di iniziativa o condivisione di pensieri e pratiche che possano contrastare l'illusione di pace sociale che cercano di propinarci mentre tutto intorno a noi dilagano guerre e genocidi e la sempre più evidente distruzione del nostro pianeta.
Se davvero il nostro informarci, agire e il semplice organizzarsi assieme (perfino passare a prendere un caffè a casa degli amici) può portare ad un'accusa di associazione con finalità di terrorismo, ci sembra sempre più importante continuare ad incontrarci per diffondere le nostre idee e le nostre pratiche.
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Siamo certi che l’occasione di oggi sia stata molto preziosa per Alfredo, ma ancor più per noi, che nelle sue parole e nella sua sempre presente ironia, abbiamo trovato ancora una volta una determinazione enorme, un odio per gli oppressori e un fortissimo amore per i suoi compagni, a partire dalle sue prime parole per Sara e Sandro. Ed è con il loro vivo ricordo che anche noi vogliamo concludere queste righe, per non dimenticare chi ha dato la propria vita per lottare per un mondo diverso.
Con Sara e Sandro nel cuore.
Affinchè di ogni prigione non restino che macerie.
Forza Alfredo!
Alcunx compagnx di Bologna imputatx e solidali
La prossima udienza del processo in questione sarà il 15 giugno alle ore 9. Verranno sentiti gli ultimi testimoni e probabilmente si avvierà la discussione.
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PAROLA AD ALFREDO!
Il 18 maggio al tribunale di Bologna si è svolta la seconda udienza contro 6 compagnx, imputatx per fatti specifici inerenti la mobilitazione del 2022-23 al fianco di Alfredo contro il 41bis e l’ergastolo ostativo.
In quest’udienza sono stati sentiti diversi testimoni e, tra loro, ha potuto prendere parola anche lo stesso Alfredo, in videoconferenza dal carcere di Bancali.
La sue emozione, unita a quella della trentina di compagnx presenti in aula, è stata fin da subito palpabile. Alfredo ha esordito con queste parole
In questo momento è emozionante stare qui, perché l’ultima volta che ho potuto vedere facce amiche è stata un anno e mezzo fa e all’epoca c’erano Sara e Sandrone che ora sono morti e non ho potuto dare loro la mia solidarietà perché qua dentro il mio isolamento è totale, ti proibiscono di esistere.
Ha proseguito parlando delle motivazioni che nel 2022 , appena trasferito in 41 bis, l’hanno spinto ad intraprendere uno sciopero ad oltranza. Motivazioni che, come lui stesso ha ricordato, hanno trovato ampia diffusione nella mobilitazione internazionale che ha sostenuto la sua lotta. Ha evidenziato che, senza il sostegno ricevuto da fuori, sarebbe stato condannato all’ergastolo ostativo e che la sua lotta è stata mossa dalla necessità che la sua detenzione in 41 bis non creasse un precedente estendibile al movimento.
A seguito di questo Alfredo ha raccontato il suo attuale stato di isolamento. Ha ribadito di essere sottoposto ad un blocco pressoché totale della posta che attualmente (a differenza del periodo antecedente la mobilitazione) vale anche per le notifiche della posta trattenuta. Non riceve corrispondenza da mesi, gli è stata recapitata di recente una lettera di dicembre 2025.
Ha poi parlato dell’ormai risaputa impossibilità dell’accesso ai libri, sia tramite acquisto attraverso cataloghi che tramite la biblioteca centrale del carcere. Ha raccontato il paradosso del suo isolamento, avendo avuto notizia di larga parte delle mobilitazioni anarchiche degli ultimi anni attraverso il corposissimo fascicolo che motiva il suo rinnovo al 41 bis, definito dalle stesse guardie che gliel’hanno notificato “il più corposo della storia del 41bis”.
Come ulteriore elemento della sua carcerazione ha descritto un 41bis che va allargandosi sempre più a persone prima non colpite da questo regime, in un progressivo abbassamento della soglia di accesso, citando l’esempio di un detenuto passato dall’ AS al 41bis perché trovato in possesso di un telefono cellulare.
Quest’occasione ha consentito inoltre ad Alfredo di tratteggiare i passaggi della sua detenzione, dal carcere militare per l’obiezione totale alla leva, alle sezioni comuni, dalle sezioni di Alta Sicurezza di Ferrara e Terni, fino all’approdo in 41bis, definito luogo di isolamento totale. Sicuramente lo sguardo di Alfredo non si è fermato alla sua personale esperienza e, anche questa volta, non ha perso occasione per condannare la brutalità del 41bis tutto, ribadendo che per lui non c’è distinzione tra prigionieri all’interno di tale sistema di reclusione e annientamento. Ha raccontato l’orrore del reparto ospedaliero di 41 bis di Opera, dove sono detenute perlopiù persone molto anziane, parecchie affette da Alzheimer, in carrozzina o con diverse autonomie limitate, che non sanno manco più perché si trovano lì. Non ha potuto esimersi dall’esprimere, infine, una valutazione sul senso di questo regime, voluto originariamente per eliminare quei soggetti con cui lo Stato ha trattato e che ha dovuto mettere a tacere una volta rivelatisi inutili ai suoi sporchi giochi.
A seguito della sua testimonianza si sono levati in aula inevitabili e calorosi saluti carichi di affetto che hanno fatto indispettire la giudice con il conseguente sgombero dell’aula. Anche all’inizio dell’udienza lx compagnx presentx sono riuscitx a salutare Alfredo che ha ricambiato con affetto, riuscendo così a rompere, seppur per una frazione di secondo, un isolamento tremendo. È stata un’emozione fortissima, condivisa da entrambi i lati di quel maledetto schermo.
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Giovedì 9 aprile Kam è stata fermata e portata a Romans dove ha passato la notte alla Gendarmerie. Il giorno dopo a Grenoble il procuratore le ha notificato il mandato di arresto internazionale (MAE) emesso dall' Italia.
Nonostante le garanzie presentate dall'avvocato la giustizia francese decide sulla sua permanenza in carcere e la trasferisce nella prigione di Lyon Corbas, lì rimarrà fino al 30 aprile, data in cui si svolgerà l'udienza pubblica alla Corte d'appello di Grenoble in cui si deciderà la validità del MAE, la sua applicazione e l'eventuale rimpatrio in Italia di Kam.
Giovedì 16 aprile si è tenuta la prima udienza rinviata al 30 aprile in quanto mancava la traduzione del MAE.
L'avvocato di Kam e il PM hanno richiesto la messa in libertà col braccialetto elettronico per la durata della procedura.
Al momento Kam è ancora nella casa circondariale di Lyon Corbas, ci resterà fino alla prossima udienza e in quell'occasione il giudice deciderà se farla uscire col braccialetto elettronico.
Il 30 aprile alle 11 l'avvocato, su richiesta Kam, formulerà anche il rifiuto dell'estradizione in Italia.
Per scriverle e inviarle il vostro sostegno:
CAMILLE CASTERAN
NUMERO D'ECROU 51043
MAISON D'ARRET DE LYON CORBAS
QUARTIER DES FEMMES
40 BOULEVARD DES NATIONS
BP351 69962 CORBAS CEDEX
Facciamole sentire la nostra solidarietà
Feu aux frontieres
Nik la taule et son monde!
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Si è concluso il 16 aprile 2026 il primo grado di uno dei due "tronconi" dell'operazione city, relativo al corteo del 4 Marzo 2023 in solidarietà con Alfredo Cospito da mesi in sciopero della fame contro 41 bis ed ergastolo ostativo. In quella giornata migliaia di compagne/i e solidali sfilarono nel centro di Torino manifestando con rabbia e lasciando dietro di sé solo un millesimo di quella violenza elargita ovunque dai vari governanti e dal loro braccio armato. L'accusa di devastazione e saccheggio in concorso, già dalle/dagli imputate/i restituita al mittente, è caduta anche nelle aule tribunalizie, derubricata in danneggiamento pluriaggravato in concorso e violenza a pubblico ufficiale in concorso. Tutte/i condannate/i le e gli imputate/i con pene che vanno dai 18 mesi ai 5 anni e mezzo.
Nel frattempo procede anche il processo a carico di altre/i compagne e compagni accusate/i per la stessa giornata di lotta, procedimento separato per rendere più rapido il cosiddetto primo troncone.
Il 10 Marzo, in fase di udienza preliminare, la GUP ha archiviato la posizione delle/degli indagate/i per essere state/i fermate/i prima dell’inizio del corteo con l’accusa di quasi reato (art.115 c.p.), nonostante la richieste del PM di applicare la libertà vigilata. Rinvio a giudizio e udienza l’11 Novembre 2026, invece, per compagne e compagni accusate/i di concorso in devastazione, resistenza aggravata e porto di oggetti atti ad offendere: in totale 29 rinvii a giudizio.
Ricordiamo che Alfredo Cospito è ancora sottoposto al regime di tortura del 41 bis e che proprio in questi giorni verrà molto probabilmente rinnovato. Quella stagione di lotta a fianco di Alfredo è riuscita a portare al centro del dibattito pubblico la tortura di stato e la " giustizia " vendicativa di tribunali e politici, evidenziandone le contraddizioni. Ma rimane ancora da lottare contro il 41 bis.
In ogni caso nessun rimorso
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Repost from NO 41bis - International Mobilisation
Non è possibile avere paura di far valere le proprie ragioni, è necessario che la paura cambi di campo.
Credo che le libertà siano sempre state conquistate con la lotta e con il conflitto – nelle paure di ognun* e nel coraggio collettivo. È stato così per chi ha combattuto in armi il fascismo, ma è stato così anche per gli anni ‘70 – gli affitti negli anni ‘70 costavano un quarto, un quinto dello stipendio; oggi più della metà.
Noi abbiamo segnato 3 appuntamenti: oggi, domani e il 18 aprile. L’invito è a partecipare ma in realtà non è la cosa più importante. La cosa più importante è che, se condividiamo questi ragionamenti, ognun* si faccia carico di un pezzetto di queste ragioni. Ognun* con le proprie pratiche, ognun* nei propri luoghi che attraversa quotidianamente, con uno striscione, in un’iniziativa, prendendo parola.
Hanno tutti gli strumenti per chiudere la partita con il dissenso politico, per chiuderci in 41bis, per prendere 90 persone e schedarle, per darci fogli di via o trovare altri mezzi per interrompere le nostre relazioni… Facciamo che tutto ciò non avvenga nel silenzio.
Prossimo appuntamento:
Manifestazione - Sabato 18 Aprile ore 18.00, Piazza dell’Immacolata, Roma.
Per Alfredo, per Sara, per Sandro e contro il 41 bis
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Repost from NO 41bis - International Mobilisation
Fra le azioni dei partigiani del tempo e quelle degli anarchici di oggi sono cambiate altrettante cose, ma la meticolosità negli obiettivi è rimasta la stessa: sabotaggi di treni, tralicci, azioni sempre verso l’alto - mai a casaccio nel mucchio.
Ecco tornando ai giorni nostri e a quest’assemblea, la vicenda di Sara e Sandro, sta rappresentando per lo Stato di oggi un altro punto di contatto con il passato; cioè la strumentalizzazione della vicenda per reprimere il dissenso politico, cioè il tentativo di ridurre gli spazi di libertà. L’attacco agli anarchici, nei confronti di Sara e Sandro, o mettere Alfredo Cospito in 41bis, non è un attacco solo agli anarchici. È un attacco a chi si ribella oggi e a chi lo vorrà fare domani.
Lo diciamo molto chiaramente, quando abbiamo pensato l’appuntamento di oggi non l’abbiamo fatto per parlare di Sara e Sandro o di Alfredo Cospito in sé: lo abbiamo fatto perché la situazione è preoccupante: è preoccupante lo stato di guerra, la criminalizzazione del dissenso, il fatto che se oggi occupi una scuola potresti incorrere in un processo penale, è preoccupante che sono aumentati i giovani nelle carceri, preoccupanti sono i CPR; è preoccupante che facciano più scalpore, o paura, due anarchici morti che la corsa al riarmo, l’orlo di una guerra atomica, le torture della polizia nei penitenziari minorili, Delmastro che va a cena con un prestanome di mafia. Questo è preoccupante. Perché le guerre vengono considerate dei mali necessari, gli sbirri di Rogoredo che giustiziano chi non gli paga il pizzo sono delle mele marce, anche la tortura del 41bis passa per male necessario; mentre dall’altro lato chi si ribella nei CPR, nelle strade di Torino come avvenuto a gennaio, chi fa uno sciopero della fame in un carcere, o chi si organizza per restituire una minima parte della violenza subita, allora quello è inaccettabile; e via con i decreti sicurezza, a individuare il nemico interno – una volta askatasuna, una volta gli anarchici, quasi sempre le persone immigrate. Tutto questo è preoccupante. È preoccupante come giornalisti, politici e polizia concorrano vicendevolmente per creare uno stato di allarmismo.
È la paura che ci vogliono trasmettere. È la paura che ci vogliono trasmettere ad essere preoccupante. Il 29 marzo hanno interdetto 91 persone al parco degli acquedotti. Questo genera paura, paura di scendere in strada, paura di esserci domani a largo Arenula, paura di scendere in strada settimana prossima a piazza dell’immacolata. Ecco ma la paura è legittima, perché oggi per delle persone ventenni che vivono a Roma da diversi anni, dove fanno università, hanno radicato le proprie relazione etc.. per loro oggi è in avvio un processo di espulsione dalla città, un foglio di via da Roma. Perché? Perché il 29 marzo si trovavano nei pressi del parco degli acquedotti per ricordare Sara e Sandro. Questo è preoccupante. È preoccupante che oggi nessun* di loro, probabilmente, prenderà parola proprio per questa paura, per questo foglio di via.
Allora ci si può domandare con che coraggio domani o settimana prossima saremo in strada contro il 41bis; ecco non lo so, fa paura. O ancora, ci possiamo domandare con che coraggio oggi possiamo andare in una scuola a parlare di 41bis, oppure prendere parola all’interno di una piazza, o di un luogo di lavoro, per parlare di come lo stato si accanisca su Cospito; ecco non lo sappiamo, ma 3 anni fa c’è stato un momento in cui fare tutto questo era
possibile. Durante lo sciopero della fame di Alfredo, c’è stato un periodo in cui è stato normale parlare del 41bis come di uno strumento di tortura e disumano. Avveniva nelle cene di famiglia, nelle scuole, nelle strade. Questo è stato possibile perché evidentemente il coraggio non è questione muscolare ma una dimensione collettiva, e in quel periodo si era creata una forza collettiva che sosteneva le ragioni di ognuno. Il momento di oggi, come quello di domani o quello di sabato prossimo servono per ritrovare la dimensione collettiva.
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Intervento introduttivo all’Assemblea pubblica “Fuori Alfredo dal 41bis” del 10 Aprile a Roma.
Intanto volevamo ringraziare le persone del quartiere che nonostante le intimidazioni e i ricatti della polizia , sono qui in assemblea con noi.
Lo diciamo subito: non si può non aprire l’assemblea senza ricordare Sara e Sandro.
Lo diciamo cosicché gli sciacalli abbiano subito la notizia e possano proseguire facendo l’aperitivo qui per il Pigneto.
Lo diciamo subito perché per noi è di primaria importanza.
Parlerei anche della violenza degli anarchici e delle azioni dirette, ma prima sono necessarie un paio di premesse tecniche. L’assemblea di oggi, il presidio di domani e la manifestazione di sabato prossimo a piazza dell’immacolata nascono da un’assemblea estemporanea formata da compagn* di diverse esperienze politiche della città. Alfredo Cospito si trova in 41bis dal 4 maggio 2022, entro il 4 maggio di quest’anno deve essere rinnovato il regime con una firma del ministro di giustizia. Se oggi molte più persone conoscono la disumanità del 41bis (una cella di pochi metri quadri dove passare 22 ore su 24, in cui non puoi leggere i libri che vuoi, non vedi un albero o l’orizzonte per decenni, in cui tutte le tue relazioni affettive vengono interrotte etc) è principalmente grazie allo sciopero della fame che Alfredo ha intrapreso 3 anni fa. Abbiamo pensato che non si possa aspettare un altro sciopero della fame per parlare del 41bis come strumento di tortura e che il rinnovo per Alfredo quantomeno non possa passare nel silenzio generale.
Finiti i tecnicismi, come ho detto in apertura sarei partito dagli anarchici, dalla violenza e dalle azioni dirette, ma non posso in primis non sottolineare la cura e la meticolosità che distingue queste e che ha distinto Sara e Sandro fino alla fine. Che, se è come sembra dai giornali, sono morti in un casolare abbandonato, isolato da chiunque, dove se qualcosa fosse andato storto gli unici a rimetterci sarebbero stati loro. E così è stato.
A differenza di chi le bombe le progetta nelle città, fra i civili; di chi l’intelligenza della guerra la forma nelle università, di chi gli obiettivi militari li posiziona nei quartieri popolari (si pensi al commando di interforze a Don Bosco, uno dei quartieri più popolosi di Europa), di chi ha fatto di una regione come la Sardegna una terra per far esercitare gli eserciti di mezzo mondo, o della Sicilia, attraverso Sigonella, una terra da cui far partire azioni militari contro l’Iran, o si pensi ad Aviano in Friuli.
Non è una differenza sottile, e infatti è sostanziale: fra chi ha deciso di prendersela con i diretti responsabili - e solo con loro - a costo della propria vita; e chi invece pur di preservare i propri interessi, la propria poltrona, mette davanti le vite innocenti, si fa scudo delle vite altrui. È la differenza anche fra l’azione diretta e indiretta, fra chi si assume la responsabilità delle proprie azioni senza altre mediazioni, come ad esempio Alfredo Cospito che sparò alle gambe dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare e se lo rivendicò fino alla fine, e chi invece delegando a bottoni, armi atomiche o processi tecnologici spersonalizzanti, vi delega le responsabilità dei genocidi e delle guerra degli Stati.
È una differenza sostanziale quella che intercorre fra chi per una scelta etica ci ha rimesso la vita, e chi l’unica etica che persegue è la propria comodità a costo della vita altrui.
Poi è aprile, il mese delle celebrazioni antifasciste… È facile… È facile pulirsi la coscienza elogiando i partigiani; comunisti, anarchici, cattolici ma non solo, al di là delle appartenenze, persone che si sono assunte la responsabilità delle
proprie azioni, e che hanno fatto dell’azione diretta e mirata un principio etico irrinunciabile.
Dal fascismo a oggi sono cambiate tante cose, ma tante altre sono rimaste uguali. Fra lo Stato fascista e gli Stati di oggi la violenza indiscriminata è rimasta uno strumento caratterizzante.
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UNA COLONNA DI FUMO DALL' AREA GIALLA DEL CPR SABAUDO.
Oggi pomeriggio un gruppo di solidali si è radunato difronte alle mura del CPR di Corso Brunelleschi a Torino. Un presidio chiamato per portare solidarietà ai detenuti che nell'ultimo periodo stanno proseguendo con proteste incessanti.
Giovedì 26 Marzo, a seguito di una mattinata di deportazioni di persone verso l'Albania e/o il paese di provenienza, la giornata è proseguita con il trasferimento nell'area Gialla di massa di tutte le persone recluse nell'area Rossa. Si é conclusa con una serata di insubordinazione fronte all'evidente sovraffollamento che avrebbe constretto diverse persone a dormire a terra in mensa o fuori. Al momento sono recluse nel centro attorno alle 60 persone in 2 aree da 25 posti l'una.
L'insofferenza è molto alta ma la voglia di non stare in silenzio ancora di più. Oggi infatti, durante presidio si é potuta scorgere una colonna di fumo salire dall'area Gialla a seguito della quale sappiamo che, oltre al tempestivo intervento delle guardie e dei vigili del fuoco, 4 persone sono state trasferite in carcere (pratica ormai consolidata e costante negli ultimi mesi).
Sempre al fianco con i reclusi, con coloro che lottano e resistono nei CPR
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Condividiamo con voi queste righe di aggiornamento su uno dei processi per la mobilitazione a fianco di Alfredo, con lo stomaco chiuso e una forte stretta al cuore per la morte di Sandro e Sara avvenuta nella notte di giovedì 19 marzo. Due compagni anarchici che se ne sono andati da un mondo in cui ci sarebbe invece sempre più bisogno di cuori sinceri, di sguardi attenti e di mani generose.
Con fermezza e senza indugio ribadiamo la nostra solidarietà e complicità con tuttx lx ribelli e rivoluzionarx che lottano ogni giorno contro lo Stato che reprime, tortura e uccide; contro un sistema guerrafondaio e mortifero e i suoi aguzzini.
Sempre al fianco di chi lotta, di chi trama nella notte!
Fuoco a ‘sto mondo infame!
A Sandro e Sara, per l’anarchia!
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Mercoledì 18 marzo presso il tribunale di Bologna si è tenuta la prima udienza a carico di 6 compagnx per 3 fatti avvenuti prima e durante i mesi di mobilitazione in solidarietà al compagno anarchico Alfredo Cospito in sciopero della fame (danneggiamento di un cantiere durante l’occupazione di una gru, danneggiamento di impianti informatici per due ripetitori andati in fiamme, e l’interruzione di una messa).
È stata discussa la lista testi della difesa, in cui figura anche Alfredo; la giudice ha rinviato all’8 aprile per comunicare la propria decisione in merito. Per la prima udienza abbiamo chiamato una presenza dentro e fuori dall’aula di tribunale e letto degli stralci di una dichiarazione che riportiamo per intero qui sotto, per ribadire la nostra solidarietà e complicità con Alfredo, con tuttx coloro che hanno lottato e che lottano contro il regime di tortura del 41bis, e tutte le galere di questo mondo infame.
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