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Pensiero Verticale

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Armare le parole. Costruire il pensiero. Alimentare consapevolezza.

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Due studenti vengono puniti per aver esposto uno striscione con scritto «L'Italia agli italiani». Un episodio che solleva una domanda semplice: quando è diventato scandaloso affermare la propria appartenenza nazionale? Per questo, alla Costituente di Futuro Nazionale, lo stesso striscione è stato esposto in segno di solidarietà. Un gesto politico verso chi è stato colpito non per un insulto o un atto di violenza, ma per aver espresso una visione patriottica. Colpisce il cortocircuito della sinistra: quella che celebra Che Guevara sulle magliette e nei cortei, dimenticando che uno dei suoi slogan più celebri fu «Patria o muerte». Quando la parola "patria" viene pronunciata da rivoluzionari stranieri diventa poesia; quando viene pronunciata da giovani italiani diventa un problema. Nessun popolo può costruire il proprio futuro senza identità, memoria e appartenenza. Da Cesena a Roma, il messaggio è chiaro: amare la propria nazione non è un reato, né una vergogna.

Ieri sera alcuni militanti di Lealtà Azione hanno srotolato uno striscione all'Arco della Pace in segno di solidarietà verso Belfast, città nordirlandese tornata al centro delle cronache per le tensioni e gli scontri che si stanno verificando in questi giorni. L'azione simbolica richiama l'attenzione sugli eventi in corso nella capitale dell'Ulster e sul tema dell'immigrazione che risulta essere l'elemento alla base delle recenti proteste. Come Pensiero Verticale avevamo già affrontato l'argomento nei giorni scorsi, analizzando le cause e le conseguenze delle tensioni che stanno interessando Belfast. L'iniziativa milanese si inserisce nel dibattito politico e identitario che, dall'Irlanda del Nord al resto d'Europa, continua ad accompagnare il tema dei flussi migratori e della sicurezza urbana.

Un uomo europeo viene quasi decapitato a coltellate a Belfast. L’arrestato è un richiedente asilo sudanese. E già si sente il rumore di fondo. Non bisogna strumentalizzare. Non bisogna generalizzare. Non bisogna dire troppo da dove viene. Non bisogna chiedersi chi lo ha fatto entrare, chi lo ha gestito, chi ha deciso che tutto questo fosse normale. Sempre la stessa storia: prima succede il fatto, poi arriva il cordone sanitario attorno alla verità. Per anni chi parlava di frontiere fuori controllo è stato trattato come un pazzo, E improvvisamente il problema non è più quello che è successo, ma chi osa parlarne senza chiedere permesso. Il Campo dei santi lo hanno liquidato per decenni come una fantasia malata, buona solo per essere censurata o derisa. Forse perché certe pagine facevano meno paura finché sembravano letteratura. Oggi invece l’Europa paga anni di rimozione, moralismo e confini trasformati in colpa. Prima vengono i cittadini. Prima viene la sicurezza. Prima viene la Nazione.

Tre nomi, tre vite spezzate, tre ferite che non possono essere archiviate come semplici fatti di cronaca: Henry Nowak, Iryna Zarutska e Quentin Deranque diventano il simbolo di un’Europa smarrita, attraversata dalla paura e troppo spesso incapace di guardare in faccia il dolore dei suoi figli. Questa riflessione nasce dal bisogno di non dimenticare, di dare un nome ai morti e voce a chi resta. Perché il silenzio, davanti alla violenza, non è prudenza: è resa. #immigrazione #politica #governo #destra #politicaitaliana

Le principali notizie degli ultimi giorni: dalle celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica italiana alla crisi demografica certificata dai dati Istat, fino alle tensioni internazionali tra Medio Oriente e Ucraina. Spazio anche al caso Henry Nowak, al tema della tutela dei risparmi con il BTP Italia Sì e alla crescente disuguaglianza patrimoniale fotografata da Bankitalia. Un quadro sintetico di un’Europa chiamata a fare i conti con memoria, futuro, sicurezza economica e fragilità sociali. #notizie #attualita #politica #politicaitaliana #attualità

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Ma le nostre radici sono troppo profonde per essere estirpate. Dalle cattedrali gotiche alle grandi scoperte, ogni angolo di questo continente trasuda potenza e civiltà. Non siamo la fine di una storia, siamo il fuoco che attende solo di essere riacceso. #europa #governo #politicaitaliana #storia #destra

Henry Nowak aveva diciotto anni. È stato accoltellato e lasciato morire. Mentre perdeva sangue e implorava aiuto, veniva ammanettato dagli agenti accorsi sul posto. La sua colpa? Essere stato indicato dal suo aggressore come un presunto "razzista". La storia di Henry è il simbolo di un'Europa che sembra fidarsi più delle accuse che dei fatti, più delle etichette ideologiche che della realtà. Un ragazzo ferito a morte chiede aiuto, ma viene trattato come un sospetto. Da anni ci parlano di più controlli, più sorveglianza e più monitoraggio delle opinioni. Eppure, quando conta davvero, questo sistema non riesce nemmeno a riconoscere una vittima che sta morendo davanti ai suoi occhi. Non stupisce che le immagini abbiano provocato proteste e scontri. Quando la fiducia nelle istituzioni crolla, la rabbia finisce per esplodere nelle strade. Henry Nowak aveva diciotto anni. La domanda che resta è semplice e terribile: in una società ossessionata dalle etichette, chi protegge ancora i suoi figli?

Nel giorno della Festa della Repubblica, una riflessione sull’Italia di oggi: tra eccellenze e difficoltà, tra chi cresce e chi resta indietro. Un invito a interrogarsi sul significato della comunità nazionale, sul valore del lavoro e sul ruolo dello Stato nel dare dignità, opportunità e futuro ai suoi cittadini. #storia #accaddeoggi #politica #politicaitaliana #governo

Finale di Champions League, Francia blindata: se servono 22.000 agenti per una partita, il problema non è il calcio. Ventiduemila agenti schierati. Champs-Élysées blindati. Negozi che abbassano le saracinesche per paura di saccheggi e devastazioni. Questa è la Francia che si prepara alla finale di Champions League. La domanda è semplice: se una vittoria sportiva richiede un dispositivo di sicurezza da stato d’emergenza, il problema è davvero il calcio? Per anni le élite francesi hanno raccontato che integrazione, multiculturalismo e coesione sociale fossero processi automatici. Oggi la realtà presenta il conto. Interi quartieri vivono come mondi separati, mentre lo Stato mobilita migliaia di uomini per impedire che una festa si trasformi in una notte di incendi, saccheggi e guerriglia urbana. Il vero scandalo è che questa paura sia diventata normale. E quando un Paese deve proteggersi dai propri festeggiamenti, forse è arrivato il momento di chiedersi che fine abbia fatto il senso di appartenenza nazionale.

La domanda di La Boétie è ancora attuale: perché gli uomini rinunciano alla propria libertà? La tirannide non vive solo della forza, ma dell'abitudine, della paura e dell'obbedienza senza coscienza. Oggi il potere ha spesso il volto della tecnica, della burocrazia e degli algoritmi. La libertà non è fare ciò che si vuole. È sapere a quale fine si obbedisce. #filosofia #storia #politica #politicaitaliana #governo

Ci hanno convinto che avere il mondo in tasca significhi essere più liberi. Ma mentre siamo sempre connessi, siamo anche sempre più soli. A volte l’indottrinamento più feroce avviene nel modo più innocuo: non con la violenza, ma creando una società che smette di farsi domande. Passiamo ore davanti a uno schermo, scorriamo senza sosta, senza accorgerci di essere dentro una gabbia. E la cosa più inquietante è questa: nessuno ci costringe davvero. Le persone scelgono spontaneamente di piegarsi, di incatenarsi a un sistema nocivo, quasi come robot programmati. Più siamo distratti, più siamo isolati. Meno pensiamo. E un popolo che non pensa non si ribella. Ci allontaniamo dalle conversazioni vere, dalla presenza reale, dalla vita vissuta davvero, credendo di essere liberi solo perché possiamo toccare uno schermo in qualsiasi momento. Ma quando una società smette di pensare, smette anche di essere libera. La domanda è: stiamo usando la tecnologia... oppure ci stanno usando attraverso la tecnologia?

Ieri a Milano si è svolta Biblis, Rassegna della Libera Editoria: una giornata di libri, confronto e dibattiti che ha riunito editori indipendenti, ospiti e pubblico attorno ai temi più discussi del presente. Abbiamo parlato di Africa e nuovi equilibri geopolitici, della crisi e del futuro dell’Europa, dei limiti della libertà di espressione, di censura, diritti, femminismo, politically correct e del confine sempre più sottile tra confronto e polarizzazione. E abbiamo chiuso con la satira di Osho, che con “Awanagana” ha trasformato l’attualità in ironia e riflessione. Grazie a tutti i relatori, agli ospiti, alle case editrici presenti e soprattutto a tutte le persone che hanno partecipato e reso viva questa prima edizione di Biblis. Per noi è stata la conferma che esiste ancora voglia di discutere, ascoltare e costruire spazi culturali davvero liberi.

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Chi decide cosa puoi dire… e cosa devi tacere? Oggi basta una parola per essere etichettati, isolati, cancellati. Ma è davvero difesa dei valori… o paura del confronto? ‘Fasciofobia e confini del dibattito’ rompe il silenzio su un tema che divide — e che pochi hanno il coraggio di affrontare davvero. Con Alberto Busacca, Peter Gomez e Boni Castellane. Perché la libertà di parola non è mai scontata. E forse, nemmeno libera. 🎤 Pensiero, cultura, identità 📍Milano, La Stamperia, via Pietrasanta 14 📅 23 maggio Tutti a Biblis!

"A che ora è la fine dell’Europa?” è una conferenza senza filtri sul destino politico, economico e culturale europeo. Un confronto diretto tra analisi, provocazioni e scenari futuri per capire se il Vecchio Continente abbia ancora una direzione — o se sia già iniziato il conto alla rovescia. Un dibattito acceso su sovranità, guerra, informazione e futuro dell’Occidente. Perché la domanda non è più se l’Europa sia in crisi. Ma quanto tempo le resta. 🎤 Analisi, confronto, visione 📍 Milano, La Stamperia, via Pietrasanta 14 📅 23 maggio

Se dovessimo dare un volto al coraggio, oggi gli daremmo quello del modenese Luca Signorelli: madido di sudore, ancora segnato dalla paura e dalla tensione, dopo aver lottato e fermato il terrorista che, nelle vie di Modena, ha cercato di uccidere chiunque gli capitasse a tiro, falciandolo con la propria vettura. Destino ha voluto che il tragico fatto avvenisse a pochi giorni dal 24 maggio, anniversario dell’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale: una data ormai finita nel dimenticatoio di una nazione assopita su se stessa. Ma è lo stesso Signorelli, con un atto eroico degno del sacrificio dei nostri Fanti, a ridare speranza. «Ho fatto vedere che l’Italia non è morta», è il suo laconico commento davanti alle telecamere: poche parole che raccontano quell’Italia formatasi nel fango delle trincee, nel sacrificio, nel dovere e nel coraggio.

A BIBLIS - Rassegna della Libera Editoria ci sarà anche Marco Rizzo per un confronto senza filtri su politica, informazione e scenari internazionali. Un appuntamento per chi ha ancora voglia di ascoltare voci fuori dal coro. 🎤 Confronto, contrapposizione, valori 📍 Milano, La Stamperia, via Pietrasanta 14 📅 23 maggio

Modena. Un uomo con nome e cognome arabo, Salim El Koudri, lancia un’auto sulla folla nel centro cittadino, ferisce diversi i
Modena. Un uomo con nome e cognome arabo, Salim El Koudri, lancia un’auto sulla folla nel centro cittadino, ferisce diversi italiani, scende armato di coltello e semina il panico. Ma per certa stampa di sinistra non è un “attentato”: no, è un “episodio”, un “gesto”, quasi un incidente stradale con qualche dettaglio folkloristico. E soprattutto guai a sottolineare le origini. Immediatamente diventa “italiano”, senza se e senza ma, come se nome, cultura, contesto e background dovessero sparire per decreto ideologico. Però quando il colpevole è un italiano vero, allora partono le analisi sociologiche, politiche e culturali lunghe tre pagine. Auto sulla folla, civili travolti, coltello in mano: in qualunque altro Paese parlerebbero di attentato nel giro di dieci minuti. Qui invece si censura perfino il vocabolario, pur di non incrinare la favola multiculturale. Benvenuti in 1984, dove la bugia diventa verità e anche un attentatore con con nome e cognome arabo diventa italiano.