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Pensiero Verticale

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Armare le parole. Costruire il pensiero. Alimentare consapevolezza.

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Se in Spagna stanno ancora celebrando il mondiale di calcio vinto più che meritatamente, in Italia si vive invece una situazi
Se in Spagna stanno ancora celebrando il mondiale di calcio vinto più che meritatamente, in Italia si vive invece una situazione surreale che vede protagonista un ex giocatore che la Coppa del Mondo l'ha sollevata al cielo di Germania nel lontano 2006: Andrea Pirlo. Mancava solo l'ufficialità della sua nomina a Commissario Tecnico della nostra Nazionale, era lui il prescelto da Maldini e Leonardo invece il campione bresciano si è visto costretto a dichiarare sui social lunedì mattina di essere stato affossato. Motivi tecnici? Assolutamente no: la colpa di Andrea Pirlo è quella di essere Ambassador della più importante società russa di scommesse. Nemmeno la Danimarca ha partecipato agli ultimi mondiali così come la Nazionale italiana, ma siamo sicuri non ci sia del marcio anche in Italia?

Dopo l'attentato al Pride di Berlino, sui social è comparso un video che dice molto del clima culturale in cui viviamo. C'era chi ammetteva di aver sperato che il responsabile fosse un uomo bianco e cristiano. Sarebbe stato tutto più semplice: il mostro perfetto, il bersaglio giusto. È questo il punto. Per una certa sinistra il bianco, l'europeo, il cristiano non è un individuo: è una categoria morale. È il colpevole di default. Se la realtà coincide con il copione, parte il processo mediatico. Se invece prende un'altra strada, improvvisamente arrivano i distinguo, la prudenza, il "non bisogna generalizzare". Non è la ricerca della verità. È la ricerca del colpevole più utile. Fa impressione che qualcuno possa rimanere deluso non perché ci sono dei morti, ma perché l'assassino non aveva il volto che si era immaginato. È il segno di un'ideologia che ha smesso di leggere i fatti e pretende che siano i fatti ad adattarsi all'ideologia. La propaganda può scegliere i suoi nemici. La realtà, per fortuna, no.

Se le ricostruzioni diffuse dalle autorità tedesche saranno confermate, l'attacco al Pride di Berlino aprirà inevitabilmente
Se le ricostruzioni diffuse dalle autorità tedesche saranno confermate, l'attacco al Pride di Berlino aprirà inevitabilmente anche una riflessione politica. Il sospettato è infatti un giovane migrante, elemento che evidenzia un cortocircuito interno al mondo progressista, da anni impegnato a sostenere contemporaneamente l'immigrazione e le battaglie per i diritti LGBT. Eppure proprio l'integralismo islamista considera l'omosessualità un comportamento da reprimere e condannare. Se le accuse saranno confermate, ci si troverebbe di fronte al paradosso di un esponente di quell'universo culturale che prende di mira una delle manifestazioni simbolo della comunità LGBT. Un episodio che riporta al centro l' interrogativo è davvero possibile ignorare le tensioni che possono emergere tra modelli culturali profondamente diversi? E soprattutto, può essere immaginabile (prima ancora che attuabile) un mondo che da anni ha ingaggiato una lotta senza quartiere contro il principio di realtà?

Anni di sermoni: la violenza dei nostri figli andava sempre vivisezionata e condannata, mentre quella subita veniva regolarme
Anni di sermoni: la violenza dei nostri figli andava sempre vivisezionata e condannata, mentre quella subita veniva regolarmente derubricata a "rissa tra giovani", sfortuna.E il riconoscimento dell'aggravante d'odio per chi ha massacrato Thomas Perotto fa crollare il castello di carte. È stato sgozzato semplicemente per quello che era, per la terra a cui apparteneva. Quelle urla a Crépol "Siamo qui per accoltellare i bianchi" non erano bravate da ragazzi sbandati. Nei salotti buoni e nelle redazioni allineate hanno fatto di tutto per girare la testa dall'altra parte. La paura vera? Dover ammettere che il razzismo esiste anche al contrario, che colpisce la gente comune, quella che non ha scorte né attici in centro. Oggi quella narrazione si spacca. Questa decisione del tribunale non ridarà Thomas ai suoi genitori, questo lo sappiamo bene. Ma traccia una riga per terra. Proteggere la nostra gente, i nostri paesi e chi lavora non è uno slogan politico: è la base minima per tornare a essere una comunità.

"Noi i fasc*sti li combattiamo alle urne e poi coi fucili" Lui è Lorenzo Pacini, e fa l'assessore (in quota PD) al Municipio 1 di Milano ed è in corsa per le primarie di centrosinistra nel capoluogo lombardo. Nel corso dell'ultima puntata de La Zanzara su Radio 24, illustrando evidentemente il programma elettorale aggiornato della sinistra, così si è espresso: prima le urne, poi l'armeria. L'intento è così chiaro e cristallino che il nostro non solo non ha sentito il bisogno di correggersi, magari dopo una lavata di capo da parte del suo partito (che non c'è stata), ma ha addirittura confermato tutto alla stampa in una nuova dichiarazione. È curioso che chi si proclama paladino della democrazia finisca per evocare la violenza come piano B. Forse sarebbe il caso di ricordare che nelle istituzioni si entra per rappresentare i cittadini, non per fare casting per un remake di Don Camillo contro Rambo.

Enzo Iacchetti ha scelto la via più facile: immaginare Vannacci nei campi a raccogliere pomodori in pieno agosto, "a un euro
Enzo Iacchetti ha scelto la via più facile: immaginare Vannacci nei campi a raccogliere pomodori in pieno agosto, "a un euro l'ora". Risate in sala. Sipario. Perché se raccogliere pomodori a un euro l'ora è la punizione perfetta, allora qualcuno quel lavoro dovrà pur farlo. E sembra quasi che, nell'immaginario di una certa sinistra, sia normale che tocchi sempre agli stessi. È qui che la satira si trasforma in qualcosa di meno divertente. Perché questa logica finisce per rendere accettabile un modello che vive di salari da fame e sfruttamento. Enzo, una critica davvero di sinistra te la suggeriamo noi: il problema non sono gli italiani che non vogliono più fare certi lavori. Il problema sono i salari da fame e un sistema che, per anni, una certa politica ha tollerato, quando non addirittura difeso in nome della competitività. Quella sì che sarebbe una stoccata contro il potere. Invece, ancora una volta, ci si limita a prendere di mira chi quel modello lo mette in discussione

Ci risiamo!! A quanto pare i diritti dei lavoratori sono bellissimi. Soprattutto quando i lavoratori sono quelli degli altri.
Ci risiamo!! A quanto pare i diritti dei lavoratori sono bellissimi. Soprattutto quando i lavoratori sono quelli degli altri. Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, è stata condannata in primo grado dal Tribunale del Lavoro di Milano a risarcire con oltre 300 mila euro due suoi ex collaboratori, allontanati prima della scadenza dei rispettivi contratti. Il giudice ha ritenuto non provata la giusta causa necessaria per interrompere anticipatamente i rapporti di lavoro. Insomma: grandi battaglie contro il precariato, contro i licenziamenti, contro i datori di lavoro cattivi. Poi, quando il datore di lavoro sei tu, improvvisamente il “rapporto fiduciario” diventa una cosa serissima. Perché il padrone è sempre cattivo, finché non diventi tu il padrone. Ma non preoccupiamoci: la lotta di classe continua! Solo che ogni tanto cambia il lato della scrivania. P.S. Con 300 mila euro due appartamenti potevi anche comprarli invece di occuparli. #destra #governo #notizie #politica #politicaitaliana

E se oggi il vero potere fosse quello di chi non può essere criticato? Dal film *Il fascino discreto della borghesia* di Buñuel a una riflessione sul presente: quando la rispettabilità, o la vulnerabilità, diventano uno scudo contro il dissenso, il confronto rischia di lasciare spazio a un'autorità morale sottratta alla critica. Ed è proprio lì che il dibattito smette di essere davvero libero. #filosofia #storia #cinema #governo #destra

«Parla alla pancia della gente.» «Fa leva sulle paure.» «Soffia sul fuoco.» «Solletica gli istinti peggiori.» «Alimenta l’odio.» Ve le ricordate? Per anni queste frasi sono servite a tracciare una comoda frontiera morale: da una parte loro, i razionali, gli illuminati, i custodi della democrazia; dall’altra i barbari sedotti dale destre. Poi basta una tragedia dai contorni ancora da chiarire e gli stessi custodi della ragione convocano la piazza, scelgono il colpevole, pronunciano la sentenza e trasformano il dolore in scontro. A Bologna non si è mobilitata la ragione. Si è attivato un riflesso politico: nessuna attesa, nessuna prudenza, nessun fatto definitivamente accertato. Soltanto il bisogno immediato di costruire una vittima, indicare un nemico e trovare una barricata. Forse dovremmo domandarci quanta ragione ci sia davvero in chi accusa continuamente gli altri di parlare alla pancia, ma poi mobilita la propria appena ne ha l’occasione, senza ragione.

Ci hanno spiegato fino allo sfinimento che l’insicurezza era soltanto una percezione. I maranza? Una fissazione della destra.
Ci hanno spiegato fino allo sfinimento che l’insicurezza era soltanto una percezione. I maranza? Una fissazione della destra. Le baby gang? Allarmismo. La violenza nelle nostre città? Colpa della narrazione. Poi arriva la realtà… Maxi operazione della Polizia di Stato in 44 province: 539 arrestati, 954 denunciati, 703 chili di droga sequestrati. E poi armi, soldi e quasi 190 mila persone controllate. Quindi, se era tutto soltanto una percezione, questi 539 arrestati da dove saltano fuori? Forse il problema non erano i cittadini che denunciavano quello che vedevano ogni giorno. Il problema era chi continuava a spiegargli che se lo stavano immaginando. La realtà puoi negarla, minimizzarla, nasconderla sotto il tappeto quanto vuoi ma prima o poi, però, presenta il conto. #notizie #destra #immigrazione #governo #sicurezza

Questa settimana l'attualità torna a mettere al centro temi che dividono l'opinione pubblica e aprono interrogativi destinati a far discutere. Dalla possibile riforma della legge elettorale alle nuove misure sulla sicurezza, passando per una sentenza che riaccende il confronto sul fine vita, fino agli sviluppi internazionali tra l'accordo su Gibilterra e le tensioni in Francia. Senza dimenticare il caso Roggero, che continua ad alimentare il dibattito su legittima difesa e sicurezza. Ecco i principali temi della settimana, spiegati in modo semplice e sintetico. #notizie #politica #governo #destra #politicaitaliana

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Siamo alle solite: pensa pure come vuoi, purché alla fine tu pensi come noi. Nel ricco buffet dell’editoria contemporanea la fiera Più libri più liberi ha deciso di lasciare fuori Idrovolante Edizioni. La motivazione ufficiale sarebbe il raggiungimento della capienza massima della manifestazione. Idrovolante, invece, denuncia un’esclusione dettata da ragioni ideologiche. Forse è proprio l’idea che possano esistere cultura, storia, bellezza e ribellione anche fuori dal recinto autorizzato. La formula resta sempre la stessa: quando una voce è davvero diversa e libera, improvvisamente lo spazio finisce. Auguriamo quindi a Idrovolante Edizioni di trasformare questa esclusione nella migliore campagna pubblicitaria possibile. Sarebbe il modo più elegante per monetizzare la piccola tirannide di questi inflessibili dispensatori di libertà: rispondere all’ostracismo con i lettori, alle porte chiuse con le vendite e al conformismo con una tiratura in più. Più libri meno liberi.

La vicenda di Mario Roggero non può essere letta soltanto attraverso un processo. Per anni la sua attività è stata bersaglio di furti e rapine, vivendo con la paura costante che il lavoro di una vita potesse essere nuovamente messo a rischio. Dopo la rapina, Roggero inseguì i responsabili e sparò. La legge ha il compito di stabilire quali siano i limiti della legittima difesa, ma questa vicenda impone anche una riflessione sul lato umano. È difficile non comprendere lo stato di esasperazione di chi, dopo anni di violenze e continue intrusioni nella propria attività, arriva a sentirsi costretto a difendere ciò che ha costruito con sacrificio. Comprendere significa riconoscere che dietro questa storia c'è un uomo che per troppo tempo ha convissuto con la paura e con la sensazione di vedere minacciati il proprio lavoro e la propria sicurezza. La vera risposta dovrebbe essere uno Stato capace di garantire protezione ai cittadini, affinché nessuno si trovi più a vivere situazioni simili.

"Omero odiava le donne." Davvero? Basta leggere l'Iliade e l'Odissea per accorgersi del contrario. Penelope, Elena, Andromaca, Ecuba, Atena, Circe: le donne non sono comparse, ma il cuore stesso dell'epica. Muovono gli eventi, ispirano gli uomini e danno senso alla narrazione. L'Odissea racconta di un uomo che affronta mostri, dèi e tempeste pur di tornare dalla sua unica donna: Penelope. Forse il problema non è Omero. È la pretesa di giudicare tremila anni di civiltà da parte di chi non ha cultura. I classici sono le radici della nostra civiltà europea, e ridurli a un processo ideologico significa impoverire anche noi. Ah, e un promemoria: Omero chiamava Elena "dalle bianche braccia". Perché la bellezza, nella tradizione classica, è europea e intinta nei sacrifici, nel sudore e nella nostra storia. Non svenduta al miglior offerente #notizie #immigrazione #destra #politica #governo

Un bambino non è un prodotto: il caso che riapre il dibattito sulla maternità surrogata La vicenda arrivata dal Canada pone u
Un bambino non è un prodotto: il caso che riapre il dibattito sulla maternità surrogata La vicenda arrivata dal Canada pone una domanda scomoda: cosa succede quando il desiderio di avere un figlio entra nella logica del contratto? Secondo quanto riportato dalla stampa, una coppia di uomini avrebbe chiesto alla madre surrogata di interrompere la gravidanza dopo la diagnosi di un labbro leporino del feto, una condizione generalmente trattabile. La donna ha rifiutato e il caso è finito in tribunale. Al di là dell'aspetto giuridico, resta una riflessione profonda: un bambino può essere considerato un progetto valido solo se rispetta determinate aspettative? Una vita non è un prodotto difettoso da restituire. Un figlio non è un oggetto da scegliere, sostituire o rifiutare quando non corrisponde all'idea immaginata. La vera domanda è questa: stiamo proteggendo il desiderio di avere un figlio o stiamo iniziando a trattare la vita come qualcosa che deve soddisfare un requisito?

Ci dissero che era solo calcio. Per l'Argentina non lo fu mai. In quei pochi secondi Maradona non dribblò soltanto undici avversari: trascinò con sé l'orgoglio di un popolo che cercava di rialzare la testa dopo una ferita ancora aperta. Quel gol non cancellò il dolore, ma ricordò a milioni di argentini che la dignità può trovare voce anche attraverso un pallone. Alcune vittorie valgono più di una coppa: diventano memoria, identità e il simbolo di una nazione che non ha mai smesso di lottare. #accaddeoggi #politica #governo #mondiali #notizie

Nel 1973 Jean Raspail immagina un'Europa incapace di reggere l'urto di flussi migratori di massa, raccontando soprattutto la paralisi delle élite e delle istituzioni: uno Stato che non ha più la forza, né la volontà di decidere, né la consapevolezza di dove stia portando i propri popoli. Oltre l'invasione fisica, il romanzo scava in una dimensione psicologica profonda: la perdita di identità, la paura del cambiamento, il senso di smarrimento di una civiltà che non riconosce più se stessa. Rileggendolo oggi, alcune scene sembrano una fotografia vivida della realtà in molte città europee: un frammento che richiama tensioni e dinamiche reali. Uno dei libri più controversi e discussi del secondo Novecento. #filosofia #storia #immigrazione #governo #destra

A Londra esplodono gli scontri. E mentre qualcuno festeggia perché in Francia non ci sono stati i disordini che molti temevano, basta guardare oltre il confine per capire che non c'è nulla da celebrare. L'Europa continua a sanguinare, solo in luoghi diversi. Non è una questione di una singola città o di una singola notte. È il segnale di un problema che attraversa il continente e che non può essere ignorato solo perché, questa volta, Parigi è rimasta relativamente tranquilla. Cambiano le città. Cambiano le bandiere. Ma il problema resta. La partita è finita. L'emergenza, no. #governo #destra #immigrazione #londra #notizie

Qualcuno ci ha convinto che la felicità sia una destinazione da raggiungere al di fuori di noi. La società promulga incessante questo ritmo: correre, produrre, consumare, accumulare. Come topi dentro un labirinto progettato ad hoc: un meccanismo che chiama libertà ciò che in realtà è pura dipendenza. Ogni acquisto promette una versione migliore di noi stessi, mentre ci allontana sempre di più da ciò che siamo. Il paradosso è che un sistema fondato sul consumo non può permettere che tu sia davvero soddisfatto poiché se lo fossi, smetteresti di inseguire. Per questo motivo la felicità deve restare irraggiungibile: abbastanza vicina da sedurti. La forma più raffinata di schiavitù non è quella imposta con la forza, ma quella che ti convince a desiderare la tua stessa gabbia. L'infelicità dunque deriva dall'aver imparato a cercare ovunque, tranne che dentro noi stessi. "siamo felici?" È giusto chiederselo, ma la vera domanda da porsi è: "di chi è l'idea di felicità che stiamo inseguendo?"