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Silvana De Mari Official Channel

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Medico chirurgo, psicoterapeuta e scrittrice.

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📈 تحلیل کانال تلگرام Silvana De Mari Official Channel

کانال Silvana De Mari Official Channel (@silvanademari) در بخش زبانی ایتالیایی بازیگری فعال است. در حال حاضر جامعه شامل 23 789 مشترک است و جایگاه 916 را در دسته پزشکی و رتبه 1 090 را در منطقه ايطاليا دارد.

📊 شاخص‌های مخاطب و پویایی

از زمان ایجاد در невідомо، پروژه رشد سریعی داشته و 23 789 مشترک جذب کرده است.

بر اساس آخرین داده‌ها در تاریخ 15 ژوئن, 2026، کانال فعالیت پایداری دارد. در ۳۰ روز گذشته تغییر اعضا برابر -154 و در ۲۴ ساعت گذشته برابر -4 بوده و همچنان دسترسی گسترده‌ای حفظ شده است.

  • وضعیت تأیید: تأیید نشده
  • نرخ تعامل (ER): میانگین تعامل مخاطب 20.57% است و در ۲۴ ساعت نخست پس از انتشار، محتوا معمولاً 6.72% واکنش نسبت به کل مشترکان کسب می‌کند.
  • دسترسی پست‌ها: هر پست به طور میانگین 4 894 بازدید دریافت می‌کند. در اولین روز معمولاً 1 600 بازدید جمع‌آوری می‌شود.
  • واکنش‌ها و تعامل: مخاطبان به‌طور فعال حمایت می‌کنند؛ میانگین واکنش به هر پست 126 است.
  • علایق موضوعی: محتوا بر موضوعات کلیدی مانند paura, gaza, hamas, giustizia, diritto تمرکز دارد.

📝 توضیح و سیاست محتوایی

نویسنده این فضا را محل بیان دیدگاه‌های شخصی توصیف می‌کند:
Medico chirurgo, psicoterapeuta e scrittrice.

به لطف به‌روزرسانی‌های پرتکرار (آخرین داده در تاریخ 16 ژوئن, 2026)، کانال همواره به‌روز و دارای دسترسی بالاست. تحلیل‌ها نشان می‌دهد مخاطبان به‌طور فعال با محتوا تعامل دارند و آن را به نقطه اثرگذاری مهم در دسته پزشکی تبدیل کرده‌اند.

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A scanso di ulteriori problemi, vorrei fare una proposta: vietare nella maniera più assoluta che scuole, strade, camere del Senato siano intitolate a individui morti da meno di un secolo. Così che si abbia il tempo di stabilire se è stata vera gloria. Comunque, se dovessi vivere in via Lenin, massacratore della Russia, in via Che Guevara massacratore di gay, o insegnare nella scuola Pasolini avrei i guai miei con il disgusto o con la collera. Anche l’aeroporto intitolato a chi ha lasciati ai suoi figli il potere di destabilizzare il mio paese, e la proprietà di un partito, mentre io pensavo che un partito appartenesse ai suoi elettori, mi lascia perplessa. Aspettiamo sempre almeno un secolo. Chi vuole una copia del Diziinario Minimo der la difesa dell’ovvio scriva a silvana.demari53@libero.it

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Sulla morte di Stalin esiste un unico film, che io sappia, Morto Stalin se ne fa un altro, 2017 (diretto da Armando Iannucci). ed è un film di umorismo grottesco, dove però tutta l’idiozia e tutta la ferocia di Stalin saltano fuori. L’idiozia e la ferocia di Stalin, come la nauseante vigliaccheria di tutti coloro che lo circondavano, sono magistralmente descritte nel libro di Corti. Quando parlate con un comunista, chiunque abbia avuto la tessera del PCI, chiunque li abbia votati, ricordatevi che è gente il cui giornale, l’Unità, ha titolato alla morte di Stalin : è morto il più grande benefattore dell’umanità. Veramente abbiamo lasciato in mano a questi tizi, di cotale capacità cognitiva, la gestione della cultura? Un signore di Arcore, brava persona e per molti versi persona notevole, usava dire: Siete ancora e sempre dei poveri comunisti, vale a dire delle persone convinte che un sanguinario criminale i cui numeri fanno impallidire quelli di Hitler ( ma non quelli di Mao) fosse un benefattore. Il signore di Arcore è morto, ed è un peccato, anche perché ci ha lasciato in eredità i suoi figli e la signora Ronzulli. Nessuno è perfetto. Eugenio Corti, come anche Giovannino Guareschi, osa sottolineare l’assoluta imbecillità del comunismo sovietico, e quindi di tutti i suoi figli e figliastri. E questo, nel sistema culturale italiano nato nel dopoguerra, ha pesato enormemente. Per decenni in Italia la legittimazione culturale è passata attraverso ambienti nei quali l’egemonia marxista o postmarxista era fortissima: università, editoria, giornalismo culturale, cinema, scuola. Non serviva necessariamente essere grandi; bastava stare dentro un certo orizzonte. Al contrario, chi ne stava fuori doveva essere eccezionale per ottenere anche solo una minima attenzione. E a volte non basta nemmeno essere eccezionali . Ora tutto questo è peggiorato, e si è aggiunto anche il delirio woke. Pasolini, comunista, sodomita, e con forti sospetti di tendenze pedofile, risulta essere il meglio del meglio. Così accade che figure di area progressista vengano spesso assolte dalle loro contraddizioni private, morali o intellettuali in nome del loro ruolo simbolico, mentre figure conservatrici o antimarxiste debbano continuamente giustificare la propria esistenza culturale. Pasolini stesso, non sarebbe certo stato insofferente verso questa canonizzazione automatica. Era un intellettuale falsamente scomodo, sempre molto poco critico verso la sinistra italiana, con critiche chiaramente di facciata. Il sistema culturale ha trasformato il “Pasolini eretico” in un’icona rassicurante, mentre autori come Corti restano confinati in nicchie culturali, nonostante la statura letteraria. Il punto è chiedersi perché in Italia il talento venga sempre filtrato attraverso l’appartenenza ideologica. Perché uno scrittore marxista può essere mediocre senza compromettere la propria reputazione, mentre uno scrittore antimarxista deve essere gigantesco per essere appena tollerato? Questa asimmetria dice molto più delle istituzioni culturali che degli autori stessi. Eugenio Corti è solidamente assente anche dalle antologie. Molti studenti anche di valore non lo hanno mai sentito nominare. Si chiama censura. Se il signore di Arcore avesse usato un po’ dei suoi giornali e delle sue televisioni per levare la Kultura dalle mani di nipotini di Stalin sarebbe stato un grande. Peccato! Non lo è stato. Resta una brava persona, un ottimo uomo politico, ma come dicono le maestre del ragazzino intelligente che non fa i compiti, poteva fare di più, poteva rifondare la cultura italiana o almeno provarci. E ora il dato delle scuole intitolate è simbolico: non misura il valore letterario, ma il potere di influenza di una cultura dominante sulla memoria collettiva. E forse proprio qui sta la questione centrale: chi decide quali nomi debbano diventare “educativi” per le nuove generazioni? La qualità dell’opera? L’influenza storica? O la compatibilità ideologica con chi controlla i luoghi della formazione culturale? Pasolini ha assolto la criminale strage di Portius.
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Ben due persone mi hanno ringraziato per aver fatto loro scoprire Eugenio Corti, grazie a un articolo su La Verità. A Eugenio Corti risultano intitolate sostanzialmente zero scuole statali di rilievo nazionale; non emergono istituti scolastici ufficiali che portino stabilmente il suo nome. A Pier Paolo Pasolini risultano invece intitolate, che io sappia, almeno tre scuole, come riportato anche da varie fonti culturali e giornalistiche: una a Milano, una a Potenza e una a Pordenone. Questo dato, al di là delle simpatie personali, apre una riflessione interessante sul modo in cui l’Italia costruisce il proprio pantheon culturale. È inevitabile che Pasolini venga celebrato: in quanto cantore del comunismo è considerato un autore enorme, uno dei più influenti del Novecento italiano, capace di attraversare poesia, cinema, saggistica e critica sociale. In realtà è uno scrittore mediocre, nulla di quello che ha scritto è neanche lontanamente avvicinabile a “Il cavallo rosso” di Eugenio Corti. Come regista Pasolini è semplicemente inguardabile, ma non c’è limite a quanto tu possa essere mediocre: se sei iscritto al Partito Comunista, tutto ti sarà perdonato. Il fratello di Pierpaolo Pasolini, eroico partigiano della divisione Osoppo, fu massacrato a Portius dai partigiani comunisti. Quando Pasolini elogia come forma di “onestà” il partito comunista italiano, sta elogiando gente che con un attacco di una vigliaccheria ripugnante ha massacrato anche suo fratello: un personaggio di straordinaria etica, Pier Paolo Pasolini. I suoi film alternano primi piani dell’organo sessuale maschile (visto uno, visti tutti) alla straziante recitazione di gente che non sa recitare (ancora più inespressiva del succitato organo sessuale maschile) primo tra tutti Ninetto Davoli con eterno sorriso di ordinanza. Un film come Salò può essere concepito solo da una mente strutturalmente deforme. Pasolini è riuscito nell’incredibile impresa di rendere noioso e sgradevooe Totò. Ci sono forti sospetti su una predizione di Pasolini per persone molto giovani per atti erotici, ottenuti tramite la corruzione del denaro. È il caso di intitolare una scuola a un individuo su cui aleggino questi sospetti? Il problema nasce quando il criterio della memoria pubblica sembra diventare selettivo non sulla qualità dell’opera, ma sulla conformità ideologica al clima culturale dominante. Eugenio Corti è stato autore di un romanzo monumentale come “Il cavallo rosso”, tradotto all’estero, ammirato da critici internazionali, considerato da molti uno dei grandi romanzi europei del secondo dopoguerra. Era un intellettuale rigoroso, con una visione storica fortissima, una prosa ampia, una straordinaria capacità narrativa. Ma era anche apertamente antimarxista, cattolico, critico verso il comunismo novecentesco. Il suo dramma “Processo e morte di Stalin” mette a fuoco un punto fondamentale: il comunismo non è stato solo feroce, è stato ridicolo. I due figli maggiori del marxismo, il comunismo internazionale dell’Unione Sovietica e il nazional socialismo della Germania nazista, sono entrambi ridicoli. Il film più lucido sul nazismo è “La caduta, gli ultimi giorni di Hitler” (2004 diretto da Oliver Hirschbiegel). Nelle prime scene del film, vediamo Hitler, nel suo bunker accerchiato dall’armata rossa, che fantastica sul contrattacco di divisioni inesistenti, mentre un gruppo di generali resta terrorizzato sull’attenti davanti a questo ometto chiaramente squilibrato. La scena è usata in innumerevoli video comici su YouTube. Si tiene l’originale audio in tedesco , e si cambia il testo dei sottotitoli: Hitler è furibondo perché è uscito greco alla maturità, Hitler è arrabbiato perché la Roma ha perso con la Lazio eccetera. In questi video si intuisce la spaventosa valenza comica della scena originale, questo ometto che farnetica idiozie senza che nessuno dei generali che lo circonda tiri fuori la pistola e risolva le sorti di Berlino piantandogli due proiettili nel cranio.
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E come giustamente hanno sottolineato Benedetto Croce e Claude Lévi-Strauss, è stato grazie al fatto che siamo sporchi, brutti cattivi che noi, con la violenza e la ferocia dei barbari, abbiamo retto lo scontro con l’Islam e abbiamo contrattaccato. Quindi potrebbe essere venuto il momento di mandare all’inferno tutti i nostri critici, tutte le anime candide e tanto buone, e ritornare sporchi brutti e cattivi: gente che è in grado di impugnare l’ascia, o il suo corrispettivo attuale, per difendere le croci e le chiese, per difendere la libertà propria e dei propri figli. A cominciare dalla libertà elementare di camminare per strada senza avere il terrore di essere schiacciati come scarafaggi.  
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Cambiano il luogo, i morti, il sangue sull’asfalto; restano identici i toni, le parole d’ordine, i professionisti della spiegazione morale. Così, dopo la strage di Modena, sono già partite le analisi che vengono sempre “da lontano”. Nulla nasce davvero oggi, ogni lama, ogni ruota, ogni colpo, ogni massacro è soltanto l’ultimo anello di una genealogia infinita che conduce inevitabilmente altrove: ai confini, alle occupazioni, alle colpe occidentali sedimentate nella storia, in discriminazioni, marginalità, radicalizzazioni indirette, razzismi sistemici, colonialismi di ritorno e periferie esistenziali, che però fanno la bua solo al cuoricino degli islamici. Il vero pericolo, adesso, è la nostra reazione, ci spiegano: è importante comprendere, contestualizzare, restituire alla complessità, “non cedere all’odio”, gli appelli a “restare umani”, le tavole rotonde sulla convivenza, le veglie con le candele ecologiche e gli slogan prefabbricati. Già spiegano il collegamento simbolico con Gaza, lo spiegano quelli per cui il colpevole non è mai chi colpisce, ma chi ha creato le “condizioni culturali” affinché qualcuno colpisse. Il qualcuno che colpisce il libero arbitrio quindi non ce l’ha? “Non strumentalizzare”, “non generalizzare”, “non alimentare tensioni” sono frasi che non suonano nemmeno nobili, che sono solo tende tirate troppo in fretta dai vigliacchi che credono che la realtà, se non la guardi in faccia, scomparirà. Perché in fondo il punto non è Modena, non è nemmeno la strage. Il punto è chi ha il diritto di essere vittima senza condizioni e chi invece deve prima superare un esame ideologico per meritare pietà. E allora resta soltanto una domanda, la più semplice e forse la più scandalosa: siamo ancora capaci di chiamare il male col suo nome? Gli insegnanti che hanno costretto i loro studenti a stare con i piedi bagnati e nudi – perché nella loro testolina politicamente corretta questa è la condizione degli energumeni che spendono dai 5000 agli 8000 dollari a testa per venire a schiavizzare l’Italia – tengono anche corsi sull’uso del machete, del coltello, dell’auto sui passanti? A meno che, in un Occidente senza più orgoglio, non si risvegli la collera. Il punto siamo noi. La nostra stanchezza morale. La nostra incapacità di chiamare le cose con il loro nome. E quando una civiltà perde il coraggio delle parole, prima o poi perde anche quello della libertà. I buoni ci spiegano che la collera è una cosa cattiva, da gente sporca, brutta e cattiva. E qui hanno ragione, noi eravamo sporchi, brutti e cattivi. Questa è la terra che ha visto la vittoria di Poitiers. Questa è la terra da cui sono partite le navi per Lepanto. Questa è la terra che ha visto gli Ussari Alati di Polonia con una cavalcata leggendaria dal monte Kalemberg spezzare l’assedio ottomano di Vienna. Questo è il continente dove sono state scritte le leggi che hanno vietato lo schiavismo. Questa è la terra schiavizzata da otto secoli di pirateria saracena, che il nome di Cristo e al suono delle campane ha combattuto per la libertà e l’ha salvata. L’Islam ha spazzato via il Cristianesimo dal Nord Africa, dall’Anatolia che era l’Impero romano d’Oriente, da Istanbul che si chiamava Costantinopoli, dalla Siria dove ci sono le 300 chiese più antiche. Il Cristianesimo ha resistito solo qui in Europa, e ha resistito perché ci siamo noi che siamo, anzi eravamo, sporchi brutti e cattivi. Nella costituzione dell’identità europea ci sono quattro elementi: la spiritualità biblico-evangelica (l’aria), la filosofia greca (l’acqua), il diritto romano (la terra). Certo, ma questi tre pilastri c’erano anche in Nord Africa e in Siria, che non hanno resistito. Noi abbiamo un quarto elemento: il fuoco, ossia la violenza e la ferocia dei barbari. Noi siamo una civiltà spirituale, duttile, pragmatica e anche violenta. I barbari sono stati una componente essenziale della civiltà europea: una chiesa romanica non somiglia per nulla a un tempio greco o romano.
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C’è una parola che l’Occidente ha smesso di pronunciare: realtà, la realtà di chi adora assassinarci. Noi europei, tanto accoglienti e inclusivi, abbiamo preferito raccontarci una fiaba, la fiaba del dialogo, una bella fiaba dove il drago è in fondo una brava persona, qualcuno con cui fare un affidabile compromesso, perché lo rispetterà. I vili amano appassionatamente la fiaba rassicurante secondo cui ogni estremismo, in fondo, può essere addomesticato con trattati, conferenze, e tanta accoglienza. In realtà è una fiaba idiota che pensa di addomesticare un sistema ideologico che ha alla sua base un libro su cui è scritto “Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate” (Corano, 2:191), e alla sua origine un uomo che ha imposto la fede con la spada e ha ordinato ai suoi seguaci di conquistare militarmente il mondo. Guardate una carta geografica: dal Marocco all’Indonesia è tutto Islam e ovunque sia arrivato, al di fuori dell’Arabia Saudita, ci è arrivato con il ferro, il fuoco e il dolore e distruggendo le civiltà precedenti con una tale ferocia che ne abbiamo perso memoria: chi ricorda che la Siria è la seconda culla della Cristianità, che il Nord Africa era cristiano, verde e civilissimo, che l’Anatolia era l’Impero Romano d’Oriente, Istambul era Costantinopoli? L’ultimo nucleo di cristiani, gli armeni, sono stati macellati durante la prima guerra mondiale nell’indifferenza del mondo, con un mondo che oggi tollera la tracotanza turca, l’intollerabile impudenza del governo turco che nega il genocidio e parla con orgoglio dell’invasione di Costantinopoli, fatta con le armi e la ferocia, che nel giro di quattro secoli ha ridotto a zero la popolazione cristiana. Il governo turco parla con orgoglio dell’invasione dell’Europa fatta con gli immigrati, mentre noi idioti non solo non abbiamo chiuso le frontiere a chi ricorda con orgoglio di aver massacrato gli armeni, ma ci rimproveriamo anche di non essere abbastanza inclusivi, abbastanza accoglienti. Chi ricorda che l’Afganistan è una culla del Buddismo, chi ricorda che il Bangladesh è una culla dell’Induismo, da cui 10 milioni di induisti sono stati cacciati nel 1971, la più numerosa pulizia etnica mai avventa al mondo, cacciati con violenze bestiali, uomini castrati perché non circoncisi, donne stuprate, bambini con il cranio fracassato. Il Libano era cristiano e civilissimo, la Svizzera del Medio Oriente, prima che le belve dell’OLP lo riducessero a una cloaca, la rampa di lancio dei missili di Hezbollah. Dal Marocco all’Indonesia è tutto Islam, meno i 19000 chilometri quadrati senza una goccia di petrolio del minuscolo Stato di Israele (più piccolo del Piemonte), fondato da uomini e donne con un coraggio da leoni, gli unici che dal Marocco all’Indonesia hanno osato riconquistare la terra dei padri, per questo considerati belve da tutti gli zuzzurelloni che beano la loro vigliaccheria con la bandiera di Hamas. Il pargolo di Modena, giovane laureato con il cuoricino spezzato per non essere stato accolto e coccolato da un quantitativo di coccole da lui considerato sufficiente, ci dicono non far parte di nessun movimento armato organizzato: l’Islam è un movimento armato organizzato, dove ogni vero islamico è una cellula dormiente. Ci spiegano sempre che il terrorista di turno è un pazzerello isolato, ma nessuno si domanda mai perché i pazzerelli non siano mai buddisti, induisti, scintoisti. Nessuno si chiede mai se ci sia un qualche rapporto tra l’essere terroristi e l’ordine del Corano di terrorizzare e uccidere gli infedeli. Molti mi diranno che la maggior parte degli islamici non uccide e non terrorizza nessuno. Certo, esattamente come la maggior parte dei cattolici non va in chiesa e spesso convive. Si tratta di persone che non eseguono gli ordini della propria religione. Aspettiamo con serenità, perché ormai il copione lo conosciamo. È un rito civile, una liturgia mediatica, una processione di indignazioni selettive e assoluzioni automatiche.
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https://www.silvanademaricommunity.it/2026/05/20/la-mia-solidarieta/
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Grazie! Comunque mio marito mi ha ricordato che lui era tenente, non sottotenente, ma mi vuole bene lo stesso
Grazie! Comunque mio marito mi ha ricordato che lui era tenente, non sottotenente, ma mi vuole bene lo stesso
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*Oggi alle ore 13,00 in diretta!* Silvana De Mari ci consegnaSeligmanumenti essenziali per non spezzarsi. Il primo: l'identità ha bisogno di radici vere — e senza Dio, Patria e Famiglia diventiamo cespugli in balia del vento. Il secondo: l'esperimento di Seligman sui cani ci insegna che la differenza tra chi resiste e chi crolla non sta nelle circostanze, ma nello sguardo con cui le si affronta. https://youtube.com/live/RLk4gTVRd8U
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https://youtu.be/-bDmR8Ln_C0?is=h6Ft_pVetFAP58wS
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È quello che intuisce il buddhismo che vuole estinguere la vita per estinguere il dolore. Il Nirvana è l’estinzione della vita nel nulla. Cristo prende su di sé il dolore perché si possa avere l’estinzione del male, e per darci la certezza che il dolore, tutto, sarà consolato. Nel momento in cui comprendiamo che la morte è il passaggio all’infinito, allora sappiamo che il dolore sarà consolato, e Cristo con la sua croce ci ha aperto il passaggio. Ci è stata lasciata la Sindone per darcene la certezza. Buon sabato santo. Domani è Pasqua!  
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Questo lo capisco bene perché per mezzo secolo sono stata atea e darwinista. Il fatto è che non tolleravo l’idea di un Dio che permette il dolore innocente. Se Dio è il creatore di tutte le cose visibili e invisibili,  ha creato anche la fibrodisplasia ossificante progressiva. Dopo mezzo secolo di ateismo militante mi sono arresa per motivi scientifici. Il DNA non può essersi formato da solo. Il DNA non può presentare 1.200.000 mutazioni tutte con un senso. Una volta archiviata questa teoria, il mondo che si è creato da solo, il DNA che si è creato da solo, l’uomo discende dalla scimmia, a questo punto non resta che l’altra: Dio ha creato il mondo, e se ha creato il mondo è responsabile del dolore. Il dolore di un adulto può rendere la sua anima più forte, ma che senso ha il sarcoma di un bambino di sei mesi? Sul mio libro di patologia generale, il primo libro dove vedevamo fotografie di persone malate, c’era la foto di un bimbo con il viso completamente ingabbiato in una patologia oncologica. Come è possibile credere in Dio? Non è infinitamente più etico l’ateismo, anche a costo di teorie pseudoscientifiche deficienti (nel senso letterale del termine, deficere, manca un pezzo)? Sono inciampata nei documentari sulla Sindone. Nel 1988 sono stati fatti studi ascientifici sulla Sindone, che hanno portato alla conclusione falsa che sia un manufatto medievale. Lo studio si basava sulla datazione mediante misurazione del carbonio 14 che non andrebbe mai esaminato su un telo, dato che è ovvio che sul telo si sono sovrapposti innumerevoli altri atomi di carbonio nei secoli, nel caso della Sindone quello di migliaia e migliaia di candele e di due incendi. I frammenti sono stati prelevati da uno degli angoli della Sindone, dimenticando che la Sindone veniva esposta tenendola con le mani dagli angoli, quindi su quei frammenti c’era anche il sudore di migliaia di mani, e addirittura alcuni fili di rammendo. Studi più recenti ed attendibili datano la Sindone tra il 300 avanti Cristo e il300 dopo Cristo e, soprattutto, riescono a rispondere alla domanda: come si è formata l’immagine? La Sindone è un negativo tridimensionale. L’immagine può essersi formata in una sola maniera: un corpo martirizzato si è dissolto in una luce talmente potente che è riuscita a imprimere il telo. L’immagine della Sindone non è né dipinta né ottenuta per pigmento: è stata la luce. Una luce potente può imprimere immagini su qualsiasi superficie: lo si è visto a Hiroshima. Quindi un’entità divina ha creato la vita e Cristo è risorto. Queste due affermazioni sono scientifiche. Negale è ascientifico. A questo punto resta il problema del dolore innocente, dei campi di sterminio, della guerra, delle bombe atomiche. In realtà è sufficiente un unico bambino ma anche unico adulto in un reparto di grandi ustionati o in un reparto oncologico perché il problema del dolore innocente diventi insopportabile. Il cristianesimo è onestamente una religione contro intuitiva. Si comincia col serpente che parla, si finisce con una vergine che partorisce, ed è tutto incentrato sulla crocifissione atrocemente dolorosa di un personaggio onnipotente, che sarebbe quindi perfettamente in grado discende dalla Croce che resta a morire nel dolore. Ho avuto bisogno delle analisi scientifiche della Sindone per riuscire a credere che invece era tutto vero. Cristo, figlio di Dio, prova il dolore, un dolore inenarrabile. Il dolore quindi il dolore innocente, quello di Cristo, quello di un bambino nato malato, hanno un senso. Anche qui la nostra mente si ribella. Cristo aveva comunque 33 anni, era in grado di dare un senso al dolore. Un bambino piccolo non ha questa capacità. Dio lo permette perché quel bambino sarà consolato. Sarà consolato per l’eternità. Il dolore è conseguente alla scelta del male. Coloro che hanno portato il dolore innocente saranno consolati per l’eternità. Il dolore innocente è insopportabile se noi lo guardiamo dal punto di vista umano. Il dolore e la morte sono inseparabili dalla vita.
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L’ateismo è una ideologia clamorosamente irrazionale. I tre pilastri sono che dal nulla sia nato il tutto, dal caos sia nato l’ordine e che dall’inorganico sia nato l’organico. Viene spesso spacciata per scienza la teoria di Darwin. Si tratta appunto di una teoria, una teoria che la genetica ha clamorosamente sconfessato, una teoria ascientifica, venduta per scienza su tutti i nostri libri di testo. Che una cellula, il DNA o più banali e piccole molecole organiche si possano essere create da sole per aggregazione casuale di atomi in condizioni fisiche chimiche talmente particolari che non siamo in grado di riprodurle, è un concetto completamente irrazionale, che è una maniera colta ed educata per dire che è un’idea scema. È nato prima il DNA o è nata prima la DNA polimerasi? Il DNA come accidente ha fatto a formarsi senza un enzima polimerasi a tenere insieme i nucleotidi che lo compongono? La polimerasi come ha fatto a formarsi senza il DNA che la codificava? I nucleotidi del DNA come si sono formati? E gli aminoacidi della polimerasi? Ci spiegano cortesemente che l’uomo discende dalla scimmia. La prova sarebbe costituita dal fatto che abbiamo il 98% del patrimonio genetico in comune con lo scimpanzé. Questo significa che abbiamo il 2% del patrimonio genetico diverso dallo scimpanzé. Dato che abbiamo 40.000 geni, il 2% di 40.000 è 800, vuol dire che abbiamo 800 geni di differenza. Il gene è una porzione di DNA, sequenza di nucleotidi, che codifica una proteina, sequenza di aminoacidi. Un gruppo di tre nucleotidi, tripletta, codifica un determinato aminoacido. Il numero di aminoacidi varia da proteina a proteina, la miosina ne ha 1800, l’angiotensina 452. Per semplificarci la vita possiamo calcolare una media sottostimata di 500 aminoacidi a proteina. 500 aminoacidi a proteina vuol dire 1500 nucleotidi del gene che la codifica. 1500 nucleotidi moltiplicato per 800 geni sono un milione e duecentomila nucleotidi. È sufficiente che un dannato nucleotide si disallinei, che abbiamo malattie devastanti come l’emofilia, la distrofia di Duchenne, la fibrodisplasia ossificante progressiva. Secondo i darwinisti 1.200.000 mutazioni, tutte con un senso preciso, sarebbero avvenute contemporaneamente. Sorvolando che è statisticamente impossibile, il DNA è difeso contro le mutazioni, non è una blindatura al 100%, ma è una difesa più che sufficiente a evitare un alto numero di mutazioni. Da quando la signora Curie ha isolato il radio noi siamo diventati un laboratorio di mutazioni. Alla radioattività si aggiungono i mutageni chimici. Abbiamo avuto innumerevoli casi di cancro, distrofia, malformazioni. Non abbiamo avuto una sola mutazione utile come le branchie oppure le ali, nemmeno i capelli color lilla. L’esempio spesso citato delle farfalle che cambiano il colore delle ali a seconda che la corteccia delle betulle su cui si posano sia chiara o scura, è un caso di adattamento epigenetico, non di mutazione genetica. Inoltre le mutazioni che differenziano l’uomo dalla scimmia, perdita della coda e del pelo, maggiore comunicazione, maggiore manualità, maggiore intelligenza, sono un vantaggio su lunghe distanze, ma sono un disastro su quelle corte. Una scimmia senza coda e senza pelo impiega almeno cinque generazioni per mettere insieme comunicazione, socializzazione, utensili e un qualche straccio di vestiario che diano una vittoria evoluzionistica. Nella prima generazione è svantaggiata su tutti i fronti, non ha nessuna possibilità di sopravvivere e addirittura di vincere la battaglia evolutiva. Gli anti darwinisti sono trattati da deficienti, oltre che ovviamente terrapiattisti e bigotti. In realtà non sono pochi i liberi pensatori che hanno osato mettere in dubbio la teoria di Darwin essendo questa una teoria biochimicamente indimostrabile. Thomas Nagel filosofo statunitense non credente per il suo libro “Mente e cosmo. Perché la concezione neodarwiniana della natura è quasi certamente falsa”, è stato coperto di contumelie. La teoria di Darwin è intoccabile perché è il pilastro che sostiene in maniera pseudoscientifica l’ateismo.
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Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942) carmelitana, martire, compatrona dell'Europa La preghiera della Chiesa, 19-20 "Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?" Sappiamo dai racconti degli evangelisti che Cristo ha pregato come ogni ebreo credente e fedele alla Legge. (...) Pronunciò le antiche orazioni di benedizione, che ancora oggi sono recitate, per il pane, il vino e i frutti della terra, come testimoniano i racconti dell'ultima Cena, tutta consacrata all'adempimento di uno dei obblighi religiosi più santi: il solenne pasto della Pasqua, che commemorava la liberazione dalla schiavitù d'Egitto. Forse qui ci è data la visione più profonda della preghiera di Cristo, e come una chiave che ci introduce nella preghiera di tutta la Chiesa. (...) La benedizione e la condivisione del pane e del vino facevano parte del rito del pasto pasquale. Ma l'una e l'altra ricevono qui un senso interamente nuovo. Qui nasce la vita della Chiesa. Certamente è solo alla Pentecoste che nasce in quanto comunità spirituale e visibile. Ma nella Cena si compie l'innesto del tralcio sul ceppo, che rende possibile l'effusione dello Spirito. Le antiche orazioni di benedizione sono divenute nella bocca di Cristo parole creatrici di vita. I frutti della terra sono divenuti la sua carne e il suo sangue, pieni della sua vita. (...) La Pasqua dell'antica Alleanza è divenuta la Pasqua dell'Alleanza nuova.
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IL DIZIONARIO MINIMO DI SILVANA DE MARI, PER NIENTE MINIMO MAX DEL PAPA MAR 30, 2026 2 Benedetta Silvana De Mari e benedetta la Verità che ne ospita i contributi, rigorosi muri di logica e di realtà in una paratassi spietata di mattoni di logica. Silvana torna in libreria con un progetto ambizioso, originale, letteralmente suicida, questo Dizionario minimo di difesa dell’ovvio che minimo non è e ovvio men che meno. Va consultato, compulsato e poi ricominciato da capo: nelle centinaia di definizioni trattate, tutte polemiche, perché polemico è l’unico modo in cui trattare un mondo inzuppato nelle bugie, le distorsioni, le allucinazioni, non ce n’è una da non meditare: sempre alla luce di una cultura seria, solida, articolata, documentata, poi uno può dissentire, se gli pare, ma deve impegnarcisi perché Silvana è spietata, non lascia nulla al caso. “Aborto e vaccini” (ahi ahi ahi), “avarizia e già che ci siamo avidità”, “chem sex”, “comunismo, postcomunismo, ex comunismo”, “senso del dovere”, “sodomia”, eccetera, eccetera, eccetera, questo dizionario minimo è un baluardo monumentale contro le menzogne di comodo, le puttanate woke, le insidie di cui non sappiamo più accorgerci, perché non vogliamo accorgerci, perché è faticoso e ingrato. Ma se si vuole marcare la differenza tra un Caravaggio e un Giotto, a dire della cultura occidentale, cattolica, pre-umanistica, e uno scarabocchio degli stronzi in fama di attivisti che puntano a violentare i Caravaggio e i Giotto, bisogna partire da qui. Dal coraggio: di vedere, di scrivere, di mettersi in posizione maledetta, da persona non grata, da san Sebastiano. Fortuna Silvana qui si lascia andare come non mai ed è godibile la sua rabbia animosa, coraggiosa, “e comincio a non tollerare più tutti i mediocri e i falliti che su questa civiltà vomitano per sentirsi qualcuno, i Piero Manzoni, i Paul McCarthy, gli Andres Serrano, le ridicole impacchettature dei ridicoli coniugi Christo mentre i quadri di Goya mi sconvolgono e quelli di Egon Schiele mi spezzano il cuore. Schiele è trasgressione e i suoi dipinti sono atroci, meravigliosamente atroci”. E già non ne puoi fare a meno, già vuoi vedere come va a finire questo libro furibondo, vendicatore, che non finisce mai perché lo ricominci sempre da capo così come da capo ripartono le fandonie e le miserie del woke, del gender, dell’irresponsabilità immigrazionista, del fanatismo islamista suicida contro cui dobbiamo batterci. C’è molto, moltissimo e di più qui dentro e c’è tanto da scoprire, da sapere, da arricchirsi. Lavoraccio faticosissimo, immagino, ma Silvana – che in privato è amica affettuosa, sempre presente – non la puoi sottovalutare: medico, giornalista, saggista e narratrice (la sua saga degli Orchi non ha niente da invidiare alla Rowling: tuffatevi anche in quella). Insomma una con le palle, che paga il prezzo che c’è da pagare e lo sa: “Alla fine vinceremo noi”. E lo sa con la serenità di una coscienza che non fa sconti e resta appassionata. Il suo Dizionario è poderosamente scorretto, confidenziale, irriverente (e ve lo dice uno che non ci va leggero con le parole), ed è una droga buona: io vi sfido, entrateci, poi vedremo se saprete, se vorrete uscirne fuori. Nutre, pagina dopo pagina, voce dopo voce. E la voce è alta, vindice, forse chiama nel deserto, ma non è il destino di quelli che hanno troppa visione in un mondo di ciechi orgogliosi, di accecati volontari?
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