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Silvana De Mari Official Channel

Silvana De Mari Official Channel

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Medico chirurgo, psicoterapeuta e scrittrice.

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📈 تحلیل کانال تلگرام Silvana De Mari Official Channel

کانال Silvana De Mari Official Channel (@silvanademari) در بخش زبانی ایتالیایی بازیگری فعال است. در حال حاضر جامعه شامل 23 187 مشترک است و جایگاه 956 را در دسته پزشکی و رتبه 1 099 را در منطقه ايطاليا دارد.

📊 شاخص‌های مخاطب و پویایی

از زمان ایجاد در невідомо، پروژه رشد سریعی داشته و 23 187 مشترک جذب کرده است.

بر اساس آخرین داده‌ها در تاریخ 25 اکتبر, 2026، کانال فعالیت پایداری دارد. در ۳۰ روز گذشته تغییر اعضا برابر -155 و در ۲۴ ساعت گذشته برابر -6 بوده و همچنان دسترسی گسترده‌ای حفظ شده است.

  • وضعیت تأیید: تأیید نشده
  • نرخ تعامل (ER): میانگین تعامل مخاطب 12.93% است و در ۲۴ ساعت نخست پس از انتشار، محتوا معمولاً 5.38% واکنش نسبت به کل مشترکان کسب می‌کند.
  • دسترسی پست‌ها: هر پست به طور میانگین 2 997 بازدید دریافت می‌کند. در اولین روز معمولاً 1 247 بازدید جمع‌آوری می‌شود.
  • واکنش‌ها و تعامل: مخاطبان به‌طور فعال حمایت می‌کنند؛ میانگین واکنش به هر پست 48 است.
  • علایق موضوعی: محتوا بر موضوعات کلیدی مانند paura, gaza, hamas, giustizia, diritto تمرکز دارد.

📝 توضیح و سیاست محتوایی

نویسنده این فضا را محل بیان دیدگاه‌های شخصی توصیف می‌کند:
“Medico chirurgo, psicoterapeuta e scrittrice.”

به لطف به‌روزرسانی‌های پرتکرار (آخرین داده در تاریخ 26 اکتبر, 2026)، کانال همواره به‌روز و دارای دسترسی بالاست. تحلیل‌ها نشان می‌دهد مخاطبان به‌طور فعال با محتوا تعامل دارند و آن را به نقطه اثرگذاری مهم در دسته پزشکی تبدیل کرده‌اند.

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https://youtu.be/E37g4IJu3uI?si=3qi6PIB2K-4Yhyxy
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forza di buonismo, deresponsabilizzazione e idiozia, stiamo allevando squilibrati sadici che non sono in grado di vivere in nessun paese al mondo. I nostri nemici sono una sinistra pronta a distruggere tutto per i loro voti, e una Chiesa corrotta che non converte più e non distingue più il bene dal male. Chi vuole lapidare una donna o sposare una bambina di 8 anni non è mio fratello e nemmeno cugino di ottavo grado, e chi ritiene che sia parente mio è un cialtrone. Ricordo a tutti i sacerdoti che restano immobili con aria affranta a guardare islamici che vandalizzano le nostre chiese, che Cristo ha anche rovesciato tavoli e preso la gente a scudisciate. Solo gli idioti sono incapaci di collera. Non è una dote. Meno che mai una dote cristiana. Non perdetevi il libro Islam senza veli. Scrivere a silvana.demari53@libero.it se lo volete con dedica Oppure prendetelo direttamente su Amazon.
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Si può obiettare che non tutti i musulmani pensino in questo modo, ed è vero: molti vivono tra noi senza alcun desiderio di conquista, ma è sufficiente il 10% di aggressivi perché la mia vita diventi un inferno. In tutti i casi la dottrina esiste, è insegnata, è citata, e chi vuole servirsene trova tutto già scritto. E poi c’è sempre la possibilità della radicalizzazione anche in seconda, terza generazione. Per questo temere l’Islam non è una fobia. La fobia è una paura irrazionale, sproporzionata, senza oggetto. Qui l’oggetto c’è, ed è dichiarato. Temere chi ti ha già classificato come terra da conquistare è semplice coraggio, non temerlo non è solo idiozia, è la vigliaccheria di chi spera che se chiude gli occhi il drago scomparirà. Insensato è non temerlo, e chiamare razzista chi legge ad alta voce ciò che i loro stessi testi affermano. L’Islam a casa sua ha molti limiti: inchiodato al pensiero di Maometto da una teologia peggio che immobile, inesistente, non produce pensiero, non produce ricchezza se non quella del petrolio, però produce persone perbene, che vivono come meglio possono senza dare fastidio a nessuno. Chi è stato anche solo in vacanza in Tunisia, in Egitto o in Giordania ha incontrato gente normale, spesso gentilissima. È in Europa che l’Islam diventa peggiore, e la imbarbarisce. Noi siamo l’incubatrice del serpente: il nazismo prima e il postmarxismo poi hanno compito questo osceno miracolo. E il serpente poi torna nelle sue terre di origine e le devasta. Il 28 novembre 1941 il Gran Mufti di Gerusalemme, Amin al-Husseini, incontra Hitler a Berlino. Il suo scopo è distruggere il focolare ebraico in Palestina. Dall’alleanza nasce anche la 13ª divisione Waffen SS Handschar, reclutata tra i musulmani di Bosnia. Quel patto peggiora entrambi. I palestinesi cominciano a sognare non la convivenza ma l’annientamento dei sionisti. Il Mufti si adopera affinché nessun ebreo sfugga: nel 1943 chiede ai nazisti di bloccare l’emigrazione verso la Palestina di migliaia di bambini ebrei di Bulgaria, Ungheria e Romania. Chiusa ogni via di fuga, resta solo lo sterminio. Anche oggi l’Europa è l’incubatrice del serpente. Magdi Cristiano Allam lo ha spiegato in Kamikaze made in Europe: è qui che l’Islam si radicalizza. È in Europa che, grazie alla rete dei Fratelli Musulmani, le donne hanno «imparato» il velo, poi il velo integrale, comparso poi anche in Tunisia e in Marocco, dove non c’era. Il caso emblematico sono le grooming gang inglesi. Maometto prese come schiave le donne dei nemici uccisi in battaglia, e il diritto islamico classico lo concede a ogni musulmano. Ma questo presuppone tre cose: un nemico sconfitto in uno scontro militare, un musulmano che ha combattuto per Allah, una donna che è il premio, come le settantadue vergini promesse dalla tradizione al martire del Jihad. Non le danno gratis: bisogna aver combattuto. Quando i saraceni razziavano le nostre coste facevano una guerra religiosa, abbattevano campanili e campane, e se avessero incrociato i cavalieri di Malta o una galea con il leone di San Marco non sarebbero tornati a raccontarlo. L’uomo prendeva la donna, contro la sua volontà, certo, ma poi la difendeva dagli altri uomini, la convertiva, manteneva lei e i figli, che sarebbero stati musulmani e avrebbero ingrossato l’esercito di Allah. Lo stupro nell’Islam classico è il premio di una battaglia e uno strumento di potenza. La donna non è un giocattolo da rompere prendendolo a calci come fa un bambino demente. A Rotterdam, migliaia di ragazzine, alcune di undici anni, sono state stuprate e torturate da branchi di uomini che non avevano vinto nessuna battaglia. Alcune, rimaste incinte, hanno dovuto abortire. Nel Corano e nella vita di Maometto tutto questo non c’è. L’Islam è una religione tremenda, ma questo schifo l’hanno imparato qui. E il sadismo si impara in fretta, perché la ferocia è innata in noi. Circola il video di due maranza: passa un anziano con un cagnolino bianco, uno prende il cane a calci, e quando l’uomo protesta l’altro ammazza il cagnolino con una sedia.
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Gli islamici sono nostri fratelli, nel senso che anche Caino era fratello di Abele. Quelli che ci spiegano che gli islamici sono nostri fratelli non sanno un accidente di cosa ha scritto San Tommaso e che non hanno neanche letto l’attacco del Vangelo di San Giovanni. Il Vangelo di San Giovanni, fino alla riforma liturgica di Paolo VI, era letto alla fine di ogni Messa per ricordarci che è la fede in Cristo che ci rende figli di Dio, e quindi fratelli. Compito del cristiano è evangelizzare i non credenti, rendendoli fratelli. Avvicinare un non credente senza il progetto di evangelizzarlo è una colpa per omissione per un credente semplice, una colpa grave con furto dello stipendio che non si sta guadagnando per un vescovo. Il Cristianesimo vero non solo non comanda di far entrare stranieri estranei ostili alla comunità e alle sue leggi, ma con chiarezza, nella Summa Theologica di San Tommaso vieta di farlo perché destabilizzerebbero la comunità stessa. Sono i clerici che, come missionari, escono dalla comunità per andare in mezzo alle popolazioni ostili, e convertirle. Alla fine della Messa, oltre alle letture di struggente bellezza del Vangelo di San Giovanni, erano previste alcune preghiere e l’invocazione a San Michele Arcangelo, che aveva il compito di preservare la Chiesa da Satana. Per motivi che sono rimasti oscuri a molti, e imperscrutabili a noi vecchie zie, è stata tolta anche l’invocazione a San Michele Arcangelo, considerata evidentemente inutile, obsoleta, probabilmente oscurantista, sicuramente poco inclusiva. La preghiera di levare dal mondo Satana e consociati, nonché di rimetterli nell’inferno, deve essere vista come una forma di remigrazione. Dopo di che Paolo VI ha avvertito nella Chiesa la presenza del fumo di Satana. Forse l’invocazione eliminata avremmo fatto meglio a tenercela. Nonostante il fumo di Satana avesse fatto il nido, o forse più di uno, e deposto le uova, nessuno l’ha mai ripristinata, salvo qualche lodevole sacerdote e, nel frattempo, oggi continuano ad ammorbarci con le fesserie che tizi che inneggiano alla nostra morte sono fratelli nostri, e che far entrare gli appartenenti ad una religione che benedice l’uccisione degli infedeli, che siamo noi, sia un’opera di misericordia, quando invece è una fesseria. Anzi è un crimine, un crimine nei confronti delle nostre chiese vandalizzate, dei nostri sacerdoti sgozzati, delle ragazzine stuprate, dei passanti accoltellati o investiti con l’auto, dei ragazzi trucidati al Bataclan con la stessa furia del 7 ottobre. Nel diritto islamico classico, il mondo non è uno solo. È diviso in case. C’è la dar al-Islam, la casa dell’Islam, dove vigono la legge islamica e il potere musulmano. C’è la dar al-Harb, la casa della guerra. Tutto il resto è composto dai territori che non si sono ancora sottomessi. In mezzo, i giuristi hanno collocato la dar al-sulh, o dar al-ahd, la casa della tregua: terre non musulmane che hanno stipulato un patto, spesso pagando un tributo, e che per questo vengono momentaneamente risparmiate. Momentaneamente: la tregua è una sospensione, non una pace. Non è un’invenzione di noi islamofobi. Sono categorie elaborate nell’VIII secolo in Iraq dalla scuola di Abu Hanifa e dei suoi allievi e tramandate per secoli nei manuali giuridici. Non definiscono una geografia, ma un programma: il mondo è diviso tra chi è già stato conquistato e chi deve ancora esserlo, perché il destino di tutto il mondo è essere conquistato dall’Islam. Bat Ye’or, in Eurabia, pubblicato in Italia da Lindau con il sottotitolo Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita, ha mostrato come questa visione non sia rimasta nei libri antichi. Ha descritto la dhimmitudine, la condizione dei cristiani e degli ebrei tollerati sotto l’Islam a prezzo della sottomissione, e ha denunciato un’Europa che, per petrolio, quieto vivere e senso di colpa, ha accettato di comportarsi da casa della tregua: paga, tace, si scusa. Noi siamo la casa della guerra. Non lo diciamo noi cattivi, lo dicono i loro giuristi.
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https://m.youtube.com/watch?v=przZjt4R8b0&pp=0gcJCYsCo7VqN5tD&ra=m
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https://youtube.com/live/UXPEHc8imuM
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Oggi gli alunni con cittadinanza non italiana sono oltre 930 mila, l’11,6 per cento: abbiamo lasciato decidere la demografia. Seconda proposta, e qui divido. È vero che il bambino con disabilità ha come primo scopo l’autosufficienza, mentre in una classe lo scopo è l’apprendimento. È vero che il compagno di banco è uno scolaro, non un assistente socio-sanitario: non lo ha scelto, non si è offerto volontario, non è il suo compito. È vero che possono essere bersaglio di disprezzo, e che esistono video in cui vengono maltrattati dal personale. E i numeri dicono che l’inclusione, da noi, è un’etichetta più che una pratica: 377 mila alunni con disabilità, il 4,8 per cento degli iscritti; 261 mila insegnanti di sostegno, di cui 57 mila senza specializzazione, che al Nord sono il 32 per cento; il 59,7 per cento degli alunni che cambia insegnante. Quindici ore e otto decimi a settimana, e ogni anno una faccia nuova. Non è inclusione: è un modo elegante di non fare niente. Servirebbero classi piccolissime e omogenee, con laboratori di cucina e pet therapy, e i soldi ci sarebbero se smettessimo di mantenere nullafacenti che non scappano da nessuna guerra. Il programma dell’AfD definisce l’inclusione «un esperimento fallito che va chiuso». Purtroppo è vero. E dire la verità è il primo passo per chiedere classi dedicate e finanziate e domandare risorse. Resta il punto, che vale in Germania e in Italia. Il bambino ha soltanto diritti: diritto a un’istruzione giusta per lui. Non deve fare il mediatore culturale, non deve fare l’assistente socio-sanitario. Non deve fare nulla. Deve fare il bambino. Deve imparare.
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In Sassonia-Anhalt, il 6 settembre, l’AfD ha vinto le elezioni regionali con il 43,8 per cento e 39 seggi su 83: la maggioranza assoluta le è mancata per tre seggi. La CDU è crollata dal 37,1 al 17,2. L’affluenza è salita di 17,5 punti, al 77,8: non una vittoria regalata dall’astensione, ma gente che si è alzata e ha votato. Fra i capi d’accusa al partito dichiarato nazista, fascista, partito di serial killer, ci sono due proposte sulla scuola, una sui bambini stranieri che non conoscono bene la lingua e una sui bambini disabili. Conviene leggerle: la prima, come viene raccontata in Italia, è civilissima; la seconda, può permettere riforme che portino alla civiltà. Prima proposta: i bambini che non conoscono la lingua non vanno messi nelle classi ordinarie. È giusto e sacrosanto, e non è un’invenzione dell’estrema destra: è il modello svizzero. Mio figlio ha cominciato le elementari nella Svizzera francese senza sapere bene il francese, ed è stato iscritto alla prima un anno dopo, quando la lingua la sapeva. Giustissimo. Non ha rallentato gli altri e, soprattutto, non si è sentito inadeguato. Quel ritardo è una delle ragioni della sua brillantissima carriera scolastica. Nel Canton Vaud la classe d’accueil è prevista dall’articolo 61 del regolamento scolastico: un anno, eccezionalmente due, con progetto pedagogico individuale, bilancio finale, uno stage di prova e poi l’ingresso nella classe regolare. È costruita per portarlo dentro, non per tenerlo fuori. Per inciso: in Svizzera ci siamo andati perché mio marito dirigeva una società italiana che al cantone portò sedici posti di lavoro, e casa e sanità ce le pagava l’Italia. Il programma dell’AfD della Sassonia-Anhalt propone anche un’altra cosa: favorire il rientro del bambino nella sua terra di origine, perché a quella terra appartiene. Il multiculturalismo è un incubo, che può prosperare solo dove le culture di origine, tedesca, italiana, francese, siano annullate a favore di immigrati privati della loro terra e della loro identità. I bambini di origine tunisina in Tunisia vivono meglio, ed è giusto prepararli. . Chiede «Sonderklassen für Flüchtlingskinder», classi speciali per i figli dei profughi, con tre motivazioni scritte: far capire al bambino che la sua permanenza in Germania è temporanea, giusto, un profugo deve tornare a casa sua, alla terra a cui è legato; insegnargli i programmi del suo paese, per facilitargli il rientro, ottimo; e «tenere i nostri bambini liberi dai molteplici carichi che derivano dall’insegnamento comune con bambini provenienti da culture completamente estranee», anche questo giusto. E le Willkommensklassen per gli ucraini sono criticate proprio perché «funzionavano solo come passaggio verso le classi regolari». Ecco la differenza, e non è una sfumatura: la classe d’accueil è una porta, la Sonderklasse è un muro, un muro che è necessario costruire perché la presenza islamica nella scuole non è compatibile con i valori democratici, a cominciare dal diritto a criticare Maometto, e perché non ha senso che le persone di origine islamica vivano fuori dai paesi islamici. Il bambino ha diritto all’istruzione, non al ruolo di ambasciatore di un futuro multiculturale che per alcuni è un paradiso e per altri un incubo in cui le ragazzine senza velo verranno insultate, come già succede, chi mangia durante il Ramadan verrà picchiato, come già succede, e i professori che non amano Maometto decapitati, come già succede. Possiamo dire che noi europei siamo razzisti, brutti, sporchi e cattivi, e che quindi non siamo in grado di integrare nessuno, per esempio un brillante laureato in economia che schiaccia i cristiani infedeli come scarafaggi a Modena, per esempio gli studenti universitari islamici che al Bataclan hanno cavato gli occhi e tagliato i genitali ai ragazzi francesi cristiani prima di ammazzarli? In Italia la discussione la evitiamo da sedici anni. La circolare Gelmini del gennaio 2010 fissava un tetto: di norma non più del 30 per cento di alunni non italiani per classe. Poi vennero le deroghe, e il tetto non ha mai vissuto.
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https://www.amazon.it/Islam-senza-veli-occidentale-sullIslam/dp/B0H5L6X6Z5/ref=mp_s_a_1_1?crid=1TC1811UDTBDN&dib=eyJ2IjoiMSJ9.9Zc2qle4edfa2RGdED0UTa8yvUlexPeJl9X6PFDCupp2b3AUGsFp7qxsrlyS1Hn32qiXo4Nw2pJ6jSzs6JrmPUY7h_0I4QvdJ4NYUeaPmZ-xU2c5EHpoCWcSIoE_saHJFbFPLdpmCMIrrAwSnhQ-miLNSmB5uPw32J84JBtVTPHxaFDsBx2QYJPBjyy5WeVJ.zkkGB4zX7TB_kDSGi6SvpIB7rcnpCs2XNDPc286BH8M&dib_tag=se&keywords=islam+senza+veli+silvana+de+mari&qid=1790106806&sprefix=%2Caps%2C261&sr=8-1
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«I bambini rompono i coglioni. Tutti i bambini. Non è vero quel che dicono, che i figli sono maleducati per colpa dei genitori; prima o poi un bambino anche educatissimo piangerà, si lamenterà, disturberà, sconvolgerà il vagone del treno su cui viaggio, prenderà a calci il sedile su cui sono seduta in aereo», affermò Michela Murgia in un’intervista nel 2023. Non è una provocazione: è il prodotto di una mente deforme, figlia di un civiltà mentalmente deforme.
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La deresponsabilizzazione dovrebbe valere simmetricamente: perché un padre non potrebbe dichiarare «non volevo questo bambino, e non amo più la mia ex, dunque non voglio mantenerli semplicemente perché non ne ho voglia»? La risposta è evidente: perché abbiamo deciso, correttamente, che generare un figlio comporta responsabilità verso quel figlio. E allora perché quella responsabilità dovrebbe essere potentissima dopo la nascita e diventare improvvisamente irrilevante prima di essa? Con il procedere della gravidanza la contraddizione diventa ancora più visibile. La vitalità fetale dipende dall’età gestazionale e dalle capacità della terapia intensiva neonatale. Le fonti collocano generalmente la sopravvivenza extrauterina nell’area delle 24-26 settimane. L’aborto tardivo uccide un bimbo che fuori dall’utero di sua madre sarebbe vitale, ma la madre lo vuole morto. Dove collochiamo il confine, e perché proprio lì? Perché le dighe morali hanno questo difetto: quando il principio su cui poggiano viene cancellato, diventa sempre più difficile spiegare dove debba essere costruita la diga successiva. Il cosiddetto “filosofo” Peter Singer ha realmente sostenuto che l’uccisione di un neonato non possieda necessariamente lo stesso valore morale dell’uccisione di una “persona”, difendendo in circostanze particolari – quali per esempio spina bifida, emofilia, sindrome di Down – la possibilità di provocarne attivamente la morte. La vita di persone con queste patologie, soprattutto se ben curata, con cure che cominciano anche prima della nascita (medicina e chirurgia prenatale), può essere ricca e magnifica. L’aborto eugenetico, vezzosamente chiamato “terapeutico”, cancella le terapie prenatali e sacrifica anche bambini sani con diagnosi errate. Il medico ex abortista Bernard N. Nathanson (1926-2011), nel suo libro “La mano di Dio”, spiega un concetto ovvio: i medici che praticano aborti sviluppano indifferenza o addirittura sadismo nei confronti del feto, diventando molto poco affidabili nel seguire gravidanze, e consigliano l’aborto per qualsiasi malformazione reale o immaginaria. Cristo ci ha parlato del bambino abortito: Matteo 25:40, nel discorso del giudizio finale: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Cristo muore smembrato ogni giorno nelle sale operatorie delle cliniche ginecologiche, quelle sale che dovrebbero vedere solo la nascita dei bambini. La tragedia dell’aborto non è soltanto la morte di un essere umano, ma l’abitudine collettiva a non vederlo. Prima scompare dalle parole, poi dalle immagini, poi dal ragionamento morale. Se una donna avesse metodicamente ucciso tre cuccioli invece dei propri figli, quasi tutte le persone che oggi ne raccolgono le difese starebbero chiedendo la sua condanna esemplare. Eppure, davanti a madri che uccidono i propri bambini già nati, si sono viste raccolte di solidarietà e narrazioni che trasformano la colpevole in vittima di un patriarcato astratto anziché riconoscere una tragedia da trattare con rigore clinico e giudiziario senza assoluzione ideologica. C’è un solo modo per descrivere l’esaltazione pubblica della soppressione del più debole, quando diventa vessillo identitario anziché lutto: è la negazione radicale di ogni gerarchia morale che distingua il bene dal male. Guardare con approvazione a chi firma leggi che ampliano oltre ogni limite ragionevole il diritto di sopprimere una vita capace di sopravvivere fuori dal corpo materno non è progresso: è l’ennesima riprova che, quando si toglie il fondamento, ogni confine diventa arbitrario, e l’ultimo a cadere è sempre il più fragile. Ogni donna che uccide il proprio bimbo nel proprio ventre invece di proteggerlo, uccide tutta l’umanità. L’aborto diminuisce ognuno di noi. È il più vigliacco degli omicidi. La collera del Signore degli Eserciti si è abbattuta su di noi e ci ha spaccato il cuore. La mancanza di bambini è una delle cause dell’aumento della depressione, del calo demografico dell’ingresso di orde migratorie aggressive e non integrabili.
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Non perdetevi il Dizionario minimo di difesa dell’ovvio, in particolare alla voce aborto.   “Fare di ogni erba un fascio” significa cancellare le differenze e chiamare tutto con lo stesso nome. Il “non fare di ogni erba un fascio”, invece, raccomanda il contrario: fingere che una serie di passaggi non abbiano alcun legame fra loro. Dalla contraccezione intesa come rifiuto radicale della fertilità, alla pillola del giorno dopo, all’aborto, fino alla teorizzazione dell’”aborto post-natale”, il principio comune può diventare uno solo: il figlio ha diritto alla vita solo se è voluto, non in quanto creatura umana: la sua morte può essere atroce nell’indifferenza generale. L’aborto non è un destino inevitabile per ogni persona che usi contraccettivi; è però una deriva logica possibile quando la vita dipendente viene valutata soltanto in base al desiderio dell’adulto. Il caso di Lindsay Clancy è paradigmatico. Clancy è sotto processo in Massachusetts per aver assassinato i suoi bimbi, Cora, 5 anni, Dawson, 3, e Callan, 8 mesi, uccisi il 24 gennaio 2023: non contesta i fatti, ma si dichiara non colpevole per infermità mentale, sostenendo una psicosi post-partum. Se il parto causa psicosi che dura anni e che porta a uccidere i propri bambini, le donne siano dichiarate non in grado di intendere e di volere per motivi ormonali. L’accusa sostiene invece che abbia agito in modo intenzionale e razionale. Una raccolta fondi destinata ai suoi genitori ha superato gli 800.000 dollari: un gesto che giustifica l’uccisione dei bambini. I tre bambini non avevano diritto di vivere se la loro madre non li voleva: si tratta di aborto post natale, l’evoluzione ovvia del diritto di aborto. In Italia la legge 194 consente l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni nelle condizioni previste dalla legge e disciplina anche i casi successivi. L’intervento viene praticato nelle strutture del Servizio sanitario nazionale o convenzionate a spese di tutti. L’uccisione del bimbo è interamente a spese della comunità come gratis è levare un cancro. Il piccolo è equiparato ad un cancro. La socializzazione del costo dell’uccisione del bimbo non è meno scandalosa dell’uccisione. In Germania, nel caso ordinario regolato dalla procedura di consulenza, l’intervento è normalmente pagato dalla donna, mentre lo Stato interviene in determinate condizioni economiche: il costo indicato dalle fonti ufficiali tedesche è generalmente fra 380 e 900 euro. In Austria l’interruzione senza necessità medica è normalmente pagata privatamente, pur esistendo eccezioni per donne in difficoltà economica. La fesseria che se si mette l’aborto a pagamento le donne si faranno massacrare da mammane con ferri non sterili è idiota: la potremmo archiviare? Anche ammettendo che l’aborto debba rimanere legale, perché dovrebbe necessariamente essere pagato da tutti? Il rapporto sessuale tra un uomo e una donna è l’atto dal quale biologicamente può nascere un essere umano. La biologia resta lì, tetragona e scarsamente impressionata dalle nostre ideologie. Un adulto dovrebbe saperlo. Perciò la libertà sessuale non può essere trasformata magicamente in manleva dalle conseguenze delle proprie azioni. Naturalmente esistono stupro, coercizione, patologie gravissime, situazioni disperate che meritano una discussione specifica, ma trasformare i casi estremi nell’unico paradigma con cui discutere l’aborto significa evitare la questione centrale: che cosa significa responsabilità quando il concepimento segue un rapporto consenziente? Se due adulti scelgono liberamente un comportamento dal quale può nascere una terza vita, quella terza vita non diventa moralmente inesistente soltanto perché era indesiderata. Alla donna viene giustamente riconosciuta piena capacità morale, professionale, intellettuale e politica. Poi però, davanti alla gravidanza indesiderata, una parte della cultura contemporanea sembra improvvisamente descriverla come una creatura priva di qualsiasi responsabilità rispetto alle proprie scelte, vittima permanente e dolente.
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https://www.youtube.com/watch?v=vS_na5TLX8E
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*CORAGGIO* Il coraggio è la capacità di agire in maniera lucida o etica anche in presenza della paura. Il coraggio è contagio
*CORAGGIO* Il coraggio è la capacità di agire in maniera lucida o etica anche in presenza della paura. Il coraggio è contagioso. Anche quello della verità è un bel tipo di coraggio; nessuno è talmente insignificante da non poter essere il sassolino che blocca l'ingranaggio: a volte basta un uomo, una donna o uno Hobbit per fermare l'oscurità che avanza. Il coraggio è come una candela che ne accende mille altre: basta volerlo, e lui comincia a nascere come un semino, e poi sempre più forte. La ghianda diventa quercia. Anzi, foresta di querce. _(Estratto dal libro DIZIONARIO MINIMO DELLA DIFESA DELL'OVVIO, Silvana De Mari)_
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https://www.amazon.it/Islam-senza-veli-occidentale-sullIslam/dp/B0H5L6X6Z5/ref=mp_s_a_1_1?crid=3VVUUFGA45SCE&dib=eyJ2IjoiMSJ9.9Zc2qle4edfa2RGdED0UTYcRw5HC-MVhDyjTxxlOZgTlyeoXw97XNyeAWZPCegS6HM8iiEewFNHrK8LxqAdVo3RSNefw6n93tzH-cyeF7S4.uq4VOk66XR6Ml7MECJIg76YTtiEvpx9-WTNGNYsJ8oQ&dib_tag=se&keywords=islam+senza+veli+silvana+de+mari&qid=1785841441&sprefix=islam%2Caps%2C292&sr=8-1
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Il parastato come assistenza ai miserabili e gli oppressi, come forma di bontà estrema, di generosità sublime, invade lo stato, spinge lo statalismo a livelli marxisti, dissangua i cittadini regalando a estranei non benevoli sussidi e case popolari, distrugge l’economia con tassazioni micidiali e soprattutto annienta .la base della civiltà occidentale contemporanea: la libertà di parola. Omofobia e islamofobia sono i due psicoreati con cui il parastato annienta l’occidente. La libertà di parola è annientata. Il parastato dovrà essere smantellato ong per ong, consulente per consulente. La prima cosa da fare è difendere con le unghie e con i denti la libertà di parola.
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