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Mentre qui si passa il tempo a discutere se sia r*zzista chiudere un porto, loro chiudono il confine e basta. Zero terr*risti. Zero lezioni da Bruxelles. Zero sensi di colpa. Voi chiamatela x*nofobia. Loro la chiamano sopravvivenza. Un popolo che non difende la sua terra e la sua esistenza finisce per non esistere più. È così semplice e nessuno vuole dirlo. Be like Poland non è uno slogan carino. È l’unica cosa che ancora tiene in piedi qualcosa in Europa. Il resto è solo chiacchiere.

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Prendete quattro soggetti diversi come Cibo, Il sindaco di Riace Lucano, il tribuno dei braccianti Soumahoro e Ilaria Salis,
Prendete quattro soggetti diversi come Cibo, Il sindaco di Riace Lucano, il tribuno dei braccianti Soumahoro e Ilaria Salis, metteteli in una stanza ed avrete la degna rappresentazione di quel circo politico capace di ergere a modelli, di riconoscere delle divinità, evidentemente profane, in elementi folkloristici. Paladini di una non meglio specificata superiorità morale della sinistra che non esiste, dimostrata dai guai giudiziari che collegano questi quattro personaggi come un vecchio filo rosso ormai pronto a spezzarsi. Anzi, si è spezzato. Le icone si sono sgretolate facilmente come un castello di carte, poiché, proprio dove al posto di fondamenta solide vi è il nulla tutto crolla.
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Siamo arrivati al punto che la realtà è talmente fuori controllo che l’unica cosa che ancora colpisce è un video di cavallier
Siamo arrivati al punto che la realtà è talmente fuori controllo che l’unica cosa che ancora colpisce è un video di cavallieri cristiani che si riprendono Parigi. Gli scontri in piazza non sono più “episodi isolati”. Sono il risultato di anni in cui lo Stato ha mollato, le zone grigie si sono allargate e chi doveva far rispettare le regole ha preferito non farsi chiamare razz*sta o fascista. E poi arriva questo video: le soluzioni soft si sono già viste fallire tutte. Commissioni, tavoli, protocolli, “inclusione”, “dialogo”, “comprensione” Risultati: zero. Quindi resta solo l’immagine grezza. Davanti al degrado e alla resa, la prima cosa che viene in mente è la riconquista.
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Lione. Ieri sera. Migliaia di giovani, di ultras e di attivisti identitari. Centro città. Un solo coro: le strade e il Paese
Lione. Ieri sera. Migliaia di giovani, di ultras e di attivisti identitari. Centro città. Un solo coro: le strade e il Paese sono nostri. Non chiedono niente. Non spiegano. Non si scusano. Marciano e dicono ciò, che dopo le violenze dei giorni scorsi ogni europeo dovrebbe pensare. Chi oggi grida “estremisti” è lo stesso che ha trasformato le nostre città in terre di nessuno. Quelli che parlano di “convivenza” mentre gli europei diventano stranieri a casa loro. Le piazze non aspettono più il permesso di nessuno. Le strade sono nostre. Il Paese è nostro. La nostra identità ci appartiene.
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C’è una scena che riassume le proteste francesi. Una donna a Parigi, sola, si mette davanti al suo negozio mentre un gruppo d
C’è una scena che riassume le proteste francesi. Una donna a Parigi, sola, si mette davanti al suo negozio mentre un gruppo di mascherati cerca di entrare per saccheggiarlo. Non grida slogan, non fa politica. Dice solo: «Perché lo fate? Fermatevi, non è questa la causa». La spingono via senza troppe storie e passano oltre. Entra, prendono quello che vogliono, escono. In quel gesto c’è tutta la Francia di adesso. Non è più una protesta, è diventata predazione. E chi prova ancora a difendere qualcosa di concreto, un negozio, un lavoro, un pezzo di ordine, viene trattato come un ostacolo da rimuovere. Non con argomenti, ma con una spinta. Una società che arriva a questo punto ha già perso qualcosa di fondamentale. Non solo il controllo della strada, ma l’istinto di difendere ciò che è suo. Quando una donna comune viene messa da parte mentre i predatori fanno il loro lavoro, non stiamo più parlando di “tensione sociale”. Stiamo parlando di un paese che ha smesso di credere di dover esistere.
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Le seconde generazioni di magra*b tornano dopo aver fatto a pezzi il centro ieri. Come se non fosse bastato. Ieri hanno spacc
Le seconde generazioni di magra*b tornano dopo aver fatto a pezzi il centro ieri. Come se non fosse bastato. Ieri hanno spaccato vetrine, saccheggiato Foot Locker, lanciato sassi e bombe carta. Oggi riprovano con Champions. Non è rabbia contro il carovita. È la solita razzia: maranza, magrebini di seconda leva e compagnia che prendono quello che vogliono e scappano. Mentre i negozianti chiudono le saracinesche e la città paga. Chi continua a chiamarli “giovani arrabbiati” o “vittime del sistema” è un codardo. Questi non protestano. Devastano. E finché qualcuno farà finta di non vedere da dove vengono e che mentalità portano, Milano resterà il loro campo di gioco.
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Via Broletto: cariche, caos, urla di repressione. Ma guardate bene la prima linea.. Sono solo maranza nordafricani: bande di
Via Broletto: cariche, caos, urla di repressione. Ma guardate bene la prima linea.. Sono solo maranza nordafricani: bande di strada usate come scudo umano e come strumento di disordine. Li proteggono quando fanno casino nei quartieri, li giustificano quando aggrediscono, e quando serve li buttano avanti nei cortei. Creano il caos, provocano e poi la sinistra grida al fascismo.
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Gruppi di incappucciati tra i 16 e i 20 anni hanno devastato l’ITIS Peano: estintori svuotati, computer e arredi distrutti, l
Gruppi di incappucciati tra i 16 e i 20 anni hanno devastato l’ITIS Peano: estintori svuotati, computer e arredi distrutti, locali inagibili. Scuola chiusa. Al Colombatto, spintoni, petardi e scontri tra chi vuole occupare e chi vuole studiare. Polizia in campo, identificati i responsabili. Non è “diritto allo studio”. È vandalismo puro, spesso portato avanti da elementi esterni e da seconde generazioni che, come si vede nei video, sono in prima linea a creare caos. Stesso schema delle banlieue francesi: centri sociali, immigrati e loro figli usano le rivendicazioni scolastiche come pretesto per attacchi alle strutture pubbliche. Mentre le famiglie italiane chiedono ordine e merito, qui si sfascia e si allaga. Chi paga? Sempre gli stessi.
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Per Gianni Alemanno, quella stagione politica nacque da due spinte opposte. Da una parte, il MSI veniva vissuto dai suoi mili
Per Gianni Alemanno, quella stagione politica nacque da due spinte opposte. Da una parte, il MSI veniva vissuto dai suoi militanti come una forza di rottura, capace di offrire un’alternativa al sistema. Dall’altra, racconta Alemanno, c’era la pressione dell’antifascismo militante, che finiva per attribuire anche al più giovane militante le colpe storiche del fascismo. È dentro questo scontro, sostiene, che maturò una generazione politica segnata insieme dall’idea del cambiamento e dalla violenza degli anni di piombo.
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Centocinquanta inglesi si sono buttati in mezzo alla strada mentre scaricavano altri centocinquanta clandestini. Nessuno ha c
Centocinquanta inglesi si sono buttati in mezzo alla strada mentre scaricavano altri centocinquanta clandestini. Nessuno ha chiesto il permesso. Hanno solo bloccato e basta. La polizia li ha dispersi, una dozzina se li è portati via. Ovvio. Ormai proteggono chi entra di nascosto, non chi prova a fermarlo. Non erano militanti. Era gente del posto. Stufi di vedere il loro paese trasformato in un magazzino a cielo aperto. Hanno fatto la cosa più semplice del mondo: hanno difeso un confine che nessuno difende più.
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Pieno giorno, a due passi dalle istituzioni europee. Un gruppo di mascherati sale sul tetto di un’auto, la calcia, ne sfascia
Pieno giorno, a due passi dalle istituzioni europee. Un gruppo di mascherati sale sul tetto di un’auto, la calcia, ne sfascia i vetri e la carrozzeria. I media ufficiali parlano di «studenti» e di «scontri ai margini della manifestazione sindacale». Non è un incidente isolato. È il prodotto di scelte precise, ripetute per decenni dalle stesse classi dirigenti che oggi fanno finta di indignarsi. Hanno gestito l’immigrazione di massa come se fosse un fatto neutro. Hanno tollerato la formazione di quartieri dove le regole europee valgono solo sulla carta. Parallelamente hanno imposto politiche di austerità che colpiscono i lavoratori europei. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: chi lavora, paga le tasse e subisce i tagli, deve anche subire la distruzione del proprio spazio pubblico da parte di chi spesso non ha alcun legame reale con quel territorio. A oggi la priorità é una sola: difendere chi produce, chi contribuisce e chi tiene in piedi la società, contro chi la vuole solo sostituire o sfruttare.
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C'era un tempo in cui certi tatuaggi non te li facevi perché erano belli. Te li portavi addosso perché dicevano chi eri, da d
C'era un tempo in cui certi tatuaggi non te li facevi perché erano belli. Te li portavi addosso perché dicevano chi eri, da dove venivi, a quale mondo appartenevi. In carcere, per strada, nei quartieri difficili, bastavano pochi segni per raccontare una storia intera. Oggi li vediamo ovunque. Stessi simboli, stessa pelle. Ma spesso nessuno sa più cosa vogliano dire. problema non è il tatuaggio, quando resta il segno e si perde tutto quello che c'era dietro. #tatuaggio #storia #storiaitaliana #accaddeoggi t#destra
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Il 6 ottobre a Milano un gruppo di antagonisti ha imbrattato diversi muri con simboli anarchici, slogan antifascisti e la scr
Il 6 ottobre a Milano un gruppo di antagonisti ha imbrattato diversi muri con simboli anarchici, slogan antifascisti e la scritta «1000 Ramelli». Il riferimento è a Sergio Ramelli, il giovane del Fronte della Gioventù ucciso a Milano nel 1975 a colpi di chiave inglese, e a Norma Cossetto, studentessa istriana torturata e gettata in una foiba nel 1943. Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre i militanti di Lealtà Azione sono intervenuti. Hanno cancellato le scritte, ripulito i muri e deposto rose rosse al Giardino dedicato a Norma Cossetto. Hanno lasciato anche uno striscione: «Sergio e Norma, onoriamo il vostro ricordo».
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Nella Vandea, terra di sangue e di fede, un branco di adolescenti entra in chiesa, balla, rovescia arredi e canta: «Bat*clan,
Nella Vandea, terra di sangue e di fede, un branco di adolescenti entra in chiesa, balla, rovescia arredi e canta: «Bat*clan, gli ho sparato nell’occhio… Solo Allah può fermarmi.» Inneggiano il nome di quegli infami terroristi: Merah e Abdeslam. Tutto questo dentro la casa di Dio. Questo é il volto di una Francia che ha smesso di essere popolo. Ha consegnato le chiese, la memoria e i figli a chi li odia. La Vandea, che un tempo seppe morire in piedi, oggi ospita questa vergogna. Basta resa. O si risponde, o si scompare. E noi ricordiamo il Salmo 68 "sorga Dio, i suoi nemici si disperdano e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano"
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Nel 2027 speriamo gli europei si sveglino. Smettano di farsi raccontare la favola e aprano gli occhi su quello che stava succ
Nel 2027 speriamo gli europei si sveglino. Smettano di farsi raccontare la favola e aprano gli occhi su quello che stava succedendo davvero nelle loro città, nelle periferie, nelle scuole e negli ospedali. Anni di flussi incontrollati, di degrado, di violenza e di sostituzione culturale non passano inosservati all’infinito. A un certo punto la gente si stanca di essere ospite a casa propria e di sentirsi dire che deve solo stare zitta e accettare. Non siamo un albergo internazionale e non siamo un laboratorio sociale dove sperimentare teorie di qualcuno che poi torna a casa sua. Siamo un popolo con una storia, un’identità e un diritto a restare padrone del proprio territorio. Un popolo realmente nazionalista e identitario non chiede scusa per questo ma difende il lavoro, la coesione delle comunità e la continuità di quello che è.
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Da piccolo ti dicono che il pompiere è un eroe. Entra nel fuoco mentre tutti scappano, ti tira fuori, rischia la pelle per ge
Da piccolo ti dicono che il pompiere è un eroe. Entra nel fuoco mentre tutti scappano, ti tira fuori, rischia la pelle per gente che nemmeno conosce. Il 29 a Bordeaux uno di questi è bruciato vivo. Stava spegnendo una barricata e gli hanno lanciato un aerosol per dare fuoco anche a lui. Come se una vita umana, la sua vita che ci permettiamo di etichettare come più degna di quelli che erano lì in piedi a ridere di lui, valesse quanto la spazzatura che stava cercando di spegnere. Come Jacques de Molay sul rogo. Solo che stavolta non sono i re a bruciare chi difende l’ordine. Sono quelli che odiano chi ancora prova a tenere in piedi questo posto. Questi non sono ragazzi arrabbiati per la scuola. Questi sono immigrati che odiano chi ancora prova a tenere in piedi l'Europa. E allora, onestamente, la remigrazione inizia a sembrarci una proposta moderata.
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La denatalità non è soltanto una questione di bonus, sussidi o conti dell’INPS. In questa intervista, Vanessa Combattelli met
La denatalità non è soltanto una questione di bonus, sussidi o conti dell’INPS. In questa intervista, Vanessa Combattelli mette al centro un tema più profondo: il rapporto della società europea con la maternità, la famiglia e la trasmissione della vita. Secondo la sua analisi, affrontare il calo delle nascite significa interrogarsi prima di tutto sul modello culturale costruito negli ultimi decenni e sul valore che attribuiamo all’avere figli, perché "dare vita significa lasciare qualcosa di noi al mondo"
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