Medicina Complementare e Performance - Nat. Davide Cabras
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https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/focus_tumore/2026/05/29/ansatumore-seno-meno-ricadute-con-dieta-mediterranea-e-camminata_1c02e710-08d8-405e-97fc-eadb2e4e22b0.html?fbclid=IwdGRzaASIvdhleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR4e5BXB11EeQyS84CjAlpQEez_n1KigayOKUYaIEQ3gVXi8JoC1iguav0ppCg_aem_jL4gAbpULugooin8KOkrUw&sfnsn=scwspmo
Troppo facile fare i detrattori degli studi che vedono protagonisti stili di vita come li chiamano loro "ALTERNATIVI" e fottersene sega se ANSA fa dei titoloni fuorvianti per decantare la dieta mediterranea.
Non funziona cosi amori miei.
TUMORE AL SENO, DIETA MEDITERREA E CAMMINATA...dai vi prego.
Come prendere per il culo le persone che non hanno il tempo di leggere due righe...
Ad ogni modo... negli ultimi tempi stanno circolando titoli del genere per far rumore, nel web.
È davvero così?
Detta in maniera molto obiettiva e senza prendere posizioni:
NO.
O MEGLIO, NON POSSIAMO DIRLO IN QUESTO MODO.
Questo non significa che alimentazione e attività fisica non siano importanti.
Significa semplicemente che bisogna leggere i dati per quello che mostrano realmente.
Lo studio presentato non ha testato "dieta mediterranea e 30 minuti di camminata".
L'intervento comprendeva contemporaneamente:
-Alimentazione mediterranea a basso indice glicemico (?)
-attività fisica strutturata
-counseling e supporto intensivo
-supplementazione con vitamina D
-monitoraggio e follow-up
Quindi la mia domanda è:
Cosa ha prodotto il beneficio osservato???
La dieta?
La camminata?
La perdita di peso?
La vitamina D?
La riduzione della sindrome metabolica?
Il maggiore supporto ricevuto?
La realtà? NON LO SO E NON LO SANNO MANCO LORO.
Questo è un punto fondamentale!
Perché trasformare un intervento complesso in una cosa buttata lì, semplicemente rischia di creare un messaggio scientificamente scorretto.
C'è poi, tra l'altro, un altro punto...
Questi risultati sono stati presentati a un congresso scientifico.
Presentare dati preliminari o congressuali non equivale automaticamente ad avere una prova definitiva.
La storia della medicina è piena di risultati inizialmente promettenti che successivamente sono stati ridimensionati, raffinati oppure interpretati diversamente.
Non è finita...c'è un terzo problema:
Generalizzare, quanto fastidio mi da quando generalizzano.
Qui stiamo parlando di una popolazione molto specifica: donne operate per tumore mammario con precise caratteristiche cliniche.
Questo non significa automaticamente che i risultati siano identici per tutte le pazienti con tumore al seno, tutti i sottotipi biologici, tutte le fasi della malattia.
Per questo motivo bisogna evitare di trasformare risultati ottenuti in un gruppo specifico in messaggi universali.
Se dite: “in questa popolazione si osservano risultati promettenti” non è come dire:
“nel tumore al seno succede questo.”
Quindi quale dovrebbe essere il messaggio corretto???
FORSE questo:
Interventi complessi sullo stile di vita possono migliorare metabolismo, peso corporeo, COMPOSIZIONE CORPOREA e potrebbero contribuire a migliori outcome clinici. FORSE....
Questo è molto diverso da dire:
“cammina 30 minuti, magna mediterraneo e riduci le recidive.”
Occhio a come raccontate le cose, ma soprattutto occhio a voi che leggere.
Buona domenica. 🌞
Da oggi si ufficializza uno start definitivo per lo Studio di Medicina Olistica di Tarquinia, dove competenze diverse lavorano insieme con un unico obiettivo: migliorare il tuo stato di benessere e qualità della vita.
Come professionista a 360°, il mio lavoro sarà orientato a:
✔ Valutazioni corporee e test fisici valutativi.
✔ Approccio integrato e personalizzato tramite protocolli mirati.
✔ Trattamenti olistici (Riflessologia connettivale/plantare/craniosacrale, digitopressione, moxabustione, magnetoterapia in campo stabile, stimolazioni neuro-fasciali)
Il mio lavoro parte sempre dall’ascolto e dalla costruzione di un percorso su misura.
📍 Studio di Medicina Olistica Tarquinia
Via Francesco Guerri, 13 – Tarquinia (VT)
Disponibile tutti i lunedì su appuntamento.
SE LONGEVITY NON SIGNIFICASSE SOLO ALIMENTAZIONE, INTEGRAZIONE O BIOHACKING?
Una nuova ricerca suggerisce qualcosa di interessante (volendo anche intuibile): viaggiare potrebbe aiutare a rallentare alcuni processi legati all'invecchiamento.
Per il semplice fatto che durante il viaggio:
1. Cammini di più
2. interrompi routine stressanti
3. scopri cose nuove
4. stimoli cervello ed emozioni
5. incontri persone e vivi esperienze.
La vita non gira soltanto attorno cibo e integratori. Si vive anche di stimoli, movimento, relazioni e senso di vitalità.
Forse ogni tanto il miglior "anti-aging" non è chiedersi: "Cosa dovrò prendere ora?"
Ma:
"Dove devo/potrei andare?".
(Prima che qualcuno prenoti un volo vorrei chiarire che questo non sostituisce una buona qualità del sonno, alimentazione o allenamento 😄).
Vi abbraccio e buon inizio settimana! ❤️
https://www.sciencedaily.com/releases/2026/05/260504211836.htm
Repost from N/a
Abbiamo visto nei post precedenti come alcuni biofisici abbiano ipotizzato che i biofotoni contribuiscano alla coordinazione e all’organizzazione dei sistemi viventi.
Tuttavia emerge una domanda importante.
Secondo alcune stime, la coerenza di fase dei biofotoni potrebbe estendersi per distanze relativamente limitate.
A questo punto viene spontaneo chiedersi:
come è possibile mantenere una coordinazione coerente tra strutture molto distanti dell’organismo?
In altre parole:
come fa il corpo a rimanere un sistema unitario e sincronizzato?
Qui si intuisce che potrebbe mancare ancora qualche tassello del puzzle.
Sono state proposte diverse ipotesi.
Alcuni autori hanno suggerito il coinvolgimento di sistemi di comunicazione biologica ancora poco compresi, inclusi modelli basati sui meridiani dell’agopuntura o su fenomeni elettromagnetici diversi dai modelli tradizionali.
Altri ricercatori, soprattutto in ambito russo, hanno esplorato il concetto di campi torsionali.
L’ipotesi è che possano esistere forme di trasmissione dell’informazione meno soggette alle limitazioni dei campi elettromagnetici convenzionali e potenzialmente capaci di mantenere correlazioni a distanza.
Secondo questi modelli, i campi torsionali contribuirebbero alla coerenza globale del sistema biologico e alla conservazione di schemi informazionali dell’organismo.
Alcuni autori hanno esteso queste ipotesi anche a fenomeni molto controversi, come empatia profonda, intenzionalità o comunicazione a distanza.
Si tratta tuttavia di interpretazioni che richiedono ulteriori approfondimenti e ricerche.
La direzione, tuttavia, resta interessante.
Il concetto di campi torsionali, come vedremo più avanti, mostra analogie con altri modelli sviluppati in ambiti differenti, che pur utilizzando linguaggi e formalizzazioni diverse sembrano descrivere fenomeni simili: organizzazione biologica, trasmissione dell’informazione e coerenza dei sistemi viventi.
Naturalmente, la convergenza di idee non rappresenta una dimostrazione.
Tuttavia, quando ricercatori provenienti da discipline o contesti diversi arrivano indipendentemente a schemi concettuali affini, questo può suggerire che stiano osservando aspetti differenti dello stesso fenomeno.
Forse non hanno ancora trovato la risposta corretta, ma potrebbero aver individuato la domanda giusta.
Indipendentemente dalle conclusioni, resta una domanda estremamente interessante:
la comunicazione biologica si basa soltanto su molecole e segnali nervosi… oppure esistono livelli di organizzazione ancora poco compresi?
Forse comprendere come il corpo mantiene la propria unità sarà una delle sfide più importanti della biofisica futura.
“I NEANDERTHAL ERANO GHIOTTI DI LARVE”?
No...e il problema non è neppure quello.
Ho letto l’ennesimo titolo sensazionalistico secondo cui i Neanderthal sarebbero stati “ipercarnivori ghiotti di larve”, quasi come se improvvisamente tutta la storia alimentare umana dovesse essere riscritta.
Boh...
Onestamente, trovo che questo modo di divulgare la scienza sia sempre più discutibile.
Partiamo da un punto fondamentale:
che gli ominini consumassero occasionalmente insetti, larve, midollo, organi o perfino carcasse in decomposizione non è affatto impossibile. Già ve lo dico...che magari uno non mi venga a dire "che ne sai che non mangiavano larve", per carità...
In natura, la sopravvivenza passa anche attraverso l’opportunismo alimentare.
Però c'è un problema di fondo.
Un conto è dire:
“alcuni dati potrebbero suggerire anche il consumo di insetti o tessuti decomposti”.
Un altro è trasformare questa ipotesi in:
“i Neanderthal erano ghiotti di larve”.
Sono due cose completamente diverse.
Molti studi isotopici precedenti mostrano che i Neanderthal occupavano un livello trofico altissimo, spesso simile a quello dei grandi predatori del Paleolitico.
Quindi no, questo studio non dimostra che vivessero principalmente di insetti o carne marcia.
Propone soltanto una possibile interpretazione alternativa di alcuni valori dell’azoto.
Che nella scienza è normale.
Il problema nasce quando la divulgazione moderna prende una possibilità teorica e facendo breccia sulle emozioni creando scontri inutili e per attirare click, polemiche e reazioni.
Purtroppo succede continuamente anche nel campo della nutrizione.
Oggi sembra che ogni nuova ipotesi debba demolire completamente quella precedente:
• prima “super carnivori”;
• poi “mangiatori di larve”;
• domani magari fruttariani cosmici.
La realtà è molto meno teatrale.
L’essere umano è probabilmente uno degli organismi più adattabili del pianeta.
Ha mangiato ciò che trovava: carne, pesce, miele, tuberi, molluschi, frutta selvatica, insetti, semi, organi.
Sopravvivenza non significa automaticamente “alimentazione ideale”.
Se un ominino in condizioni estreme consumava larve da una carcassa, questo non trasforma le larve nel segreto della salute ancestrale.
Così come il fatto che cacciasse grandi mammiferi non significa che oggi chiunque debba mangiare solo bufali dalla mattina alla sera.
La scienza seria dovrebbe insegnare ad aver prudenza e contestualizzare.
Non creare titoli costruiti per scioccare il pubblico.
Perché alla fine il rischio è sempre lo stesso: non fare divulgazione… ma fare spettacolini travestiti da scienza.
Domani prima diretta di approfondimento di "NEL MARGINE" con Grazia Sansone.
Parleremo di Acufeni ed approcci integrati, comprendendo quelle che possono essere le cause.
https://youtube.com/@naturopatiapolivalente?si=wsBwkomIgHnppYMF
Dopo influenze intestinali (in questo periodo ne avro gestite una decina almeno tra i clienti che mi chiedevano un supporto), l’intestino spesso rimane “irritato” e alterato anche quando i sintomi sembrano passati.
Uno degli aspetti più interessanti studiati oggi riguarda gli SCFA, sostanze prodotte dal microbiota, tra cui l’acido propionico, coinvolte nel mantenimento dell’equilibrio intestinale e della barriera mucosa.
Ve lo dico già...non esistono miracoli.
Esiste però la possibilità di sostenere il recupero fisiologico dell’ambiente intestinale nel modo giusto.
Per questo, in alcuni casi, utilizzo e consiglio supporti specifici a base di acido propionico all’interno di un percorso più ampio di recupero intestinale.
Un intestino in grado di recuperare bene cambia la vita molto più di quanto si pensi.
https://www.frontiersin.org/journals/immunology/articles/10.3389/fimmu.2019.00277/full
https://www.frontiersin.org/journals/physiology/articles/10.3389/fphys.2021.650313/full
Scrivimi a decide4fitness@yahoo.com e raccontami la tua situazione. Qualora rispecchiasse in qualche modo il post, cercherò di consigliarti il rimedio giusto per te (senza impegno)!
Loro sarebbero disposti a ridurre del 75% i loro post per il bene della sanità mentale del popolo?
Repost from N/a
Abbiamo visto come diversi ricercatori associno l’emissione biofotonica al grado di organizzazione e coerenza dei sistemi viventi.
A questo punto nasce una domanda quasi spontanea:
se i biofotoni forniscono informazioni sul livello di organizzazione di un organismo vivente, potrebbe accadere qualcosa di simile anche nel cibo?
Dopotutto, ciò che mangiamo deriva quasi sempre da sistemi biologici viventi e inevitabilmente conserva, almeno per un certo periodo, parte della loro struttura e organizzazione.
Secondo alcuni studi, la risposta sembrerebbe essere sì.
La misura dei biofotoni, ossia dell’emissione luminosa ultra-debole dei sistemi biologici, è stata proposta come metodo complementare alle normali analisi chimiche per valutare la qualità degli alimenti.
https://www.worldscientific.com/doi/10.1142/9789814439671_0017
Per esempio, alcune evidenze suggeriscono che:
🥛 Latte
Il riscaldamento altera le proprietà interne del sistema biologico. Campioni maggiormente degradati mostrano dinamiche di emissione differenti rispetto a quelli meno alterati, suggerendo modifiche dell’organizzazione interna.
🥚 Uova e allevamento
I ricercatori hanno osservato differenze interessanti nei parametri biofotonici tra uova provenienti da allevamento all’aperto e uova da allevamento intensivo.
In particolare, le uova di galline allevate all’aperto hanno mostrato, dopo illuminazione, una maggiore emissione biofotonica rispetto a quelle provenienti da allevamenti in gabbia o a terra.
Secondo gli autori, questo potrebbe riflettere una diversa capacità di immagazzinare energia e differenti livelli di organizzazione interna del sistema biologico.
Sono state osservate differenze anche nella dinamica di rilascio dell’energia luminosa:
le uova da allevamento all’aperto sembravano mostrare comportamenti compatibili con una maggiore coerenza del sistema.
🫒 Oli vegetali
Invecchiamento, ossidazione e cattiva conservazione risultano associati a variazioni dell’emissione biofotonica.
🥗 Alimenti irradiati
L’irradiazione degli alimenti può provocare la rottura di legami chimici e la formazione di radicali.
Secondo alcuni studi, questi cambiamenti risultano associati a modificazioni dell’emissione biofotonica dopo illuminazione, suggerendo alterazioni dell’organizzazione interna del sistema biologico.
La domanda più interessante è questa:
che cosa succede quando un alimento viene fortemente processato?
Raffinazione, alte temperature, estrusione, conservazione prolungata e trasformazioni industriali modificano inevitabilmente struttura, ordine interno e organizzazione molecolare.
Dal punto di vista biofisico si potrebbe ipotizzare che la qualità di un alimento non dipenda soltanto dal contenuto di nutrienti o dall’apporto calorico, ma anche dal grado di organizzazione biologica che conserva.
In altre parole:
due alimenti con composizione nutrizionale apparentemente simile potrebbero differire per livello di struttura, coerenza e complessità.
Da questa prospettiva, la freschezza e la minima processazione potrebbero rappresentare non solo una questione chimica, ma anche una questione di ordine biologico.
Con l’aumentare del deterioramento, e potenzialmente anche con il grado di processazione, aumenta il disordine del sistema, ossia l’entropia.
Naturalmente questi temi sono ancora oggetto di ricerca e discussione.
Tuttavia, aprono una questione estremamente affascinante:
forse, invece di valutare il cibo soltanto per ciò che contiene, si dovrebbe iniziare a considerare anche il livello di organizzazione biologica che conserva.
Il cibo potrebbe non rappresentare soltanto energia o materia utile alla costruzione dell’organismo…
ma anche informazione biologica.
La salute non è "essere senza sintomi".
Significa capacità di adattamento, equilibrio e recupero.
In questo breve articolo cercherò di approfondire un concetto di salute spesso frainteso.
https://decide4fitness.it/il-significato-di-salute/
"Le influenze deleterie, tanto psichiche quanto fisiche, che comportano un pericolo alla nostra vita terrena e che chiamiamo agenti patogeni non possiedono necessariamente la facoltà di alterare lo stato di salute.
Possiamo ammalarci sotto il loro influsso solo quando il nostro organismo, trovandosi in uno stato di minor resistenza, è sufficientemente predisposto a risentire l'influenza della causa patogena in questione, la subisce, ne soffre e prova una specie di alterazione nelle sue sensazioni e nelle sue funzioni fisiologiche".
Hahnemann, ORGANON par. 31
Ecco l'8° puntata di "NEL MARGINE" disponibile su Youtube.
https://www.youtube.com/live/33x-s9T0Kyc?is=Uv7l1ahPwXLjzAWf
Negli ultimi tempi sto notando una cosa molto particolare e a mio avviso interessante (per una serie di motivi):
Un sacco di persone stanno avendo nausea, scariche intestinali, fastidi gastrici e una sensazione generale di “svuotamento”.
La cosa interessante è che, in molti casi, non sembrano esserci vere infezioni o problematiche organiche importanti dietro questi sintomi.
Mi sono fatto, dunque, una riflessione.
L’intestino e lo stomaco sono tra gli organi più collegati al sistema nervoso.
Quando una persona accumula tensione, frustrazione, stress o trattiene continuamente determinate reazioni, il corpo spesso trova una via fisica per scaricare quel sovraccarico.
Anche la MTC (chi conosce sa) collega la frustrazione e la tensione emotiva al sistema Fegato–vb, con ripercussioni frequenti proprio su stomaco e intestino.
Oggi, tra l'altro, persino la fisiologia moderna parla sempre di più di asse intestino-cervello (ho scritto più volte contenuti in merito).
Per questo non credo che ogni nausea o ogni scarica siano semplicemente “un virus”.
In alcune persone può esserci anche una componente di rilascio somatico: il corpo scarica ciò che il sistema nervoso sta trattenendo da troppo tempo.
Quando il carico interno aumenta, il tratto gastrointestinale è spesso uno dei primi a reagire.
Quasi sempre si pensa SOLO alla testa per queste cose, quando invece passano direttamente dal corpo.
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Lo studio pubblicato su Nature suggerisce che alcuni fattori ambientali e di stile di vita possano lasciare “impronte molecolari” associate al tumore del colon-retto precoce (<50 anni).
Tra questi emerge soprattutto l’esposizione al picloram, un erbicida utilizzato principalmente per eliminare piante legnose e infestanti resistenti.
Gli autori hanno osservato un’associazione statistica tra queste firme biologiche e una maggiore incidenza di tumori intestinali precoci, trovando inoltre una coerenza con dati epidemiologici statunitensi.
Conclusione: lo studio non dimostra un rapporto causale diretto, ma rafforza ulteriormente l’ipotesi che ambiente, pesticidi, dieta, fumo e altri fattori moderni possano contribuire all’aumento dei tumori colorettali nei giovani.
https://www.nature.com/articles/s41591-026-04342-5
Negli anni il sale è stato demonizzato come se fosse il nemico assoluto, specialmente in fase di definizione.
“Togli il sale così ti asciughi”, “meno sodio uguale meno ritenzione”, “il sale ti gonfia”. La realtà, soprattutto in chi si allena seriamente o viene da un forte dimagrimento, è molto diversa.
Da ex obeso che ha perso 50 kg posso dire una cosa con assoluta sincerità: uno degli errori più grandi che ho fatto (e ho visto fare) per anni è stato tenere il sodio troppo basso pensando di migliorare l’estetica.
In realtà, molto spesso, il corpo appariva più acquoso, più morbido, meno tonico. Fianchi più pieni, pelle più “imbibita”, qualità muscolare peggiore.
La cosa interessante è che quando si inizia a gestire meglio il sale (non ad abusarne, ma a mantenerlo costante e con "coerenza") il fisico inizia a cambiare aspetto.
Muscoli più pieni, pelle più compatta, meno fluttuazioni assurde di liquidi, più performance, più pump, addome più stabile e meno sensazione di corpo “mollo”.
Ed è qui che molte persone non capiscono una cosa fondamentale: il problema non è il sale. Il problema è l’instabilità.
Il corpo non ragiona come i social o i guru da reel. Il corpo ragiona in termini di sopravvivenza ed equilibrio. Se percepisce poco sodio, disidratazione, stress, oscillazioni continue, reagisce trattenendo acqua e alterando gli equilibri ormonali.
Molti pensano di essere “gonfi e acquosi per il sale”, quando in realtà spesso sono gonfi per il contrario: gestione errata di sodio, acqua, carboidrati, stress e sonno.
Soprattutto in un ex obeso, questa cosa si vede tantissimo.
I tessuti sono più sensibili alle variazioni dei liquidi e basta poco per sembrare più lisci o più duri.
Infatti molte persone notano un paradosso: introducono più sale in modo corretto e il fisico sembra più asciutto, non più gonfio. Perché?
Perché migliora la distribuzione dei liquidi, il tono muscolare e la gestione dell’acqua corporea.
Ovviamente questo non significa mangiare sale a caso o abusarne. Significa capire che un fisico definito non nasce dall’eliminazione totale di sodio e carboidrati, ma da equilibrio, costanza e gestione intelligente.
Un fisico veramente “duro” non è un fisico disidratato. È un fisico che funziona bene.
Se alcune delle cose che ho scritto ti risuonano o ti fanno rivedere certi errori che hai fatto nel tuo percorso, confrontarsi con qualcuno che queste dinamiche oltre averle studiate, le ha vissute davvero, può fare la differenza.
A volte non serve combattere di più contro il proprio corpo. Serve iniziare a comprenderlo meglio.
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Gira una notizia secondo cui RFK Jr. avrebbe imposto la creatina obbligatoria nei pasti scolastici americani.
Purtroppo non mi risulta esista alcuna legge federale, nessun “Creatine in Schools Compliance Act” e nessun ente governativo con quei nomi (che qualcuno mi corregga se sbaglio, magari mi è sfuggito).
Detto questo, la creatina monoidrato è uno degli integratori più studiati al mondo, con evidenze interessanti su:
-Forza e prestazione muscolare
-Recupero fisico
-Mantenimento della massa magra
-Supporto energetico cellulare
-Possibili benefici cognitivi in alcune condizioni.
Ad ogni modo volevo solo dire che una cosa è la ricerca scientifica, un’altra è la propaganda social (che ormai mi sta facendo impazzire).
La salute non si dovrebbe allacciare a meme virali, ma con studio, contesto e spirito critico.
Se potete, verificate sempre le fonti prima di condividere contenuti sensazionalistici.
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