Medicina Complementare e Performance - Nat. Davide Cabras
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Canale dedicato interamente a salute e prevenzione, prendendo in esame tematiche di medicina integrata, fitness e ricerca nel campo olistico. www.decide4fitness.it
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Ho letto l'articolo ( https://www.focus.it/comportamento/psicologia/perche-tutti-sembrano-soffrire-di-adhd-deficit-disturbo-attenzione-iperattivita ) con interesse, ma ci sono alcuni aspetti sui quali ho una visione (personale) diversa.
1. Diagnosi sempre più superficiali.
Nella mia esperienza vedo una crescente tendenza a etichettare con troppa facilità comportamenti che meriterebbero una valutazione molto più approfondita.
A mio avviso Il rischio è confondere difficoltà transitorie con un vero e proprio disturbo.
2. Il modo in cui educhiamo e insegniamo, conta.
Mi chiedo quanto un sistema educativo basato su un apprendimento spesso frammentario, poco concreto e ricco di incomprensioni possa influire sullo sviluppo dell'attenzione, della motivazione e della stabilità cognitiva dei bambini. Ve la butto li anche come riflessione.
3. L'alimentazione viene ancora sottovalutata. Esiste una letteratura consistente che collega lo stato nutrizionale, compresi gli omega-3, al funzionamento cerebrale. Non credo che l'alimentazione spieghi da sola l'ADHD, ma ritengo sia un fattore importante che meriterebbe molta più attenzione nella prevenzione e nel supporto.
Dire che l'ADHD sembra più diffuso solo perché oggi viene diagnosticato e riconosciuto meglio, mi sembra una conclusione piuttosto riduttiva.
RIPETO: Forse sarebbe più utile domandarsi perché sempre più bambini mostrano difficoltà di attenzione e autoregolazione, invece di limitarci a etichettarle.
Negli ultimi anni mi sono reso conto di una cosa che, più passa il tempo, più mi colpisce.
Quando una persona non sta bene, la prima domanda che si fa è quasi sempre:
"Cosa mi consigli, cosa posso prendere?"
Pensando ovviamente a qualche integratore o altri rimendi...chiaro...
Molto raramente, però, ci chiediamo:
"Come sto vivendo?"
Molti anni fa Edward Bach (quello dei fiori) fece una riflessione che, ancora oggi, trovo sorprendentemente attuale.
Raccolse gran parte della sofferenza umana in sette grandi gruppi emotivi:
• paura;
• incertezza;
• scarso interesse per il presente;
• solitudine;
• ipersensibilità alle influenze esterne;
• scoraggiamento e depressione;
• eccessiva preoccupazione per il benessere degli altri.
Al di là della floriterapia, che ognuno è libero di condividere oppure no, la domanda che mi pongo è questa:
Quanti di noi, ogni giorno, vivono dentro uno o più di questi stati senza nemmeno rendersene conto?
Perché se ci pensate...
quante persone vivono costantemente con la paura del domani?
Quante non riescono mai a prendere una decisione?
Quante hanno smesso di vivere il presente perché sono sempre con la testa nel passato o nel futuro?
Quante si sentono sole pur essendo circondate da persone?
Quante assorbono ogni problema degli altri fino a dimenticarsi di sé?
Quante hanno perso entusiasmo, motivazione, fiducia?
Io faccio una riflessione molto semplice.
Se il nostro sistema nervoso vive immerso in questi stati per mesi o addirittura per anni...
possibile che il corpo rimanga completamente indifferente?
Non sto dicendo che questi stati emotivi causino una specifica malattia. Probabilmente sarebbe scorretto e semplicistico.
Sto dicendo che mente e corpo dialogano continuamente.
Ignorare una delle due significa avere una visione incompleta della persona.
È anche per questo che, quando seguo qualcuno, non mi fermo mai ai sintomi.
Mi interessa capire come mangia, come dorme e come/se si muove.
Ma anche cosa si porta dentro ogni giorno.
Perché il nostro terreno biologico è importante.
A volte, però, anche il nostro terreno emotivo ha bisogno di essere ascoltato.
Forse la domanda che dovremmo farci più spesso non è tanto: "Che cosa mi manca?"
Ma piuttosto:
"Quale di questi sette stati sta guidando la mia vita in questo momento?"
Perché la consapevolezza non risolve tutto, ma molto spesso è il primo passo per iniziare a cambiare davvero.
Che ne pensi?
Se vuoi lavorare su di te a 360°, scrivimi a: decide4fitness@yahoo.com
Sito web:
www.decide4fitness.it
LE MODE CAMBIANO MA IL CORPO NON COSÌ TANTO
C'è una cosa che negli anni mi ha sempre fatto riflettere. Ogni epoca è convinta di aver trovato la verità definitiva. Poi passano 10-15 anni..
...e quella verità cambia.
Mi viene da sorridere quando apro vecchi libri di allenamento.
Ci trovo esercizi che oggi qualcuno definirebbe pericolosi.
Anni fa, invece, erano normalità.
●Poi penso al mal di schiena.
Per anni il consiglio era quasi sempre lo stesso:
"Stai fermo, stai a riposo." (Ci ho fatto anche un reel su instagram).
Oggi, nella maggior parte dei casi, sappiamo che il movimento graduale è spesso una scelta migliore del riposo assoluto.
●Oppure penso alle donne.
Per anni si diceva che la sala pesi le avrebbe rese "troppo muscolose".
Oggi sappiamo che l'allenamento con i sovraccarichi, se programmato bene, è uno degli strumenti più utili per mantenere forza, massa muscolare, salute ossea e qualità della vita.
Beh... allora mi faccio una domanda:
Quante delle convinzioni che oggi difendiamo a spada tratta, tra dieci anni verranno riviste?
Attenzione...
Non sto dicendo che la scienza sbaglia sempre.
Sto dicendo esattamente il contrario.
Anzi, spesso la sua forza è proprio quella di cambiare quando emergono conoscenze migliori (o almeno cosi dovrebbe essere).
Il problema nasce quando siamo noi a trasformare una conoscenza del momento in un dogma.
Sia che parli di sport, alimentazione, nella medicina ufficiale, nella naturopatia.
Ovunque...
Per questo motivo ho imparato a diffidare di chi usa parole come:
"Sempre" o al contrario "Mai."
Perché il corpo umano è infinitamente più complesso delle nostre certezze.
Io ogni giorno continuo a studiare..
..ma cercherò di farlo con una convinzione in meno e una domanda in più.
Perché, alla fine, la conoscenza non appartiene a chi si impettisce nei social..
...bensì a chi ha ancora il coraggio di mettersi in discussione.
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VORREI FARE CHIAREZZA: COSA FA davvero UN NATUROPATA e cosa NON FA.
La vicenda del Policlinico di Catania inizialmente era stata presentata come un'apertura all'integrazione tra medicina convenzionale e approcci complementari, poi è scoppiata una forte polemica che ha portato alla revoca dell'incarico e a richieste risarcitorie.
Signore e signori il tema della naturopatia è tornato al centro del dibattito.
Come spesso accade, però, si è assistito a una contrapposizione sterile: da una parte chi la considera la soluzione a tutto, dall'altra chi la definisce inutile o addirittura pericolosa.
Onestamente il discorso è molto più complesso.
La naturopatia non è da paragonare, ne soprattutto da sostituire alla medicina ufficiale.
Il naturopata non formula diagnosi, non prescrive farmaci, non sostituisce il medico e non dovrebbe mai invitare un paziente ad abbandonare cure farmacologiche, prescritte.
È altrettanto scorretto, però, affermare che tutto ciò che rientra nella naturopatia sia automaticamente privo di basi scientifiche.
Molti degli strumenti utilizzati quotidianamente da un naturopata come educazione alimentare, promozione dell'attività fisica, gestione del sonno, dello stress, sostegno agli stili di vita, in alcuni casi, fitoterapia e nutraceutica, ecc... sono oggi oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche.
Il punto è un altro.
Questi strumenti non appartengono alla naturopatia né alla medicina.
Appartengono alla conoscenza scientifica.
La differenza sta nelle competenze, nei limiti professionali e nel modo in cui vengono utilizzati.
Un medico dovrebbe curare e gestisce la malattia.
Un naturopata lavora, come dicevo prima, sul supporto agli stili di vita e sull'educazione della persona, senza invadere l'ambito sanitario.
Quando ciascuno rispetta il proprio ruolo, il dialogo diventa possibile.
Quando invece si riduce tutto a violenze verbali come "la naturopatia è una truffa" oppure "la medicina non serve", a perdere è soltanto il cittadino.
Non è una questione di chi ha ragione o no...
Bensì: Come possiamo collaborare, ciascuno nel rispetto delle proprie competenze, per offrire alla persona il miglior supporto possibile?"
Buona giornata a tutti.✨
Ogni volta che sento parlare di "cibo del futuro" mi viene da domandarmi solo una cosa:
Davvero il problema odierno per noi è la mancanza di "tecnologia" nel piatto?
Perché, da quello che vedo ogni giorno, le persone non stanno male perche non ci sono le innovaZzzzioni Genedike.
Stanno male perché dormono poco, vivono accompagnate da distress cronico, si muovono poco, mangiano letame e hanno perso il contatto con i principi più elementari della salute.
...Eppure... continuiamo a sentirci raccontare che la soluzione arriverà sempre da qualcosa di nuovo. Sempre oh.
La bistecca vegan
La pasta di grillo parlante
Ecc...
La mia impressione è che si stia progressivamente sostituendo il concetto di alimento con quello di prodotto.
Non importa più cosa sia realmente il cibo, da dove venga, come sia stato ottenuto o quale sia il suo rapporto con la nostra storia biologica ed evolutiva.
Importa che sia vendibile...stop.
E quando la salute diventa marketing, smetto di fidarmi delle narrazioni confezionate.
Non perché sia contrario alla ricerca o al progresso. A volte ci sta.
Ma perché ho imparato che tra ciò che viene presentato come innovazione e ciò che porta un reale beneficio alle persone, esiste spesso una distanza enorme. Ma abissale proprio.
In questi anni di lavoro ho visto mode alimentari nascere e morire, integratori miracolosi sparire nel nulla, certezze assolute essere smentite e campagne costruite più per generare consenso e fatturato che per migliorare davvero la salute pubblica.
Forse il futuro non ha bisogno di ste cazzate...
ha bisogno di persone che tornino a riconoscere il valore delle cose semplici.
Cibo vero, l'attività fisica, il giusto riposo, il contatto con la natura....
Molto meno business e molta più realtà. Tutto qui.
https://www.ansa.it//sito/podcast/ansa_voice_economia/2026/06/22/bistecche-vegane-e-nuove-tecniche-genomiche-le-ultime-decisioni-ue-su-food-e-agricoltura_f8e0fba3-02b6-4e78-aa5b-18310bf53c9c.html
CANI ALTRUISTI E GATTI PIÙ MENEFREGHISTI?
Ho letto l'ennesimo articolo ( https://www.focus.it/ambiente/animali/cani-e-bambini-sono-altruisti-e-i-gatti-no ) che conclude che i cani aiutano gli esseri umani mentre i gatti tendono a non farlo.
E già qui mi viene da sorridere.
Forse il problema è che continuiamo a valutare i gatti con il metro dei cani. Sono arrivato a questa conclusione da qualche tempo.
Il cane è stato selezionato per collaborare con noi per migliaia di anni. È normale che sia molto attento ai nostri gesti, alle nostre richieste e ai nostri comportamenti.
Ce l'ha già un po nel DNA.
Il gatto invece è diverso. Non è che sia meno intelligente. Manco meno affettuoso come dicono tutti i proprietari di cani.
"No il gatto non lo voglio perché è freddoh"
No..il cavolo...
Semplicemente non vive la relazione nello stesso modo.
Chi vive con un gatto o più gatti (e io l'ho fatto) sa benissimo che può ignorarti per ore e poi venire a cercarti proprio quando hai bisogno di stare tranquillo. Un classico intramontabile.
Può sembrare distante, ma allo stesso tempo sapere perfettamente dove sei e cosa stai facendo.
A volte ho l'impressione che siamo noi a voler vedere gli animali come vorremmo che fossero, invece di accettarli per quello che sono.
Probabilmente è proprio qui che nasce l'equivoco.
Un cane non deve essere un gatto, come anche un gatto non deve essere un cane.
Nessuno dei due dovrebbe essere un piccolo essere umano peloso.
Il benessere animale passa anche da questo: imparare a rispettare la natura dell'animale che abbiamo davanti, senza pretendere che si comporti secondo le nostre aspettative.
Voi invece? Vivete con un cane, un gatto o entrambi? Avete notato differenze nel loro modo di dimostrare affetto e vicinanza?
Colgo l'occasione per annunciare che da settembre ci saranno delle grandi novità. Stay tuned
Siamo sicuri che chi parla di alimentazione oggi sappia davvero di cosa parla? O stiamo discutendo da decenni di una minima parte del problema?"
Ti hanno insegnato solo a considerare calorie, macro e micronutriente
Si..bello.. Tutto al top.
Peccato che queste sono solo una piccola parte di quel che riguarda l'universo alimentare.
Oggi la ricerca sta iniziando a parlare di una sorta di "materia oscura nutrizionale":
In pratica migliaia di composti presenti nel cibo che potrebbero influenzare la componente metabolica, instaurare un certo grado di infiammazione, microbiota, invecchiamento e salute cardiovascolare, ma che conosciamo ancora poco.
Questo significa una cosa molto semplice.
Ogni volta che qualcuno dice:
"Eh ma questo alimento fa bene!"
"Eh no questo alimento fa male!"
"Devi fare questa dieta!"
Probabilmente sta semplificando una realtà immensamente più complessa.
Non è che il corpo umano legge le etichette o segue gli influencer...
Interagisce con migliaia di molecole, con il microbiota intestinale, con la componente genetica, con lo stile di vita, con lo stress e con il sonno....
Io quello che mi domanderei, che forse fa anche più paura, è:
"Quanto siamo disposti ad ammettere che ci sono ancora enormi cose che non sappiamo?"
Anzi, mo te lo chiedo: Secondo te la scienza dell'alimentazione oggi ha capito il 20%, il 50% o il 90% di ciò che c'è da capire?
Io ogni giorno vi leggo, cosciente della mia ancor spiccata ignoranza. Il problema è che sono sempre le stesse cose. Al di là di questo io penso che la nutrizione sia probabilmente più complessa di quanto i modelli attuali possano descrivere...
Ad ogni modo , quello che penso è che se esistono migliaia di composti alimentari che ancora comprendiamo poco, forse ha più senso concentrarsi sulla qualità e sulla varietà degli alimenti (che è quello che tra l'altro faccio nel mio lavoro) che rincorrere ossessivamente i soliti riferimenti di base.
Parere mio.
https://www.sciencedaily.com/releases/2026/06/260614012011.htm
Credo che la questione sia più complessa di quanto sembri.
È vero si...l'accesso all'esterno comporta alcuni rischi che non vanno ignorati.
Ma io onestamente farei attenzione a non cadere nell'estremo opposto.
Un gatto non è un TRUDY...
È un animale con esigenze comportamentali ben precise: esplorare, osservare, arrampicarsi, cacciare, controllare il territorio, utilizzare i sensi.
Per alcuni gatti, soprattutto se abituati da sempre a uscire, privarsi completamente di queste possibilità può tradursi in frustrazione, noia e comparsa di problemi comportamentali.
Non è tanto un discorso "Meglio dentro o fuori?"
Più che altro
"Come si può garantire un miglior equilibrio possibile tra sicurezza e qualità della vita?"
Ogni gatto è un individuo a sé...
Ci sono gatti che vivono serenamente in appartamento, purché l'ambiente sia ricco di stimoli.
Altri invece traggono beneficio dall'accesso a giardini sicuri o semplici uscite controllate.
Come spesso accade nel benessere animale, le risposte assolute raramente funzionano.
L'obiettivo non dovrebbe essere soltanto evitare i rischi, ma anche permettere all'animale di esprimere la propria natura nel modo più sicuro possibile.
Questi gatti devono per quanto poco vivere da gatti.
https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/focus_tumore/2026/05/29/ansatumore-seno-meno-ricadute-con-dieta-mediterranea-e-camminata_1c02e710-08d8-405e-97fc-eadb2e4e22b0.html?fbclid=IwdGRzaASIvdhleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR4e5BXB11EeQyS84CjAlpQEez_n1KigayOKUYaIEQ3gVXi8JoC1iguav0ppCg_aem_jL4gAbpULugooin8KOkrUw&sfnsn=scwspmo
Troppo facile fare i detrattori degli studi che vedono protagonisti stili di vita come li chiamano loro "ALTERNATIVI" e fottersene sega se ANSA fa dei titoloni fuorvianti per decantare la dieta mediterranea.
Non funziona cosi amori miei.
TUMORE AL SENO, DIETA MEDITERREA E CAMMINATA...dai vi prego.
Come prendere per il culo le persone che non hanno il tempo di leggere due righe...
Ad ogni modo... negli ultimi tempi stanno circolando titoli del genere per far rumore, nel web.
È davvero così?
Detta in maniera molto obiettiva e senza prendere posizioni:
NO.
O MEGLIO, NON POSSIAMO DIRLO IN QUESTO MODO.
Questo non significa che alimentazione e attività fisica non siano importanti.
Significa semplicemente che bisogna leggere i dati per quello che mostrano realmente.
Lo studio presentato non ha testato "dieta mediterranea e 30 minuti di camminata".
L'intervento comprendeva contemporaneamente:
-Alimentazione mediterranea a basso indice glicemico (?)
-attività fisica strutturata
-counseling e supporto intensivo
-supplementazione con vitamina D
-monitoraggio e follow-up
Quindi la mia domanda è:
Cosa ha prodotto il beneficio osservato???
La dieta?
La camminata?
La perdita di peso?
La vitamina D?
La riduzione della sindrome metabolica?
Il maggiore supporto ricevuto?
La realtà? NON LO SO E NON LO SANNO MANCO LORO.
Questo è un punto fondamentale!
Perché trasformare un intervento complesso in una cosa buttata lì, semplicemente rischia di creare un messaggio scientificamente scorretto.
C'è poi, tra l'altro, un altro punto...
Questi risultati sono stati presentati a un congresso scientifico.
Presentare dati preliminari o congressuali non equivale automaticamente ad avere una prova definitiva.
La storia della medicina è piena di risultati inizialmente promettenti che successivamente sono stati ridimensionati, raffinati oppure interpretati diversamente.
Non è finita...c'è un terzo problema:
Generalizzare, quanto fastidio mi da quando generalizzano.
Qui stiamo parlando di una popolazione molto specifica: donne operate per tumore mammario con precise caratteristiche cliniche.
Questo non significa automaticamente che i risultati siano identici per tutte le pazienti con tumore al seno, tutti i sottotipi biologici, tutte le fasi della malattia.
Per questo motivo bisogna evitare di trasformare risultati ottenuti in un gruppo specifico in messaggi universali.
Se dite: “in questa popolazione si osservano risultati promettenti” non è come dire:
“nel tumore al seno succede questo.”
Quindi quale dovrebbe essere il messaggio corretto???
FORSE questo:
Interventi complessi sullo stile di vita possono migliorare metabolismo, peso corporeo, COMPOSIZIONE CORPOREA e potrebbero contribuire a migliori outcome clinici. FORSE....
Questo è molto diverso da dire:
“cammina 30 minuti, magna mediterraneo e riduci le recidive.”
Occhio a come raccontate le cose, ma soprattutto occhio a voi che leggere.
Buona domenica. 🌞
Da oggi si ufficializza uno start definitivo per lo Studio di Medicina Olistica di Tarquinia, dove competenze diverse lavorano insieme con un unico obiettivo: migliorare il tuo stato di benessere e qualità della vita.
Come professionista a 360°, il mio lavoro sarà orientato a:
✔ Valutazioni corporee e test fisici valutativi.
✔ Approccio integrato e personalizzato tramite protocolli mirati.
✔ Trattamenti olistici (Riflessologia connettivale/plantare/craniosacrale, digitopressione, moxabustione, magnetoterapia in campo stabile, stimolazioni neuro-fasciali)
Il mio lavoro parte sempre dall’ascolto e dalla costruzione di un percorso su misura.
📍 Studio di Medicina Olistica Tarquinia
Via Francesco Guerri, 13 – Tarquinia (VT)
Disponibile tutti i lunedì su appuntamento.
SE LONGEVITY NON SIGNIFICASSE SOLO ALIMENTAZIONE, INTEGRAZIONE O BIOHACKING?
Una nuova ricerca suggerisce qualcosa di interessante (volendo anche intuibile): viaggiare potrebbe aiutare a rallentare alcuni processi legati all'invecchiamento.
Per il semplice fatto che durante il viaggio:
1. Cammini di più
2. interrompi routine stressanti
3. scopri cose nuove
4. stimoli cervello ed emozioni
5. incontri persone e vivi esperienze.
La vita non gira soltanto attorno cibo e integratori. Si vive anche di stimoli, movimento, relazioni e senso di vitalità.
Forse ogni tanto il miglior "anti-aging" non è chiedersi: "Cosa dovrò prendere ora?"
Ma:
"Dove devo/potrei andare?".
(Prima che qualcuno prenoti un volo vorrei chiarire che questo non sostituisce una buona qualità del sonno, alimentazione o allenamento 😄).
Vi abbraccio e buon inizio settimana! ❤️
https://www.sciencedaily.com/releases/2026/05/260504211836.htm
Repost from N/a
Abbiamo visto nei post precedenti come alcuni biofisici abbiano ipotizzato che i biofotoni contribuiscano alla coordinazione e all’organizzazione dei sistemi viventi.
Tuttavia emerge una domanda importante.
Secondo alcune stime, la coerenza di fase dei biofotoni potrebbe estendersi per distanze relativamente limitate.
A questo punto viene spontaneo chiedersi:
come è possibile mantenere una coordinazione coerente tra strutture molto distanti dell’organismo?
In altre parole:
come fa il corpo a rimanere un sistema unitario e sincronizzato?
Qui si intuisce che potrebbe mancare ancora qualche tassello del puzzle.
Sono state proposte diverse ipotesi.
Alcuni autori hanno suggerito il coinvolgimento di sistemi di comunicazione biologica ancora poco compresi, inclusi modelli basati sui meridiani dell’agopuntura o su fenomeni elettromagnetici diversi dai modelli tradizionali.
Altri ricercatori, soprattutto in ambito russo, hanno esplorato il concetto di campi torsionali.
L’ipotesi è che possano esistere forme di trasmissione dell’informazione meno soggette alle limitazioni dei campi elettromagnetici convenzionali e potenzialmente capaci di mantenere correlazioni a distanza.
Secondo questi modelli, i campi torsionali contribuirebbero alla coerenza globale del sistema biologico e alla conservazione di schemi informazionali dell’organismo.
Alcuni autori hanno esteso queste ipotesi anche a fenomeni molto controversi, come empatia profonda, intenzionalità o comunicazione a distanza.
Si tratta tuttavia di interpretazioni che richiedono ulteriori approfondimenti e ricerche.
La direzione, tuttavia, resta interessante.
Il concetto di campi torsionali, come vedremo più avanti, mostra analogie con altri modelli sviluppati in ambiti differenti, che pur utilizzando linguaggi e formalizzazioni diverse sembrano descrivere fenomeni simili: organizzazione biologica, trasmissione dell’informazione e coerenza dei sistemi viventi.
Naturalmente, la convergenza di idee non rappresenta una dimostrazione.
Tuttavia, quando ricercatori provenienti da discipline o contesti diversi arrivano indipendentemente a schemi concettuali affini, questo può suggerire che stiano osservando aspetti differenti dello stesso fenomeno.
Forse non hanno ancora trovato la risposta corretta, ma potrebbero aver individuato la domanda giusta.
Indipendentemente dalle conclusioni, resta una domanda estremamente interessante:
la comunicazione biologica si basa soltanto su molecole e segnali nervosi… oppure esistono livelli di organizzazione ancora poco compresi?
Forse comprendere come il corpo mantiene la propria unità sarà una delle sfide più importanti della biofisica futura.
“I NEANDERTHAL ERANO GHIOTTI DI LARVE”?
No...e il problema non è neppure quello.
Ho letto l’ennesimo titolo sensazionalistico secondo cui i Neanderthal sarebbero stati “ipercarnivori ghiotti di larve”, quasi come se improvvisamente tutta la storia alimentare umana dovesse essere riscritta.
Boh...
Onestamente, trovo che questo modo di divulgare la scienza sia sempre più discutibile.
Partiamo da un punto fondamentale:
che gli ominini consumassero occasionalmente insetti, larve, midollo, organi o perfino carcasse in decomposizione non è affatto impossibile. Già ve lo dico...che magari uno non mi venga a dire "che ne sai che non mangiavano larve", per carità...
In natura, la sopravvivenza passa anche attraverso l’opportunismo alimentare.
Però c'è un problema di fondo.
Un conto è dire:
“alcuni dati potrebbero suggerire anche il consumo di insetti o tessuti decomposti”.
Un altro è trasformare questa ipotesi in:
“i Neanderthal erano ghiotti di larve”.
Sono due cose completamente diverse.
Molti studi isotopici precedenti mostrano che i Neanderthal occupavano un livello trofico altissimo, spesso simile a quello dei grandi predatori del Paleolitico.
Quindi no, questo studio non dimostra che vivessero principalmente di insetti o carne marcia.
Propone soltanto una possibile interpretazione alternativa di alcuni valori dell’azoto.
Che nella scienza è normale.
Il problema nasce quando la divulgazione moderna prende una possibilità teorica e facendo breccia sulle emozioni creando scontri inutili e per attirare click, polemiche e reazioni.
Purtroppo succede continuamente anche nel campo della nutrizione.
Oggi sembra che ogni nuova ipotesi debba demolire completamente quella precedente:
• prima “super carnivori”;
• poi “mangiatori di larve”;
• domani magari fruttariani cosmici.
La realtà è molto meno teatrale.
L’essere umano è probabilmente uno degli organismi più adattabili del pianeta.
Ha mangiato ciò che trovava: carne, pesce, miele, tuberi, molluschi, frutta selvatica, insetti, semi, organi.
Sopravvivenza non significa automaticamente “alimentazione ideale”.
Se un ominino in condizioni estreme consumava larve da una carcassa, questo non trasforma le larve nel segreto della salute ancestrale.
Così come il fatto che cacciasse grandi mammiferi non significa che oggi chiunque debba mangiare solo bufali dalla mattina alla sera.
La scienza seria dovrebbe insegnare ad aver prudenza e contestualizzare.
Non creare titoli costruiti per scioccare il pubblico.
Perché alla fine il rischio è sempre lo stesso: non fare divulgazione… ma fare spettacolini travestiti da scienza.
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