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Comitato per la liberazione di Anan Yaeesh

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LA RESISTENZA NON SI ARRESTA! LA RESISTENZA NON SI PROCESSA! Libertà per Anan, Ali e Mansour - Palestina libera! In occasione
LA RESISTENZA NON SI ARRESTA! LA RESISTENZA NON SI PROCESSA! Libertà per Anan, Ali e Mansour - Palestina libera! In occasione dell'udienza in Cassazione sono stati indetti presidi per giovedì 11 luglio in diverse città italiane. A Roma il presidio si svolgerà davanti alla Suprema Corte di Cassazione (Piazza Cavour) alle ore 9:30. Con la resistenza palestinese! Contro il genocidio! Anan, Ali e Mansour liberi!

LA RESISTENZA NON SI ARRESTA! LA RESISTENZA NON SI PROCESSA! Libertà per Anan, Ali e Mansour - Palestina libera! In occasione
LA RESISTENZA NON SI ARRESTA! LA RESISTENZA NON SI PROCESSA! Libertà per Anan, Ali e Mansour - Palestina libera! In occasione dell'udienza in Cassazione sono stati indetti presidi per giovedì 11 luglio in diverse città italiane. Di seguito i dettagli: - Roma - H9:30 - Piazza Cavour (Corte di Cassazione) - Firenze - H9:30 - Palazzo Medici Riccardi in Via Cavour (Prefettura) - Modena - H18:00 - Via Martiri della Libertà (Prefettura) - Como - H18:00 - Via Volta 50 (Prefettura) - Bergamo - H18:30 - Largo Rezzara - Milano - H19:00 - Corso Monforte 31 (Prefettura) Con la resistenza palestinese! Contro il genocidio! Anan, Ali e Mansour liberi! Instagram: https://www.instagram.com/p/C9MlAtVte-E/

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Si è tenuta a Roma ieri, sabato 6 luglio, una partecipata manifestazione per la liberazione di Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, i tre palestinesi arrestati dalle autorità italiane con l’accusa di sostegno alla resistenza in Palestina. La manifestazione, partita da Piazza della Repubblica, ha visto lil coinvolgimento di diverse centinaia di persone che hanno sottolineato il diritto del popolo palestinese di resistere all’occupazione militare israeliana, e condannato la complicità dell’Italia con Israele sul piano politico e militare. Una collaborazione, quella italiana, che si è spinta fino al punto di processare dei palestinese per procura per conto dell’occupazione israeliana, nel tentativo di criminalizzare il diritto a resistere del popolo palestinese, riconosciuto dallo stesso diritto internazionale, dalla Carta dell’ONU e da risoluzioni delle Nazioni Unite. Diverse sono state le forze politiche, sindacali, studentesche e giovanili, oltre a comitati e associazioni di solidarietà con la Palestina che hanno deciso di schierarsi e prendere una chiara e netta posizione in un processo che non riguarda solamente i tre palestinesi arrestati in Italia, ma lo stesso diritto a resistere e di lottare per l’autodeterminazione e liberazione del popolo palestinese. Questa manifestazione si è tenuta a pochi giorni dall’udienza in Cassazione di Anan, Ali e Mansour. È stato inoltre indetto un presidio davanti alla Cassazione a Roma in concomitanza con l’udienza e presidi a Bergamo, Modena, Firenze e diverse altre città davanti a prefetture e sedi istituzionali - a breve verranno pubblicati orari e luoghi. Intanto rilanciamo il presidio davanti alla Cassazione a Roma: Giovedì 11 luglio 2024 - H9:30 Piazza Cavour - Roma Davanti alla Suprema Corte di Cassazione Link Instagram: https://www.instagram.com/p/C9IAnGFtIcl/

Promemoria Questo pomeriggio a Roma Piazza della Repubblica - Ore 16:00
Promemoria Questo pomeriggio a Roma Piazza della Repubblica - Ore 16:00

LA RESISTENZA NON SI ARRESTA! LA RESISTENZA NON SI PROCESSA! Libertà per Anan, Ali e Mansour - Palestina libera! Nel pieno di un genocidio in corso in Palestina, l'Italia continua a fornire pieno sostegno all'occupazione israeliana. Oltre all'appoggio politico e militare all'occupazione, le autorità hanno deciso di arrestare e processare - per conto di Israele - Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, tre palestinesi residenti in Italia, con l'accusa di sostenere la resistenza palestinese nei territori occupati, una resistenza riconosciuta legittima anche dal diritto internazionale. In vista dell'udienza in Cassazione è indetto un corteo sabato 6 luglio ore 16:00 a Piazza della Repubblica (che si ricongiungerà con il corteo contro l'inceneritore a Piazza dell'Esquilino) e un presidio, in concomitanza con l'udienza, giovedì 11 luglio alle ore 9:30 davanti alla Cassazione (Piazza Cavour). 🔻 Con la resistenza palestinese! 🇵🇸 Contro il genocidio! 🕓 Sabato 6 LUG - H16:00 📍Piazza della Repubblica Link Instagram: https://www.instagram.com/p/C843mCnNMC4/ Link Facebook: https://www.facebook.com/share/p/6J6GRN8syeXUty83/

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Si è tenuta oggi a Roma l’assemblea per la costruzione della mobilitazione per Anan, Ali e Mansour, detenuti politici palestinesi in Italia, contro la repressione del movimento di solidarietà con la Palestina, contro la criminalizzazione della resistenza palestinese. L’assemblea si è aperta con una introduzione seguita da un aggiornamento dell’Avv. Flavio Rossi Albertini, e da interventi che hanno ripercorso le tappe che hanno caratterizzato la vicenda dei tre prigionieri politici palestinesi in Italia, focalizzandosi sulla dimensione politica della tentata estradizione e della successiva indagine avviata dalle autorità giudiziarie italiane, inquadrandola quindi nella più ampia operazione volta a criminalizzare la resistenza e il movimento di solidarietà alla Palestina. Molteplici i contributi delle organizzazioni e delle realtà politiche che hanno ricostruito un quadro della situazione del movimento di solidarietà alla Palestina in Italia, dell’incessante e incondizionato appoggio portato avanti dall’Italia a Israele; è infatti di questi giorni l’ammissione del governo italiano di aver continuato a fornire armi utilizzate nel genocidio sionista in corso. Si è inoltre constatato come le mobilitazioni studentesche in tutta Italia contro la collaborazione accademica e militare con l’occupazione israeliana e l’industria bellica siano state capaci di contrastare i tentativi di depoliticizzazione delle mobilitazioni in solidarietà alla Palestina, andando a individuare complicità e responsabilità anche in Italia, rispolverando categorie d’analisi politica tacciate da molti come anacronistiche ma in realtà più attuali che mai: si è tornato a parlare di imperialismo, di solidarietà internazionalista, di lotta di liberazione nazionale. In conclusione sono state lanciate le due date del 6 e dell’11 luglio come momenti di mobilitazione per Anan, Ali e Mansour, contro la criminalizzazione della resistenza e contro la repressione politica in Italia. Ci vediamo nelle piazze per ribadire che… La Resistenza non si arresta! La Resistenza non si processa! https://www.instagram.com/p/C8VNGUcttEM/

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Mentre i media non perdono occasione per manipolare gli eventi bellici, adottando un approccio antistorico, compromettendo così la comprensione politica dei fenomeni resistenziali in genere e quello della resistenza palestinese in particolare, in Italia le istituzioni democratiche conducono un’ampia campagna repressiva del movimento per la liberazione della Palestina. Si presentano disegni di legge che equiparano antisionismo e antisemitismo, si aprono procedimenti disciplinari contro docenti che hanno osato parlare di Palestina a scuola, si considera penalmente perseguibile la sola partecipazione a manifestazioni e presìdi, si manganellano gli studenti medi e universitari che pretendono la fine delle collaborazioni accademiche con l’industria bellica, si imputano reati associativi per terrorismo e si revoca lo status di rifugiato politico per semplici “post” sui social network, così come accaduto all’educatore Seif Bensouibat. Inoltre la scorsa settimana, con grande sollecitudine, è stata fissata all’11 luglio l’udienza in Cassazione in cui verrà discusso il ricorso contro le misure cautelari. Anche in virtù di questa nuova scadenza si rende ancor più necessario e urgente costruire una mobilitazione contro questa campagna repressiva. L’ingiusta carcerazione di Anan, Ali e Mansour è estremamente allarmante: può aprire le porte a una diffusa persecuzione dei palestinesi anche in territorio italiano ed estremizzare la già diffusa criminalizzazione di chiunque si batta per la propria autodeterminazione. Il processo alla resistenza palestinese è uno dei tanti tasselli dello scenario di guerra a cui l’Italia e l’Unione Europea partecipano attivamente. La resistenza non si arresta! La resistenza non si processa! Per questo vi invitiamo a partecipare all’assemblea per la costruzione della mobilitazione, lunedì 17 giugno 2024 - ore 17:00 al Nuovo Cinema Aquila

LA RESISTENZA NON SI ARRESTA! LA RESISTENZA NON SI PROCESSA! LIBERTA’ PER ANAN, ALI E MANSOUR Nel pieno di una guerra che, ad oggi, ha mietuto oltre 35mila morti, Israele è stata portata davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, la quale ha ritenuto vi fossero i presupposti per procedere per genocidio. Contestualmente, lo scorso gennaio, mentre già si contavano decine di prigionieri politici palestinesi uccisi nelle carceri israeliane per tortura e negligenza sanitaria, con numerose testimonianze di torture e abusi, l’Italia ha comunque deciso di dar seguito a una richiesta di estradizione avanzata dalle autorità israeliane a carico di Anan Yaeesh, un palestinese residente in Italia, rimettendo quindi la decisione al piano giudiziario. Questo episodio si inserisce in un quadro più ampio di repressione della resistenza palestinese, sia all'interno dei territori occupati che a livello internazionale, Italia inclusa. Le azioni intraprese dal governo italiano, in collaborazione con Israele, sollevano preoccupazioni significative riguardo alla protezione dei diritti umani e alla legittimità della resistenza palestinese nel contesto del diritto internazionale. Ed è così che, nel pieno dispiegarsi della violenza colonialista israeliana, un fronte di diretta repressione della resistenza palestinese si apre anche sul territorio italiano. A gennaio l’Italia riceve una richiesta di estradizione da parte del suo alleato: Israele vuole Anan Yaeesh, residente in Italia dal 2019 con lo status di protezione umanitaria: un palestinese di Tulkarem che per la sua partecipazione alla seconda intifada ha già scontato il carcere e subìto gravi ferite provocate da un agguato delle forze speciali israeliane, in quello che a tutti gli effetti è stato un tentativo di esecuzione extragiudiziale. I giudici della Corte d’Appello de L’Aquila rigetteranno, a marzo, la richiesta di estradizione per «la concreta possibilità che [nelle carceri israeliane] venga sottoposto a tortura» ma, non a caso il giorno prima dell’udienza, e solo dopo aver acquisito informazioni (con macroscopiche forzature procedimentali), scatta un ulteriore mandato di arresto nei confronti di Anan e dei suoi coinquilini, Ali Irar e Mansour Doghmosh, che, per presunte azioni di resistenza nei Territori Occupati, si trovano quindi da marzo scorso nelle carceri italiane con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale (art. 270-bis c.p.). Arresti evidentemente politici: frutto della fedeltà che ciecamente lo Stato italiano continua a serbare nei confronti di Israele, nonostante gli evidenti crimini umanitari degli ultimi otto angosciosi mesi abbiano (finalmente!) palesato agli occhi di tutti i cittadini del mondo l’insopportabile e pluridecennale pulizia etnica della Palestina. Arresti infami volti a criminalizzare la resistenza in Palestina, in spregio dello stesso diritto internazionale che riconosce il diritto all’autodeterminazione e alla resistenza, anche armata, nei territori sotto occupazione, come è quello palestinese. Il processo ad Anan per la sua rivendicata appartenenza alla Brigata Tulkarem è un processo alla resistenza. Non si tratta di un piano puramente giuridico, non lo è mai stato. Si tratta di un messaggio politico: per dimostrare la propria lealtà a Israele, l’Italia è disposta a replicare sul proprio territorio la repressione che i sionisti portano avanti in Palestina contro il popolo palestinese. Anan però è semplicemente un uomo che ama profondamente la propria terra e che è disposto a sacrificarsi per vederla finalmente libera, per vederla in pace: non può essere processato per questo! Gli arresti di Anan, Ali e Mansour purtroppo non stupiscono, rappresentano piuttosto un ulteriore passaggio della più grande manovra di criminalizzazione e demonizzazione della resistenza palestinese e del movimento internazionale di solidarietà.

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Campagna per le spese legali dei prigionieri palestinesi in Italia https://sostieni.link/36093 Nel momento in cui Israele è sotto accusa per genocidio alla Corte Internazionale di Giustizia, in Italia è stata avanzata una richiesta di estradizione per Anan Yaeesh, un palestinese residente in Italia dal 2019. Nonostante testimonianze di torture nelle carceri israeliane, il Ministro di Grazia e Giustizia Italiano ha disposto l’arresto di Anan a fini estradizionali. Alla vigilia della seduta della Corte d’Appello de L’Aquila, che ha respinto la richiesta di estradizione per il concreto rischio di torture, le autorità italiane hanno disposto misure cautelari ad Anan e insieme a lui a due suoi coinquilini, Ali Irar e Mansour Doghmosh, con l’accusa di associazione terroristica (270bis, in una manovra palesemente politica che riflette la collaborazione tra Italia e Israele nella repressione della resistenza palestinese. Questo caso rappresenta l’espressione più diretta di un’ampia campagna di criminalizzazione della resistenza e del movimento di solidarietà con la Palestina, una campagna repressiva in atto da anni ed intensificatasi con l’inizio dell’ultima aggressione israeliana a Gaza. La detenzione di Anan, Ali e Mansour è un chiaro segnale di questa volontà: nel pieno dispiegarsi della violenza colonialista israeliana, un fronte di diretta repressione della resistenza palestinese si apre anche sul nostro territorio. Chiediamo il vostro supporto per raccogliere fondi per le spese legali di questo processo e per sostenere le necessità primarie di Anan, Ali e Mansour in carcere. È di fondamentale importanza portare avanti questa battaglia politica, non solo per il loro caso, ma per arginare la campagna di repressione che ha visto l’attuale governo accanirsi, ancor più di chi negli ultimi decenni li ha preceduti, contro la lotta per l’autodeterminazione del popolo palestinese. Libertà per Anan, Ali e Mansour! La resistenza non si processa! La resistenza non si arresta! Link al crowdfunding: https://sostieni.link/36093