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USA, Israele e Iran: la guerra che ha cambiato il Medio Oriente. Il punto delle 12
In meno di 24 ore il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran è entrato in una fase nuova e potenzialmente storica.
Dopo l’attacco preventivo USA-Israele e l’annuncio della morte di Ali Khamenei da parte di Donald Trump, l’Iran ha lanciato ondate multiple di missili balistici e droni tra il 28 febbraio e il 1° marzo.
I Paesi colpiti
Israele è stato il principale obiettivo: salve su Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa e nord del Paese. Iron Dome e Arrow hanno intercettato molti vettori, ma sono confermati impatti, danni, feriti e almeno 1-2 vittime civili nell’area di Tel Aviv.
Emirati Arabi Uniti tra i più colpiti nel Golfo: missili su Dubai (porto Jebel Ali, Palm Jumeirah, Burj al-Arab, aeroporto), Abu Dhabi e base USA di Al Dhafra. Incendi e danni infrastrutturali, almeno un morto da detriti.
Qatar: Intercettazioni multiple, ma detriti hanno causato feriti (fino a 16 riportati) e danni in aree residenziali.
Bahrain: attacchi sull’aeroporto internazionale.
Kuwait: missili su basi USA e aeroporto, con interruzioni dei voli.
Arabia Saudita: vettori su Riyadh e sulla regione orientale; molti intercettati.
Giordania: decine di proiettili “gestiti” sopra il territorio nazionale.
Segnalazioni anche su Iraq, Siria e due missili diretti verso basi britanniche a Cipro.
Le reazioni militari
Nella notte, USA e Israele hanno colpito nuovamente Teheran, inclusa la TV di Stato. Netanyahu parla di rimozione di “minacce esistenziali”, Trump promette bombardamenti “pesanti e precisi” per tutta la settimana o finché necessario.
Le piazze iraniane
La morte di Khamenei ha scatenato un’esplosione di euforia anti-regime in diverse città: Teheran, Karaj, Isfahan, Shiraz, Kermanshah, Qazvin, Sanandaj. Video diffusi via Starlink e social mostrano folle che ballano, suonano clacson, gridano “libertà”, “morte a Khamenei”, “grazie USA/Israele” e “viva il re”, riferimento a Reza Pahlavi.
Anche la diaspora – da Los Angeles (“Tehrangeles”) a Londra, Toronto, Melbourne – è scesa in piazza con bandiere del leone e sole e slogan “Free Iran”.
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Repost from Israele Senza Filtri 🇮🇹🔺🇮🇱
⭕️Caduta in centro di Israele a Tel Aviv: un edificio residenziale è stato colpito. La foto è autorizzata.
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Repost from Israele Senza Filtri 🇮🇹🔺🇮🇱
⭕️Il missile che ha colpito Tel Aviv aveva testate cluster. Più aree sono state colpite.
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In tutte le città italiane gli iraniani sono scesi in piazza a festeggiare. Nel video: Bologna, piazza Galvani.
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Raid su Dubai:
Fairmont The Palm Hotel (su Palm Jumeirah, un'isola artificiale): un missile iraniano è arrivato all'ingresso dell'hotel, causando un grande incendio e danni strutturali. L'hotel è in una zona turistica/residenziale, lontana da basi militari (la più vicina è Al Dhafra, a oltre 100 km ad Abu Dhabi). Video e testimoni riportano fumo e fiamme visibili dall skyline
Greens Community (vicino a Dubai Marina, area residenziale urbana): Almeno sei esplosioni udite, con detriti caduti che hanno causato danni materiali a edifici e strade. È una zona puramente residenziale, non militare, con residenti in panico che hanno segnalato chiamate frenetiche a familiari e autorità
Palm Island (parte di Palm Jumeirah): Esplosioni forti e fumo con impatti in aree residenziali con hotel. Testimoni locali hanno descritto scene caotiche, anche queste ben lontane da qualsiasi installazione USA.
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Repost from Israele Senza Filtri 🇮🇹🔺🇮🇱
⭕️Alle 18 ora italiana sicurezza permettendo andiamo in diretta.
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Guerra: aggiornamento alle 16.30
Nelle prime ore del mattino (ora iraniana) Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’operazione militare congiunta contro l’Iran.
Nome in codice israeliano: “Ruggito del Leone”.
Nome in codice USA: “Operation Epic Fury”.
Fase 1 – L’attacco
Obiettivi dichiarati: bloccare il programma nucleare iraniano, distruggere capacità missilistiche balistiche e colpire i vertici militari e politici, inclusi tentativi contro la leadership suprema e i Pasdaran.
Colpiti siti a Teheran, Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah: impianti nucleari e missilistici, basi IRGC e strutture di intelligence.
Donald Trump ha parlato di “major combat operations” e ha invocato un cambio di regime.
Fase 2 – La risposta iraniana
Teheran ha reagito con ondate di missili balistici e droni.
Obiettivi:
Israele: centro e nord del Paese (Tel Aviv, Haifa, Bnei Brak). Sistemi di difesa attivi
Basi USA nel Golfo: Bahrain, Qatar, Emirati, Kuwait. Intercettazioni in parte riuscite, danni limitati.
Nuove reazioni nel Golfo
Arabia Saudita ha condannato “nei termini più forti” quella che definisce “aggressione iraniana sfacciata” e “flagrante violazione della sovranità” di Emirati, Bahrain, Qatar, Kuwait e Giordania.
Riyadh parla di attacchi “codardi” e “ingiustificabili”, e conferma che missili diretti verso Riyadh e la regione orientale sono stati intercettati. Ha espresso “piena solidarietà” ai Paesi colpiti e avvertito di “gravi conseguenze” in caso di ulteriori violazioni.
Qatar ha “fortemente condannato” il targeting del suo territorio, definendolo “violazione flagrante della sovranità nazionale” e “minaccia diretta alla sicurezza”. Ha ribadito il diritto a rispondere “in linea con il diritto internazionale e in modo proporzionato”, ricordando di aver sempre promosso il dialogo con Teheran.
Quadro generale
Operazioni ancora in corso, esplosioni segnalate in Iran. Nessuna conferma ufficiale sulla sorte di Khamenei. Consiglio di Sicurezza ONU convocato.
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Siamo in attesa di ulteriori conferme ufficiali. L'Iran ha rilasciato un comunicato nel quale annuncia un discorso di Khamenei
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Repost from Lion Udler
#USA #Israele #Iran
Una fonte iraniana conferma a #Reuters:
Il Ministro della Difesa iraniano, Aziz #Nasirzadeh, è stato eliminato ❌
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Fonti israeliane (Channel 12, ufficiali anonimi, intelligence) affermano con insistenza che c'è una "valutazione crescente" o "forti indicazioni" che Khamenei sia stato ucciso o gravemente ferito negli attacchi congiunti USA-Israele di stamattina. Hanno colpito direttamente il suo compound/residenza principale a Teheran - e forse un secondo luogo dove era stato trasferito per sicurezza - con immagini satellitari che mostrano distruzione totale, fumo nero e edifici rasi al suolo.
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Free4Future ha aderito alla raccolta firma per l'appello per la libertà religiosa in Israele. Vi invitiamo a firmare e a condividere!
https://forms.gle/eod9ZE5gisLN9BgA9
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L'aeronautica militare pakistana ha bombardato il quartier generale dei talebani a Kabul; secondo alcune fonti, i principali leader talebani e circa 200 militanti sarebbero stati uccisi.
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Occhio all'Afghanistan
Escalation al confine: Afghanistan e Pakistan di nuovo in armi – Cosa sta succedendo?
La tensione tra Afghanistan e Pakistan è esplosa di nuovo in questi giorni, con un ciclo di attacchi e rappresaglie che rischia di degenerare in un confronto più ampio.
Siamo nel pieno del Ramadan, ma la logica della vendetta prevale.
21-22 febbraio: L’Aeronautica pakistana ha condotto una serie di airstrikes mirati in province afghane orientali (Nangarhar, Paktika, Khost). Islamabad ha dichiarato di aver colpito 7 campi/nascondigli del TTP (Tehrik-e-Taliban Pakistan, i talebani pakistani) e affiliati, uccidendo oltre 70-80 militanti.
Kabul ha smentito: secondo fonti afghane i bombardamenti hanno colpito aree civili, inclusi case, una scuola religiosa e villaggi, causando almeno 13-18 morti civili (tra cui donne e bambini).
24 febbraio: Ripresi scontri a fuoco sporadici lungo la Durand Line (il confine conteso di 2.600 km che l’Afghanistan non ha mai riconosciuto ufficialmente). Entrambe le parti si sono accusate a vicenda di aver attaccato per prime.
26 febbraio: L’Afghanistan ha risposto con una rappresaglia su larga scala.
Il portavoce talebano Zabihullah Mujahid ha annunciato su X l’avvio di “large-scale offensive operations” contro posizioni militari pakistane lungo la Durand Line.
Fonti afghane parlano di “heavy clashes”, artiglieria, mortai e assalti via terra.
Alcune dichiarazioni (non verificate indipendentemente) riportano la cattura di diversi posti di frontiera pakistani (da 8 a 13-15 secondo varie fonti), con perdite pakistane (fino a 10-40 soldati uccisi e corpi recuperati, secondo claim talebani – da prendere con le pinze).
Il Pakistan ha replicato definendo gli attacchi afghani “unprovoked fire” e ha annunciato una risposta “immediata ed efficace” in settori come Chitral, Khyber, Mohmand, Kurram e Bajaur. Islamabad ha anche menzionato l’operazione Ghazab Lil Haqq (o simili) per contrastare l’aggressione.
Perché ora? Il nodo irrisolto del TTP
Il Pakistan accusa da anni Kabul di dare rifugio sicuro al TTP, gruppo che compie attentati quasi quotidiani in Khyber Pakhtunkhwa e zone tribali.
I talebani afghani negano e ribaltano: accusano Islamabad di sostenere gruppi anti-talebani o di colpire civili di proposito per destabilizzare.
Contesto più ampio:
Relazioni in crisi dal ritorno dei talebani al potere
Grave escalation già a ottobre 2025 (decine di morti), seguita da un cessate il fuoco fragile mediato da Qatar e Turchia – che sembra saltato.
Confine spesso chiuso.
L’ONU chiede dialogo urgente per evitare un’escalation peggiore.
Cosa aspettarsi nelle prossime ore
La situazione è confusa e le dichiarazioni da entrambe le parti si contraddicono.
Cosa può accadere?
Continuano le scaramucce al confine.
Nuova ondata di airstrikes pakistani
Mediazione esterna per un nuovo cessate il fuoco.
Al momento prevale la spirale rappresaglia-risposta.
Monitoriamo: un passo falso e il Ramadan potrebbe trasformarsi in un incubo per la regione.
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Franz Stangl. Anatomia di una fuga
La fuga di Franz Stangl rappresenta uno dei casi più eclatanti di come la combinazione tra reti ecclesiastiche, documenti umanitari e corridoi di fuga italiani rese possibile la sottrazione alla giustizia di responsabili centrali dello sterminio
Franz Paul Stangl, SS-Hauptsturmführer, era stato comandante dei campi di sterminio di Sobibór e Treblinka. Sotto la sua direzione furono assassinate circa 400.000 persone poi, dopo il crollo del Reich venne arrestato dall’esercito americano, internato a Bad Ischl e poi trasferito nel grande campo per prigionieri di guerra di Glasenbach, nei pressi di Salisburgo.
Il 30 maggio del 1948 evase insieme a un altro ex membro delle SS, Hans Steiner. I due attraversarono il confine montano tra Austria e Italia. Siccome durante la prigionia, Stangl aveva appreso dell’esistenza di una rete cattolica capace di assistere ex militari tedeschi, a Roma entrò in contatto con il vescovo Alois Hudal che gli fornì un titolo di viaggio della Croce Rossa Internazionale. Il documento venne emesso a nome di “Paul Stangl”.
Nella domanda dichiarò di essere nato ad Altmünster, cattolico, sarto di professione e apolide per motivi politici. L’identità fu confermata da documentazione che ne sosteneva la nuova qualifica. Hudal gli procurò un visto d’ingresso per la Siria, dopo qualche tempo però si trasferì in Brasile, dove visse per quasi vent’anni prima di essere individuato da Simon Wiesenthal, il “cacciatore di nazisti”. Nel 1967 venne arrestato in Brasile ed estradato nella Germania Ovest. Nel 1970 fu condannato all’ergastolo per la responsabilità nella morte di centinaia di migliaia di persone. Morì nel carcere di Düsseldorf nel giugno 1971.
Per saperne di più, visita anche la mostra “Gerarchi in fuga. Dove scapparono i nazisti, chi li aiutò e chi li accolse”, presso il Museo Ebraico di Bologna, dal 25 gennaio al 30 giugno 2026.
Quarto Reich Arabo è un progetto di Free4future
