Don Francesco d'Erasmo
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Ez 33, 1.7-9 • Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te.
Dal libro del profeta Ezechièle
Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».
Parola di Dio
Rendiamo grazie a Dio
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Quando la Madonna di Anguera avvisa di cose terribili dal punto di vista terreno, io guardo sempre l'intero messaggio, perché c'è sempre un insegnamento spirituale importante.
In questo caso è l'invito a rimanere nella Chiesa Cattolica.
Sembrerebbe ovvio, ma la tentazione è per molti che vedono il male presente all'interno del corpo visibile della Chiesa di fuggire
3.509 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 12/07/2011
https://www.apelosurgentes.com.br/it-it/mensagens/3509
Lettere private di Francesco filtrate per fare pressione su Leone XIV
https://silerenonpossum.com/it/torreciudad-opus-dei-cartas-papa-francisco/
Dal «Discorso sulle beatitudini» di san Leone Magno, papa
(Disc. 95, 4-6; PL 54, 462-464)
La beatitudine del regno di Cristo
Dopo la predicazione di una povertà oltremodo felice, il Signore aggiunge: «Beati gli afflitti, perché saranno consolati» (Mt 5, 4).
Carissimi, l'afflizione, alla quale qui viene promesso conforto eterno, non ha nulla in comune con le tribolazioni di questo mondo. Nè si tratta di quei lamenti che vengono emessi dagli uomini nel loro comune dolore. Questi lamenti non rendono beato nessuno.
Diversa è la natura dei gemiti dei santi, come pure è diversa la causa delle lacrime che meritano di essere chiamate beate.
Il dolore propriamente religioso è quello che piange o il peccato proprio o quello degli altri. Nè si duole perché questo male è colpito dalla giustizia divina, ma, se si attrista, lo fa per quanto viene commesso dalla iniquità umana.
È il caso di piangere più colui che compie le opere del male, che chi ne è la vittima, perché la malizia fa sprofondare l'iniquo nell'abisso della pena, la sopportazione, invece, conduce il giusto alla gloria.
Prosegue il Signore dicendo: «Beati i miti, perché erediteranno la terra» (Mt 5, 5). Ai miti e mansueti, agli umili e modesti, a quanti sono disposti a subire l'ingiustizia, viene promesso il possesso della terra. Né questa eredità deve stimarsi piccola o spregevole, quasi fosse separata dalla patria celeste, poiché dobbiamo intendere che questi, e non altri, entreranno nel regno dei cieli. Perciò la terra promessa ai miti, e che toccherà in eredità ai mansueti, rappresenta il loro corpo che, grazie ai meriti della loro umiltà, nella beata risurrezione verrà trasformato e rivestito di gloria immortale. Il loro corpo non sarà più assolutamente in contrasto con lo spirito, ma sarà perfettamente conforme e unito al volere dell'anima. Allora infatti l'uomo esteriore sarà possesso santo e pacifico dell'uomo interiore.
I miti allora possederanno la terra in pace duratura, senza che sia menomato alcuno dei propri diritti. «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d'incorruttibilità e questo corpo mortale d'immortalità» (1 Cor 15, 54), allora il pericolo si cambierà in premio e ciò che fu di onere gravoso, sarà di onore.
RESPONSORIO Mt 5, 4. 6. 5
R.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati. *
Beati
quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché
saranno saziati.
V.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
R.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
ORAZIONE
O Dio, nostro Padre, unica fonte di ogni dono perfetto, suscita in noi l'amore per te e ravviva la nostra fede, perché si sviluppi in noi il germe del bene e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza. Per il nostro Signore.
Benediciamo il Signore.
R.
Rendiamo grazie a Dio.
Dal libro del profeta Geremia
31, 15-22. 27-34
Annunzio della salvezza e di una nuova alleanza
Così dice il Signore:
«Una voce si ode da Rama,
lamento e pianto amaro:
Rachele piange i suoi figli
rifiuta d'essere consolata
perché non sono più».
Dice il Signore:
«Trattieni la voce dal pianto,
i tuoi occhi dal versare lacrime,
perché c'è un compenso per le tue pene;
essi torneranno dal paese nemico.
C'è una speranza per la tua discendenza:
i tuoi figli ritorneranno entro i loro confini.
Ho udito Èfraim rammaricarsi:
Tu mi hai castigato e io ho subìto il castigo
come un giovenco non domato.
Fammi ritornare ed io ritornerò,
perché tu sei il Signore mio Dio.
Dopo il mio smarrimento,
mi sono pentito;
dopo essermi ravveduto,
mi sono battuto l'anca.
Mi sono vergognato e ne provo confusione,
perché porto l'infamia della mia giovinezza.
Non è forse Èfraim un figlio caro per me,
un mio fanciullo prediletto?
Infatti dopo averlo minacciato,
me ne ricordo sempre più vivamente.
Per questo le mie viscere si commuovono per lui,
provo per lui profonda tenerezza».
Oracolo del Signore.
Pianta dei cippi,
metti pali indicatori,
sta' bene attenta alla strada,
alla via che hai percorso.
Ritorna, vergine di Israele,
ritorna alle tue città.
Fino a quando andrai vagando,
figlia ribelle?
Poiché il Signore crea una cosa nuova sulla terra:
la donna cingerà l'uomo!
«Ecco verranno i giorni - dice il Signore - nei quali renderò feconda la casa di Israele e la casa di Giuda per semenza di uomini e di bestiame. Allora, come ho vegliato su di essi per sradicare e per demolire, per abbattere e per distruggere e per affliggere con mali, così veglierò su di essi per edificare e per piantare». Parola del Signore.
«In quei giorni non si dirà più:
I padri han mangiato uva acerba
e i denti dei figli si sono allegati!
Ma ognuno morirà per la sua propria iniquità; a ogni persona che mangi l'uva acerba si allegheranno i denti».
«Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benchè io fossi loro Signore. Parola del Signore. Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato».
Parola di Dio
Rendiamo grazie a Dio
L'Inchiesta di Diddi sulle Dimissioni di Benedetto XVI, il Trionfo dell'Assurdo. Mascarucci. - STILUM CURIAE
https://marcotosatti.com/2026/09/04/linchiesta-di-diddi-sulle-dimissioni-di-benedetto-xvi-il-trionfo-dellassurdo-mascarucci/
La Resistenza dei Pochi per il Ritorno dell’Essere, della Verità e dell’Ordine. Don Samuele Cecotti. - STILUM CURIAE
https://marcotosatti.com/2026/09/04/la-resistenza-dei-pochi-per-il-ritorno-dellessere-della-verita-e-dellordine-don-samuele-cecotti/
La legge Zaia-Cappato e il suicidio a Venezia
https://mailchi.mp/a2b826c300e1/la-legge-zaia-cappato-e-il-suicidio-a-venezia?e=9c1a14f322
La legge Zaia-Cappato e il suicidio a Venezia
https://mailchi.mp/a2b826c300e1/la-legge-zaia-cappato-e-il-suicidio-a-venezia?e=9c1a14f322
Dal «Discorso sulle beatitudini» di san Leone Magno, papa
(Disc. 95, 2-3; PL 54, 462)
Beati i poveri in spirito
Il valore dell'umiltà lo acquistano più facilmente i poveri che i ricchi. Infatti i poveri nella scarsità dei mezzi hanno per amica la mitezza. I ricchi nell'abbondanza hanno come loro familiare l'arroganza.
Non si deve negare, tuttavia, che in molti ricchi si trovi quella disposizione a usare della propria abbondanza non per orgogliosa ostentazione, ma per opere di bontà. Essi considerano grande guadagno ciò che elargiscono a sollievo delle miserie e delle sofferenze altrui.
Questa comunanza di virtuosi propositi si può riscontrare tra gli uomini di tutte le categorie. Molti effettivamente possono essere uguali nelle disposizioni interiori anche se rimangono differenti nella condizione economica. Ma non importa quanto differiscano nel possesso delle sostanze terrene, quando si trovano accomunati nei valori spirituali.
Beata quella povertà che non cade nel laccio teso dall'amore dei beni temporali, né brama di aumentare le sostanze del mondo, ma desidera ardentemente l'arricchimento dei tesori celesti.
Un modello di questa povertà magnanima ce l'hanno offerto per primi gli apostoli, dopo il Signore. Essi lasciarono tutte le loro cose senza distinzione e, richiamati dalla voce del divino Maestro, da pescatori di pesci si sono rapidamente cambiati in pescatori di uomini (cfr. Mt 4, 19).
Essi resero uguali a sé molti, quanti cioè imitarono la loro fede. Era quello il tempo in cui i primi figli della Chiesa erano «un cuor solo e un'anima sola» (At 4, 32). Separatisi da tutto ciò che possedevano, si arricchivano di beni eterni, attraverso una povertà squisitamente religiosa.
Avevano imparato dalla predicazione apostolica la gioia di non aver nulla e di possedere tutto con Cristo. Per questo san Pietro apostolo, quando all'ingresso del tempio fu richiesto dell'elemosina dallo zoppo, disse: «Non possiedo né argento, né oro, ma quello che ho te lo do. Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina» (At 3, 6).
Quale cosa vi può essere di più sublime di questa umiltà? Quale cosa più ricca di questa povertà? Non ha la garanzia del denaro, ma conferisce i doni della natura. Quell'uomo che la madre generò infermo dal suo seno, Pietro rese sano con la parola. E colui che non diede l'immagine di Cesare stampata sulla moneta, riformò l'immagine di Cristo nell'uomo. I benefici di questo tesoro non li sperimentò solo colui che acquistò la possibilità di camminare, ma anche quei cinquemila uomini che, dopo le esortazioni dell'Apostolo, credettero in virtù della guarigione miracolosa da lui operata (cfr. At 4, 4).
Quel povero, che non aveva nulla da dare al questuante, diede tanta copia di grazia divina, che risanò un uomo nei suoi arti e guarì tante migliaia di uomini nei cuori. Restituì agili, sulla via di Cristo, coloro che aveva trovato zoppicare nella infedeltà giudaica.
RESPONSORIO Cfr. Mt 5, 1-3; Is 66, 2
R.
Si avvicinarono i discepoili, e Gesù li ammaestrava,
dicendo: *
Beati i poveri di spirito, perché di essi
è il regno dei cieli.
V.
Su chi volgerò lo sguardo? Sull'umile e su chi ha
lo spirito contrito e su chi teme la mia parola.
R.
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno
dei cieli.
Rimaycuna ha sostenuto sui suoi social il golpe che ha lasciato senza avvocato le vittime di Lute – INFOVATICANA
https://infovaticana.com/it/2026/09/03/rimaycuna-ha-sostenuto-sui-suoi-social-il-golpe-che-ha-lasciato-senza-avvocato-le-vittime-di-lute/
Smascherata la rete deviata dell'FBI anticattolica - La Nuova Bussola Quotidiana
https://lanuovabq.it/it/smascherata-la-rete-deviata-dellfbi-anticattolica
Il segretario personale di Leone XIV è stato discepolo di Lute, il parroco di Chiclayo accusato di abuso sessuale che Roma non vuole indagare – INFOVATICANA
https://infovaticana.com/it/2026/09/02/il-segretario-personale-di-leone-xiv-e-stato-discepolo-di-lute-il-parroco-di-chiclayo-accusato-di-abuso-sessuale-che-roma-non-vuole-indagare/
