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PONTI TRANSCULTURALI
Con il progetto Ponti transculturali, ACET e CIG offrono alle persone LGBTIAQ+ migranti residenti in Italia un’opportunità di formazione completamente gratuita.
Il progetto prevede l’attivazione di corsi di lingua italiana di vari livelli, finalizzati al conseguimento delle certificazioni linguistiche necessarie per ottenere il permesso di soggiorno permanente e la cittadinanza.
Si tratta di un’azione necessaria per offrire a persone segnate da un doppio stigma strumenti di emancipazione personale e collettiva.
Le lezioni si terranno a Milano nella sede di CIG-Arcigay, in via Bezzecca 3. Per richiedere informazioni e per iscriversi ai corsi basta inviare una email all’indirizzo segreteria@arcigaymilano.org, oppure contattare il numero 3513334161.
Il progetto è finanziato con i fondi dell’8x1000 della Chiesa Valdese.
Domani a Milano in Cascina Nascosta h19 chiacchieriamo con Silvia Pelizzari e Sara Poma di rappresentazione queer attraverso le generazioni. Seguono birrette. Daje.
Spanning over four centuries, this volume brings together a wide-ranging selection of artworks and artifacts that highlight the under-recognized histories of trans and gender-nonconforming communities. Through the contributions of artists, writers, poets, activists, and scholars, this title reflects on historical erasure and imagine trans futures.
An expansive array of objects chart not a patriarchal history but a gender-neutral, trans-centric hirstory. The first publication of its kind, this survey celebrates trans forebearers, highlights struggles and triumphs, and reflects on the legacies of trans creative expression. Contributions by Kate Bornstein, Ria Brodell, Vaginal Davis, Leah DeVun, Mo B. Dick, Zackary Drucker, David Getsy, Martine Gutierrez, Andrea Jenkins, Jade Guarano Kuriki-Olivo (Puppies Puppies), Thomas (T.) Jean Lax, Abram J. Lewis, Miguel A. López, Amos Mac, Cyle Metzger, Deborah A. Miranda, Morgan M Page, SA Smythe, C. Riley Snorton, Dean Spade, Sandy Stone, Jeannine Tang, Michelle Tea, McKenzie Wark, and many others probe new horizons where institutional critique and trans culture meet. This book is copublished by the Museum of Trans Hirstory & Art (MOTHA), a conceptual art project of artist Chris E. Vargas that is forever “under construction” by design to allow continual transformation.
A un anno dalla morte di Liana Borghi, attivista e teorica di primo piano del femminismo lesbico e queer, la casa editrice Fandango ne ricorda la figura, l’opera e il pensiero – un pensiero inquieto, aperto e in divenire – con Tessiture. Il pensiero fertile di Liana Borghi, un libro collettaneo fortemente voluto da molte delle numerose persone che con Liana Borghi hanno studiato, creato, lottato, costruito e immaginato altri mondi. Ne pubblichiamo oggi un estratto, di Federico Zappino, ringraziando l’editore per la disponibilità.
[...] Il mio progetto lesbico, per quanto non sia né facile né possibile – e forse nemmeno desiderabile – tenerlo «sotto controllo», riguarda ogni aspetto della mia vita. Lavoro come insegnante all’università, e da quando mi sono identificata con il lesbismo mi pongo il problema di come insegnare da lesbica. Non entro nella gamma di accezioni della parola «lesbica», la cui storia è di per sé un progetto di «potere» ideologico e politico. Qui intendo il posizionamento di una persona che si identifica con una storia di genere femminile segnata dalle divergenze tra la prospettiva etero-femminista e quella lesbica; che per il sesso e gli affetti preferisce le donne, ma che eticamente si sente responsabile di una pratica di nonviolenza e solidarietà condivisa con altri soggetti «marginali». La definizione che trovo più consona alle mie ispirazioni è il «soggetto eccentrico» – lesbico, ibrido e in/appropriato – descritto da Teresa de Lauretis: una forma di soggettività «raggiunta attraverso pratiche di spostamento politico e personale, attraverso confini, identità e comunità socio-sessuali, tra corpi e discorsi».
Per vari anni, in un periodo di forte politicizzazione lesbica, ho insegnato corsi di Women’s Studies. I rari uomini interessati, sentendosi poco considerati in un discorso che si indirizzava sempre alle donne presenti, non frequentavano. Era un modo indolore per creare un ambiente separatista. Ma ultimamente, ho molti studenti di entrambi i sessi. Così, mi è sembrato importante cercare un approccio che costruisca ponti su e attraverso il genere, affrontando il tema dell’omosessualità come una forma, specifica ma sempre una, tra le tante forme di discriminazione che pratichiamo quotidianamente, spesso senza nemmeno rendercene contro. Pur continuando a vivere una vita «lesbica», ho quindi deciso di provare a insegnare il queer… Opposto alla politica dell’identità, non separatista, convinto dell’illusione del gender, il queer sostiene il polimorfismo sessuale e de-genere, sottolinea attraverso la parodia e la performance il rifiuto dell’assimilazione e del sistema eterosessuale, e cerca alleanze per affinità con tutti i soggetti oppressi4.
Repost from TUTTO SQUAT MILANO
🔴 Chiediamo a tutti e tutte di diffondere il più possibile questo manifesto che lancia l'importante CORTEO di DOMENICA 15 Gennaio a MILANO 🔴
El Congreso aprueba la Ley Trans
https://www.eldiario.es/sociedad/congreso-aprueba-ley-trans_1_9814748.html
[...] Nata nel 2021, GenSpect si presenta come “un'alleanza internazionale di professionisti, gruppi di genitori, persone trans, detransitionners e altri che cercano un'assistenza di alta qualità per i giovani in difficoltà di genere”, e che contesano l’approccio “affermativo di genere”. Lo scopo principale di questa organizzazione è quello di produrre un sapere dissidente, un contro-sapere che contesta il paradigma affermativo. GenSpect ha pubblicato, per esempio, ben 9 opuscoli indirizzati a diverse categorie (tra cui genitori, scuole, università, psicoterapeuti, pediatri) per promuovere un approccio diverso, da loro definito come “razionale”, dell’esperienza trans, sulla base di materiale scientifico di natura dissidente rispetto agli standard, ai paradigmi e ai modelli riconosciuti delle comunità scientifiche di riferimento. Si tratta cioè di un discorso di mobilitazione (ovvero la cui funzione è quella di servire la costruzione di un’agenda di movimento per fare pressione sulla politica, sulle istituzioni, e sul dibattito pubblico) che si appoggia in maniera selettiva e strategica su studi pubblicati da riviste di settore più o meno indulgenti nel processo di peer-review, ma molto più spesso su saggi scritti da persone esperte della divulgazione scientifica, professionisti generalmente non implicati nella ricerca accademica. In altre parole, si tratta di un discorso pseudo-scientifico [...]
La costituzione recente del gruppo italiano Genitori De Gender ha facilitato l’introduzione in Italia di questi modelli pseudo-scientifici di cui si sono facilmente appropriati – su fronti apparentemente divergenti – sia i movimenti anti-gender, sia i gruppi di quel femminismo radicale gender critical, riuscendo a ottenere visibilità mediatica in televisione e sulla stampa. Contrariamente al modello affermativo, il modello “riparativo” prevede, tra le altre cose – come si può leggere dalle guide di GenSpect promosse anche in Italia dall’associazione Genitori De Gender: di non utilizzare i nomi o i pronomi di elezione per non rischiare di confermare la transidentità; l’uso di un linguaggio sessuato in quanto determinato dalla biologia e non da convinzioni personali; di mantenere spazi (tra cui i bagni) divisi per sesso, ed eventualmente di utilizzare spazi neutri ma solo a uso singolo, per prendere solo alcuni esempi. L’idea “riparativa”, in generale, è di evitare la formazione di un ambiente che accetti l’identità trans o non binaria, nella convizione che questo imprigionerebbe la persona giovane o adolescente in una “carriera” trans in maniera irreparabile, definitiva e irreversibile, secondo l’ipotesi della disforia per “contagio sociale” [...]
L’appropriazione di queste istanze anti-trans da parte di universi apparentemente distanti è possibile proprio perché sono elaborate in termini “scientifici”, presuntamente neutri e oggettivi. Questa nuova forma permette alle matrici dell’attivismo neocattolico, di quello femminista radicale gender critical, e di quello tecnico-genitoriale di rimanere apparentemente e teoricamente distinti proprio mentre convergono politicamente contro l’identità di genere e le esistenze trans e non binarie. L’attacco alla carriera alias non è né il primo né l’ultimo episodio di questa battaglia transfobica [...]
Ogni tanto ritorniamo (senza le tette, per la buona pace dei pro-vita): eccoci qui con un Massimo Prearo da leggere su fronte anti -gender e pseudo-scienza per Valigia Blu.
Repost from LCDV - sessɜ e chiacchiere da BAN
💜🤍🖤 Siamo entratɜ nella settimana della consapevolezza aromantica e asessuale 💜🤍🖤
Vi lascio questo programma di Rete Lettera A e vi ricordo questi libri che avete a disposizione
What Lies Behind the Words: On Translating While Trans - Zeyn Joukhadar for Catapult
➡️ [...] Words become vehicles for ideas, portals for otherwise unthinkable thoughts.
Is become the right word? In Arabic, to say I started translating, one could say: I became to translate. In Italian, the verb diventare mostly appears as past participle: The situation has become difficult, or he’s become strange. There’s a sense of arrival to become, just as there is in translation itself. Yet in English, arriving is something we do—I have arrived—whereas, in Italian, one says I am arrived. Arrived is something one is, a state of being one occupies with the body. I am in a constant state of arrival in any language. My Arabic and my Italian and my Spanish and my German are geographies in which I constantly set foot afresh and shake off my dust. My languages are embodiments. I become to speak.
Sometimes what I want is to remain untranslatable. Don’t get me wrong: There’s little more delicious than being able to imagine what someone I love might sound like in my mother tongue, and it’s even more fun to revel in the untranslatable—to say there’s no tripe for cats rather than nothing doing, even if the first time a friend tried to translate the Italian for me, it warped itself into the hilarious, now-legendary there’s no trips for cats.
My favorite translations are the ones that make room for the reader to feel at home in the language while also never letting them forget that what they are reading is not the original.
Listen: What I’m after is something more akin to an embodied form of the French middle dot. I want that middle dot to exist in people’s minds when they see me, speak of me, think of me. Maybe what I want is doubt: I want to flicker in and out of their vision like a haunting. I want my body to make them wonder, perhaps even fear, what their own flesh is capable of. My biracial, hairy, nonconforming body has always been a target for the desires, fears, and projections of the white, cis, American imaginary. Maybe feeling other—even, at times, monstrous—is part of how I’ve come to know myself. Maybe I’ve spent so many years beyond the borders of language that I understand myself fully only when I leave that border behind [...]"
Keep reading here.
[Al Toronto Film Festival è stato proiettato un film che varrebbe la pena distribuire al di fuori dei circuiti indipendenti, dicono, o cercare illegalmente nel web, diciamo noi]
➡️ [...]"Something You Said Last Night" follows Ren (Carmen Madonia), a 20-something recently laid-off writer on a family vacation with her college student sister Sienna (Paige Evans) and Italian parents Mona and Guido (Ramona Milano and Joey Parro). It’s a small story that wouldn’t feel out of place in any indie family drama, following the family for a week as they navigate unshared secrets, parental expectations and their relationship with one another through the piney breeze of Ontario’s cottage country.
What’s so revolutionary about Something You Said Last Night is its absence. It is absent of trauma, of coming-outs, or of any of the clichés found in so many depictions of trans people on screen. Instead, it is a quietly small film about a family, their dynamic relationships with each other and what it means to care for one another [...]
Repost from edizioni minoritarie
E insomma cosa sta succedendo a edizioni minoritarie?
Stiamo facendo altro (tipo banchetti, tipo presentazioni di libri in giro, tipo convergenze in altri progetti editoriali), stiamo capendo cosa fare.
Ma come - potreste pensare - dovete ancora capire e tutti quei proclami, quei progetti, volevate rottamare la vecchia editoria, la ulrico hoepli?
Eh, fare l'editoria non era così semplice ma continuiamo, molto più lentamente, come i rimborsi.
Nel mentre questo weekend c'è Flush, dove potete trovare un banchetto con i nostri libri + quelli di Asterisco edizioni (cioè sarebbe il contrario, ci ospita Asterisco, __ciao ame__) e un pomeriggio, sabato, dedicato alla fantascienza, con un sacco e una sporta di ospitesse. Tanto al mare non ci potete andare che forse piove.
https://flushfestival.women.it/programma/
Also: io e Federico stiamo preparando una cosa che uscirà il prossimo mese.
Nel mentre mi raccomando rimanete in uno stato minoritario e non leggete solo cose femministe.
[Riemergo dalle tenebre di questo periodo "meh" per segnalare un must read di Chia Rinaldi per Kabul Magazine sul "sesso rizomatico" come alternativa al binarismo di sesso e genere - lo potete leggere qui, di seguito ve ne riporto qualche stralcio]
➡️ [...] Oltre agli importanti aspetti legali, medici e burocratici sono infinite le vie attraverso le quali il binarismo sessuale dispiega i suoi effetti e plasma identità e corpi. Per analizzarne alcuni possiamo nuovamente agganciare il discorso alla pratica sportiva: la presenza di atlet* trans* e intersex viene ancora presentata come una minaccia allo sport femminile. Questo implica innanzitutto la subalternità a priori del corpo femminile a quello maschile, in una maniera perfettamente coerente con la produzione gerarchica dei generi. Qui il dato inconfutabile e oggettivo della biologia domina totalmente il paradigma dei generi. Ma dove risiede la sua inoppugnabilità nel momento in cui non vi sono elementi univoci che concorrono alla determinazione del sesso?
La differenziazione sessuale si serve di parametri “medi”, generalmente costruiti sul corpo maschile e femminile caucasico (quando quest’ultimo viene considerato). La distinzione occidentale sulla prestanza fisica è tuttora basata più sulla performatività del genere che sul parametro biologico. La costruzione del corpo atletico femminile è pienamente intrisa di influenze sessiste e razziste che tentano costantemente di definire e ridefinire come il corpo di una donna debba muoversi nello spazio, quanta muscolarità le è concessa per non essere considerata mascolina, e si può supporre che i regimi alimentari e di allenamento, così come i livelli di performance richiesti, siano sempre inferiori a quelli di un uomo cisgender.
Le donne (o le persone assegnate F) vengono socializzate in maniera diversa anche alla competizione. È impossibile quantificare quanto la percezione della prestazione fisica sia influenzata da fattori ambientali, sociali, culturali, di costume, razziali e di classe, e quanto invece sia frutto del dato biologico [...]
Il binarismo sessuale costituisce ancora un limite strutturale all’emancipazione delle soggettività non rientranti in quello che – canonicamente – è considerato il corpo maschile. La sua persistenza, però, ha più radici socio-culturali che riscontro nell’oggettiva realtà osservabile dei corpi, e si integra perfettamente in un processo di costruzione di gerarchie sociali. Senza scomodare il postumano, una soluzione per il superamento del binarismo sessuale potrebbe passare attraverso il ripensamento dell’umano: slegare la categoria del sesso da gradienti e dicotomie e allacciarla a una realtà rizomatica.
Pensare il sesso come un concetto rizomatico vuol dire privarlo di centri e poli e immaginarlo come una rete fatta di nodi a-gerarchici. Il sesso-rizoma permette di pensare all’identità sessuale come una realtà dinamica e non come una cristallizzazione immutabile del corpo e dell’identità socialmente costruita. Ci permette anche di decostruire l’idea che vi sia un idealtipo di maschilità e femminilità a cui uniformarsi, spezzando definitivamente la catena tra identità di genere, performatività e corporeità. Il sesso-rizomatico è più rispondente alle moltitudini delle esistenze corporee esperibili, e per questo abbraccia il Caos.
Repost from Diritti Sessuali
📚#Asessualità: la sua comunità, il suo vocabolario, il rapporto con psicologia e sessuologia
https://ko-fi.com/s/ad79af72fa
#libri
(ripasso in volata mentre mangio il cous cous in pausa pranzo con l'imbuto: altra città, altra zine - apply apply apply)
