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🏳️‍🌈 Google si allinea a Trump e fa marcia indietro su diversità e inclusione: stop ai programmi D.E.I. e rimozione degli eventi culturali da Calendar Settimana turbolenta per Google, che si trova al centro di forti polemiche dopo due decisioni che stanno facendo discutere il mondo tech e non solo. L'azienda ha infatti abbandonato i suoi programmi di diversità, equità e inclusione (D.E.I.) e, contemporaneamente, ha rimosso eventi culturali significativi come il Pride Month e il Black History Month da Google Calendar. Perché questa scelta controversa? La sospensione dei programmi D.E.I. arriva in seguito a un ordine esecutivo firmato da Donald Trump che blocca le iniziative di diversità nelle aziende che collaborano con il governo federale. Google, rispettando questa normativa, ha interrotto i programmi di assunzione mirati a incrementare la presenza di persone appartenenti a minoranze. Lanciati nel 2020, questi programmi avevano portato a una crescita significativa della diversità interna: dal 2,7% di dipendenti neri e 5,9% di ispanici/latinoamericani nel 2020, si era passati rispettivamente al 5,7% e 7,5% nel 2024. A peggiorare la situazione, molti utenti hanno notato che Google Calendar ha rimosso: – Pride Month; – Black History Month; – Mese dei Popoli Indigeni; – Giorno della Memoria dell’Olocausto; – Eredità Ispanica. La motivazione dell’azienda? Secondo il portavoce Madison Cushman Veld, la rimozione è avvenuta per motivi di sostenibilità gestionale. Google ha spiegato che, dopo anni di aggiunta manuale di eventi culturali, ha deciso di tornare a mostrare solo le festività pubbliche e le ricorrenze nazionali. La gestione di centinaia di momenti culturali a livello globale, infatti, non era più ritenuta scalabile. Gli utenti possono comunque aggiungere manualmente le ricorrenze di loro interesse. La combinazione di queste due mosse ha scatenato critiche feroci. Molti vedono in queste decisioni non solo un passo indietro rispetto all’inclusione, ma anche un segnale preoccupante sull’influenza della politica e delle pressioni esterne sulle politiche aziendali di Big Tech. Alcuni utenti hanno definito la rimozione degli eventi culturali da Google Calendar “vergognosa” e “una capitolazione al fascismo”. #google

🍿 Warner Bros. ha messo su YouTube un catalogo di 30 film, tutti gratis. Una selezione che include sia grandi classici che flop clamorosi. Cinefili, buon notizie! In un mondo in cui gli abbonamenti la fanno sempre più da padrone (a costi crescenti), Warner Bros. ha deciso di andare controcorrente e ha caricato più di 30 film completi sul suo canale YouTube ufficiale, visibili gratuitamente. Nessun abbonamento, nessun paywall. Solo... film. La selezione? Un mix di tutto un po’. Dai classici acclamati come Michael Collins (1996), The Mission (1986) e Deathtrap (1982), ai cult come Waiting for Guffman (1996), fino ad arrivare a veri e propri flop memorabili tipo Dungeons & Dragons (2000) e Le avventure di Pluto Nash (2002) con Eddie Murphy. Ma perché questa mossa? Non c'è stata alcuna spiegazione ufficiale, e la cosa suona ancora più strana considerando le recenti decisioni del CEO David Zaslav, che aveva cancellato senza pietà progetti come Batgirl e Coyote vs. Acme prima ancora del rilascio. Che sia un tentativo di farsi perdonare? O forse Warner Bros. sta solo testando nuove strategie di distribuzione? In ogni caso, per gli amanti del cinema (anche quello "discutibile"), questa è un’occasione da non perdere! #warnerbros

🦾 OpenAI opera un rebranding (quasi) impercettibile: svelati pittogramma con linee più definite, font OpenAI Sans e nuova palette di colori. Le grandi trasformazioni che, da qui in avanti, OpenAI sarà chiamata a fronteggiare, hanno spinto l’azienda a rifarsi il look. Attraverso un video, infatti, sono stati svelati un nuovo pittogramma, un font personalizzato e una palette di colori aggiornata, che rendono la sua immagine “più organica e umana”. Il nuovo pittogramma non è stravolto, ma mantiene il design iconico, con linee più definite e uno spazio centrale leggermente più ampio. La novità più evidente? Il font OpenAI Sans. Descritto come "una fusione di precisione geometrica e funzionalità, con un tocco arrotondato e accessibile", questo carattere è stato pensato per rompere con la freddezza tipica della tecnologia e avvicinarsi a qualcosa di più... umano. A tal proposito, la "O", perfettamente rotonda all'esterno ma imperfetta all'interno, è il simbolo di questo equilibrio tra precisione e calore. Ma, viene da chiederselo: quelli di OpenAI, l’avranno usata l’intelligenza artificiale in tutto questo progetto? Sì, ma solo parzialmente: "Collaboriamo con i principali esperti in fotografia, tipografia, motion e spatial design integrando al contempo strumenti di intelligenza artificiale come DALL·E, ChatGPT e Sora come partner di pensiero". Un mix che riflette perfettamente l'essenza del nuovo marchio: innovativo, ma con un cuore profondamente umano. #openai

ℹ Adam Mosseri ammette lo shadow banning su Instagram: “Abbiamo tutto l’interesse a mostrare i contenuti, ma alcune volte operiamo delle limitazioni”. Adam Mosseri, CEO di Instagram, ha finalmente affrontato uno dei temi più discussi (e temuti) dai creator: lo shadow banning. Nel quarto video della sua serie dedicata a spiegare come funziona la classifica dei contenuti sulla piattaforma, Mosseri ha voluto chiarire cosa c'è dietro il misterioso calo di visibilità che molti utenti attribuiscono a "manovre nascoste" di Instagram. "Generalmente le persone usano il termine shadow banning per indicare che qualcosa, dietro le quinte, sta danneggiando la loro portata", ha spiegato Mosseri. Tuttavia, il CEO ci tiene a precisare che Instagram ha tutto l'interesse a collegare i contenuti con il maggior numero di persone interessate. In altre parole, il successo dei creator è anche il successo della piattaforma. Ma allora perché i contenuti a volte spariscono dai radar? Mosseri ha ammesso che ci sono casi in cui la copertura viene limitata, soprattutto quando si tratta di contenuti mostrati a persone che non seguono quell'account. "Abbiamo più responsabilità quando mostriamo contenuti di account che le persone non seguono", ha sottolineato. Questo significa che Instagram applica filtri più severi quando raccomanda contenuti a un pubblico nuovo, per garantire qualità e sicurezza. Ecco i consigli di Mosseri per evitare lo shadow ban: – Controlla lo stato del tuo account per assicurarti che sia in regola e non ci siano violazioni. – Analizza gli insight e concentrati su cosa funziona davvero con il tuo pubblico. – Rivedi le linee guida sui contenuti consigliati per capire se stai seguendo le regole della piattaforma. – Sperimenta nuove idee: se un formato non funziona più, è il momento di innovare! Cose già sentite? Be', sì. Ma tanto vale adeguarsi per non rischiare che i contenuti vengano oscurati. #instagram

🦸 Totti, Del Piero e… Capitan America. La Marvel fa lo spot del nuovo film dentro lo Stadio Olimpico, giocando sul ruolo di “Capitano”. Ci sono gli spot e poi ci sono GLI spot. E l’ultimo partorito dalla Marvel, per annunciare la prossima uscita di Captain America: Brave New World, appartiene decisamente alla seconda categoria. Lo spot è girato a Roma e si apre su una scena divenuta ormai cult: Totti e Del Piero al bar (scena che rievoca le famose barzellette di alcuni anni fa, quando i due erano compagni di nazionale). Nello spot, i due stanno parlando, quando, a un certo punto, alla televisione parte la diretta di una giornalista che, davanti allo Stadio Olimpico, dice: “Il capitano ancora non si è presentato”. A questo punto, entrambi gli ex numeri 10, come richiamati all’ordine, scattano in piedi, innescando una gara che li porta a entrare nello Stadio. Ed è proprio qui, a centrocampo, che il “vero” Capitano si palesa: Anthony Mackie, l’attore che interpreterà Capitan America nella programmazione Marvel a venire. Il malinteso è sciolto, ma non l’hype per la prossima uscita del film, sostenuta, in Italia, anche da tutti gli esilaranti fuori onda dei due ex capitani che stanno spopolando sui social. #marvel #captainamerica

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“Content is King”: nuova mini-newsletter sulla Instagram content strategy Prendendo ispirazione dalla celebre frase di Bill Gates, abbiamo realizzato una rubrica utile se volete imparare la strategia per creare contenuti Instagram. Partirà il 13 febbraio e, in tre appuntamenti settimanali, parleremo di: 1⃣ reel soporiferi (e come svegliarli); 2⃣ caroselli acchiappa-like; 3⃣ storie da engagement folle. Se non volete perdervi questa rubrica, buttate un occhio alla casella mail! E, se non l’avete già fatto, iscrivetevi alla newsletter Digital flow 👇🏻 digitalflow.it/iscrizione-newsletter

Mentre attendiamo nuovi sviluppi, noi ci sentiamo per la prossima news spiccia🫡

🤔 Voi che ne pensate?
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🚀 News spiccia in arrivooo! La modifica della griglia del profilo Instagram sta per arrivare... Avete seguito anche voi con ansia e angoscia tutte le novità annunciate da Mister Mosseri? Avete presente quella nuova funzionalità che dà la possibilità di modificare l’ordine dei post nella griglia del profilo, cioè quella che con un semplice drag & drop, ci permette di riorganizzare e spostare i nostri post, senza doverli eliminare o ripubblicare? Bene, questa nuova funzione è in fase di test e dovrebbe diventare operativa a breve. Un piccolo cambiamento? Forse. Ma per chi guarda a Instagram con un occhio logico e strategico, potrebbe essere una svolta.

🤔 Quale notizia ti ha incuriosito di più?
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👴🏻 Facebook prova a tornare trendy. Zuckerberg: “Vogliamo far tornare Facebook come agli inizi per attrarre i più giovani”. Periodicamente, i capi delle Big Tech indicono delle conference call durante le quali fanno i più disparati annunci. Sono eventi interessanti, perché, di solito, danno informazioni importanti sulla direzione che queste aziende prenderanno nell’arco dei prossimi mesi o anni. Nell’ultima, Mark Zuckerberg ha lanciato un’anticipazione che ha – quantomeno – lasciato un po' perplessi: il ritorno al “Facebook originario", ovvero una versione più vicina all’esperienza primordiale del social network. Anche se i dettagli sono ancora pochi, il messaggio è chiaro: Meta ha bisogno di attrarre di nuovo gli utenti più giovani per garantire il futuro della piattaforma. Negli ultimi anni, Facebook ha visto un drastico calo di interesse tra la Generazione Z. Secondo uno studio di eMarketer, i giovani tra i 18 e i 24 anni passano il doppio del tempo su TikTok rispetto a Facebook, mentre un sondaggio del Pew Research Center mostra che l’uso di Facebook tra gli adolescenti statunitensi è crollato dal 71% nel 2014 al 33% nel 2024. Il problema è che Meta aveva già provato, in passato, a riconquistare i giovani, ma senza successo. Nel 2020 aveva lanciato "Campus", una sezione di Facebook riservata agli studenti universitari, che è stata chiusa dopo appena un anno e mezzo. Anche il tentativo di attirare nuovi utenti con servizi come gli incontri online non ha dato i risultati sperati. Oggi, la competizione è ancora più feroce. La Generazione Z si sta spostando su piattaforme più decentralizzate come Mastodon e Bluesky, che permettono agli utenti di avere maggiore controllo sui propri dati e connessioni. Inoltre, durante il recente (e temporaneo) ban di TikTok negli Stati Uniti, molti giovani hanno preferito scaricare RedNote, un’altra app cinese simile a TikTok, piuttosto che tornare a Meta. Insomma, sarà un tentativo che Facebook farà nei prossimi mesi, ma l’intuito suggerisce che sarà un altro buco nell’acqua. #facebook

🐋 DeepSeek: dei ricercatori hanno trovato un database aperto pieno di dati degli utenti. Gli enti della privacy di tutto il mondo sono già al lavoro e, intanto, l’app non è più scaricabile in Italia. L’ascesa fulminante di un’azienda giovanissima; del resto, non poteva filare tutto liscio… E infatti, ecco la prima gatta da pelare. Alcuni ricercatori, hanno rinvenuto un database di DeepSeek pieno di informazioni sensibili degli utenti, accessibile liberamente sul web. Nei file esposti, erano presenti log di sistema, cronologie delle interazioni con il chatbot e addirittura i token di autenticazione delle API, informazioni che avrebbero potuto consentire a chiunque di accedere ai sistemi dell’azienda e manipolarli. Il tutto, senza bisogno di particolari competenze o di operazioni complesse: il database era rintracciabile con una semplice ricerca. Un errore tecnico? Forse, ma uno di quelli difficili da giustificare. Gli stessi ricercatori, nel loro rapporto, definiscono la situazione "drammatica" e sottolineano come un servizio che raccoglie e gestisce così tanti dati sensibili non possa permettersi falle del genere. Lo scandalo DeepSeek non è passato inosservato alle autorità di regolamentazione. Il Garante della Privacy italiano ha già inviato una richiesta di chiarimenti all’azienda, chiedendo spiegazioni sull’origine dei dati utilizzati per l’addestramento del modello e sulla possibilità che tra questi ci siano informazioni personali. La risposta di DeepSeek? Le aziende hanno affermato di non operare in Italia e di non essere soggette al GDPR, una tesi che l'Autorità ha giudicato inammissibile e con un risultato immediato: in Italia, l’app non è più scaricabile, segno che la questione è tutt’altro che chiusa. E non è solo una questione europea. Anche negli Stati Uniti, la Marina militare ha messo in guardia il proprio personale, invitandolo a non utilizzare l’app per possibili rischi legati alla sicurezza nazionale. #deepseek

ℹ Instagram ha introdotto il “View Rate”, una nuova metrica che ti aiuta con le performance dei reel, segnalandoti chi guarda il video oltre i primi 3”. Instagram ha appena rilasciato nuove metriche per permetterti di capire se i tuoi reel stanno catturando davvero l’attenzione del pubblico. L’obiettivo? Aiutarti a creare contenuti che mantengano gli utenti incollati allo schermo. Ora potrai vedere: – il View Rate, ovvero la percentuale di persone che guardano oltre i primi tre secondi del tuo video. Se il numero è basso, significa che devi lavorare sull’impatto iniziale del contenuto; – le visualizzazioni follower/non follower, che ti mostrano se il tuo video sta funzionando meglio tra i tuoi seguaci o tra chi non ti segue ancora. Questo può darti spunti preziosi su cosa attrae nuovi utenti; – i suggerimenti sulle prestazioni, una sorta di report rapido che mette a confronto i tuoi reel e ti dice quali funzionano meglio. Perché questi aggiornamenti tutti sul tema delle views? Perché il tempo di visualizzazione è – attualmente – il fattore principale che determina la portata dei tuoi contenuti. Più a lungo gli utenti restano sul tuo video, più Instagram lo spingerà nella sezione Esplora e nei feed. Tradotto: se vuoi più visibilità, devi creare contenuti capaci di trattenere l’attenzione (ma va!?). E con queste nuove metriche, hai finalmente i dati giusti per capire come farlo. #instagram

👟 Per il 40° anniversario del lancio, tornano le Air Jordan 1 con una campagna phygital che richiama la storia “bannata” delle iconiche Nike. Quarant’anni fa, la Air Jordan 1 fece il suo ingresso nel mondo del basket e della cultura pop, cambiando per sempre le regole del gioco. La storia è ormai leggenda: disegnata per Michael Jordan, la AJ1 nella colorazione Bred (nera e rossa) sfidava apertamente le regole dell’NBA, che imponevano scarpe con una maggiore percentuale di bianco. Nike decise di pagare la multa per ogni partita pur di non rinunciare all’esposizione mediatica, trasformando così la scarpa in un’icona culturale. Oggi, per celebrare questo anniversario iconico, Jordan Brand riporta in scena la leggendaria AJ1 “Banned”. In che modo? Jordan Brand ha deciso di giocare con il concetto di “banned” anche nella campagna per il 40° anniversario. Tutto è iniziato con un criptico video su Instagram a dicembre, ma poi il brand ha alzato il livello: i profili social sono stati prima oscurati e poi completamente scomparsi, mentre sul sito di Nike molte immagini delle Jordan risultano “bannate”. E non finisce qui: persino la statua di Michael Jordan davanti allo United Center di Chicago è stata coinvolta, con le sue Jordan coperte in segno di “censura”. Un’operazione che, tra mistero e nostalgia, ha generato un hype incredibile. Per rafforzare lo storytelling, Nike ha anche creato a tavolino una sorta di “burocrate Nike” (il signor Lawrance), che ha multato i dipendenti dell’azienda che indossavano le iconiche skeaker (i video sono andati virali sul web). La Air Jordan 1 High ’85 ‘Bred’ sarà disponibile dal 7 febbraio in soli 23 rivenditori selezionati (21 negli USA e 2 in Canada) al prezzo di 250 dollari. Per il resto del mondo, l’appuntamento è fissato per il 14 febbraio su SNKRS App, dove sarà disponibile in edizione limitata insieme a contenuti esclusivi sulla sua storia, come l’episodio speciale di Behind the Design. #nike

📳 Whatsapp sta per introdurre la terza spunta blu? Sei una di quelle persone che catalogano le informazioni confidenziali in chilometri e chilometri di screenshot? Bene, sappi che la tua bella abitudine non rimarrà più privata: WhatsApp, infatti, potrebbe introdurre la terza spunta blu. Dopo le classiche spunte (una per il messaggio inviato, due per il messaggio consegnato e blu quando letto), ora potrebbe arrivare un ulteriore livello di notifica che potrebbe cambiare il nostro rapporto con la privacy nelle chat. Questa funzione punterebbe a rendere le conversazioni più sicure, permettendo agli utenti di avere maggiore controllo sulle proprie informazioni. Se da un lato questa novità potrebbe far sentire molti più tutelati, dall’altro potrebbe risultare scomoda per chi era abituato a catturare schermate senza lasciare tracce. Quando sarà disponibile? Diverse fonti autorevoli confermano la notizia, anche se attualmente non ci sono ancora riscontri ufficiali, situazione possibile quando una funzione è in fase di test. Dunque, non c’è ancora una data ufficiale per il rilascio. #whatsapp

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Lavorare come Social Media Marketer: su quali skill puntare? 🤔 Ciao, ragazzi, oggi sul blog abbiamo pubblicato un articolo in parliamo della figura del Social Media Marketer e delle competenze necessarie (sia tecniche che personali) per ricoprire uno dei ruoli più richiesti nel digital marketing. Scoprirete: 🔹le hard skills fondamentali, come la creazione di contenuti e l’analisi dei dati; 🔹le soft skills che fanno davvero la differenza, come il time management e il problem solving; 🔹un consiglio per superare la sindrome dell’impostore, che tanti di noi sentono quando iniziano a lavorare in questo settore. Curiosi? Correte a leggere l’articolo completo sul nostro blog: https://digitalflow.it/lavorare-come-social-media-marketer/ Buona lettura! 🤓

E mentre attendiamo nuovi aggiornamenti, noi ci sentiamo per la prossima news spiccia🫡