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🍫 In UK, hanno ritirato il Toblerone fondente: “I gusti cambiano”. Sui social rimbalza la notizia e gli appassionati fanno scorte svuotando i supermercati. Il Toblerone fondente va ufficialmente in pensione nel Regno Unito! Mondelēz, il colosso statunitense proprietario del celebre marchio, ha annunciato la fine delle vendite della versione dark della famosa barretta piramidale, motivando la scelta con un semplice (ma pesante) “i gusti cambiano”. L'annuncio è arrivato proprio a ridosso del weekend di Pasqua — tempismo perfetto per scatenare il panico da acquisti compulsivi! E infatti, complice il passaparola virale sui social, tantissimi consumatori si sono lanciati nella missione “salva la tua ultima barretta”, svuotando in pochissimo tempo gli scaffali dei principali rivenditori fisici e online. I social hanno avuto un ruolo chiave: l’effetto FOMO (Fear Of Missing Out) ha colpito ancora, trasformando un addio dolceamaro in una vera caccia al tesoro! Il Toblerone fondente era un'icona sugli scaffali britannici da circa 60 anni, simbolo di un gusto più classico, quello del cioccolato scuro con miele e mandorle. Ma i tempi cambiano, e con loro anche i palati: oggi si preferiscono consistenze più cremose e sapori innovativi, come dimostra il successo globale del Dubai Chocolate al pistacchio. #toblerone

🦾 Ziff Davis (proprietaria di IGN e Digital Fundry) fa causa a OpenAI per violazione dei diritti d’autore. Ormai è una notizia quasi all’ordine del giorno, ma fa comunque notizia… Un altro gigante dell’editoria digitale ha deciso di scendere in campo contro OpenAI. Stiamo parlando di Ziff Davis, colosso che controlla nomi come IGN, Eurogamer, CNET, PCMag, SpeedTest e Mashable, solo per citarne alcuni. L’azienda ha infatti depositato una denuncia da ben 62 pagine presso il tribunale del Delaware, accusando OpenAI di aver utilizzato illecitamente i suoi contenuti per addestrare ChatGPT. La questione è serissima. Ziff Davis parla apertamente di "violazione deliberata dei diritti d'autore", affermando che OpenAI avrebbe "intenzionalmente e inarrestabilmente riprodotto copie esatte e creato derivazioni" dei suoi articoli. La richiesta danni è da capogiro, si parla di "almeno svariate centinaia di milioni di dollari" a titolo di risarcimento. Questa causa si inserisce in un quadro sempre più complesso: Ziff Davis non è sola. Prima di lei si erano già mossi colossi come il New York Times e News Corp (editore del Wall Street Journal). Si sta formando un fronte compatto di editori che vogliono difendere la propria proprietà intellettuale in un’epoca in cui l'intelligenza artificiale sembra correre molto più veloce delle regole. OpenAI, ovviamente, non sta a guardare: tramite un portavoce, la società di Sam Altman ha dichiarato che l’uso dei contenuti rientra nel fair use, una clausola del diritto statunitense che, in determinate condizioni, permette l’utilizzo di opere protette senza autorizzazione. E ha cercato di spostare il discorso sui benefici sociali portati dall’IA, parlando di come ChatGPT "aiuti la creatività umana, la ricerca scientifica e migliori la vita di milioni di persone". Ma il nocciolo della questione è un altro: chi controlla i dati con cui vengono addestrate le intelligenze artificiali? Ad oggi, le aziende tech hanno approfittato della mancanza di regolamentazioni chiare per utilizzare enormi quantità di contenuti senza chiedere il permesso ai creatori originali. L'esito di queste cause sarà decisivo per tutto il settore. Se i giudici dovessero dare ragione agli editori, le aziende IA potrebbero dover cambiare radicalmente le proprie pratiche di raccolta dati, rallentando di fatto lo sviluppo della tecnologia ma garantendo anche una maggiore equità e riconoscimento del valore dei contenuti. #openai

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Digital News versione PRO: vi interesserebbe?
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Communityyyyyy☀️, breve incursione nella vostra giornata per chiedervi un parere flash su una cosa su cui stavamo ragionando: siccome Digital News è uno dei nostri format più apprezzati, sarebbe un'idea malvagia proporvi una versione PRO? Si tratterebbe di dare ancora più valore ad un prezzo simbolico (2-5 euro al mese), magari attraverso rassegna stampa sintetica giornaliera, news sul momento e approfondimenti di settore (giusto qualche esempio per rendervi l'idea) Parere sincero, vi interesserebbe? (rispondete al prossimo sondaggio😌👇)

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⚖️ Google condannata per monopolio: favoriva la propria piattaforma pubblicitaria danneggiando la concorrenza. Google ha appena perso una causa storica con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che ha dimostrato – con tanto di prove – che l’azienda ha mantenuto un monopolio scorretto nel settore della tecnologia pubblicitaria. E parliamo di un settore che vale miliardi di dollari. La giudice Leonie Brinkema è stata chiara: per oltre 10 anni, Google ha utilizzato strategie anticoncorrenziali per controllare due mercati chiave — quello dei server pubblicitari per editori e quello degli ad exchange — danneggiando editori, inserzionisti e utenti. Una rete di contratti e integrazioni tecnologiche che ha creato un vero e proprio ecosistema chiuso, in cui Google detta le regole. Il risultato? Pochissima concorrenza e tanti, tantissimi soldi incassati da Google, ovviamente a spese di tutti gli altri player. Google, dal canto suo, non ci sta. Ha annunciato che farà ricorso e continua a sostenere che i suoi strumenti sono semplicemente più efficaci e apprezzati dagli editori. Ma non si tratta dell’unico processo aperto… A breve, si riapre anche il fronte del monopolio nella ricerca, dove il governo ha proposto addirittura di smembrare Google, separando il motore di ricerca da Chrome. Insomma, aria tesa in casa Alphabet. E la sensazione è che siamo solo all’inizio di un lungo effetto domino. #google

🚄 Pantone X Intercity: i nuovi treni ibridi si rifanno il look col colore “InterCity Blue”, tonalità che richiama mare e cielo. Nel 2024, è partita la campagna di ammodernamento degli InterCity, i treni ibridi, a tripla alimentazione (elettrica, diesel e batteria, con una riduzione dell’83% di emissioni) che, in questa prima fase, collegheranno Calabria, Basilicata e Puglia. Forse è proprio perché queste tre regioni affacciano sul mare che il nuovo look dei mezzi di Trenitalia ha deciso di sposare il blu. In collaborazione con Pantone Color Institute, InterCity si veste di una tonalità che, per l’occasione, prende il nome di InterCity Blue. Un colore che omaggia il cielo e il mare italiani, ma che rappresenta anche i valori del brand: - comfort; - accessibilità; - sostenibilità; - bellezza. In più, nuovi naming per i livelli di servizio: "Plus" e "Easy" per l’Intercity classico, e "Easy", "Comfort", "Relax", "Superior" per i viaggi notturni. Molto più intuitivi e allineati alle aspettative di un pubblico moderno e consapevole. #intercity

🇺🇸 L’Antitrust USA accusa Meta: “Avete acquistato Instagram e Whatsapp per eliminare la concorrenza”. Zuck rischia di perdere entrambe le piattaforme. Ok, la presenza di Meta e Zuckerberg a udienze e processi è (ormai) quasi una costante, ma in questo caso non si tratta di una multa saldabile lanciando sul tavolo qualche milioncino. Meta è ufficialmente sotto accusa, e la posta in gioco è enorme. Parliamo del futuro di Instagram e WhatsApp, due dei pilastri dell’impero di Zuckerberg. La Federal Trade Commission ha deciso di portare Meta davanti a un giudice federale per contestare la legittimità delle acquisizioni di Instagram (2012) e WhatsApp (2014). Secondo il governo USA, quelle acquisizioni non sarebbero state una semplice mossa di business, ma un piano ben preciso per eliminare potenziali concorrenti prima che potessero diventare una minaccia. In parole povere, avrebbe acquistato Instagram e WhatsApp per togliere di mezzo futuri rivali. Ora, cosa rischia Meta? Lo smembramento dell’azienda. Proprio così. In uno scenario estremo, Meta potrebbe dover separarsi dalle sue piattaforme più redditizie e strategiche. Zuckerberg si è già mosso in anticipo, rafforzando i legami con l’amministrazione Trump, partecipando all’inaugurazione presidenziale e promettendo collaborazione col tycoon. Un tentativo nemmeno troppo velato di mettere fine alla causa prima ancora che inizi. Ma il processo, il 14 aprile, è partito lo stesso. E durerà circa due mesi. In questa prima fase, il giudice dovrà stabilire se Meta ha effettivamente violato le leggi antitrust. Se la risposta sarà sì, si aprirà un secondo processo per valutare le possibili sanzioni (tra cui, appunto, la separazione forzata delle piattaforme). Meta si difende, sostenendo che le sue piattaforme sono cresciute nel pieno della concorrenza con TikTok, YouTube, X, iMessage e compagnia bella. Insomma, questa causa potrebbe riscrivere le regole del gioco. E cambiare per sempre l’equilibrio del mondo social come lo conosciamo. Noi resteremo sintonizzati… #meta

🇨🇳 La Cina sta usando TikTok per smascherare i costi folli dei brand del lusso europei. È una ritorsione ai dazi e alla guerra commerciale. Sembra la trama di una serie Netflix, e invece è tutto vero. Negli ultimi giorni, su TikTok si è scatenata una campagna virale senza precedenti: centinaia di video in cui presunti imprenditori cinesi raccontano di produrre per i grandi brand del lusso occidentale, svelando i retroscena della supply chain della moda. Obiettivo? Smontare il mito del "Made in Italy" (o "Made in France", o di altri) e spingere le persone ad acquistare direttamente dai produttori cinesi. Con una retorica ben precisa: "perché pagare migliaia di euro per una borsa prodotta in Cina, se possiamo vendertela noi a un prezzo 30 volte inferiore?". E no, non si tratta di casi isolati o di una class action più o meno sviluppata; alcuni analisti, parlano di una vera e propria operazione di marketing patriottica, scatenata in risposta alla guerra commerciale tra USA e Cina (che, evidentemente, coinvolge l’Occidente tutto). Alcuni video sono così aggressivi che rasentano la diffamazione: si parla di "truffa del lusso", di prodotti realizzati in Cina e poi etichettati come europei. E mentre i creatori di questi contenuti disintegrano la reputazione delle maison, allo stesso tempo offrono repliche a basso costo, senza nemmeno sforzarsi di farle passare per originali. Questa mossa dimostra che la Cina è consapevole della propria forza industriale. Talmente consapevole da permettersi di rischiare di alienarsi i mercati occidentali pur di fare una dichiarazione forte: "Senza di noi, non producete nulla." Un nuovo tipo di guerra fredda – culturale, commerciale e digitale – è appena cominciato. E TikTok è uno dei campi di battaglia. #cina

🦾 Dire “per favore” e “grazie” a ChatGPT costa a OpenAI milioni in elettricità. Se anche tu usi di frequente l’IA, ti sarà capitato – almeno una volta – di avere qualche dubbio su come porti e a quale grado di educazione ricorrere. Ringraziare? Chiedere le cose con cortesia? Oppure digitare prompt così freddi e sbrigativi che farebbero spazientire qualsiasi essere umano? Ed ecco che un utente, su X, si è chiesto quanta energia viene consumata ogni giorno solo per elaborare le formule di cortesia rivolte ai chatbot. A questa domanda ha risposto nientemeno che Sam Altman, CEO di OpenAI, stimando che le interazioni educate con ChatGPT costano all’azienda decine di milioni di dollari. E no, non è una battuta: più parole = più server in funzione = più energia consumata. Cosa che, ovviamente, non incide solo sul portafogli aziendale, ma anche sulle emissioni e, in definitiva, sul consumo di risorse naturali. Altman ha comunque sdrammatizzato dicendo che sono soldi ben spesi, perché “non si sa mai”: se un giorno le IA dovessero prendere coscienza di sé, meglio essersi comportati bene. Ma al di là della battuta, la questione apre una questione interessante e molto rilevante; oltre all'impatto sull'ambiente, alcuni utenti hanno fatto notare che la cortesia non è solo una questione di etichetta, ma può migliorare significativamente la qualità delle risposte. Prompt più strutturati e formulati in modo gentile funzionano meglio, perché aiutano l’IA a interpretare meglio il contesto. Insomma, essere educati con ChatGPT ha un prezzo, ma anche un beneficio. Resta solo da capire se vogliamo pagarlo in bolletta… o in karma. #chatgpt

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🐰 30% di sconto su TUTTI i nostri corsi! Il periodo di Pasqua è perfetto per introdurre il tema della resurrezione. A essere morti sono i vostri profili social, che hanno una comunicazione rimasta ai tempi di Pedro e la cipolla, e che non riescono a dare segni vitali neanche con una sponsorizzata. In quanto morti, però, i vostri profili hanno la fortuna di poter resuscitare. Come? Dal 16 al 23 aprile, tutti i nostri corsi sono in sconto del 30%. Vi basta accedere a questa pagina, scegliere quello che preferisci e aggiungere il codice sconto RISORGI30 durante il checkout. E ricordate: non c'è un momento dell’anno migliore per resuscitare. Ci vediamo a lezione, il team di Digital flow

News sulle digital news 👀 Lo sappiamo, il lunedì è il giorno sacro delle Digital News… ma stavolta il lunedì è sacro davvero. È Pasquetta. E tra grigliate e colombe e uova di Pasqua avanzate, abbiamo deciso di posticipare il recap settimanale di 24 ore. Quindi niente panico: le Digital News arriveranno martedì, più succose e affumicate che mai!

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👎🏻 Facebook sta testando (finalmente) il pulsante “Dislike”. Signor e signori, è successo. Quel pulsante che sembrava una leggenda metropolitana, una battuta da meme, una richiesta ignorata per anni, adesso, esiste davvero: il “Non mi piace” è in fase di test su Facebook. Il nuovo “dislike” non è pubblico, non appare tra le reazioni e, quindi, non genera flame nei commenti. È un feedback privato, una freccia verso il basso nascosta accanto ai commenti, pensata per insegnare all’algoritmo cosa non vuoi più vedere. L’obiettivo? Ridurre il rumore, abbassare il tono della sezione commenti (che si trasforma troppo spesso in una piazza di rissa virtuale), moderare senza litigare. Meta lo chiama “dislike”, ma in realtà è una leva per la personalizzazione: non esprimi un disaccordo pubblico, ma addestri il tuo feed. È giusto? È sbagliato? È utile? È sicuramente il segnale di una cosa: stiamo passando da social “visibili” a social silenziosi, in cui il nostro comportamento conta più delle nostre parole. E a pensarci bene… forse era ora. #facebook

📵 Heineken ha inventato una cover che ti ribalta il telefono quando dici “cheers”. È pensata per preservare i momenti conviviali dalle distrazioni social. Heineken ha appena lanciato (nel vero senso della parola) The Flipper, un prototipo di custodia per smartphone che si ribalta da solo quando sente dire “cheers” (brindisi in inglese). L’idea nasce da una collaborazione con l’inventrice e creator Simone Giertz: dentro la cover c’è un braccio robotico collegato a un sistema IA che riconosce la parola “cheers” e, appena la sente, rovescia lo smartphone con un colpo secco. Risultato? Niente più notifiche, scrollate infinite o occhiate rapide a Instagram mentre sei con gli amici. L’obiettivo è chiarissimo: combattere il phubbing — quel brutto vizio di ignorare chi ci sta davanti per restare incollati allo schermo. E i numeri sono seri: quasi il 50% degli adulti ammette di fare phubbing anche durante momenti sociali, secondo uno studio della National Library of Medicine. Come detto, si tratta di un prototipo e che, quindi, non è stato ancora commercializzato. In attesa di vederlo negli store, ne cogliamo la geniale provocazione. #heineken

📹 YouTube ti fa creare musica originale con l’IA: gratis (per i creator), personalizzabile e royalty-free. Una notizia che farà felici i creator. YouTube sta rilasciando un nuovo strumento di intelligenza artificiale per generare musica originale, gratis e pronta all’uso per i video. La novità arriva all’interno di Creator Music, il marketplace musicale lanciato nel 2023, e si presenta sotto forma di una nuova scheda chiamata Assistente musicale. Come funziona? Scrivi il tipo di musica che ti serve — strumenti, mood, tipo di video — e l’IA te la compone su misura. Tu non devi fare altro che scaricarla e usarla nel tuo contenuto, senza pensieri di copyright. I punti forti: – è totalmente gratuita per i creator nel programma partner (al momento solo negli USA); – le tracce sono royalty-free; – puoi personalizzare l’atmosfera sonora dei tuoi video con pochi clic. E non finisce qui: questo aggiornamento rientra in un percorso già avviato da YouTube con “Dream Track”, lo strumento IA capace di generare tracce nello stile di artisti famosi. Una mossa forte che mette ancora più pressione su piattaforme concorrenti come TikTok, dove il sound è tutto ma la personalizzazione è (ancora) limitata. #youtube