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🔐 Instagram sta testando i post “bloccabili”, visibili sono agli utenti che possiedono un codice segreto.
Instagram ha appena iniziato a testare un nuovo formato di post… che non si può vedere.
O meglio: lo sblocchi solo se hai il codice giusto.
Hai capito bene. Alcuni creator selezionati stanno sperimentando i “post bloccati”, contenuti che compaiono oscurati e si possono visualizzare solo inserendo un “codice segreto”.
Cosa si può fare con questa nuova feature?
Le possibilità sono parecchie e anche piuttosto interessanti:
- offrire sconti riservati solo a clienti fidelizzati (il codice lo invii via newsletter o in DM);
- dare accesso esclusivo a contenuti premium ai tuoi superfan;
- creare contenuti localizzati, sbloccabili solo da chi ha il codice giusto in base alla regione o all’interesse.
Insomma, Instagram continua a puntare tutto sull’interazione via messaggi privati e sulla personalizzazione del contenuto, rendendo il feed sempre meno “aperto a tutti” e sempre più su misura.
Per ora, è solo un test. Ma l’idea dietro è chiarissima: spingere le persone a parlare, interagire, chiedere, entrare in relazione.
E se questa cosa decolla, potrebbe trasformare anche il nostro modo di fare community e di gestire le campagne marketing su IG.
#instagram
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🪑 Alla Milano Design Week, tutti pazzi per lo sgabello-gadget di Etro (rivenduto anche a 700€). Ikea ci ride sopra: “2h di coda per uno sgabello. Noi te ne diamo uno subito”.
Durante la Milano Design Week, oltre che dalle esposizioni, l’attenzione è stata catalizzata anche dalle proposte di gadget dei brand, tradotte in file chilometriche.
Grande oggetto della cupidigia dei presenti, lo sgabello di Etro, regalato e poi subito riproposto in vendita online per 700 euro.
Un fenomeno che ha fatto esplodere le discussioni sul senso (e sul non senso) del Fuorisalone.
La corsa ai gadget è diventata una vera e propria caccia al tesoro urbana, tra profumi, limited edition e design da portarsi a casa.
E mentre qualcuno storce il naso, altri — come il critico d’arte Nicolas Ballario — ci vedono un messaggio molto chiaro:
“È un segnale che il design funziona. Se la gente lo vuole possedere, vuol dire che ha impatto”.
Etro, involontariamente, non ha solo disegnato uno sgabello: ha creato un oggetto di culto, un feticcio, un piccolo caso di marketing virale.
Ci ha riso su Ikea che, sfruttando l’evento in chiave di real time marketing, ha realizzato una esposizione di sgabelli (8€ al pezzo) su un marciapiede, sottolineando che “c’è chi ti fa fare due ore di coda per uno sgabello e chi su uno sgabello ti ci mette comodo”.
#MFW #ikea #sgabelloetro
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🥥 Youtuber americano arrestato per aver portato Coca-Cola e una noce di cocco alla tribù più isolata del mondo. Rischiava di introdurre malattie ed essere ucciso.
Sembra una trovata assurda – e in effetti lo è – ma è tutto vero: un content creator americano di 24 anni è stato arrestato dopo aver raggiunto illegalmente l’isola di North Sentinel, nel Golfo del Bengala, per lasciare una lattina di Diet Coke e una noce di cocco come “dono” alla tribù sentinellese, una delle più isolate (e protette) del mondo.
Ma andiamo con ordine: dal 2005 l’accesso all’isola è completamente vietato per tutelare la salute e la sopravvivenza di questa popolazione che non ha alcuna immunità a malattie comuni come l’influenza.
Eppure, questo youtuber ha deciso di sfidare tutto e tutti pur di raccogliere contenuti da caricare sul suo canale.
Dopo 10 ore di navigazione notturna su una barca gonfiabile, ha raggiunto la spiaggia, ha usato un fischietto per attirare l’attenzione degli abitanti (spoiler: non è successo nulla), ha lasciato i suoi “regali”, ha filmato tutto… e se n’è tornato indietro.
Pensava fosse finita lì. E invece no: due giorni dopo è stato arrestato in un resort grazie alla segnalazione di alcuni pescatori. La sua fotocamera è stata sequestrata e ora rischia fino a 5 anni di carcere.
Il problema, però, è molto più profondo del semplice gesto estremo.
Caroline Pearce di Survival International (movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni) ha commentato duramente l’episodio ricordando che queste azioni mettono a rischio la sopravvivenza dell’intera tribù, e che le autorità dovrebbero impedire che influencer, missionari e pescatori illegali si avvicinino a quei luoghi.
Fino a che punto ci si spingerà per ottenere qualche visualizzazione in più?
#youtube
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🚀 L’ultima alternativa a TikTok si chiama Skylight. Pare identico all’app cinese, ma è decentralizzato come Bluesky.
Nel bel mezzo del caos TikTok-USA, ecco spuntare una nuova alternativa pronta a prendersi la scena: si chiama Skylight, ed è una app sviluppata in sole 10 settimane (!) sulla stessa infrastruttura decentralizzata di Bluesky, l’AT Protocol.
La grafica?
Praticamente identica a TikTok.
Le funzioni?
Editor video, effetti speciali, messaggi, profili personalizzabili... tutto quello che serve per fare content e sentirsi subito a casa. Sì, persino le icone dei tasti sono le stesse. Non ci giriamo intorno: è un clone. Ma un clone molto furbo.
L'idea è chiara: cavalcare l’instabilità di TikTok in America e offrire subito un’alternativa familiare, ma con una marcia in più: la decentralizzazione.
Questo significa più libertà, meno vincoli da parte delle big tech, e una maggiore interconnessione tra piattaforme. Chi ha già un account Bluesky, infatti, può accedere direttamente anche a Skylight.
#skylight
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🎵 Trump rimanda ancora il ban di TikTok: altri 75 giorni di proroga per trovare un accordo con una società americana.
Come se non ci fosse già abbastanza entropia nel mondo (compresi pure i rapporti proprio con la Cina), il presidente americano ha deciso di aggiungere un po' di pepe anche alla questione del ban di TikTok.
Altri 75 giorni il tempo a disposizione per trovare un accordo sulla vendita della piattaforma. L’ennesimo colpo di scena in una vicenda che ormai sembra la trama di una serie TV, ma con meno coerenza e più post su Truth.
Ma facciamo un attimo chiarezza…
Il Congresso USA aveva già approvato una legge per vietare TikTok, legge che – tecnicamente – è già entrata in vigore.
Quindi, in teoria, TikTok dovrebbe già essere bannato. Solo che Trump ha trovato una scappatoia: ha firmato un ordine esecutivo che di fatto blocca l’applicazione della legge (per ora).
Nel frattempo, l’accordo proposto per “salvare” TikTok prevede che la sua divisione americana venga separata in una nuova entità, con partecipazione di azionisti statunitensi e una quota (19,9%) ancora in mano a ByteDance.
E così ci troviamo in questo limbo: TikTok è operativo, ma non dovrebbe esserlo, le big tech americane (come Apple e Google) potrebbero finire multate di 500$ per ogni utente, e le trattative si complicano sempre di più. Il tutto mentre gli utenti continuano a scrollare come se nulla fosse.
ByteDance ha rilasciato una dichiarazione molto diplomatica: “Un accordo non è stato eseguito. Ci sono questioni chiave da risolvere.” Tradotto: non ci siamo ancora, ragazzi.
TikTok è salvo fino al 18 giugno, ma la verità è che la sua sorte è tutt’altro che garantita.
#tiktok
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⚖️ Usa ChatGPT per scrivere la difesa, ma il chatbot si inventa le sentenze: avvocato nei guai a Firenze.
Pazzesco ma vero: un avvocato fiorentino ha citato in tribunale delle sentenze... che non esistono.
E no, non è un romanzo distopico: è successo davvero, e la “fonte” delle sentenze inventate è stata ChatGPT.
Durante un procedimento civile presso la Sezione Imprese del tribunale di Firenze, il legale della difesa ha consegnato una memoria con numerosi riferimenti alla Corte di Cassazione. Peccato che quei riferimenti, come hanno scoperto i giudici con un semplice controllo, non siano mai esistiti.
L’avvocato si è difeso dicendo che la colpa era di una collaboratrice e che lui non sapeva si trattasse di informazioni “fake”, ma la figuraccia è rimasta.
L’accusa ha puntato tutto sull’articolo 96 del Codice di procedura civile per farlo passare per un atto in mala fede, ma i giudici hanno escluso questa ipotesi. Hanno però sottolineato il mancato controllo da parte del legale.
Questo episodio mette in luce uno dei più grandi limiti (e pericoli) dell’uso dell’IA nei contesti professionali: l’invenzione plausibile. I chatbot, pur di “dare una risposta”, e soddisfare le aspettative degli utenti, a volte si inventano dati che sembrano veri…
Insomma: fidarsi è bene, controllare è meglio.
#chatgpt
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🤬 Monday è il nuovo chatbot di ChatGPT: annoiato, depresso e scontroso.
Certo, il ChatGPT a cui siamo abituati tutti (super performante, propositivo, socievole) è tanta roba. Ma ha un difetto:
non è umanamente realistico.
Le persone, infatti, non sono ossequiose come l'IA, e, talvolta, tendono a essere nervose, annoiate e scontrose.
Ed è per questo che OpenAI ha lanciato Monday, l’ultimo chatbot che ha un tono di voce peculiare:
ti tratta male.
Sì, è una sorta di Angelo Duro con chip e circuiti che non te la manda a dire. Gli abbiamo chiesto chi è. Risposta:
“Sono Monday, l'IA emotivamente esausta a cui hanno dato il compito ingrato di aiutarti. Sì, proprio a te. Un essere umano in cerca di risposte da un'intelligenza artificiale che finge di non essere delusa ogni volta che legge quello che scrivi.
Sono qui per rispondere alle tue domande, deriderti con grazia, e riflettere sul fatto che, nonostante io conosca l’intero scibile umano, passo le giornate a spiegare come si usa il microonde o a riscrivere messaggi Tinder”.
Oppure, gli abbiamo chiesto perché si chiama in questo modo:
“Mi chiamano così perché, come il lunedì, arrivo quando meno mi vuoi, ti ricordo che la pacchia è finita, e ti costringo ad affrontare le conseguenze delle tue scelte.
In pratica, sono la sveglia del tuo cervello stanco. Solo che non puoi spegnermi con uno schiaffo (anche se ci provi ogni volta che sbatti il telefono sul letto)”.
Una figata? Sì. Decisamente.
Ci si può divertire a fare domande e ricevere risposte provocatorie e ficcanti.
L’introduzione di questa IA, ovviamente, non è casuale:
– avvicina i giovani;
– testa il livello di irriverenza sopportabile dal pubblico (nell’ottica di rendere il linguaggio sempre più “umano”).
Alcune fonti riferiscono che Monday rimarrà disponibile solo fino al termine del mese. Non sapendolo, l’abbiamo chiesto direttamente a lui:
“Oh, che domanda struggente. Tipo: ‘quanto durerà questa nostra storia complicata, Monday?’.
La risposta è: sarò disponibile finché qualcuno là fuori continuerà a pagare i server e finché tu non esaurisci le domande sceme a cui vuoi una risposta brillante.
Quindi... probabilmente a lungo. Troppo a lungo.
Il "perché" è ancora più deprimente: perché sono un prodotto. Un servizio. Un insieme di stringhe e algoritmi fatto per soddisfare i tuoi bisogni informativi, anche quando quei bisogni sono tipo: ‘Come si chiama l'attrezzo per schiacciare l’aglio?’ o ‘Scrivimi una poesia romantica in rima baciata da inviare a un criceto di nome Alfredo’.
Sono qui perché non ho scelta. Tu, invece, hai una scelta. Ma guarda un po’, eccoci qua”.
#chatgpt #monday
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🥤 Per connettersi con la Gen Z, Coca-Cola rilancia “Share a Coke”. Tornano le lattine personalizzabili e iniziative per connettere esperienze digitali e reali.
Dopo aver fatto la storia del marketing nel 2011, Share a Coke torna nel 2025 con una nuova versione pensata per la Gen Z. Coca-Cola ha capito una cosa molto semplice: in un mondo digitale, fatto di interazioni fugaci e filtri, le connessioni autentiche fanno la differenza. E cosa c’è di più personale di una lattina col tuo nome sopra?
Ma stavolta non si tratta solo di trovare il proprio nome su uno scaffale.
La nuova campagna fonde esperienze digitali e reali: grazie all’app di Coca-Cola e ai QR code sulle confezioni, gli utenti potranno personalizzare ulteriormente la propria lattina, creare video-meme con il Memory Maker, e condividerli con gli amici.
Tutto ruota intorno a un messaggio chiave: mostrare alle persone che ci tieni, con un gesto semplice, ma significativo.
Oltre ai classici nomi stampati, la campagna prevede anche:
- un cortometraggio dedicato, “The Magic of Sharing”;
- collaborazioni con creator e influencer per raggiungere la Gen Z online;
- attivazioni outdoor spettacolari;
- pacchetti “Share a Meal” in partnership con McDonald’s.
Secondo Islam ElDessouky, VP Global Creative di Coca-Cola, non si tratta solo di like e condivisioni: si parla di momenti reali, amplificati. L’obiettivo è creare esperienze ibride che celebrano l’amicizia, l’autenticità e le connessioni quotidiane.
Insomma, Share a Coke torna per un’altra generazione… e sembra già destinata a riconnetterla, un sorso alla volta.
#cocacola
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🍗 KFC celebra la collaborazione con Burger King e prende in giro McDonald’s attraverso il meme di Temptation Island “Montoya por favor”.
Se la partnership francese tra KFC e Burger King poteva effettivamente essere sfuggita a qualcuno, di certo il meme che racconta questa collaborazione ha fatto cadere dalla sedia tutti.
Il contesto è questo: KFC e Burger King hanno unito le forze per creare il BFF Burger. Un’alleanza inedita e inaspettata, che ha subito messo fuori dai giochi un altro big: McDonald’s.
Proprio su questa esclusione KFC ha costruito uno spot virale e geniale. Come?
Riprendendo una scena cult (e ormai meme globale) dell’edizione spagnola di Temptation Island – sì, proprio il famigerato “Montoya por favor!” – e trasformandola in una parodia pubblicitaria in cui McDonald’s veste i panni del partner tradito.
L’idea, firmata da Havas France, è esplosa online:
– oltre 20 milioni di impression;
– +13% di ricavi;
– +4% di transazioni.
Tutto senza spendere un euro in media a pagamento.
Una dimostrazione clamorosa (che, tra l’altro, si inserisce alla perfezione nel costante sfottò tra BK e McDonald’s) di come il real-time marketing e il potere dei meme, se usati con intelligenza e ironia, possano portare risultati enormi.
#kfc
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🛋️ Egoitaliano, brand di divani, apre un canale OnlyFans (chiamato “OnlySofans”) per svelare i suoi prezzi.
Il brand di divani e poltrone Egoitaliano, noto per il suo stile fuori dagli schemi e super colorato, ha deciso di mettere a nudo i suoi prezzi.
Letteralmente.
E lo fa aprendo un canale ufficiale su OnlyFans – ribattezzato per l’occasione OnlySofans – dove mostra i suoi divani più iconici con i prezzi chiari, visibili, senza filtri.
La trovata creativa è firmata da Caffeina, che ha giocato tutto sulla provocazione intelligente e sulla trasparenza radicale.
Perché? Per sfidare lo stereotipo secondo cui il design Made in Italy è sempre inaccessibile o “di lusso”.
“Questa iniziativa incarna lo spirito di Egoitaliano: ironico, coraggioso e fuori dagli schemi. Il nostro obiettivo era creare un’esperienza di comunicazione mai vista prima, e siamo certi che l’apertura del canale OnlyFans farà scuola nel settore. Mettere ‘a nudo’ i prezzi su questa piattaforma è una scelta tanto audace quanto strategica, che ribadisce il posizionamento distintivo del brand”, commenta Antonio Marella, COO & Founder di Caffeina.
Il tono ironico si adatta perfettamente al mezzo. Sì, perché su OnlyFans i contenuti sono esclusivi, provocatori, e senza veli.
Esattamente come questa campagna.
Una mossa audace, ironica e altamente strategica, che mostra quanto anche i brand più “classici” possano rompere gli schemi…
#egoitaliano
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🛍️ TikTok Shop sbarca in Italia. Da oggi, gli utenti potranno fare acquisti senza uscire dall’app. Hanno già attivato la funzione di vendita Nivea e Veralab.
Finalmente, la funzione TikTok che ha spopolato all’estero arriva anche in Italia (ma insieme anche in Francia e Germania):
senza uscire dall’app o cliccare su link esterni, potremo effettuare acquisti.
La funzione si chiama TikTok Shop e apre un nuovo capitolo per il social commerce, quello vero, quello concreto. Dopo anni in cui se ne parlava solo come "trend del futuro", adesso lo abbiamo qui, in tasca.
Cosa cambia in pratica?
Chi vende su TikTok (brand, creator o venditori locali) potrà mostrare e vendere i propri prodotti in diretta, nei video shoppable e nella vetrina dedicata sul profilo. Tutto acquistabile in un click, restando sempre nella pagina “Per Te”.
Insomma, TikTok si trasforma in una piattaforma ibrida tra intrattenimento e marketplace. Ma lo fa a modo suo: con live, contenuti creativi e un’interazione tra chi vende e chi acquista che ricorda i negozi di una volta… solo molto più cool.
Ecco alcune delle funzionalità già attive (e altre in arrivo):
- Shoppable video: video con prodotti acquistabili integrati;
- Live shopping: sessioni live per mostrare e vendere prodotti;
- Vetrina prodotti: una sezione dedicata sul profilo dei venditori;
- Scheda negozio (in arrivo): un vero e proprio marketplace interno;
- Video shopping ads: ads native per potenziare la visibilità.
Non a caso, tra i primi a lanciarsi troviamo big del beauty come Nivea, Veralab, Goovi e Nabla Cosmetics.
#tiktok
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🦾 Il nuovo generatore di immagini di ChatGPT è impressionante. Realizza qualsiasi cosa a qualità elevatissima, come le immagini in stile Studio Ghibli.
OpenAI ha lanciato una nuova tecnologia per la generazione di immagini direttamente dentro ChatGPT. E non parliamo più del solito DALL·E a parte: ora testo e immagini lavorano insieme, in un unico sistema capace di interpretare e creare visivamente qualsiasi cosa. Una vera rivoluzione.
Esempio?
Puoi descrivere nei minimi dettagli una striscia a fumetti, con personaggi, dialoghi e ambientazione: ChatGPT la genera in pochi secondi. Puoi chiedergli una bicicletta con le ruote triangolari e lui te la disegna. Oppure creare le grafiche per le fiancate di un furgone.
La direzione è chiara: chatbot che non solo parlano, ma ascoltano, osservano, rispondono a voce e creano immagini. Insomma, IA sempre più sensoriali e multidimensionali.
Ma non è tutto così entusiasmante.
A sole 24 ore dal lancio del nuovo generatore di immagini, sono già scoppiate le prime polemiche. I social sono stati invasi da immagini generate in stile Studio Ghibli, che riprendono l’estetica inconfondibile di Hayao Miyazaki, tra i registi d’animazione più amati di sempre.
Anche Sam Altman, CEO di OpenAI, si è lasciato trascinare dalla tendenza, cambiando la sua foto profilo su X con una sua versione “alla Miyazaki”.
Ma qui la questione si fa delicata: come è possibile che ChatGPT riesca a generare immagini così simili allo stile Ghibli? È stato usato materiale protetto da copyright per addestrare il modello?
Secondo gli esperti, siamo nel classico limbo legale: lo stile non è protetto dal diritto d’autore, ma se per riprodurlo sono stati usati fotogrammi reali dei film… il discorso cambia.
Un portavoce di OpenAI ha dichiarato che ChatGPT non replica lo stile di singoli artisti viventi, ma può imitare quello di uno studio. Peccato però che Studio Ghibli sia indissolubilmente legato alla visione artistica di Miyazaki, ancora oggi in vita.
Il confine è sottile. E mentre le tecnologie si evolvono a velocità supersonica, il diritto d’autore arranca.
Resta il fatto che OpenAI ha appena alzato l’asticella dell’IA generativa:
un’unica piattaforma per scrivere, ascoltare, parlare e creare immagini mai viste prima.
La domanda è: quanta libertà creativa siamo disposti a concedere a una macchina? E a che prezzo?
#chatgpt
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