Balkan Route Newsfeed OBTI
Open in Telegram
Canale di informazione sulla Rotta Balcanica, curato da One Bridge to Idomeni Onlus
Show more733
Subscribers
No data24 hours
No data7 days
-230 days
Data loading in progress...
Similar Channels
Tags Cloud
No data
Any problems? Please refresh the page or contact our support manager.
Incoming and Outgoing Mentions
---
---
---
---
---
---
Attracting Subscribers
December '24
December '24
+4
in 0 channels
November '24
+2
in 0 channels
Get PRO
October '24
+2
in 0 channels
Get PRO
September '24
+736
in 0 channels
| Date | Subscriber Growth | Mentions | Channels | |
| 09 December | +1 | |||
| 08 December | 0 | |||
| 07 December | 0 | |||
| 06 December | +2 | |||
| 05 December | 0 | |||
| 04 December | 0 | |||
| 03 December | 0 | |||
| 02 December | 0 | |||
| 01 December | +1 |
Channel Posts
LA POLIZIA POLACCA NON HA MAI SMESSO DI RESPINGERE I MIGRANTI VERSO LA BIELORUSSIA
Altraeconomia di Davide Pignata e Letizia Santhià
Ritorno sul confine militarizzato tre anni dopo la “crisi” che portò a violente e illegali procedure di pushback sommari ed espulsioni collettive da parte dell’allora governo di estrema destra di Varsavia. Anche l’attuale esecutivo “liberal-democratico” si muove nello stesso solco, denuncia il network Grupa Granica così come il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa.
Altreconomia
Cerca
Diritti / Attualità
La polizia polacca non ha mai smesso di respingere i migranti verso la Bielorussia
di Davide Pignata e Letizia Santhià — 10 Ottobre 2024
Un gruppo di giovani donne al di là del confine militarizzato tra Polonia e Bielorussia © Stowarzyszenie Egala
Ritorno sul confine militarizzato tre anni dopo la “crisi” che portò a violente e illegali procedure di pushback sommari ed espulsioni collettive da parte dell’allora governo di estrema destra di Varsavia. Anche l’attuale esecutivo “liberal-democratico” si muove nello stesso solco, denuncia il network Grupa Granica così come il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa
“La polizia polacca non ha mai smesso con i respingimenti verso la Bielorussia. Riceviamo ogni giorno richieste di aiuto da persone che arrivano da Siria, Yemen, Afghanistan, Eritrea, Congo, Camerun e Sudan. Anche chi vuole presentare domanda d’asilo in Polonia rischia di essere respinto”.
Aleksandra Kramer è un’attivista di Grupa Granica, network di organizzazioni a supporto delle persone migranti nell’area di frontiera tra Polonia e Bielorussia. La sua testimonianza ricalca quanto denunciato dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, a seguito di una visita nel Paese lo scorso 16 settembre. “La Polonia deve rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani al confine con la Bielorussia”, le parole di O’Flaherty.
Nonostante l’insediamento del governo liberal-democratico di Donald Tusk nel dicembre 2023 e l’auspicio di una maggior tutela dei diritti di potenziali richiedenti asilo, le pratiche al confine sembrano ripetere proprio quelle violente e illiberali in atto dal 2021, quando a rivendicarle era l’allora governo polacco di estrema destra guidato da Mateusz Morawiecki.
>[ita]La polizia polacca non ha mai smesso di respingere i migranti verso la Bielorussia
| 2 | LA POLIZIA POLACCA NON HA MAI SMESSO DI RESPINGERE I MIGRANTI VERSO LA BIELORUSSIA
Altraeconomia di Davide Pignata e Letizia Santhià
Ritorno sul confine militarizzato tre anni dopo la “crisi” che portò a violente e illegali procedure di pushback sommari ed espulsioni collettive da parte dell’allora governo di estrema destra di Varsavia. Anche l’attuale esecutivo “liberal-democratico” si muove nello stesso solco, denuncia il network Grupa Granica così come il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa.
Altreconomia
Cerca
Diritti / Attualità
La polizia polacca non ha mai smesso di respingere i migranti verso la Bielorussia
di Davide Pignata e Letizia Santhià — 10 Ottobre 2024
Un gruppo di giovani donne al di là del confine militarizzato tra Polonia e Bielorussia © Stowarzyszenie Egala
Ritorno sul confine militarizzato tre anni dopo la “crisi” che portò a violente e illegali procedure di pushback sommari ed espulsioni collettive da parte dell’allora governo di estrema destra di Varsavia. Anche l’attuale esecutivo “liberal-democratico” si muove nello stesso solco, denuncia il network Grupa Granica così come il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa
“La polizia polacca non ha mai smesso con i respingimenti verso la Bielorussia. Riceviamo ogni giorno richieste di aiuto da persone che arrivano da Siria, Yemen, Afghanistan, Eritrea, Congo, Camerun e Sudan. Anche chi vuole presentare domanda d’asilo in Polonia rischia di essere respinto”.
Aleksandra Kramer è un’attivista di Grupa Granica, network di organizzazioni a supporto delle persone migranti nell’area di frontiera tra Polonia e Bielorussia. La sua testimonianza ricalca quanto denunciato dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, a seguito di una visita nel Paese lo scorso 16 settembre. “La Polonia deve rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani al confine con la Bielorussia”, le parole di O’Flaherty.
Nonostante l’insediamento del governo liberal-democratico di Donald Tusk nel dicembre 2023 e l’auspicio di una maggior tutela dei diritti di potenziali richiedenti asilo, le pratiche al confine sembrano ripetere proprio quelle violente e illiberali in atto dal 2021, quando a rivendicarle era l’allora governo polacco di estrema destra guidato da Mateusz Morawiecki.
>[ita]La polizia polacca non ha mai smesso di respingere i migranti verso la Bielorussia | 0 |
| 3 | VITA DI MOUSA DIARRA UCCISO DALLA POLFER, OLTRAGGIATO DA SALVINI
Il Manifesto di Riccardo Bottazzo
In tanti si sono recati ieri sera alla stazione di Verona per ricordare con mazzi di fiori Moussa, il 26enne del Mali ucciso. L’episodio è accaduto domenica di prima mattina. Il giovane, in evidente stato di disturbo psichico, avrebbe tentato di aggredire tre poliziotti della Polfer con un coltello, uno dei quali gli ha esploso contro tre colpi di pistola, uccidendolo. Ma se la dinamica dell’episodio, attualmente al vaglio della magistratura, è ancora da chiarire, la politica non ha perso tempo a cavalcare il fatto. A Verona, l’opposizione di destra si è immediatamente scagliata contro i migranti e le politiche, a loro modo di vedere, troppo permissive della Giunta guidata dal sindaco Damiano Tommasi. Non poteva mancare un intervento a gamba tesa di Matteo Salvini che ha scritto sui social: «Con tutto il rispetto, non ci mancherà. Grazie ai poliziotti per aver fatto il loro dovere».
MA CHI ERA, QUESTO ragazzo del Mali che non mancherà al leader della Lega? Moussa Diarra, questo il suo nome, era fuggito dalla guerra che insanguina il suo Paese. Sognava di lavorare nei campi in Italia, come suo fratello. Sbarcato a Lampedusa nel 2016, dopo aver attraversato l’inferno libico, è stato ingabbiato nel Cas veronese di Costagrande, struttura ora chiusa e tristemente famosa per le condizioni in cui tratteneva i suoi “ospiti”. Qui Moussa aveva avviato la trafila per un permesso di soggiorno umanitario e cercare lavoro. Quando l’hanno rimesso in libertà, soffriva oramai di depressione e di disturbi psichici. Ma fuori del Cas, per Moussa, come per tanti altri, non c’è niente.
>[ita]Vita di Moussa Diarra ucciso dalla Polfer, oltraggiato da Salvini | 0 |
| 4 | VITA DI MOUSA DIARRA UCCISO DALLA POLFER, OLTRAGGIATO DA SALVINI
Il Manifesto di Riccardo Bottazzo
In tanti si sono recati ieri sera alla stazione di Verona per ricordare con mazzi di fiori Moussa, il 26enne del Mali ucciso. L’episodio è accaduto domenica di prima mattina. Il giovane, in evidente stato di disturbo psichico, avrebbe tentato di aggredire tre poliziotti della Polfer con un coltello, uno dei quali gli ha esploso contro tre colpi di pistola, uccidendolo. Ma se la dinamica dell’episodio, attualmente al vaglio della magistratura, è ancora da chiarire, la politica non ha perso tempo a cavalcare il fatto. A Verona, l’opposizione di destra si è immediatamente scagliata contro i migranti e le politiche, a loro modo di vedere, troppo permissive della Giunta guidata dal sindaco Damiano Tommasi. Non poteva mancare un intervento a gamba tesa di Matteo Salvini che ha scritto sui social: «Con tutto il rispetto, non ci mancherà. Grazie ai poliziotti per aver fatto il loro dovere».
MA CHI ERA, QUESTO ragazzo del Mali che non mancherà al leader della Lega? Moussa Diarra, questo il suo nome, era fuggito dalla guerra che insanguina il suo Paese. Sognava di lavorare nei campi in Italia, come suo fratello. Sbarcato a Lampedusa nel 2016, dopo aver attraversato l’inferno libico, è stato ingabbiato nel Cas veronese di Costagrande, struttura ora chiusa e tristemente famosa per le condizioni in cui tratteneva i suoi “ospiti”. Qui Moussa aveva avviato la trafila per un permesso di soggiorno umanitario e cercare lavoro. Quando l’hanno rimesso in libertà, soffriva oramai di depressione e di disturbi psichici. Ma fuori del Cas, per Moussa, come per tanti altri, non c’è niente.
>[ita]Vita di Moussa Diarra ucciso dalla Polfer, oltraggiato da Salvini | 0 |
| 5 | TRIESTE, È ANCORA EMERGENZA UMANITARIA
Altraeconomia di Veronica Rossi
Nei tre mesi successivi alla chiusura della struttura, cioè dal 21 giugno al 20 settembre 2024, le organizzazioni sul campo hanno incontrato nella zona della stazione centrale 5.054 persone, il 43% delle quali sono vulnerabili. Dallo sgombero dell’edificio in rovina chi è in transito si vede costretto a passare la notte all’aperto, mentre ricominciano ad allungarsi i tempi di attesa anche per chi ha già chiesto asilo.
Le notti d’autunno sono fredde a Trieste, spazzate dalla bora. Eppure, moltissime persone sono costrette a dormire per strada: non c’è più un riparo, nemmeno fatiscente, da quando il 21 giugno è stato sgomberato il Silos, l’edificio in rovina dove si accampavano i migranti in transito o in attesa di entrare nel sistema di accoglienza.
Da quel momento a oggi il monitoraggio di Diaconia Valdese e International rescue comittee Italia ha contato 5.054 nuove presenze, una media di 55 al giorno. Che ne è di queste persone?
Il rapporto “Silos vuoto, strade piene” risponde a questa domanda, attraverso i dati raccolti dalle associazioni della rete solidale di Trieste (Comunità di San Martino al Campo, Diaconia Valdese, Donk humanitarian medicine, International rescue comittee, Linea d’ombra, No name kitchen e Consorzio italiano di solidarietà, Ics).
>[ita]Trieste, è ancora emergenza umanitaria | 0 |
| 6 | TRIESTE, È ANCORA EMERGENZA UMANITARIA
Altraeconomia di Veronica Rossi
Nei tre mesi successivi alla chiusura della struttura, cioè dal 21 giugno al 20 settembre 2024, le organizzazioni sul campo hanno incontrato nella zona della stazione centrale 5.054 persone, il 43% delle quali sono vulnerabili. Dallo sgombero dell’edificio in rovina chi è in transito si vede costretto a passare la notte all’aperto, mentre ricominciano ad allungarsi i tempi di attesa anche per chi ha già chiesto asilo.
Le notti d’autunno sono fredde a Trieste, spazzate dalla bora. Eppure, moltissime persone sono costrette a dormire per strada: non c’è più un riparo, nemmeno fatiscente, da quando il 21 giugno è stato sgomberato il Silos, l’edificio in rovina dove si accampavano i migranti in transito o in attesa di entrare nel sistema di accoglienza.
Da quel momento a oggi il monitoraggio di Diaconia Valdese e International rescue comittee Italia ha contato 5.054 nuove presenze, una media di 55 al giorno. Che ne è di queste persone?
Il rapporto “Silos vuoto, strade piene” risponde a questa domanda, attraverso i dati raccolti dalle associazioni della rete solidale di Trieste (Comunità di San Martino al Campo, Diaconia Valdese, Donk humanitarian medicine, International rescue comittee, Linea d’ombra, No name kitchen e Consorzio italiano di solidarietà, Ics).
>[ita]Trieste, è ancora emergenza umanitaria | 0 |
| 7 | DALL'ALBANIA A BARI «IMPAURITI E SOTTO CHOC»
Il Manifesto di Giansandro Merli
L’Odissea dei dodici richiedenti asilo usati come cavie per le deportazioni oltre Adriatico arriva nel Cara del capoluogo pugliese. Il trasferimento con la nave Visalli.«Impauriti e sotto choc». Li ha visti così l’agenzia Ansa i dodici richiedenti asilo, sette nati in Bangladesh e cinque in Egitto, trasferiti ieri dal centro di trattenimento di Gjader, in Albania, alla struttura di accoglienza del Cara di Bari. Dopo la difficile permanenza in Libia condita dalle solite violenze, la traversata del Mediterraneo, l’incomprensibile deportazione in Albania e i tre giorni vissuti tra sbarre e recinzioni costruite dal governo Meloni ne hanno ben ragione. Avranno anche modo, però, di tirare finalmente un sospiro di sollievo. Sono riusciti ad arrivare in Italia, il diniego della domanda di asilo ricevuto in fretta e furia dalla commissione territoriale delocalizzata sarà appellato ed è lecito ritenere che, almeno per alcuni, avrà un esito differente.
LA LORO GIORNATA era iniziata sull’altra sponda del mare. Il risveglio a Gjader e poi il transito dal porto di Shengjin, dove è stato messo in piedi l’hotspot italiano per le procedure accelerate di frontiera. Quelle che secondo il tribunale di Roma, ma anche per le corti di Palermo e Catania, non possono essere applicate ai cittadini che vengono da Bangladesh ed Egitto. Lo stesso vale per la Tunisia. Così ha stabilito a inizio ottobre pure la Corte di giustizia Ue affermando che uno Stato è sicuro in ogni sua parte e per tutti i suoi cittadini oppure non può essere considerato tale.
Dall’Albania a Bari «impauriti e sotto choc» | 0 |
| 8 | DALL'ALBANIA A BARI «IMPAURITI E SOTTO CHOC»
Il Manifesto di Giansandro Merli
L’Odissea dei dodici richiedenti asilo usati come cavie per le deportazioni oltre Adriatico arriva nel Cara del capoluogo pugliese. Il trasferimento con la nave Visalli.«Impauriti e sotto choc». Li ha visti così l’agenzia Ansa i dodici richiedenti asilo, sette nati in Bangladesh e cinque in Egitto, trasferiti ieri dal centro di trattenimento di Gjader, in Albania, alla struttura di accoglienza del Cara di Bari. Dopo la difficile permanenza in Libia condita dalle solite violenze, la traversata del Mediterraneo, l’incomprensibile deportazione in Albania e i tre giorni vissuti tra sbarre e recinzioni costruite dal governo Meloni ne hanno ben ragione. Avranno anche modo, però, di tirare finalmente un sospiro di sollievo. Sono riusciti ad arrivare in Italia, il diniego della domanda di asilo ricevuto in fretta e furia dalla commissione territoriale delocalizzata sarà appellato ed è lecito ritenere che, almeno per alcuni, avrà un esito differente.
LA LORO GIORNATA era iniziata sull’altra sponda del mare. Il risveglio a Gjader e poi il transito dal porto di Shengjin, dove è stato messo in piedi l’hotspot italiano per le procedure accelerate di frontiera. Quelle che secondo il tribunale di Roma, ma anche per le corti di Palermo e Catania, non possono essere applicate ai cittadini che vengono da Bangladesh ed Egitto. Lo stesso vale per la Tunisia. Così ha stabilito a inizio ottobre pure la Corte di giustizia Ue affermando che uno Stato è sicuro in ogni sua parte e per tutti i suoi cittadini oppure non può essere considerato tale.
Dall’Albania a Bari «impauriti e sotto choc» | 0 |
| 9 | NEL DECRETO FLUSSI STRETTA SULLE ONG E PIU' RESPINGIMENTI
Il Manifesto di Marina della Croce
La stretta su migranti e ong è confermata e comprende, tra le altre cose, l’introduzione di una nuova ipotesi di respingimento per quanti vengono salvati in mare, regole più stringenti per navi e aerei umanitari e la possibilità di ispezionare i cellulari dei richiedenti asilo per arrivare alla loro identificazione. Ma anche un allargamento dei casi in cui è previsto il ritiro della domanda di protezione internazionale. Per quanto riguarda invece i lavoratori stranieri che entrano in Italia, oltre a maggiori controlli sui datori di lavoro è stata introdotta la possibilità per un lavoratore stagionale a cui è scaduto il contratto di non essere espulso immediatamente, come avviene oggi, ma di avere un permesso temporaneo della durata di 60 giorni per cercare un nuovo impiego. E garantiti 10 mila ingressi in più per colf e badanti rispetto a quanto previsto dalle quote del decreto flussi.
Dopo lo slittamento della scorsa settimana il consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto flussi.
ONG E MIGRANTI. Il decreto è l’occasione per un nuovo giro di vite nei confronti delle navi umanitarie e di quanti arrivano in Italia. Sulle prime si interviene con una modifica al decreto Lamorgese del 2020 poi modificato di nuovo nel 2023 per conferire, è scritto, «maggior rigore alla disciplina del soccorso in mare». La formula prescelta prevede che le navi umanitarie nello svolgere opera di soccorso, «non pongano a repentaglio l’incolumità dei migranti» non più solo a bordo, come previsto fino a oggi. Formula strettamente generica, che potrebbe comprendere anche il solo avvicinarsi da parte della ong a un’imbarcazione in difficoltà. Vengono inoltre ridotti – da 60 a 10 giorni – i tempi in cui è possibile fare ricorso al fermo amministrativo della nave umanitaria. Nuove e più stringenti norme, anche se altrettanto generiche, sono state inserite anche per gli aerei delle ong che pattugliano il Mediterraneo. Il decreto inserisce infatti l’obbligo per il pilota che avvista un’imbarcazione in difficoltà di avvisare l’ente dei servizi di traffico aereo e il centro dei coordinamento dei soccorsi competenti e di attenersi alle istruzioni che ricevono. Pratica che gli aerei già svolgono oggi.
>[ita] Nel decreto flussi stretta sulle ong e più respingimenti | 0 |
| 10 | CHIUSI DENTRO. DALL'ALTO
Altraeconomia
Che aspetto hanno i campi di confinamento costruiti o finanziati dai Paesi dell’Unione europea in questi anni per segregare i richiedenti asilo e/o i migranti in transito e come hanno stravolto i territori nei quali sono stati realizzati?
Segnalo il nuovo e importantissimo progetto multimediale “Chiusi dentro. Dall’alto” a cura della rete RiVolti ai Balcani, realizzato da Altreconomia in collaborazione con PlaceMarks.
Immagini satellitari esclusive mostrano il volto delle politiche europee: per bloccare, respingere, confinare, condannare alla marginalizzazione.
Dalla Turchia alla Grecia, dalla Serbia all’Italia, dall’Albania alla Bosnia ed Erzegovina, passando per Lituania, Macedonia del Nord, Ungheria e ancora. Quindici Paesi, oltre 100 tra immagini (con efficacissimi effetti prima-dopo) e mappe per conoscere e far conoscere i campi dell’Europa di oggi.
>[ita - report] Chiusi dentro. Dall'alto | 0 |
| 11 | LA TOMBA DEL FRATELLO E I CORPI DEI MIGRANTI FINITI NEI FIUMI DEI BALCANI
Altraeconomia di Max Hirzel
Lungo la Drina, tra Bosnia e Serbia, o la Sava, tra Bosnia e Croazia, sono decine le persone che hanno perso la vita in questi anni nel tentativo di attraversare la frontiera, verso l’Europa. Chi si batte per custodirne la dignità.
"Io non uso mai la parola 'cadavere', questi sono corpi, corpi umani, ognuno con un'anima e pensieri prima di morire, e una famiglia". Da trent'anni VIdak Simić è medico legale a Bijeljina, città della Repubblica Serba nel Nord-Est della Bosnia ed Erzegovina, affacciata sulla riva Ovest del fiume che oggi segna il confine tra la Bosnia e la Serbia.
È la Drina, fiume leggendario e fatale, secondo qualcuno maledetto, con le sue acqua verdi che paiono scorrere tranquille. Linea di demarcazione tra gli Imperi Romano d'Oriente e d'Occidente prima, Austrungarico e Ottomano poi, nei secoli ha accolto la morte di molte genti, spesso non uccise dal fiume, non da meno è stata la guerra balcanica che l'ha reso di nuovo frontiera ufficiale. Oggi a morire sono i giovani migranti che provano ad attraversarla.
>[ita]La tomba del fratello e i corpi dei migranti finiti nei fiumi dei Balcani | 0 |
| 12 | «'SO MIGRANTI». CUTRO, LE CHAT DEL NAUFRAGIO
Il Manifesto
«So’ migranti.. mesetto tranquillo». E ancora: «C’è vento bruttissimo e una barca di migranti in arrivo». Sono alcune delle conversazioni registrate nelle chat whatsapp tra gli agenti di guardia di finanza e guardia costiera operativi la notte del naufragio di Steccato di Cutro, che tra il 25 e il 26 febbraio 2023 è costato la vita a quasi 100 persone.
Gli scambi di messaggi sono allegati ai documenti dell’inchiesta sui mancati soccorsi, filone diverso da quello contro i presunti «scafisti» che ha già portato delle pesanti condanne di primo grado con rito abbreviato, e sono stati rivelati ieri da Repubblica. Nello specifico sono contenuti nelle 650 pagine di informativa dei carabinieri di Reggio Calabria.
Le chat, esterne ai circuiti di comunicazione istituzionale, mostrano in primo luogo che i soggetti coinvolti erano ben consapevoli che nella stiva del caicco erano presenti tante persone, «migranti» appunto. In secondo luogo rischiano di rendere più complicata la posizione della guardia costiera che si è sempre difesa dietro il fatto che le fiamme gialle avessero dichiarato l’operazione di polizia, di loro competenza, e fossero dunque loro incaricate del coordinamento.
>[ita]«So’ migranti». Cutro, le chat del naufragio | 0 |
| 13 | IL GOVERNO HA RIDOTTO LE TUTELE PER I MIGRANTI CHE HANNO TRA I 16 E I 18 ANNI
Il Post
Lo ha fatto per risparmiare alcune decine di milioni di euro che finanzieranno un fondo per le forze dell'ordine.
La scorsa settimana con un emendamento alla legge di bilancio il governo ha deciso di istituire un nuovo fondo da circa 100 milioni di euro in tre anni (dal 2024 al 2026) destinato a forze armate, polizia e Vigili del Fuoco. Circa metà dei soldi per questo provvedimento, 45 milioni di euro, è stata recuperata tagliando una serie di finanziamenti che erano stati destinati ai comuni per l’accoglienza di persone migranti tra il 2024 e il 2026.
https://www.ilpost.it/2023/12/13/governo-minori-non-accompagnati-equiparati-a-maggiorenni/ | 0 |
| 14 | I MORTI SENZA NOME DELL'EUROPA
Der Spiegel
Muoiono di freddo nelle foreste e annegano nei fiumi: Molti dei migranti che muoiono sulla rotta balcanica non vengono mai identificati. I parenti sono alla disperata ricerca di certezze - e alcuni devono persino pagare tangenti per avere accesso agli obitori.
La notizia che Husam Bibars temeva lo raggiunse la sera del 24 settembre. Ha saputo che Majd, suo figlio, era scomparso. Ha anche scoperto che gli altri rifugiati siriani con cui viaggiava il figlio avevano lasciato indietro il 27enne. Da solo, in una foresta. Da qualche parte in Bulgaria. Bibars, 53 anni, un uomo volgare con i capelli brizzolati, sta parlando di quel giorno in un appartamento scarsamente arredato nel centro di Nakskov, una piccola città nel sud della Danimarca. Ha ammucchiato mandarini, banane e mele nei piatti sul tavolo del soggiorno. Sopra di lui, sulla parete bianca, è appesa una foto di Majd. Mostra un giovane uomo in camicia e gilet con la barba ben curata, gli occhi che ricordano quelli del padre.
>[eng]I morti senza nome dell'Europa | 0 |
| 15 | A MILANO TRANSITANTI E MINORI SOLI RESTANO ANCORA SENZA ACCOGLIENZA
Altraeconomia
Naga, Cambio passo, Mediterranea e Rete Milano denunciano la mancanza di luoghi di accoglienza dedicati in città: solo nel mese di ottobre circa 550 persone sono state costrette a trascorrere la notte in strada. È per la disponibilità di singoli cittadini che è possibile offrire alcuni posti letto per le persone più fragili nel capoluogo.
Milano continua a essere uno snodo cruciale per le persone migranti in transito: uomini, donne, famiglie con bambini anche piccoli, adolescenti soli che hanno alle spalle migliaia di chilometri e imprevisti, che spesso hanno subito violenze e maltrattamenti durante il loro viaggio. Sono in larga parte afghani, ma anche iraniani, siriani e pakistani che arrivano nel capoluogo dopo aver attraversato i Balcani; mentre dai centri di prima accoglienza del Sud Italia arrivano cittadini nigeriani, tunisini, eritrei, etiopi e sudanesi. Per tutti loro, la città è solo un punto di passaggio, un luogo dove fermarsi per riposare qualche giorno e cambiarsi gli abiti prima della tappa successiva: direzione Nord Europa, Germania o Francia.
https://altreconomia.it/a-milano-transitanti-e-minori-soli-restano-ancora-senza-accoglienza/ | 0 |
| 16 | ROTTA BALCANICA: I MORTI SENZA NOME DELL'EUROPA
Melting pot
La nuova inchiesta “Europe’s Nameless Dead“, realizzata da Lighthouse Reports insieme a diverse testate giornalistiche (Der Spiegel, iNews, Tagesschau, Radio Free Europe, Solomon) spiega come la cosiddetta rotta balcanica stia diventando sempre più mortale e si sofferma sul fatto che molte persone muoiono senza essere state identificate.
«Abbiamo scoperto – scrive il team di giornalisti e giornaliste – che un numero crescente di corpi di coloro che tentano il viaggio si accumulano negli obitori o vengono sepolti senza lasciare traccia».
Il lavoro giornalistico evidenzia che dal 2015 in poi il transito delle persone lungo le rotte balcaniche è diventato sempre più pericoloso: nei Balcani prima di allora i controlli alle frontiere erano limitati e c’erano poche recinzioni o muri. «Il percorso era in gran parte aperto».
https://www.meltingpot.org/2023/12/rotta-balcanica-i-morti-senza-nome-delleuropa/ | 0 |
| 17 | 'FUOCO SU FUOCO': COME I MIGRANTI SONO STATI INCOLPATI DEI DEVASTANTI INCENDI IN GRECIA
The Guardian
Ad agosto, gli incendi nell'Evros hanno ucciso un gruppo di persone, tra cui dei bambini, che stavano passando lungo una rotta migratoria ben percorsa. La gente del posto e i politici hanno fatto delle vittime dei capri espiatori per il disastro.
Il dottor Pavlos Pavlidis si appoggia alla sedia, fumando una sigaretta nel suo ufficio all'obitorio dell'ospedale universitario di Alexandroupolis. Pavlidis è stato testimone di molti orrori nei due decenni in cui è stato il medico legale di Evros, una regione della Grecia nord-orientale situata su un sentiero migratorio molto battuto.
Ma anche per lui è stato difficile guardare i resti bruciati delle persone colpite dagli incendi di quest'estate.
Sul suo schermo ci sono le foto dei corpi dei migranti trovati vicino al villaggio di Avas il 22 agosto. In una si vede un piccolo gruppo rannicchiato.
"Hanno visto arrivare il fuoco, sapevano che sarebbero morti e si sono istintivamente abbracciati", dice Pavlidis, mostrando gli effetti personali trovati sulla scena, un anello e un orologio. Tra le persone identificate ci sono due bambini di età compresa tra i 14 e i 15 anni.
Gli incendi di Evros, i più vasti mai registrati nell'UE, hanno imperversato per più di due settimane e hanno distrutto 96.600 ettari di foreste, tra cui un parco nazionale. Si ritiene che le vittime abbiano attraversato il fiume Evros, al confine della Grecia con la Turchia, per cercare asilo nell'UE.
Ma proprio queste persone, che usavano i sentieri di montagna e le foreste come copertura per evitare di essere catturate e costrette a tornare, sono state incolpate di aver appiccato gli incendi. L'accusa infondata che decine di migranti abbiano dato vita a un incendio doloso si è diffusa, ed è stata condivisa persino dagli scolari sui loro telefoni.
Tre migranti trovati sulla montagna... Hanno detto: 'Potete anche sbatterci in prigione, ma ce ne sono altri 600 pronti a bruciarvi'", si leggeva in uno dei messaggi visti dal Guardian, mentre un altro invitava tutti i cittadini di Alexandroupolis, la capitale della regione, a formare piccoli gruppi per "proteggere la patria". Oggi bruceranno la città".
>[eng] 'Fuoco su fuoco': come i migranti sono stati incolpati dei devastanti incendi in Grecia | 0 |
| 18 | TAVOLO ASILO E IMMIGRAZIONE: APPELLO AL PARLAMENTO PERCHE' NON RATIFICHI IL PROTOCOLLO ITALIA-ALBANIA
ASGI
L’accordo getta le basi per la violazione del principio di non respingimento e per l’attuazione di pratiche di detenzione illegittima: alle persone condotte nei centri sarebbe impedito di uscire, senza una chiara base legale e nessuna garanzia del diritto di difesa e a un ricorso effettivo
Il Tavolo Asilo e Immigrazione chiede che il Protocollo Italia-Albania venga revocato dal Governo e fa fin da ora un appello al Parlamento perché voti contro il disegno di legge di ratifica preannunciato dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale durante le odierne comunicazioni alla Camera sull’intesa.
L’accordo firmato con il governo albanese, violando gli obblighi costituzionali e internazionali del nostro Paese, si pone, come quello con la Tunisia, l’obiettivo di esternalizzare le frontiere e il diritto d’asilo.
L’accordo Italia-Albania, così come delineato, comporta infatti il rischio di gravi violazioni dei diritti umani. Il testo dell’intesa non chiarisce se i centri da realizzarsi in Albania saranno destinati alle procedure di esame delle domande di protezione internazionale e in particolare alle procedure di frontiera o al rimpatrio, ma alle persone condotte nei centri sarebbe impedito di uscire, subendo di fatto un regime di detenzione automatica e prolungata, senza una chiara base legale. Anche la possibilità di controllo giurisdizionale sembra compromessa, così come il diritto di difesa e a un ricorso effettivo. L’Accordo non chiarisce infatti la competenza a convalidare il trattenimento delle persone, né che cosa accadrà alle persone che hanno chiesto protezione internazionale che non ottengano risposta entro i 28 giorni previsti dalla procedura accelerata.
Infine, desta preoccupazione la mancanza nel Protocollo di qualsiasi riferimento alle persone maggiormente vulnerabili, minori, donne, famiglie, vittime di tortura, e di come queste sarebbero salvaguardate dall’applicazione dell’accordo, così come era stato invece annunciato nei giorni scorsi.
>[ita]Tavolo Asilo e Immigrazione: appello al Parlamento perché non ratifichi il Protocollo Italia-Albania | 0 |
| 19 | TRA I RESPINTI DALLA CROAZIA. LA VIOLENZA E' ANCORA LA PRASSI LUNGO LE ROTTE BALCANICHE
Altraeconomia
Ritorno sulla frontiera tra Bosnia ed Erzegovina e Unione europea, a quasi tre anni dall’incendio che distrusse il campo di Lipa. Le persone incontrate denunciano i respingimenti illegali e le vessazioni delle polizie. Tra gennaio e ottobre 2023 i passaggi nei Balcani occidentali sono stati quasi 100mila.
È notte fonda ma la luna piena illumina tutta la valle del fiume Sava. Non è l’ideale per le persone che nell’ombra provano a passare da un confine all’altro, dal Nord della Bosnia ed Erzegovina alla Croazia. “A qualcuno la luna piena dà sicurezza -racconta un ragazzo che arriva dal Sudan- perché vedi bene la strada. Ad altri non piace, perché le guardie ti vedono lontano un miglio”.
Bosanska Gradiška è uno degli snodi chiave per i migranti che dal Nord della Bosnia tentano di attraversare il fiume per entrare in Croazia, nell’Unione europea. In tanti sono morti nelle acque della Sava, affogati a poche bracciate dalla riva, ma i più giovani, soprattutto in estate, provano ancora a nuotare da una sponda all’altra, da un confine all’altro. I segni del passaggio sono evidenti, ci sono persino tracce di pneumatici e di trascinamento. Sembra la scia di una piccola imbarcazione. Nei villaggi lunga la Sava, da Gradiška in poi, alcuni residenti della zona “noleggiano” le loro barchette per accompagnare i migranti dall’altro lato, per 20 o 30 marchi.
Si cammina in silenzio, tutto tace, la frontiera ufficiale, quella presidiata dalla polizia, è a pochissimi chilometri. “Ultimamente i migranti si vedono poco in giro -spiega un’attivista della zona- ma ci sono eccome. Adesso si nascondono di più ma si muovono e tanto”. I numeri confermano i “flussi” lungo le rotte negli ultimi mesi. Secondo i dati di Frontex, da gennaio a ottobre gli “attraversamenti” nei Balcani occidentali hanno superato quota 97.300, soprattutto afghani, siriani e turchi. I volontari della zona, però, registrano la presenza anche di persone provenienti dal Nord Africa e dall’Africa sub-sahariana.
>[ita]Tra i respinti dalla Croazia. La violenza è ancora la prassi lungo le rotte balcaniche | 0 |
| 20 | L'AUSTRIA PROGETTA DI TRASFERIRE I RICHIEDENTI ASILO IN MARE APERTO, COME IL REGNO UNITO
Info Migrants
Sia l'Austria che il Regno Unito stanno spingendo altri Paesi europei a rinnovare gli accordi internazionali sui diritti, tra cui la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati e la Convenzione europea sui diritti umani.
L'Austria ha stipulato un accordo di cooperazione con il Regno Unito per lavorare su un programma di migrazione che invierebbe i richiedenti asilo in un Paese terzo.
Il ministro degli Interni austriaco, Gerhard Karner, e la sua controparte britannica, Suella Braverman, hanno siglato un "accordo sulla migrazione e la sicurezza", che vedrà i due Paesi lavorare a stretto contatto su una politica di asilo "in stile Ruanda".
"In Austria abbiamo ancora un numero elevato di richieste di asilo, nonostante una diminuzione di quasi il 50% rispetto all'anno precedente. Per questo è necessario adottare misure intensive". La Gran Bretagna e la Danimarca stanno sviluppando modelli per le procedure di asilo al di fuori dell'Europa, di cui siamo molto soddisfatti", ha dichiarato Karner in una dichiarazione sul sito web del governo austriaco.L'Austria è il primo Paese dell'Unione Europea a firmare un accordo di questo tipo con il Regno Unito. La Danimarca aveva precedentemente elaborato dei piani per deportare i richiedenti asilo in Paesi terzi, ma le proposte sono state accantonate.
I dati del governo indicano che a settembre 2023 in Austria erano state presentate 43.700 domande di asilo, con una diminuzione del 40%.
Rispetto alla sua popolazione di circa nove milioni di abitanti, l'anno scorso l'Austria ha registrato il quarto più alto numero di richieste di asilo nell'UE, con circa 112.000 domande di asilo presentate.
>[eng]L'Austria progetta di trasferire i richiedenti asilo in mare aperto, come il Regno Unito | 0 |
