Giardino di Devozione
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«La preghiera è la sorgente di tutti i beni e di ogni felicità che possiamo sperare sulla terra.» S. Giovanni M. B. Vianney, Curato d’Ars Libri pdf raccolti in @librerialibera
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IN RIPARAZIONE ALL’OFFESA GRAVISSIMA CHE SI FA A DIO CON LA BESTEMMIA
~ Sit nomen Domini benedictum ex hoc nunc et usque in sæculum ~
«
La bestemmia è il diavolo sulla tua bocca.
«Attiri l’inferno sulla tua anima.»
PADRE PIO
☩ ☩ ☩
Dio sia benedetto.
Benedetto il suo santo Nome.
Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.
Benedetto il Nome di Gesù.
Benedetto il suo sacratissimo Cuore.
Benedetto Gesù nel santissimo Sacramento dell'altare.
Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.
Benedetta la sua santa ed immacolata Concezione.
Benedetta la sua gloriosa Assunzione.
Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.
Benedetto san Giuseppe suo castissimo sposo.
Benedetto Iddio nei suoi Angeli e nei suoi Santi.
Si recitino tre Ave Maria per la conversione dei bestemmiatori.IN RIPARAZIONE ALL’OFFESA GRAVISSIMA CHE SI FA A DIO CON LA BESTEMMIA
~ Sit nomen Domini benedictum ex hoc nunc et usque in sæculum ~
«
La bestemmia è il diavolo sulla tua bocca.
«Attiri l’inferno sulla tua anima.»
PADRE PIO
☩ ☩ ☩
Dio sia benedetto.
Benedetto il suo santo Nome.
Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.
Benedetto il Nome di Gesù.
Benedetto il suo sacratissimo Cuore.
Benedetto Gesù nel santissimo Sacramento dell'altare.
Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.
Benedetta la sua santa ed immacolata Concezione.
Benedetta la sua gloriosa Assunzione.
Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.
Benedetto san Giuseppe suo castissimo sposo.
Benedetto Iddio nei suoi Angeli e nei suoi Santi.
Si recitino tre Ave Maria per la conversione dei bestemmiatori.A S. MATTEO APOSTOLO ED EVANGELISTA
I. Per quell'ammirabil prontezza con cui voi, o glorioso s. Matteo, abbandonaste l'impiego, la casa, la famiglia per assecondare gli inviti di Gesù Cristo, ottenete a noi tutti la grazia di assecondar sempre fedelmente tutte le divine inspirazioni.
Gloria.
II. Per quell'ammirabile umiltà con cui voi, o glorioso s. Matteo, scrivendo prima d’ogni altro il Vangelo di Gesù Cristo, non vi qualificaste altrimenti che col nome di pubblicano, impetrate a noi tutti la grazia di disprezzare la vana stima e i falsi onori del mondo per non apprezzare che la grazia divina e tutto quello che serve a conservarcela.
Gloria.
III. Per quell'ammirabile mortificazione in cui voi, o glorioso s. Matteo, passaste tutti i giorni di vostra vita, non alimentandovi mai che di erbe selvatiche e di legumi, ottenete a noi tutti la grazia di mortificare continuamente il nostro spirito e la nostra carne per viver sempre obbedienti a' precetti santissimi dell'Evangelio.
Gloria.
IV. Per quell'ammirabil potere che voi, o glorioso s. Matteo, esercitaste sopra la morte e l'inferno, richiamando a nuova vita la defunta figliuola del re di Etiopia, e liberando il popolo da quei mali con cui l'opprimevano col soccorso del demonio i Gentili impostori, ottenete a noi tutti la grazia di scoprir sempre le insidie dell'infernale nemico per sempre trionfare de’ suoi assalti.
Gloria.
V. Per quell'ammirabile predilezione che voi, o glorioso s. Matteo, aveste mai sempre per la virtù della castità, onde induceste a professarla con voto, non solamente la real principessa Ifigenia, ma ancora un numero assai grande di donzelle che si unirono a lei, per cui meritaste di soffrire il martirio in quel nomento in cui offerivate sopra l’altare l’ostia immacolata, ottenete a noi tutti la grazia di custodie sempre gelosamente una virtù così bella, e di invitare col nostro esempio tutti i nostri prossimi a praticarla, e soffrire piuttosto la morte che offendere anche leggermente il nostro Dio.
Gloria.
«Con ragione dunque disse Davidde che i fondamenti di questa città di Dio, Maria, dovevano piantarsi sopra le cime de' monti: Fundamenta ejus in montibus sanctis. (Psalm. 28.) Cioè che il principio della vita di Maria doveva essere più alto di tutte le vite consumate de' santi: Diligit Dominus (siegue il Profeta) portas Sion super omnia tabernacula Jacob. E lo stesso Davidde assegnò di ciò la ragione, perché Dio doveva farsi uomo nel suo seno verginale: Homo natus est in ea. Onde fu conveniente che Dio donasse a questa Vergine sin dal primo momento, che la creò una grazia corrispondente alla dignità d'una Madre di Dio.»
S. ALFONSO MARIA DE LIGUORI
(Glorie di Maria, Discorso sopra la Natività)
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Litanie a Maria Santissima Addolorata composte da S. S. Pio VII
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Quante volte, pregando, ci sembra che Gesù Cristo, la Madonna e i Santi non ci ascoltino, e l’anima si disorienta a volte fino a sentirsi venir meno la fede! Quante volte, nei momenti di tenebre, satana ci suggerisce che è vano pregare e ci getta in una cupa disperazione che è forse il tormento maggiore della vita! Eppure in quei momenti di oscurità, proprio allora, dobbiamo intensificare la preghiera, perché la fede esca ingigantita dalla prova ed ottenga grazie maggiori di quelle che ha richieste. Si può dire con assoluta certezza che nessuna preghiera è vana, e che quando non ci vediamo esauditi ci si prepara una consolazione più grande, temporale ed eterna. Non siamo degli abbandonati nel mondo, non siamo dei reietti, siamo figli del Padre Celeste, ed Egli ci riserba il suo pane, cioè la ricchezza delle sue misericordie.
[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo al Vangelo secondo Matteo]
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Santa Rosa e il suo Angelo Custode
Santa Rosa ebbe grande familiarità con il proprio Angelo Custode, ed egli l'ascoltava e le dava ordini e messaggi. Più di una volta quando la Santa era gravemente ammalata, le portò le medicine necessarie per curarla.
Una volta l'angelo fu visto accanto a santa Rosa alla finestra della sua cella, mentre entrambi contemplavano il cielo stellato. La santa ricevette anche frequenti visite da parte di Cristo che veniva a trovarla sotto le spoglie di Gesù Bambino e la chiamava con affetto: “Rosa del mio cuore”. La fanciulla aspettava sempre le visite del Divino Bambino ad un'ora precisa del giorno e se egli qualche volta non appariva all'appuntamento, santa Rosa impaziente cantava versi patetici di rimprovero o di supplica. Una volta, una persona che si trovava vicino all'eremo nel momento in cui santa Rosa aspettava la visita quotidiana di Gesù, la udì distintamente ordinare al suo Angelo Custode di andare a ricordare al Signore che l'ora della sua visita era passata.
Questa richiesta veniva dalla santa formulata attraverso un linguaggio ritmico, intonando come una sorta di cantico. Era tale il suo amore per Cristo e per la Chiesa che un giorno santa Rosa dovette difendere Lima dall'assalto dei calvinisti olandesi che, guidati dalla flotta dello Spitberg, assalirono la città. Santa Rosa si avvicinò all'altare e abbracciò il Tabernacolo rimanendovi fino a quando la città non venne improvvisamente liberata a causa della morte fulminea dell'ammiraglio olandese. Santa Rosa in vita aveva condiviso le sofferenze degli indios che erano umiliati e vilipesi e quando morì al suo funerale accorse una tale folla a salutarla che la sua sepoltura fu più volte posticipata. Sulla sua tomba si sono verificati molti miracoli.
Santa Rosa da Lima è sempre iconograficamente raffigurata con una ghirlanda di rose sul capo e in alcuni casi è lo stesso Gesù Bambino che gliela sorregge.
Florilegio di santa Rosa
Ay Jesus de mi alma,
qué bien pareces
entre flores y rosas
y olivas verdes!
O Gesù della mia anima,
come stai bene
tra fiori e rose
e ulivi verdi!
Señor, auméntame sufrimientos,
pero auméntame en la misma medida Tu Amor.
Signore, aumentami le sofferenze,
ma aumentami nella stessa misura il Tuo Amore.
DELLA DIVOZIONE NECESSARIA NELLA CELEBRAZIONE DELLA MESSA
[...]nel celebrare la messa è necessaria la riverenza e la divozione. È noto che l'uso del manipolo fu introdotto per comodo di asciugare le lagrime; poiché anticamente i preti, celebrando, per la divozione non facevano altro che piangere. Già si è detto che il sacerdote all'altare rappresenta la stessa persona di Gesù Cristo: Sacerdos vice Christi vere fungitur. Ivi in persona di Gesù Cristo egli dice: Hoc est corpus meum; hic est calix sanguinis mei. Ma oh Dio, che, parlando del modo nel quale dicono la messa la maggior parte de' sacerdoti, bisognerebbe piangere, ma piangere a lagrime di sangue! È una compassione, diciam così, veder lo strapazzo che fanno di Gesù Cristo molti preti e religiosi ed anche taluni di religioni riformate. Si osservi con quale attenzione ordinariamente da' sacerdoti si celebra la messa. A costoro bene starebbe detto quel che rimproverava Clemente alessandrino a' sacerdoti gentili, cioè ch'essi facean diventar scena il cielo, e Dio il soggetto della commedia: O impietatem! scenam cœlum fecistis, et Deus factus est actus. Ma no, che dico, commedia? oh che attenzione ci metterebbero questi tali, se avessero a recitare una parte in commedia! E per la messa che attenzione vi pongono? Parole mutilate, genuflessioni che sembrano più presto atti di disprezzo che di riverenza, benedizioni che non si sa che cosa sieno: si muovono per l'altare e si voltano in modo che quasi muovono a ridere: complicano le parole colle cerimonie, anticipandole prima del tempo prescritto dalle rubriche; le quali rubriche secondo la vera sentenza sono tutte precettive, perché s. Pio V nella bolla posta nel messale comanda districte in virtute sanctae obedientiae che la messa si celebri secondo le rubriche del messale: Iuxta ritum, modum et normam in missali praescriptam. Ond'è che chi manca alle rubriche non può scusarsi da peccato; e chi manca in materia grave non può scusarsi da peccato mortale. Tutto avviene per la fretta di finir presto la messa. Come dicono alcuni la messa? come stesse per cadere la chiesa o fossero per venire i corsari e non ci fosse tempo di fuggire. Sarà stato colui due ore a ciarlare inutilmente o a trattare faccende di mondo, e poi tutta la fretta dove la mette? a dir la messa. E nel modo poi con cui questi tali la cominciano così seguitano a consacrare ed a prender tra le mani Gesù Cristo ed a comunicarsi con tanta irriverenza come non fosse in verità che un pezzo di pane. Ci vorrebbe sempre uno che lor dicesse quel che disse un giorno il p.m. Avila, accostandosi all'altare, ad un sacerdote che celebrava in sì fatta maniera: «Per carità trattalo meglio, perché è figlio d'un buon padre». Ordinò il Signore a' sacerdoti antichi che tremassero di riverenza in accostarsi al santuario: Pavete ad sanctuarium meum. E poi in un sacerdote della nuova legge, stando sull'altare alla presenza reale di Gesù Cristo, mentre gli favella, mentre lo prende in mano, mentre l'offerisce e se ne ciba, tanta irriverenza? Nell'antica legge il Signore minacciò più maledizioni contro que' sacerdoti che trascuravano le cerimonie di que' sacrifizi ch'eran semplici figure del nostro: Quod si audire nolueris vocem Domini tui, ut custodias... cæremonias... venient super te omnes maledictiones istæ... Maledictus eris in civitate, maledictus in agro. S. Teresa dicea: «Io darei la vita per una cerimonia della chiesa». E il sacerdote le disprezza? Insegna il p. Suarez che l'omissione di qualunque cerimonia prescritta nella messa non può scusarsi da peccato: e dicono più dottori che un notabile strapazzo di cerimonie ben può giungere a peccato mortale.[…]
SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI
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FESTA DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA IN CIELO
S. Francesco di Sales insegna come recitare il S. Rosario.
Da "S. Francesco di Sales negli insegnamenti e negli esempi", Roma 1953:
"Il 14 agosto 1606 il nostro santo Vescovo visitò con divozione straordinaria la chiesa di S. Giovanni Battista a Daux e fu precisamente in questo giorno che compose e scrisse di sua mano il metodo per recitare il Rosario, poiché trovò in quella parrocchia tante anime buone: molte affezionate alla gran Madre di Dio, ma troppo poco istruite nei Misteri della sua santa vita.
Corresse di questo paternamente il Curato del luogo, il quale custodì poi nella sua parrocchia, come preziosa reliquia, lo scrittto del suo santo Pastore, che dice così:
«Prenderete in mano la corona dalla parte delia croce, che bacerete dopo esservi con essa segnato e vi metterete alla presenza di Dio, dicendo il Credo.
Sul primo grano grosso invocherete Dio, pregandolo di gradire l'ossequio che volete rendergli ed assistervi con la sua grazia per ben disimpegnarvene.
Sui tre primi piccoli grani implorerete l'intercessione della Madonna, salutandola, al primo, come la più cara Figlia di Dio Padre, al secondo, come degnissima Madre del Figliol di Dio e al terzo, come Sposa diletta dello Spirito Santo.
In ogni decade vi fermerete a pensare ad un mistero del Rosario, secondo l'agio che ne avrete, ricordandovi di questo mistero particolarmente nel pronunziare, con grande riverenza interna ed esterna, i SS. Nomi di Gesù e di Maria; se poi sentirete altro affetto, come di dolore pei peccati commessi, o di proposito per emendarvene, potrete fermarvici durante tutto il Rosario, il meglio che vi sarà possibile, richiamandolo specialmente alla memoria nel pronunziare i Santi Nomi di Gesù e di Maria.
Sul grosso grano, che trovasi in fine dell'ultima decade, ringrazierete Dio della grazia che vi ha fatto permettendovi di recitare il Rosario, e ai tre piccoli grani che seguono saluterete la SS. Vergine Maria, supplicandola al primo, d'offrire il vostro intelletto all'Eterno Padre, onde possiate sempre considerare le sue divine misericordie ; al secondo, d'offrire la vostra memoria all'Eterno Figlio, per aver sempre presente il ricordo della sua passione e morte; al terzo, di offrire la vostra volontà allo Spirito Santo, affinchè sia sempre infiammata del suo santo amore.
Al grosso grano che chiude la corona, pregherete la Divina Maestà di gradire il vostro ossequio, a gloria sua e per bene della Chiesa, nel grembo della quale Le domanderete di conservare voi e di ricondurre tutti quelli che se ne sono allontanati.
Finalmente pregherete Dio per tutti, e finirete come avete cominciato con la professione di fede, recitando il Credo e facendovi il segno della santa Croce.
Porterete la corona alla cintura, o altrove ostensibilmente come un sacro distintivo, col quale protestate di voler servire Dio e la sua SS. Madre e vivere da vero figlio della santa Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana»."
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Miei fratelli, non sono né le preghiere lunghe, né le preghiere belle che Dio preferisce, ma quelle che vengono dal cuore.
(Pensiero di San Giovanni Maria Vianney)
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P. Francesco Pio Pompa F.I.
DIFFERENZE TRA LITURGIA ANTICA E MODERNA
«Per questo la lima raschia con insistenza, perché la naturale lucentezza del metallo appaia più chiaramente. La fiamma saggia i vasi del vasaio, mentre la tribolazione saggia gli uomini giusti. Perciò anche il beato Giacomo dice: “Considerate perfetta letizia, fratelli, quando subite ogni sorta di prove.»
SAN PIER DAMIANI
