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Giardino di Devozione

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«La preghiera è la sorgente di tutti i beni e di ogni felicità che possiamo sperare sulla terra.» S. Giovanni M. B. Vianney, Curato d’Ars Libri pdf raccolti in @librerialibera

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DIVOZIONE DEI CENTO REQUIEM Per questo pio esercizio, ognuno può servirsi di una corona comune di cinque poste o diecine, percorrendola tutta due volte, per formare le dieci diecine, ossia il centinaio di Requiem. S'incomincia col recitare un Pater noster, e poi una diecina di Requiem sui dieci grani piccoli della corona, infine della quale si dirà sul grano grosso la seguente giaculatoria: Gesù mio, misericordia delle Anime del Purgatorio, e specialmente dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Indi si recita di seguito la seconda e le altre diecine di Requiem sui dieci grani piccoli seguenti, ripetendo la suddetta giaculatoria invece del Pater noster ad ogni grano grosso, ossia al fine di ogni diecina. Terminate le diecine (ossia il centinaio) di Requiem, si dica il De profundis. Finita così questa pia pratica, sarebbe molto utile alle sante Anime se si volessero aggiungere in loro suffragio le seguenti brevissime preghiere, in memoria delle sette principali effusioni del preziosissimo Sangue di Gesù Cristo. I. O dolcissimo Gesù, per il sudore di Sangue che patiste nell'Orto di Getsemani abbiate pietà di quelle Anime benedette; e specialmente dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem. II. O dolcissimo Gesù, per i dolori che soffriste nella vostra crudelissima Flagellazione, abbiatene pietà, e specialmente dell'Anima N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem. III. O dolcissimo Gesù, per i dolori che soffriste nella vostra dolorosissima Coronazione di spine abbiatene pietà; e specialmente dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem. IV. O dolcissimo Gesù, per i dolori che soffriste in portare la Croce al Calvario, abbiatene pietà; e specialmente dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem. V. O dolcissimo Gesù, per i dolori che provaste nella vostra Crocefissione, abbiatene pietà; e specialmente dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem. VI. O dolcissimo Gesù, per i dolori che soffriste nell'amarissima agonia che aveste sulla Croce, abbiatene pietà; e specialmente dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem. VII. O dolcissimo Gesù, per quel dolore immenso che soffriste quando spiraste l'Anima vostra benedetta, abbiatene pietà; e specialmente dell'Anima di N. N. e dell'Anima più abbandonata. Requiem. Raccomandiamoci ora tutti alle Anime del Purgatorio, e diciamo: Anime benedette! noi abbiamo pregato per voi, ma voi che siete sì care a Dio e state sicure di non poterlo più perdere, pregatelo per noi miserabili, che stiamo in pericolo di dannarci e di perderlo per sempre.
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ATTO EROICO DI CARITÀ VERSO I MORTI In queste foto, troverete un approfondimento sull'Atto eroico di carità verso i morti, os+2
ATTO EROICO DI CARITÀ VERSO I MORTI In queste foto, troverete un approfondimento sull'Atto eroico di carità verso i morti, ossia offerta a modo di voto di tutto il merito delle proprie buone opere in suffragio delle Anime del Purgatorio. Inoltre, vi è anche la formula di offerta per chi desiderasse compiere questo atto. Si ricorda di consigliarsi sempre prima col proprio confessore o padre spirituale prima di formulare un voto e di leggere attentamente le istruzioni ad esso annesse.
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Libera me Domine Lorenzo Perosi.mp3
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Réquiem aetérnam dona eis, Dómine, et lux perpétua lúceat eis. Requiéscant in pace. ✠ Amen. L'eterno riposo dona loro, o Sign
Réquiem aetérnam dona eis, Dómine, et lux perpétua lúceat eis. Requiéscant in pace. ✠ Amen. L'eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. ✠ Amen.
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ORAZIONE PER LA CONVERSIONE DEGL’INFEDELI Composta e recitata da s. Francesco Saverio ogni giorno. Per cui Pio IX con Rescritto di propria mano, 24 maggio 1847, concesse una volta al giorno 300 giorni d'Indulgenza. Eterno Iddio, creatore di tutte le cose, ricordatevi che voi solo creaste le anime degl'infedeli e peccatori, e le faceste ad imagine e similitudine vostra. Mirate, o Signore, come si riempie di quelle l'Inferno, e ricordatevi che il vostro Figliuolo Gesù Cristo sparse tutto il suo Sangue e tanto patì per esse. Non permettete che il vostro Figliuolo, e Signor nostro, sia più lungamente sprezzato dagli infedeli e dai peccatori, ma anzi, placato dalle orazioni della Chiesa, che del benedetto vostro Figliuolo è la carissima Sposa, movetevi a pietà di loro; e dimenticando la loro idolatria, infedeltà e malizia, fate che conoscano ed amino anch'essi di tutto cuore il comun redentore Gesù Cristo, che è la nostra vita e la nostra risurrezione, l'autore e il conservatore della nostra libertà e d'ogni nostro bene a cui sia gloria e benedizione per tutti i secoli de' secoli. Così sia. Orazione Deus, qui Indiarum gentes beati Francisci prædicatione et miraculis Ecclesiæ tuæ aggregare voluisti, concede propitius ut cujus gloriosa merita veneramur, virtutum quo que imitemur exempla. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen. (ex Missali Rom.)
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Se una scatola è piena di sale, non può essere piena di sabbia, e se i nostri cuori sono pieni di odio per il prossimo, come può Dio riempirli con il Suo Amore? ... Il vero banco di prova per il cristiano, quindi, non è quanto ama i suoi amici, ma quanto ama i suoi nemici... Perdona! Perdona anche settanta volte sette volte. Ammorbidisci il cuscino della morte perdonando ai tuoi nemici i loro piccoli peccati contro di te, affinchè tu possa essere perdonato dai tuoi grandi peccati contro Dio.
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A S. ANDREA AVELLINO CONTRO LA MORTE IMPROVVISA I. Gloriosissimo s. Andrea, che per essere stato voi stesso da gocciola morta
A S. ANDREA AVELLINO CONTRO LA MORTE IMPROVVISA I. Gloriosissimo s. Andrea, che per essere stato voi stesso da gocciola mortale colpito, siete destinato dal Cielo per protettore contro le apoplessie, istantemente vi preghiamo di preservarci da un male così pericoloso e frequente. Pater, Ave, Gloria. ℣. Per intercessione di s. Andrea colpito da apoplessia ℟. Liberateci, o Signore, dalla morte subitanea ed improvvisa. II. Gloriosissimo Santo, se mai per giusti giudizii di Dio dovessimo essere colpiti da qualche accidente apoplettico, istantemente vi preghiamo di ottenerci almeno tempo di ricevere i ss. sacramenti e morire in grazia di Dio. Pater, Ave, Gloria. Per intercessione ecc. III. Gloriosissimo Santo, che patiste prima di morire, per gli assalti del demonio, una agonia, dalla quale vi liberarono la B. Vergine e s. Michele Arcangelo, istantemente vi preghiamo di soccorrerci col vostro validissimo patrocinio nel punto tremendo della morte nostra. Pater, Ave, Gloria. Per intercessione ecc.
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SEQUENZA DEI MORTI di Tommaso da Celano Dies iræ, dies illa, Solvet sæclum in favilla: Teste David cum Sibylla. Quantus tremor est futurus, Quando Iudex est venturus, Cuncta stricte discussurus. Tuba mirum spargens sonum Per sepulcra regionum Coget omnes ante thronum. Mors stupebit et natura, Cum resurget creatura Iudicanti responsura. Liber scriptus proferetur, In quo totum continetur, Unde mundus iudicetur. Iudex ergo cum sedebit, Quidquid latet, apparebit: Nil inultum remanebit. Quid sum miser tunc dicturus? Quem patronum rogaturus? Cum vix iustus sit securus? Rex tremendæ maiestatis, Qui salvandos salvas gratis, Salva me, fons pietatis. Recordare, Iesu pie, Quod sum causa tuæ viæ, Ne me perdas illa die. Quærens me, sedisti lassus: Redemisti, crucem passus; Tantus labor non sit cassus. Iuste Iudex ultionis, Donum fac remissionis Ante diem rationis. Ingemisco tamquam reus; Culpa rubet vultus meus: Supplicanti parce, Deus. Qui Mariam absolvisti, Et latronem exaudisti, Mihi quoque spem dedisti. Preces meæ non sunt dignae; Sed tu bonus fac benigne Ne perenni cremer igne. Inter oves locum præsta, Et ab haedis me sequestra, Statuens in parte dextra. Confutatis maledictis, Flammis acribus addictis, Voca me cum benedictis. Oro supplex et acclinis, Cor contritum quasi cinis: Gere curam mei finis. Lacrymosa dies illa, Qua resurget ex favilla Iudicandus homo reus. Huic ergo parce, Deus; Pie Iesu Domine, Dona eis requiem. Amen. Indulgenza di tre anni; plenaria a chi abbia piamente recitato la sequenza ogni giorno per un mese intiero, alle solite condizioni.
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SEQUENZA DEI MORTI di Tommaso da Celano Dies iræ, dies illa, Solvet sæclum in favilla: Teste David cum Sibylla. Quantus tremor est futurus, Quando Iudex est venturus, Cuncta stricte discussurus. Tuba mirum spargens sonum Per sepulcra regionum Coget omnes ante thronum. Mors stupebit et natura, Cum resurget creatura Iudicanti responsura. Liber scriptus proferetur, In quo totum continetur, Unde mundus iudicetur. Iudex ergo cum sedebit, Quidquid latet, apparebit: Nil inultum remanebit. Quid sum miser tunc dicturus? Quem patronum rogaturus? Cum vix iustus sit securus? Rex tremendæ maiestatis, Qui salvandos salvas gratis, Salva me, fons pietatis. Recordare, Iesu pie, Quod sum causa tuæ viæ, Ne me perdas illa die. Quærens me, sedisti lassus: Redemisti, crucem passus; Tantus labor non sit cassus. Iuste Iudex ultionis, Donum fac remissionis Ante diem rationis. Ingemisco tamquam reus; Culpa rubet vultus meus: Supplicanti parce, Deus. Qui Mariam absolvisti, Et latronem exaudisti, Mihi quoque spem dedisti. Preces meæ non sunt dignae; Sed tu bonus fac benigne Ne perenni cremer igne. Inter oves locum præsta, Et ab haedis me sequestra, Statuens in parte dextra. Confutatis maledictis, Flammis acribus addictis, Voca me cum benedictis. Oro supplex et acclinis, Cor contritum quasi cinis: Gere curam mei finis. Lacrymosa dies illa, Qua resurget ex favilla Iudicandus homo reus. Huic ergo parce, Deus; Pie Iesu Domine, Dona eis requiem. Amen. SEQUENZA DEI MORTI di Tommaso da Celano Dies iræ, dies illa, Solvet sæclum in favilla: Teste David cum Sibylla. Quantus tremor est futurus, Quando Iudex est venturus, Cuncta stricte discussurus. Tuba mirum spargens sonum Per sepulcra regionum Coget omnes ante thronum. Mors stupebit et natura, Cum resurget creatura Iudicanti responsura. Liber scriptus proferetur, In quo totum continetur, Unde mundus iudicetur. Iudex ergo cum sedebit, Quidquid latet, apparebit: Nil inultum remanebit. Quid sum miser tunc dicturus? Quem patronum rogaturus? Cum vix iustus sit securus? Rex tremendæ maiestatis, Qui salvandos salvas gratis, Salva me, fons pietatis. Recordare, Iesu pie, Quod sum causa tuæ viæ, Ne me perdas illa die. Quærens me, sedisti lassus: Redemisti, crucem passus; Tantus labor non sit cassus. Iuste Iudex ultionis, Donum fac remissionis Ante diem rationis. Ingemisco tamquam reus; Culpa rubet vultus meus: Supplicanti parce, Deus. Qui Mariam absolvisti, Et latronem exaudisti, Mihi quoque spem dedisti. Preces meæ non sunt dignae; Sed tu bonus fac benigne Ne perenni cremer igne. Inter oves locum præsta, Et ab haedis me sequestra, Statuens in parte dextra. Confutatis maledictis, Flammis acribus addictis, Voca me cum benedictis. Oro supplex et acclinis, Cor contritum quasi cinis: Gere curam mei finis. Lacrymosa dies illa, Qua resurget ex favilla Iudicandus homo reus. Huic ergo parce, Deus; Pie Iesu Domine, Dona eis requiem. Amen. Indulgenza di tre anni; plenaria a chi abbia piamente recitato la sequenza ogni giorno per un mese intiero, alle solite condizioni.
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COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI I. Coloro che nel giorno della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, o col perme
COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI I. Coloro che nel giorno della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, o col permesso dell’Ordinario nella domenica seguente, visitano con divozione una chiesa o pubblico oratorio e recitano un Pater e il Credo, acquistano l’indulgenza plenaria, alle solite condizioni, applicabile solamente alle anime del Purgatorio. II. Chi poi visita un cimitero e ivi prega anche mentalmente per le anime purganti, può lucrare la plenaria indulgenza ad esse applicabile, ogni giorno dal 1 all’ 8 novembre, alle consuete condizioni.
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[Pensiero tratto dal diario di Mons. Luigi Carlo Borromeo (1893 - 1975), vescovo di Pesaro]. Il Breviario deve essere la preghiera del Sacerdote, il quale né deve lasciarsi sopraffare dalle occupazioni esterne né può sperare frutto alcuno da una vita affaccendata, ma non fecondata dalla preghiera.
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VIGILIA DI OGNISSANTI (Digiuno e astinenza) Semplice. Paramenti violacei. I più illustri Martiri ebbero a Roma, fin dal IV secolo, le loro basiliche, ove ogni anno si celebrava solennemente l'anniversario della loro morte, cioè della loro nascita al Cielo. Si istituì allora una serie di Messe senza giorno prestabilito, per onorare quei Martiri che non essendo conosciuti, non erano particolarmente venerati. Allorquando fu introdotto il culto dei santi non Martiri, e il loro nome fu scritto nel Calendario ecclesiastico, queste Messe ebbero un carattere più universale. Così all'VIII secolo, il Sacramentario Gregoriano ricorda fra le Messe del «Comune» e senza data: «La Messa in onore di tutti i Santi». Fissata, nel secolo seguente, al 1° Novembre, questa Messa divenne quella della solenne Festa di «Tutti i Santi», alla quale la Santa Madre Chiesa, rivestita del viola della penitenza, si prepara con la vigilia odierna. I Santi solennemente venerati sono coloro che, dopo una vita di penitenza e di persecuzione, in Cielo, dove siedono principi sugli scranni lasciati vuoti dagli Angeli ribelli, godono in eterno della visione beatifica di Dio, cui cantano il perpetuo Osanna. Da quanto si è detto, si comprende perché la Messa odierna risulti composta d'estratti delle Messe del Comune dei Martiri. Storicamente questa giornata è legata alla Cappella Sistina del Palazzo Apostolico Vaticano. Il 31 ottobre 1512 Giulio II, il terribile Papa guerriero che era impegnato a combattere la corruzione del clero e l'ingerenza dei Principi nell'assise del Quinto Concilio Lateranense e nei campi di battaglia, vi cantava il vespro d'Ognissanti, inaugurando la volta michelangiolesca. Omelia di sant'Ambrogio Vescovo. Libro 5 sul cap. 6 di Luca, dopo l'inizio. Fate bene attenzione a tutto, al modo in cui sale con i discepoli e discende alle folle. In che modo infatti la folla poteva vedere Cristo se non in basso? Non Lo segue sulle altezze, non sale ai vertici. Pertanto dove discende, trova gli infermi: sulle altezze infatti non ci possono essere infermi. Indi anche Matteo insegna che i debilitati furono sanati nei luoghi inferiori. Prima difatti va sanato ciascuno in modo che possa ascendere al monte pian piano con le forze che crescono; e quindi sana ciascuno nei luoghi inferiori, cioè, li richiama dalla lussuria, rimuove il danno della cecità. È sceso alle nostre ferite: affinché, con un certo uso ed abbondanza della sua natura, ci faccia essere compartecipi del regno dei cieli. Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. San Luca pose soltanto quattro beatitudini del Signore, mentre san Matteo otto: ma in quelle otto ci stanno queste quattro, ed in queste quattro quelle otto. Questi infatti ha come abbracciato le quattro virtù cardinali: quello in quelle otto ha rivelato un numero mistico. Infatti molti Salmi hanno l'iscrizione “per l'ottava”: e ricevi ordine di metterti in grado di partecipare in qualche modo a queste otto beatitudini. Come infatti l'ottava è la perfezione della nostra speranza, così l'ottava è la somma delle virtù. Ma prima guardiamo a quelle che sono più grandi. Beati, disse, i poveri, perché vostro è il regno di Dio. Entrambi gli evangelisti posero questa beatitudine. Infatti è la prima in ordine, è una madre e la generazione delle virtù: poiché chi avrà disprezzato le cose del mondo, egli meriterà la vita eterna: né può alcuno meritare il regno dei cieli, che, oppresso dal desiderio del mondo, non ha la capacità di emergere. https://tradidiaccepi.blogspot.com/2018/10/vigilia-di-ognissanti.html?m=1
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«Il sacerdote deve consacrare ogni giorno un certo spazio di tempo alla meditazione delle verità eterne, perché, trovandosi e
«Il sacerdote deve consacrare ogni giorno un certo spazio di tempo alla meditazione delle verità eterne, perché, trovandosi egli in mezzo alle seduzioni del mondo, deve temere che nello stesso adempimento del suo ministero non si nascondano le insidie del nemico infernale. Di qui la necessità che egli ha di meditare le verità eterne, affinché la sua mente e il suo cuore possano resistere con rinnovato vigore alle lusinghe del male ed attingere dalle medesime quei lumi che gli sono necessari per esercitare il suo ministero nella cura delle anime: ministero quanto mai pieno di difficoltà.» S. PIO X (Esortazione al Clero 4 agosto 1908)
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«Non accettate nulla come verità che sia privo di amore; e non accettate nulla come amore che sia privo di verità! L’uno senza l’altra diventa una menzogna distruttiva.» TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
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