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Rete Kurdistan Italia

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Canale della rete italiana di solidarietà con il popolo curdo. https://www.retekurdistan.it/

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❗Cinque passaggi chiave di un'analisi politica di Rivar Abdanan, portavoce del Partito della Vita Libera in Kurdistan (PJAK), originariamente pubblicata su TribuneZamaneh 🔴 Se la Repubblica Islamica si stia preparando ad adattarsi al nuovo ordine mediorientale delineato da Trump e ad accettare l'egemonia israeliana, oppure si stia preparando a una guerra finale, diventerà chiaro nei prossimi mesi. Il comportamento della Repubblica Islamica, insieme alle tensioni interne all'apparato di potere, suggerisce che entrambe le possibilità restano aperte; tuttavia, l'ipotesi di una preparazione alla guerra appare al momento la più probabile. 🔴 L'attuale intesa tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti è estremamente fragile ed è improbabile che possa durare nel tempo. Il livello di conflittualità successivo all'accordo indica che le fiamme della guerra difficilmente si spegneranno nel prossimo futuro. In sostanza, finché la Repubblica Islamica non si adeguerà al nuovo ordine regionale e non intraprenderà una trasformazione profonda, conflitto e tensioni continueranno. Sebbene Stati Uniti e Israele non abbiano ancora raggiunto i propri obiettivi, anche la Repubblica Islamica non è riuscita a sottrarsi alla minaccia esistenziale che incombe su di essa. 🔴 Né il compromesso né la guerra possono salvare l'Iran dalla sua attuale e profonda crisi. La Repubblica Islamica potrà anche cercare di sfruttare il dilemma tra guerra e compromesso per prolungare la propria sopravvivenza, ma poiché questi negoziati e queste intese non contemplano la lotta democratica del popolo iraniano né le sue rivendicazioni, e non fanno alcun riferimento alle politiche repressive e disumane del regime, nessuna delle due opzioni può realisticamente aprire la strada a una democratizzazione del Paese. La Repubblica Islamica ha perseguito una strategia esclusivamente orientata alla propria sopravvivenza e questo accordo non può costituire una base solida per realizzare le aspirazioni del popolo iraniano. 🔴 La strategia di rafforzare la lotta democratica popolare attraverso l'organizzazione di reti di resistenza di base in tutto l'Iran rappresenta l'unica via realmente praticabile. È questa la strada che la terza forza – il popolo e l'opposizione democratica e favorevole alla libertà – deve perseguire per prevalere sul regime. Non esiste alternativa al rafforzamento della società stessa e alla mobilitazione delle forze sociali organizzate, comprese donne e giovani, associazioni professionali, organizzazioni della società civile e reti territoriali promosse dai partiti e dalle organizzazioni democratiche. 🔴 Durante il conflitto tra la Repubblica Islamica, gli Stati Uniti e Israele, i curdi sono rimasti estranei alla guerra. Ciò è avvenuto perché non vi era alcuna garanzia che un simile conflitto avrebbe favorito le loro aspirazioni di libertà, mentre avrebbe comportato rischi esistenziali ancora maggiori. Gli scontri verificatisi dopo l'intesa tra Iran e Stati Uniti, che hanno coinvolto il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e i partiti curdi, sono stati esclusivamente il risultato degli attacchi unilaterali e delle incursioni militari dell'IRGC in Kurdistan. In questa fase, caratterizzata da una crescente escalation del confronto e della guerra, il mantenimento di una legittima forza di autodifesa rappresenta per i curdi l'unico strumento per tutelare la propria esistenza di fronte a possibili future aggressioni. Traduzione da: https://t.me/PJAKMediaCenterEnglish

🌹Le YRK hanno reso note le identità dei quattro martiri di Mahabad Come il nostro popolo e l'opinione pubblica sanno, nei giorni scorsi le nostre forze sono state attaccate a Mahabad. Abbiamo già reso pubblici i risultati di questi attacchi. Nei nostri precedenti comunicati avevamo sottolineato che le pressioni esercitate dal regime iraniano non si limitano alle nostre forze, ma si sono intensificate anche nei confronti della popolazione. Attraverso questi attacchi e queste operazioni, il regime iraniano cerca di nascondere i propri fallimenti e di presentarsi come vincitore. In seguito agli attacchi contro le nostre forze nella regione di Mahabad, avevamo annunciato che quattro dei nostri compagni avevano combattuto con eroismo e grande coraggio fino all'ultima goccia di sangue, senza alcuna esitazione, raggiungendo il rango di martiri. Abbiamo inoltre informazioni secondo cui anche tra le forze dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) vi sono stati morti e feriti, compresi ufficiali di alto grado. L'attacco contro le nostre forze è avvenuto il 28 giugno. Esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie dei compagni caduti e a tutto il popolo del Kurdistan. Anzitutto desideriamo affermare che tutti e quattro i nostri compagni, sotto la guida della stimata comandante Arjîn Garzan, hanno lavorato giorno e notte, animati da un autentico spirito apoista, per far conoscere al popolo della regione il pensiero e la filosofia del Leader Apo. Sono diventati la voce di un popolo che ogni giorno subisce oppressione, occupazione e aggressioni. Con la loro vita e il loro impegno sono stati un autentico esempio di cameratismo rivoluzionario per un popolo che lotta incessantemente e non si lascia fermare da alcuna difficoltà. Sono diventati una verità destinata a durare nel tempo, incarnando la linea della donna libera come messaggio di libertà e come dono all'umanità. Per dare continuità allo spirito della rivoluzione "Donna, Vita, Libertà", hanno fatto della personalità della compagna Arjîn e della compagna Cîhan un punto di riferimento per questa rivoluzione, incarnandone i valori nella propria vita.

🌹Le YRK hanno reso note le identità dei quattro martiri di Mahabad
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🌹Le YRK hanno reso note le identità dei quattro martiri di Mahabad

⚔Cinque peshmerga del KDPI uccisi dall'IRGC Cinque peshmerga del Partito Democratico del Kurdistan dell'Iran (KDPI) sono stat
⚔Cinque peshmerga del KDPI uccisi dall'IRGC Cinque peshmerga del Partito Democratico del Kurdistan dell'Iran (KDPI) sono stati uccisi dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nei pressi di Sardasht. Nell'attacco sarebbe rimasto ucciso anche un civile. Inoltre, il governo iraniano ha condotto nella serata di ieri attacchi con droni e missili contro sedi dei partiti curdi iraniani nella Regione del Kurdistan in Iraq. Al momento non sono state diffuse informazioni ufficiali riguardo a eventuali vittime o all'entità dei danni.

L’obiettivo dell’emissione di tali provvedimenti contro i curdi e i loro partiti politici è quello di creare le condizioni per facilitare rapimenti, assassinii e ulteriori attacchi contro i curdi e i membri delle organizzazioni politiche curde, normalizzando simili pratiche. La decisione della Repubblica Islamica di richiedere una Red Notice dell’Interpol e l’arresto e l’estradizione dei membri delle organizzazioni curde, unita al contemporaneo dispiegamento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nel Kurdistan con armamenti pesanti, agli attacchi su larga scala condotti dalle forze affiliate ai Pasdaran contro le unità del PJAK in diverse aree del Kurdistan e alla morte di quattro combattenti del PJAK nel corso di tali operazioni, costituisce al tempo stesso un grave segnale di minaccia rivolto all’intera opposizione iraniana. La repressione, gli assassinii e gli attacchi di carattere fascista da parte del potere centrale hanno sempre avuto origine nel Kurdistan, per poi estendersi al resto dell’Iran. Le decisioni giudiziarie di questo regime rappresentano la prosecuzione della stessa violenza, dello stesso fascismo e degli stessi crimini perpetrati dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Per questo motivo ci aspettiamo che anche la comunità internazionale assuma una posizione di fronte a questo tentativo di «normalizzare il terrorismo e la repressione attraverso l’abuso degli strumenti giuridici», promosso su ordine del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Rivolgiamo un appello alle autorità giudiziarie internazionali, ai governi e alle organizzazioni per i diritti umani affinché non attribuiscano alcun credito alle false accuse della Repubblica Islamica nei confronti dei curdi e dei partiti politici curdi, non prendano sul serio questi provvedimenti giudiziari illegittimi e non li assumano come base per alcuna decisione. Come può un regime che è all’origine di guerre, conflitti e tensioni in tutta la regione, e la cui storia è segnata dal terrorismo, dalle esecuzioni, dalla presa di ostaggi e dai massacri, pretendere di parlare in nome del diritto e della giustizia?

❗️Rivar Abdanan, portavoce del PJAK: Negli ultimi giorni ha avuto ampia eco sui media la notizia dell’«emissione di una Red Notice dell’Interpol» su richiesta del regime della Repubblica Islamica. Le accuse formulate dal regime della Repubblica Islamica in questo provvedimento giudiziario contro il PJAK e altri partiti politici curdi sono del tutto infondate. Si tratta di accuse pretestuose, costruite artificialmente per legittimare la repressione dei curdi e gli attacchi contro i partiti politici curdi e le altre forze di opposizione al regime. Un regime che, sulla base di pretesti falsi e privi di fondamento, arresta, tortura e mette a morte cittadini comuni e attivisti civili e politici non possiede alcuna legittimità per emettere simili provvedimenti contro i curdi e i partiti curdi. Come possono essere considerate giuridicamente attendibili le accuse di un regime che si colloca ai vertici dei regimi totalitari e criminali per il ricorso sistematico alla tortura, alle confessioni estorte, alle esecuzioni capitali e ai massacri di massa? L’emissione di una Red Notice dell’Interpol nei confronti della dirigenza e dei membri del PJAK è del tutto inaccettabile. In primo luogo, il PJAK è un partito politico popolare, democratico, impegnato per la libertà e ampiamente riconosciuto, che non ha alcun legame con il terrorismo né con le accuse mosse nei nostri confronti dalla Repubblica Islamica. La nostra attività si è sempre fondata sulla lotta per la costruzione di una società democratica, sul rispetto dei diritti umani e sul rifiuto della violenza. In secondo luogo, un regime come la Repubblica Islamica, governato dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), non possiede in alcun modo la legittimità per richiedere l’emissione di una Red Notice dell’Interpol. La Red Notice e le richieste di arresto e di estradizione si fondano su accuse completamente infondate e prive di significato. Terrorismo, presa di ostaggi, estorsione, rapimento di minori, attentati dinamitardi, stupro, tortura, assassinio e altri crimini di questo genere corrispondono esattamente all’elenco delle azioni che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica compie quotidianamente nel Kurdistan e in tutto l’Iran. D’altra parte, se la Repubblica Islamica insiste nelle proprie accuse, chiediamo alla comunità internazionale di istituire una «commissione d’inchiesta indipendente e imparziale» e che la Repubblica Islamica apra le proprie porte a tale commissione affinché possa indagare su tutti i casi oggetto delle accuse. Siamo noi stessi a denunciare che un numero elevatissimo di omicidi mirati, esecuzioni, massacri e altre azioni disumane è stato perpetrato dal regime contro i curdi, e siamo pronti a presentare a questa commissione tutta la documentazione necessaria affinché indaghi su questi crimini commessi dalla Repubblica Islamica. Solo così sarà possibile stabilire con chiarezza quale delle parti sia realmente responsabile dei reati contestati. I massacri compiuti dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica lo scorso mese di Dey nelle province di Kermanshah e Ilam rappresentano un esempio evidente di ciò che il regime della Repubblica Islamica perpetra nel Kurdistan. Quale legittimità può vantare un regime che, nel giro di due sole notti, è in grado di aprire il fuoco contro sessantamila cittadini iraniani innocenti e di massacrarli, per poi pretendere di adottare simili misure giudiziarie contro la propria opposizione e chiedere agli organismi internazionali di perseguire i partiti curdi? Fin dal primo giorno della sua fondazione, questo regime è stato costruito sulla base dell’ostilità verso i curdi e della volontà di annientarli. La «fatwa della jihad» emanata da Khomeini continua ancora oggi a essere applicata nel Kurdistan. Per questo motivo, dal nostro punto di vista, le decisioni giudiziarie di questo regime non solo sono totalmente prive di qualsiasi credibilità, ma costituiscono provvedimenti apertamente ostili ai curdi e caratterizzati da una natura fascista.

❗️Rivar Abdanan, portavoce del PJAK: "La responsabilità dei recenti scontri a Mahabad, Paveh e in altre aree del Kurdistan ri
❗️Rivar Abdanan, portavoce del PJAK: "La responsabilità dei recenti scontri a Mahabad, Paveh e in altre aree del Kurdistan ricade direttamente sulle forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), che consideriamo un'organizzazione terroristica. Qualsiasi attacco contro il popolo curdo e le forze del PJAK dà origine al legittimo diritto all'autodifesa. Pertanto, le azioni difensive condotte sia dalle Unità di Difesa del Kurdistan Orientale (YRK) sia dalle forze di autodifesa comunitarie organizzate a livello locale sono pienamente legittime e giustificate."

⚔Rojhelat (Kurdistan iraniano): si intensificano gli scontri armati in diverse province Proseguono e si intensificano gli scontri tra il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e le Unità di Difesa del Rojhelat Kurdistan (YRK) in diverse aree, segnando un'escalation delle operazioni militari nella regione. Nella zona di Sharestan, lungo l'asse Mahabad–Piranshahr, i combattimenti sono entrati nel secondo giorno consecutivo. L'area rimane sotto un massiccio dispiegamento di forze iraniane, con scontri segnalati nei pressi di Şarstên, Doli Qeleweran e Mamşal. Le stesse fonti riferiscono che l'IRGC avrebbe lanciato oltre 200 razzi Katyusha verso l'area di Hewareba, impiegando anche droni da ricognizione per dirigere il fuoco dell'artiglieria. Fonti vicine allo YRK affermano inoltre di aver abbattuto un drone di sorveglianza dell'IRGC. Lo YRK ha confermato, attraverso un comunicato, che l'IRGC ha avviato un'operazione militare nel villaggio di Gagesh e nelle aree circostanti, precisando tuttavia di non disporre ancora di informazioni complete sull'andamento dei combattimenti e annunciando ulteriori aggiornamenti quando saranno disponibili dati verificati. Sempre secondo fonti locali, durante gli scontri vi sarebbero state vittime e feriti tra le forze dell'IRGC, mentre anche le YRK potrebbero aver subito perdite. Parallelamente, nella notte di lunedì è stato segnalato un attacco armato contro postazioni militari e di sicurezza iraniane nell'area di Dolî Mîrawa, presso Paveh (Pawe), nella provincia di Kermanshah. Secondo le prime notizie diffuse da fonti locali, almeno tre membri delle forze di sicurezza iraniane sarebbero stati uccisi. Con gli scontri registrati nelle aree di Mahabad, Marivan e ora Paveh, tre province del Rojhelat — Azerbaigian Occidentale, Kurdistan e Kermanshah — sono state interessate nell'ultima settimana da operazioni armate, indicando un significativo aumento della tensione e dell'attività militare iraniana.

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⚔Le Unità di Difesa del Rojhelat Kurdistan (YRK) hanno diffuso una dichiarazione sugli attacchi condotti dal regime iraniano
⚔Le Unità di Difesa del Rojhelat Kurdistan (YRK) hanno diffuso una dichiarazione sugli attacchi condotti dal regime iraniano contro i villaggi nei dintorni di Banê, nel Kurdistan orientale. Secondo il comunicato, il 25 giugno 2026 l'esercito iraniano ha colpito l'area circostante il villaggio di Shiwi, a Banê, utilizzando tre droni kamikaze. L'attacco non ha causato perdite o danni alle forze YRK, ma ha provocato gravi danni agli orti e ai frutteti appartenenti alla popolazione civile. Le YRK hanno quindi lanciato un duro avvertimento: «Non tollereremo in alcun modo attacchi contro il nostro Paese. Qualora tali aggressioni dovessero ripetersi, risponderemo con decisione. Ribadiamo che la protezione della vita e dei beni del nostro popolo è il nostro dovere primario. Il nostro popolo può essere certo che adempiremo a questo compito con tutte le nostre capacità».

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Aggiornamenti da Kurdistan Questa iniziativa vuole costruire uno spazio di ascolto e condivisione di aggiornamenti dalle quattro parti del Kurdistan, mettendo in relazione le diverse realtà curde con le trasformazioni politiche e geopolitiche che attraversano oggi l’Asia occidentale. Dal Kurdistan turco, Bakur, e la nuova fase del conflitto tra Stato e movimento curdo, al futuro del Rojava nel quadro siriano; dalle tensioni interne del Kurdistan iracheno, Başûr, al ruolo centrale dei curdi nelle mobilitazioni in Iran,Rojhelat, dopo “Jin, Jiyan, Azadî”. L’incontro intreccerà aggiornamenti, testimonianze e letture provenienti dai diversi territori, mostrando come la questione curda continui a rappresentare uno dei principali nodi politici dell’Asia occidentale. Ne parleremo con alcun@ comp@s di UikiOnlus Pranzo curdo a cura di Barbagianni a sostegno del progetto “Nuovo Cinema Amoude”. Sarà presente anche il progetto Staffetta Sanitaria. Per le prenotazioni del pranzo scivere o chiamare il numero: 339/629381.

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‼️ *I Giuristi Democratici incontrano Ebru Gunay* Lunedì 11 Maggio si terrà un importante momento di dialogo e approfondimento sulla situazione dei diritti umani e la questione curda. Un'occasione per ascoltare la voce diretta di chi vive in prima linea l'impegno civile e politico. 🗓 *Lunedì 11 Maggio 2026* 🕔 *alle ore 17:30* 📍 *Centro Culturale Candiani* (Saletta Seminariale) P.le Luigi Candiani, 7 - Mestre (VE) Dialogano: *Giuseppe Romano* (Avvocato, Esecutivo Nazionale GD) *Ebru Gunay* (Avvocata turca curda, già deputata per la città di Mardin e Membro del consiglio esecutivo dell’HDP) Intervengono: *Gulala Salih* (Attivista, Presidente UDIK) *Jalal Saraji* (Direttivo Comunità Curda in Italia) ✊*INGRESSO LIBERO*✊

🗞I gruppi curdi del “Rojhelat” non vogliono essere le pedine degli Stati uniti contro Teheran Malgrado le roboanti e contraddittorie dichiarazioni di Trump dall’inizio del suo attacco, non c’è stata nessuna invasione di terra dell’Iran da parte dei partiti curdo-iraniani. Le principali forze politiche curde “orientali” puntano a un processo di autodeterminazione nel Rojhelat (Kurdistan dell’Est), non a un coinvolgimento nella lotta armata al servizio di interessi stranieri

🔍È possibile seguire online alle Giornate di studio RISC 2026 dal titolo "The Kurdistan Freedom Movement at a Crossroads", i
🔍È possibile seguire online alle Giornate di studio RISC 2026 dal titolo "The Kurdistan Freedom Movement at a Crossroads", in programma giovedì 26 e venerdì 27 marzo, seguendo le istruzioni riportate nei link e QRcode.

🔍Seconda Conferenza Internazionale della Rete Italiana di Studi Curdi (RISC) – RISC Study Days 📆26-27 marzo 2026 📍Università di Torino, Dipartimento di Culture, Politica e Società Promossa da: Università di Torino (Dipartimento di Culture, Politica e Società; Cattedra UNESCO), Università di Garmian, Università di Kobane, Università di Rojava, Rete Italiana di Studi Curdi, The Amargi, SeSaMO, Cattedra UNESCO Unito, BorDeMEr, Arci Torino, Arci Piemonte, ANPIA e POST-DiD. L’anno 2026 si avvia rapidamente verso una trasformazione degli equilibri globali e del sistema internazionale, con il Medio Oriente ancora una volta al centro delle tensioni. La guerra scatenata da Israele e dagli Stati Uniti contro Iran e Libano ha precipitato la regione nel caos e rischia di protrarsi a lungo. In questo contesto, riferimenti ai “curdi” o alle “forze curde” sono comparsi ripetutamente nelle dichiarazioni dei leader politici e nei media. Il lungo periodo di proteste e guerriglia contro il regime iraniano è stato segnato dalla presenza rilevante di diverse organizzazioni curde, ora unite in una coalizione, tra cui il Partito per una Vita Libera in Kurdistan (PJAK) appare tra i più organizzati e influenti. Tuttavia, resta aperta la questione sulla reale consistenza delle forze curde in Iran, sulle loro caratteristiche, sulle loro ideologie e sul loro posizionamento rispetto alle altre forze politiche iraniane e agli attori regionali e internazionali. Il ruolo delle forze curde e del PJAK in Iran e in Iraq — dove le loro posizioni sono state bombardate dal regime iraniano — solleva interrogativi sulle relazioni ideologiche e politiche tra il PJAK e il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Il 2025 ha segnato una trasformazione fondamentale della questione curda: a seguito di un appello storico di Abdullah Öcalan, il PKK ha posto fine alla sua lotta armata durata quarant’anni avviando un processo di scioglimento formale. Questo processo, ancora in corso, e il passaggio dalla lotta armata alla competizione civile e istituzionale sollevano interrogativi cruciali: come potrà un movimento politico definito per decenni dalla lotta armata affrontare la transizione verso la politica istituzionale? Mentre lo Stato turco introduce nuovi quadri normativi per questa transizione, quali tensioni emergeranno tra le aspirazioni democratiche del processo di pace e le persistenti tendenze autoritarie dello Stato? In Siria, il collasso del regime ba‘thista alla fine del 2024 ha profondamente ristrutturato il panorama geopolitico e istituzionale. Sotto la pressione delle offensive militari e amministrative del governo di transizione, l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est (DAANES) è stata costretta ad accordi di integrazione fortemente asimmetrici. La sopravvivenza e la trasformazione del progetto del Rojava in queste condizioni segnano un passaggio dalla consolidazione dell’autogoverno durante il conflitto a dinamiche instabili di costruzione statale e integrazione istituzionale. Questa conferenza intende offrire uno spazio accademico per discutere queste dinamiche in evoluzione e, più in generale, la situazione dei curdi e del Movimento di Liberazione Curdo a livello globale. Organizzato dalla Rete Italiana di Studi Curdi (RISC), l’evento prende come punto di partenza le recenti pubblicazioni dei suoi membri. La conferenza riunisce accademici, giornalisti, attivisti e membri della società civile per promuovere analisi condivise e dialogo, nonché attivisti impegnati nella solidarietà con il movimento di liberazione del Kurdistan e nello studio del “nuovo paradigma” proposto dal movimento e negli scritti di Abdullah Öcalan dal carcere. Coloro che desiderano partecipare all’evento devono registrarsi tramite il link. https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSf4qhzp1twkhoU8VsYHrUaFnb5quZwsu9PJA39aLcOCoscTdg/viewform

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Riconosciamo i nostri desideri, sentiamo dove ci conducono le nostre passioni, ma non dimentichiamo mai che siamo parte di qualcosa di più grande di noi stessi. Siamo pronti ad agire in difesa delle nostre aspirazioni e di chi ha bisogno; lottiamo per la giustizia, l’uguaglianza e la libertà, anche a costo di pagare il prezzo più alto… Questo è uno dei tanti modi per spiegare cosa significa essere anarchici, come Lorenzo ci ha dimostrato. Lorenzo e noi abbiamo esplorato e imparato insieme dai frutti della lotta del Rojava tutto ciò che un anarchico possa trovare. È caduto come ognuno di noi avrebbe potuto cadere, e come alcuni di noi sono effettivamente caduti. È caduto credendo in ciò che faceva fino all’ultimo momento. Cos’altro si può desiderare, se non restare saldi nella propria posizione e agire secondo il proprio desiderio, la propria passione e la propria convinzione fino all’ultimo respiro? Lorenzo scherzava dicendo di aver perso l’occasione di ricevere il più alto onore, quello di essere il primo martire internazionale italiano del Rojava. Ma per tutti noi che oggi siamo qui riuniti, ha ottenuto molto di più. Custodiremo per sempre la sua memoria, terremo sempre caro il suo lascito. Con lo spirito del suo sacrificio, portiamo avanti l’eredità della lotta dei popoli per una vita libera e felice. Che sia una delle cose più belle che ci ha donato. Ricordiamoci sempre queste parole: “ogni temporale inizia con una singola goccia, cerca di essere quella goccia”.