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L’aria che tira è pesantissima. Se Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen avessero agitato volutamente lo spauracchio di una guerra mondiale per convincere tutti a fare ciò che vuole la Nato, ovvero avviare un’enorme fase di riarmo, investendo miliardi pubblici e privati, sarebbe davvero irresponsabile. Perché la storia ci ha insegnato (o almeno dovrebbe) che non è certo riempiendo il mondo di caccia bombardieri o testate nucleari che si garantiscono sicurezza e pace.
Qualora invece stessero davvero pensando ad avviare un’opera di convincimento verso l’opinione pubblica per lanciarsi in una guerra contro la Russia (e magari, chissà, anche contro quei Paesi che si sentirebbero a quel punto di sostenere Putin), si tratterebbe di qualcosa di talmente folle e lunare da lasciare basiti.
L’editoriale del nostro direttore Andrea Barolini.
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È proprio su questo piano che l’accostamento delle armi ai vaccini fatto da von der Leyen ha forse senso: non si rimettono in discussione i giganteschi profitti nemmeno in situazioni di emergenza. Anzi, le crisi diventano un’occasione per rafforzare ulteriormente una sempre più spinta finanziarizzazione in ogni ambito produttivo.
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Secondo l’indagine, all’origine dei patrimoni da capogiro che dominano l’economia mondiale ci sono posizioni di dominio strategico. I loro monopoli hanno reso le aziende in questione «troppo grandi per fallire, troppo grandi per fidarsi e troppo grandi per preoccuparsi».
Le conseguenze non si riflettono soltanto sul numero esponenziale di zeri alla fine dei conti in banca di chi le possiede. Esse si ripercuotono innanzitutto sulle imprese più piccole, incapaci di reggere il confronto. E sui consumatori finali, che si impoveriscono mentre una sparuta manciata di multinazionali continua a crescere.
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Le prime 500 società quotate a Wall Street stanno registrando utili record e distribuiscono dividendi formidabili ai propri azionisti. A cominciare proprio dai grandi fondi finanziari. Nel frattempo, l’economia giapponese e quella britannica sono in piena recessione. La Germania arranca e il resto dell’Europa stenta ad arrivare ad una crescita dell’1%.
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Repost from Climate change is real
Negli ultimi cinquant’anni l’industria della plastica ci ha raccontato che il riciclaggio fosse un’opzione praticabile, ma non era vero. Secondo uno studio del Center for Climate Integrity, Big Oil e l’industria delle materie plastiche avrebbero consapevolmente mentito, boicottando le spinte a limitare la produzione e incentivando un riciclo che, lo sapevano, non poteva essere una soluzione a lungo termine.
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È stato un magro calciomercato invernale nei cinque grandi campionati europei. Negli ultimi anni le squadre hanno comprato troppo, e quasi sempre male.
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Imprenditore, specialista di sistemi informatici, servizi di rete e sicurezza. Consulente delle Nazioni Unite e della Commissione europea. Divulgatore scientifico, con all’attivo diversi libri che ci aiutano a comprendere la società dell’informazione in cui viviamo. Stefano Quintarelli è tra gli ospiti dell’incontro annuale della Gabv (Global Alliance for Banking Values) che si terrà a Padova e Milano dal 26 al 29 febbraio. In particolare terrà la relazione principale sulle sfide etiche che ci aspettano davanti alle nuove tecnologie durante la cerimonia di apertura lunedì 26 febbraio presso l’aula magna dell’università di Padova.
Lo abbiamo intervistato.
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Tutti abbiamo assistito (la maggior parte di noi attoniti, si spera) alla presentazione della Icon of the Seas nello scorso ottobre. La più grande nave da crociera del mondo, consegnata il 27 novembre alla Royal Caribbean: 365 metri di lunghezza, 20 ponti. Capace di trasportare 7.600 passeggeri. Come una cittadina, per capirci. Gli abitanti di Forte dei Marmi, per rimanere in tema-mare.
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La finale del prossimo Mondiale di calcio maschile si giocherà in un Paese dove l’intera ricchezza è nelle mani del 1% della popolazione. Un Paese segnato da profonde fratture e disuguaglianze razziali. Dove la forza lavoro migrante è esclusa dai minimi diritti umani, come il diritto alla salute. Un Paese che sta facendo giganteschi passi indietro sui diritti civili, in particolare sull’aborto. Un Paese in cui è in vigore la pena di morte.
Stiamo forse parlando del Qatar, o dell’Arabia Saudita? Ovviamente no. La finale del prossimo Mondiale di calcio maschile si gioca il 19 luglio 2026 a New York, negli Stati Uniti d’America.
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Bisogna smontare la favola che produrre biologico costa troppo: i benefici per transizione ecologica e agricoltura sono soprattutto economici.
Ne abbiamo scritto nell’ultimo numero della nostra newsletter Valori in tavola.
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C’è una cosa che accomuna Angelina Mango, Geolier, Annalisa, Irama e Ghali, gli artisti che occupano le prime cinque posizioni dell’edizione di Sanremo 2024. E non è solo la musica ma bensì la casa discografica: tutti e cinque, infatti, sono contrattualizzati con la Warner Music Italy.
Che l’industria della musica italiana stia conoscendo una fase di oligopoli non è una novità: negli anni abbiamo visto affermarsi l’esclusiva della Siae per riscuotere i diritti d’autore in Italia, fino ad arrivare al caso TicketOne, multata dall’Antitrust per abuso di posizione dominante nel mercato della vendita dei biglietti dei concerti nel 2021.
La Warner invece sta rapidamente scalando il mercato degli artisti.
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«Le licenze concesse da Israele per l’esplorazione nelle acque antistanti Gaza alla ricerca di gas sono illegittime». È questo l’avvertimento recapitato nei giorni scorsi a Eni e ad altre compagnie petrolifere tra cui l’inglese Dana Petroleum (una filiale della South Korean National Petroleum Company) e l’israeliana Ratio Petroleum. Mittente lo studio legale Foley Hoag per conto delle organizzazioni umanitarie Al-Haq, Al Mezan Center for Human Rights e Palestine Center for Human Rights (PCHR).
Un testo che rappresenta una diffida «a desistere dall’intraprendere qualsiasi attività nelle aree della Zona G che ricadono nelle aree marittime dello Stato di Palestina», sottolineando che tali attività costituirebbero una flagrante violazione del diritto internazionale. E una possibile complicità in crimini di guerra.
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Unicredit ha registrato utili netti per 8,6 miliardi di euro che saranno interamente distribuiti agli azionisti attraverso i dividendi. Gli stessi azionisti, in realtà, beneficeranno in totale di 10 miliardi di euro per effetto delle operazioni di buyback, cioè di riacquisto da parte di Unicredit delle proprie azioni. Intesa SanPaolo ha registrato utili netti per 7,7 miliardi di euro di cui 5,4 saranno distribuiti agli azionisti in dividendi.
Si tratta per entrambe le banche di dati record, con previsioni di ulteriore crescita nei prossimi due anni. In relazione a ciò sono possibili tre considerazioni.
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Aumento dei debiti, aumento dei tassi, aumento della leva finanziaria. Un cocktail potenzialmente esplosivo, e che ha portato la Banca di Inghilterra a volere esaminare i rischi sistemici che pone il mercato dei crediti privati, arrivato a 1.600 miliardi di dollari.
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Il calcio abbraccia il greenwashing aziendale. Dalla prossima stagione il massimo campionato di calcio italiano maschile si chiamerà Serie A Enilive. Dal nome della società di Eni che si occupa di presunta mobilità sostenibile.
E così, dopo venticinque anni di onorato servizio agli ordini di una nota compagnia di telecomunicazioni, l’assemblea di Lega ha deliberato che si passerà al colosso energetico. Con grande piacere del governo Meloni, che tra Piani Mattei e relazioni pericolose con i Paesi produttori di energie fossili, ha puntato le sue fiches di sopravvivenza sulla multinazionale guidata da Claudio Descalzi.
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Il modello di vita americano, quello per cui ci si indebita per ogni acquisto utilizzando metodologie di pagamento a credito, ha attraversato l’oceano. È esploso oramai ovunque in Europa. E sta cominciando a fare i primi danni, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione.
L’allarme è stato lanciato a inizio anno nel Regno Unito dall’organizzazione per l’educazione finanziaria Centre for Financial Capability. L’istituto ha spiegato come, solo nell’ultimo semestre del 2023, un quarto degli utilizzatori del sistema Buy Now Pay Later (BNPL) non sia riuscito a ripagare i crediti. Di questi, la maggior parte sono giovani under 35.
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La protesta degli agricoltori continua. I trattori bloccano le strade e assediano i palazzi del potere. Dopo l’Olanda, la Romania, la Polonia, la Francia, l’Italia e la Germania, sono arrivati a Bruxelles. Dove si decide il loro destino. La protesta continua, e non accenna a fermarsi. Perché non si vede via di uscita. Il sistema che governa la produzione agricola è sbagliato in sé, e non certo per le leggi che cercano di tutelare l’ambiente. È sbagliato perché il libero mercato non funziona. È sbagliato perché, come ha spiegato il professor Alessandro Volpi, il problema è che la filiera dell’agricoltura è oramai in mano ai mercati finanziari.
Il problema è che gli agricoltori non guadagnano. Lavorano in perdita.
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Una volta si diceva «ingranare la quarta». Poi le auto hanno aggiunto una marcia e si è passati a dire «ingranare la quinta», lasciando comunque intatta l’espressione. Ora, con l’avvento del cambio automatico le cose si stanno trasformando, anche linguisticamente.
Ma la rivoluzione più grande, il settore dell’auto la sta vivendo con l’avvento dell’auto elettrica la cui vendita sta crescendo in tutto il mondo. In tutto il mondo, eccezion fatta per l’Italia, dove addirittura nell’ultimo anno le vendite sono diminuite. Unico caso europeo. Ad ostacolare la diffusione di auto ecologiche è soprattutto la mancanza di politiche adeguate.
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Esiste un legame tra cambiamenti climatici e disuguaglianze: non si può intervenire sui primi senza contrastare le seconde.
