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Climate change is real

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Kelly Shields è la responsabile campagne di ShareAction, un’organizzazione no profit britannica che si occupa di fare pressione sui gruppi finanziari perché modifichino le loro politiche di credito. «Nel complesso riteniamo che Barclays abbia compiuto progressi, ma ci sono ancora aree di preoccupazione», spiega. La rivista specializzata DeSmog riassume il cuore delle critiche mosse dagli attivisti. «Le nuove norme dal tono ambizioso coprono solo una frazione del finanziamento totale a petrolio e gas. La politica aggiornata esclude solo il finanziamento diretto per nuovi progetti, consentendo a Barclays di continuare a fornire finanziamenti aziendali più generali alle società fossili, che possono poi utilizzare tali finanziamenti come desiderano, compresa l’espansione». In sostanza, la banca e i clienti del settore energetico possono aggirare il problema ottenendo fondi per la società nel suo insieme. Senza specificare per quale progetto (estrattivo) verranno usati.

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Un bond governativo a dieci anni da 800 miliardi di yen, quasi 5 miliardi di euro, per finanziare la transizione climatica. Lo ha lanciato il Giappone a febbraio 2024. Il primo Stato al mondo a sperimentare questo strumento finanziario.
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Uno al minuto. Nel giro di qualche ora a Cortina, su un area di poco più di due ettari di terreno, sono stati abbattuti quasi cinquecento larici. La maggior parte alberi secolari. Il tutto per far posto all’impianto sportivo che ospiterà le gare di bob, skeleton e slittino per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. O meglio, il tutto per fare posto all’ennesimo scempio economico, sociale e ambientale.
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Negli ultimi cinquant’anni l’industria della plastica ci ha raccontato che il riciclaggio fosse un’opzione praticabile, ma non era vero. Secondo uno studio del Center for Climate Integrity, Big Oil e l’industria delle materie plastiche avrebbero consapevolmente mentito, boicottando le spinte a limitare la produzione e incentivando un riciclo che, lo sapevano, non poteva essere una soluzione a lungo termine.
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Da gennaio 2024 esiste un nuovo indicatore per le banche europee: il Green Asset Ratio. Cos'è e quali limiti ha.
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Tutti abbiamo assistito (la maggior parte di noi attoniti, si spera) alla presentazione della Icon of the Seas nello scorso ottobre. La più grande nave da crociera del mondo, consegnata il 27 novembre alla Royal Caribbean: 365 metri di lunghezza, 20 ponti. Capace di trasportare 7.600 passeggeri. Come una cittadina, per capirci. Gli abitanti di Forte dei Marmi, per rimanere in tema-mare.
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Bisogna smontare la favola che produrre biologico costa troppo: i benefici per transizione ecologica e agricoltura sono soprattutto economici. Ne abbiamo scritto nell’ultimo numero della nostra newsletter Valori in tavola.
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Non è con la cattura e stoccaggio della CO2 che salveremo il clima.
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L’impatto della crisi climatica è maggiore sui Paesi più vulnerabili, i più poveri, che oltretutto hanno meno contribuito a causarla. Aiutare quei Paesi ad affrontare tale impatto e insieme ad intraprendere un percorso di transizione ecologica dei loro sistemi socio-economici, significa prima di tutto una cosa. Cancellare il loro debito finanziario nei confronti dei Paesi del Nord del mondo. È quanto chiede Debt for Climate. «Un movimento di movimenti», spiega Sonia Sali, attivista di Debito per il Clima, capitolo italiano del movimento internazionale. Sali (che ha curato la traduzione del report di Debt Justice “The Debt Fossil Fuel Trap”, ndr) ha partecipato lo scorso ottobre a Milano al World Congress for Climate Justice (Wccj).
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Il calcio abbraccia il greenwashing aziendale. Dalla prossima stagione il massimo campionato di calcio italiano maschile si chiamerà Serie A Enilive. Dal nome della società di Eni che si occupa di presunta mobilità sostenibile. E così, dopo venticinque anni di onorato servizio agli ordini di una nota compagnia di telecomunicazioni, l’assemblea di Lega ha deliberato che si passerà al colosso energetico. Con grande piacere del governo Meloni, che tra Piani Mattei e relazioni pericolose con i Paesi produttori di energie fossili, ha puntato le sue fiches di sopravvivenza sulla multinazionale guidata da Claudio Descalzi.
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Nel 2023 Fridays For Future Italia (FFF Italia) ha aperto a Torino la sua prima sede. È stato l’inizio di un processo che proseguirà nel 2024. «La prossima sede aprirà a Bari in primavera», dice Luca Sardo, attivista di FFF Italia di cui fino al 2023 è stato uno dei portavoce nazionali. Torinese, fresco di laurea in Economia dell’Ambiente, della Cultura e del Territorio. È personalmente in contatto con Greta Thunberg – l’ha messaggiata per il suo 21esimo compleanno, il 3 gennaio. E ha partecipato a gennaio a Pavia all’assemblea nazionale di FFF Italia. Lo abbiamo intervistato.
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Una volta si diceva «ingranare la quarta». Poi le auto hanno aggiunto una marcia e si è passati a dire «ingranare la quinta», lasciando comunque intatta l’espressione. Ora, con l’avvento del cambio automatico le cose si stanno trasformando, anche linguisticamente. Ma la rivoluzione più grande, il settore dell’auto la sta vivendo con l’avvento dell’auto elettrica la cui vendita sta crescendo in tutto il mondo. In tutto il mondo, eccezion fatta per l’Italia, dove addirittura nell’ultimo anno le vendite sono diminuite. Unico caso europeo. Ad ostacolare la diffusione di auto ecologiche è soprattutto la mancanza di politiche adeguate.
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Esiste un legame tra cambiamenti climatici e disuguaglianze: non si può intervenire sui primi senza contrastare le seconde.
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Come salvare il Pianeta? Semplice, con una bella vacanza in crociera. Magari sulla nuovissima Icon of the Seas: 365 metri di lunghezza, 250 tonnellate di peso e venti piani di altezza. Capace di ospitare 8 mila persone. Come una piccola cittadina è divisa in otto “quartieri”, ciascuno con i suoi divertimenti. Tra cui un parco acquatico con una cascata di 16 metri e 6 scivoli d’acqua. Se si vuole stare al coperto invece ci sono oltre 40 tra ristoranti, bar e luoghi di incontro. Ecco come salvare il Pianeta dal riscaldamento globale e dai cambiamenti climatici. Con una crociera. Come abbiamo fatto a non pensarci prima!
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Verde in superficie, nero nei fatti. Un’analisi di DeSmog ha rivelato che nel Regno Unito tre quarti dei premi alle pubblicità green vanno ad agenzie che lavorano anche per l’industria dei combustibili fossili.
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Chiedere alle aziende di limitare le emissioni nocive è giusto. Ma l'azionariato critico non basta. Servono regole e leggi specifiche.
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Il costo legato all’innalzamento del livello dei mari potrebbe raggiungere gli 872 miliardi di dollari, nel 2100. Ciò se continueremo con il business as usual e non agiremo per mitigare i cambiamenti climatici. Le cifre sono contenute in uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Scientific Reports lo scorso 18 gennaio. E si riferiscono solamente all’Unione europea e al Regno Unito.
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Se vi trovate su una terrazza di Dubai a sorseggiare un cocktail, non azzardatevi a chiedere altro ghiaccio. Potrebbe volerci un po’. Potrebbero andarvelo a prendere in Groenlandia. E portarvelo dopo un viaggio in nave con partenza dai fiordi del porto di Nuuk e attraversamento dell’Atlantico fino a Aarhus, in Danimarca. Poi giù lungo le coste europee per entrare nel Mediterraneo, il Canale di Suez, il Mar Rosso e finalmente… ecco il ghiaccio nel bicchiere. Durata del viaggio? Diciannove giorni per oltre novemila miglia nautiche. Costo ambientale? Devastante. Costo del ghiaccio? Se siete a Dubai avete un sacco di soldi, per cui non dovete nemmeno chiedervelo. Leggi la nostra rubrica Capitalism unchained
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La Svizzera è il primo Stato al mondo a contribuire ai propri obiettivi climatici attraverso lo scambio di carbon credits, per la precisione con la Thailandia. In altre parole, Berna ha deciso di finanziare un progetto per la mobilità sostenibile all’estero. Ne conteggerà le emissioni risparmiate e le contabilizzerà. Come avrebbe fatto per un analogo progetto in patria. Un esempio di collaborazione, previsto dall’Accordo di Parigi ma finora mai messo in pratica compiutamente. Un vanto, in termini di comunicazione e visibilità. Sui reali benefici per il clima, però, è lecito nutrire qualche dubbio.
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L’ultimo passo per sbloccare la diffusione delle comunità energetiche rinnovabili (le cosiddette CER) è stato compiuto. Ieri, 24 gennaio, è entrato in vigore il decreto emanato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che mira a promuovere la creazione e lo sviluppo su tutto il territorio italiano delle comunità energetiche rinnovabili e dell’autoconsumo. Tale iniziativa ha già ottenuto il via libera dalla Corte dei Conti e dalla Commissione europea.
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