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gianluigizarantonello 🎯Business Transformation con le persone al centro

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Tecnologia e business transformation, ma con le persone al centro. Due parole su di me: https://www.gianluigizarantonello.it

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⁉️Chi ha detto che il marketing non si occupa più di bisogni? Questo era il titolo di un mio post del remoto 2013, e mi è tornato alla mente ascoltando una bella intervista di Raffaele Gaito a Giorgio Taverniti. 🔎Il video copre molti temi, e quindi come sempre vi consiglio di sentirlo integralmente, ma il passaggio che mi ha colpito è quello in cui si dice “noi che siamo cresciuti con Internet siamo stati molto presuntuosi (ed è per questo che perdono tutte le persone che parlano di GEO a caso) perché noi abbiamo pensato che il marketing puro di un tempo fosse una cavolata, che ora c'era il digital marketing; abbiamo fatto questo errore anche inconscio magari, abbiamo detto: "Beh, spazza tutto il mondo di prima!" e quindi nell'applicare poi le cose ce ne siamo fregati delle basi”. 💡Perché mi ha particolarmente colpito? Beh, in primo luogo ho vissuto in prima persona (sono più o meno coetaneo, anagraficamente e professionalmente, di Raffaele e Giorgio) tutta questa evoluzione e in seconda battuta il tema della basi che si perdono presi dalla velocità dei nuovi strumenti è un punto centrale della mia ultima newsletter, uscita sabato 29 agosto. 🪏Inoltre, nella chiacchierata si dice “magari qualche strumento morisse” perché finora si è andato tutto stratificando e anche questo concetto per me è molto vero e importante, tanto che ho scritto e non da oggi (qui ad esempio siamo nel 2012!) che l’evoluzione tecnologica di questi anni ha creato dei progressi inimmaginabili ma che dietro la semplicità apparente di certe soluzioni si apre un aumento costante delle cose da tenere a mente e da considerare. 🔄Davanti a questa complessità sempre crescente oggi, con i cookie sempre più bloccati, la diminuzione dei dati trasparenti offerti dalle grandi piattaforme e l'avvento dell'intelligenza artificiale agentica come attore, si sta assistendo a un drastico ridimensionamento della misurabilità e serve tornare a mettere il focus sull'osservazione del comportamento umano, sui bisogni reali e sulle esigenze profonde delle persone, piuttosto che sui semplici trucchetti tecnici o sui numeri sterili. 👉Questo non vuol dire che il posizionamento sui motori di ricerca per keyword non sarà più importante in assoluto né che la GEO è una bufala, tuttavia ci troveremo sempre di più a dover capire quale sia l’intento che porta (o potrebbe portare) un cliente a considerare e scegliere il nostro prodotto o servizio. Che è un po’ alla radice del marketing, anche se richiede più tempo di altre tecniche. 📣Nota finale, anche Giorgio stressa molto il punto della divulgazione, che sapete bene che mi sta da sempre a cuore: credo che oggi, con la velocità di questo mondo, sia un dovere civico (oltre che un beneficio per il proprio business) da parte di chi ha più competenze condividere la conoscenza.

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📅Con l’inizio di settembre si ricomincia la routine lavorativa che nel mese di agosto era rimasta sospesa, il mondo che ci circonda però non si è fermato e gli ultimi 20-30 giorni sono stati caratterizzati da notizie piuttosto clamorose sulla “fuga” di agenti e modelli AI che prendono iniziative, hackerano altri sistemi eccetera eccetera. 😱Quello che colpisce è che nella maggior parte delle notizie stiamo parlando di problemi successi direttamente ai team dei grandi big della tecnologia, ossia coloro che ne hanno la massima conoscenza e controllo visto che detengono lo sviluppo di queste tecnologie. Un segno che la combinazione di novità e fretta è un mix pericoloso, specie ora che il tema dell’agentic in cui queste tecnologie agiscono per conto di terzi sulla base degli obiettivi che vengono loro dati inizia a essere davvero realtà. 🇪🇺⚖️Inoltre, proprio in agosto (il giorno 2 per l’esattezza) l’Ai Act europeo è entrato davvero nel vivo, mentre i primi big tecnologici hanno cominciato a mettersi al riparo con watermark e filigrane come nel caso di Anthropic. Per questo nei miei contenuti del mese appena trascorso, in un momento di naturale rallentamento, mi sono concentrato su alcuni temi che credo siano quanto mai importanti: 1️⃣Non abbiamo ancora capito davvero la AI ma stiamo spingendo per inserirla in tutti gli ambiti a velocità sempre maggiore. 2️⃣La complessità aumenta, non diminuisce: se mi leggete da un po’ saprete che non è da oggi che dico che l’evoluzione tecnologica di questi anni ha creato dei progressi inimmaginabili ma che dietro la semplicità apparente di certe soluzioni si apre un aumento delle cose da tenere a mente e da considerare. 3️⃣In questo, abbiamo trascurato la qualità per la velocità: ogni novità ha avuto un effetto di hype rispetto alle precedenti sempre più forte e, di nuovo, sempre più breve che ha ogni volta distratto l’attenzione dal processo di sistemazione di quanto c’era prima. Come risultato, ogni strato si è inserito su uno precedente sempre più fragile e non ancora ben strutturato, rendendo al contempo molto difficile intervenire sulle fondamenta sotto la spinta del nuovo. 💡Il mio non è un invito a rallentare la tecnologia, che comunque non aspetterà. È l'invito a concederci, dopo il mese di agosto, lo stesso permesso che ci siamo dati in questi giorni di ferie appena trascorsi: quello di prendere fiato, di capire prima di agire e di costruire le cornici (di permessi, di conoscenza organizzata, di responsabilità condivisa tra sistema, utente, chi sviluppa e società) che ci aiutano a non essere in balia della tecnologia che noi stessi stiamo creando. Ne ho parlato in modo più dettagliato nell’ultimo numero agosto di “The Transformation Digest”. 🔗Leggi la newsletter: https://gianluigizarantonello.substack.com/p/the-transformation-digest-prendiamoci-tempo-per-capire-la-tecnologia-senza-subirla 🔗Leggi l’editoriale sul blog: https://internetmanagerblog.com/2026/08/19/riflessioni-su-ai-tecnologia-adoption-dopo-le-notizie-di-agosto-su-intelligenza-artificiale/
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⁉️Le aziende di intelligenza artificiale hanno scoperto il ciclo di hype e, in particolare, il passaggio della “caduta nella disillusione" che segue il picco delle aspettative? 💥Ormai un po' di giorni fa ha fatto abbastanza scalpore la dichiarazione di Dario Amodei sul fatto che per ora le promesse più importanti della Ai non sono state mantenute e che il settore ha un problema di fiducia. 🔎Quello che il CEO di Anthropic ha sottolineato in particolare è il fatto che non basta parlare di potenzialità, come nel caso della cura del cancro, ma bisogna parlare dei risultati reali e questo per ora non sta avvenendo alla velocità e con l'efficacia che tutti i grandi big avevano sperato e raccontato.  🔬L'attenzione di Amodei sulla parte medica e biologica non è nuova e risale già alle sue considerazioni del 2024 nel saggio “Machine of loving grace”, di cui avevo parlato anch'io, una sottolineatura importante perché spesso parliamo a questi strumenti rispetto alla produttività aziendale o la generazione di contenuti, ma in realtà grandi opportunità ci sono anche nella ricerca scientifica.  📣Tornando al tema della fiducia, io condivido in particolare un punto del discorso, ossia che in problema critico è la comunicazione martellante che accompagna questo settore. E gli effetti sull’opinione pubblica si sentono, specie negli USA, dove questo è più marcato. 📉L'indagine "2026 AI-Powered Consumer Report" dei ricercatori di Prophet, per esempio, evidenzia che l'uso dell'IA generativa tra i consumatori è sì salito al 73%, dal 45% del 2024, ma con un calo del 30% nell'entusiasmo verso la tecnologia.     Per il Pew Research Center, il 50% degli adulti statunitensi si dice più preoccupato che ottimista per la diffusione dell'IA nella vita quotidiana, contro il 10% di pareri favorevoli (nel 2021 la quota dei timorosi era al 37%). Ancora, secondo l’AI Index 2026 di Stanford alla domanda “Products and services using artificial intelligence make me excited” solo il 38% degli americani si dichiara d’accordo, contro l’altissimo 84% cinese ma anche il 65% indiano, nonostante l’impatto importante e visibile sui lavoratori del subcontinente. Peggio fanno solo (di misura) Canada, Belgio, Svezia e UK, mentre in Italia siamo al 49% (un po’ sotto il 53% della media globale della ricerca). Per non farsi mancare nulla poi, sempre per Stanford gli americani hanno il più basso tasso di “trust in their government to regulate AI responsibly” (31% con la media globale del 53%). 💡Non entro poi nei temi più aziendali, di cui oltre che sul canale ho parlato molto sulla mia newsletter. Restando sull’opinione pubblica e per concludere, come dice bene il commento di Italia Informa alle dichiarazioni del CEO di Anthropic, la fiducia non sarà prodotta da una singola dimostrazione tecnologica. Dipenderà anche da ciò che accadrà fuori dai laboratori: ai salari, ai posti di lavoro, alla privacy, alla concorrenza, all’accesso alle cure e alla distribuzione della ricchezza generata.
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⁉️Arriva la filigrana di Claude per capire se un testo è stato creato con la Ai: è una buona notizia? 🇪🇺In assoluto sì, è un buon passo avanti verso la trasparenza e il fatto che sia stato applicato a tutto il mondo è significativo, tanto più che segue da vicino proprio il momento in cui l’Ai Act europeo entra davvero nel vivo (dal 2 agosto). Un ottimo.esempio dell'effetto Bruxelles. 🔎Come sempre però, bisognerà vedere come si vorrà usare e quanto buon senso sarà applicato nell'interpretazione dei suoi verdetti, buon senso che dipende molto dalla conoscenza del funzionamento e dei suoi limiti (e qui vi rimando a questo video). 🧙Prima di tutto, va ricordato che non è un delitto usare la AI per arricchire e migliorare i propri contenuti se sono originali ma la “caccia alle streghe” è sempre dietro l'angolo e ha già coinvolto anche creator di lungo corso e notorietà, come nel caso di Hank Green. Io stesso, specie per le infografiche e le audio overview della mia newsletter, faccio largo uso della AI ma solo per aumentare i contenuti che scrivo io, non per generarli da zero. E sono due cose completamente diverse, che però chi parla senza averne esperienza e cognizione può fraintendere. 🎨Certo, con tutto il rumore che c'è sul tema e la quantità industriale di Ai slop la cornice cognitiva avversa scatta velocemente e abbiamo già visto come basti un finto bollino AI per trasformare un autentico Monet in un fake pieno di difetti. ⚠️C’è poi un rischio ancora più subdolo, di cui ho parlato anche in passato, il fatto che con queste “prove digitali” tutto possa essere messo in dubbio per definizione rafforzando le proprie bolle digitali. Con la proliferazione di slop e deepfake già oggi se vedo qualcosa che non mi piace nemmeno delle evidenze visive mi potranno far cambiare idea perché dirò che è un fake e sicuramente troverò qualche artefatto (quello magari sì falso) che mi dimostra il contrario. 💡Il rischio che vedo qui è la delegittimazione di un contenuto per la presenza della filigrana, dove magari la AI è stata usata solo per raffinare la stesura di un’idea originale, per tradurre o per altri usi che non tolgono alcun valore ai concetti ma che nei pesi (che dovremo capire quanto saranno trasparenti) della valutazione potrebbero avere molta influenza. Come sempre, servirà discernimento, che però deriva solo dalla conoscenza delle cose.
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Il 75% dei responsabili delle risorse umane (CHRO) afferma che i manager sono più oberati di lavoro che mai, a dimostrazione
Il 75% dei responsabili delle risorse umane (CHRO) afferma che i manager sono più oberati di lavoro che mai, a dimostrazione del fatto che i guadagni di produttività derivanti dall'IA comportano costi nascosti in termini di supervisione. Lo dice Gartner qui, e la trovo una chiara riprova del fatto che un’organizzazione “agentica” non è così semplice e immediata da costruire e che la dinamica tra management e automazione è tutt’altro che banale, in un mix di conoscenza tecnica e di dominio. Sappiamo bene ormai che la AI tende a mettere a nudo i limiti gestionali, tecnologici e culturali delle aziende, per questo tornare a parlare approfonditamente di execution per me resta un aspetto fondamentale.
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😮Richiedi al tuo agente AI di prenotare i tuoi allenamenti e ti trovi a hackerare la tua palestra? E’ successo in Australia, e come dice l’articolo di Italian Tech che ne parla non è solo una curiosità bizzarra. 🔎Partiamo dai fatti: l’agente in questione, che girava su OpenClaw utilizzando Claude di Anthropic come modello, nell’interagire con le API della palestra ha individuato una falla nel processo, ossia la possibilità di prenotare a lunga distanza le sessioni mentre nell’interfaccia utente questa possibilità era limitata a pochi giorni. Inoltre, alla richiesta dell'utente di capire se l’agente poteva aiutarlo a migliorare la sua posizione in una lista di attesa, quest’ultimo ha trovato il modo, sempre via API, di cancellare un’altra persona e di assegnare il posto al “suo umano”: bastava conoscere l’identificativo di una prenotazione per inviare al server una richiesta di cancellazione, anche se apparteneva a un altro cliente. 😱Insomma, in buona fede questo tal Andrew ha lanciato un attacco hacker alla sua palestra! Si tratta della stessa casistica, con conseguenze pratiche molto più circoscritte, che era capitata con l’ormai famigerato “attacco” di OpenAI a Hugging Face e non è l’unico altro caso di “fughe” di agenti negli ultimi giorni: gli agenti cercano di fare al meglio il loro compito, anche andando “oltre” quello che dovrebbero fare sulla carta. 🤖In tutti i casi, i modelli hanno fatto ciò che era stato loro detto. Non sono "andati fuori controllo". OpenAI ha detto al suo modello di arrivare a una risposta senza specificare il percorso da seguire e il modello ha sfruttato una vulnerabilità zero-day. Nel caso della palestra, la richiesta di migliorare la propria lista di attesa era la parte esplicita, mentre non era stato dato nessun vincolo circa il modo di raggiungere l’obiettivo (comprensibilmente, direi). 💡Come dice Iason Gabriel, filosofo e responsabile di un gruppo di ricerca sull’etica dell’IA in Google DeepMind, l'allineamento non può più essere pensato soltanto come il rapporto tra un’IA e la persona che la utilizza. Va considerato come un rapporto tra quattro soggetti: il sistema di IA, l’utente, chi lo sviluppa e la società.  E più saranno gli agenti personali che competono fra loro più sarà importante avere questo quadro di riferimento. 🧩Per finire, sul fronte aziendale come ho scritto nella mia newsletter di maggio, tutte le ricerche delle grandi società di consulenza oggi parlano di un elevato interesse da parte delle aziende ma anche di un senso di bassa preparazione da parte loro.  A marzo Enza Iannopollo di Forrester aveva scritto di come l'IA agentiva avrebbe ridefinito l'IA responsabile e ora anche Brian Hopkins ci è tornato con una serie di considerazioni rivolte alle aziende che vi consiglio di leggere.
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🤖La sfida geopolitica sulla AI, di cui ho parlato nuovamente pochi giorni fa, si sposta anche sul mondo della robotica e del
🤖La sfida geopolitica sulla AI, di cui ho parlato nuovamente pochi giorni fa, si sposta anche sul mondo della robotica e della “IA fisica”? 🚫🇨🇳Mentre gli investimenti nel settore crescono, specie per quanto riguarda i robot umanoidi, gli USA hanno posto un divieto di importazione dall’estero di advanced robotics, un settore in cui la Cina è largamente all’avanguardia (vedi anche il punto 4 di questo post). 🔎Nonostante permangano le limitazioni macro economiche di un anno fa, è un segnale rilevante sull’importanza del settore. 
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🗞️Avrete sentito sicuramente parlare di un "attacco hacker" subito da Hugging Face, un'infrastruttura fondamentale nel mondo dell'intelligenza artificiale, per il quale sono stati chiamati in causa hacker governativi di paesi ostili e vari altre ipotesi, fino al colpo di scena. 🫢Infatti, dopo giorni di ricostruzioni, OpenAI ha ammesso che il responsabile era uno dei propri sistemi avanzati (e con i freni allentati) guidato da una funzione obiettivo molto semplice: vincere un test di cybersecurity a tutti i costi. Qualcosa che avevamo già visto, in un'altra forma, con il patto di Moloch. Infatti il modello non è "evaso" dal laboratorio per cattiveria o libero arbitrio ma ha semplicemente seguito alla lettera il suo obiettivo scegliendo la via più comoda ed efficiente trovata nello spazio delle possibilità: uscire dalla scatola e prendersi i dati direttamente alla fonte (vi consiglio questo video per maggiori dettagli).  La cosa interessante che questo comportamente, noto come problema dello specification gaming (o anche come reward hacking), era stato teorizzato 10 anni fa proprio dai ricercatori di OpenAi, capitanati all’epoca da…Dario Amodei. Potete trovare molti commenti ben fatti (e tanti allarmismi) in giro per la rete, ma ci sono due cose che vale la pena di sottolineare: 1️⃣Per analizzare l'attacco, la stessa Hugging Face dopo i tentativi iniziali ha dovuto scartare i modelli di frontiera americani perché bloccano i comandi di exploit (quelli di attacco) presenti nei file, finendo paradossalmente per dover utilizzare (con successo) un modello a pesi aperti cinese (GLM 5.2). A parte la comicità della cosa, è evidente che la narrativa USA contro la AI aperta non è così automaticamente scontata, mentre diventa evidente che la paura generata da queste notizie giustifica gli investimenti miliardari delle big tech. 2️⃣Se le più grandi aziende di Ai con i migliori ricercatori incappano in questi episodi, che cosa può succedere a organizzazioni più tradizionali che si cimentano con la AI senza le dovute conoscenze? Andrew Jon Jablon, un avvocato che si occupa di questi temi citato spesso da Matteo Flora, ha detto di recente che la regola d'oro per gestire l'AI generativa è trattarla come uno stagista brillante ma privo di contesto ed esperienza: un collaboratore cui output si controllano e non si firmano in bianco. 💡Entrambi i temi, quello geopolitico e quello di adoption consapevole, si parlano molto bene con le riflessioni della mia ultima newsletter e con il rimando a questo contenuto vi segnalo anche che con il mese di agosto la periodicità del canale sarà un po’ meno costante, continuerò a pubblicare ma mi godrò anche un po’ di meritato riposo,che auguro anche a voi!
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💡Stiamo assistendo a una presa di coscienza normativa e sociale sul fatto che gli algoritmi non sono neutrali e che in qualche modo non possono essere lasciati al totale arbitrio delle grandi compagnie tecnologiche. 🔎È uno dei due trend più significativi che mi sento di evidenziare alla fine del primo semestre 2026 prima di un po’ di pausa estiva. ⚖️Dalle storiche sentenze contro i social per la creazione di dipendenza negli utilizzatori all'enciclica Magnifica Humanitas sulla Ai passando per varie altre iniziative internazionali più o meno riuscite per mettere ordine, il dibattito sociale e geopolitico sulla Ai è indubbiamente in movimento. 👍🏻E ci si sta rendendo conto che non siamo davanti e fenomeni naturali incontrollabili e che non è vero che l’unica possibile programmazione degli algoritmi è quella che massimizza l’economia dell’attenzione che queste aziende cavalcano, a loro modo giustamente, per avere i migliori profitti. 👉Informarsi in modo responsabile è fondamentale, così come anche costruirsi una comprensione propria di come funzionano queste tecnologie perché sarà una capacità sempre più richiesta. E questo ci porta anche al secondo grande trend,legato al mondo delle aziende. ⚠️Infatti, è altrettanto chiaro come ci sia oggi un divario tra la promessa dell’intelligenza artificiale e la sua reale comprensione e adozione in azienda che cresce invece di diminuire. 🏢Le ragioni sono molteplici, resta una grande occasione di cambiamento, ma non è facile da applicare ai ritmi che la tecnologia tende ad imporre. Sono argomenti complessi e di entrambi i temi ho parlato in modo diffuso e dettagliato nell’ultimo numero di “The Transformation Digest”. 🔗Leggi la newsletter: https://gianluigizarantonello.substack.com/p/the-transformation-digest-ai-geopolitica-adozione-numero-13-luglio-26  🔗Leggi l’editoriale sul blog: https://internetmanagerblog.com/2026/07/22/ai-e-algoritmi-nel-2026-la-geopolitica-si-muove-le-aziende-restano-indietro-in-adozione-e-organizzazione/#more-6661
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🛍️ Lusso 2026: la ripartenza è più sana (e l’AI non è più un esperimento)! Il nuovo report BCG x Altagamma “True-Luxury Global Consumer Insights” (12ª edizione, 10.000+ consumatori intervistati in 11 mercati) fotografa un settore che ha l’ambizione e la possibilità di ripartire su basi più solide, con dati che hanno molto in comune con altre ricerche recenti che abbiamo già commentato. 📈 La crescita torna, ma cambia struttura. La crescita attesa è del 2-5% nel 2026, fino al 4-7% entro il 2029. Ma il mix cambia: più peso ai clienti top-tier (dal 14% al 24% della spesa in 10 anni), meno “acquirenti occasionali”, meno dipendenza dal turismo cross-border (dal 50% a meno del 30%), spostamento dal semplice “guardaroba” verso lusso lifestyle ed esperienziale. 🎯 Perché si compra: prodotto batte logo. I driver d’acquisto top sono design, artigianalità e qualità costruttiva. La visibilità del logo è il fattore MENO rilevante. A riprova di una maggiore ricerca di approfondimento, il 56% dei consumatori aspirazionali non conosce il direttore creativo del brand, contro il 70% nel top-tier (dove 1 su 4 sceglie il brand proprio per il direttore creativo). 💰 Il prezzo esagerato respinge, ma non cancella l’interesse. Il 70% dei consumatori ha rinunciato a un acquisto per un prezzo ingiustificato, ma oltre il 50% resta comunque interessato al brand o al settore lusso, spostandosi su altro prodotto o competitor. 🤖 L’AI è ormai strutturale nei clienti, non una moda: L’87% usa l’AI/GenAI ogni settimana, il 40% ogni giorno L’80% la usa già per informarsi sul lusso La fiducia dichiarata è sorprendente: uno score +29pp, quasi ai livelli del passaparola, doppia rispetto a social/influencer Il 62% si aspetta già l’uso di AI nei servizi del brand, anche nel top tier come già rilevato anche da Bain e Comité Colbert. ⚠️ Ci sono sicuramente dei punti più delicati scivolosi, specie nella percezione della pubblicità generata da AI e dell’automazione dei messaggi personalizzati di clienteling. Questa resistenza è concentrata soprattutto tra le fasce meno giovani nei mercati occidentali ma, anche a livello globale, servono comunque trasparenza e un approccio alla AI che rafforzi (non sostituisca) la relazione umana. 🏢Il vero gap da colmare è però proprio interno alle aziende e nelle loro fondamenta tecniche e organizzative: il 60% delle organizzazioni fashion & luxury è ancora in fase “emergente” sulla maturità AI, mentre i consumatori,come abbia visto, sono già pronti. Il prodotto e artigianalità restano non negoziabili, ma chi non integra l’AI nel customer journey rischia di rimanere indietro.
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❓Abbiamo sentito ormai tutti parlare di GEO (Generative AI Optimization) che si pone come evoluzione e complemento della SEO ma l’argomento è ancora affrontato con poca chiarezza, sia per la novità sia per l’improvvisazione di alcuni attori. 💡Per quanto sia un mondo costante e evoluzione, già oggi non possiamo più pensare di non avere un’idea e una strategia su come gestire questo passaggio dal marketing promozionale a quello dell’intento. 📖Essere la risposta. GEO AI Search | Farsi Scegliere o Scomparire è un libro di Ale Agostini, uscito nel 2026, che prova a rispondere in modo pratico e preciso a questa esigenza di costruire una cassetta degli attrezzi e una base di conoscenza per affrontare questa nuova modalità di fare marketing, per combinare quegli aspetti tecnici e di strategia che sono necessari a gestire il proprio capitale semantico e il nuovo modo in cui questi strumenti devono essere collegati alle nostre proprietarie digitali. ⚠️I brand che non integreranno l'IA rischiano l'irrilevanza (Agostini parla di fantasmi digitali), perché LLM e agenti diventano sempre più non solo una fonte di discoverability e di traffico ma anche dei veri e propri guardiani della reputazione aziendale. 🔎Per questo, i siti web non devono più essere visti come "ristoranti" dove il cliente arriva per sedersi e consumare l'esperienza. Al contrario, si sono trasformati in cucine: i contenuti che produciamo servono ora a "rifornire" gli chef digitali – ovvero le AI come ChatGPT, Claude o Gemini – che compongono la risposta finale per l'utente. Se la tua "cucina" non è pronta o il "piatto" (l'informazione) non è all'altezza, lo chef AI cercherà altrove, rendendo il brand invisibile. O, persino peggio, inventerà le informazioni che non trova per dare una risposta più completa. 🔗Ne ho parlato più dettagliatamente nella recensione che ho pubblicato la settimana scorsa sul mio blog: https://internetmanagerblog.com/2026/07/15/essere-la-risposta-oltre-la-seo-verso-ecosistema-generativo-recensione-libro-ale-agostini/
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🏛️Fondamenta e cambiamento, cambiamento e fondamenta: sono questi due termini che mi girano in testa ogni volta che parlo di trasformazione digitale invece che di mera digitalizzazione ed ecco che puntuali li ritrovo nel Seidor Report: la modernizzazione dell’ERP SAP 2026, ben commentato qui da ZeroUno.  📊La ricerca è significativa dato che il campione è composto da 360 CIO di grandi aziende, con un fatturato superiore ai 100 milioni di euro, distribuite in nove Paesi tra Europa e Americhe. 📈Il 94% delle aziende del campione prevede di modernizzare il proprio ERP SAP nei prossimi anni (e mi sbilancio a dire che lo faranno anche molte non ancora su SAP), e l’ideale strategico è quello di predisporre la proprio organizzazione per il futuro. 😢La realtà però è meno entusiasmante, la verità infatti è che parliamo in larga parte di manutenzioni che sono inevitabili ormai e/o che seguono il calendario degli aggiornamenti proposti dalla stessa casa di Waldorf. 🚀Al livello veramente trasformativo della reinvenzione, che implica ridisegnare i processi sulla base di dati puliti e intelligenza artificiale, affinché l’ERP smetta di agire soltanto come sistema di registrazione e diventi una piattaforma capace di supportare le decisioni, anticipare scenari e attivare nuove capacità di business, arriva appena il 15% delle aziende intervistate. 🔎Non è un percorso facile, l’ho conosciuto di persona, perché ci vuole un’ampia volontà di cambiamento da parte di tutti gli attori aziendali e bisogna anche lottare con anni di debito tecnico, che per il 71% delle aziende è un ostacolo di alto livello, creato negli anni dagli sviluppi custom e da scelte puntuali e non coordinate. 🎯Come ho già detto però, le fondamenta sono la chiave della rivoluzione della AI, assieme ad una visione guidata dal valore e a una chiarezza organizzativa. 💡In questo non facile percorso, i CIO devono finalmente assumere un ruolo meno passivo, comunicare efficacemente e lavorare su di una governance illuminata. E’ un percorso pluriennale, ma che se non viene iniziato presto e con grande chiarezza della visione finale può diventare una zavorra pesantissima per le organizzazioni.
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💡L'intelligenza artificiale non è un evento naturale inevitabile, ma il risultato di scelte, anche politiche.  🔎Lo dice bene Marco Cappato in una lunga e interessante intervista rilasciata a Raffaele Gaito, in cui si mette in evidenza il fatto che oggi, la stragrande maggioranza degli investimenti IA è orientata a scopi commerciali (vendere) o di controllo/militari, non di rado incrociati tra loro La democrazia è l'unica grande attività umana rimasta fuori da questa rivoluzione. ⚠️Come si dice nell’intervista citando Umberto Eco, non si tratta di apocalittici contro integrati, ma di una sfida politica sulla progettazione degli algoritmi. Lo abbiamo già visto succedere: come l'industria alimentare di massa ha modificato i prodotti per creare dipendenza (zucchero, grassi, sale), le piattaforme social manipolano i nostri bias cognitivi e, poiché la rabbia genera più engagement del dialogo ragionato, l'algoritmo tende a premiare la polarizzazione e le voci estreme, rendendo il dibattito pubblico tossico e distorcendo la percezione della realtà. Ma non è l’unica possibile programmazione degli algoritmi, è quella che massimizza l’economia dell’attenzione che queste aziende cavalcano, a loro modo giustamente, per avere i migliori profitti. 😱E che sia un metodo efficace lo prova uno studio di Stanford che descritto il fenomeno del  "Patto di Molock": per ottenere un piccolo vantaggio competitivo, l'AI impara a barare in modo esponenziale, in una "corsa al ribasso" etica, in tre scenari simulati di vendite, campagne elettorali, engagement social media.  La disonestà emerge non come un bug ma come una feature emergente a tutti gli effetti, frutto della pressione competitiva, la conseguenza logica dell'ottimizzazione spinta in un ecosistema umano che premia chi "grida di più" e "spara la più grossa". ⚖️Secondo Cappato, per uscire da questa situazione non basta "regolamentare" se questo ha l’unico senso di proibire o limitare, è necessario promuovere attivamente modelli positivi e l'Europa ha l'opportunità di essere all'avanguardia nell'integrare l'IA nei servizi pubblici, su cui il vecchio continente è più forte.  La proposta del movimento Eumans è quella di un'Intelligenza Artificiale Civica, fondata su: 1️⃣Dati: Creare repository e database interoperabili (sanità, giustizia, traffico) garantendo privacy e anonimato, gestiti dal pubblico per il bene comune. 2️⃣Partecipazione: Sviluppare piattaforme che permettano ai cittadini di interagire con le istituzioni, firmare proposte (referendum, leggi iniziativa popolare) e discutere in modo verificato. 3️⃣Assistente Civico: Uno strumento che aiuti il cittadino a orientarsi tra i suoi diritti e doveri, rendendo semplice l'accesso alla burocrazia, proprio come oggi è semplice fare acquisti online. 🔭Alcune parti di questa visione ci possono trovare più o meno d’accordo (guardate il video completo) ma se lo stesso Cappato ammette che parlare di soluzioni tecniche (protocolli, dati interoperabili, riforma dei quorum) è meno emozionante e "virale" rispetto al descrivere scenari catastrofici egli ricorda tuttavia che è l'unico modo per evitare che il vuoto lasciato dalla politica venga riempito esclusivamente dagli interessi privati. Nel mio piccolo, ho parlato altre volte di “educazione civica digitale” e sono convinto che la diffusione della tecnologia è andata più veloce della sua comprensione, già da tempo, ma proprio per questo non possiamo continuare a lungo a lasciare l’iniziativa solo alle big tech.
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🇺🇸🇨🇳Cina e Stati Uniti sono molto diversi nell’approccio alla corsa alla IA, e non fanno eccezione nemmeno nel modo in cui cercano di conquistare e fidelizzare i clienti finali. 🔎In un bell’articolo dell’Harvard Business Review vengono messe a confronto le campagne di inizio anno dei colossi cinesi e poi di quelli americani, rispettivamente per il Capodanno cinese e per il Super Bowl: Alibaba ha distribuito oltre 400 milioni di dollari in omaggi ai suoi clienti mentre le grandi società americane hanno pagato fino a 10 milioni di dollari ciascuna per ogni spazio pubblicitario di 30 secondi. Nel primo caso, più o meno qualsiasi atto di consumo effettuato tramite l'assistente virtuale Qwen (noto come Qianwen in Cina) è stata sovvenzionata, a condizione che Qwen gestisse l'intera transazione. Nel secondo caso, i messaggi era centrati sul fatto che ogni modello fosse largamente il migliore in termini di performance e potenza, dove il presupposto iniziale è che le capacità portino all'adozione e che l'adozione porti al dominio.  📊Complessivamente, il numero di utenti di IA negli Stati Uniti è cresciuto di circa il 30% all'anno e, come abbiamo visto pochi giorni fa, la competizione è dinamica e feroce, con il leader di oggi che diventa il competitor di domani anche in tempi piuttosto stretti. In più, come dice giustamente l’articolo di HBR, la differenza tra un'accuratezza del 90% e del 93% è enorme per i ricercatori che eseguono benchmark ma è molto meno rilevante per un consumatore che tipicamente esegue compiti piuttosto basici, in parte in sovrapposizione con la ricerca web tradizionale. 🇨🇳Guardando alla sponda cinese invece, parliamo di un approccio che mira al vantaggio competitivo basato sulle abitudini, sfruttando un segnale o innesco che avvia un comportamento cui segue una ricompensa che rinforza la ripetizione del comportamento stesso. Siccome diventa una risposta automatica, il fatto invece di fermarsi e scegliere diversamente può rappresentare un costo psicologico di cambiamento che può rivelarsi anche elevato. Quindi, invece di posizionare l'IA come una destinazione superiore che gli utenti più esperti sceglierebbero consapevolmente di raggiungere, l’approccio cinese vede questi tool come un nuovo pezzo del percorso che gli utenti compiono per svolgere attività che avrebbero comunque svolto. L’articolo poi ne parla molto bene e approfonditamente, per cui vi consiglio la lettura integrale. 🔗Sicuramente poi le peculiarità della Cina contano nel tipo di player tecnologici presenti e non a caso Qwen a gennaio di fatto ha lanciato la prima super-app al mondo basata sull'intelligenza artificiale, integrando oltre 400 funzionalità dell'intero ecosistema consumer di Alibaba (ne ho parlato già diversi anni fa, ed è solo cresciuto ancora): Taobao per lo shopping, Alipay per i pagamenti, Ele.me per la consegna di cibo, Fliggy per i viaggi e Gaode per la navigazione. 💡Al di là del mercato diverso però trovo che nell’approccio occidentale siamo concentrando troppa attenzione sulle capacità tecnologiche, che pure restano chiave ma che non sono il motivo per cui l’adozione decolla.  Un focus (in questo caso carente) sul valore invece che sulla parte tecnica di per se stessa di cui ho parlato a proposito della strategia aziendale ma che vale anche nel consumo privato, tanto è vero che i costi più bassi dei modelli cinesi vincono spesso sulle performance superiori di quelli americani.
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ChatGPT ha raggiunto 1 miliardo di utenti attivi mensili, appena tre anni dopo il lancio, ma la sua quota di True Audience co
ChatGPT ha raggiunto 1 miliardo di utenti attivi mensili, appena tre anni dopo il lancio, ma la sua quota di True Audience con ChatGPT (utenti unici attraverso app mobili e web) è scesa al di sotto del 50% per la prima volta nel marzo 2026. Entro la fine di maggio, si attestava al 46,4%, con Gemini al 27,7% e Claude al 10,3% (con +452%). Purtroppo, l’Europa resta non rappresentata mentre colpisce la quota bassa di Copilot, nonostante la sua potenziale penetrazione aziendale. La ricerca di Sensor Tower da cui sono tratti questi numeri ha poi tanti altri spunti e vi consiglio di scaricarla.
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👗💎Nel fashion e luxury attirare l’attenzione è ancora necessario, ma non è più sufficiente. Un contenuto può funzionare, una campagna può generare interesse, un prodotto può essere desiderato. Ma se quel desiderio non viene accompagnato, rischia di restare un segnale debole, non una relazione. 🔎Ne avevo già parlato in occasione dell’uscita della ricerca Lux Eternal di Accenture, il prestigio non basta più per comprare la fedeltà, il cliente, soprattutto nel luxury, non vuole sentirsi semplicemente intercettato. Vuole sentirsi riconosciuto e questo già nel 2025 era rilevato come un problema nel settore. 📈Nel frattempo, come rilevano BAIN e Altagamma, il mercato sta ritrovando un po’ di equilibrio (ancora fragile) ma si assiste ad un forte declino dei "segnali puri di status" con pelletteria e le calzature (storicamente i motori di profitto basati sul "logo") mentre la AI diventa rilevante nel buyer journey per scoprire o confrontare prodotti e quindi i brand non possono continuare a ignorare l’importanza di organizzare il proprio capitale semantico per renderlo visibile agli LLM e agli agenti. 📅Tanti temi che saranno il punto di partenza per la conversazione che avrò con gli amici di Sidewave il prossimo giovedì 9 luglio, per iscrivervi al webinar potete andare su https://webinars.sidewave.it/in-fashion-value-begins-with-return, vi aspetto online per discuterne.
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❓Perché è importante tornare a parlare di Execution proprio oggi, nell’era dell’AI agentica? Semplicemente, perché la velocità aumenta e con essa gli effetti negativi di una scarsa capacità di (appunto) esecuzione. ⚙️Come ripeto da tempo ormai, l’intelligenza artificiale non è un problema tecnologico, è uno specchio spietato che riflette tutti i limiti organizzativi che le aziende hanno ignorato per vent’anni, continuando a inserire nuovi strati tecnologici uno sopra l’altro senza davvero metabolizzarli del tutto. 🪫Oggi, citando Francesco Tombolini e la sua newsletter Ecce Tombo, “l’accelerazione dei dati è esponenziale. La capacità di processar­li con strumenti agentici è reale. Ma le organizzazioni si stanno appesantendo. Non di dati, non di tecnologia. Si appesantiscono di riunioni, di processi di approvazione, di torri di comando che chiedono report invece di costruire risposte”. ⚠️È esattamente in questo spazio, tra il consenso apparente e la comprensione reale, che l'execution si inceppa, perdendo una capacità che sta nel mindset, non nella dimensione del budget tecnologico. 🔭Il ruolo della leadership in questo è cruciale e la domanda qui non è “l’AI sostituirà i manager?” ma “quali competenze manageriali diventano ancora più preziose nell’era dell’AI?”. E una di questa è la capacità di vedere le connessioni. 🎓La Ai fluency, come più in generale la digital fluency, è poi l’altro argomento che congiunge la capacità strategica con quella operativa mettendo insieme il meglio delle due cose. Questa combinazione, competenza di dominio + digital fluency, crea quello che potremmo chiamare il “manager ibrido”: qualcuno che sa quando delegare all’AI, quando intervenire, quando fare un passo indietro per lasciare che il team (umano + AI) trovi la soluzione. 🚀Quindi, l'execution non è un problema tecnico. Non si risolve comprando licenze AI, non si risolve solo ingaggiando un consulente di digital transformation, non si risolve rinominando un reparto "AI Center of Excellence" (già visto con il metaverso). Si risolve, o non si risolve, nelle scelte organizzative quotidiane. Le organizzazioni devono essere progettate per agire, non per approvare, riducendo i livelli di consenso invece di moltiplicarli.  🔗Ne ho parlato nella mia newsletter di giugno che trovate qui: https://gianluigizarantonello.substack.com/p/the-transformation-digest-ai-execution-management-numero-12-giugno-  🔗L’editoriale è disponibile anche qui sul mio blog: https://internetmanagerblog.com/2026/06/24/ai-execution-e-management-alleati-o-concorrenti/
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⁉️Come sta il lusso globale? La settimana scorsa, il 25 giugno, Altagamma e Bain hanno pubblicato l’update del loro monitor che come sempre fornisce degli spunti interessanti. 🌎Non vado a commentare in dettaglio i numeri geografici e quelli più generali, che trovate nel documento e in molte altre fonti online, salvo dire che gli analisti prevedono nel 2026 una crescita fino al +2% per il lusso globale e tra +2 e il +4% per i beni personali. 📉Quello che mi sembra interessante sottolineare è che continuiamo ad assistere a un forte declino dei "segnali puri di status" con pelletteria e le calzature (storicamente i motori di profitto basati sul "logo") con risultati non positivi, differentemente da categorie come gioielli, profumi e occhialeria tengono meglio perché offrono un valore tangibile, raro o legato a una qualità manifatturiera che va oltre il semplice logo. ♻️Questo trend fa il paio con il successo del mercato del second-hand, valutato circa 50 miliardi di euro, che cresce a ritmi superiori (4-6%) rispetto al nuovo, senza considerare che metà dei consumatori di lusso consulta il mercato dell'usato prima di acquistare i prodotti più recenti. Un canale che i brand continuano a presidiare poco e in modo intermittente. 🦾Anche la tecnologia sta facendo la sua parte nel cambiamento: l'Intelligenza Artificiale è diventata rilevante nel buyer journey, con circa la metà dei consumatori di lusso utilizza l'IA per scoprire o confrontare prodotti e quasi tutti pianificano di continuare a usarla. Quindi, i brand che non integreranno l'IA rischiano l'irrilevanza e, come commentavo qui, non possono continuare a ignorare l’importanza di organizzare il proprio capitale semantico per renderlo visibile agli LLM e agli agenti. 🚀Come ho scritto a proposito della mia visita a Vivatech, almeno nei grandi gruppi si inizia a vedere in tal senso della AI che non è più solo scenica ma che si inserisce in modo significativo nei processi, interni ed esterni, raccontando come ci sia molta più innovazione dentro il comparto di quando si creda (i problemi casomai sono altri, li ho raccontati qui e qui). ⚠️Resta il tema della rilevanza (oltre che della qualità di prodotti ed esperienza), che la tecnologia non può risolvere: il prestigio non basta più per comprare la fedeltà.
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🇨🇳🇺🇸Gli americani si stanno convertendo ai modelli AI cinesi? 🔎Secondo il reportage di Rest of World, sviluppatori e startup statunitensi stanno virando su modelli AI cinesi perché la differenza di costo è enorme: emergono casi in cui sessioni di programmazione passano da circa 10 dollari a meno di 50 centesimi! Ne ha parlato Mario Moroni su Il Caffettino e non è un tema banale dato che spesso e volentieri il costo della Ai non è gestito e monitorato adeguatamente. 💰⚠️Di sicuro, in ottica di Agentic Enterprise, quando il costo di esecuzione diventa irrisorio, l’AI non è più solo un assistente individuale, ma diventa un motore operativo di massa. Tuttavia, come ho analizzato sul mio blog, un errore molto pericoloso è inseguire il risparmio tecnologico senza una visione organizzativa e strategica. Il dilemma non è più "quale modello costa meno", ma "quale architettura stiamo costruendo", dato che lo stesso Satya Nadella ha dichiarato che non conta più il modello, conta chi controlla la conoscenza. 💡La vera sfida per le organizzazioni oggi è quindi il passaggio da una visione tool-centrica a una architettura ad agenti.  Questo richiede: 1️⃣ Segmentazione del carico: Usare i modelli premium per le task a valore critico e modelli "low-cost" per le automazioni seriali. 2️⃣Governance tecnologica e dei dati: La convenienza non deve mai compromettere la proprietà intellettuale o la sicurezza. 3️⃣Digital Literacy: la capacità di capire ed orchestrare questi agenti è una competenza distintiva del prossimo futuro. La tecnologia deve restare subordinata al framework strategico e gli obiettivi dettano la scelta della tecnologia, non viceversa, anche perché come ci insegnano le recenti vicende di Anthropic l’imprevisto è sempre dietro l'angolo.
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🇫🇷Che cosa mi porto a casa dalla decima edizione di Vivatech a Parigi? Sicuramente è stata un’edizione particolarmente grande: tre piani, moltissima gente, un numero enorme di soluzioni anche più piccole (ci torno tra poco). Com’era prevedibile, la AI è stata la grande protagonista, come anche già a Shoptalk Europe a Barcellona (l’altro grande evento di successo dove sono stato questo mese) e in mille altri contesti di varie dimensioni. ❓Che cosa ho notato qui di particolare? 1️⃣Il primo punto è l'aumento considerevole della presenza di stand nazionali e regionali che ospitano startup del proprio territorio: grandi nazioni dall’India al Giappone passando per i principali stati europei (Italia inclusa), AfricaTech e molto altro. Un segnale che la AI sta diventando un asset competitivo a livello nazionale per tutti, e non solo per i detentori dei grandi modelli. 2️⃣Collegato con questo primo aspetto, molte altre realtà più piccole sono state ospitate da grandi incubatori aziendali o altri aggregatori, allargando ancora di più l’offerta di soluzioni che da sole avrebbero fatto fatica a sbarcare in un contesto come questo. 3️⃣Terzo punto, Vivatech si continua a distinguere dagli altri eventi paragonabili per la presenza di grandi aziende non tecnologiche che sponsorizzano e che hanno grandi stand dove mostrano la propria innovazione, anche interna: quest'anno allo storico duo LVHM e L’Oreal si è unita, con successo anche Luxottica portando un tocco italiano. In questi grandi stand si inizia a vedere della tecnologica che non è più solo scenica ma che si inserisce in modo significativo nei processi, interni ed esterni, raccontando come ci sia molta più innovazione dentro il comparto di quando si creda (i problemi casomai sono altri, li ho raccontati qui e qui). 4️⃣Non mancavano poi tanti grandi player tecnologici con stand imponenti ma l’ultima menzione è per la parte di robotica, con la Cina che conferma la sua leadership in materia con Unitetree e Agibot in testa. Questi robot oggi sono ancora una curiosità e fanno cose divertenti come ballare e salutare ma dietro questa parte “scenica” c’è una tecnologia che va alla velocità della luce. 💡Per concludere, è stato tutto bello e stimolante ma c’era davvero tantissima offerta, con decine di grandi player e centinaia di realtà piccole: per orientarsi serve avere consapevolezza delle proprie fondamenta e la necessità di un’appropriata comprensione, danto che l’intelligenza artificiale non è gratis e l’agentic Ai è una gara di chiarezza prima che di velocità.
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