GAZA GENOCIDIO DEL 21° SECOLO
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TRUMP CONTRO ZELENSKY: «È TEMPO CHE L’UCRAINA ABBIA UN NUOVO PRESIDENTE»
Donald Trump ha apertamente invocato un cambio alla guida dell’Ucraina, accusando Volodymyr Zelensky di aver ripetutamente rifiutato opportunità per raggiungere un accordo con la Russia.
«Penso che sia arrivato il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», ha dichiarato Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. «Suggerisco che abbiano un nuovo leader che possa fare un accordo», ha aggiunto, sostenendo che Zelensky avrebbe potuto porre fine alla guerra «molte volte» ma avrebbe scelto di non farlo.
Il presidente americano ha attaccato Zelensky anche per i bombardamenti contro le raffinerie russe. Trump ha affermato di aver chiesto a Kiev di non colpire gli impianti di raffinazione, sostenendo che la riduzione della produzione russa di diesel abbia contribuito ad aggravare la crisi globale dei carburanti. «E cosa fa? Va e colpisce il diesel. Farebbe meglio a smetterla».
Le parole arrivano il giorno dopo l’accordo tra Trump e Vladimir Putin che prevede nuove forniture russe di diesel al mercato statunitense e internazionale e una temporanea sospensione delle relative restrizioni americane.
In Ucraina le elezioni presidenziali restano sospese durante la legge marziale. La normativa ucraina stabilisce inoltre che, se il mandato presidenziale scade durante la legge marziale, il presidente resta in carica fino all’insediamento del successore eletto dopo la sua revoca.
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Come sarebbe stato se Putin avesse fatto quel che ha fatto Donald Trump? Se avesse prelavato un capo di stato straniero e minacciato altri stati confinanti? Stefano Massini, nel suo consueto appuntamento a Piazza Pulita su La7, prende le parole pronunciate da Trump dopo il blitz in Venezuela e le fa dire a Vladimir Putin, adattandolo allo scenario dell’Europa dell’est e questo è il risultato.
Repost from InsideOver
Un minuto di silenzio per i morti di Gaza, poi la marcia verso il Parlamento tra kefiah, bandiere palestinesi e cartelli con la scritta “End the genocide”. Sabato 10 ottobre Londra è tornata in piazza per Gaza: gli organizzatori parlano di 250.000 persone, la polizia ne attendeva tra 7.000 e 10.000.
“Siamo qui per segnare tre anni di genocidio in corso a Gaza”, ha detto all’agenzia France Presse Aimee Shalan, direttrice della Palestine Solidarity Campaign. I manifestanti chiedono al governo britannico di fermare l’invio di armi a Israele. È la prima marcia nazionale da quando il governo britannico ha dichiarato illegale l’intera occupazione della Cisgiordania. La polizia ha arrestato diverse persone.
In Italia, secondo i promotori, le piazze sono più di 40.
#gazagenocide
– Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e Israele, 16 settembre 2025 – Analisi della condotta israeliana a Gaza ai sensi della Convenzione sul genocidio.
– Amnesty International, 5 dicembre 2024 – “You Feel Like You Are Subhuman: Israel’s Genocide Against Palestinians in Gaza”.
– Corte internazionale di giustizia – South Africa v. Israel, procedimento relativo all’applicazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nella Striscia di Gaza.
– New York Times, 30 novembre 2023 – Inchiesta sul piano “Jericho Wall” conosciuto dalle autorità israeliane prima dell’attacco del 7 ottobre e sugli allarmi precedenti.
– Haaretz, 8 settembre 2026 – Inchiesta sull’avvertimento che il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed, avrebbe rivolto personalmente a Benjamin Netanyahu circa dieci giorni prima del 7 ottobre 2023 riguardo alla preparazione di una grande operazione di Hamas e sulla mancata trasmissione dell’allarme ai vertici della sicurezza israeliana.
– The Times of Israel, 8 settembre 2026 – Dichiarazioni dell’ex primo ministro Naftali Bennett sull’inchiesta di Haaretz e accusa a Netanyahu di “negligenza criminale”.
– Commissione Kahan, 1983 – Inchiesta israeliana sul massacro di Sabra e Shatila e sulle responsabilità israeliane.
– Nazioni Unite, 2002 – Rapporto sugli eventi nel campo profughi di Jenin.
– Commissioni d’inchiesta e organismi delle Nazioni Unite – Documentazione sulle operazioni israeliane a Gaza del 2008-2009, 2012, 2014 e 2021 e sulla Grande Marcia del Ritorno.
– Documentazione storica e storiografia israeliana, palestinese e internazionale sul Mandato britannico in Palestina, sulla guerra del 1947-1949, sulla Nakba e sui principali episodi riportati nella cronologia.
Nota editoriale:
L’articolo ricostruisce fatti e dichiarazioni di interesse pubblico ed esprime le valutazioni e la critica dell’autore, nell’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero e del diritto di critica tutelati dall’art. 21 della Costituzione italiana e dall’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU).
Crediti foto:
– Fotomontaggio realizzato da Paolo Consiglio mediante un’elaborazione grafica originale generata con intelligenza artificiale, raffigurante Benjamin Netanyahu e una rappresentazione simbolica della devastazione di Gaza e della storia palestinese.
– Ideazione, composizione grafica, testi e firma: Paolo Consiglio.
#7Ottobre #Gaza #Palestina #Israele #Netanyahu #Genocidio #GazaGenocide #FreePalestine #PalestinaLibera #Nakba #DeirYassin #KhanYounis #Jenin #SabraEShatila #GrandeMarciaDelRitorno #BambiniDiGaza #DirittiUmani #Memoria #Pace #PaoloConsiglio
– 2008-2009. Piombo Fuso: oltre mille morti palestinesi.
– 2012. Nuova offensiva israeliana.
– 2014. Margine Protettivo: oltre duemila morti palestinesi, tra cui centinaia di bambini.
– 2018-2019. Grande Marcia del Ritorno: oltre 180 palestinesi uccisi, tra cui bambini, giornalisti e paramedici.
– 2021. Undici giorni di bombardamenti: centinaia di morti palestinesi.
E poi Gaza dopo il 7 ottobre 2023.
Oltre 74.000 palestinesi uccisi. Almeno 21.700 bambini morti. Decine di migliaia di feriti. Il 97,5% delle scuole colpito. Circa 1,3 milioni di sfollati. Solo 19 ospedali su 35 parzialmente funzionanti. Bambini amputati, affamati, rimasti senza famiglia, sepolti sotto le macerie. E si è continuato a morire persino dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025.
Questo è ciò che viene dopo il 7 ottobre.
Non una parentesi.
Non un “danno collaterale”.
Una devastazione criminale genocida sistematica.
Il 7 ottobre non concede al governo Netanyahu alcun diritto di bombardare, affamare, sfollare e distruggere una popolazione.
E non cancella ciò che esisteva prima: la Nakba, l’occupazione, gli insediamenti, le demolizioni, le espulsioni, i checkpoint, generazioni di palestinesi cresciute senza uno Stato e sotto occupazione.
E c’è una parola che ormai non può più essere liquidata come slogan:
GENOCIDIO
Nel dicembre 2024 Amnesty International ha concluso che Israele stava commettendo genocidio a Gaza. Nel settembre 2025 la Commissione internazionale d’inchiesta dell’ONU ha concluso che le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso genocidio contro i palestinesi di Gaza, ritenendo commessi quattro dei cinque atti previsti dalla Convenzione e accertando, nella propria analisi, l’intento genocidario.
La Corte internazionale di giustizia non ha ancora emesso la sentenza definitiva.
Questa è la precisazione giuridica.
Il resto sono i morti.
E quei morti non scompaiono dietro una nota legale.
Il 7 ottobre è diventato troppo spesso un lasciapassare morale:
si parla dei bombardamenti → risposta: 7 ottobre
si parla dei bambini morti → risposta: Hamas
si parla della distruzione di Gaza → risposta: ostaggi
Ma poi ci sono i palestinesi.
E i palestinesi non sono una nota a piè di pagina della storia israeliana.
Non è una gara del dolore.
È storia.
E la storia non può essere tagliata nel punto che conviene a chi la racconta. Non possiamo aprire il libro il 7 ottobre 2023 fingendo che le pagine precedenti siano bianche e chiuderlo quella stessa sera fingendo che quelle successive non siano state scritte con il sangue di decine di migliaia di palestinesi.
Sono passati tre anni nei quali Gaza è stata devastata e più di ventunmila bambini palestinesi sono stati uccisi.
Tre anni nei quali la parola genocidio è passata dalle piazze ai rapporti di Amnesty International e della Commissione d’inchiesta dell’ONU.
«Elì, Elì, lemà sabactàni?»
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
È difficile non pensarci davanti alle immagini di Gaza: bambini sotto le macerie, madri che stringono i loro corpi, famiglie costrette a fuggire senza sapere dove potranno essere al sicuro.
Forse perché troppo spesso siamo stati noi ad abbandonarli.
Oggi è il 7 ottobre.
Ricordiamolo.
Ma ricordiamo tutto.
Perché la storia palestinese non è cominciata quel giorno.
E il genocidio di Gaza non può essere nascosto dietro quella data.
Paolo Consiglio
Fonti principali:
– UNICEF, Humanitarian Action for Children – State of Palestine, 2026 – Dati sulle vittime minorenni, sugli sfollati, sulle strutture sanitarie e scolastiche e sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza.
– Reuters, 7 ottobre 2026 – Terzo anniversario del 7 ottobre e bilancio di oltre 74.000 palestinesi uccisi a Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana.
NON DIMENTICARE 🇵🇸
NON PERDONARE 🇮🇱🇺🇸
Il 7 ottobre va ricordato.
Ma la storia non è cominciata il 7 ottobre: massacri, occupazione e sangue palestinese vengono da molto più lontano
Oggi è il 7 ottobre.
Dell’orrore commesso da Hamas si è parlato ovunque, giustamente.
Ma c’è un errore che continua a deformare il dibattito: trasformare il 7 ottobre nell’anno zero del conflitto, come se prima non ci fosse stato nulla e come se dopo tutto fosse diventato improvvisamente giustificabile.
Il 7 ottobre va ricordato.
Ma va ricordato tutto.
Israele possedeva da oltre un anno il piano “Jericho Wall”, che descriveva uno scenario sorprendentemente simile a quello poi realizzato: razzi, droni, brecce nella barriera, assalti coordinati.
Fu giudicato “troppo ambizioso” e altri segnali furono sottovalutati.
Ma su Netanyahu grava un interrogativo ancora più pesante.
Secondo un’inchiesta di Haaretz, circa dieci giorni prima del 7 ottobre sarebbe stato avvertito personalmente dal presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed, che Hamas stava preparando una grande operazione contro Israele.
Netanyahu avrebbe minimizzato il pericolo senza trasmettere l’allarme ai vertici dello Shin Bet, del Mossad e dell’esercito.
Netanyahu nega; Naftali Bennett sostiene invece che la ricostruzione sia vera e lo ha accusato di “negligenza criminale”.
Se l’inchiesta sarà confermata, non basterà più parlare di fallimento dell’intelligence.
Bisognerà chiedere: Netanyahu non capì o scelse di non reagire?
E perché?
Non esiste una prova conclusiva che dimostri un calcolo politico.
Ma la domanda ormai esiste e non può essere cancellata.
Prima gli allarmi.
Poi il 7 ottobre.
Dopo, Gaza.
Netanyahu non può essere cancellato da nessuno dei tre capitoli.
Perché la storia palestinese non comincia il 7 ottobre.
Comincia molto prima: espulsioni, occupazione, colonizzazione, demolizioni, repressione, violenze e massacri.
E dopo il 7 ottobre è arrivata Gaza: oltre 74.000 palestinesi uccisi secondo le autorità sanitarie della Striscia; almeno 21.700 bambini uccisi al 30 giugno 2026 secondo UNICEF.
Ventunmila bambini. Ventunmila nomi, ventunmila famiglie, ventunmila vite che avrebbero dovuto continuare.
Non serve inventare nulla.
La storia reale è già abbastanza terribile.
– Haifa e Gerusalemme, 1937. Attentati colpiscono anche civili palestinesi.
– Haifa, 1938. L’Irgun piazza bombe nei mercati: decine di vittime.
– Balad al-Sheikh, 1939. Attacchi contro la popolazione palestinese.
– Haifa, 1947. Attentati e rappresaglie.
– Al-Abbasiyya, 1947. L’Irgun uccide civili palestinesi.
– Al-Khisas, 1947. Il Palmach attacca il villaggio: tra le vittime ci sono bambini.
– Bab al-Amud, 1947. Attentato dell’Irgun alla Porta di Damasco.
– Balad al-Sheikh, 1947-48. Haganah e Palmach uccidono numerosi palestinesi.
– Giaffa, 1948. La popolazione palestinese fugge o viene espulsa.
– Tantura, 1948. Testimonianze e ricerche documentano uccisioni di palestinesi.
– Deir Yassin, 1948. Irgun e Lehi massacrano oltre cento palestinesi.
Poi arriva la Nakba: circa 700.000 palestinesi espulsi o costretti alla fuga, centinaia di località spopolate o distrutte.
E la storia continua.
– Khan Younis, 1956. Centinaia di palestinesi uccisi durante l’occupazione israeliana della Striscia.
– 1967. Israele occupa Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza: centinaia di migliaia di palestinesi vengono sfollati.
– Sabra e Shatila, 1982. Le milizie falangiste massacrano civili palestinesi e libanesi. La Commissione Kahan riconoscerà responsabilità indirette israeliane.
– Al-Aqsa, 1990. Le forze israeliane uccidono numerosi palestinesi.
– Hebron, 1994. Baruch Goldstein uccide 29 palestinesi in preghiera.
– Jenin, 2002. Almeno 52 palestinesi uccisi; l’ONU documenta vittime civili e distruzioni.
Poi Gaza diventa un nome che ritorna.
La distruzione è indiscriminata, sistematica” Case ridotte in macerie, oggetti quotidiani sparsi tra le rovine che raccontano di vite interrotte. Bambini lottano per la vita in terapia intensiva e piangono chiedendo della loro mamma. Ci si sveglia sotto le bombe, mentre gli ospedali non sono altro che un cumulo di rovine. Attraverso video-diari e la sua testimonianza diretta, la dottoressa Tanya Haj-Hassan – medico statunitense specializzata in terapia intensiva pediatrica – racconta in prima persona l’orrore che si vive a Gaza. L’intervista di Anna Airoldi.
Repost from WarZone - News
“Ti ho portato in braccio vivo”
Gaza, un padre piange il figlio ucciso da un raid israeliano: 10 morti in un giorno durante la “tregua”
Hussam Abu Asr è stato ucciso la sera dell’8 ottobre da un attacco sulla sua casa, nel quartiere Sabra di Gaza City. Con lui è morta Intisar Abu Asr. Dieci i feriti. Secondo i testimoni, l’esercito israeliano aveva concesso all’intero isolato meno di 10 minuti per evacuare.
Davanti al corpo del bambino, il giornalista Wadea Abu Alsoud dice: “Questo genocidio che vi hanno fatto credere sia finito. Ogni giorno abbiamo bambini, donne e anziani che muoiono. Non permettete loro che vi mentano.”
Il 10 ottobre è un anno dall’inizio della “tregua”.
Da allora l’esercito israeliano ha ucciso almeno 1.471 persone a Gaza.
Fonte: Inside Over
Repost from POLIVOX di Clara Statello
🇲🇪🇷🇺 L'ultimo video di Rybar prima degli arresti in Montenegro
Mikhail Zvinchuk, fondatore del canale russo di analisi militare Rybar, ha pubblicato questo video il giorno prima che i servizi di sicurezza montenegrini arrestassero lui, sua moglie e tre membri del suo team.
Nel video, presenta la prossima parte della serie documentaria di Rybar sui Balcani.
Segui 👉🏻@ClaraStatello
Hanno davvero vietato la vernice al piombo perché era tossica o perché bloccava i loro segnali?
Per decenni ogni casa è stata ricoperta di vernice al piombo: il piombo è uno scudo naturale contro le radiazioni e le frequenze elettromagnetiche.
Tutto è studiato e progettato contro di noi.
👇DALLE PAROLE DI JULIAN ASSANGE
https://t.me/JulianAssangeWiki
VI SVELO CHI COMANDA IN ITALIA" L’ex Ambasciatore d’Italia a Pechino, Alberto Bradanini, solleva il velo sui retroscena del potere. Squarcia così quel silenzio omertoso, una vera e propria Matrix, che il mondo dell'informazione conosce da sempre, ma che nessuno ha mai osato scardinare. Un racconto proibito, taciuto per proteggere la narrazione rassicurante destinata all'opinione pubblica, utile solo a preservare gli interessi di chi muove i fili nell'ombra. Oggi Bradanini paga il prezzo della veridicità con la censura, colpevole di aver vissuto dall'interno quei palazzi e di averne rivelato i meccanismi. Le sue parole, tuttavia, superano qualsiasi commento. Ascoltiamolo. | Maurizio Candido.mp4
