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Pensiero Verticale

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Armare le parole. Costruire il pensiero. Alimentare consapevolezza.

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Christian Zedig aveva 32 anni. Era partito per seguire la nazionale svedese, come fanno migliaia di tifosi ogni anno. Ma un i
Christian Zedig aveva 32 anni. Era partito per seguire la nazionale svedese, come fanno migliaia di tifosi ogni anno. Ma un immigrato l'ha ucciso. I cittadini hanno il diritto di chiedere che venga fatta piena luce sui fatti e di pretendere politiche capaci di garantire ordine pubblico, controllo del territorio e una gestione dell'immigrazione che tenga conto anche delle conseguenze sulla sicurezza. Ignorare queste preoccupazioni significa alimentare sfiducia nelle istituzioni. Christian Zedig merita giustizia. E l'Europa ha bisogno di affrontare con serietà questioni che troppo spesso vengono tralasciate. Mentre piangiamo Louis, un altro europeo si é aggiunto alla lista delle vittime dell'immigrazione. #destra #governo #politica #immigrazione #notizie

Sauron non è soltanto il cattivo de "Il Signore degli Anelli". È una metafora. Tolkien non descrive il male come qualcosa che irrompe all'improvviso. Lo racconta come un processo lento, capace di sedurre prima ancora che di distruggere. L'Anello non costringe nessuno. Promette. Illude. Fa credere che un po' più di potere possa risolvere ogni problema. Ed è proprio questo il suo messaggio più attuale. Le grandi rinunce ai propri valori raramente iniziano con un gesto estremo. Cominciano con piccoli compromessi, giustificati dal "fine superiore". Un passo alla volta, fino a non riconoscere più il confine tra ciò che siamo e ciò che siamo diventati. Forse è per questo che l'opera di Tolkien continua a parlare anche al presente. Perché il vero potere non si limita a dominare gli altri. Inizia quando riesce a convincerti che cambiare te stesso sia un prezzo accettabile. #signoredeglianelli #fantasy #politicaitaliana #governo #destra

Ci sono episodi che non possono essere liquidati come una bravata. I biglietti comparsi a Viareggio con la scritta "st*pro alle cristiane" rientrano tra questi. Chiunque li abbia lasciati ha scelto deliberatamente il linguaggio dell'intimidazione, evocando una delle forme di violenza più brutali per seminare paura. Ora spetta agli investigatori chiarire responsabilità e movente. Da troppo tempo il dibattito pubblico cerca di minimizzare sul tema mentre i cittadini chiedono una cosa semplice: vivere in sicurezza e sapere che lo Stato è presente. La sicurezza non è uno slogan ma una necessità. Se emergono segnali di odio, di estremismo o di radicalizzazione religiosa, non si risponde con il silenzio ma con indagini, giustizia rapida e il rispetto rigoroso comunità in cui si vive. Prima delle polemiche viene un principio che dovrebbe unire tutti: nessuno deve poter minacciare donne o cittadini basandosi sulla loro fede cristiana. Su questo non ci possono essere zone grigie.

L'intelligenza artificiale è uno degli strumenti più potenti mai creati. Il rischio non è che pensi al posto nostro, ma che noi scegliamo di smettere di farlo. Ogni innovazione può renderci migliori o più dipendenti. La differenza la fa chi la utilizza. L'IA non va temuta, va dominata. Non come una scorciatoia, ma come uno strumento capace di amplificare metodo, conoscenza e spirito critico. Il futuro non appartiene a chi rifiuta l'intelligenza artificiale, ma a chi saprà usarla senza rinunciare alla propria.

Louis aveva 17 anni. Non era un simbolo, non era un numero, non era “un caso di cronaca”. Era un ragazzo. Uno di quelli che dovrebbero pensare alla scuola, agli amici, alla patente, al futuro. Non a morire così. Oggi il suo nome riempie le piazze francesi perché tanta gente è stanca di sentirsi dire che bisogna abbassare la testa, aspettare, dimenticare, passare oltre. No. Non si passa oltre. Uno Stato esiste per una ragione semplice: proteggere i suoi cittadini. Se non riesce più a garantire sicurezza, giustizia e ordine, allora ha fallito nel suo compito più importante. Da Narbonne arriva un messaggio che riguarda tutta l’Europa: i popoli non chiedono miracoli. Chiedono confini controllati, leggi rispettate, pene certe e città dove un ragazzo di 17 anni possa vivere senza paura. Non è odio chiedere sicurezza. Non è vendetta pretendere giustizia. È buon senso. È civiltà. È il minimo. Per Louis. Per la Francia. Per un’Europa che deve tornare a difendere i suoi figli.

Sicurezza nelle stazioni, allarme droga tra i minorenni, violenze in Europa, guerra tra Russia e Ucraina, scosse politiche a Londra e nuove polemiche nel mondo del calcio: sono giorni carichi di notizie e tensioni. Dalle proposte di Salvini al caso Malagò, fino al dibattito acceso su FIFA, immigrazione e sicurezza, abbiamo raccolto i fatti più discussi delle ultime ore. Scorri il carosello per capire cosa sta succedendo e dicci la tua! #notizie #governo #destra #politica #politicaitaliana

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Le curve italiane sono state il primo laboratorio della repressione moderna: Daspo, tessere, divieti, trasferte vietate, controlli preventivi. Non solo calcio, ma controllo sociale. Prima l’ultras, poi il militante. Prima lo stadio, poi la piazza. Il paradosso? Molte strette sono arrivate proprio da governi di centrodestra: quelli che parlano di popolo, identità e nazione, ma poi colpiscono le comunità reali quando diventano scomode. La curva resta uno degli ultimi spazi popolari non addomesticati: appartenenza, territorio, fratellanza, città, memoria. Non folklore da vendere in TV, non pubblico da schedare: popolo vivo. Senza comunità non c’è nazione. Senza libertà non c’è ordine vero.

Un appuntamento storico, quello tenutosi lo scorso 14 giugno presso il centro sportivo di Trezzano sul Naviglio, alle porte di Milano, dove si è svolta la diciannovesima edizione di “Un Goal per l’infanzia”, torneo benefico di calcio organizzato dalle associazioni Una Voce nel Silenzio e Bran.Co ETS. Una giornata all’insegna del comunitarismo e del solidarismo, con una vera e propria ciliegina sulla torta: la presenza di una squadra composta da bambini provenienti dalle enclave serbe del Kosovo. Per loro è stata una settimana in Italia fatta di gioco, amicizia e serenità: un’occasione per ritrovare quel sorriso che, nella loro terra, viene troppo spesso soffocato dall’isolamento, dall’insicurezza e dalle discriminazioni di carattere etnico e religioso subite dalle comunità serbe e cristiane.

Il soggiorno in carcere, durato più di un anno, non ha certo scalfito l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno che, all’uscita da Rebibbia, si è mostrato come un fiume in piena. Dall’annuncio del ritorno in politica al fianco di Vannacci al duro j’accuse contro il sistema penitenziario italiano, Alemanno ha rivolto critiche soprattutto a Giorgia Meloni e al ministro Nordio, accusati di immobilismo di fronte alla grave situazione delle carceri italiane. Dopo aver ricordato che in alcuni istituti il sovraffollamento raggiunge il 140 per cento, Alemanno, in un crescendo rossiniano, ha concluso con una frase che dovrebbe rimanere impressa nella mente di tutti: «Per garantire la sicurezza dei cittadini, serve un carcere che riabiliti e riduca la recidiva».

In un calcio sempre più schiavo dei tempi che corrono, dominato dagli sponsor, dalle fasce da capitano arcobaleno e da avidi fondi d’investimento della più varia provenienza, nel quale il tifoso e la sua passione vengono progressivamente sostituiti da anonimi clienti, esiste ancora un microcosmo che affonda le proprie radici nel Medioevo e che, ogni anno, infiamma Firenze: il calcio storico fiorentino. Ogni giugno, i Bianchi di Santo Spirito, i Rossi di Santa Maria Novella, i Verdi di San Giovanni e gli Azzurri di Santa Croce si affrontano in un trionfo di sangue e di scontri, ma soprattutto di passione autentica, appartenenza, comunità, tradizione e identità. Perché è vero che senza memoria non può esistere identità, ma è altrettanto vero che senza identità non può esistere futuro.

Dopo la revoca dei servizi sociali, Alemanno era entrato a Rebibbia il 31 dicembre 2024. Terminerà di scontare la pena il 24
Dopo la revoca dei servizi sociali, Alemanno era entrato a Rebibbia il 31 dicembre 2024. Terminerà di scontare la pena il 24 giugno 2026, con 39 giorni di riduzione riconosciuti dal Tribunale di Sorveglianza per le condizioni degradanti e il sovraffollamento subiti durante la detenzione. Dal carcere, attraverso il suo avvocato, ha tenuto una sorta di diario-denuncia sulla situazione di Rebibbia. Quello delle carceri italiane è un problema noto da anni. Il carcere dovrebbe anche preparare il detenuto a tornare nella società, evitando che il sovraffollamento, l’abbandono e la mancanza di prospettive rendano ancora più difficile ogni possibilità di recupero. Il risultato è un sistema sempre più vicino al collasso, pericoloso sia per i detenuti sia per gli agenti e per tutto il personale penitenziario. Alemanno ha definito il carcere una trincea. Può sembrare un’immagine forte, ma non è così lontana dalla realtà. La trincea è un luogo duro, faticoso e pericoloso, dove ogni giorno si resiste e si combatte.

Il sistema culturale dominante non chiede soltanto il rispetto delle leggi: pretende una pubblica sottomissione come dichiarazione di conformità. È una logica antica e sempre uguale. Un tempo chiedeva una professione religiosa o ideologica; oggi usa forme più rassicuranti: patentini antifascisti, manifesti etici, dichiarazioni obbligatorie contro ogni discriminazione e adesione a un linguaggio prestabilito. Cambiano le formule, non il meccanismo: chi si adegua viene accettato, chi rifiuta viene indicato come colpevole. Il Pride Month ne è il rito più evidente. Aziende, banche, istituzioni e media si colorano tutti allo stesso modo, ripetono le stesse parole e mostrano gli stessi simboli. Chi non partecipa diventa sospetto. La stessa pressione entra nelle scuole, dove identità, sessualità e famiglia vengono spesso presentate ai bambini secondo un’unica visione, senza vero pluralismo e riducendo il ruolo delle famiglie. Chi dissente viene etichettato e isolato. È un’imposizione culturale forzata.

Starmer ha annunciato le sue dimissioni da Primo Ministro e leader del Labour. Dopo due anni al governo, lascia tra difficolt
Starmer ha annunciato le sue dimissioni da Primo Ministro e leader del Labour. Dopo due anni al governo, lascia tra difficoltà economiche, tensioni interne e pressioni crescenti. Si apre ora la corsa alla successione, con Andy Burnham tra i favoriti. Il Paese però vira sempre più a destra, con Reform UK e Restore Britain in forte ascesa. A pesare ulteriormente sono stati i problemi etnici legati all’immigrazione, come la tentata decapitazione in strada a Belfast perpetrata da un immigrato ai danni di un cittadino inglese, l'uccisione di Henry Nowak e gli scandali delle grooming gangs: reti di sfruttamento sessuale di migliaia di ragazze bianche da parte di pakistani, con autorità che hanno insabbiato i fatti per timore di essere etichettati come razzisti.

Una manifestazione contro criminalità e degrado si è svolta ieri in città su iniziativa di Lealtà Azione. Durante il presidio, i partecipanti hanno espresso preoccupazione per le condizioni di sicurezza urbana, chiedendo interventi concreti per contrastare episodi di violenza e situazioni di disagio che, a loro avviso, stanno interessando il territorio. Nel corso dell'iniziativa, il movimento ha ribadito la volontà di schierarsi al fianco di residenti, commercianti e famiglie, sostenendo il diritto dei cittadini a vivere e frequentare la città senza timori. «Lodi merita strade sicure e rispetto», hanno affermato gli organizzatori, lanciando un appello contro l'indifferenza verso il problema del degrado urbano. #notizie #governo #sicurezza #immigrazione #politica

Dalla politica estera ai nuovi equilibri internazionali, passando per sicurezza, immigrazione, energia e tecnologia: una pano
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Dalla politica estera ai nuovi equilibri internazionali, passando per sicurezza, immigrazione, energia e tecnologia: una panoramica dei principali temi al centro del dibattito politico globale. Italia, Europa e Stati Uniti si confrontano con sfide sempre più decisive per sovranità, confini e interessi strategici. #notizie #politica #politicaitaliana #governo #destra

L'Italia non implora Il Presidente Trump ha affermato che Giorgia Meloni lo avrebbe “implorato” per una foto, specificando pure che gli aveva fatto pena. Un commento sgradevole e arrogante, tipico di chi confonde alleanza con sottomissione. La risposta della Premier è stata netta e dignitosa: «Io e l’Italia non imploriamo mai». Parole che pesano, perché ricordano a tutti che l’Italia non è un Paese di cortigiani. Abbiamo una storia troppo grande per dover mendicare attenzione o fotografie da chicchessia. La diplomazia tra alleati dovrebbe basarsi su rispetto reciproco, non su questo tono da superiorità malriposta. L’Italia cammina a testa alta da secoli. Non ha bisogno di implorare nessuno, tantomeno chi sembra dimenticare con chi sta parlando. #governo #destra #politicaitaliana #politica #trump

L’Unione Europea ha trasformato la migrazione di massa in un dogma sacro. Non si discute. Non si critica. Non si tocca. Anni di porti spalancati, quote imposte dall’alto, salvataggi trasformati in una linea continua verso l’Europa e confini ridotti a semplici righe su una mappa hanno prodotto il risultato che tutti vedono e che pochi hanno il coraggio di dire: quartieri stravolti, tensioni sociali, welfare sotto assedio, criminalità che ingrassa sulle rotte e un cambiamento demografico e culturale imposto senza consenso. Nel frattempo, chi ricorda l’ovvio — che uno Stato esiste per difendere confini, cittadini, sicurezza e identità — viene bollato come estremista pericoloso. Apriamo gli occhi: da quando proteggere casa propria è diventato un crimine? Da quando chi difende il proprio popolo viene trattato da barbaro, mentre consegnare tutto al caos e alla svendita viene spacciato per nobiltà d’animo e solidarietà? E tu, da che parte stai?

Queste sono le parole di un veterano di guerra inglese. Uno sguardo disincantato e rassegnato sul mondo odierno e la sua folle degenerazione.

Due studenti vengono puniti per aver esposto uno striscione con scritto «L'Italia agli italiani». Un episodio che solleva una domanda semplice: quando è diventato scandaloso affermare la propria appartenenza nazionale? Per questo, alla Costituente di Futuro Nazionale, lo stesso striscione è stato esposto in segno di solidarietà. Un gesto politico verso chi è stato colpito non per un insulto o un atto di violenza, ma per aver espresso una visione patriottica. Colpisce il cortocircuito della sinistra: quella che celebra Che Guevara sulle magliette e nei cortei, dimenticando che uno dei suoi slogan più celebri fu «Patria o muerte». Quando la parola "patria" viene pronunciata da rivoluzionari stranieri diventa poesia; quando viene pronunciata da giovani italiani diventa un problema. Nessun popolo può costruire il proprio futuro senza identità, memoria e appartenenza. Da Cesena a Roma, il messaggio è chiaro: amare la propria nazione non è un reato, né una vergogna.